Una bella notizia per tutti i fan del Commissario Luigi Ricciardi, personaggio letterario nato dalla penna di Maurizio de Giovanni: il 25 gennaio uscirĆ in prima visione su RAI Uno il primo di 6 episodi dedicati alle indagini del celebre commissario dagli occhi verdi nella Napoli degli anni ’30. Disponibile su RaiPlay.
Un successo annunciato, una conferma per chi ha giĆ amato la serie letteraria, un mezzo per avvicinare anche i pochi che ancora non la conoscono. Tutti, insomma siamo curiosi di vedere i personaggi prendere vita.
Ricciardi avrĆ il volto di Lino Guanciale, Enrica sarĆ interpretata da Maria Vera Ratti, Maione da Antonio Milo, la tata Rosa da Nunzia Schiano, il dottor Modo da Enrico Ianniello, Bambinella da Adriano Falivene. Gli episodi saranno:Il senso del dolore (1 ep.), La condanna del sangue (2 ep.), Il posto di ognuno (3 ep.), Il giorno dei morti(4 ep.), Vipera (5 ep.) e In fondo al mio cuore (6 ep.).
Ora tocca solo avere ancora un po’ di pazienza e vedere cosa sono riusciti a fare, ma dalle foto di scena sembra giĆ che abbiano fatto un ottimo lavoro. Buona visione!
Benvenuta Maria su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa mia intervista. Come tradizione iniziamo con le presentazioni. Allora sei nata a Genova nel 1948, sei laureata in Matematica, hai insegnato per molti anni al liceo scientifico, e nonostante i successi letterari hai continuato a lavorare fino alla pensione. Vuoi aggiungere altro?
MM: Alcuni dettagli possono aiutare a capire alcune mie scelte. Amo Genova e proprio nella mia cittĆ ambiento la maggior parte delle mie storie. Sono appassionata di Storia e di arti figurative.
Hai esordito pubblicando racconti di spionaggio nella collana Segretissimo di Mondadori, una scelta insolita per una donna. Come ĆØ nato in te lāinteresse per questo genere di letteratura?
MM: Mio padre era un gran lettore di Segretissimo e lo leggevo anchāio. Scrivevo da tanti anni, ma non avevo mai avuto il coraggio di inviare qualcosa a un editore. Avevo letto il bando per racconti spy, 1986. Ho scritto un racconto ambientato negli anni di piombo. Ć piaciuto a Laura Grimaldi e me ne ha chiesti altri.
CāĆØ qualcuno che ti ha particolarmente aiutato allāinizio della tua carriera che vuoi ringraziare?
MM: Laura Grimaldi e Marco Frilli.
Poi hai spaziato dal giallo al fantasy, al romance di ambientazione storica. Sei un talento poliedrico, cosa insolita in Italia dove quasi tutti gli scrittori sono settoriali. Cosa ti ha spinto a variare spesso genere, la curiositĆ ?
MM: Nella domanda cāĆØ un āerroreā: lāavverbio āpoiā. Ancora prima di cominciare a pubblicare, scrivevo storie collocabili in generi diversi e continuo a portare avanti più di un genere. CuriositĆ ? Forse, ma soprattutto la voglia di raccontare una storia che può ānascere gialla o noirā oppure āromanticaā. O non etichettabile. Comunque, sono curiosa. Alcune delle storie che scrivo non sono nate pensando a una possibile pubblicazione, ma soltanto per me. Un esempio che ĆØ anche risposta a questa domanda: ho scritto, soltanto per me, tre racconti, tutti ambientati in un bar con gli stessi personaggi e lāho virata in spy, in noir, in romance.
Armando dāAmaro ti ha definito la scrittrice più significativa dellāintero panorama italiano. Sei comunque la decana delle scrittrici italiane che si sono dedicate al giallo e al noir. Pensi ci sia posto in Italia per donne che scrivano noir? E quali sono attualmente le più significative?
Celebre ĆØ la tua serie dedicata Commissario Antonio Mariani, giunta al 23° episodio con lāultimo Mariani e le ferite del passato. Come ĆØ nato questo personaggio? Immaginavi che sarebbe stato cosƬ longevo?
Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dallāidea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Ci sono segreti, piccole scaramanzie che ti va di svelarci?
MM: Una premessa: se a qualcuno interessa durante questa primavera ho registrato una ventina di video in cui parlo di scrittura. Sono sul mio profilo fb e sul mio sito http://www.mariamasella.it . Ora rispondo alla domanda. Mi viene unāidea, che spesso ĆØ un frammento, una sensazione. Mariani e le ferite del passato ĆØ nato camminando sotto i portici di Nizza Monferrato. E comincio a scrivere. La prima stesura ĆØ dāistinto, trovo il colpevole quando supero la metĆ . Lascio riposare e poi riprendo, sistemo indizi, tolgo i superflui, sposto pezzi. Insomma, riscrivo. Da matematica, quella Maria Masella che avevo tenuta sottochiave durante la prima fase. Scaramanzie? Un romanzo lo comincio di lunedƬ. Quando scrivo il primo capitolo, indosso il cappello verde acquistato con la vendita del mio primo racconto.
Parliamo di cosa ami leggere nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento?
MM: Sono una gran rilettrice. Sarò antiquata, ma vado pazza per i classici: Tolstoj e Steinbeck, Fenoglio e Bƶll, Morante e Faulkner. Leggo libri di Storia e vado pazza per i libri dāarte e di archeologia. Leggo poesie e testi teatrali. E ho un grave problema: quando scrivo noir, non posso leggere noir. Mi confonde. Attualmente sto rileggendo Assalonne! Assalonne! di Faulkner, con grande piacere. Subito dopo mi rileggerò Foto di gruppo con signora di Bƶll oppure Una questione privata di Fenoglio. Di solito si consiglia agli aspiranti scrittori di leggere molto, personalmente consiglio di rileggere. Arrivi a un punto in cui conosci tanto la storia narrata da poter affrontare il problema essenziale per uno scrittore: come ha lavorato lāautore? Quali strumenti ha usato? Non per copiare, ma per imparare.
Quanto un luogo incide nel narrare una storia. Quanto lāambientazione influisce sulla creazione dei personaggi?
MM: In parte ho già risposto. Il luogo è parte integrante della storia. E alcuni personaggi hanno senso soltanto lì e in quel momento. Spesso sottolineo che nel ciclo Mariani ci sono due protagonisti: Antonio e Genova.
Nel panorama letterario italiano cāĆØ un esordiente che ti ha particolarmente colpito per originalitĆ , contenuti, coraggio?
MM: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere e spiego i motivi: se ne citi uno, gli altri si sentono trascurati. à inutile spiegare che non li hai ancora letti. Il secondo motivo è ancora più imbarazzante: mi è capitato di citare un collega fra gli esordienti interessanti, ha protestato dicendo che era al secondo romanzo e quindi era uno scrittore affermato, non un esordiente.
Grazie della tua disponibilitĆ , come ultima domanda ti chiederei cosa stai scrivendo attualmente, e in generale quali sono i tuoi progetti per il futuro.
Natale Benazzi lavora da anni nellāeditoria. Responsabile del settore di spiritualitĆ presso le Edizioni San Paolo, ĆØ scrittore e saggista. Tra le sue pubblicazioni più significative spiccano alcune ricostruzioni storiche dal tono rigoroso e narrativo, che contano anche varie traduzioni allāestero. Tra i suoi volumi ricordiamo: Il libro nero dellāinquisizione (Piemme, 1998), Ilcaso del monastero indemoniato (Piemme, 2000), Il Terzo Cantico (San Paolo, 2012), Storia della Chiesa in 100 vite (Newton&Compton, 2016), Maria Maddalena. Storia di un vero amore e di una straordinaria confusione (San Paolo, 2019).
Source: libro inviato dallāeditore, ringraziamo Alessandro dellāUfficio stampa San Paolo.
Amalia Guglieminetti (Torino, 1888- 1941) esordƬ con la raccolta d’ispirazione carducciana Voci di giovinezza (Roux e viarengo, 1903) ma fu con i sonetti di Le vergini folli (SocietĆ Tip. Ed. Nazionale, 1907) che mostrò una voce letteraria propria e un temperamento poco incline ai compromessi. Leggendola si innamorò di lei Guido Gozzano, con cui ebbe una relazione. Alla composizione di versi si affiancò quella di novelle. Ne nacquero vari volumi, da I volti dell’amore (Treves, 1913) a Tipi bizarri (Mondadori, 1931), passando anche per Quando avevo un amante (Sonzogno 1923). ancora: fu autrice di fiabe, da La reginetta Chiomadoro (Mondadori, 1921) a La carriera dei pupazzi (Sonzogno, 1925), di teatro, con commedie come Nei e cicisbei (1920), e di romanzi come La rivincita del maschio (Lattes, 1923). Ricordata troppo spesso per il breve amore con Gozzano e per quello burrascoso per Pitigrilli, con cui finƬ addirittura in tribunale, la Guglieminetti fu soprattutto una scrittrice piena di intelligenza e di talento.
G.I. Benvenuto Armando su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa intervista. Parleremo de I luoghi del noir, quarta antologia dedicata alla memoria di Marco Frilli, e non solo. Innanzitutto presentati ai nostri lettori.
A.d.A. Innanzitutto, prima di tediare i lettori con le mie risposte, un grazie a te Giulietta e a Liberi di scrivere per lāospitalitĆ . Sono nato a Genova nel 1956 e, dopo studi classici e laurea in giurisprudenza, ho praticato attivitĆ forense e accademica. Da molti anni però mi dedico esclusivamente alla scrittura noir, che mi ha portato alla Frilli prima come autore (ho dieci romanzi allāattivo, con due personaggi diversi) e quindi anche come collaboratore, sia nella selezione di manoscritti che giungono alla Casa Editrice per essere valutati, che quale curatore di antologie (con āI luoghi del noirā sono alla sesta). Adesso vivo con mia moglie, un cane e due gatti ā i nostri figli sono ormai grandi – a Calice Ligure.
G.I. Parlaci di Marco, un ricordo che hai di lui particolarmente vivido nella tua memoria?
A.d.A. Tra me e Marco, dopo il nostro primo incontro, era nata prima una stima reciproca, quindi una grande amicizia che custodisco ancora oggi, gelosamente. Abbiamo lavorato spalla a spalla, per anni, tra problemi e grandi soddisfazioni. Il suo sorriso, la sua voce roca, i suoi suggerimenti sia di lavoro che di vita: tutto questo di lui vive in me, inalterato.
A.d.A. La nascita dei Tascabili Noir iniziò quasi spontaneamente, e non solo la Liguria si dimostrò subito ricca di buoni talenti – basti pensare a Bruno Morchio e al suo Bacci Pagano – ma l’accoglienza da parte dei lettori ai primi romanzi pubblicati fu entusiasta. Inevitabile quindi andare, di pari passo allāallargarsi della distribuzione (che ora copre il territorio nazionale, dalle Alpi alla Sicilia), alla ricerca di nuovi scrittori che rimpinguassero il catalogo. Molti di questi autori sono rimasti fedeli alle copertine giallo pantone, altri sono stati attratti da āgrandiā editori, che non facendo più scouting āguardanoā ā dimostrazione del buon lavoro svolto – al nostro catalogo, ma ormai ci sono anche nomi importanti del noir italiano che bussano per transitare, appunto dai āgrandiā, ai tipi Frilli
G.I. Che criteri hai usato per selezionare questi racconti?
A.d.A. Più che ai racconti ho pensato a chi invitare a partecipare: autori di sicuro talento, Frilli e non solo, più qualche esordiente che, inviando un romanzo inedito, ha dimostrato di saperci fare. Nessuno di loro mi ha deluso, e la risposta dei lettori sembra darmene conferma.
A.d.A. Il mio testo inserito nellāantologia non ĆØ un giallo, ma certo noir nella parte iniziale, che descrive le terribili esperienze dei fanti in trincea. Poi diviene inevitabilmente intimista, e credo che, leggendolo, si comprenda il legame che mi univa a Marco Frilli, che ne ĆØ protagonista insieme al āmioā – non ancora commissario – Francesco Boccadoro. Tutto sommato il finale, come hai rilevato, ĆØ aperto: sƬ, alla speranza.
G.I. Credo sia doveroso citare Gianpaolo Zarini, un amico prima che scrittore prematuramente scomparso. Cosa caratterizzava il suo modo di scrivere in coppia con Andrea Novelli?
A.d.A. Gianpaolo era non solo un autore a tutto tondo e di grande talento, ma una persona seria, garbata, pacatamente ironica e di grande intelligenza. Lui e Andrea hanno costruito un sodalizio, lastricato da una produzione letteraria vasta e variegata, contraddistinto da una capacitĆ di raccontare, molto bene, storie. Gianpaolo aveva dichiarato, tempo fa, che i suoi pregi e i suoi difetti erano gli stessi: precisione e organizzazione; anche queste sue caratteristiche aveva portato in dono al āduoā.
G.I. Il ricavato, va segnalato, sarĆ devoluto alla Gigi Ghirotti Onlus, di cosa si occupa questa associazione?
A.d.A. La Gigi Ghirotti si occupa con amore e grande competenza di assistere persone colpite da malattie inguaribili, accompagnandole nel cammino verso una morte dignitosa: sia Marco Frilli che sua moglie Nora vi sono dovuti ricorrere. Per lāAssociazione, solo parzialmente finanziata da convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale, sono indispensabili le donazioni private e i ricavati dalle raccolte fondi.
G.I. E a proposito del racconto breve, pensi che abbia ancora posto nel panorama letterario italiano?
A.d.A. Lāinteresse del lettore italiano verso i racconti ha avuto alti e bassi, ma bisogna sottolineare che, talvolta, la qualitĆ delle storie brevi ha raggiunto e raggiunge alte vette qualitative. Ritengo che la decisione della Frilli di proporre unāantologia, ormai attesissima, con cadenza annuale, sia tra lāaltro una soluzione āanticaā a due esigenze del pubblico moderno: conoscere nuovi autori e leggere unāopera concisa ma compiuta anche negli scorci di tempo.
G.I. La forte caratterizzazione geografica ĆØ il tratto distintivo dei noir Frilli. Cosa fortemente voluta da Marco Frilli. Come ĆØ nata questa idea di noir?
A.d.A. Noi tutti siamo figli del noir mediterraneo, che Massimo Carlotto ha definito come una necessitĆ nata dal āsenso di appartenenza che molti autori hanno sentito verso la propria terra, portandoli quindi a raccontarne gli aspetti meno piacevoliā. Marco Frilli volle ancor più accentuarne le caratteristiche, chiedendo ai suoi autori di narrare non soltanto crimini, ma paesaggi, storia, societĆ , tradizioni, aspetti sconosciuti, leggende e finanche cibi e vini legati al loro territorio di nascita o elezione.
G.I. CāĆØ ancora spazio per il noir nel panorama letterario italiano? I lettori secondo te amano questo genere di narrativa?
G.I. E le donne nel noir, quali pensi siano le più significative, anche esordienti?
A.d.A. Non posso che nominare la punta di diamante della Frilli, Maria Masella, che un giornalista ha definito avere āun grande bagaglio letterario alle spalle ed un raggiante futuro davantiā: io la ritengo la scrittrice più significativa dellāintero panorama italiano. Non faccio nomi di brave esordientiā¦non voglio scatenare gelosie!
G.I. Grazie della disponibilitĆ , come ultima domanda vorrei dare spazio ai tuoi lavori. Stai scrivendo attualmente un nuovo libro?
A.d.A. SƬ, mi sto dedicando al quarto āepisodioā ā ambientato nel 1941, che vede sempre protagonisti il commissario Boccadoro e la sua famiglia – frutto (come i precedenti) non solo della mia fantasia ma di quanto effettivamente accadeva, a tutti i livelli, nellāItalia fascista. Antonia Del Sambro mi ha voluto cosƬ benevolmente commentare: āā¦Tra metafore letterarie e squarci di vita familiare che ricordano Italo Svevo, Armando dāAmaro coglie alla perfezione lāhumus della societĆ italiana del Ventennioā¦ā.
Un nuovo cavaliere oscuro emerge nella Legione di Segretissimo. LāAquila, la misteriosa organizzazione segreta che controlla con il crimine mondiale con lāefficienza di una multinazionale, ĆØ in allarme. Qualcuno ha tradito, rubando un documento che potrebbe cambiare gli equilibri della malavita internazionale. Solo un uomo può risolvere il problema. Max Costello, aka lāEliminatore, altresƬ noto con lāoscuro alias di Mezzanotte. Abile killer, spietato e infallibile, Max ĆØ lāunico in grado di muoversi a proprio agio in questo feroce universo di intrighi, omicidi e vendette personali. Questo conflitto privo di regole catapulta lāEliminatore da Goa a Malindi, da Sorrento ad Atene, fino a raggiungere lāapice a San Pietroburgo, dove la Piccola Madre, famigerata boss della malavita russa, sfida lāAquila a un duello senza esclusione di colpi. Ma non ci sono solo due contendenti in questa partita. Patrizia Manni, tenace poliziotta milanese sulle sue tracce di un suo ālavorettoā, a sua volta marca stretto il killer dellāAquila, decisa a catturarlo a ogni costo. E cosƬ lāEliminatore rischia di trasformarsi da cacciatore in preda.
Stefano Di Marino firma con il suo nome il primo episodio di una nuova serie action, e cosƬ dopo il Professionista e Montecristo facciamo la consocenza di Max Costello, alias Mezzanotte, killer professionsita al servizio di una fantomatica organizzazione segreta denominata Aquila che controlla con pugno di ferro il crimine mondiale. Segretissimo ha regole di ingaggio molto severe e Di Marino ormai negli anni le ha fatte proprie, aggiungendoci tocchi personali che caratterizzano il suo stile di narratore di razza perfettamente padrone dei tempi, del ritmo dell’azione e delle regole narrative del crime. Innanzitutto l’attenzione al dettaglio, la cura nel descrivere le scene di azione con taglio cinematografico, e una caratterizzazione psicologica precisa dei personaggi che non ne fa semplici sagome di cartone. Pure nel solco della narrativa popolare di evasione e intrattenimento inserisce sprazzi di umanitĆ o rovelli personali pure nei personaggi più apparentemente refrattari a ogni sentimento. Questa volta ha scelto di focalizzare la sua attenzione su un killer professionista, un uomo che ha fatto della morte il suo mestiere, e che per potere restare in vita deve attivare tutte le sue capacitĆ di sopravvivenza, tra cui l’intuito, le capacitĆ tecniche, quelle fisiche e un tocco di fantasia per uscire indenne nei momenti più pericolosi. Per chi cerca il realismo a tutti i costi Di Marino ha il dono di rendere tutto verosimile, credibile, realistico, seppure parli di temi che implicano una gran dose di improvvisazione e faccia tosta. RealtĆ e fantasia quindi si sovrappongono dando la sensazione al lettore di essere nel centro dell’azione e di viaggiare sempre in prima classe dall’India all’Africa, dall’Italia alla Russia mentre se ne sta comodamente al sicuro in poltrona. Esotismo, un tocco di erotismo, tante scene d’azione, un po’ di introspezione sono senz’altro i fattori che hanno permesso un successo duraturo consolidatosi nel tempo. Forse non ĆØ una lettura prettamente femminile, le ragazze amano più il romance con venature romantiche (ma molte lettrici potrebbero contraddirmi) tuttavia ritengo che sia un fenomeno che meriti un’analisi seria, e non vada ghettizzato come mera lettertura da edicola. Il pulp ha una nobile storia e ha formato l’immaginario di intere generazioni, nelle sue varie facce dalla spystory, all’action thriller, al noir, chiavi privilegiate per analizzare il presente, il mondo reale non edulcorato da patine troppo scintillanti. Il mondo lĆ fuori ĆØ buio e feroce, sembra dirci Di Marino, ĆØ fatto di sopraffazione e di violenza, e sebbene noi esseri civilizzati ci limitaimo a quella verbale (che può fare altrettanto male), altri usano armi, ricatti, e ogni forma di abuso per sopravvivere e davvero il crimine ĆØ per loro pane quotidiano. La letteratura, questo tipo di letteratura perlomeno, ha il ruolo sociale di aprire gli occhi su questa realtĆ , sul mondo in cui realmente viviamo.
Stefano Di Marino, tra i più prolifici narratori italiani, attivo per le collane Mondadori āSegretissimoā e āGialloā, da anni si dedica alla narrativa scrivendo romanzi e racconti di spy-story, gialli, avventurosi e horror. Per Fabbri ha curato Il cinema del Kung Fu e Il cinema Horror. Per la Gazzetta dello Sport le collane Il cinema del Kung Fu (diversa dalla precedente) e Gli indistruttibili ā Il cinema dāazione degli ultimi ventāanni. Tra i suoi libri sul cinema Tutte dentro ā Il cinema della segregazione femminile (Bloodbuster Edizioni), Bruce e Brandon Lee (Sperling & Kupfer), Dragons Forever ā Il cinema marziale (Alacran), Italian Giallo ā Il thrilling italiano tra cinema, fumetti e cineromanzi (Cordero Editore) e Eroi nellāombra ā Il cinema delle spie raccontato come un romanzo (Dbooks.it). Per Odoya ha giĆ pubblicato Guida al cinema di spionaggio (2018).
La Cina ĆØ uno stato di diritto? Interessante questione, più complessa di quanto possa sembrare. Ricordo che ai tempi dellāUniversitĆ , mi iscrissi a Scienze Politiche indirizzo internazionale, quando dovetti scegliere le materie del mio piano di studio decisi di inserire āSistemi giuridici comparatiā che non era nel nostro piano ufficiale ma di Giurisprudenza, cosƬ andai a sostenere lāesame nel Palazzetto Aldo Moro qui a Torino e passai con Gianmaria Ajani, che negli anni divenne anche rettore dellāAteneo torinese, non ricordo se lui o un assistente mi fece proprio una domanda sul sistema giuridico cinese, non so se per mettermi in difficoltĆ o altro, e io ricordo ancora che risposi correttamente forse stupendoli un poā che un’incosciente studentessa proveniente da Scienze politiche fosse preparata su quei temi cosƬ specifici e fumosi. Non ricordo tutto nel dettaglio, sono passati più di ventāanni, ma ricordo due punti: il concetto negativo di conflitto e quello positivo di appianamento delle divergenze nella cultura cinese, e il fatto che se la giurisprudenza statunitense si basa sui precedenti e sulle sentenze emesse dai giudici nel passato, il sistema giuridico cinese ĆØ invece molto più fluttuante. CāĆØ un film molto bello di Zhang Yimou, La storia di Qiu Ju, con unāintensa Gong Li, che vi consiglio di vedere se amate lāargomento. CosƬ quando ho letto che questo tema sarebbe stato affrontato nellāultimo romanzo di Qiu Xiaolong, sono rimasta molto incuriosita. Processo a Shanghai (Inspector Chen and Judge Dee, 2020) ĆØ il 12° romanzo della serie Chen Cao, edito da Marsilio e tradotto dallāinglese da Fabio Zucchella, e come al solito dalla sua lettura non sono rimasta delusa. Ormai Qiu Xiaolong ĆØ una sicurezza e ogni suo libro una piccola gemma per chi ama lāOriente e la cultura cinese. Dunque non solo un giallo, unāindagine poliziesca, ma un piccolo trattato di sociologia, poesia, storia e psicologia sociale. Un fluttuare tra antico e moderno, in un mondo sempre più mutevole e in continua evoluzione sebbene allāapparenza come sulla superficie di un lago tutto sembri immobile. CāĆØ molta amarezza, molto disincanto e nello stesso tempo un flebile filo di speranza che i mali che affliggono il Drago dormiente possano essere un giorno superati. Ma torniamo alla storia, Chen Cao non ĆØ più lāispettore capo della polizia di Shanghai, ha dovuto lasciare il suo incarico a Yu il suo vecchio assistente per fare ācarrieraā e diventare Direttore dellāUfficio del Sistema Giudiziario, per di più in licenza per un periodo di convalescenza che non si sa bene per quanto si protrarrĆ . A lenire questo periodo di incertezza lāefficiente e simpatica Jin, sua segretaria e preziosa collaboratrice e la lettura di Poeti e assassini del sinologo olandese van Gulik sulle gesta del Giudice Dee, uno Sherlock Holmes cinese della dinastia Tang. Poi Vecchio Cacciatore lo coinvolge nelle indagini sulla morte di Qing, assistente della Dama Repubblicana, una donna bellissima e dal passato discutibile che offre in casa sua pranzi sontuosi per ospiti super selezionati e influenti. E proprio queste sue frequentazioni saranno causa della sua rovina. Ma Chen Cao si chiede se ĆØ davvero colpevole del delitto, se davvero ha ucciso Qing per futili motivi (la ragazza voleva lasciarla per aprire a sua volta un ristorante). La sua indagine certo in incognito ha bisogno di una più seria copertura cosƬ si ingegna mobilitando le sue conoscenze e ideando un progetto di scrittura su una nuova novella sul giudice Dee, che gli permetta un parallelismo tra i sistemi giuridici antichi e quelli moderni, in cui la giustizia sembra in una posizione di sudditanza rispetto agli interessi del Partito Unico che governa il paese socialista con caratteristiche cinesi. Il linguaggio ĆØ poetico, una festa tra allusioni, rimandi e vere e proprie poesie che impreziosiscono il testo, come le struggenti poesie in appendice della celebre poetessa Xuanji.Ā Buona lettura!
Xiaolong Qiu, scrittore e traduttore, ĆØ nato a Shanghai e dal 1989 vive negli Stati Uniti, dove insegna letteratura cinese alla Washington University di Saint Louis. Oltre alle inchieste dellāispettore Chen, pubblicate in trenta paesi, giĆ adattate per una popolare serie radiofonica della Bbc e presto anche per una serie televisiva, di Qiu Marsilio ha pubblicato i due romanzi che raccontano le storie del Vicolo della Polvere Rossa e una raccolta di poesie dedicate a Chen Cao. www.qiuxiaolong.com/
Source: libro inviato dallāeditore. Ringraziamo Chiara dellāUfficio stampa Marsilio.
Abbiamo il piacere di ospitare oggi sulle pagine di Liberi di scrivere Antonella Ferrari, autrice di āAdelaideā il suo nuovo romanzo storico, pubblicato da Castelvecchi, ambientato nella Chieti di fine Ottocento. Ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.
Benvenuta Antonella, e grazie di essere qui per parlare del tuo nuovo libro, Adelaide, una storia dāamore, o di amori, un romanzo storico, perlomeno con uno sfondo storico preciso. Ma prima mi piacerebbe che ci parlassi un poā di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.
Grazie a voi dellāopportunitĆ che mi offrite, sono laureata in Giurisprudenza, ho avuto diverse e variegate esperienze lavorative frutto di passioni temporanee, poi mi sono dedicata interamente alla scrittura, e spero che diventi la mia vera e unica professione.
Come ĆØ nato il tuo amore per i libri? Cosa ti ha spinta a diventare una scrittrice?
Anche mio nonno, mio padre e mio zio nel loro piccolo scrivevano, quindi ĆØ stato naturale accostarmi a questa passione di famiglia.
Leggi altri scrittori contemporanei? Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzata?
Divoro ogni romanzo contemporaneo o classico, adoro leggere, ĆØ parte di me. Mi ispirano Balzac, Jane Austen, Andrea De Carlo e Sandor MĆ rai.
Parliamo di Adelaide, come ĆØ nata lāidea di scriverlo? Qual ĆØ stato il punto di partenza nel processo di scrittura?
Adelaide nasce dai racconti sentiti nella mia cittĆ di origine Chieti e anche in casa si discorreva molto sulle vicende dei Mayo.
Adelaide ĆØ la protagonista, una donna moderna si può dire, indipendente, forte, un personaggio femminile sfaccettato. Un poā ti somiglia?
Molto, anchāio non sono sposata e non sento la necessitĆ di un uomo a cui appoggiarmi. Per il resto mi ĆØ piaciuto plasmare unāeroina avanti di due secoli, senza paura e intraprendente.
Parlaci degli altri personaggi.
Ci sono storie nelle storie, due suore che si uniscono alle lotte carbonare animate Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā dalla fede, Cesare e Manfredi, uomini di una bellezza travolgente, Isabella, moglie Ā Ā Ā Ā di Manfredi bellissimo esempio di resilienza, e Ninetta, il deus ex machina che risolve i problemi.
La famiglia Mayo ĆØ unāistituzione nella cittĆ di Chieti, parlaci della storia di questa nobile famiglia abruzzese.
I Mayo sono una stirpe antica, ho ricostruito lāalbero genealogico che parte dalla fine del 1600. Di sangue nobile, nel 1825 acquistano il palazzo di 5000 mq sul corso di Chieti, oggi Fondazione/Museo che tiene vivo e presente il loro ricordo.
Su che documenti hai studiato e raccolto notizie? Ć stato difficile il lavoro di documentazione?
Sono stata diverse volte allāArchivio di Stato di Chieti, ĆØ stato divertente sfogliare le pergamene impolverate con la storia della cittĆ , e anche presso la Biblioteca Provinciale e a Palazzo deā Mayo. Sulla storia della famiglia ho trovato pochi riscontri, cosƬ ho sbrigliato la fantasia e creato i miei personaggi.
Ti piacerebbe se il tuo romanzo diventasse un film, o una serie tv? Ci sono progetti reali in merito?
Magari! Ć ancora presto per simili progetti, il libro ĆØ uscito da poco, ma se finisse nelle mani di un regista o sceneggiatore interessato sarebbe il top.
E allāestero, cāĆØ interesse per una storia di amore e di rivolte politiche sullo sfondo della provincia abruzzese di due secoli fa?
Lo spero, diamo un poā di tempo a Adelaide per farsi conoscere, se la storia piace, funziona anche sulla luna, credo.
Parteciperai a qualche presentazione anche in streaming o Festival letterario dove potremo ascoltarti di persona?
Al momento ho registrato un paio di interviste in streaming o via radio, appena torneranno tempi migliori, girerò come una trottola ovunque.
Nel ringraziarti per la tua disponibilitĆ come ultima domanda ti chiederei quali sono i tuoi progetti per il futuro? Stai scrivendo un nuovo libro?
Grazie ancora a Liberi di Scrivere per lāintervista. Ho giĆ pronto un romanzo ambientato in Sardegna, mio luogo del cuore, dal titolo LāIsuledda. Anche qui storie dāamore e avventure a cavallo dei secoli.
La felice penna di Nicoletta Sipos ci porta tra le montagne, sotto una nevicata storica e ci narra una Vigilia di Natale molto diversa da quella che i nostri protagonisti avrebbero mai immaginato. Ma chi sono? Innanzitutto c’ĆØ Lena, ex professoressa in pensione, vedova, viso screziato di rughe, naso affilato, penetranti occhi azzurri e una vaga somiglianza con l’attrice Maggie Smith, la mitica nonna della teleserie Downton Abbey. Poi c’ĆØ il Moro, Gerardo Moro, Gerry per gli amici, ventidue anni compiuti a settembre, altezza un metro e ottantaquattro per settanta chili,[…]sconcertanti occhi grigi a illuminare il viso circondato da lunghi capelli bruni. Il destino, (Manzoni direbbe la Provvidenza) li fa incontrare la notte più magica dell’anno, e da quell’incontro nasce un’amicizia che cambierĆ per sempre le loro vite. Con garbata ironia, e una spruzzata di sano e divertito ottimismo Nicoletta Sipos ci racconta una favola di Natale adatta a piccoli e grandi lettori, ancora capaci di sognare e di credere nella bontĆ (anche se a volte molto nascosta) del prossimo. Non tutto fila liscio fin da subito, perchĆØ nasca quest’amicizia ha bisogno di tempo, perchĆØ la fiducia ĆØ un bene prezioso e si fa fatica ad accordarla su due piedi a uno sconosciuto, ma col passare delle ore Lena e il Moro imparano a conoscersi ed ad apprezzarsi in una notte degli equivoci che porterĆ poi solo cose buone, finanche l’amore per due coppie che si formeranno sotto gli occhi divertiti dei lettori. Una storia lieve, delicata, di sentimenti, tessuti come lievi tele di ragno, un piccolo spicchio di felicitĆ in questo periodo tanto buio che ci troviamo a vivere. L’ho letto in due giorni, e mi ha tenuto compagnia allietandomi questi giorni feroci. Ho imparato ad apprezzare il Moro, e la sua saggezza nata dalle massime di Lao Tze e Confucio, e soprattutto Lena, una nonna che un po’ tutti noi abbiamo sognato di avere. E il colonnello Marini, e Martina, e financo Cesare e Marco che finiranno imbavagliati in cantina. Ma non vi dico altro, lascio a voi il piacere di leggere questa storia, un regalo ideale da mettere sotto l’albero, per una persona speciale. Buona lettura!
Nicoletta Sipos ha scritto per quotidiani (Ā«Il GiornoĀ» e Ā«AvvenireĀ»), settimanali (Ā«GenteĀ» e Ā«ChiĀ») e mensili (Ā«Studi CattoliciĀ») e parla ancora di libri su Ā«ChiĀ» e sul blog http://www.nicolettasipos.it come alibi per poter leggere e intervistare scrittori straordinari. Ha un debole dichiarato per le storie vere: un caso di violenza domestica ne Il buio oltre la porta (Sperling&Kupfer), ma soprattutto la Shoah ne La promessa del tramonto (Garzanti) e ne La ragazza con il cappotto rosso (Piemme). Ha curato con Elena Mora tutte le antologie benefiche del collettivo Ā«Donne di parolaĀ» da Cuori di pietra a Mariti. Ć sposata con lāuomo più paziente del mondo, ha quattro figli amatissimi, felicemente accasati, e sei quasi sempre adorabili nipoti.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Simona Mirata per la sorpresa.
Ecco il resoconto del dodicesimo incontro del ciclo Interviste (im)perfettetenutosi il 9 novembre sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!
Siamo consapevoli del momento particolare che stiamo vivendo, per alcuni di noi davvero drammatico, la situazione ĆØ difficile per tutti, voglio comunque cogliere l’occasione per portare avanti una certa “normalitĆ ” e fare passare qualche ora serena a discutere di libri. Ringrazio perciò ancora di più oggi tutti voi di partecipare a questo incontro.
Benvenuta Luisa Gasbarri, saggista, sceneggiatrice, studiosa di storia delle donne e docente di creative writing, come prima domanda ti chiederei di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.
Ć una domanda ben impegnativa per rispondere qui. Diciamo che i miei studi linguistici, letterari, le mie letture, la scrittura, la storia delle donne e la docenza hanno un comune denominatore: la passione.
Come ĆØ nata in te la vocazione di narratrice e raccontaci se cāĆØ stato un momento in cui hai iniziato a āsentirtiā davvero una scrittrice?
Mi sono sempre sentita un po’ diversa nel mio approccio al mondo. Dovevo scrivere il primo libro giĆ a sei anni, dice mia madre. š La mia visione delle cose passa attraverso le parole. Ovvero devo ricrearle attraverso le parole per sentirle mie davvero.
Hai scritto manuali, sulla tua terra lāAbruzzo, e hai esordito nel romanzo con āLāistinto innaturaleā per Todaro, a cura di Tecla Dozio. Raccontaci come ĆØ andata, come sono stati i tuoi esordi?
Molto difficili. Anche ora ĆØ difficile. Purtroppo in Italia si ĆØ molto abitudinari. Si tende a favorire una produzione letteraria abbastanza standard. Io sono un po’ una outsider, devo faticare molto a convincere… Dopo che mi hanno letta le cose cambiano in genere, ma che fatica si fa per arrivare a farsi leggere!
āIl male degli angeliā, pubblicato a luglio 2020 da Baldini e Castoldi, ĆØ il tuo nuovo romanzo, un thriller molto particolare con venature esoteriche. Ce ne vuoi parlare. Di cosa parla più nel dettaglio?
Il personaggio di Sara Wolner, protagonista del romanzo, ĆØ un bel personaggio femminile molto sfaccettato. Come ĆØ nato nella tua mente? Ti sei ispirata a qualcuno di veramente esistito?
La componente esoterica, le facoltĆ medianiche, gli eventi inspiegabili come hai deciso di tratteggiarli nel tuo romanzo? Che non utilizziamo tutte le facoltĆ del nostro cervello ĆØ un dato scientifico, lāintuizione, la meditazione, la preghiera, altre tecniche spirituali aiutano a potenziare queste facoltĆ , cosa ne pensi?
Un sapere antico e la scienza possono incontrarsi. Oggi sappiamo che il Vril non ĆØ propriamente un mito nostalgico ma gli studi delle energie, dei flussi individuali, sono ancora agli albori. Posso rimandare alle analisi più recenti di questo fenomeno citando per esempio i lavori in ambito diagnostico cui sta collaborando Daniele Gulla’.
La società del Vril per quanto oscura è veramente esistita, tu ipotizzi che sia giunta fino a noi. à tutta fiction o ci può essere del vero?
Non ipotizzo. Ć cosƬ. Della Vril antica si possono dare tante letture. Chi ipotizza fosse una associazione sindacale, chi una costola della Thule, chi una Loggia luminosa tra le tante… Che esista oggi non possiamo escluderlo affatto. Le trasformazioni storiche a volte camuffano, ma non sempre abbastanza.
La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? Ć fatta per modificare, in bene, il presente?
Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale ĆØ il libro sul tuo comodino?
Sono una lettrice onnivora. Mi hanno limitato i miei occhi un po’ disobbedienti negli ultimi mesi ma leggere alimenta l’immaginazione. Uno scrittore ĆØ in primo luogo qualcuno che si innamora della letteratura e della parola attraverso la lettura. Ora sto leggendo un testo piuttosto impegnativo. “Le strutture antropologiche dell’immaginario” di Durand. Mi piace ritornare alle radici per esplorare l’essere umano.
Quali sono gli autori di fantascienza (donne) che più apprezzi, italiane e straniere?
La Le Guin resta la mia preferita. Ha fatto del femminismo arte pura, precorrendo i tempi. Peccato oggi sia cosƬ poco citata, anche se ha fan trasversali! La fantascienza in Italia ha sempre faticato a imporsi. Che oggi ci sia una maggiore visibilitĆ del genere ĆØ un notevole traguardo, ma l’influenza straniera, anche televisiva, ha fatto la differenza.
Bene, lāora ĆØ volata ringrazio tutti, Luisa per prima, ĆØ faticoso ma anche divertente questo fuoco di fila. Penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con unāultima domanda: mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.
Il mio progetto ĆØ pubblicare i romanzi, coraggiosi come questo, che forse finora non avevano ancora individuato lo spiraglio, il mood giusto. Ma siamo in una epoca di incredibile, anche violento cambiamento. E l’immaginario sta attraversando una rivoluzione in cui magari anche il mio percorso riuscira’ a trovare una sua dimensione pubblica più espansa. Perlomeno me lo auguro!
Le domande dei lettori
Michele Di Marco
Ho guardato il profilo di Luisa su IBS e su qualche pagina via Google, e ho scoperto che con il suo primo romanzo ha inventato il genere “noir shocking”: di cosa si tratta?
Nel senso che ĆØ un noir meno “sociale” ma più attento al “lato oscuro” interno alle personalitĆ e all’osservazione che ne fanno i protagonisti (o forse “le protagoniste”)?
Altra curiositĆ : il breve profilo sul sito di Baldini e Castoldi riporta che hai scritto “manuali alternativi”: parliamo sempre di scrittura e letteratura? E in che senso “alternativi”?
Manuali alternativi ĆØ una specifica categoria utilizzata dalla Newton Compton per cui ho pubblicato due volumi nella collana 101.
Dove stai dirigendo la tua attenzione attualmente? Ci sono tematiche che ti interessano in modo particolare? Grazie
La mia attenzione si rivolge sempre al meno noto, all’inesplorato. E il femminile ĆØ uno di tali ambiti. Il mistero del femminile ĆØ uno dei meno esplorati della Storia, ma anche il più affascinante. Comprenderlo significa però essere disposti a una grande sfida: modificare la propria visione del mondo.
56 d.C. Il tribuno Catone e il centurione Macrone, veterani dellāesercito roĀmano, sono di stanza sul confine orientale, consapevoli che ogni loro mossa ĆØ costantemente monitorata dalle spie del pericoloso e misteĀrioso Impero parto. Ma la minaccia esterna potrebbe non essere nulla rispetto a quella interna. Tra i ranghi della legione si nasconĀde un traditore. Roma non mostra alcuna pietĆ verso coloro che tradiĀscono i commilitoni e lāImpero, ma prima di poter punire il colpevole, bisogna trovarlo. Catone e Macrone cominciano cosƬ una corsa contro il tempo per scoĀprire la veritĆ , mentre i potenti neĀmici oltre il confine non aspettano altro che poter sfruttare qualunque debolezza per annientare la legioĀne. Il traditore devāessere trovato, o per lāImpero sarĆ la fine.
Per gli appassionati del genere sword and sandal, specializzati nell’Antica Roma, Simon Scarrow ĆØ una garanzia. Lo scrittore britannico, nato in Nigeria, ĆØ infatti uno degli scrittori più letti e prolifici. La serie dedicata al tribuno Catone e al centurione Macrone, veterani dellāesercito roĀmano, prosegue con Il traditore di Roma (Traitors of Rome) tradotto da Andrea Russo. Cosa colpisce dello stile di Scarrow? Innanzitutto la preparazione tecnica quando si tratta di descrivere le azioni più puramente militari, il linguaggio colorito dei soldati di Roma, un venato interesse per la caratterizzazione psicologica dei personaggi, e una certa inventiva che sa rendere appassionanti mere avventure guerresche. La scrittura poi ĆØ piana e rende la lettura agevole e interessante. Se siete curiosi di sapere come vivevano i soldati di Roma al tempo di Nerone, quali erano le loro aspirazioni (oltre al mero desiderio di salvare la pelle durante i combattimenti) non avete che da leggere i libri di Scarrow ĆØ molto attento a descrivere le cicatrici che martoriavano i loro corpi e le loro anime.
In questa avventura Catone e Macrone sono a Tarso, grande e prosperosa cittĆ della Cilicia (odierna Turchia) ai confini dell’impero romano. Il regno dei Parti, oltre l’Eufrate ĆØ pronto alla guerra ma l’esercito del generale Corbulone non ĆØ pronto, e cosƬ Catone viene mandato in missione per prendere tempo o ancora meglio per siglare un trattato di pace con Vologese. Di questo piccolo contingente fa parte anche Flaminio, un veterano ridotto in schiavitù appena comprato da Catone, e il greco Apollonio, intrigante e aggiornatissimo sui fatti recenti, di cui Catone non sa se fidarsi e considerarlo un alleato o un nemico. E’ proprio Apollonio a insinuare il dubbio che ci sia un traditore, una spia dei Parti all’interno dell’esercito romano. Macrone restato a Tarso, fresco sposo della procace Petronilla, si trova mandato in missione per riportare l’ordine sulle montagne. Ma il tempo stringe, trovare il traditore si trasforma in una questione di vita o di morte. Appassionante come un’indagine poliziesca questa nuova avventura di Catone e Macrone ci condurrĆ nel cuore di un impero che nel bene o nel male ha segnato le sorti del mondo antico. Se vi piacciono i romanzi storici ambientati nell’Antica Roma, da non perdere. Se non conoscete Scarrow vi consiglio di rimediare, la sua bibliografia anche in italiano ĆØ ricca.
Simon Scarrow ĆØ nato in Nigeria. Dopo aver vissuto in molti Paesi si ĆØ stabilito in Inghilterra. Per anni si ĆØ diviso tra la scrittura, sua vera e irrinunciabile passione, e lāinsegnamento. Ć un grande esperto di storia romana. Il centurione, il primo dei suoi romanzi storici pubblicato in Italia, ĆØ stato per mesi ai primi posti nelle classifiche inglesi. Scarrow ĆØ autore delle serie Le aquile dell’impero, Roma arena saga, I conquistatori e Revolution saga. Ha firmato anche i romanzi L’ultimo testimone (con Lee Francis), Eroi in battaglia e La flotta degli invincibili (con T.J. Andrews). Le sue opere hanno venduto oltre 5 milioni di copie nel mondo.
Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona ĆØ questa! In tutta lāInghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto cosƬ totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione.
Che tipo interessante!
Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi cosƬ sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto.
«Signor Heathcliff!» dissi.
Per tutta risposta, un cenno con la testa.
Ā«Sono Lockwood, il suo nuovo affittuario, signore. Mi onoro di renderle visita appena arrivato, per esprimere la speranza di non averla disturbata con la mia insistenza nel chiedere in affitto Thrushcross Grange. Ieri ho sentito dire che lei pensavaā¦Ā»
Ā«Thrushcross Grange ĆØ roba mia, signoreĀ» māinterruppe, con un fremito. Ā«Non permetterei a nessuno di disturbarmi, se potessi impedirlo. Entri!Ā»
Quellāāentriā fu pronunciato a denti stretti, e con un tono che significava āvaā al diavolo!ā. Perfino il cancello su cui si appoggiava non manifestò alcun movimento in sintonia con le parole. Credo che proprio questa circostanza mi spinse ad accettare lāinvito: sentii interesse verso un uomo che sembrava ancora più esageratamente riservato di me.
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