:: Taccuino dello svagato di Giorgio Caproni (Passigli 2018) a cura di Nicola Vacca

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CaproniGiorgio Caproni non è stato solo un grande poeta. È tutta da scoprire la sua attività di prosatore e di collaboratore di quotidiani e riviste.
Fra il 1958 e il 1961 il poeta su la Fiera letteraria curò una rubrica dal titolo stravagante: Taccuino dello svagato.
Passigli per la prima volta raccoglie in volume le prose che Caproni pubblicò su una delle riviste più importanti del Novecento.
Taccuino dello svagato è un libro prezioso per comprendere il genio di uno dei massimi poeti del secolo scorso.
Caproni con leggerezza e ironia si muove con grande disinvoltura tra le pagine della Fiera letteraria. Si occupa non solo di letteratura. Dialoga con i suoi lettori su molti argomenti.
Evita sempre di essere retorico e banale, anzi preferisce sempre la provocazione, mostrandosi, come fa nella sua poesia, nemico dei luoghi comuni.
Gli articoli più belli sono quelli che Caproni dedicò allo stato di salute della poesia italiana, le sue digressioni sul mercimonio nel mondo culturale e sul modo di fare critica letteraria e le sue ironiche considerazioni sull’ego ipertrofico dei poeti. Insomma, pagine scritte più di mezzo secolo fa che ben descrivono quello che accade e succede oggi.
Quando in un articolo del 15 febbraio 1959 Caproni scrive della giovane poesia italiana, con molta ironia denuncia il superficiale concedersi alla cronaca e una scarsa attenzione nei confronti del linguaggio poetico, che non è mai un problema passato di moda.

«Purtroppo la nostra poesia più giovane ci par che rischi, a questo proposito, di precipitare in un anonimato senza confini».

Quello che scriveva ieri Caproni, vale oggi anche per la poesia più giovane del nostro tempo, che commette gli stessi peccati di presunzione ed è destinata all’anonimato.
I ragionamenti di Caproni nei suoi interventi sulla Fiera letteraria sono sempre radicati, lungimiranti e, abbiamo visto, anche profetici.
In queste pagine si rivelò anche un eccellente recensore di libri di poesia.

«Caproni recensore – scrive Alessandro Ferraro nella prefazione – mise sempre al centro il libro, il più volte, di versi, e come ragionò schiettamente sul rapporto tra l’autore e la sua opera (bisogno, invenzione, verità, misura…) così agì sulla ricezione di questi da parte del grande pubblico, cercando di abbattere i pregiudizi e gli avvicinare il lettore comune».

Un poeta onesto e uno scrittore autentico che esercitava il suo ruolo di critico letterario, essendo sulle pagine della Fiera letteraria prima di tutto una persona libera che sceglieva i suoi libri liberamente e non l’agente pubblicitario di scrittori e editori.
Parole sante, queste di Giorgio Caproni, soprattutto oggi che la critica letteraria latita per l’eccessiva presenza tra le sue fila di numerosi agenti pubblicitari e marchettari al servizio del marketing editoriale.
Taccuino dello svagato è una lettura obbligatoria. Giorgio Caproni è un prosatore provocatorio, necessario e irrinunciabile, proprio come è provocatoria, necessaria e irrinunciabile la sua poesia.

Giorgio Caproni (1912-1990), uno dei più importanti poeti del Novecento in Italia.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio stampa.

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