
Buongiorno professore, siamo arrivati all’edizione 2022 dell’Atlante Geopolitico del Mediterraneo, un libro sempre più prezioso per analizzare la storia e la contemporaneitĆ dei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo nella sua sponda sud (al limite sud-est). Otre a questi profili paese, molto utili ed essenziali, il volume ĆØ arricchito da alcuni saggi di esperti e studiosi, quest’anno su: primavere arabe, energia e sicurezza, e scenario israeliano. Con una guerra in corso che infiamma un territorio sulla sponda opposta del Mar Nero rispetto alla Turchia, che scenari si aprono per i difficili equlibri della regione?
R: Lāattacco della Russia allāUcraina apre scenari complessi e al tempo stesso imprevedibili. La Turchia ĆØ certamente uno dei paesi del Mediterraneo più interessati al conflitto e alle sue evoluzioni. Non solo perchĆ© affaccia sul Mar Nero e controlla gli Stretti, ma anche perchĆ© i suoi rapporti con Mosca sono stati caratterizzati, nel corso degli ultimi anni, da rotture e riavvicinamenti tattici. In Siria Turchia e Russia giocano partite differenti e anche in Libia i due paesi appoggiano fronti contrapposti. Erdogan ha spesso usato Mosca come contrappeso alla Nato e ai paesi europei, cercando cosƬ di ritagliarsi una sorta di autonomia strategica che le permettesse di agire più liberamente quale potenza regionale. Tuttavia nella fase attuale la Turchia, quale membro della Nato, vede ridotto il proprio spazio di manovra. Un confronto duro, come quello che si sta prefigurando tra Russia e Occidente, rende più complesso tenere un atteggiamento ambiguo da parte di Ankara.
Secondo lei c’ĆØ una possibilitĆ concreta che il conflitto si estenda nelle regioni a sud del Mediterraneo?
R: Allo stato attuale delle cose ĆØ difficile fare previsioni. Una cosa ĆØ certa: si sta prefigurando una sorta di Nuova Guerra Fredda e ciò significa che ogni paese sarĆ chiamato a prendere, prima o poi, una posizione rispetto allo scontro attuale. In un certo senso, dunque, anche se non dal punto di vista bellico, lo scontro tra Russia e Occidente per portare dalla propria parte il maggior numero di paesi ĆØ giĆ cominciato e coinvolge certamente anche il Nord Africa e il Medio Oriente. Ć interessante, da questo punto di vista, notare le posizioni di Marocco e Algeria in occasione del voto allāAssemblea dellāOnu, lo scorso 5 marzo, sulla risoluzione di condanna dellāinvasione russa in Ucraina. Il Marocco ha deciso di non partecipare al voto, mentre Algeri ha deciso di astenersi. Sono segnali che non devono essere assolutamente sottostimati.
L’Ucraina ĆØ un paese ricco di risorse, (ĆØ il granaio dell’Europa), materie prime, km di gasdotti che l’attraversano e danno energia all’Europa. Secondo lei ĆØ stata l’aviditĆ a innescare il conflitto nel 2014? L’Europa, poi, che errori ha commesso, perchĆ© ha esitato cosƬ tanto a far entrare l’Ucraina nell’Unione europea? Non rispettava alcuni parametri? O c’ĆØ dell’altro?
R: Il conflitto, iniziato nel 2014 con lāoccupazione della Crimea da parte della Russia e con la destabilizzazione del Donbass ha ragioni politiche e geopolitiche. Mosca da anni non nasconde il fatto che voglia ricreare una sorta di zona cuscinetto, composta da Stati che da lei dipendono e a lei rispondono, la quale possa garantirle la sicurezza rispetto a presunte minacce provenienti dalla Nato. LāEuropa ha forse sottovalutato le implicazioni di lungo periodo della crisi del 2014, nella convinzione, forse, che Mosca non si sarebbe mai spinta oltre. Per quanto riguarda lāingresso dellāUcraina nellāUe, credo che Bruxelles abbia mostrato tutta la propria disponibilitĆ , in questa fase, mandando anche un segnale politico forte alla Russia. Per quanto riguarda lāingresso vero e proprio, tuttavia, pur volendo accelerare al massimo le procedure, lāUcraina dovrĆ rispettare i parametri richiesti a qualsiasi paese candidato e per fare ciò ci vorranno probabilmente anni. A meno che non si compia una scelta tutta politica e si decida di accettare Kiev nellāUe prima che essa sia in grado di soddisfare appieno i parametri di adesione. Ma in questo caso, come detto, si tratterebbe di una scelta politica e al di fuori del normale processo di adesione allāUe.
Ho fatto risalire l’inizio del conflitto al 2014 (molti storici concordano su questo punto) sebbene in principio la “guerra” era circoscritta nelle regioni del Donbass. Una guerra civile, fratricida, sanguinosa. Ma lontana. Dal 24 febbraio, con l’ingresso delle truppe armate di Mosca nel paese, la guerra civile da lontana ĆØ diventata vicina. Ć entrata nelle nostre case, ha scosso l’opinione pubblica. La gente muore, e noi assistiamo impotenti a questa barbarie. Secondo lei sono stati incrinati in qualche misura gli ideali di pace e stabilitĆ all’origine dell’Unione Europea stessa? C’ĆØ una strada da percorrere per ripristinarli?
R: Non credo che gli ideali di pace e stabilitĆ che hanno segnato sin dalla sua nascita il progetto comunitario siano stati scalfiti in alcun modo dalla guerra. Al contrario, la scelta di Mosca di usare le armi rafforza la visione alla base dellāesistenza stessa dellāUe. Inoltre non sono dāaccordo sul fatto che lāEuropa stia assistendo impotente agli eventi bellici. LāEuropa mai come in questa occasione si ĆØ mostrata coesa, sostenendo lāUcraina sul piano politico e militare e imponendo sanzioni molto dure alla Russia, le quali avranno certamente un impatto nel medio periodo sullāeconomia russa.
Tornando all’Atlante, ĆØ sempre più uno strumento utile per storici, e ricercatori, e perchĆ© no politici e amministratori. Quando avete ideato il progetto pensavate che avrebbe avuto un tale peso e una tale portata?
R: Quando abbiamo pensato di pubblicare lāAtlante non immaginavamo che saremmo arrivati allāVIII edizione. Le premesse che erano allora alla base della nostra scelta restano tuttavia ancora valide. Pensavamo allora, e pensiamo ancora oggi, che il Mediterraneo sia parte dello spazio vitale dellāItalia e dellāEuropa e che negli anni passati le dinamiche politiche, economiche e sociali che lo attraversavano fossero troppo trascurate nel nostro paese. Le Primavere Arabe colsero tutti di sorpresa, politici e opinione pubblica, perchĆ© poco si conosceva del Mediterraneo e dei paesi della sponda sud. Abbiamo allora pensato di dare il nostro piccolo contributo affinchĆ© il dibattito sul Mediterraneo resti vivo e al centro degli interessi del nostro paese.
Il Mediterraneo ĆØ sempre più un ponte tra il Sud del Mondo e l’Europa, in che misura questo ruolo cruciale ĆØ avvertito a Bruxelles?
R: Sino ad alcuni anni fa lāUe era molto concentrata nello sviluppo della sua dimensione continentale e mitteleuropea. Oggi anche a Bruxelles vi ĆØ maggiore consapevolezza dellāimportanza del Mediterraneo. CāĆØ ancora molto da fare, ma credo che oggi lāEuropa sia sulla strada giusta rispetto alla necessitĆ di affrontare i problemi della regione in modo collettivo e con uno sguardo al futuro.
Ringraziandola della disponibilitĆ le chiedo su che direttrici state lavorando per l’Atlante del prossimo anno? Grazie.
R: Come sempre sono molti i temi importanti che meriterebbero un approfondimento. Nellāedizione 2022 abbiamo scelto di approfondire gli effetti del Covid-19 sui paesi della sponda sud del Mediterraneo. La prossima edizione sarĆ certamente fortemente influenzata dalle vicende belliche in corso, anche in considerazione dellāattivismo russo in Libia e cinese in altri paesi della regione.





































