Dopo Carlo Lucarelli e Giorgio Ballario un nuovo autore ci porta nell’Africa coloniale, questa volta di fine Ottocento. In “Delitto a Dogali” di Daniele Cellamare, edito da Les Flaneurs Edizioni, ci troviamo nell’afosa atmosfera della Massaua di fine Ottocento alle prese con gli albori dell’epoca coloniale italiana in Africa Orientale voluta da quel Francesco Crispi che, dopo la disfatta di Adua, dove i soldati italiani del generale Baratieri vennero sconfitti da quelli etiopici al comando del Negus Menelik, vide tragicamente tramontare la sua stella. Protagonista del romanzo “Delitto a Dogali” è un capitano italiano di belle speranze Antonio Garofalo arrivato in Africa con il primo contingente che, coadiuvato dal tenente Umberto Palumbo, indaga sul misterioso omicidio di un prete piuttosto chiacchierato, tale padre Adelmo, da anni in terre d’Africa con la sua tonaca logora e unta di grasso. Certo il capitano Garofalo è un militare non un poliziotto ma la situazione si fa spinosa: bisogna risolvere al più presto la faccenda nella speranza che a uccidere il religioso non sia stato un militare italiano cosa che creerebbe scandalo e disonore e intralcerebbe di molto i maneggi politici della nascente colonia. Il capitano un tipo gioviale, leale e rispettoso si mette subito ad indagare e si trova immerso nell’atmosfera afosa e conturbante di un paese giovane che vede gli stranieri invadere più o meno pacificamente le sue terre e portare il tanto decantato progresso. Obiettivo del governo italiano è fare di Massaua un porto cardine nello sviluppo dei commerci ma non tutte le alte sfere militari in Africa si rendono ben conto delle reali criticità del territorio dalla mancanza di conoscenza dei mille dialetti, dalle scarse competenze e conoscenze dei territori, dalla incapacità di valutare la reale tenuta militare di bande di predoni forse mal armati ma temprati dal clima e capaci di rispondere con forte determinazione agli attacchi nemici. Il professore Cellamare, fine conoscitore della storia militare e politica del periodo, con il suo stile piano e fluido ci racconta un pezzo di storia dimenticata e ancora capace di generare interesse e volontà di approfondimento. Certo è un romanzo di avventura investigativa non un saggio ma le date, gli stralci di giornale dell’epoca, il colore locale sono autentici ed evocativi e lasciano nel lettore un senso di inquietudine e curiosa comprensione. Chi avrà ucciso con una coltellata al cuore il sacerdote? Lo scoprirermo nell’ultimo capitolo e non potrà che lasciare nel lettore un senso di amara tristezza come per le cose che avrebbero potuto essere e non sono diventate. Lettura piacevole e densa di notizie storiche e curiosità. Speriamo presto di leggere nuove avvenure coloniali del simpatico capitano Garofalo.
Daniele Cellamare è nato nel 1952 e si è laureato in Scienze Politiche all’università LUISS. È docente presso la Sapienza di Roma e il Centro Alti Studi della Difesa. Autore di numerose pubblicazioni di storia contemporanea, collabora con «Rivista Militare» e altre testate nazionali. Vive a Roma ed è appassionato di studi sulla storia militare. Ha pubblicato i romanzi storici: La Fortezza di Dio, La Carica di Balaklava, Gli Ussari Alati, Il drago di Sua Maestà, Gli artigli della Corona e Delitto a Dogali.
Vittorio Fabbri, un brillante trentenne uomo d’affari milanese, è molto legato per lavoro alla penisola iberica. Ma e soprattutto ama Salamanca: la splendida città universitaria, barocca e romana, dove ogni casa rappresenta quasi un monumento e ogni strada sembra voler celare l’arcano. Fabbri frequenta là un gruppo di giovani: Fernando, Javier, e soprattutto Miguel Angel, figlio di un ricco latifondista della zona, German Garcia, che allevava tori prima di cederli al suo principale rivale, Eleuterio Diaz Herrero, che gestiva la Plaza de Toros. Vittorio e Miguel Angel diventeranno buoni amici, si vedranno tutte le sere.. Sono i tempi ancora instabili, senza vere certezze, con la Spagna che sta appena uscendo dalla dittatura franchista. Miguel Angel è ossessionato dal sogno di diventare torero. Del loro gruppo di giovani fa parte anche una ragazza , Maite, che tutti corteggiano e vorrebbero, soprattutto Victor, ma lei è inquieta, ritrosa, sfuggente, si lascia solo desiderare. Quando un giovane sacerdote, Don Augustin, molto all’avanguardia, un trascinatore delle folle, verrà ritrovato per strada morto con una banderilla piantata nella schiena, e una testa di toro a coprirgli il volto, cominceranno i misteri e in un certo senso l’incubo che accompagnerà Victor per tutta la vita. Quell’omicidio gli farà perdere gli amici, un affare e un forse possibile amore con Maite. Chi ha ucciso il prete, don Agustin? La polizia indaga ma il caso verrà rapidamente messo da parte dal funzionario incaricato dell’indagine: qualcosa di poco chiaro da dimenticare prima possibile? Certo è che tutti attorno a lui si muovono in modo strano. Potrebbero essere tutti colpevoli? Anche la sua amata Maite? Vent’anni dopo, con il ricordo di Maite quasi diventato un’ossessione, l’ormai cinquantenne Vittorio, dopo avere chiuso l’ attività imprenditoriale che lo portava in giro nel mondo, tornerà a Salamanca per cercarla. Invano, nessuno sa ritrovarla e finirà con dover rientrare a Milano senza alcuna certezza. Là, incontrato un ex collega, Sergio Viganò, che riscopertosi innamorato della scrittura, in via Procaccini ha aperto una piccola libreria e creato una casa editrice. Vittorio si coinvolgerà emotivamente in quell’impresa, acquistando una parte delle quote societarie. La libreria di Viganò ha creato e ospita anche una specie di salotto letterario, di cui fa parte una strana donna, bella e interessante, Bianca. Fabbri si lascia affascinare e se ne innamora, forse anche perché nei modi e nel comportamento gli ricorda il suo sogno spagnolo, Maite, e questo lo intriga profondamente. Anche Bianca come tutti gli altri assidui frequentatori del salotto letterario che si fanno chiamare “Tristeros” è un autrice. Ma dopo poco tempo, uno scrittore , bravo e caro amico del libraio, Turchetti, verrà ritrovato morto, in casa sua, chiuso a chiave dall’interno. Un mistero della stanza chiusa, come quelli tanto celebrati dal giallo classico ? O potrebbe invece essersi trattato più semplicemente di un incidente? La polizia indaga, approfondisce. Viganò e Fabbri suggeriscono possibili sospetti, moventi, ciò nondimeno le loro parole non basteranno a fermare la falce della morte. Ferma là, in attesa ma pronta a colpire ancora e presto lo farà di nuovo, implacabile. Nel frattempo Tormento, un libro scritto da Bianca, un vero polpettone, magari anche in virtù della macabra pubblicità scatenata intorno ai due morti che ruotavano intorno alla Libreria, va a ruba. Unico tangibile risultato, perché invece le indagini sui due amici defunti si arenano e Vittorio Fabbri resterà da solo in via Procaccini a gestire la libreria della quale aveva acquisito le quote. Bianca che ora viaggia, è sempre lontana e brilla di luce propria e finalmente chiama Vittorio. Poi… Ma chi è Bianca veramente? Possibile che lei sia Maite? Non è forse che Maite è la Morte? Ma il titolo dichiara: Est modus in rebus. Vi sono determinati confini…limiti oltre i quali non si può andare… Nota sentenza di Orazio, cui fa seguito (Satire I, 1, vv. 106-107) sunt certi denique fines, Quos ultra citraque nequit consistere rectum dunque confermiamo anche noi “v’è una misura nelle cose, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto”. Sentenza ripetuta spesso per esprimere la necessità di una saggia moderazione e per richiamare al senso della misura… E se invece Maite fosse l’apportatrice di Morte e quindi un’incontrollabile superamento dei limiti del modus in rebus? Fulcro di Modus in rebus è il mistero che l’autore, attraverso la voce di Maite, l’amata del narratore, inaspettatamente ci rivela nel prologo. Ciò nondimeno il filo conduttore di tutta la trama è la tormentata fissazione del protagonista ,Vittorio Fabbri , per la Spagna, per Salamanca e soprattutto per lei la donna spagnola, Maite – sempre desiderata e mai forse realmente avuta . E a conti fatti anche e soprattutto per questo, tutte le parti narrative guardano al giallo, lo sfiorano , lo toccano e ci si avvicinano molto come per la storia del sacerdote misteriosamente assassinato (nella prima), quella delle morti di uno scrittore e del libraio alla testa di un circolo intellettuale misterioso e polemico (nella seconda), e soprattutto frutto di intuizione la terza. E ciò nondimeno forse non sarebbe questo il vero scopo del romanzo, in cui parrebbero soprattutto contare l’amore, la suadente nostalgia, ma anche l’amicizia, il tradimento della fiducia data , la necessità di aderenza culturale, e persino il bisogno di ritrovare il senso dell’esistenza nella quotidianità. Elementi che si mischiano e s’intrecciano con la percezione strisciante di impotenza e di angoscia del protagonista. Ma che rappresentano anche una molteplice dichiarazione d’amore per una donna, una città una terra e un mondo racchiusi dall’ideale di un passato.
Riccardo Ferrazzi vive a Milano. Ha pubblicato tre romanzi: Cipango! (Leone Editore, 2013), con cui ha vinto il Premio Fiorino d’argento 2015; N.B. Un teppista di successo (Arkadia, 2018); Il Caravaggio scomparso. Intrigo a Busto Arsizio (Golem Edizioni, 2021). Ha pubblicato anche un libro a quattro mani con Marino Magliani, Liguria, Spagna e altre scritture nomadi (Pellegrini, 2015) e due saggi: Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio. Breve discorso sul mito (Fusta, 2016) e Premonizioni (Oligo, 2023). Ha tradotto Mark Twain, Federico Garcia Lorca, Vicente Blasco Ibañez, Haroldo Conti e altri.
Un avvio col botto per Gli eversivi di Alessandro Berselli con la sfarzosa e futuristica presentazione, ambientale della residenza in collina di La Marple, l’agenzia investigativa al femminile gestita dalla splendida ex anoressica guarita, Ginevra Martino. Trentaquattro anni, fisico da urlo, in taglia da mannequin, laureata in legge con successivo master in criminologia, un curriculum da paura di successi professionali dietro le spalle, la dottoressa Martino, dopo la lunga ma riuscita terapia nelle mani della forse migliore psi bolognese, cela oggi con disinvoltura i postumi di un’adolescenza e prima giovinezza complessate da un allontanamento e successivo ritorno all’ovile di una madre farfallona. Oggi Ginevra Martino è una donna all’apparenza molto sicura, ruvida ma di temperamento e dotata dì una inquieta vita sentimentale, che gestisce con pugno di ferro il team di tre collaboratrici investigatrici ai suoi ordini dell’agenzia investigativa più nota di Bologna La Marple. Agenzia composta da Chloe, giovane informatica, tenace virgulto dei collettivi bolognesi di sinistra, Greta, sempre attenta e la più brava nei pedinamenti, Camilla, perfetta e serenamente gay dichiarata, brillante ma dotata di spiccato senso del dovere, supportate dall’ultima arrivata, Nicole, interinale per ora e segretaria tutto fare, ancora in rodaggio. Ed è proprio Ginevra Martino, la direttrice dell’agenzia, che il facoltoso avvocato Liam Bonaga quarantanovenne vuole ingaggiare e alla fine sarà lei che riuscirà miracolosamente a convincere, con reiterate insistenze e suppliche, di provare almeno a vedere chiaro nell’indagine che intende affidarle, per sapere di più sulle infelici frequentazioni di sua figlia Asia. Appena ventenne, Asia Bonaga, figlia unica, adorata ma fin dall’adolescenza riciclatasi da adorabile bambolotta prima a bella ribelle drogata poi a inveterata squadrista, sarebbe purtroppo, secondo il padre, impelagata fino al collo con un gruppo di sovversivi fondatori di una certo Laboratorio Hengel, un controverso movimento pseudo intellettuale. Non basta, perché la ragazza in più pare anche sentimentalmente legata a un certo nome noto tra i più assidui fiancheggiatore dell’ estrema destra, tale Omar Giordani. A supporto della sua tesi, Liam Bonaga mostra alla Martino alcuni scritti e documenti da paura che suggerirebbero intanto, se fondati e veritieri, la necessità di una preventiva denuncia alla polizia. Cosa subito dichiarata dalla sua interlocutrice, ma l’amore paterno, nonostante le sbrigative e poi circostanziate ripulse della direttrice dell’agenzia, si spingerà fino a riuscire a coinvolgerla. Ma come contropartita per la sua accettazione del caso, Ginevra Martino gli chiederà di accettare una inderogabile proposta. Liam Bonaga pagherà a La Marple un cachet di sessantamila Euro per un mese di inchiesta sul campo senza condizioni e con l’unico patto che, alla fine, l’agenzia riferirà quanto appreso in merito. Ciò nondimeno, se detta inchiesta dovesse far saltar fuori giochi eversivi e pericolosi la Marple sarà libera di passare quanto scoperto alla polizia. Un caso dunque ben remunerato ma che si rivelerà, a ben guardare, molto difficile e impegnativo per le nostre agenti di Bologna. E infatti, convocata la sua squadra, Ginevra Martino, appena passate le prime istruzioni , lancia in resta andrà subito donchisciottescamente a caccia, sotto falsa identità in suolo ostile, infilandosi con molta e forse troppa spavalderia nel territorio riservato del Laboratorio Hengel, dove farà presto la conoscenza di alcuni membri e soprattutto di Asia e del suo compagno Omar Giordani, fascinoso uomo di punta del movimento. La sua indagine dunque e quella di tutte le ragazze della Marple si proietterà sull’organizzazione di eversivi, su Asia Bonaga ma e soprattutto su Giordani, considerato l’anima del movimento. Intanto la Martino, impegnata in prima persona e purtroppo per lei emotivamente coinvolta, non si renderà conto di andare a infilarsi in un gioco troppo pericoloso e ormai pronto a sfuggirle di mano. Ben presto infatti dovrà constatare che, con tutta la faccenda avviata su di una china incontrollabile, è ormai troppo tardi per fare altre scelte, ribellarsi e cambiare il corso degli eventi. Lei e la sua squadra tutta si troveranno di fronte a un bivio: decidere se accettare la sfida e confrontarsi con l’ineluttabilità della situazione o provare in qualche modo a cambiarne i termini. Ma il cerchio si stringe fatalmente, bisogna correre ai ripari anche se per qualcuno tra loro ormai potrebbe diventare inutile. Con una città deputata a fare da cornice e che spesso si trasforma quasi in coprotagonista della storia, scopriamo una Bologna inedita e molto particolare che dal suo cuore più antico, superando la cortina della nebbia, ci guida e ci trasporta fino al verde ancora incontaminato dei colli. Una trama funambolica che a una persona come me nata tanti ma tanti anni fa (parlo dell’altro secolo) richiama gli indimenticabili echi delle avventure televisive, fine anni settanta-inizio anni ottanta, delle Charlie’s Angels (a detta anche dell’autore), tre donne detective con il felice supporto esterno di un capo, solo una voce senza volto, per 115 episodi. Parole, dettagli e fatti quelli di Gli eversivi di Alessandro Berselli, puntualmente calati oggi invece in un’atmosfera a metà tra il thriller e la spy story, che però alla fine guarda fantascientificamente e con cruda preoccupazione all’attualità politica italiana. Una storia intrigante e una analisi che costringe a riflettere su certi perversi meccanismi che ormai caratterizzano troppi fatti e quotidiani contesti della società
Alessandro Berselli, scrittore italiano, docente di tecniche della narrazione, inizia la sua attività negli anni novanta, collaborando con le riviste Comix e L’apodittico e il sito di satira on line Giuda.Dal 2003 inizia una carriera parallela come romanziere noir. Oltre alle raccolte di racconti Storie d’amore di morte e di follia (Arpanet, 2005) e Anni zero (Arpanet, 2012), nella sua bibliografia troviamo i romanzi Io non sono come voi (Pendragon, 2007), Cattivo (Perdisa Pop, 2009), Non fare la cosa giusta (Perdisa Pop, 2010) e Il metodo Crudele (Pendragon, 2013), che sancisce il suo ritorno all’umorismo caustico e corrosivo degli esordi. Ultimo romanzo è, ad oggi, Anche le scimmie cadono dagli alberi (2014, Piemme Open).
La scrittura piana, lineare e rassicurante di Marcello Simoni torna piacevolmente ad accompagnarci nel giallo gotico La taverna degli assassini, edito in questo fine 2023 da Newton Compton, che vede il ritorno di Vitale Federici, già personaggio principale de “I sotterranei della cattedrale”. Siamo alla fine del ‘700 in un castello di proprietà di un nobile che ha trasformato la sua magione toscana in un’azienda vinicola sul modello delle grandi aziende vinicole francesi. Il vino infatti sarà il grande protagonista di questo giallo che parte dal ritrovamento di un cadavere dopo una grande nevicata. Ad indagare Vitale Federici coadiuvato da un giovane collaboratore, il nobile Bernardo della Vipera. Riuscirà la nostra improbabile coppia di investigatori a svelare l’arcano e dipanare l’intricata matassa che nasconde il colpevole? Seppure appare un mistero irrisolvibile i nostri ce la metteranno tutta in un gioco di deduzioni e intuizioni per venire a capo del mistero lasciando i lettori piacevolmente stupiti dalla bravura dell’autore. I gialli a incastro nascondono sempre un gioco di rimandi e giochi di inganni e questo rispetta tutte le regole del giallo a enigma. Un giallo classico perfetto per i fan di Agatha Christie che vi farà passare ore serene. Buona lettura!
Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Ha vinto inoltre il premio Stampa Ferrara, il premio Salgari, il premio Il corsaronero e il premio Jean Coste. La saga del Mercante ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di gialli storici: i diritti di traduzione sono stati acquistati in venti Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller tra cui la trilogia Codice Millenarius Saga e la Secretum Saga.
Storia romanzata di Song Ci, personaggio storico realmente esistito nella Cina del 1200, alto funzionario pubblico precursore della Medicina Legale. Già lessi un libro su questo personaggio storico molto bello, di un autore spagnolo Antonio Garrido, Il lettore di cadaveri, del 2012, questo è narrato da un autore cinese, molto conosciuto in patria, che racconta la storia del suo popolo con piglio documentaristico e grande dovizia di particolari. E’ molto interessante per chi ama la storia antica cinese e credo avrà molto successo soprattutto tra chi ama i romanzi storici avventurosi qui con taglio poliziesco e di indagine. E’ scritto molto bene, da un valente e stimato studioso e ben tradotto dalla coppia di traduttori formata da Davide De Boni e Giulia Maria Campana. E soprattutto aiuta ad avvicinare alla storia cinese i lettori italiani. Avventura, intrighi, giustizia tradita, usanze antiche gli ingredienti ci sono tutti per appassionare e sarà interessante aspettarlo in libreria tra qualche mese. Mondadori ci punta molto su questo incontro di culture e spero verrà ben accolto dai lettori di lingua italiana. Buona lettura.
Wang Hongjia, nato in Cina nel 1953, è un autore e uno studioso della cultura di fama internazionale. A partire dal 1979 ha riportato con successo all’attenzione del pubblico la figura storica ormai dimenticata dell’investigatore Song Ci, oggetto di pubblicazioni, conferenze e produzioni televisive. Con i suoi libri ha vinto numerosi premi, tra cui il Chinese Book Prize. Il romanzo Final Witness, che racconta le imprese di Song Ci, è uscito nel 2019.
Source: libro inviato dal’ editore, che ringraziamo.
Protagonista del romanzo (arco di tempo da novembre 2021 a giugno 2022, era Covid) è la ex criminologa e patologa forense Eva Carini, con radici siciliane, basta pensare al nome, ma cresciuta e vissuta nel Nord-Est. Orfana di madre fin da piccola, era l’unica figlia di un famoso giudice, (poi morto anche lui). Attualmente non ha problemi economici: è stata una professionista di livello, con una brillante carriera, molto ben inserita nel suo lavoro come criminologa specializzata in casi di femminicidi, soprattutto delitti a sfondo sessuale ma, dopo uno spaventoso incidente, una caduta dal quarto piano di un edificio in costruzione, dalla quale ha salvata a fatica la pelle restando a lungo in coma e risvegliandosi poi con un completo vuoto di memoria che copre l’arco di ben due anni, in virtù del risarcimento e di sufficienti mezzi propri ha deciso di ritirarsi e mettersi in pensione. Al momento dell’inizio della storia, (novembre 2021), Eva Carini vive poco lontano da un paese incassato nel Canale del Brenta, Cismon del Grappa, dove, con i soldi ricevuti per l’invalidità, ha comprato a un’asta fallimentare un modernissimo impianto di cremazione con annessa residenza, che ha chiamato la Fabbrica Kronos. Impianto che che naturalmente di quei tempi in cui il morbo macina defunti, lavora a pieno regime. Con la mente provata da un buco vuoto di due anni, e per controllare i dolori per i traumi subiti prima di decidersi ad affrontare un pericoloso e grave intervento alla schiena in grado di riattaccarle le vertebre con dei chiodi e forse di rimetterla del tutto in sesto , ha acquisito una forte dipendenza da un oppiaceo, l’ossicodone. Pur decisa a dedicarsi alla nuova professione, soffre d’insonnia che lenisce con benzodiapine e beve solo the e ha un cane, Dingo adottato come animale da compagnia e difesa, una specie di molosso. Per il resto, chiusa di carattere, mantiene pochi indispensabili contatti umani diretti con il resto del mondo, salvo la buona conoscenza o meglio quasi un’amicizia con la proprietaria del bar trattoria di Cismon, Irina, di origini lituane, vedova con una figlia diciottenne, Vanja. Ma mentre Eva è in giro a Verona con il carro preposto alla raccolta delle bare, una telefonata riporterà quasi di forza nella sua vita la sua vecchia professione. La società di intelligence e sicurezza, con la quale collaborava e con la quale mantiene un confidenziale rapporto di servizio, la informa che il mostro, un diabolico serial killer al quale dava la caccia prima del suo incidente, ha colpito ancora, uccidendo un’altra ragazza, la quarta. Dalla successiva autopsia quella morte presenta diversi elementi in comune con tutte le precedenti vittime. Soprattutto la macabra incisione fatta con il coltello, che rappresenta la sua solita firma: un otto rovesciato che va da una spalla all’altra. Bisogna scovare e incastrare il mostro , a ogni costo. Ed Eva avrebbe imparato come fare durante i tanti mesi di tirocinio passati in Messico a studiare spaventosi, locali, casi di femminicidio. E proprio a Juárez, Eva aveva dovuto anche imparare che talvolta si deve usare un secondo e magari diverso modo per fare le cose. Che miri soprattutto e solo ai risultati. Un sistema da applicare subito perché proprio il giorno dopo la dottoressa Carini dovrà impegnarsi di persona e prestare aiuto all’amica Irina per ritrovare la figlia Vanja, misteriosamente scomparsa durante una gita scolastica di tre giorni a Venezia. E lo farà alla sua maniera, senza mezzi termini, con metodi poco convenzionali ma di straordinaria efficacia. Altrettanto quel rapimento, da lei brillantemente sventato, si rivelerà anche una preziosa traccia che la porterà a scoprire qualcosa di peggiore, concepito da una mente perversa e criminale. Ma il mestiere è mestiere e qualcosa le dice che spetterà a lei darsi da fare. E a rendersi conto di non essere riuscita a tagliare del tutto i suoi legami con la sua vita d’un tempo. Da quel momento il romanzo decolla farcendo la trama di incredibili colpi di scena, con il killer che continua a insanguinare le sue vittime con la sua firma, un cabalistico 8, simbolo del suo nomignolo ovverosia Infinito, per poi sbiancarle oscenamente con della candeggina. E provare a capire il significato e il perché della minacciosa ombra di una Pandora, che scoperchiando il suo vaso di incognite, incombe su tutto lo scenario. Troveremo persino la mafia lituana con il clan “I Lupi di Vilnius”, incontreremo Demba Fayé, uno sveglio senegalese che ha fatto fortuna, il prepotente cavaliere Martini, tipico magnate dell’opulento nord, abituato a mettere a tacere tutto, pagando fior di “sghei” ad amici e nemici, e altro, tanto altro. Un romanzo tutto italiano, ambientato soprattutto in Veneto (Venezia, Padova, Asiago), con una breve ma utile puntata appenninica: poi però si svolazza allegramente e meno anche in Centro America, in Equador , per finire con una bella vacanza premio negli splendidi paesaggi siciliani. Ma attenti! Dov’ è poi finita la mitica Pandora??? L’autore, il veneto Roberto Zannini con questo suo romanzo “Il secondo modo di fare le cose” è da luglio in tutte le edicole, per il Giallo Mondadori. E proprio lui, Roberto Zannini è stato premiato sabato primo luglio come vincitore del Premio “Alberto Tedeschi”, a Cattolica, da Franco Forte direttore del Giallo Mondadori, durante il MystFest, giunto quest’anno alla sua 50° edizione.
Roberto Zannini, nato nel 1959 a Mestre, trascinato dalla passione per l’alpinismo, abita in montagna fin dall’età adulta. Ha lavorato per quarant’anni nel settore del consolidamento montano, depositando una serie di brevetti e promuovendo progetti di sviluppo per teleoperatori robotici. E nel tempo libero scrive romanzi.
Quando la contatta la società di intelligence e sicurezza Resolvia, unico suo contatto rimasto, Eva risponde con trepidazione.
Quattro parole bastano a farle crollare il mondo addosso: “Ne abbiamo un’altra”.
Il mostro che Eva stava inseguendo prima dell’incidente ha colpito ancora. Una quarta ragazza è stata uccisa e buttata giù da un ponte. Ma prima, come da rito, la vittima è stata marchiata con il simbolo dell’infinito, inciso nella carne da spalla a spalla.
La firma dell’assassino.
Con un omicida seriale a piede libero, i morti del crematorio possono aspettare. Ora è tempo di pensare ai vivi. Di tornare a dare la caccia ai mostri, per salvare il prossimo bersaglio da una fine orribile.
Per dimostrare che, anche nelle tenebre più buie, esiste un modo diverso di fare le cose.
Ma il vecchio…amore non si dimentica, ed ecco che la società di sicurezza e di intelligence la chiama per informarla che il mostro a cui avevano dato la caccia in vano ha colpito ancora, uccidendo una quarta vittima. Ci sono vari legami con i delitti precedenti, compresa l’incisione tracciata con un coltello.Un otto rovesciato che va da una spalla all’altra è la firma dell’assassino.
E quindi la squadra viene radunata d’urgenza, Carini compresa,perchè è il momento di prendere l’assassino, a qualsiasi costo.E intanto Eva Carini pensa di aver capito il modo di agire dell’assassino.
IL Giallo Mondadori ha proclamato migliore autore di Gialli dell’anno, Roberto Zannini, vincitore quindi del Premo Tedeschi 2023 con Il secondo modo di fare le cose.Il Premio è nato nel 198o, dedicato a una delle figure fondamentale nella storia del Giallo italiano, Alberto Tedeschi, storico direttore de Il Giallo Mondadori. L’importanza del Premio è testimoniata da una lunga serie di eminenti vincitori da Macchiavelli a Lucarelli, dalla Comastri Montanari a Riccardi,da Leoni a Luceri e a tanti altri ancora, sino appunto al vincitore 2023 Roberto Zannini.
Protagonista del romanzo è una criminologa, Eva Carini, che ha perso circa due anni di memoria a seguito di un incidente ed anche rimasta s0ggetta a dipendenze farmacologiche.
Così ha preferito lasciare il lavoro di criminologa intraprendendo un’attività industriale, ma quando un nuovo delitto coinvolge nuovamente il gruppo di lavoro a cui aveva appartenuto, anche lei risponde all’appello e torna in prima linea.
Una storia originale, ben scritta, coinvolgente ,un giallo che si fa apprezzare anche per l’originalità del tema e dell’impianto narrativo sviluppato dal Zannini.
Del resto ben rispecchia la desolazione del nostro tempo, dove sempre più ci si racchiude in noi stessi, e solo un’anima che ha già vissuto su se stessa tutto il male possibile, ovvero la dottoressa Carini, che pero è riuscita fisicamente e mentalmente a ritrovare se stessa, può affrontare senza timore la caccia alla verità.
Quarto legal thriller, della serie scritta da Anne Perry con Daniel Pitt come protagonista, ambientato nella Londra del 1911, con l’avvento dei mitici taxi neri londinesi. I lettori di lunga data del lavoro di Anne Perry riconosceranno subito il suo giovane protagonista: Daniel infatti è il figlio di Thomas Pitt, attualmente a capo della sicurezza nazionale inglese, apparso con sua moglie Charlotte, in un’ altra lunga e intrigante serie scritta dalla Perry. Arrivando sul posto di lavoro, il venticinquenne avvocato Daniel Pitt, laureato a Cambridge e ancora ai primi passi presso il Fford Croft&Gibson, prestigioso studio legale di Londra, nota seccato che il collega e amico , Toby Kitteridge, di solito puntualissìmo non è ancora arrivato. Ragion per cui quando poco dopo, un agente di polizia si presenta chiedendogli di accompagnarlo all’obitorio per identificare un corpo di un uomo assassinato, ritrovato con uno dei suoi biglietti da visita in tasca, Daniel Pitt teme di dover andare a identificare il collega e amico. Per di più, al suo ingresso nell’obitorio, Daniel riconosce, appeso all’attaccapanni , lo sgargiante soprabito a scacchi di Kitteridge ma, quando si avvicinerà alla vittima adagiata sul tavolo di marmo e il medico legale solleverà il lenzuolo per il riconoscimento, scoprirà che il corpo, atrocemente martoriato con una lama, appartiene invece a un altro collega, Jonah Drake, membro anziano del prestigioso studio legale in cui lavora. La brutale aggressione parrebbe essere avvenuta verso le due del mattino nel Mile End, in un vicolo malfamato dell’East End londinese, (quelleo di Jack lo Squartatore), dove il corpo è stato rinvenuto. Fatto che suscita molte perplessità: perché mai la vittima si trovava a quell’ora in quella zona notoriamente equivoca? Per ragioni professionali? Seguiva forse un caso riservato, di nascosto ai colleghi, oppure indulgeva a squallide debolezze personali? Naturalmente, l’ispettore Letterman al quale è stato affidato l’omicidio vorrebbe sapere dal giovane Pitt se ha sospetti su chi potrebbe aver avuto motivo di ucciderlo, ma lui non è in grado di rispondere o dare informazioni. Non aveva mai lavorato con Drake, non conosceva i suoi casi giudiziari … E non aveva alcun significato il fatto che il suo biglietto fosse in tasca del soprabito perché il capo apparteneva a Ketterige. Drake poteva averlo indossato per non farsi riconoscere?. Altrettanto la sua uccisione potrebbe nuocere al buon nome dello studio. Tanto che il vecchio titolare, Marcus Clifford Croft che sta iniziando a soffrire di perdita di memoria, gli chiederà di esaminare alcuni dei casi recenti e più controversi su cui Drake aveva lavorato.
Chi poteva volere la sua morte? Qualcuno di insoddisfatto tra i precedenti clienti di Drake? Difficile da trovate ,visto che l’anziano avvocato era talmente bravo da vincere praticamente tutti i casi a lui affidati. Ciò nondimeno Daniel Pitt concentrerà la sua attenzione su due tra i più recenti dei quali Drake si era occupato: entrambi di grande rilevanza: quello di Lionel Peterson, accusato di omicidio, il cui processo finito in una nulla di fatto, con la giuria impossibilitata a formulare un’accusa, e quello di Evan Faber, unico figlio del magnate costruttore di navi, Erasmus Faber, dichiarato non colpevole dell’omicidio della sua amante, Marie Wesley, bella donna, una mantenuta molto chiacchierata, più vecchia di lui. Scartato ragionevolmente Peterson, Daniel passerà a Evan Faber , da cui tuttavia suo padre lo esorta a stare alla larga per ragioni diplomatico/politico/sociali. Il giovanotto però incuriosito si incaponisce, sfida i suggerimenti del padre e incontra Evan, che finisce per piacergli molto. Si rivedono, poi una sera fanno insieme un giro dei pub. Ma ci sarà un grosso ma … Perché se Daniel completa la nottata solo con i postumi di una sbornia, Evan finirà invece la sua morto, disteso all’obitorio. E il suo cadavere verrà ritrovato nella stessa area di Mile End e ucciso quasi nello stesso modo dell’avvocato Drake . Evidentemente i due delitti sono legati tra loro ma dove sta la connessione? L’indagine tuttavia condurrà Daniel e suo padre sir Thomas Pitt, capo della Sicurezza nazionale, su una pista di omicidi che si estende dai bassifondi, ai più alti livelli della società. Così pericolosamente in alto che qualcuno pare disposto a tutto pur di fermarli. Con la storia che prenderà una svolta inaspettata. I Pitt infatti sono tutti in mortale pericolo.. In Morte a doppio taglio, Anne Perry ha creato un giallo storico molto particolare, ambientato a Londra, prima della prima guerra mondiale. Ma ciò che forse rende questo libro speciale, insomma diverso, è che al di là di un semplice giallo storico, la Perry descrive una particolare condizione umana: ovverosia cosa comporti essere il figlio di un uomo di grande successo. Uno dei figli di padre di successo è, ovviamente, Daniel Pitt. Thomas Pitt è il capo di Special Branch, un uomo molto noto in tanti ambienti. Così quando, all’inizio del libro, l’ispettore Letterman chiede a Daniel se è imparentato con Thomas Pitt, si riesce quasi sentire la stanchezza nella voce di Daniel quando dice “mio padre”. Ma nel romanzo compare anche un altro figlio di un padre famoso: Evan Faber, che era stato difeso con successo da Drake in un processo per omicidio. Suo padre, Erasmus Faber, è un titano della cantieristica navale, che sta diventando sempre più importante man mano che le tensioni pre-prima guerra mondiale tra Gran Bretagna e Germania, si stanno accumulando, ed Evan, il figlio, arranca per restare alla sua altezza.
Anne Perry è lo pseudonimo di Juliet Marion Hulme, scrittrice britannica, nata nel 1938. Figlia di Henry Hulme, rettore dell’Università di Canterbury, nell’infanzia si ammalò di tubercolosi. Doveva perciò soggiornate a lungo in Paesi caldi (Caraibi, Sudafrica…), ma a 13 anni si ricongiunse con il padre che si è trasferito all’Università di Cambridge in Nuova Zelanda. Durante il suo soggiorno si legò d’amicizia quasi morbosa con Pauline Parker. Quando i genitori decisero di divorziare Juliet pensava di poter tornare con l’amica in Inghilterra. Davanti però al deciso rifiuto della madre di Pauline, Honora Rieper, le due ragazze (quindici anni) nel 1954 l’uccisero. Arrestate furono condannate a cinque anni di carcere, vista la giovane età, e all’obbligo di non vedersi mai più. Scontata la pena, Anne si trasferì in Inghilterra, poi negli Stati Uniti e infine in Scozia. Con lo pseudonimo di Anne Perry, pubblicò nel 1979 il suo primo romanzo e da quel momento cominciò la sua fortunata carriera di scrittrice di romanzi polizieschi storici, incentrati soprattutto sui personaggi di Thomas Pitt e William Monk. Anne Perry si è spenta a Los Angeles il 10 aprile 2023. La sua storia è stata raccontata nel film del 1994 Heavenly Creatures (Creature del cielo) del regista Peter Jackson, in cui la scrittrice viene interpretata da Kate Winslet.
Il giorno della laurea a pieni voti di Gemma, brillante studentessa e unica figlia di Rachel ed Ed Hartley, dovrebbe rappresentare uno dei giorni più felici per la famiglia. Ma quando Gemma sembra inciampare e poi cade e batte la testa sul palco durante la cerimonia, quel bel momento si trasforma nel caos: infatti si scoprirà subito che qualcuno le ha sparato, e ora Gemma sta lottando per la vita. La vita di Ed e Rachel Hartley fino a quel momento serena e apparentemente senza scosse, all’improvviso si trasforma e in un incubo. Tra i primi a raggiungere la scena del crimine sarà l’investigatore privato Matthew Hill, ex poliziotto che spesso opera ancora come consulente della sua vecchia squadra. Hill è con la sua famiglia, moglie e bambina di quattro anni, a fare la fila per comprare un gelato vicino alla cattedrale di Mainstead quando vede il fuggi, fuggi terrorizzato della folla che grida: “C’è un cecchino”. Prega la moglie spaventata di tornare subito a casa e si dirige verso il portone d’ingresso, provando a telefonare all’unica persona che conosce bene alla polizia . Scoprirà subito che proprio lei, la sua ex collega di Hill, l’ispettore Melanie Sanders sta arrivando sul posto ma è rallentata dal traffico . La Sanders tuttavia si rassicura, sentendo che Hill è già in loco e gli chiede di intervenire. Hill prende direttamente in mano la situazione, qualificandosi e garantisce l’ordine fino al suo arrivo. Quindi passa le consegne alla polizia e raggiunge la famiglia . Presto si scoprirà che Gemma , dopo che all’ospedale le hanno dovuto amputare una gamba ed è incosciente, in coma in lotta tra la vita e la morte, aveva un segreto di cui i genitori non erano a conoscenza. Sul suo cellulare ora in mano alla polizia si legge un messaggio criptico: “lui non è quello che dice di essere” che Gemma ha ricevuto sul telefonino qualche ora prima suggerisce che qualcuno da lei conosciuto bene, rischiava di essere smascherato. Ma chi mai potrà essere ? Ma ben presto, volente o nolente, Mattew Hill, che si ritroverà stipendiato dalla polizia e coinvolto nelle indagini, dovrà cominciare a indagare e questo lo porterà a scoprire quanto possa essere complicato. La verità è un miraggio lontano. Tutti, famiglia, amici e conoscenti stentano a voler affrontare e poi dire la verità. E tanto per cominciare ciascuno dei protagonisti ha un qualche segreto, da nascondere grande o piccolo che sia. E nessuno vorrebbe parlare… Non è facile districarsi in quella vasta palude di reticenze Persino i genitori di Gemma, gli Hartley, sia l’uno che l’altra tacciono su qualcosa di importante della loro vita… Qualcosa che non si sono mai detti neppure tra loro. Qualcosa che forse potrebbe rappresentare la chiave per decifrare il mistero. E Gemma, la bella e corteggiata unica figlia loro, poi… Aveva mai condiviso il suo importante segreto con qualcuno? Un segreto che ben presto purtroppo i media scopriranno, cominciando a ricamarci sopra, tanto da minacciare persino gli inquirenti che stanno indagando, prepararsi a colpire di nuovo senza pietà e mettere in pericolo persino la ragazza nel suo letto di ospedale. Perché il suo mancato assassino è ancora là: pronto, in agguato. Riuscirà Matthew Hill a scoprire la verità prima che l’aggressore colpisca ancora?
Un thriller psicologico avvincente, in cui una quantità di cose sono state tenute nascoste anche per decenni, arricchito da una trama piena di oscuri segreti, una serie di bugie e folli ossessioni impudicamente messi a nudo. Una trama tracciata, avvalendosi dei diversi punti di vista dei personaggi, con persino diversi capitoli chiarificatori che si alternano tra passato e presente, ponendo ulteriori interrogativi. Apprenderemo pertanto direttamente una serie di fatti loro, inconfessati, prima che li scoprano gli altri e ne condivideremo i tormenti, le paure, le colpe, e i tanti, troppi rimorsi.
Teresa Driscoll, vive nel Devonshire, in Inghilterra. Ti sto guardando, il suo esordio nella narrativa, è arrivato al primo posto nelle classifiche di Inghilterra, Stati Uniti e Australia e ha venduto oltre un milione di copie. I suoi romanzi successivi sono stati pubblicati in 20 Paesi. La Newton Compton ha pubblicato anche L’amica perfetta, La promessa dell’assassino e Inganni di famiglia. Per saperne di più: http://www.teresadriscoll.com
Una nuova squadra di personaggi per la Varalli, dopo la serie sulle “Squinzie” all’opera sullo sfondo di una Milano ancora anni ‘80. Favolosi anni in cui si credeva che il meglio dovesse ancora venire, soprattutto nella Milano da bere dove si chiacchierava ancora consumando un paio di “biciclette” al bar. Traduco : aperitivi di quel tempo che fu, a base di bianchino o spruzzato che ritroviamo in “Tira, mòlla e messèda” (le indagini del bar William), giallo ambientato sulla fine degli anni ottanta. Una Milano che bisogna saper interpretare, per chi non è cresciuto milanese. Già il titolo: Tira mòlla e messèda, va spiegato bene agli analfabeti di dialetto. Dunque, tanto per cominciare, ecco la versione italiana ovverosia: girarci attorno, perder tempo. Modo di dire dal quale faranno ampio usato i vari personaggi per far capire che a volte serve tanta pazienza prima di trovare una soluzione. Ma ora passiamo ai protagonisti , e membri della squadra, spassosi attori che dovranno sbrogliare un caso nel “borgh di ortolan”, la zona di via Sarpi, ormai colonizzata dai cinesi che allarga fino a via Canonica, e a via Piero della Francesca . Protagonisti saranno infatti i quarantenni e poco più membri di un terzetto formato dall’alto e prestante gommista Mario, il bravo e onesto idraulico Pino dell’acume e la loro erculea amica Eddy, diminuitivo di leggasi: Edmonda de Amicis, di professione buttafuori in un locale notturno . La storia comincia a ottobre del 1988 con Mario e Pino in coda dietro a una schiera di famelici e affannosi pensionati, all’ufficio postale di via Bertini. Pino ha trovato nella cassetta delle lettere l’avviso di un pacco da ritirare. Il bottino, ovverosia la busta di cartone – a lui indirizzata da una sconosciuta ditta milanese, verrà finalmente guadagnato da Pino, spostatosi su suggerimento di Mario, dall’ingresso di via Bertini a quello di via Lomazzo riservato a posta e raccomandate -, rivelerà di contenere una misteriosa musicassetta. E già e poi il mistero pare destinato a infittirsi già dal primo tentativo d’ascolto. Una volta inserita in un registratore infatti si sentono solo fischi e ronzii tipo colonna sonora di un film di fantascienza. Solo suoni e rumori incomprensibili. Ma il Mario, o Marietto, capisce subito che si tratta di roba moderna, da computer. Insomma sarebbe la trascrizione per salvare un file, se però vogliono provare a capirci qualcosa serve la consulenza di Eddy , unica tra loro proprietaria di un portatile e di una stampante . Ma prima dovranno aspettare che sia disponibile, dopo aver lavorato tutta la notte. Poi , arrivati a casa della robusta buttafuori, il suo portatile partorirà una sfilza tabelle contenenti nomi e cifre incomprensibili… Bisogna indagare e dargli un significato. Anche perché, cercando bene dentro la busta di cartone, che conteneva la cassetta del file troveranno anche scritto a macchina un foglio con quella che appare come una precisa richiesta d’aiuto. Con il repentino arruolamento arruolato anche dell’Edmonda nell’improvvisato gruppo di detective, ormai tre baldi eroi, dovranno darsi da fare, soprattutto per scoprire l’identità del mittente di quel pacco spedito a Pino. Intanto il nome e il logo stampati sulla busta ricordano quello di un negozietto di gadget nel quartiere. Che vendeva gadget soprattutto a scopo promozionale. Ma ormai quel negozietto si è trasferito … Ciò nondimeno bisogna cominciare e partendo proprio da quella traccia. Ai tre amici pertanto non resta che mettersi in caccia, sfruttando anche l’appoggio logistico di Viliam, proprietario del Bar William, un locale particolare, con due vetrine senza pretese, un jukebox, un flipper, dei tavolini spaiati e il bancone in formica verdina. Per noi, per meglio inquadrare Viliam, par doveroso aggiungere che è un personaggio speciale, famoso per essere uno sfegatato fan di Ursula Andress. Tanto che in giro si diceva addirittura che avesse avuto una mezza storia con lei quando non era famosa. Lui ci giurava, ma la Andress no! E comunque, avvalendosi anche degli occhi, delle orecchie di Viliam, perfetto esemplare di barista: ficcanaso e pettegolo quanto basta, intercalando la loro ’indagine con qualche stuzzichino, con bianchini spuzzati, i tre amici riusciranno in qualche modo a a sbrogliare l’enigma del pacco e tirare fuori una persona da brutti forse bruttissimi guai. Un universo variegato pieno di clienti del bar, vicini chiacchieroni, pensionati, strani vetrai, ecc. ecc. intessuto con abilità, quasi a ricostruire un film commedia di quegli anni che si esalta in una piccola comunità. Una trama gialla appena accennata, fatta di buffi aneddoti e false piste con investigatori di quartiere che se la sanno sbrigare da soli senza ricorrere ai carabinieri. Continue argute citazioni in dialetto che si rincorrono, arricchite dalla premessa dell’autrice con ampie delucidazioni sulla pronuncia. Storia molto godibile e che si fa leggere tutta di fila.
La scrittura di Paola Varalli è ironica, frizzante. Ama i giochi di parole e l’enigmistica, i suoi personaggi potrebbero essere gli amici della porta accanto, a loro è facile affezionarsi ma poi si scopre che potrebbero celare qualche mistero. Architetto per la pagnotta e scrittrice per passione, Paola Varalli nasce sul lago Maggiore e vive tra Milano e il lago di Como. Ha pubblicato tre gialli con Fratelli Frilli editori, con le “squinzie” come protagoniste, due amiche con la propensione ad indagare e a ficcarsi nei guai. Con Todaro editore è già uscita con due racconti lunghi sulle antologie Quattro volte Natale e Odio l’estate.
Daniel Mermet, pittore parigino in vacanza in Spagna, una notte investe con l’auto una donna. Spaventato, non sapendo cosa fare, la porta nell’albergo dove risiede e scopre nell’ordine che è bellissima, bionda, parla francese e non ricorda più nulla del suo passato. Il giorno seguente affascinato dalla sua bellezza e dal suo mistero decide di portarla sulla spiaggia e farle un ritratto. Ma una luce sinistra nel suo sguardo lo turba. Cosa nasconde Marianne, questo si scoprirà dopo è il nome della donna, cosa nasconde il suo sguardo? Negli occhi di Marianne, tradotto da Elena Cappellini, si va ad aggiungere ai piccoli capolavori noir di Frederic Dard che Nero Rizzoli ospita nella collana dove già sono presenti Gli scellerati, Il montacarichi, I bastardi vanno all’inferno e Prato all’inglese. Letto in treno, nel breve viaggio tra Torino e Milano, Negli occhi di Marianne racchiude un mistero, un mistero terribile, che il protagonista svelerà a poco a poco lasciandosi coinvolgere in un amore pericoloso e oscuro come tutti gli amori. Conosciamo davvero chi crediamo di amare? Questa domanda ci accompagnerà per tutto lo svolgersi degli eventi fino al tragico finale. Fulminante, ipnotico, essenziale, come tutti i noir di Dard ci porta in terre sconosciute che forse non vorremo esplorare. Il mistero dell’animo umano è ciò che affascina e respinge e in un susseguirsi di eventi e colpi di scena il lettore attraversa una vasta gamma di sensazioni dalla curiosità, alla sopresa, all’orrore, perchè è in realtà una piccola storia di orrore come se ne vivono in provincia, a voi la scelta se leggerlo o meno, ma se amate Dard direi che è il caso che non ve lo lasciate sfuggire. Alla prossima.
Frederic Dard (1921-2000) ha iniziato a pubblicare romanzi negli anni Quaranta. Il grande successo sarebbe arrivato però più tardi, con lo pseudonimo San-Antonio. È in atto una riscoperta internazionale della sua opera, vastissima, inaugurata in Italia da Rizzoli con Gli scellerati (2018), Il montacarichi (20219), I bastardi vanno all’inferno (2021) e Prato all’inglese (2022).
Elena Cappellini, dopo la laurea in Lettere moderne presso l’Università di Bologna, ha studiato a Siena, dove ha conseguito il dottorato in Letteratura comparata e Traduzione del testo letterario. Ha partecipato a convegni e pubblicato saggi su Michel Tournier, sul fantastico, sull’immaginario radiofonico, fotografico e radiologico. Dal 2002, a Cremona, è stata curatrice del festival Pensare la differenza, percorsi, incontri e spettacoli sulla cultura di genere.
Source: libro inviato al recensore dall’ editore. Ringraziamo Giulia e Chiara dell’ Ufficio stampa Rizzoli.
Brillante, frizzante, graffiante e godibilissimo, un romanzo affollato da colpi di scena e personaggi che si fanno notare . E con per palcoscenico una città, Trapani, che assume meritatamente il ruolo di coprotagonista nella prima indagine di Antonio Indelicato, detto Nenè, Lui , il commissario, un po’ svagato che, come tanti, è costretto a dividersi funambolicamente tra lavoro e vita privata, e tuttavia da poliziotto sagace sempre disposto a portare avanti il suo lavoro con orgoglio e dignità. Un uomo colto, amante dei libri, spesso un po’ malinconico, che si sforza un po’ nel rapportarsi con le donne , mentre invece, da eccellente cuoco qual è , si trova benone in cucina. Insomma un persona normale, senza eccezionali capacità , salvo forse quella di aver cresciuto bene e da solo la figlia Sara, visto che la moglie e madre l’ha mollato senza remore pochi mesi dopo la nascita della bambina. Fatto che, per fortuna, non ha creato dei danni: infatti Sara un’ adolescente di quattordici anni per tutto, salvo la cucina, è in grado di sbrigarsela come una trentenne. La mattina di un tranquillo venerdì di aprile, in una moderna e ricca abitazione di Trapani, sarà scoperto il cadavere straziato di un uomo. Si tratta di un barbaro e crudele omicidio. Il morto infatti , ritrovato nella cantina della sua villa, appeso al soffitto e massacrato a bottigliate della sua preziosa collezione, è l’enologo Platimiro Greco. Il Greco, cinquantenne separato e con fama di tombeur de femmes, famoso volto del piccolo schermo, volubile ospite fisso della trasmissione “Sorsi e Morsi” di Wine Channel, un programma per addetti ai lavori in cui si esibiva in frequenti e burrascose contestazioni in grado di decretare il successo o la disgrazia di un vino di qualità. Il caso verrà affidato al commissario Antonio Indelicato che non tarderà a rendersi conto quanto la sua indagine sia decisamente difficile e complicata. Complicata dal fatto che la vittima, un presuntuoso ed egoista rompiscatole, anche e soprattutto a causa del suo lavoro, aveva moltissimi nemici e tutti con validi motivi per eliminarlo. Un ampio ventaglio poi di svariati e attendibili moventi attribuibili a tante e diverse persone che per una ragione o per l’altra avrebbero potuto desiderare di volere la sua morte. Insomma Indelicato dovrà con pazienza da certosino, grazie all’ impegno e all’aiuto della sua brillante squadra – composta dalla poco più che trentenne e fattiva sua vice Salvina Russo, dall’ispettore Pino Sansica e dal quasi robotico dottor Martino Massari , meticolosissimo e intuitivo capo della Scientifica -, incominciare ad approfondire tutti gli indizi e pian piano sentire uno a uno tutti i potenziali colpevoli controllando accuratamente possibili alibi ed eventuali testimonianze a discarico. Ma la strada da fare è lunga e tortuosa, e i tanti possibili indiziati metteranno in seria difficoltà il nostro commissario e i suoi compagni di indagine, rischiando di lasciar loro imboccare molteplici false piste senza costrutto, solo in grado di far perdere tempo. Per sbrogliare l’ardua matassa investigativa, il commissario Indelicato, continuamente tediato da commenti e sorrisini sul suo nome che rimanda a Petra Delicado, celebre protagonista dei romanzi gialli di Alicia Giménez-Bartlett, dovrà scoprire come e perché una persona ferita può arrivare a trasformarsi in assassino. Riuscirà a scoprire chi veramente voleva la morte dell’enologo e le reali motivazioni che dovrebbero aver portato ad architettare un omicidio tanto efferato? Una trama ingarbugliata per un eccellente intreccio narrativo, pieno di tutta una serie di colpevoli sempre credibili ma che ohimé risulteranno sbagliati. L’eccellente fiuto del commissario lo spingerà però ogni volta a ricominciare da capo con testardaggine per poi andare avanti inseguendo con rinnovata tenacia nuove potenziali piste. Un giallo scorrevole con un protagonista per cui è impossibile non parteggiare: un uomo, diviso tra il suo dovere, la passione per i libri, la cucina, e una deliziosa figlia adolescente. Ottima la corale e vivace caratterizzazione di tutti i personaggi, la gestione delle splendide ambientazioni trapanesi, arricchite da sensazioni e indimenticabili profumi in un equilibrio, fatto di scelte, con un pensiero sereno al passato e uno fiducioso volto al futuro.. Personaggi vivi, palpabili, splendide descrizioni dei luoghi che fanno venire la voglia di partire subito per Trapani arricchite da scenari talmente realistici , vedi alla fine con Nené Indelicato grande protagonista in cucina , da far percepire l’aroma della frittura e far venire l’acquolina in bocca a chi legge..
Gaspare Grammatico è nato a Trapani, dove torna appena può. Vive tra Torino e Milano. Autore tv, da anni lavora nella squadra del programma televisivo “Fratelli di Crozza”. I diritti cinematografici di questo romanzo sono stati opzionati da BiBi Film, società che ha coprodotto la serie “Le indagini di Lolita Lobosco”.
La nuova indagine di Marco Tobia, tra il Lago d’Orta e Milano. Un nuovo caso per l’investigatore che, se potesse, non vorrebbe mai stare lontano da Clara, la sua fidanzata e dalla silenziosa casetta sull’isola di San Giulio, dove risiedono solo lui e lo sparuto gruppo di monache benedettine. L’investigatore privato Tobia, affetto dalla sindrome di Tourette, che talvolta lo costringe a movimenti involontari e a versi incontrollabili, non sembra uomo facile da gestire e da amare. Ma la sua fidanzata Clara Fournier , un’intelligente escort che lavora a Milano, è innamorata di lui e oltre ad aiutarlo a vivere i suoi sintomi quando esplodono in presenza di altre persone, gli perdona generosamente la musoneria e la difficoltà di confrontarsi con gli altri, dovuta all’essere stato cresciuto da dei genitori freddi e incapaci di gestire, fin da bambino le sue problematiche. Prima di farsi conoscere come investigatore privato, Marco Tobia era stato un ispettore di polizia, ma durante un’azione , per colpa degli incoercibili movimenti provocati dal suo stato, ha accidentalmente sparato al collega e amico Antonio Scuderi, facendo di lui un invalido a vita seduto su una sedia a rotelle. Quell’incidente, oltre a costringerlo a un prepensionamento dalle forze dell’ordine, gli ha provocato un sofferto e indelebile senso di colpa. Stavolta Tobia è inquieto e di cattivo umore perché il caso che ha accettato, un banale pedinamento di un marito accusato di tradire la moglie, tale Luisa Mariani, che intende trovare le prove per incastrarlo e divorziare, lo sta obbligando a restare troppo a lungo Milano e troppo lontano dalla sua minuscola e adorata isola di San Giulio. Ciò nondimeno si tratta solo di noiosa e consueta routine investigativa ma che lo vede forzosamente costretto a continui sfibranti appostamenti in una città surriscaldata dall’afa estiva supportato per sua fortuna dall’amico, il barcaiolo Anselmo, con il compito di fargli da accompagnatore e aiutante. L’inutile pedinamento di troppi giorni del marito della Mariani senza riuscire a scoprire nulla che lasciasse pensare a una possibile relazione, aveva deciso Tobia a rinunciare all’incarico. Ma nel successivo incontro con la cliente, in vacanza a Orta, la donna ostinata gli aveva chiesto di continuare, poi, pur respinta, aveva tentato di portarselo a letto. E qualcuno, dopo aver scattato col teleobbiettivo foto della tentata seduzione, le aveva fatte avere a Clara, la sua fidanzata, con l’evidente scopo di provocare una rottura tra loro. Senza successo perché, dopo una franca e convincente spiegazione, partiranno insieme in volo per Parigi. Un bel viaggio, una vacanza che pensavano di passare girovagando per mercatini e musei, interrotto però dall’inopinato e repentino ritorno di Tobia, forse un po’ sopraffatto dalle sue problematiche e dal dichiarato intento di Clara di presentarlo ai suoi genitori. Ma e soprattutto un ritorno provocato dalla telefonata da Verbania dell’amico ispettore Scuderi che è stato informato dall’ispettore Lodigiani dell’uccisione a Milano di una escort. L’omicidio è da collegare a quello di Fabiola Presciani, sempre una escort, amica di Clara, avvenuto tempo prima e per il quale lei era stata sentita più volte dalla procuratore. Sul telefono della Presciani infatti compariva il suo numero con diversi tentativi a vuoto di raggiungerla… E anche stavolta purtroppo gravi elementi, in evidenza sulla scena del delitto, rimandano a Clara: e come se non bastasse la donna morta p proprio la sua focosa cliente Lisa Mariani… Cosa c’è sotto? Perché è stato coinvolto? Insomma la sua indagine per la Mariani, probabilmente solo un contorta montatura, si dimostrerà foriera di una cascata di brutte sorprese e gravi pericoli non solo per Tobia ma anche per la sua fidanzata che potrebbe a essere nel mirino di un serial killer di escort. Intanto per cominciare Marco Tobia dovrà riuscire a ricucire il suo rapporto con Clara. La sua fuga da Parigi e il suo atteggiamento iper protettivo non stanno certo contribuendo a migliorarlo. Lei poi ora deve tornare a Milano, testimoniare. Lo farà con il fedele Anselmo, eletto a guardiano. A Tobia invece non resta che parlare direttamente con l’ispettore Lodigiani, prima di mettersi a investigare sotto traccia, ripartendo dai suoi pedinamenti per conto della Mariani. Dovrà scoprire chi e cosa era il marito della Mariani che aveva seguito per giorni. Indagare sulla posizione delle persone che frequentava, come i due fratelli Casellani, Fabrizio e Rosita, eredi di una azienda produttrice di giocattoli un tempo di successo ma ora vicina al fallimento? Però ha la brutta sensazione di girare a vuoto, le tessere del suo puzzle non s’incastrano. Cosa c’è dietro quegli omicidi? E perché Clara Fournier è stata chiamata in causa. L’assassino potrebbe essere lo stalker che in un procedente romanzo tormentava Clara prima di essere messo a tacere da Tobia? O forse potrebbe sapere e dire qualcosa sulla Mariani il vecchio nobiluomo Alighiero Everardi che vive lussuosamente sul Mottarone? Magari qualcosa di molto personale… Un drammatico avvenimento imprevisto però farà precipitare gli eventi…Ma per risolvere il caso Tobia dovrà armarsi di molta pazienza e ricostruire una storia, alimentata solo dal rancore e dalla volontà di vendetta di una mente tormentata che trae le sue radici dal passato. Dialoghi veloci, vivaci, spesso piacevolmente umoristici per un intrigante protagonista che nonostante le critiche dell’amico Scuderi attenua i sintomi della sindrome di Tourette facendosi tranquillamente le canne come Rocco Schiavone. Marco Tobia infatti è un tipico antieroe riservato, diffidente, sempre recalcitrante nei rapporti sociali salvo con poche e selezionate persone che ama: la fidanzata, il barcaiolo Anselmo, l’ex collega ispettore in carrozzina e quei bambini che conosce, l’accettano com’è e gli parlano.
Matteo Severgnini vive e lavora a Omegna, sulle sponde del Lago d’Orta. Collabora con la Radio Svizzera Italiana, realizzando reportage e documentari radiofonici. Il primo romanzo con l’investigatore privato Marco Tobia è La donna della luna. Nel 2021 ha pubblicato per Todaro Editore La regola del rischio, sempre protagonista Marco Tobia, e nel 2022 il racconto lungo Affari pericolosi (disponibile solo su ebook).
La sindrome di Tourette è una malattia neuropsichiatrica che colpisce cervello e comportamento, caratterizzata dall’emissione di rumori e suoni involontari e da svariati tic. Grugniti, vocalizzi, colpi di tosse, parole emesse ad alta voce, saltelli, scatti e smorfie. Detta sindrome è più comune di quel che pensiamo e colpisce un individuo su cento. Più i maschi che le femmine.
Musa, quell’uom di multiforme ingegno
dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra
gittate di Ilïòn le sacre torri;
che città vide molte, e delle genti
l’indol conobbe; che sovr’esso il mare
molti dentro del cor sofferse affanni,
mentre a guardar la cara vita intende,
e i suoi compagni a ricondur: ma indarno
ricondur desïava i suoi compagni,
ché delle colpe lor tutti periro.
Stolti! Che osaro vïolare i sacri
al Sole Iperïon candidi buoi
con empio dente, ed irritaro il nume
che del ritorno il dì lor non addusse.
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