Posts Tagged ‘Gialli thriller noir’

:: Polimeri di Roberto Saporito (Cose Note 2025) a cura di Giulietta Iannone

1 giugno 2025

[…] mi sembra di perdere tempo, mi sembra che non sia questa la vita vera, come recitare, mi sembra che la vita vera sia da un’altra parte […].

Roberto Saporito predilige la narrativa breve e con il suo nuovo romanzo Polimeri, edito da Cose Note Edizioni di Alba, ci da un nuovo saggio del suo poliedrico talento. In apparenza omaggio postmodernista, con venature noir, al cinema, in realtà in questo romanzo l’autore analizza e scandaglia il limite tra realtà e finzione e chi meglio dell’attore protagonista, rigorosamente senza nome, può incarnare questo duplice ruolo in cui la finzione sembra sempre più prepotentemente sovrapporsi alla realtà. Il protagonista, un attore italo-americano che ha superato la boa dei cinquat’anni, e sta sperimentando cosa significhi invecchiare nel mondo fittizio dell’industria dell’intrattenimento, è un figlio dell’Actors Studio, che ha fatto suo il metodo Stanislavskij, metodo che fa provare all’attore realmente le emozioni che è tenuto a portare sullo schermo o a teatro. Ha un ex moglie, una figlia, e una carriera in cui deve reinventarsi lasciando il ruolo dell’attor giovane, e belloccio, per quello dell’uomo di mezza età, che lo portano dal recitare in una serie televisiva americana importante ad accettare di girare uno spot pubblicitario per un tonno in Italia, umiliante ma ben redditizio, anzi dal compenso astronomico. Poi la fortuna gli arride di nuovo e si trova coinvolto in un progetto ambizioso quello del remake, di produzione americana, ma girato a New York al posto di Roma, del film La Grande Bellezza di Sorrentino. Tra Los Angeles, New York e Roma, il protagonista avrà anche a che fare con un misterioso personaggio che lo perseguita, si sa l’America è un posto pericoloso pieno di serial killer, può succedere di tutto andando anche solo al supermercato, dando venature noir alla storia e arricchendo anche di sfumature macabre un racconto, narrato in prima persona, denso di riflessioni intimistiche e di lezioni di vita. Qui niente è quello che sembra. Qui tutto è finto. Qui tutto è di plastica.

Roberto Saporito, prima di dedicarsi completamente alla scrittura, ha studiato giornalismo e diretto per trent’anni una galleria d’arte. È autore di numerosi romanzi e raccolte di racconti, tra cui Harley-Davidson (1996), Il rumore della terra che gira (2010), Generazione di perplessi (2011), Il caso editoriale dell’anno (2013), Come un film francese (2015), Respira (2017), Jazz, Rock, Venezia (2018), Come una barca sul cemento (2019), In nessun luogo (2022) e Figlio, fratello, marito, amico (2024). Suoi racconti sono apparsi in antologie e su autorevoli riviste letterarie. Ha tenuto una rubrica sul magazine Satisfiction.

:: Portami a casa di Sebastian Fitzek (Fazi, 2024) a cura di Massimo Ricciuti

22 ottobre 2024

Jules Tannberg è un uomo che ha trascorso tanti anni a rispondere alle chiamate telefoniche urgenti dei berlinesi. Dopo un drammatico evento che l’ha colpito personalmente, Jules ha deciso di lasciare quel lavoro. Un sabato sera, però, accetta di sostituire un amico che si occupa di una linea telefonica dedicata alle donne che tornano a casa di notte e vogliono essere sicure di arrivare a destinazione sane e salve. Mentre ascolta alla televisione le ultime notizie riguardanti il cosiddetto killer del calendario, Jules riceve la telefonata di Klara, una donna che afferma di aver chiamato per sbaglio. Dall’alto della sua esperienza, l’uomo capisce come la realtà delle cose sia ben diversa e chiede in tutti i modi a Klara di non riagganciare. Inizia così una lunga notte per entrambi, anche perché lei sembra proprio essere la prossima vittima del killer del calendario.

Portami a casa segna l’attesissimo ritorno nelle librerie italiane di Sebastian Fitzek. Nella premessa l’autore spiega di come, in Germania, una donna su quattro subisca violenza dal partner almeno una volta nella vita. In particolare, le donne vittime di violenza domestica durante l’infanzia hanno più del doppio delle possibilità di subire violenza anche da parte del partner in età adulta. Da questi dati Fitzek trae lo spunto per regalarci un intenso thriller. Nel corso della lettura assistiamo a colpi di scena e ribaltamenti dei ruoli, orchestrati dall’autore con la solita maestria. Chi dà la caccia a chi? Questo è solo uno dei tanti interrogativi che si dipanano lungo una trama cui bisogna prestare molta attenzione. Tutti i personaggi mentono e hanno qualcosa da nascondere, ma perché? Quando il lettore pensa di aver finalmente capito, la situazione si ribalta come in un gioco di specchi. Chi conosce il modo di scrivere dell’autore dovrebbe esserci abituato, eppure Fitzek riesce a sorprendere sempre, disseminando tracce e indizi. Sta a noi comprendere se siano veri o falsi.

Considerato uno dei principali esponenti del thriller psicologico, lo scrittore tedesco ci consegna un’altra, imperdibile lettura. Ciò accresce il rammarico per i titoli non ancora tradotti in italiano, con la speranza che la casa editrice Fazi continui nell’opera di “recupero” iniziata con Portami a casa.

Traduzione di Elisa Ronchi.

Sebastian Fitzek, nato a Berlino nel 1971, ha studiato Giurisprudenza ma non ha mai esercitato la professione, preferendo seguire una strada più creativa. Il suo esordio letterario risale al 2006, anno di pubblicazione in Germania di La terapia: il romanzo è stato accolto con grandissimo entusiasmo dai lettori, tanto da contendere al Codice da Vinci il primo posto nelle classifiche di vendita. In seguito ha pubblicato altri ventisette romanzi, che lo hanno confermato come esponente di punta del thriller psicologico. Da Portami a casa verrà presto tratta una versione cinematografica per Amazon International.

:: Aurora di Marina Visentin (Laurana Editore 2024) a cura di Giulietta Iannone

12 ottobre 2024

Ma le ombre poi tornano. Tornano sempre. E diventa sempre più difficile far finta di non vederle.
Roberto continuava a dirle che l’amava, Gemma continuava a pensare che erano una coppia, nonostante tutto. Cercavano di passare del tempo insieme, ogni tanto a Milano, qualche volta in Val Cannobina, a turno, perché entrambi non volevano essere giudicati ingiusti.
Da un po’ avevano cominciato a essere infelici. Ma non avevano voglia di dirselo. Non ancora.

Sogni, incubi, ossessioni, fobie, di questo magma caotico e composito è fatto il noir Aurora di Marina Visentin edito da Laurana Editore nella collana Calibro 9, dedicata al giallo e al noir. Gemma ha un legame con Ofelia, il tragico personaggio shakespeariano morto annegato, a cui è dedicata una mostra nell’elegante galleria d’arte dove la protagonista lavora. Gemma ha un segreto, su cui ha costruito una vita perfetta, casa elegante nel cuore di Milano, lavoro prestigioso, fidanzato artista, ma di notte quando le difese si abbassano e il mondo onirico fa emergere il passato, ritornano ricordi, traumi insoluti.

Che cosa succede? Che diavolo sta succedendo? Qualcuno mi segue? Chi? Perché?
Qualcuno sa? Ha visto? Mi ha scoperto?
Davvero qualcuno può aver scoperto tutto?
No.
Non ha senso. Non ha alcun senso.

Tutto è in bilico, tutto scorre apparentemente in modo placido finchè un uomo entra nella vita di Gemma, prima chiede informazioni su di lei ai vicini e conoscenti, la pedina, la spia, la terrorizza, un uomo che si rivela essere un ex poliziotto, vittima anch’egli delle sue ossessioni. Gemma e Vittorio così si incontrano, per uno scambio di persona, si conoscono forse non così casualmente, e iniziano una relazione in un crescendo di angoscia e segreti taciuti che vogliono emergere.

La notte è una culla abitata dal vento, un incubo fatto di acqua scura. È la vita che si spegne, coscienza che sprofonda nell’incoscienza. Oblio e paura. Una bambina che affonda nell’oscurità. Piangendo.
Apro gli occhi. Vedo buio. Chiudo gli occhi. Non cambia nulla, vedo solo nero. Riapro gli occhi. C’è luce ora, un chiarore indistinto che avvolge ogni cosa come un bianco sudario.
È il bianco il colore della morte.

Riuscirà a salvarsi Gemma dalla spirale che sembra avvolgerla e trascinarla dove non vuole andare? Cosa nasconde il passato e soprattutto il minaccioso presente? Chi è Aurora, la piccola dolce Aurora che si chiamava come la principessa della Bella Addormentata? Queste sono le domande che scorrono nella mente del lettore mentre legge questo libro oscuro e inquietante, sorretto da una scrittura evocativa e onirica. Sarebbe piaciuto a Hitchcock per l’importanza dell’inconscio nella vita di una donna apparentemente forte e realizzata che nasconde le sue mille fragilità sotto una spessa scorza di razionalità e durezza e gravata da una minaccia esterna e interna. Una donna in pericolo che ci ricorda le tante donne in pericolo nella vita reale, dominate da meccanismi psicologici sempre uguali, la paura, il senso di colpa, l’incapacità di conquistarsi una reale autonomia, l’incapacità di costruirsi relazioni sentimentali sane, meccanismi che l’autrice indaga con sensibilità e acutezza.

Marina Visentin è nata a Novara, da oltre trent’anni vive e lavora a Milano. Giornalista e traduttrice, una laurea in filosofia e un passato da copy-writer, ha collaborato con varie testate scrivendo di cinema. Ha pubblicato saggi sulla storia del cinema, libri di filosofia (Filosofia – Finalmente ho capito!, Vallardi, 2007), romanzi gialli e noir (Biancaneve, Todaro Editore, 2010; La donna nella pioggia, Piemme, 2017; Cuore di rabbia, Sem, 2021, Gli occhi della notte, Sem, 2023), il divertissement filosofico Raffasofia (Libreria Pienogiorno, 2021).

:: Trudy di Massimo Carlotto (Einaudi 2024) a cura di Patrizia Debicke

1 Maggio 2024

Un thriller avvincente che mischia i destini di un ex commissario di sicurezza Giandomenico Farina, approdato ai vertici di un’agenzia di security, e di una giovane donna di provincia, Ludovica Baroni, il cui marito ricco e famoso commercialista, da un giorno all’altro è misteriosamente scomparso. Due persone che appartengono a mondi lontani e che si ritroveranno proiettati al centro di strani giochi di potere. Giochi nei quali ciascuno muoverà le sue fishes, mentre la posta sul tavolo continua a crescere pericolosamente. Tra i due, il più intrigante appare Farina, passato dal 2008 al privato dopo la proposta di insabbiare e chiudere in fretta una fastidiosa indagine (che contemplava la morte due agenti di polizia, una prostituta e di tale Molteni, un probabile serial killer ed ex sottufficiale dei paracadutisti della Folgore). Trasferito a Milano da quindici anni Farina è diventato Il Dottore, detto dai soci il Grigio per la sua estrema sobrietà nel vestire, assurto ai vertici dell’agenzia privata milanese Nsg in grado di offrire ogni genere di servizi di sicurezza con personale altamente specializzato: ovverosia di gente con un passato spesso nei corpi scelti dell’esercito o nelle forze dell’ordine. Costose prestazioni dunque quali scorte ovunque a vip e nelle aree di crisi (contractor in zone di guerra), discreto controllo di figli di gente influente, protezione di immobili, centri commerciali e attività produttive. E poi garantire indagini, intelligence, analisi dei rischi, destreggiarsi nel campo reputazione della gente, con raccolta di informazioni e addirittura intelligence, servendosi di intercettazioni, pedinamenti, ecc. ecc. Un mondo fitto di impalpabili personaggi, dove non è possibile fidarsi completamente di qualcuno.
Apparentemente molto meno interessante, ma mai dire mai, Ludovica Molteni abbandonata una bella mattina mentre dormiva nel suo letto della casa familiare, una bella villetta di Merate, dalla quale mancano solo alcune valigie ed effetti personali di Federico Riva suo marito. Che secondo la dichiarazioni da lei rese alla polizia , se ne sarebbe andato con un’altra donna , un’amante. Una della tante, lei l’aveva scoperto passato un po’ di tempo dopo il matrimonio, che non nascondeva di collezionare. Ludovica aveva ingoiato il rospo, era solo una ex graziosa commessa, sposarsi con un professionista arrivato le aveva cambiato completamente la vita, garantendole tranquillità economica e benessere, ed era rimasta pur pretendendo di avere almeno un figlio. Ma quel figlio non era arrivato…
Epperò né la polizia né la moglie sembrano troppo vogliosi di cercare Riva. Lei Ludovica addirittura, dopo avere aspettato con pazienza per qualche giorno, si è trasferita da sola in vacanza in Romagna, a Cesenatico.
Strana faccenda perché invece c’è chi, nella fattispecie un senatore di destra ben ammanigliato al Nord, dove il suo partito ha consolidato consensi e interessi economici non sempre legali, è pronto a pagare e bene pur di scoprire dove sia finito il Riva , o meglio addirittura ingaggiare la Nsg di Gianantonio Farina e i suoi uomini. Insomma pare che il commercialista Riva avesse le mani in pasta dappertutto e reggesse le fila di roba che scottava parecchio. Per non saper né leggere né scrivere anche stavolta Farina si fa preparare un dossier riservato sulla persona a cui gli affida l’incarico, non si sa mai. O forse perché sa sempre che non ci si può mai fidare di qualcuno e in futuro tutto può servire.
Stavolta comunque, vista la situazione e le richieste avute, al “Grigio” non resta che dare il via a un’indagine sotto copertura e, per non lasciare niente di incompiuto, mettere sotto stretta sorveglianza Ludovica, la moglie del commercialista, facendola intercettare e spiare, ora dopo ora giorno e notte. Sperando che prima o dopo li porti dal marito o da chi per lui.
Il tutto non senza averle affibbiato il ridicolo nome in codice Trudy che rimanda alla disneyana sposa di Gambadilegno. Quindi tutto dovrebbe essere sotto controllo. O invece… lei ha un altro piano. Chi può dire?
Altri attori arricchiscono la trama: Alex, capatosta ex buttafuori, poco affidabile e sempre pronto ad approfittare di ogni situazione per menare le mani; Duccio Baldi della Tosco Security, agenzia che fa parte della TSG e Serena Grandi, moglie di un sindacalista picchiato quasi a morte. Insomma non è certo un’Italia da cartolina quella descritta in Trudy, ma un mondo molto realistico in cui chi disturba deve essere eliminato o messo a tacere. Niente e nessuno mira a un bene comune. Tutto e tutti mirano invece solo a uno scopo, l’unico parrebbe e cioè il mero interesse personale.
Con la sua solita scrittura sobria e pulita, Massimo Carlotto costruisce una storia complicata dalle mille teste e code che si dipana pian piano spaziando da Milano alla comunità cinese di Prato, dalla Brianza fino alla costa romagnola. In mezzo a tutto questo girano solo interessi, tanti interessi e poi soldi e voltafaccia. Le diverse volontà dei personaggi si incrociano, si mischiano e magari si scontrano causando nuovi problemi pronti a deragliare. Ma, come solo lui sa fare, Carlotto riesce a trattare i fatti con le pinze rendendoli più duttili e malleabili prima di riposizionarli abilmente prima della conclusione.
La sua speciale “criminalità”, non più confinata in un recinto separato, avvalendosi di un maledetto patto tra le diverse parti contraenti che consente loro di rappresentarsi nel mondo dei “buoni”. Un patto avvallato non più solo dal piombo e dai soldi, ma anche e soprattutto dalle informazioni e dalla loro miracolosa capacità di mettere chiunque sotto ricatto. Niente killer, mafia, né esponenti della criminalità organizzata calpestano l’ampio terreno di gioco in cui si svolge Trudy: tutti o quasi gli attori della storia si presentano ammantati da una quasi banale normalità, pronti solo ad apparire migliori, desiderosi di far trionfare il bene, ma sempre disposti a superare ogni limite, pur di difendere i propri interessi.

Massimo Carlotto è nato a Padova, dove vive. È considerato uno dei migliori scrittori di noir e hard boiled a livello internazionale. I suoi romanzi sono tradotti nelle principali lingue. Per Einaudi ha pubblicato, con Francesco Abate, il bestseller Mi fido di te (2007 e 2015), Respiro corto (2012), Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo, 2013), con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo «Le Vendicatrici» (Ksenia, Eva, Sara e Luz; la serie è stata ripubblicata nei Super ET nel 2014) e Trudy (2024).

:: Per un’ora d’amore di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli 2024) a cura di Patrizia Debicke

22 aprile 2024

Indagare e scrivere andando a fondo all’intima essenza di tante periferie. Al là dei confini di Bene e Male. Questo è ciò che ha sempre fatto e continua a fare Piergiorgio Pulixi, scrittore sardo, senza mai tirarsi indietro, pronto a descriverle in tutti i possibili particolari. Periferie che possono essere povere, disgraziate ma troppo spesso diventano articolate, ambigue e insondabili. Come insondabili, oscuri o a conti fatti dei noir, sono i suoi romanzi, sempre pronti a sondare le più sporche e recondite fantasie umane e i tanti problemi connessi alla società.
E optando per una scelta precisa, stavolta con quasi per unico scenario Milano città inquieta rabbiosa e indifferente, imprigionata dal cattivo tempo , prima causa ed effetto e poi collante di questo suo noir denso di umanità, emozione e delicatezza, Pulixi crea la sua nuova storia che scaturisce da un dramma famigliare. Una storia che finirà persino con ripercuotersi al di là della ben affiatata squadra del vice questore Strega una squadra ormai talmente integrata da sembrare quasi una famiglia, con le vite dei singoli membri della sua squadra, Strega in primis e poi, Bepi Pavan, Eva Croce, Clara Pontecorvo e Mara Rais. Una brutta storia talmente intricata da risvegliare i tanti fantasmi che loro forse speravano dimenticati . E andando persino oltre, costringendoli a confrontarsi in contorte dinamiche e oscuri percorsi paralleli. Con talvolta come imprevedibile bersaglio lui, Strega, come sempre in bilico e prigioniero del suo trauma psicologico, che è tornato reduce da due mesi di lontananza a bordo di un’Ong per salvare migranti in mare.
L’omicidio di Maria Donata Seu, trovata a casa sua con addosso uno splendido abito da sposa fatto indossare a forza, ma che non le apparteneva, troppo largo per lei … Un bambino di due anni rimasto orfano che costringe Italo, il nonno sardo e unico parente della Seu, vignaiolo oggi quasi ottantenne e malandato in salute ad affidare ad amici casa e podere e correre sul continente . Il mondo tranquillo di un vecchio che si stravolge. Un assurdo e brutale delitto che lo ha costretto a lasciare la sua vita in Sardegna per trasferirsi a Milano, e là trovare il modo di prendersi cura del nipotino, con la speranza di riuscire a trovare la verità. Di sperare che la polizia sia in grado di scoprire l’identità e arrestare l’assassino delle figlia.
Il legame tra un padre vedovo e una figlia unica è molto particolare, qualcosa di sacro e imprescindibile. Anche se Maria Donata era partita per Milano ormai da anni infatti , aveva promesso di trovare sempre modo e tempo per ritornare. Ma prima il lavoro e poi si era lasciata avvincere da quel legame con un uomo, un legame che si era rivelato marcio e pericoloso anche se tuttavia aveva lasciato dietro di sé qualcosa di buono, di prezioso, Filippo “Pippo” un bambino di due anni. I rapporti tra loro erano diventati devastanti tanto che Maria Donata negli ultimi tempi aveva ottenuta la piena tutela del figlio unita all’allontanamento forzoso dell’uomo, per minacce nei suoi confronti e addirittura botte davanti agli occhi di Pippo. Era stato su di lui, il bruto mascalzone, la prima persona sulla quale dopo l’omicidio la polizia aveva indagato , ma ohimè il suo alibi per l’ora del delitto era inoppugnabile. Ragion per cui dopo otto mesi di indagini a vuoto, il caso rischiava di essere archiviato. Ormai Italo Seu aveva un’unica speranza: riuscire ad avvicinare il criminologo Vito Strega, suscitare il suo interesse e ottenere il suo aiuto.
Ci riuscirà per l’interessamento di Bepi Pavan “inquilino” nella stanza del vice questore in sua assenza che, dopo essere stato cacciato di casa per eccesso di peso dalla moglie, terrorizzato, da le parole di una brava psicologa ha finalmente intrapreso la strada di una vera dieta. E stavolta sarà proprio Bepi Pavan a trovarsi al centro della storia, costretto prima a far decollare una nuova inchiesta e poi gestire la scena.
Insomma mentre Vito Strega e le tre donne della squadra, Eva, Clara e Mara saranno impegnati a indagare per chiarire alcuni fatti probabilmente collegati, l’ispettore Bepi Pavan, personaggio finora valutato soprattutto per il suo lato umoristico, diventerà il più operativo e vitale per lo svolgimento della trama. Sapremo già tuttavia fin dai primi riscontri, come la squadra sospetti che la morte di Maria Donata Seu possa essere collegata a una misteriosa serie di femminicidi. Strani e che si susseguono minacciosamente in città, con la polizia che pare impelagata solo in inutili cacce a misteriosi e introvabili assassini. Qual è l’oscuro disegno criminale che pare voler far sì che nessuna donna possa più sentirsi o addirittura essere al sicuro? Possibile che in qualche modo tutte questi delitti siano collegabili? Insomma un diabolico serial killer sarebbe entrato in gioco? In un torbido e misterioso incastro di morte? E la squadra di Strega sarà in grado di sbrogliare anche stavolta questa complessa e intricata matassa di omicidi ?
Molto forte è il vero tema accusatorio da mettere in conto a Milano ovverosia il duro impatto affrontato da Italo Seu un uomo anziano costretto a trasferirsi in un ambiente che percepisce diverso, a lui lontano, ostile, per occuparsi del nipotino . Considerando poi che l’uomo ritiene suo dovere scoprire chi ha ucciso sua figlia. Tutto questo perché sa che quando il bambino crescerà e farà domande, non potrà trincerarsi dietro una menzogna e dovrà invece spiegargli cosa sia veramente successo. Un uomo Seu visceralmente legato alla Sardegna , la sua terra, alle sue radici, e alle sane e antiche tradizioni campagnole , costretto per forza a catapultarsi in una città dove percepisce tutto ostile: il clima, la gente, l’ambiente. In una metropoli, che dietro la sua falsa facciata di ricca città sempre in movimento, scintillante e moderna. cela anche il lato oscuro del cattivo rapporto con gli anziani. Un rapporto che non pare in grado di gestire. Come applaudire infatti una città che pare quasi voler dimenticare o peggio espellere un’intera generazione. In una mondo dove anno dopo anno gli anziani stanno diventando la maggioranza…

Piergiorgio Pulixi fa parte del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto, di cui è allievo. Insieme allo stesso Carlotto e ai Sabot ha pubblicato Perdas de fogu (Edizioni E/O 2008), e singolarmente il romanzo sulla schiavitù sessuale Un amore sporco, inserito nel trittico noir Donne a perdere (Edizioni E/O 2010). È autore della saga poliziesca di Biagio Mazzeo iniziata col noir Una brutta storia (Edizioni E/O 2012), miglior noir del 2012 per i blog Noir italiano e 50/50 Thriller e finalista al Premio Camaiore 2013, proseguita con La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014), vincitore del Premio Glauco Felici 2015, e Per sempre (Edizioni E/O 2015). Nel 2014 per Rizzoli ha pubblicato anche il romanzo Padre Nostro e il thriller psicologico L’appuntamento (Edizioni E/O), miglior thriller 2014 per i lettori di 50/50 Thriller. Nel 2015 ha dato alle stampe Il Canto degli innocenti (Edizioni E/O) vincitore del Premio Franco Fedeli 2015, primo libro della serie thriller I canti del male. Altre pubblicazioni: Lo stupore della notte (Rizzoli, 2018), L’isola delle anime (Rizzoli, 2019), Per mia colpa (Mondadori, 2021) e Stella di mare (Rizzoli, 2023).

:: La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora di Ben Pastor (Sellerio 2023) a cura di Giulietta Iannone

22 aprile 2024

In attesa del prossimo romanzo di Ben Pastor con protagonista Martin Bora1, tormentato ufficiale della Wehrmacht sotto Hitler, esce sempre per Sellerio una nuova raccolta di racconti lunghi, dopo La morte, il Diavolo e Martin Bora (Tre fratelli, La finestra sui tetti, Bocca di inferno ricompariranno anche nel nuovo libro), dal titolo “La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora“, otto bellissimi racconti, che vanno dal 1941 al 1944, divisi in due parti: la prima ambientata sul fronte orientale (Tre fratelli, La finestra sui tetti, Il giaciglio di acciaio e Onegin); la seconda ambientata sul fronte italiano (Il sangue dei santo, Nodo d’amore, Non si sentivano i treni e Bocca di inferno). Alcuni racconti sono già apparsi tempo fa su antologie italiane e straniere, altri sono totalmente inediti, ma tutti quanti sono stati rivisti, aggiornati e abbondantemente ampliati come ci ha segnalato l’autrice. Di carattere più intimista rispetto ai romanzi, i racconti si riservano il privilegio di evidenziare aspetti del carattere di Bora più romantici e melanconici, pur conservando il suo spirito investigativo teso a una ricerca disperata della verità, quasi metafisica. Bora non si arrende e tra i milioni di assassinati dalla guerra cerca i colpevoli di piccoli delitti, se vogliamo anche banali, per giustificare il suo essere ancora umano in un mondo di barbarie. E’ sempre un piacere leggere i libri di Ben Pastor, per la sua scrittura ricca e compositamente elegante, per metterli da parte e poi rileggerli in futuro. Si sa il tempo cronologico non è una cosa che interessa all’autrice e questo le permette di tornare sui suoi passi e approfondire aspetti del carattere di Bora che erano parsi nei romanzi sotto traccia. Se nei romanzi l’investigazione ha il privilegio di attirare l’attenzione del lettore, in questi racconti è il mutevole stato d’animo di Bora sotto i riflettori, un uomo del suo tempo, con lampi di eterno che squarciano le tenebre e i misteri dell’essere umano assoluto, vittima e allo stesso tempo carnefice di un gioco di cui non conosce appieno le regole. E più il tempo passa, più i morti si assommano ai morti, e più Bora si fa consapevole, e la sua autocoscienza rivela i tarli della corruzione che su di lui quasi per miracolo restano solo in superficie. Lui sente che la sconfitta è vicina, quasi una sconfitta del male assoluto sul bene, e si sente parte di questo periodo catartico della storia e ne cerca un senso. Un senso nel padre che denuncia il figlio, un senso nella morte di una strega-prostituta sotto i cieli dell’Ucraina. Più amari e disperati i racconti ambientati in Italia, anche se forse anche i più sentimentali, quando anche l’amore per Benedickta è ormai perduto e la disillusione è completa, con Bora sempre più consapevole dei propri limiti e delle proprie mancanze. Parlavo di ricerca della verità, verità che si riflette su se stesso, in ogni indagine più che un colpevole cerca verità su di sè, verità scomode e dolorose che non portano a una ricomposizione dell’ordine frantumato e perduto. Anzi al contrario pongono altri dubbi e altre sfide, perchè il mistero dell’animo umano è un mistero senza soluzione.

1Sì, mi confermano che è iniziata la stesura in inglese di un nuovo Bora (che non sarà l’ultimo). Titolo provvisorio: “Lo specchio del pellegrino“. L’azione si svolge ad Odessa nel 1941 e ha a che fare con l’omicidio di un giudice dell’ufficio crimini di guerra.

Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012, 2022), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013), La strada per Itaca (2014), Kaputt Mundi (2015), I piccoli fuochi (2016), Il morto in piazza (2017), La notte delle stelle cadenti (2018), La canzone del cavaliere (2019), La sinagoga degli zingari (2021), La Venere di Salò (2022), La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora.

:: Misterioso omicidio a Tokyo di Tetsuya Honda (Piemme 2024) a cura di Giulietta Iannone

11 aprile 2024

Se amate il poliziesco orientale, più nello specifico quello nipponico, con le sue atmosfere in bilico tra l’high tech più estrema e la tradizione, è uscito da poco, per Piemme, Misterioso omicidio a Tokyo di Tetsuya Honda. Seguito di Omicidio a Mizumoto Park, è il secondo romanzo di una serie, per ora di otto romanzi e due raccolte di racconti, con protagonista Reiko Himekawa una giovane donna poliziotto della sezione Omicidi di grandi capacità immersa in un mondo prettamente ancora maschile e maschilista. Reiko, troppo giovane e troppo bella per il ruolo che ricopre nel dipartimento della polizia metropolitana di Tokyo non deve quindi vedersela solo coi delinquenti ma anche coi colleghi che faticano, e non poco, ad attribuirle i meriti che le spettano. L’indagine parte dal ritrovamento di Kenichi Takaoka o meglio da ciò che resta di lui, una mano sul retro di un piccolo furgone bianco. Ma chi era in realtà Kenichi Takaoka? Un artigiano improvvisatosi imprenditore edile a capo della Takaoka Construction? O c’è sotto qualcosa? In una Tokyo ammorbarata dalla corruzione, in cui imprese apparentemente lecite hanno mille diramazioni o servono da paravento a imprese della delinquenza organizzata giapponese, la temibile e temuta Yakuza, la storia si dipana e la nostra giovane Reiko Himekawa si trova a indagare in un ginepraio di frodi, collusioni, minacce e delitti. Tetsuya Honda è un autore molto conosciuto in Giappone, relativamente giovane è del 1969, che ha creato questa serie di grande successo, con riduzioni televisive e cinematografiche, con una protagonista donna, forte e fragile nello stesso tempo, dall’indubbio fiuto da segugio. L’autorità è un tema molto dibattuto nella società giapponese, non solo nella polizia, in cui si fatica ancora a vedere una donna ai vertici se pensiamo solo che la stessa principessa Aiko per legge non potrà diventare imperatrice in quanto donna e Honda indaga su questo tema mentre crea le sue indagini verosimili e interessanti come ogni police procedural che si rispetti. Traduzione di Cristina Ingiardi.

Tetsuya Honda, classe 1969, è uno dei maggiori autori giapponesi, pluripremiato e con quasi cinque milioni di copie vendute solo in patria. I gialli della serie con protagonista la detective della Omicidi di Tokyo Reiko Himekawa sono tradotti in molti Paesi, e hanno ispirato diverse serie tv e film. Honda vive a Tokyo ed è membro dei Mystery Writers of Japan.

:: Codice 93 di Olivier Norek (Rizzoli 2024) a cura di Patrizia Debicke

18 marzo 2024

Benvenuti nel dipartimento 93 dove insieme alla squadra di Coste dovrete scendere nei seminterrati e nelle cantine, e dove si può trovare di tutto, perché là spesso si nascondono i peggiori rifiuti dell’umanità. Una trama irresistibile quella di “Codice 93”, fatta di pagine su pagine in cui Olivier Norek mischiando tranquillamente crimine, corruzione e integrità morale ci presenta il suo capitano Coste, poliziotto straordinario alla testa della squadra Anticrimine di questa periferia delle periferie, bell’uomo, tosto, quarant’anni, con all’angolo della bocca una sigaretta sempre accesa. Una persona che pare fatta tutta d’un pezzo e invece si muove e opera sempre senza mai perdere la sua generosità e umanità.
Un ambiente duro, violento, il dipartimento in cui spalleggiato dalla sua eterogenea squadra di fedelissimi, deve darsi da fare e cavarsela Victor Coste. Quello di Seine-Sainte-Denis, uno dei tre distretti che costituiscono l’area periferica di Parigi giustamente noto per il suo tasso altissimo di criminalità. Zona malfamata , da paura, e affollata da una variegata fauna multicolore. Fare il poliziotto nella Seine-Saint-Denis, è un vero lavoraccio. Seine- Saint- Denis rappresenta infatti un oscuro agglomerato urbano fatto di orrendi e popolosi edifici, affollati da individui ai margini, insomma un quartiere spazzatura, dove morte e delinquenza dipendono solo dalla legge della strada.
Ragion per cui quando una telefonata alle quattro del mattino sveglia Victor Coste, può significare solo una cosa: qualcuno è stato ammazzato. E infatti a Coste ormai aduso a ogni violenza a prima vista in quell’alba gelida, sulla scena del delitto, si presenterà un assassinio come tanti altri con il cadavere di un gigante nero con addosso un maglione bianco e tre fori sanguinanti sul petto, rinvenuto nel capannone di un magazzino in disuso del canale dell’Ourcq. Il medico della polizia arrivato al volo, ne constaterà la morte: nessun segno vitale.
Ma stranamente, non risultando nessuna ferita in corrispondenza dei fori dei proiettili, il successivo raccapricciante evento, benché la vittima presenti tutti i segni di un decesso, farà diventare quello che pareva un omicidio, in un caso quasi da incubo. Il “morto” infatti si risveglierà mentre è già in atto l’autopsia, trasformando la morgue in un mostruoso e sanguinoso scenario dell’orrore. E solo il fatto che sia barbaramente evirato e imbottito di barbiturici magari per un regolamento di conti sta a dimostrare quale sia stata la causa di choc in grado di provocare la morte apparente.
L’ ex cadavere, trasferito d’urgenza in ospedale e piantonato dalla polizia, verrà identificato come tal Bébé Coulibaly, attualmente non ricercato ma con sulle spalle una corposa fedina penale.
La faccenda, proseguirà sulle orme del macabro cammino intrapreso all’inizio con la scoperta, a meno di ventiquattr’ore di distanza, dello scheletro carbonizzato di Frank Somoy, localizzato tramite il suo cellulare lasciato incastrato tra le costole in una casa disabitata di Rue des Acacias in cima alla collina di Prés Saint Gervais. Ritrovamento reso possibile dall’analisi del sangue sui fori di proiettile del maglione bianco indossato da Bébé che evidenziava il dna di un drogato, schedato dalle forze dell’ordine. Ma l’incubo continua: non ci sono tracce di incendio intorno al corpo di Somoy, neppure sulla sedia pieghevole di plastica sulla quale è stato sistemato. Evidentemente qualcuno l’ha ucciso altrove e poi portato là solo per farlo ritrovare.
Potrebbe mai trattarsi di un processo di “autocombustione”. Come in certi riti voodo o che altro… O invece c’è qualcuno che ha lanciato il guanto di sfida alle forze dell’ordine? E vuole metterle in ridicolo contringendole a impegnarsi in un’orrenda caccia al tesoro.
Un bella rogna anche perché i due delitti arricchiti da una, anzi due macabre messinscena e che rischiano di compromettere la credibilità delle indagini sono già arrivati chi sa come alle orecchie della stampa (una talpa?) e infiammando l’opinione pubblica stanno scatenando il caos mediatico. Eh già perché a conti fatti, finora il dipartimento di polizia di Seine-Saint-Denis non ci fa una bella figura. E se la cosa se non piace alla diretta superiore di Coste, la comandante Damiani, piace ancor meno al gran capo e al prefetto.
Insomma il capitano Victor Coste, dovrà prepararsi subito ad affrontare il peggio.
E tutta questa brutta storia si complicherà ulteriormente quando riceverà una lettera anonima che lo costringerà a ripescare un fascicolo in apparenza sparito dagli archivi della polizia . Brutta storia perché, proprio da questa prima lettera ricevuta, scaturirà la scoperta di tutta una serie di morti, probabilmente di “invisibili” della società, spariti o peggio affossati proprio da chi avrebbe dovuto indagare… Tramite l’operazione 93, una manovra di occultamento congegnata dai piani alti solo per il loro sporco interesse.
Alla prima lettera farà seguito una seconda… É mai possibile che esista un legame, tra questo fatto e i suoi due ultimi casi? Coste stenta a raccapezzarsi. E la strada da fare per arrivare a una soluzione sarà lunga difficile anche per un cambio della guardia nella sua squadra, anche se il nuovo acquisto ben presto allineato con il punto di vista e il modo di pensare dei compagni, dopo l’indispensabile rodaggio, saprà farsi valere e apprezzare da tutti. Interessanti al di là dell’indagine i rapporti personali e di calda umanità che vanno a crearsi tra i membri del gruppo….
Una difficile pista da seguire e che intriga anche perché per riuscire a inquadrare il colpevole, avviato a trasformarsi in un killer vendicatore, si dovrà persino arrivare a superare i limiti di ogni misura, oltre a quelli della tangenziale che divide Seine-Sainte-Denis dall’ arroganza parigina e spaziare senza riguardi nei giri cittadini più altolocati per poi spostarsi fino agli estremi limiti dei quartieri più miseri. Un confronto diretto tra gli sporchi interessi della Grande metropoli e la periferia. Insomma il capitano Coste e suoi dovranno riuscire in qualche modo a controllare una brutta storia. In una rete di perversione che non risparmia nessuno, e dove a fare le spese sono sempre i più deboli. E dove il male si confonde col bene a punto di non permettere più di capire quanto e cosa sia veramente sbagliato. E come giustamente scrive Olivier Norek ohimè : “Alcune vette sono troppo alte perché la giustizia si metta a fare l’alpinista”.
Scrittura facile, essenziale, immediata e coinvolgente quella di Norek che ci regala un altro bel polar come solo lui sembra poter fare, duro, intrigante e molto alla francese .

Oliver Norek è uno scrittore francese. Ha partecipato ai soccorsi umanitari durante la guerra nella ex Jugoslavia prima di entrare nella polizia giudiziaria, dove è rimasto per diciotto anni. È autore di romanzi polizieschi con il commissario Coste, tutti tra i primi posti delle classifiche francesi. Tra due mondi (Rizzoli 2018) è il suo primo libro pubblicato in Italia. Tradotti in 14 lingue, i libri di Norek hanno venduto due milioni di copie nel mondo, ottenendo numerosi premi letterari, tra cui il Prix “Le Point” du Polar Européen nel 2016, il Grand Prix des Lectrices de “Elle” nel 2017, il Prix Maison de la Presse, il Prix Relay e il Prix Babelio per Superficie.

:: Il delitto della montagna di Chicca Maralfa (Newton Compton 2024), a cura di Patrizia Debicke

12 febbraio 2024

Due anni dopo il trasferimento ad Asiago, al comando della stazione dei carabinieri, il luogotenente barese Gaetano Ravidà, voce narrante della trama, sta cominciando ad ambientarsi.
Certo la distanza fra Bari e Asiago è maggiore di quella scritta sul navigatore. Il freddo poi picchia duro sull’Altopiano dei Sette Comuni, denso di tristi memorie legate alle trincee del fronte più sanguinoso della prima guerra mondiale. E pare anche più pungente soprattutto se confrontato con il tepore pugliese. Ma bisogna adattarsi e di necessità virtù.
La sua nuova vita lontano da Bari e dalle figlie, dopo la separazione dalla moglie che l’ha tradito con il suo migliore amico, comincia a ingranare tramite il rapporto surrogato e segreto con Maria Antonietta Malerba, medico legale? E forse anche per merito della serena “consulenza” ambientale di Lilli Pertile, anziana donna, depositaria degli infiniti retaggi autoctoni e benché non abbia ancora imparato a districarsi bene con il dialetto, in qualche modo si arrangia.
Certo non sono rose e fiori, e sono tanti i problemi e i contrasti su quell’altopiano vicentino, disalberato dalla tempesta Vaia e costantemente sotto attacco per vari reati ambientali. Un paio di vecchie cave di marmo infatti sono state utilizzate come deposito illegale di rifiuti pericolosi e l’assottigliamento eccessivo delle pareti della roccia ha provocato infiltrazioni nel bacino acquifero sottostante.
La sua operazione è stata chiamata ‘Terra di nessuno’…
Il necessario recupero della legna da parte di aziende specializzate e l’inquinamento dovuto alle ex cave sta poi provocando numerose manifestazioni di protesta di gruppi di ambientalisti schierati davanti alle cave con in testa una bella e giovane cittadina, tale Angelica Benedin.
E proprio perlustrando quegli anfratti rocciosi, in un cunicolo, Ravidà e i suoi uomini hanno ritrovato il cadavere mummificato di un uomo, che non è stato possibile identificare.
Dall’autopsia, effettuata dall’amica medico legale, risulta che la vittima è stata uccisa da un colpo di pistola alla nuca, esploso a distanza ravvicinata e che la morte risale a circa cinque anni prima.
Ernesto Costa noto imprenditore locale è l’unico a essere sparito in passato. Ma la cosa più strana è che mai nessuno abbia denunciato la sua scomparsa. Neppure sua moglie, succube e avvezza alle sue costanti fughe e tradimenti, convinta che si trattasse di un allontanamento volontario e il nipote che ha ereditato le gestione dell’azienda.
Che possa essere lui? Era un inveterato giocatore, sempre pieno di debiti. Puzzo di mala? Potrebbero esserci di mezzo i pericolosi tentacoli della mala del Brenta.
Mentre con tutte le adeguate indagini, si cerca di risalire all’identità della vittima, un incendio all’apparenza accidentale, manderà a fuoco la casa di Checo Piovan un ecologista ma anche un rompiscatole e ubriacone, mandando a fuoco l’archivio dell’Arma e mettendo a rischio persino la contigua caserma.
Ma la faccenda è molto più complicata di come parrebbe a prima vista. Anche la sua morte potrebbe non essere accidentale. E come se non bastasse presto ci sarà una terza vittima. I tre decessi/delitti? parrebbero scollegati tra loro… E se invece un invisibile filo riunisse il cold case della mummia alle due vittime più recenti?
Per saperne di più Ravidà e la sua squadra dovranno confrontarsi tanto per cominciare con la consueta e torpida diffidenza della comunità locale.
Una lunga e faticosa indagine condotta da un Ravida, ormai molto più sicuro di sé sulla nuova scena e che gode dell’appoggio del procuratore Pazienza suo conterraneo, nel periodo più freddo dell’anno, durante i gelidi giorni della merla, con tutto il paesaggio completamente coperto dalla neve. Una difficile indagine che, ignorando freddo e intemperie, per arrivare a scoprire la verità dovrà riuscire a superare la riservata e guardinga coltre di silenzio locale e saper individuare la contorta radice del male .
Solo grazie alle vaghe testimonianze, sovrapponendo e confrontando le varie fonti in una complicata e capillare indagine, Ravidà e i suoi collaboratori arriveranno a incrociare i dati e a sospettare legami e possibili connessioni tra le vittime.
Un delitto della montagna che pare voler oscillare fra il presente e il passato. Un cold case che confonde e pare voler mischiare di continuo le carte in tavola.
Una splendida ambientazione, evidenziata dalla grande e solenne bellezza dei luoghi. Una location che, a detta dell’autrice, deve moltissimo a Mario Rigoni Stern, l’idea della pernice bianca che attraversa le pagine del romanzo rimanda alla sua maestosa opera … Nel suo Libro degli animali lui scrisse che le pernici bianche sono: «rimaste a testimoniarci il tempo perché invece di andare tutte verso le tundre del Nord con gli uri e le alci, si erano fermate sulle cime più alte emergenti dell’Europa ancora primigenia, come per farci compagnia».

Chicca Maralfa è nata a Bari, dove vive tuttora. È giornalista e responsabile dell’ufficio stampa di Unioncamere Puglia. Appassionata di musica indipendente e rock d’autore, ha collaborato con la “Gazzetta del Mezzogiorno”, “Ciao 2001” e Music, Antenna Sud e Rete 4. Nel 2018 con L’amore non è un luogo comune ha partecipato all’antologia di racconti L’amore non si interpreta (l’Erudita), contro la violenza psicologica sulle donne. Festa al trullo, pubblicato nel 2018 da Les Flâneurs Edizioni, è il suo primo romanzo.

:: Notte di neve e sangue di Triona Walsh (Newton Compton 2024) a cura di Patrizia Debicke

2 febbraio 2024

Nella gelida notte di Capodanno sei vecchi amici si sono dati appuntamento a Inis Moor, un’isola al largo della costa occidentale color smeraldo dell’Irlanda.
Inis Moor è la più grande delle isole Aran, 3 isole irte, selvagge e rocciose poste a guardia dell’imboccatura della baia di Galway a circa 60 km dalla costa che conservano ancora intatta la loro sconvolgente bellezza naturale, la cultura celtica e la lingua: il gaelico.
L’isola più grande Inis Mor,con poco più di ottocento residenti e dove si trova un forte preistorico, Dún Aengus, seguita da Inis Oirr e Inis Meain. Inis Mor è nota anche per la sua perfetta piscina naturale rettangolare che sembra quasi tagliata da qualche gigantesco macchinario fantascientifico formatasi invece naturalmente per l’erosione dell’oceano. Sono stati i venti e le onde infatti a scavare questo meraviglioso fenomeno che il folklore irlandese ha soprannominato la Tana del serpente perché somiglia a un serpente avvolto nelle spire dentro la sua tana. Un splendida piscina, abbeverata da canali sotterranei che portano l’acqua dall’oceano e, benchè sia da evitare per i nuotatori inesperti per le sue pericolose correnti, viene frequentata in estate dai tuffatori che, avvalendosi di una piattaforma agganciata allo strapiombo, si lanciano dall’alto.
Sono passati dieci anni dal drammatico incidente la tragica morte in mare di Cillian, ferito e strappato dalla barca dalle onde durante un’ uscita di pesca invernale. Una sconvolgente disgrazia che li ha separati ma stavolta i sei superstiti, tra i quali è Cara, la bella rossa, sua vedova e madre dei suoi figli, hanno deciso di onorare l’anniversario sull’isola per ricordare almeno i tanti bei momenti trascorsi tutti insieme. E quindi i tre trasferitisi lontano: negli Stati Uniti Seamus, scrittore e sceneggiatore di successo, fratello di Gillian e in Inghilterra Ferdia, musicista e imprenditore discografico con Sorcha sua moglie, sono tornati a Inis Mor per riunirsi agli amici isolani: Maura, la bella rossa maestra d’asilo quasi una sorella per Cara e Daithì, insostituibile, costante e fraterna presenza per entrambe, proprietario e gestore del Derrane, l’unico pub e vero albergo dell’Isola. E proprio Cara sarà l’ultima a raggiungere il gruppo perché per il suo incarico di “Garda” agente di polizia, con il grado di sergente e unica autorità di controllo a Inis Mor , ha dovuto presenziare a una riunione di lavoro sulla terraferma e ha preso al volo l’ultimo traghetto.
Il mare era in già in tempesta e le previsioni annunciavano tempo pessimo con vento e neve per giorni. Non resta che sperare che non ci siano imprevisti ma intanto al suo arrivo deve subito scontrarsi con le stupide superstizioni che annunciano sfortuna e morte. Per la credenza popolare irlandese si dice infatti che quando un quadro cade dal muro: qualcuno morirà… E purtroppo si scoprirà troppo presto che potrebbe non essere solo una leggenda.
Intanto però gli amici l’aspettano e quindi bisogna dimenticare dubbi, stanchezza e festeggiare l’essere di nuovo tutti insieme.
A Cara non resta dunque, in barba al freddo e alla tormenta causa di guasti agli wi-fi e ben presto ohimè anche di interruzioni elettriche e telefoniche, che raggiungere con Daithí casa Flaherty, oggi di proprietà di suo cognato, il vecchio e ormai trascurato cottage di famiglia dove è previsto il raduno per quella sera. Ma Maura, l’amica, manca all’appello, lei e Daithì non l’hanno trovata quando sono passati a cercarla a casa sua e non li raggiungerà in seguito mentre fanno festa , bevendo tra chiacchiere e ricordi e una violenta tempesta di neve, ora dopo ora, rende sempre più difficili gli spostamenti. Insomma Maura sembra svanita nel nulla, anche se Cara sa che negli ultimi tempi era in contatto con qualcuno. E Maura, sempre molto riservata, non si era aperta neppure con lei, forse la sua migliore amica. Magari quella sera aveva meglio da dare e li aveva semplicemente bidonati?
Ma una telefonata dal continente che avverte di una chiamata anonima per segnalare la presenza di un corpo in fondo alla Tana del serpente, spedirà la mattina dopo alle otto, nonostante l’imperversare della bufera Cara scortata da Daithì alla scogliera e in basso, sfidando coraggiosamente il mare in tempesta, ricupereranno a fatica il corpo di una donna. Quello martoriato di Maura. Ma secondo le loro prime impressioni, poi confermate anche dal giudizio della dottoressa l’unico medico di servizio sull’isola, non si tratta di una caduta accidentale o di un suicidio: Maura è stata brutalmente assassinata. Ma chi può averla voluta uccidere e perché?
Nonostante il dolore per la perdita di una cara amica, Cara, dovrà cercare di raccogliere più indizi possibili prima dell’arrivo della polizia dalla terra ferma, senza aspettare che la neve si sciolga, le tracce vengano cancellate e la verità resti sepolta per sempre. E soprattutto dovrà farlo confrontandosi con un criminale che senz’altro ha già ucciso e magari potrebbe colpire ancora. Uno di loro dunque sarebbe l’assassino?
Il tempo sembra quasi volersi fermare, tornare macabramente sui suoi passi come per far riemergere intimi segreti che alcuni celavano perfino a se stessi. Possibile che esistano importanti legami resi immutabili dal tempo, o lesi da un diverso tempo, scavando dei profondi rancori?
Una piccola isola avvolta nel mistero, un’inarrestabile e accecante tormenta, un passato sepolto, e chissà un futuro mortale per tutta un intrigata storia in cui forse un cadavere potrebbe avere molto da raccontare.
Molto intensa e suggestiva l’ambientazione per una narrazione esaltata della potenza degli avvenimenti naturali ivi descritti.
In Irlanda un celebre detto sostiene che quando si sposa un isolano si sposa l’intera isola. A maggior ragione su queste piccole isole avamposti nell’oceano i nativi riescono spesso a trasformarsi in un’unica sentita essenza, in un qualcosa per cui la solitudine fa diventare indispensabile la partecipazione, la comunanza e la totale condivisione.
Molto interessante e ben interpretato dai vari personaggi il vivace contrasto tra paesaggio, lingua irlandese e antica cultura del paese.
Un thriller celtico ma anche tipicamente anglosassone che, a conti fatti, rimanda di continuo a certi aggrovigliati intrecci all’ Agatha Christie, pur facendo l’occhiolino al lettore suggerendogli più volte la soluzione riesce tuttavia a spronarlo e a coinvolgerlo fino all’ultima pagina.

Tríona Walsh. È una scrittrice irlandese, autrice di thriller e gialli ricchi di atmosfera e colpi di scena. Artista e graphic designer, si occupa anche dell’ideazione e realizzazione di copertine per diverse case editrici. Vive a Dublino con la sua famiglia.

:: Soledad. Un dicembre del commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (Einaudi 2023) a cura di Valerio Calzolaio

5 gennaio 2024

Sempre Napoli e, ogni tanto, ancora Buenos Aires, significativamente. Dicembre 1939. L’abitudinario commissario Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte occhi verdi, basette grigie, rughe incipienti, sa che ormai il nuovo edificio della questura è quasi completato, presto dovranno trasferire gli uffici. Ripensa ai luoghi cari e agli effetti intensi come la figlia Marta (quasi cinque anni, nata mentre la mamma moriva nel parto), alla carissima affiatatissima moglie morta e ai pochi veri amici, a una canzone commovente e pure alla 40enne Livia (che sempre lo ha amato, affiatata ma non ricambiata). Dall’altra parte del mondo, lei ora si chiama Laura Lobianco, le stesse iniziali rispetto a quelle dell’esistenza di cui ha nostalgia; fa soddisfacente sesso con il ricco magnifico innamorato 32enne Facundo Rubia; canta ammaliando nei caffè; studia un pezzo struggente e continua a pensare di tornare in patria, nonostante tutti i pericoli. Il 60enne brigadiere Maione, un metro e novanta per centotrenta chili, avvisa Ricciardi che è stato ritrovato un cadavere in via del Grande Archivio. All’interno dell’abitazione vivevano insieme la 61enne madre invalida Angelina Prudenzi e la bella figlia 32enne Erminia Cascetta, appena uccisa con un oggetto contundente, incinta. Sulla scena del crimine Ricciardi si concentra per abbandonarsi alla dannazione del Fatto (un’eredità genetica, chissà se trasmessa a Marta), che gli fa sentire l’ultima frase pronunciata dai morti sul luogo della dipartita, l’ultimo barlume di una vita spenta: questa volta “Egoista, egoista, lasciami vivere”. La porta era socchiusa e, nella reticenza e con molti dubbi, emergono via via alcuni possibili colpevoli: portinaie e apparenti amiche, un anziano ricco avvocato amante e il nuovo aitante fascista amato. Intorno c’è una grande confusione prebellica e tutti hanno pure altri pesanti pensieri per la testa. Non basterà risolvere il caso per trovare un Natale di pace.

Il grande scrittore italiano Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) aveva chiuso oltre quattro anni fa la sua prima e più amata serie con il dodicesimo romanzo. Dopo gli esordi con le quattro stagioni del 1931, il seguito delle feste del 1932, le svolte matrimoniale del maggio 1933 e genitoriale dell’estate 1934, aveva dovuto abbandonare alla sua sorte l’amatissimo “diverso” commissario. Lo abbiamo poi ritrovato ad aprile 1939 (tredicesima avventura) e ora alla fine dello stesso anno (quattordicesima), romanzi di grande qualità. La trama rimane quella di un ingegnoso delitto che Ricciardi deve risolvere. Tutto intorno prendono spazio e tempo (come nelle serie tv) le vicende parallele noir e sentimentali dei tanti coprotagonisti, questa volta imperniate sulla solitudine, privata e sociale: chi uccide, che probabilmente decide di agire per non restare solo; la splendida e raffinata Livia-Laura, che sopravvive troppo sola in Argentina e sente il richiamo dei legami precedenti in Italia; il buon Maione, che deve gestire da solo il recupero di un figlio sulla cattiva strada; l’attempato amico medico delle autopsie Bruno Modo, che milita nell’antifascismo e sente il fiato sul collo della delazione e delle repressione (l’isola carcere o confino di Ventotene sullo sfondo); la contessa Bianca Borgati di Zisa che contribuisce alla crescita di Marta (amando il padre) finalmente incerta fra il consolidarsi sola o accettare la corte di un nuovo gentile intenso spasimante; la mitica brutta governante Nelide che capisce di dover accompagnare comunque il barone pur se il bell’ambulante fruttivendolo Tanino ‘o Sarracino potrebbe aver sfiorato la sua dura solitaria scorza; addirittura l’isolato questore Angelo Ganzo, che ha la moglie ebrea ormai in pericolo (dopo le leggi razziali del 1938) e cambia atteggiamento verso la famiglia ebrea dell’Enrica di Ricciardi (solitario per definizione). La narrazione è, come sempre, in terza varia (con incursioni in prima su chi uccide e sul potente sincero avvocato). Lo stesso titolo si riferisce alla canzone Soledad (1934, testo di Le Pera, musica di Gardel), l’eterna solitudine che resta in chi vede lasciarsi per sempre. Altro che letteratura minore di genere! Altre belle musiche, d’orchestra e jazz. Champagne al bordello.

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo, Il pianto dell’alba, Caminito e Soledad (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto, Nozze, Fiori, e Angeli, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato della serie di Mina Settembre Troppo freddo per Settembre (2020) e Una Sirena a Settembe (2021). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali.

:: Morte sotto le macerie. Il commissario Oppenheimer e la banda dei fazzoletti gialli di Harald Gilbers (Emons 2023) a cura di Valerio Calzolaio

15 dicembre 2023

Berlino. Febbraio 1949. Richard Oppenheimer è un commissario quasi 50enne della polizia criminale della parte ovest e ha una lunga storia alle spalle. Ebreo sopravvissuto solo in quanto marito della cara moglie ariana Lisa, già rimosso dall’incarico investigativo per le sue origini ma poi rimesso sul campo da un gerarca nazista per interesse personale, ora reintegrato in servizio ufficiale e pubblico pur nella dinamica povera e divisa dei primordi della guerra fredda, deve indagare su tre corpi ritrovati casualmente in un’enorme discarica di detriti (una fossa comune in collina), brutalmente uccisi e abbandonati a settimane di distanza. Nella metropoli i quattro settori sono separati (rigidamente quello orientale) e la sopravvivenza ancora dipende dai voli “umanitari” che portano viveri e medicine, mentre l’elettricità è razionata, prevalgono freddo e buio, prosperano le bande criminali. I colleghi sono sulle tracce di una crudele banda di giovani senza scrupoli (riconoscibili grazie a un fazzoletto da taschino giallo), attiva in tutti e tre i settori occidentali, capace di gestire prostituzione, contrabbando e furti con il sostegno di delinquenti di lungo corso e la guida di un ventenne terribile di nome Jo, che si crede Al Capone ed elimina ogni concorrenza. Oppenheimer va a trovare il suo storico informatore nel sottobosco fuorilegge, Ede il Grande, e suggerisce al capo di istituire una commissione speciale fra i dipartimenti omicidi, buoncostume e rapine, ma i misfatti continuano, gli ostacoli oggettivi aumentano, i possibili informatori scompaiono uno dopo l’altro, i rari testimoni vengono intimoriti, minacciati o eliminati, pare si prepari un colpo davvero grosso, piovono soldi e qualcuno dei “suoi” probabilmente fa da talpa. Ci si gioca la vita in tanti.

L’ottimo giornalista scrittore e regista Harald Gilbers (Monaco di Baviera, 1969), solido storico di formazione e ricerca, ormai vive nella Germania del Nord e continua a mietere successi con la splendida premiata serie dell’omonimo, giunta al settimo episodio (l’ottavo nel 2024). Esordì dieci anni fa con Berlino 1944 (in Italia nel 2014) e intende arrivare molto in là, quasi alla caduta del muro, valutando nel frattempo come organizzare la biografia dell’interessante protagonista (nato nel 1900), già con trasposizioni cinematografiche e televisive in corso. Finora, dopo l’esordio, in originale: Odins Söhne (1945), Endzeit (1945), Totenliste (1946), Hungerwinter (1947), Luftbrücke (1948), tutti con gli stessi bravi editore e traduttrice. La narrazione è in terza varia al passato (molto sullo stesso Oppenheimer, sui suoi famigli vari, sulla villa in cui è graziosamente ospitato e sugli altri inevitabili conviventi). Come nelle avventure precedenti, la cornice storica è ricostruita con grande accuratezza. Sia l’attività delle bande criminali (almeno quarantaquattro nel Dopoguerra) che gli esordi della fiorente industria cinematografica in mezzo all’archeologia industriale sono ispirate a fatti veri, in fondo si trova una bibliografia di almeno una decina di testi consultati con competenza. Berlino era ridotta a un cumulo di macerie (da cui il titolo) in cui si aggiravano comportamenti noir fra individui disperati alla ricerca di qualunque cosa li aiutasse a sopravvivere, contando sulla eventuale benevolenza degli invasori, i vincitori della guerra. Non c’è mai “occhio pornografico” o morboso compiacimento nelle descrizioni e nei dialoghi, la violenza appare fuori scena, se ne vedono solo i drammatici effetti. Acquavite e whisky appena possibile, raro champagne e ovviamente molta birra. Richard ha fortunosamente mantenuto una bella antica collezione di dischi, questa volta sceglie Haydn e Dvořák. Traduzione di Angela Ricci.

Harald Gilbers (Monaco di Baviera, 1969) ha studiato letteratura inglese e storia moderna e contemporanea. Prima di diventare regista teatrale, ha lavorato come giornalista delle pagine culturali e per la televisione. I suoi gialli sono tradotti in francese, polacco, danese e giapponese. Il primo romanzo della serie dell’ex commissario Oppenheimer, Berlino 1944. Caccia all’assassino tra le macerie (pubblicato da Emons nel 2016), ha vinto il Glauser Preis 2014, uno dei più importanti riconoscimenti per i gialli in Germania, mentre il secondo romanzo, I Figli di Odino, ha ottenuto in Francia il Prix Historia 2016.