:: L’ultimo pinguino delle Langhe di Orso Tosco (Rizzoli 2024) di Patrizia Debicke

9 marzo 2024 by

Orso Tosco si presenta con il suo personaggio che mi piace e mi diverte anche se non riesco ancora a inquadrarlo completamente. Però mi stuzzica e mi intriga. Intanto incuriosisce la “non incombenza” della sua strana e lontana famiglia: tutti bellissimi salvo lui, non adottato ma che il capriccio della genetica si è divertito a fabbricare regalandogli solo infelici caratteristiche fisiche. Alto, corpulento, con un corpo a forma di pera : le spalle un po’ curve e le braccia corte, sproporzionate quanto gli occhi minuscoli che quasi si perdono nel suo faccione arricchito dai baffi e normalmente seminascosto dal fumo della sua eterna pipa accesa. Ragion per cui il commissario Gualtiero Bova è soprannominato : il Pinguino. Peculiarità: melanconico?
Oddio mi sta lo stesso simpatico e simpatico è davvero anche perché, tanto per cominciare percepisco in lui velati, e forse neppure tanto, riferimenti all’humour manziniano di Schiavone, suggerito dal suo ricorrere a proibite voluttà di strane sostanze e dalla dominante presenza di Gilda Gildina, una bionda e conturbante bassotta a pelo lungo. Per non parlare del suo trasferimento punitivo, o meglio esilio mascherato da promozione, da Genova nelle Langhe, con ufficio a Mondovì e la stravagante e imperdibile composizione della sua nuova squadra poliziesca in loco vedi : Dott.a Lubatti, della scientifica, piccola pedante ma professionale, Cristiano Raviola il vice del Pinguino, mandrillesca fotocopia di Travolta, l’arguta e pensante giocatrice di rugby mancata Carla Telesca e l’ohimè non pensante invece Listeddu, unica dote riconosciuta: saper guidare. Per il Pinguino però non ci sono amici d’infanzia lasciati a casa, a Latte, frazione di Ventimiglia a pochi chilometri dalla frontiera francese, solo il mare e le nuotate. E neppure l’onnipresente fantasma di una moglie morta ammazzata , e invece un grande vero amore che giace da sei anni in coma in una clinica ligure … Ah sì, certo “ammazzata anche lei” e da chi?
Personaggio, il commissario Bova, pieno di contraddizioni: scettico ma sensibile, rustico ma attento, duro ma gentile, triste e inconsapevolmente buffo, con una eccezionale intelligenza che lo porta dove vuole . Ah dimenticavo, ma la cosa non guasta, è pure un po’ dislessico.
“Anche i lunedì speciali, quelli capaci di cambiare il corso di un’intera esistenza, iniziano come un giorno qualsiasi.”
E sarà una spiacevolissima esperienza quella che dovrà affrontare il ricchissimo e potente broker svizzero abitante a Cigliè, tale Rufus Blom quando, durante la sua corsa all’alba tra le colline delle Langhe in direzione dello Sbaranzo per smaltire gli stravizi della sera prima, si troverà davanti al cadavere sanguinante e nudo di una ragazza. E, come se non bastasse, sulle natiche della vittima l’assassino ha scritto col sangue un nome e un cognome, il suo Blom, e accanto ha disegnato una svastica. Oibò!!! Da gelare il sangue!
Un gran brutto fattaccio che da quel momento costringerà il commissario Bova, ovverosia il Pinguino, a calarsi in un’indagine con ben poche tracce a sua disposizione e tanti forse troppi interrogativi. Eh già perché in un posto dove tutti dovrebbero sapere tutto di tutti intanto pare che nessuno conosca l’identità della ragazza, e perché sia stata usata come orrenda lavagna di morte per una minaccia tracciata come messaggio minatorio verso il ricchissimo ex orfano signor Blom. Signor Blom oggi proprietario di terre e di castella di famiglia, solo frequentate da bambino ed ereditate dal nonno, che ha scelto il Piemonte per sposarsi a giorni con la bellissima e disinibita fidanzata Rose Bellamy. Strano no?
Va bene, andiamo avanti e infatti il Pinguino non si tira indietro. Si rimbocca le maniche e affiancato dalla fedele, quasi inseparabile bassotta Gilda, Gildina e in compagnia della sua pipa dovrà scavare bene e a fondo per riuscire a trovare il nome della vittima e quale sia il complicato e misterioso legame che la collega a Rufus Blom e alla sua famiglia, sulla quale sembra gravare un qualche lontano e terribile segreto.
Ma il primo brutale omicidio verrà seguito da altri, esecuzioni ordinate per celare tracce e colpe, per punire? Ma chi e per cosa? Chi è poi il burattinaio, come pare ci sia, che comanda e conduce il complicato piano fatale ? Chi si nasconde dietro l’ inimmaginabile e perverso gioco di scatole cinesi e complessi rinvii? Dietro un crimine in cui si materializza ogni aspetto più cupo e lurido della natura umana.
Una storia dura che tuttavia una Orso Tosco riesce a stemperare con abilità servendosi delle contraddizioni, di sciocche debolezze dei personaggi e dei tanti semiesilaranti difetti che affliggono sia i protagonisti che i comprimari.
Riuscirà il nostro Pinguino a scoprire la verità? Per forza, non ci piove! Ma proprio tutta tutta?
Una trama complicata che pur circonfusa da un’atmosfera di grande bellezza e rallegrata da profumi e sapori (imperdibile la descrizione della Gemma padrona della Trattoria Nisurin e del tavolo delle cibarie destinato al commissario Bova) ricostruisce un godibilissimo scenario in cui tuttavia molto spesso l’atmosfera si rabbuia virando su toni e contorni classici del noir.
Secondo grande protagonista della storia diventa poi il territorio delle Langhe con le sue affascinanti ambientazioni descritte con dovizia di particolari che si fanno avanti di prepotenza.
Dalle tante cose rimaste inspiegate si desume che potrebbe diventare una serialità. Vero?

Orso Tosco è scrittore, poeta e sceneggiatore. Per minimum fax ha pubblicato il romanzo Aspettando i Naufraghi (2018) e, insieme a Cosimo Argentina, Dall’inferno. Due reportage letterari (2021). Per Interno Poesia è uscita la sua raccolta Figure amate (2019). Vive a Ospedaletti, nel far west ligure.

:: La guerra e il mondo di Luigi Bonanate (Carocci Editore 2023) a cura di Giulietta Iannone

1 marzo 2024 by

Esisterà mai un mondo nuovo senza più guerre? A questa domanda sembra non ci sia risposta certa sebbene tra il 1985 e il 2005, ovvero tra la caduta del Muro di Berlino e l’attacco alle Torri Gemelle e l’inizio della grande crisi finanziaria questa speranza c’è stata, concreta, la creazione di un mondo nuovo, l’era della pax democratica che avrebbe abolito per sempre le guerre e le risoluzione delle crisi internazionali con l’uso della forza e delle armi. Ma così non fu: di guerre nel mondo ce ne sono numerose e di nuove continuano a scoppiare quasi ininterrottamente dalla recente guerra in Ucraina, scoppiata due anni fa, alla ancora più recente guerra di Gaza in Medio Oriente, che tra guerra, fame e malattie potrebbe uccidere oltre 85 mila palestinesi. La guerra è morte, orrore, distruzione, uccisione indiscriminata di civili, e più contenutamente di militari, non ci sono altre definizioni per definirla ed è un atto barbaro ma razionale e ponderato, una continuazione della politica con altri mezzi, e in questo sta tutto il suo potere deflagrante e non onostante tutto razionale. Che la guerra sia un atto politico, decisa dalla politica, è il fulcro del saggio La guerra e il mondo di Luigi Bonanate, Carocci Editore 2023. Chi pondera un atto di guerra si pone degli obbiettivi da raggiungere, che siano conquiste territoriali o il mero indebolimento del nemico, e li persegue ostinatamente finchè non li ottiene e può dirsi soddisfatto proclamando la sua vittoria. Così era nel passato, così è oggi con armi sempre più tecnologiche fino all’ultima incognita di un conflitto nucleare globale che non porrebbe ne sopravvissuti nè vincitori ma la semplice e definitiva estinzione del genere umano. Dopo due guerre mondiali sanguinose con i suoi milioni di morti la guerra moderna ha raggiunto stadi di evoluzione impensati e sembra non passare mai di moda. Perchè le guerre scoppiano, perchè si combattono, quando si raggiunge lo stato di sospensione del conflitto chiamato proditoriamente pace? Su queste domande si interroga il professore emerito Luigi Bonanate con la saggezza raggiunta dopo una vita impegnata a studiare e analizzare le Relazioni Internazionali nel suo svolgersi e nel suo esplicitarsi. La guerra sembra illuminare il mondo, ovvero sembra delineare i suoi processi di sviluppo a un prezzo altissimo e apparentemente anti economico. La guerra non brucia solo vite umane ma infrastrutture, armi costosissime, impedisce l’accumulo e la produzione di ricchezze e di beni, è insomma fatta per essere breve e risolutiva e invece contrariamente quando una guerra scoppia non si sa mai quando la diplomazia riprenderà il sopravvento e si tornerà a un tavolo delle trattative per la stila del trattato di pace. Le guerre si trascinano per anni, e sia vinti che vincitori alla fine sono più poveri di prima. E allora perchè continua ad essere uno strumento politico utilizzato nel mondo moderno? Non dovremmo aver raggiunto uno stadio di evoluzione, come specie umana, in cui questo mezzo antieconomico e intrinsecatamente immorale fosse definitivamente bandito? Il professore Bonanate studia la guerra e i motivi che la determinano per comprendere se mai questo sarà possibile e pur con tutta la buona volontà e il buon senso conclude che la guerra è politica, anzi è il fallimento della lotta politica. Perchè una sola cosa non è cambiata mai: la morte. La guerra è prova di debolezza, se non addirittura di incapacità e inferiorità. Ultimo progresso del genere umano sarà abolire la guerra, ma finora non c’è ancora stato.

Luigi Bonanate è professore emerito di Relazioni internazionali all’Università di Torino e socio dell’Accademia delle Scienze di Torino. Tra i suoi scritti, Etica e politica internazionale (Einaudi, 1992); I doveri degli stati (Laterza, 1994); Il terrorismo come prospettiva simbolica (Aragno, 2006).

:: Luna park assassino di Cristina Biolcati (Delos Digital 2024) di Patrizia Debicke

29 febbraio 2024 by

Un luna park. Luci, colori, rumori, grandi e piccini allegria. Un luogo magico e incantato, beh troppo spesso ohimè la letteratura e gialla e horror, cito a caso Stephen King e Léo Malet e tanta filmografia ci hanno insegnato che può trasformarsi in un pericoloso scenario di spaventosi delitti. E con tanti spettacolari esempi a cui rifarsi, Cristina Biolcati coglie anche lei al volo l’occasione con il suo Luna Park Assassino.
Si parte con la protagonista della sua storia, Bianca Damiani, ispettrice di polizia che ha accompagnato a fare un giro alle giostre di una sagra paesana l’adorata nipote quattordicenne Rebecca. Ma mentre la zia, si gode una birra fresca al chiosco, dopo aver lasciata salire la ragazzina sulla ruota, quella all’improvviso si ferma e anche dal basso si vede bene che il corpo di un ragazza dai lunghi capelli rossi evidentemente priva di sensi è reclinato di lato su uno dei vagoncini. Uno svenimento per la paura?
Ma è davvero così? Nossignori, perché l’ispettrice invece dovrà rendersi conto, servendosi intanto di una scala, di non trovarsi davanti a un banale malore ma a un efferato omicidio appena consumato. Qualcuno ha strangolato la vittima e poi ha bloccato la leva che serve a controllare l’ingranaggio. E a conti fatti tutta la faccenda si rivelerà persino molto peggio perché quella ragazza, tale Lucrezia Angi ventiquattrenne, è in realtà ben la terza vittima di un assassino. Un serial killer dunque? Nella fattispecie il killer che uccide nel Luna Park. Bisogna assolutamente scoprire presto e a ogni costo la sua identità e arrestarlo.
Ma ora, a parte il dover tranquillizzare la nipote e riportarla subito a casa, affrontando la lavata di testa e le recriminazioni della sorella gemella Vanessa per l’incoscienza di averla coinvolta, sommata alla precisa accusa di averla addirittura usata come esca, per Bianca Damiani comincerà una affannosa corsa contro il tempo. Perché in effetti la sua presenza quella sera al luna park non era stata del tutto casuale… Era o sperava di essere sulle tracce dell’assassino, ma l’ha mancato.
Non aveva valutato appieno la sua spregiudicata perversione, determinata a portare avanti a ogni costo una contorta spirale di crudeltà innestata dal più antico dei moventi… E ora? Certo l’ispettrice non è persona da arrendersi. Anzi, ora sa che bisogna allargare il raggio d’indagine e magari scavare a fondo nella personalità delle tre vittime. Insomma deve esserci per forza un qualcosa in grado di collegare quegli omicidi.
Tanto per cominciare bisogna andare a ripescare il bandolo della matassa e scoprire come e quando tutto possa aver avuto inizio? Poco male se per farlo e capire diventa necessario risalire nel tempo magari fino all’origine e addirittura determinare il momento preciso in cui per la prima volta sia accaduto qualcosa. Bianca dovrà individuare ogni labile traccia, barcamenandosi faticosamente in un intreccio che la costringe a una affannosa gimkana tra complicati intrighi lavorativi ma anche personali e familiari. Potrebbe trattarsi di un lontano fatto di sangue? Come riconoscere gli indizi che contano e gridano vendetta? Perché è da là che tutto si sospetta sia cominciato… Certo è che soltanto la scoperta di alcuni particolari consentirà agli inquirenti di trovare la chiave per sbloccare il segreto e fermare l’omicida.
La storia c’è, tiene e incuriosisce il lettore ma la prosa dell’autrice avrebbe tratto indubbio vantaggio da un linguaggio narrativo più semplice e meno ricercato nei vocaboli.

Cristina Biolcati : Ferrarese, vive a Padova. con Doppia promessa ha trionfato al GialloLuna NeroNotte 2023, racconto pubblicato sul Giallo Mondadori.. Collabora con alcune riviste digitali, tra cui MilanoNera, dove scrive recensioni di libri e articoli letterari. Per Delos Digital ha pubblicato il romanzo Le congetture di Bonelli e i racconti lunghi Se Robin Hood sapesse, Ciclamini al re, L’uomo di marmellata, Dove dormono le fate, Il suono delle sue ferite (quest’ultimo vincitore del Garfagnana in Giallo 2022, sezione Nero Digitale), Talia, la figlia del fabbricante di bambole, Una mano negli abissi, Come zombie al madame Tussauds e Là qualcuno è morto.

::La spilla d’oro, Paolo Buchignani (Arcadia edizioni 2024) A cura di Viviana Filippini

27 febbraio 2024 by

“La spilla d’oro. Memorie da un secolo sterminato” è il romanzo storico di Paolo Buchignani, uscito per Arcadia editore. La cosa interessante della trama non è solo il mescolarsi del presente con il passato, ma il fatto che all’interno dell’impianto narrativo l’autore mette, da una parte le vicende personali, autobiografiche del protagonista Lapo e, dall’altra, i grandi fatti della Storia italiana nell’Italia prima e subito dopo la Grande Guerra. La vicenda comincia nel presente del 2020, quando l’arrivo del Covid 19 stravolse le vite di tutti, compresa quella del protagonista Lapo che pensa spesso al suo passato, al padre e a quelle che potrebbero essere le conseguenze di un contagio con il misterioso virus. In realtà Lapo fa i conti anche con tanti ricordi, compresi i racconti che lo portano indietro nel tempo nella sua famiglia e nella Lucca di inizio 1900. Dal presente si passa al passato, tra la Prima Guerra Mondiale e il successivo affermarsi del Fascismo in Toscana e in tutta Italia. Quello che Lapo, appassionato di ricerca storica fa,  è sì andare per archivi cercando documenti che certifichino quello che lui conosce e ricorda, ma, allo stesso tempo, il protagonista dà voce a uomini e donne della sua famiglia e non, per raccontare la storia dal loro punto di vista di gente comune. Accanto ai parenti di Lapo, compaiono politici, letterati, artisti, pittori, religiosi, socialisti, fascisti, giornali, fotografie, vittime e carnefici, in quella che è una vera e propria comunità umana intenta  fare i conti con la povertà dell’immediato dopo guerra del 1918 e il successivo radicarsi, anche con metodi violenti, del Fascismo. Da un lato la violenza di chi vuole imporsi a tutti i costi e, dall’altra, la volontà di resistere, di non soccombere al prepotente in nome della libertà. Accanto ai personaggi che agiscono avanti e indietro nella narrazione con le loro storie a confronto con la grande Storia, compare spesso anche lei: la spilla d’oro. Lapo la conoscere bene quella spilla dalla  testa rossa, perché sa che la nonna Esterina la  usava, alla vigilia della Grande Guerra, per difendersi dai molestatori nel loggione del Giglio di Lucca.  La spilla d’oro, oltre che essere il titolo del romanzo di Buchignani, diventa il legante, una sorta di lascia passare, che attraversa la Storia, i tanti frammenti di vita di provincia narrati e  che tiene unito il passato e il presente nell’esistenza di Lapo, permettendogli di scoprire e conoscere al meglio la sua famiglia e i fatti di cui essa fu testimone e protagonista nel corso della prima parte del Novecento. “La spilla d’oro. Memorie da un secolo sterminato” (Arcadia Edizioni), di Paolo Buchignani è stra i libri proposti per il Premio Strega 2024. A proporlo Silvana Cirillo.

Paolo Buchignani storico del ’900, docente di Storia contemporanea all’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria. Ha pubblicato numerosi saggi sul fascismo, sui totalitarismi e sul tema della rivoluzione declinato nelle diverse culture politiche del XX secolo. Come scrittore di romanzi e racconti storici, segnalato a suo tempo da Geno Pampaloni, Romano Bilenchi e Mario Tobino, Buchignani ha pubblicato cinque volumi: uno di questi, “Solleone di guerra”, reca la prefazione di Carlo Lizzani; un altro, “L’orma dei passi perduti”, è stato candidato al Premio Strega 2022.

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: Liberi di scrivere Award quattordicesima edizione: i vincitori

26 febbraio 2024 by

Vince la quattordicesima edizione del Liberi di scrivere Award:

Stella di mare, di Piergiorgio Pulixi (Nero Rizzoli 2023)

Certi luoghi sono maledetti. E le persone che ci abitano condannate a un destino che non meritano. Lo sa bene Stella, diciassette anni, l’estate negli occhi e addosso l’esuberanza di chi è giovane. Tutti a Sant’Elia, un quartiere popolare di Cagliari affacciato sul mare, la conoscono, la desiderano e la invidiano: perché lei è splendida, impunita. Speciale. Ma un giorno in cui il maestrale infuria rabbioso, viene trovata morta su una spiaggia, il volto sfregiato come a cancellare la sua bellezza leggendaria. Stella era pronta a lasciarsi alle spalle i palazzoni di Sant’Elia, ma il destino, o meglio, un assassino, ha scritto diversamente il suo futuro. È un’indagine difficile, questa, in cui si moltiplicano i sospettati e le piste: il vicequestore Vito Strega, insieme alla sua squadra di ispettrici, dovrà districarsi nei segreti di un quartiere impenetrabile per la polizia. E, fin da subito, dovrà fare i conti con i fantasmi della gente del posto e anche con i propri, che sperava di aver sepolto per sempre e invece tornano ad affiorare più forti che mai. In questo noir in cui i personaggi, attraverso i loro chiaroscuri, prendono vita come in un’antica tragedia, Piergiorgio Pulixi indaga il senso più controverso della giustizia, fa breccia negli indelebili legami di sangue e interroga le colpe dei padri.

Piergiorgio Pulixi Nato a Cagliari nel 1982, vive a Londra. Ha pubblicato Perdas de Fogu (Edizioni E/O 2008), L’albero dei Microchip (Edizioni Ambiente 2009), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010) e la serie poliziesca iniziata con Una brutta storia (Edizioni E/O 2012) e La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014).

:: Il sentiero dei papaveri di Remo Bassini (Golem Edizioni) a cura di Paola Rambaldi

26 febbraio 2024 by

Remo Bassini – giornalista e blogger, ha finora pubblicato 16 libri con Fanucci, Fernandel, Newton Compton, Perdisa e altri editori, vincendo numerosi concorsi letterari.

“La mamma dolce della mia infanzia era stata cancellata da quella parola odiosa, “fidanzato”.

«Vieni qua, ometto, abbracciami» mi disse dopo che avevo trascorso la prima notte nella nuova casa di papà.

«Abbraccia il tuo fidanzato. Stanotte hai dormito con lui?» le domandai, impietrendola. Odiavo il suo nuovo marito o fidanzato che fosse, odiavo i suoi figli.”

Il sentiero dei papaveri è un romanzo pensato ai tempi di Facebook da quando per parlarci non abbiamo più bisogno di togliere il pigiama e uscire, visto che ci troviamo sui social a qualsiasi ora del giorno e della notte. Se una volta ci davamo appuntamento in un’osteria davanti a un piatto di maccheroni, ora ci raccontiamo anche senza vederci fisicamente, soprattutto dalla pandemia in poi. E forse nasce da qui, come moto di rivolta, l’ultimo libro di Remo Bassini ambientato in un anonimo paese di periferia dove tutti si conoscono per soprannome e si ritrovano al Bar del Capitano.

Il nostro protagonista, dodicenne, ancora non lo conosce.

È carnevale. Le strade sono disseminate di coriandoli ma lui non ci fa caso. Gli è appena crollato il mondo addosso. Fino al giorno prima si sentiva amato e felice. Quando sua madre veniva a prenderlo da scuola era la più bella di tutte, sempre elegante e sorridente. Suo padre invece non sorrideva quando era sparito per tre giorni senza dare notizie, al quarto era tornato per dirgli che la mamma li avrebbe lasciati per andare a convivere con un vedovo padre di due figli.

Quella notizia per il bambino è una mazzata.

Di colpo vede crollare tutte le sue certezze e si ammala. Comincia a soffrire di attacchi di panico e diventa rancoroso al punto da cancellare la madre e tutti i ricordi di un’infanzia felice.

Da quel momento niente sarà più come prima.

Diventa taciturno e si limita a raccogliere i pensieri in un quaderno.

Se da piccolo la madre è stata la sua luce, ora si concentra solo su suo padre.

Maturando pubblica anche un libro. Perché è convinto che se una storia non finisce sulla carta, che storia è? E sua madre saprà mai di quel libro? Cercherà più sue notizie? Saprà mai del suo disagio?

Crescendo continua a coltivare il suo isolamento e il Capitano si prende cura di lui. È un uomo anziano e saggio che vede quel che altri non vedono.

Quel giorno di carnevale lo accoglie nel suo bar. Un locale pulito e accogliente dove approdano tante persone e tante storie. L’ha visto spiare sua madre da lontano e intuisce i suoi bisogni. Gli offre uno dei suoi panini con la frittata e lo invita a tornare per presentargli gli altri strani clienti del suo bar. Gli anni passano e il ragazzo intraprende lavori che puntualmente abbandona per problemi di salute finendo col farsi mantenere dal padre. Alla morte della madre vengono convocati entrambi da un notaio per ereditare una bella cifra, ma loro, pur faticando a tirare avanti, orgogliosamente rifiutano.

Nel tempo il Capitano e la ricerca del sentiero dei papaveri resteranno i suoi punti di riferimento.

Un Capitano allevato in un convento con una misteriosa storia alle spalle e col culto del cibo sano. Un bar d’altri tempi lontano dai cellulari dove non c’è nemmeno la televisione. Il ritrovato gusto di ascoltare storie attorno a un camino mangiando cose buone e scoprendo i segreti di un visionario.

Un romanzo, diviso in quattro stagioni, che parla dell’importanza di silenzio e meditazione.

Una storia intrisa di tante storie e il gusto di Remo Bassini per i bar di un tempo, per la gente e per le storie nascoste dietro i conventi.

Remo Bassini nato a Cortona (Arezzo). Vive a Vercelli. Scrittore e giornalista ma nella sua vita ha fatto di tutto: operaio, portiere di notte, insegnante in carcere per 9 anni ha diretto il giornale storico di Vercelli La Sesia. Oggi dirige Infovercelli24 e ha un blog su Il Fatto quotidiano. Ha pubblicato con Fernandel, Mursia, Newton Compton, Perdisa, Fanucci e altri editori. Con Golem ha pubblicato Forse non morirò di giovedì (primo al Premio Internazionale Città di Cattolica nel 2021) e il giallo La Suora, ambientato tra Orta e la Valsesia.

:: Taccuino d’appunti sulla teoria delle ombre di Roberto Centazzo (Altre Voci 2024) a cura di Patrizia Debicke

24 febbraio 2024 by

“Nella sua Teoria Generale delle Ombre, pubblicata postuma, lo scrittore Renoir Vananne sostiene che il romanzo sia come un’immersione in apnea negli abissi dell’animo umano: ogni romanziere ha il suo limite oltre il quale non può scendere”.
Principale protagonista di “Taccuino d’appunti sulla teoria delle ombre” è il famoso scrittore Renoir Vananne, un ultrasessantenne imprigionato in un istituto psichiatrico criminale con l’infamante accusa di omicidio plurimo. Al medico, lo psichiatra, che deve valutare il suo stato mentale, spetta il compito di decidere se il paziente a lui affidato è un pazzo o un diabolico mentitore. Insomma un lucido e freddo assassino o un povero pazzo incapace di controllare i suoi gesti.
Lo scrittore , che con lo pseudonimo di Henry Malbe , riscuotendo grande e unanime successo, ha saputo narrare nei suoi romanzi tradotti in tutto il mondo le profondità della mente umana, pare ridotto oggi solo a poco più di una larva, un essere abulico privo di volontà che spesso rifiuta persino il cibo . Una vita non vita la sua, indifferente, governata dal quotidiano scandire dei farmaci e rotta solo dalla pittura. Lo scrittore ha smesso di scrivere infatti e ha cominciato a dipingere. Strani dipinti che raffigurano vuoti paesaggi nei quali si distinguano appena sdraiate, abbandonate a terra, alcune indistinte sagome . Non sono, non possono essere persone … Tutt’ al più delle ombre. Ombre indefinite… Magari rappresentative di un indicibile orrore. Hanno un particolare significato? Qualcosa di brutto e peggio spaventoso volutamente celato dalla sua mente?
Potrebbe trattarsi di deliri da attribuire a un comportamento schizofrenico? Il mistero attorno alla sua figura sembra solo destinato a intensificarsi.
Ma ciò che il medico, lo psichiatra incaricato di giudicarlo e di ricostruire per quanto possibile le motivazioni del suo operato, della terribile accusa che pesa su di lui e di cosa l’abbia portato a uccidere e i reconditi perché che possono aver motivato le sue azioni. Cos’è veramente accaduto?
E soprattutto ascoltando il paziente nel corso delle sedute provare a ricostruire la realtà, le effettive condizioni mentali dell’uomo che ha davanti sé. Vananne, è un pazzo o la sua è un diabolica messinscena per evitare la prigione? Qual è la verità?
Da ciò che comincia a sentire, Vananne è una persona, da quanto traspare dalle prime e poche aperture e confidenze personali, che è stata sempre incerta, solitaria per scelta e apparentemente per una insita e reale anaffettività. L’inquietante personalità di un uomo in perenne fuga da ogni responsabilità, solo disposto talvolta a lasciarsi trasportare come una foglia al vento? Sposo fuggitivo sull’altare, padre mancato, amante, truffatore, vigliacco, un ladro traditore in fuga. Tre donne, Lyeta, Charlotte ed Esmeralda in qualche modo, nel bene o nel male e in tempi leggermente diversi, a distanza e in altri scenari, hanno attraversato la sua vita, Uno sordido ladro Vananne salvato solo dalla compiacente copertura di un vecchio amico che gli doveva una favore. Una lunga e soddisfacente esperienza omosessuale che porta ad aprirsi a nuovi orizzonti, diverse mete e paesi … Avrebbe forse sperimentato di persona decadenti situazioni e casi particolari poi ampiamente descritti nei suoi libri con minuziosi dettagli. E dai suoi libri scaturisce il successo, il denaro, la ricchezza ma anche la spasmodica necessità di nascondersi, di non rivelare mai la sua vero identità, di garantirsi sempre e comunque l’anonimato. Un comportamente da bipolare? O sono provocatori atteggiamenti che rimandano piuttosto a una conclamata schizofrenia?
Uno strano comportamento che è riuscito alla fine solo attirare sulla sua testa riprovazione e condanna e, sconvolgendo gli instabili equilibri da lui artamente costruiti, provocare il dito di un passante puntato contro di lui, con l’accusa, la terribile accusa di omicidio formulata da un uomo convinto di aver assistito a un delitto…
Ma Vananne è un abilissimo simulatore o un pazzo? E cosa cerca, sconvolgendo e forse tentando persino a plagiarlo, di ottenere dal suo giudice? La condanna? L’assoluzione? Qualcosa che possa aiutarlo a trovare la pace e a perdonare se stesso?
Con Taccuino d’appunti sulla teoria delle ombre, Roberto Centazzo tratteggia una storia dai contorni decisamente sfumati, sempre in bilico fra realtà e finzione, un romanzo caratterizzato da riflessione e interiorità, in grado di far percepire ai lettori le emozioni dei vari interpreti della storia, soprattutto per quanto concerne la personalità di Vananne e quella quasi paternalisticamente acquiescente del suo psichiatra . A ogni capitolo si aprono nuove possibilità in un subdolo e voluto gioco di specchi che con momenti e dettagli particolari consente di vedere e non, fino alla conclusione della storia
Un deciso cambio di passo per Roberto Centazzo che, dimenticata per una volta la voluta levità delle sue serie, ci costringe a seguirlo nel più intimo buio di un sofferto noir psicologico che addentrandosi nei tenebrosi meandri della mente umana, non risparmia ai lettori episodi intensi e crudeli.

Roberto Centazzo, a sette anni decide che da grande avrebbe fatto lo scrittore. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Genova, insegna per un paio di anni prima di arruolarsi in Polizia. La lunga esperienza come ispettore, prima alla Sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica e infine come Comandante del Posto Polfer di Savona, fa di lui uno dei più preparati autori noir. Da qualche anno si è ritirato a vivere in campagna dove cura l’orto e ama definirsi un coltivatore di storie. Tra le sue pubblicazioni più note ricordiamo la serie della Squadra speciale Minestrina in brodo (TEA e Gruppo GEDI, dal 2016), composta – ad oggi – da sei romanzi, e quella di Cala Marina (TEA, dal 2019), con tre volumi. Nel 2018 escono la fiaba Togliete i lupi dalle favole (Grappolo di libri), illustrata da Valeria Corciolani, e l’album musicale Mendicante del musicista Enrico Santacatterina, di cui scrive tutti i testi. Insieme all’autore televisivo Felice Rossello, scrive a quattro mani due opere teatrali: L’amore è un attico e L’importanza di essere Felice.

:: Annabella Abbondante – Il passato è una curiosa creatura di Barbara Perna (Giunti 2024) a cura di Patrizia Debicke

24 febbraio 2024 by

Con attacco quasi natalizio da manuale, che precede di poco un delitto, anche quello da manuale,
Barbara Perna dà il via al suo terzo serial con le avventure della sua morbida giudice Annabella Abbondante (cognome parlante come un tempo gli stemmi gentilizi .)
Dunque siamo a Pianveggio, paese di fantasia della provincia lucchese ma grandino visto che è dotato di tribunale, è in arrivo il Natale e ormai è diventata una tradizione che l’amica giornalista Alice, e il commisario Nicola Carnelutti aiutino Annabella a fare l’albero. Risultato: un amalgama variopinto, luminoso e incasinato, che offre spazio alla presenza di ogni persona importante della vita della padrona di casa, rappresentata da una diversa pallina colorata. Ci sono quella dei genitori, della sorella, degli amici più cari tra cui naturalmente anche Tano, il suo primo amore forse mai dimenticato, che aveva promesso una visita, ma non si fa vivo. Oddio sparire è sempre stata la sua specialità ma con i giorni che passano e nessuno, manco la famiglia, madre e padre, ha più avuto sue notizie, la faccenda di fa seria e un tantino preoccupante. Insomma Annabella sta in pensiero, soprattutto dopo che una donna, tale Rosaria de Stefano che pare quasi la sua gemella, è passata in tribunale a cercarla e a lasciarle un cellulare con una scheda prepagata e un foglio con il suo numero di telefono, pregandola di consegnare tutto a Tano. Ma quel benedetto uomo continua a latitare, nonostante che anche dalla prefettura di Napoli lo stiano cercando. E la faccenda morde talmente Annabella da spingerla a impegnarsi immediatamente per rintracciare la sua sosia . Lei dovrebbe essere ancora a Pianveggio, non ha lasciato indirizzo ma basta dare incarico a Paolo “Dolly”, il suo fido cancelliere, di setacciare hotel e locande…
Ecco e.. voila! Perché è evidente che Annabella Abbondante curiosa come una scimmia e lanciata su una pista come un segugio andrà subito a cacciarsi in un pasticcio grosso come una casa. Un pasticcio che la costringerà a impetrare l’aiuto di Ferruccio il PM fiorentino con il quale Annabella ha già intrecciato una relazione ancora in fieri per l’inquieta nostalgia di Tano e, per suo tramite ohimè anche l’aiuto, che sa già più peloso, del procuratore e vecchio compagno di liceo Sergio Massi delle Case. La faccenda va di fretta e infatti zac, con un colpo da teatro Barbara Perna ci ha già proiettati, mani e piedi, nel vivo dell’azione. Un’azione che fin dall’inizio si focalizzerà sulla drammatica sparizione di Tano, diciamo un protagonista o meglio un coprotagonista ‘invisibile”.
Intanto ci sarà una sua telefonata con un messaggio senza testo né firma e invece solo una poesia di Emily Dickinson che parla di Verità . E Annabella sa che quel messaggio può venire solo da lui. Intanto quel messaggio vuole dire che almeno sta bene ed è vivo. Ma anche, visto che la poesia parla di verità, che le chiede di cercarlo…
Quel messaggio quindi darà il via ad altri tanti e successivi, una catena o meglio una vera e propria caccia al tesoro, un susseguirsi di piccoli oscuri indizi per inviduare l’obiettivo. E la necessità di sbrogliare i tanti indovinelli da lui seminati per lei come Pollicino costringerà Annabella prima a farsi dare le ferie arretrate, poi a lasciare Pianveggio per Natale con per meta Piano di Sorrento, parte centrale della penisola sorrentina sulla costiera amalfitana, un paradisiaco scenario arricchito da un trionfo di colori e sapori, sulle tracce di Tano con per principale filo conduttore il loro comune passato. Perché solo lei pare sia in grado di sbrogliare il mistero celato nella sua scomparsa ma anche perché solo ritornando sulle tracce del passato, sarà in grado di sentirsi padrona di scegliere il suo presente, e darsi nuove possibilità. Un viaggio il suo dunque per tornare al passato, ma che le consentirà di guardare al futuro.
E quindi via verso Piano di Sorrento dove, anche a Natale , non pare sia inverno, dove Annabella è nata, dove vive ancora parte della sua meravigliosa e caoticamente avvolgente famiglia e dove anche Tano è nato e cresciuto. E dove l’attende perfettamente restaurata la sua vespa rossa, fedele compagna dei tempi delle superiori. Non le resta che salire in sella per riscoprire la magica ambientazione esibita dalla costiera sorrentina, con il Vesuvio sullo sfondo e i tornanti del promontorio di San Pancrazio. Ma Annabella non sarà sola perché anche i suoi amici, pur a distanza, non le faranno mai mancare il loro sostegno, con telefonate, videochiamate e messaggi e soprattutto, ci sarà il costante, affettuoso avanti e indietro di Ferruccio Landi, il PM di Firenze.
E ci sarà la sua famiglia con le fastose tavolate natalizie ricche di pietanze, al Limoneto, con gli inimitabili sapori dei piatti tipici della tradizione (non si possono descrivere tutte le squisitezze ma impossibile tacere la famosa pastiera della zia Prudenza).
Non solo perché tanti altri personaggi calcano la scena in questa terza avventura e più in particolare tutta un ventaglio di figure femminili.
Alle prime pagine incontreremo Rosalia, quasi una sosia di Annabella; poco dopo Perla Argirò, giornalista di spessore nazionale che colpisce Annabella e la costringe ad accettare uno scambio di idee. Poi la bella PM Gea Imposimato, sostituto procuratore a Massa Campana, che con il suo lavoro a fianco di Landi la farà un tantino ingelosire. Senza dimenticare Dolly 2, cugina di Paolo, il suo cancelliere al tribunale di Pianveggio, come lui valida e molto in gamba.
Ma tra tutte primeggia, anzi svetta, nonna Angela, che sa e conosce sua nipote meglio degli altri.
Un romanzo questo, Annabella Abbondante, il passato è una curiosa creatura, ben costruito, divertente e che mantiene sempre un vivace ritmo narrativo non scevro di continua suspence. Ormai conosciamo la nostra giudice civile morbida, prosperosa in lotta con i suoi riccioli ribelli schiva di una dieta che la vede perennemente sconfitta, caffè dipendente e inguaribile per la sua incontrollabile curiosità. Ma una colonna portante per la capacità di ridersi addosso, di percepire la verità e quindi saper andare a fondo nelle cose e per la sua “capa tosta” che la porta a non conoscere ostacoli. Come ci dà gusto ritrovare gran parte dei personaggi, già ben inquadrati nei precedenti romanzi ma forse meglio delineati, meno macchiettistici, insomma cresciuti e migliorati in questa nuova storia.
Una storia sempre movimentata, stuzzicante e intrigante benché a conti fatti stavolta si tratti soprattutto di un’indagine personale, ingrata, che andando a incrociare confini legati alla segretezza del paese, diventa più seria e pericolosa del solito, ma neppure stavolta Annabella, si tirerà mai indietro. Ragion per cui un bell’applauso brava alla sua autrice perché con questo romanzo, il terzo dedicato alla sua giudice per me, ha realizzato il migliore della serie.

Barbara Perna vive e lavora a Roma. Ci tiene a precisare che però lei è partenopea, nata a Napoli il 6.9.69 (avete letto bene). Il superamento del Concorso in Magistratura nel 1998 le ha brutalmente stroncato una (forse) brillante carriera come attrice teatrale comica. Ha svolto il ruolo di giudice tuttofare un po’ in giro per l’Italia ma il suo cuore è rimasto in Toscana nel piccolo Tribunale di Montepulciano dove ha lavorato per cinque anni prima di trasferirsi a Roma. Scrive per passione, lavora per dedizione, legge per autodifesa. E viaggia molto, soprattutto con la mente. Per Giunti ha esordito con il romanzo Annabella Abbondante. La verità non è una chimera (2021) pubblicando poi Annabella Abbondante. L’essenziale è invisibile agli occhi (2022) – vincitore del Premio NebbiaGialla 2023 – e Annabella Abbondante. Il passato è una curiosa creatura (2024).

:: Come un fiore di ciliegio nel vento di Etsu Inagaki Sugimoto (Giunti 2024) a cura di Giulietta Iannone

21 febbraio 2024 by

Come un fiore di ciliegio nel vento, titolo originale A daughter of the Samurai, è l’opera letteraria più conosciuta di Etsu Inagaki Sugimoto (1874-1950), un memoir ricco di fascino e poesia che raccoglie i ricordi di una donna straordinaria che ha vissuto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento l’epoca di passaggio tra la fine del Giappone feudale e la modernità dell’Occidente con le sue libertà e la sua intraprendenza. Etsu nacque a Nagaoka nel profondo nord del Giappone, caratterizzato da inverni molto rigidi e nevosi in una famiglia di samurai di alto rango e visse la crisi di quel mondo e l’affacciarsi alla modernità. La rigida educazione impartita dal padre, temprata dalla dolcezza e dalla forza di carattere trasmessa dalla madre, le permetteranno di attraversare l’oceano e andare in sposa giovanissima a un amico del fratello trasferitosi negli Stati Uniti. Dal matrimonio con Matzuo Etsu avrà due figlie, Hanano e Chiyo, di cui dovrà occuparsi da sola alla morte del marito e al suo ritorno in Giappone come umile vedova. Ricco di aneddoti, ricordi, leggende buddiste e shintoiste e tocchi di vera poesia caratterizzata dal grande amore per la natura del popolo giapponese, questa autobiografia ci svela una cultura per molti versi ancora misteriosa fatta di riti, consuetudini e tradizioni, dove i sentimenti non sono meno autentici solo più velati e accennati e sorretti da un rigore morale che fa sempre prevalere il dovere e l’accettazione a regole e dettami alla propria individualità. Il culto degli antenati, gli insegnamenti di Confucio impartiti da un bonzo non impediscono a Etsu di diventare cristiana e abbracciare la nuova religione venuta dall’Occidente. Sintesi perfetta dell’incontro di due mondi la sua vita ci testimonia quanto Oriente e Occidente siano fatti per comprendersi e completarsi a vicenda. Oltre che per il valore storico anche il pregio letterario e artistico fa di questo romanzo autobiografico straordinario un’opera forse unica. Uscito nel 1925 a New York, arriva per la prima volta oggi in Italia tradotto da Roberta Zuppet.

Etsu Inagaki Sugimoto nasce in una famiglia di samurai all’indomani dell’era Meji, che vede il Giappone aprirsi al resto del mondo dopo secoli di isolamento. Ha ventiquattro anni quando un matrimonio combinato la porta negli Stati Uniti: è l’inizio di una nuova vita, lontana da tutto ciò che poteva immaginare, che la giovane donna affronta con grande determinazione. Nel corso degli anni Etsu comincia a scrivere articoli sul Giappone, prima per i giornali locali di Cincinnati, poi per il magazine Asia. Dopo aver trascorso un altro periodo nella sua terra natale, decide di stabilirsi definitivamente a New York, dove diventa docente di lingua e cultura giapponese presso la Columbia University. La sua opera più famosa resta A Daughter of the Samurai (1925), un classico della letteratura femminista qui proposto per la prima volta in Italia.

Consiglio di acquisto: https://amzn.to/4g7JDgz se comprerai il libro a questo link guadagnerò una piccola commissione. Grazie!

:: Sotto le mura di Gerusalemme di Tano D’Amico (Mimesis 2024) a cura di Giulietta Iannone

21 febbraio 2024 by

Parole e immagini per raccontare il popolo palestinese sotto le mura di Gerusalemme. Il volume raccoglie gli scatti di Tano D’amico e i versi di Mahmud Darwish, Najwan Darwish, Raymonda Hawa Tawil, Yousef Al Mahmoud, Salma al Khadra al Giayyusi, Tawfiq Zayyad, e alcuni scritti di Tano D’Amico. Foto in bianco e nero di grande suggestione dove sono ritratti soprattutto bambini nelle loro faccende quotidiane, a scuola, mentre giocano, in compagnia delle loro madri. Alcuni sorridono tra le macerie o fanno il segno di vittoria, altri osservano muti lo sfilare di un funerale. C’è Versetti bambina che sorride alla macchina fotografica di cui la tragica storia forse apprendiamo per la prima volta, c’è una ragazzina coi fratellini e l’aria adulta. Sotto le mura di Gerusalemme di Tano D’Amico, Mimesis edizione ci ricorda che i bambini ci guardano e saranno gli adulti di domani sempre che gli consentiamo di crescere.

Tano D’Amico, forse il fotografo più amato dai movimenti che per più di mezzo secolo hanno lottato per dare un volto nuovo al nostro Paese, ha realizzato, tra gli altri, reportage in Palestina, Grecia, Irlanda, Germania, Svizzera, Spagna e Portogallo. Con Mimesis ha pubblicato Fotografia e destino (2020), Misericordia e tradimento (2021), Orfani del vento (2022). 

:: Mameli di Giulio Leoni (Rai Libri 2024) a cura di Patrizia Debicke

12 febbraio 2024 by

Per la serie evento di Rai Libri “Mameli”, primo volume della nuova collana di Rai Libri Canone inverso, di Giulio Leoni è ispirato alla serie evento di Rai 1:
Un grande romanzo storico, una drammatica vicenda per la felice penna di Giulio Leoni che ripercorre ed esalta la breve anzi brevissima vita di Goffredo Mameli, poeta e patriota , il giovane genovese che con il suo “Canto degli italiani” musicato da Michele Novaro e la partecipazione ai moti rivoluzionari per l’Unità d’Italia primeggia, tra i grandi testimoni del Risorgimento.
Ispirato a fatti veri, questo libro, una splendida fiction romanzata, ricrea e ripercorre la breve vita di colui che scrisse l’Inno che quasi cent’anni dopo, nel 1946 con la nascita della Repubblica italiana, sarebbe diventato inno nazionale.
Un’esistenza quella di Goffredo Mameli, vissuta molto intensamente, iniziata a Genova in seno a una bella famiglia che lo amava ma durata troppo poco.
Mameli infatti moriva in conseguenza di una ferita alla gamba, seguita da un’amputazione che non riuscì a impedire il dilagare della cancrena il 6 luglio 1849, in preda a indicibili sofferenze solo lenite dalle cure di mani amiche, mentre tentava invano di difendere la prima gloriosa repubblica romana.
Negli anni del primo Risorgimento, densi di sogni e di lotta per un’Italia unita, il giovane Goffredo Mameli, da ragazzo di fragile costituzione fisica era diventato il brillante e affascinante rampollo di una famiglia genovese, iscritto alla facoltà di legge dell’università genovese che frequentava disordinatamente, perché dotato invece di fantasia e grande predisposizione per la poesia.
Il suo idolo politico da giovanissimo, anche perché vecchio amico della madre, era l’eternamente in fuga da un esilio all’altro e infine rifugiato in Inghilterra Giuseppe Mazzini che era stato addirittura condannato a morte una prima volta dal governo sabaudo di Genova nel 1833 per la sua attività di cospirazione.
Ma a Genova la longa manu degli Agenti della Santa Alleanza vegliava per prevenire complotti e spinte repubblicane…
La prima ma importante storia d’amore di Goffredo Mameli contraccambiata per una coetanea, Geronima Ferretti, verrà ostacolata dalla famiglia marchionale della ragazza e finirà tragicamente. Lei infatti, costretta dalle pressioni e dalle rigide regole economiche e di status sociale che miravano a ben altro pretendente di un ragazzo sia pur di buona famiglia – con padre alto ufficiale di marina di nobiltà sarda e la madre Adelaide Zoaogli di antichissima schiatta dogale genovese ma finora senza posizione – , verrà costretta a sposarsi con un maturo e nobile corteggiatore e soltanto poche settimane dopo morirà (per il dolore?) in Austria durante il viaggio di nozze.
Superato lo choc, il giovane Mameli con l’appoggio del nuovo amico, Nino Bixio, entrerà in contatto con i movimenti libertari che, sull’esempio di Mazzini, si stanno organizzando per battersi per la causa. L’anima rivoluzionaria genovese, che pareva sopita, nel settembre 1846 riaccende gli animi di tanti patrioti in occasione della commemorazioni di Giovanni Battista Perasso (detto Balilla) che nel 1746 aveva innescato una rivolta con il lancio di un sasso contro alcuni soldati austriaci.
Goffredo Mameli è alla testa di quelle manifestazioni. Ha diciannove anni e l’anno dopo entrato a far parte di un’associazione da poco fondata, l’Accademia Entellica (poi detta più semplicemente l’Entelema), come già riportato scriverà versi su versi a sostegno della causa.
Nel frattempo il padre era salito sempre più in alto nella sua carriera : nel 1843 era entrato nel Consiglio d’ammiragliato mercantile, nel ’47 aveva avuto il comando della regia fregata San Michele, un incarico prestigiosissimo. Ma alla lunga l’attivismo politico del figlio finirà per tarpargli la carriera.
Dalle prime rischiose manifestazioni genovesi, Goffredo Mameli con Nino Bixio alla testa di un piccolo esercito di oltre trecento volontari cittadini, la Colonna Mantovana, prenderà parte a ventun anni nel 1848 all’insurrezione di Milano contro gli austriaci, alle gloriose Cinque Giornate durante le quali incontrerà Mazzini, e in seguito si aggregherà all’esercito piemontese. Ciò nondimeno nei mesi successivi Mameli e gli uomini da lui guidati con il grado di capitano si videro impegnati poco più che in inutili, sterili marce e la sconfitta piemontese, con l’Armistizio di Salasco, poneva fine alla loro avventura. Non restava loro che tornare a Genova.
La riapertura del fronte insurrezionale e il lancio del programma della Costituente a opera di Giuseppe Montanelli ridettero tuttavia vigore alla causa. Riorganizzata la Colonna mantovana e, lasciata Genova il 3 novembre, Goffredo Mameli si mise sulle tracce di Garibaldi che raggiunse in Toscana e seguì a Bologna aggregandosi come volontario alla sua Legione romana.
Pochi giorni dopo, la notizia della fuga di Pio IX a Gaeta li spingeva a portarsi a Roma dove, dopo la proclamazione della Repubblica romana, il 9 febbraio, secondo le direttive di Mazzini, Goffredo Mameli si affrettò a fondare un comitato per promuovere prima possibile la convocazione di una Costituente.
Ma meno di cinque mesi dopo l’intervento francese al comando del generale Oudinot cambiava bruscamente le carte in tavola e metteva fine al sogno repubblicano mazziniano. Pochi mesi dopo, infatti, il 6 luglio 1849, a neppure ventidue anni compiuti, Goffredo Mameli veniva ferito a morte sul Colle del Gianicolo nell’ultima disperata battaglia in difesa della Repubblica Romana.
In questo nuovo romanzo, liberamente ispirato ai fatti storici, Giulio Leoni ripercorre soprattutto la vita dell’uomo Goffredo Mameli.
Un nome diventato per tutti sinonimo di passione, libertà e coraggio.
Una trama intensa e suggestiva , quella di Leoni, che da grande romanziere tratteggia la personalità di Mameli mettendo in luce sia le basilari tappe fondamentali di personaggio pubblico legato alla Grande Storia , che lati meno noti e talvolta dolorosi di una eccezionale vicenda umana, che l’Italia ha consegnato al mito. Di un “ragazzo” che con il suo Canto degli italiani, oggi inno nazionale, ha saputo unire l’Italia “di voce in voce”. Ripercorrendo le tappe di una brevissima esistenza, ma nella quale brillarono l’amore, il coraggio e l’audacia della gioventù , il fuoco dell’amicizia , l’impetuosità della poesia e il desiderio di una patria libera e unita.

Giulio Leoni è uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie anche alla serie di romanzi dedicati alle avventure di Dante Alighieri (Dante Alighieri e i delitti della Medusa; I delitti del mosaico; I delitti della luce; Il manoscritto delle anime perdute; I delitti dei nove cieli. Un’indagine di Dante Alighieri; La sindone e il diavolo; L’ultimo segreto di Dante) tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. Oltre al passato più remoto, i suoi interessi sono rivolti anche alla storia del secolo appena trascorso, soprattutto ai suoi aspetti meno conosciuti e controversi.

:: Il delitto della montagna di Chicca Maralfa (Newton Compton 2024), a cura di Patrizia Debicke

12 febbraio 2024 by

Due anni dopo il trasferimento ad Asiago, al comando della stazione dei carabinieri, il luogotenente barese Gaetano Ravidà, voce narrante della trama, sta cominciando ad ambientarsi.
Certo la distanza fra Bari e Asiago è maggiore di quella scritta sul navigatore. Il freddo poi picchia duro sull’Altopiano dei Sette Comuni, denso di tristi memorie legate alle trincee del fronte più sanguinoso della prima guerra mondiale. E pare anche più pungente soprattutto se confrontato con il tepore pugliese. Ma bisogna adattarsi e di necessità virtù.
La sua nuova vita lontano da Bari e dalle figlie, dopo la separazione dalla moglie che l’ha tradito con il suo migliore amico, comincia a ingranare tramite il rapporto surrogato e segreto con Maria Antonietta Malerba, medico legale? E forse anche per merito della serena “consulenza” ambientale di Lilli Pertile, anziana donna, depositaria degli infiniti retaggi autoctoni e benché non abbia ancora imparato a districarsi bene con il dialetto, in qualche modo si arrangia.
Certo non sono rose e fiori, e sono tanti i problemi e i contrasti su quell’altopiano vicentino, disalberato dalla tempesta Vaia e costantemente sotto attacco per vari reati ambientali. Un paio di vecchie cave di marmo infatti sono state utilizzate come deposito illegale di rifiuti pericolosi e l’assottigliamento eccessivo delle pareti della roccia ha provocato infiltrazioni nel bacino acquifero sottostante.
La sua operazione è stata chiamata ‘Terra di nessuno’…
Il necessario recupero della legna da parte di aziende specializzate e l’inquinamento dovuto alle ex cave sta poi provocando numerose manifestazioni di protesta di gruppi di ambientalisti schierati davanti alle cave con in testa una bella e giovane cittadina, tale Angelica Benedin.
E proprio perlustrando quegli anfratti rocciosi, in un cunicolo, Ravidà e i suoi uomini hanno ritrovato il cadavere mummificato di un uomo, che non è stato possibile identificare.
Dall’autopsia, effettuata dall’amica medico legale, risulta che la vittima è stata uccisa da un colpo di pistola alla nuca, esploso a distanza ravvicinata e che la morte risale a circa cinque anni prima.
Ernesto Costa noto imprenditore locale è l’unico a essere sparito in passato. Ma la cosa più strana è che mai nessuno abbia denunciato la sua scomparsa. Neppure sua moglie, succube e avvezza alle sue costanti fughe e tradimenti, convinta che si trattasse di un allontanamento volontario e il nipote che ha ereditato le gestione dell’azienda.
Che possa essere lui? Era un inveterato giocatore, sempre pieno di debiti. Puzzo di mala? Potrebbero esserci di mezzo i pericolosi tentacoli della mala del Brenta.
Mentre con tutte le adeguate indagini, si cerca di risalire all’identità della vittima, un incendio all’apparenza accidentale, manderà a fuoco la casa di Checo Piovan un ecologista ma anche un rompiscatole e ubriacone, mandando a fuoco l’archivio dell’Arma e mettendo a rischio persino la contigua caserma.
Ma la faccenda è molto più complicata di come parrebbe a prima vista. Anche la sua morte potrebbe non essere accidentale. E come se non bastasse presto ci sarà una terza vittima. I tre decessi/delitti? parrebbero scollegati tra loro… E se invece un invisibile filo riunisse il cold case della mummia alle due vittime più recenti?
Per saperne di più Ravidà e la sua squadra dovranno confrontarsi tanto per cominciare con la consueta e torpida diffidenza della comunità locale.
Una lunga e faticosa indagine condotta da un Ravida, ormai molto più sicuro di sé sulla nuova scena e che gode dell’appoggio del procuratore Pazienza suo conterraneo, nel periodo più freddo dell’anno, durante i gelidi giorni della merla, con tutto il paesaggio completamente coperto dalla neve. Una difficile indagine che, ignorando freddo e intemperie, per arrivare a scoprire la verità dovrà riuscire a superare la riservata e guardinga coltre di silenzio locale e saper individuare la contorta radice del male .
Solo grazie alle vaghe testimonianze, sovrapponendo e confrontando le varie fonti in una complicata e capillare indagine, Ravidà e i suoi collaboratori arriveranno a incrociare i dati e a sospettare legami e possibili connessioni tra le vittime.
Un delitto della montagna che pare voler oscillare fra il presente e il passato. Un cold case che confonde e pare voler mischiare di continuo le carte in tavola.
Una splendida ambientazione, evidenziata dalla grande e solenne bellezza dei luoghi. Una location che, a detta dell’autrice, deve moltissimo a Mario Rigoni Stern, l’idea della pernice bianca che attraversa le pagine del romanzo rimanda alla sua maestosa opera … Nel suo Libro degli animali lui scrisse che le pernici bianche sono: «rimaste a testimoniarci il tempo perché invece di andare tutte verso le tundre del Nord con gli uri e le alci, si erano fermate sulle cime più alte emergenti dell’Europa ancora primigenia, come per farci compagnia».

Chicca Maralfa è nata a Bari, dove vive tuttora. È giornalista e responsabile dell’ufficio stampa di Unioncamere Puglia. Appassionata di musica indipendente e rock d’autore, ha collaborato con la “Gazzetta del Mezzogiorno”, “Ciao 2001” e Music, Antenna Sud e Rete 4. Nel 2018 con L’amore non è un luogo comune ha partecipato all’antologia di racconti L’amore non si interpreta (l’Erudita), contro la violenza psicologica sulle donne. Festa al trullo, pubblicato nel 2018 da Les Flâneurs Edizioni, è il suo primo romanzo.