:: Un terremoto a Borgo Propizio, Loredana Limone (Salani, 2015) a cura di Micol Borzatta

1 novembre 2015 by
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Borgo Propizio è rinato a nuova vita. Il Castelluccio è stato restaurato, le case del contado sono state ridipinte, la piazza del Municipio ripavimentata a coda di pavone e il nuovo gemellaggio che mette allegria nei cuori degli abitanti. Tutta questa pace e felicità però è destinata a finire, infatti un tremendo sisma di magnitudo 5.7 con epicentro le campagne intorno al Borgo distrugge tutto quello per cui i propiziesi hanno lavorato.
La villa del comune è scoperchiata, il pavé della piazza sprofondato nella breccia che si è aperta, i lampioni piegati, le case, i negozi e gli edifici che non sono crollati sono coperti da crepe e brecce.
Oltre al loro paese, i propiziesi, piangono anche i morti causati dalla catastrofe, otto anime che purtroppo non hanno superato il disastro, ma un’altra scoperta sconvolgerà tutti buttando gli animi in uno stato ancora più di panico, infatti le vittime del sisma sono solo sette, l’ootava vittima è morta per strangolamento.
Chi ha potuto uccidere nel loro idilliaco paesino?
Una faccenda davvero complicata che coinvolgerà tutti.
Terzo romanzo ambientato a Borgo Propizio, riesce a trasmettere a ogni lettore un senso di evoluzione e ritrovamento propri dei piccoli borghi, perché grazie alla bravura di Loredana Limone di descrivere i luoghi e i personaggi realisticamente, sia chi ha letto gli altri due libri, sia chi si avventura per la prima volta tra le vie del borgo, può notare tutti i cambiamenti, le modifiche, le migliorie e le evoluzioni avvenute con il passare del tempo, dando la sensazione di tornare sempre nello stesso luogo, ma nello stesso tempo in un luogo nuovo tutto da scoprire, tenendo così sempre attivo e alto il livello di attenzione del lettore e non deludere mai le aspettative.
Un finale di saga davvero spettacolare che lascia il lettore con emozioni contrastanti tra la felicità di aver avuto la fortuna di conoscere il borgo e i suoi abitanti e la tristezza e il dolore di doverli salutare e non poter rimanere con loro a ricostruire le loro vite e il borgo stesso, rendendolo sicuramente ancora più spettacolare, perché come la fenice risorge dalle sue ceneri più bella di prima, così farà il borgo dalle sue macerie.
Come il borgo anche i personaggi hanno la loro evoluzione, infatti possiamo notare delle crisi d’identità che porteranno coppie a rompersi o l’allontanamento di altri personaggi che hanno bisogno di tempo per fare un viaggio introspettivo dentro loro stessi. Situazioni che il lettore vivrà in prima persona, trovandosi durante la lettura a voler consigliare i suoi amici. Situazioni che portano il romanzo a uscire dal genere del giallo, del noir o del poliziesco a cui potrebbe sembrare appartenere, ma lo porta nel suo reale collocamento, un romanzo sociale che parla di stralci di vita, atto a riempire il cuore del lettore di sentimenti, vita, vicissitudini di tutti i giorni, portandolo a conoscere nuovi luoghi e nuovi amici.

Loredana Limone nasce a Napoli nel 1961, ma diventa presto Milanese di adozione. A nove anni scrive la sua prima poesia per continuare successivamente con fiabe e gastronomia. Nel 2012 esordisce con Borgo Propizio che viene premiato con la menzione speciale al premio Fellini 2012. Nel 2014 esce E le stelle non stanno a guardare. Secondo volume della trilogia che si conclude nel 2015 con Un terremoto a Borgo Propizio.

Source: ebook inviato dal Borgo Propizio Fan Club.

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:: Oggi disegneremo la morte, W.L. Tochmann (Keller editore 2015), a cura di Viviana Filippini

31 ottobre 2015 by
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Hutu e Tutsi sono i protagonisti del reportage di Tochman edito da Keller, intitolato Oggi disegneremo la morte. Il libro è una raccolta di testimonianze compiuta dall’autore per ricostruire, in queste pagine, il quadro socio-politico che portò il Ruanda al caos  nel 1994. Conseguenza dei disordini lo sterminio di migliaia di Tutsi, per mano degli Hutu. In Ruanda ci sono tre etnie: i pigmei Twa poco numerosi, gli Hutu con i loro corpi scuri e robusti e i Tutsi intelligenti e raffinati nei modi di dire e fare, con una pelle né troppo chiara, né troppo scura. Ed è tra queste due etnie che si scatenò quell’odio che portò gli Hutu a sterminare i Tutsi. Per raccontarci il dramma accaduto una ventina di anni fa, l’autore si è recato in quella terra africana ferita in cerca di testimoni, sopravvissuti e orfani, nel tentativo, riuscito, di mettere assieme i pezzi di quella che fu una vera e propria guerra fratricida. In queste pagine il reporter polacco ci porta dentro ad un mondo e alle sue ferite, mai del tutto rimarginate, per narrarci quello che stravolse la terra ruandese. Fu un vero e proprio genocidio che causò la morte di un milione di persone la cui unica colpa, se tale può essere definita, era di appartenere alla tribù Tutsi. Nelle pagine si alternano le storie vere, dolorose, e a tratti anche molto crude, di coloro che quella strage la vissero sulla propria pelle. Dai carnefici, alle vittime sopravvissute, ai figli di coloro che morirono in quei drammatici mesi, Tochmann ci restituisce un coro di voci che travolge il lettore e lo porta a “sentire” e visualizzare con la mente le scene narrate da questi testimoni. Ci sono donne e bambini che sono sopravvissuti fingendosi morti; parenti diventati i carnefici dei loro congiunti; uomini che hanno perso tutto e che son rimasti solo con i ricordi sempre più labili di quella che era la propria famiglia. Oggi disegneremo la morte è un reportage acuto, che non si limita a rendicontare i fatti, qui l’autore fa parlare i protagonisti e permette al lettore di conoscere, attraverso le testimonianze degli intervistati, la struttura della società ruandese e scoprire che “In Ruanda la moglie serve per sfacchinare. E per il sesso. Ma anche per ricevere bastonate, dato che dalle nostre parti la violenza domestica dilaga. Il marito può tradire la moglie. Ha dalla sua parte il consenso sociale”. In tutte le pagine riecheggiano lame di machete che passano e tagliano i corpi senza il minimo indugio, violenze inaudite, stupri di massa, superstiti che a fatica cercando di ricostruirsi una vita guardando al domani senza mai dimenticare il proprio tragico passato. Oggi disegneremo la morte del polacco Tochman porta un tassello in più alla storia del genocidio del Ruanda e spinge i lettori di oggi a riflettere su quanto nel corso della Storia, passata e recente, i pregiudizi e il considerare l’altro diverso, abbia determinato, e determini, insensate carneficine. Traduzione di Marzena Borejczuk.

W.L. Tochman (1969) è reporter, scrittore, direttore dell’Istituito Polacco di Reportage di Varsavia. È autore di otto reportage e i suoi campi di interesse sono, tra gli altri, l’aspetto del cattolicesimo polacco, le conseguenze sociali delle guerre contemporanee e i genocidi. Dello stesso autore, Come se mangiassi pietre, edito da Keller nel 2010.

Source: libro inviato al recensore dall’editore.

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:: Affari d’oro, Madeleine Wickham (Mondadori, 2015) a cura di Micol Borzatta

31 ottobre 2015 by
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Liz e Jonathan Chambers sono due insegnanti, sposati e genitori di un’adolescente di nome Alice.
Un giorno decidono di dare una svolte alla loro vita e comprano il vecchio College del loro paese, che dopo la morte della proprietaria stava andando in perdita e rischiava la chiusura. Per fare ciò sono costretti a vendere la loro casa e si trasferiscono nel piccolo appartamentino posto all’ultimo piano del College.
Purtroppo la vendita della casa non prosegue come immaginavano, anzi è totalmente bloccata, e questo fatto unito alla tensione e allo stress causato dagli sforzi per far ripartire il College e lo poco spazio del piccolo appartamento, provocano una rottura nella coppia e un vincendevole allontanamento.
È proprio in questa situazione disastrosa che compare Marcus Whiterstone.
Marcus è uno dei due proprietari dell’agenzia immobiliare Whiterstone & Co. che si occupa della vendita della casa dei Chambers. Un giorno, mentre sta uscendo dall’ufficio, sente una signora discutere con il suo dipendente Nigel, è così che incontra Liz. Decide subito di prendere lui in mano la pratica e risolve il problema della vendita proponendo un periodo di affitto della casa così da temporeggiare e attendere il rialzo del mercato immobiliare.
La soluzione piace molto a Liz. Iniziano così a vedersi per trovare gli inquilini e procedere con la stesura dei documenti necessari. Questi incontri saranno complici nell’avvicinamento tra Liz e Marcus, facendo scoprire emozioni che da tempo non hanno con i rispettivi coniugi.
Affari d’oro è un romanzo camaleontico. Apparentemente può sembrare la classica commedia brillante, solare, leggera e spiritosa, ma in realtà è un romanzo molto profondo, mentale, sociale, che affronta temi forti e problematiche sempre più presenti nelle nostre vite.
Protagonista assoluto del romanzo è l’amore, visto sotto tutte le sue sfumature, partendo dall’amore stanco e abitudinario che procede solo per abitudine e routine delle coppie Whiterstone e Chambers, a quello giovanile di Alice, fino ad arrivare a quello spontaneo, prorompente, selvaggio di Liz e Marcus.
Il tutto viene raccontato con descrizioni psicologiche, mentali e sentimentali profonde che trasmettono al lettore le vicende in modo molto vivido, facendogli vivere la crescita e l’evoluzione che compiono i protagonisti, rendendo il tutto così reale da far pensare il lettore.
Travolgente e appassionante vivremo in prima persona la voglia di cambiare le nostre vite per cercare la felicità e godercela appieno.

Madeleine Wickham nasce a Londra nel 1969. Laureata in Economia e in Filosofia presso il New College di Oxford, ha iniziato il suo percorso lavorativo come giornalista finanziaria. Dal 1995 al 2001 scrive sette romanzi che pubblicherà con il suo nome solo dal 2010 in poi, dopo aver avuto successo con la saga I love shopping con lo pseudonimo Sophie Kinsella.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Anna dell’Ufficio Stampa Mondadori.

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:: Il piu bel libro di Grangé

30 ottobre 2015 by

grangéKaïken, (Il respiro della cenere) uscì in Francia il 3 settembre del 2012, sono passati quindi ben tre anni prima che desse alle stampe il suo nuovo libro Lontano, uscito lo scorso 9 settembre. Quando sono stata a Parigi era praticamente in tutte le librerie così mi è venuto in mente di leggerlo per la nostra rubrica Parla come mangi – Libri letti in lingua originale. (Presto pubblicherò la recensione). Sono 800 pagine. Diciamo è un testo piuttosto impegnativo. Niente se consideriamo che questa primavera in Francia uscirà la seconda parte, in tutto ben 1600 pagine. Una follia? Sicuramente un azzardo, ma Grangé non sembra prediligere i terreni già battuti, le consuetudini editoriali (non ha personaggi seriali, ne usa un linguaggio politicamente corretto, e via dicendo). C’è un cliche, be’ lui altamente se ne infischia e va per la sua strada, portando avanti un’ idea di thriller prettamente europeo, ben lontano da quello più di successo americano. Ha parole abbastanza dure per l’America, dove tutto è finto, di cartone. (Parole sue). Per l’occasione ho pensato di coinvolgere tutti i lettori e decretare quale è il suo libro più bello. Spero parteciperete numerosi.

In Italia i suoi libri sono tutti editi da Garzanti, ecco la bibliografia completa, un po’ per rinfrescarvi la memoria.

1994 – Il volo delle cicogne (Le vol des cicognes) 1 voto
1998 – I fiumi di porpora (Les rivières pourpres) 4 voti
2000 – Il concilio di pietra (Le concile de pierre)
2003 – L’impero dei lupi (L’Empire des loups) 1 voto
2004 – La linea nera (Le ligne noire) 1 voto
2007 – Il giuramento (Le serment des limbes) 1 voto
2008 – Miserere (Miserere) 1 voto
2009 – L’istinto del sangue (La Foret Des Manes)
2011 – Amnesia (Le Passager)
2013 – Il respiro della cenere (Kaïken)

Il volo delle cicogne
Traduzione dal francese di Idolina Landolfi.

Louis Antioche viene assoldato da un misterioso ornitologo preoccupato dal mancato ritorno delle cicogne dall’Africa. Ben presto intuisce che dietro la scomparsa dei grandi uccelli migratori si nasconde una trama ben più inquietante. Deciso a risolvere l’arcano il giovane si trova coinvolto in un’incalzante avventura, costellata di morti misteriose e atroci mutilazioni. Questa frenetica rincorsa potrà fermarsi solo a Calcutta, nel cuore della tenebra.

I fiumi di porpora
Traduzione dal francese di Idolina Landolfi

Vicino a Grenoble viene rinvenuto un cadavere orrendamente mutilato. Nella vicina regione del Lot viene profanata la tomba di un bambino di dieci anni scomparso in circostanze misteriose. I due casi si intrecciano, e così anche i destini dei due poliziotti incaricati delle indagini, tra false piste, macabre scoperte, gelosie professionali e vendette famigliari, fino all’orrore che ha dato inizio alla carneficina: un delirio scientifico che aveva condotto a un folle e crudele esperimento genetico. Un thriller che trova il perfetto equilibrio tra azione e psicologia, intelligenza dell’intreccio e fascino dei paesaggi.

Il concilio di pietra
Traduzione dal francese di Idolina Landolfi.

Diane Thiberge ha 29 anni. È una single bionda e bella, campionessa di arti marziali ed etologa, specializzata nello studio degli animali da preda.
Quando decide di adottare in Tailandia un bambino di cinque anni, Lu-Sian detto Lucien, non sa che per lei sta cominciando un incubo. Lucien, ferito in un incidente automobilistico, cade in coma e intorno a lui si inanella una sequenza di morti misteriose. Diane inizia a cogliere i contorni di un terribile complotto e per salvare il bambino dovrà riuscire a sciogliere il mistero. La pista che segue, indizio dopo indizio, è un viaggio nel passato, verso le origini dell’uomanità. Arriverà fino al cuore della taiga mongola, dove vive un popolo dai poteri straordinari e dove vige ancora la legge del Concilio di Pietra: quella dello scontro originario tra l’uomo e l’animale. Qui Diane dovrà affrontare l’ultimo combattimento.

L’impero dei lupi
Traduzione dal francese di Alessandro Perissinotto.

Anna Heymes, moglie di un alto funzionario parigino, soffre di crisi di amnesia e di terribili allucinazioni. Alla ricerca della sua identità, incontra Paul, il giovane commissario che sta indagando sull’atroce omicidio di tre ragazze turche impiegate in un laboratorio clandestino. Paul ha chiesto l’aiuto di un poliziotto in pensione dal passato turbolento, Jean-Louis Schiffer, creando così una coppia eccentrica ma tenacissima.
Inizia così una vera e propria discesa agli inferi: un viaggio nei labirinti della mente dei protagonisti, ma anche in un mondo popolato da feroci assassini e trafficanti di immigrati sans papiers, oltre che da bande terroriste che vanno dai guerriglieri no global ai Lupi grigi turchi.

La linea nera
Traduzione dal francese di Doriana Comerlati.

Jacques Reverdi è un serial killer affascinato dall’emoglobina, ingabbiato nel peggior penitenziario della Malesia. Marc Dupeyrat è un giornalista. Il suo migliore amico e la sua fidanzata sono stati uccisi in circostanze terribili e vuole intervistare Reverdi per capire perché vengono commessi delitti così strani e atroci. Dal loro incontro, in circostanze imprevedibili, nascono una inchiesta sul male assoluto e una indagine su due delitti misteriosi destinati a lasciare il segno.

Il giuramento
Traduzione dal francese di Doriana Comerlati.

Parigi. Nessun segno di colluttazione, blocchi di cemento legati in vita con il filo di ferro, la medaglia di san Michele stretta nella mano, come per proteggersi, e poi… un tuffo nel fiume. Sembrano non esserci dubbi: il poliziotto Luc Soubeyras ha cercato di uccidersi ed è solo un miracolo se adesso giace in coma in un letto d’ospedale.
Ma il comandante della Squadra Criminale Mathieu Durey, migliore amico di Luc dai tempi della scuola, non crede all’ipotesi del suicidio. Conosce Soubeyras meglio di chiunque altro, e sa che, da fervente cattolico qual è, non avrebbe mai potuto compiere un gesto così contrario alla sua religione. Eppure Luc è un padre di famiglia e un bravo poliziotto: chi mai avrebbe cercato di ucciderlo simulando un suicidio? A Mathieu non resta che indagare nel passato dell’amico. L’ultimo caso sui cui stava lavorando sembra solo uno tra tanti. Ma, dietro quell’apparente normalità, c’è dell’altro. C’è un’inchiesta segreta condotta da Luc all’insaputa di tutti, l’indagine sulla morte di una donna, uccisa secondo un rituale inedito. Un rituale presente in altri efferati delitti compiuti in tutta Europa, che porterà Mathieu sulle tracce di una inquietante setta, quella degli Asserviti e dei Senza Luce. I suoi membri sono accomunati da un terribile trauma: tutti si sono risvegliati dal coma, ma prima di tornare alla vita hanno vissuto un’esperienza pre-morte che li ha cambiati per sempre…

Miserere
Traduzione dal francese di Doriana Comerlati e Giulio Lupieri.

Parigi, chiesa armena di Saint-Jean-Baptiste. Nell’aria riecheggiano ancora le terrificanti grida dell’esule cileno Wilhelm Goetz, organista e direttore del coro di voci bianche, appassionato cultore del Miserere di Gregorio Allegri. Il corpo dell’uomo giace ormai inerte in una pozza di sangue, i timpani perforati con indicibile violenza. Lionel Kasdan, parrocchiano di quella chiesa e poliziotto in pensione, segugio d’altri tempi, testardo quanto acuto, è il primo ad accorrere sulla scena del delitto. Un delitto apparentemente inspiegabile, considerata la reputazione di Goetz, un uomo tranquillo e riservato, dedito solo alla musica. Ma ben presto Kasdan, insieme a Cédric Volokine, poliziotto della Squadra protezione minori, capisce che dietro quell’immagine immacolata c’è ben altro. Ci sono rapporti ambigui e oscuri che Goetz instaurava con gli allievi del coro. E ferite mai sanate risalenti agli anni della dittatura in Cile. La verità va svelata, e in fretta. Perché i delitti si susseguono nelle chiese di Parigi…

L’istinto del sangue
Traduzione dal francese di Doriana Comerlati

Parigi. Nel parcheggio sotterraneo di una casa di cura, le fioche luci al neon illuminano il corpo dilaniato di Marion Cantelau, un’infermiera. Intorno al cadavere fatto a pezzi, impronte di mani e piedi nudi. Sulle pareti, vergati con sangue misto a polvere d’ocra, disegni simili a graffiti preistorici. Jeanne Korowa, giovane giudice istruttore di Nanterre, non dovrebbe nemmeno trovarsi lì, vi è capitata per caso, solo per aiutare un collega. Eppure la scena del delitto le ricorda tragicamente la morte della sorella, uccisa nello stesso modo. Un macabro rituale, perpetrato più volte nel corso degli anni. Per questo non può fare a meno di gettarsi a capofitto in un’indagine parallela, illegale e molto pericolosa, visto che il numero delle vittime continua a salire. Tutte donne, tutte collegate in qualche modo allo studio di uno psicoanalista, e a un suo giovane e psicotico paziente. Jeanne è più che mai determinata a seguire fino in fondo questa pista, un sentiero accidentato di sangue e paura che la conduce fino in Nicaragua, Guatemala, nelle paludi argentine e infine a Campo Alegre, nella terrificante Foresta delle Anime.
Un luogo dove i misteri di un’antica civiltà gettano un’ombra crudele e inquietante su tutti coloro che vi si avventurano. E quando Jeanne Korowa lo capisce, forse è ormai troppo tardi…

Amnesia
Traduzione dal francese di Doriana Comerlati

Il dottor Mathias Freire non è un uomo privo di ricordi. Al contrario, ne è ossessionato. Perché i suoi ricordi sono troppi e diversi. E sembrano appartenere ad altre persone. Tanto che, sempre più spesso, Mathias perde ogni sicurezza, perfino su quale sia il suo vero nome. Oggi, a Bordeaux, Mathias è uno psichiatra. È alle prese con un caso difficile, deve ipnotizzare un uomo in stato confusionale, unico testimone di un brutale assassinio alla stazione. L’ipnosi e un alibi di ferro confermano l’estraneità dell’uomo al delitto. Mathias deve indagare ancora. Ma prima di poterlo fare, scampa per un soffio a un tentativo di omicidio. Fuggito su un treno per Marsiglia, ben presto scopre di essere ricercato dalla polizia. Qualcuno ha riconosciuto in lui un clochard, non lo psichiatra che crede di essere. E lo accusa del delitto della stazione. D’un tratto Mathias non ricorda più nulla e non sa più chi è. Ha perso la memoria. È successo un’altra volta: sa che quando la ritroverà, sarà un altro. Un barbone a Marsiglia, un pittore folle a Nizza, un falsario a Parigi. Mathias deve fuggire e allo stesso tempo scoprire chi è veramente. Lui è l’ombra in agguato e allo stesso tempo la preda. Ma potrebbe anche essere l’assassino… Sulla strada della verità non ha alternative che fidarsi di un ricordo, di una sensazione, di un momento, di un incontro. E trovare il coraggio di affrontare il pericolo più grande. Sé stesso.

Il respiro della cenere
Traduzione dal francese di Doriana Comerlati

Parigi. Nel buio di un garage viene ritrovato il corpo di una donna brutalmente assassinata. Nei paraggi, un paio di guanti da chirurgo ancora intrisi di sangue. L’ennesimo spietato delitto del serial killer che da mesi spaventa la città. La sola persona in grado di occuparsi di un’indagine così complessa è il solitario ispettore Olivier Passan. L’uomo sta attraversando il periodo più difficile della sua vita: la separazione dalla moglie giapponese Naoko, la madre dei suoi due figli. Eppure non può permettersi distrazioni, perché il modus operandi dell’assassino fa pensare a una mente malata e pericolosa. Tutto porta verso un unico sospettato: Patrick Guillard, un ermafrodito abbandonato dalla madre alla nascita. Passan è convinto che il colpevole sia lui. Ma ha tra le mani pochi indizi, non c’è nessuna prova schiacciante. Proprio quando sta per incastrarlo, Guillard si dà fuoco, portando a termine il suo piano folle. Un piano che si ispira alla leggenda mitologica dell’Araba Fenice: l’uccello che una volta morto rinasce dalle proprie ceneri. Tutto sembra perduto. In realtà per Passan è solo l’inizio. Il caso non è affatto concluso e una minaccia incombe su ciò che ha di più caro: i suoi figli. L’ispettore ha bisogno di risposte. Risposte che solo Naoko, fuggita in Giappone, può dargli. Risposte che affondano le radici in quella tradizione millenaria che li univa: l’arte dei samurai. Una verità inquietante lo aspetta, nella quale tutto quello che ha sempre creduto è in realtà una bugia.

[Tutte le sinossi sono tratte dal sito Garzanti].

Allora le votazioni sono aperte nei commenti e scopriremo quale è il più bel libro di Jean-Christophe Grangé secondo i lettori di Liberi di scrivere. Fine delle votazioni sabato 7 novembre. Pronti, via.

:: La società letteraria di Sella di Lepre, Pasi Ilmari Jääskeläinen, (Salani, 2014), a cura di Serena Bertogliatti

30 ottobre 2015 by

9788867159055_la_societa_letteraria_sella_di_lepreVi parlerò di questo libro nel modo e nell’ordine in cui io l’ho conosciuto, perché a volte le aspettative – che siano soddisfatte o deluse – finiscono con il guidare la lettura.

Ero in libreria, in una di quelle mezz’ore libere in cui si decide di perdersi tra i titoli pur sapendo di non avere alcuna intenzione di comprare l’ennesimo romanzo. La pila dei “non ancora letti”, a casa, stava diventando ingombrante. E così mi sono data una scusa: ero in libreria con un’altra persona, e sarebbe stato per lei che avrei girato tra gli scaffali. È stato così, occhiata dopo occhiata, che mi sono imbattuta ne

Il titolo: La società letteraria di Sella di Lepre
I libri che parlano di libri mi sussurrano promesse. Tanto per cominciare, che la lettrice che è in me, leggendoli, si sentirà capita. Ma, osando di più, spero in un libro che mi faccia riflettere sui libri. Perché leggiamo? Perché scriviamo? Quante e quali dinamiche e sfumature sono all’opera nel semplice e quotidiano atto di leggere e di scrivere?

L’autore: Pasi Ilmari Jääskeläinen
Di cui non so pronunciare il nome e di cui in quel momento, preso il libro in mano, ho letto le lettere sufficienti a farmi capire che era finlandese. Una sbirciata alla biografia me l’ha confermato: Pasi Ilmari Jääskeläinen insegna letteratura finlandese al liceo. Non ha mai smesso di amare i vecchi film classici e la letteratura fantastica. Ecco perché quel nome fiabesco, “Sella di Lepre”. Ma il grande catalizzatore di aspettative, una delle parti più incriminate, è venuto subito dopo: I suoi autori preferiti sono Michail Bulgakov, Peter Høeg e Stephen King. Due sue tre sono anche i miei autori preferiti (spiacente, King), e così mi sono ritrovata ad avere un serio problema: il libro mi ispirava abbastanza, ma io non ero lì per comprare romanzi. Per fortuna ero però lì per trovarne per un’altra persona, una persona con una rara e intensa passione per la Finlandia. Segno del destino? Mancava solo una cosa:

La copertina
Imprevedibile e emozionante, un romanzo fantastico travestito da fiaba (Daily Telegraph) – riportava una fascetta color giallo-cattivo-gusto apposta sulla copertina. Sulla copertina in sé, una vecchia macchina da scrivere. Un romanzo dal gusto antiquato? O al dipartimento marketing della Salani sanno che agli italiani piace associare alla lettura questo gusto da “le belle e buone cose di una volta”? Poco importava, ormai la scelta era stata presa.

Ho portato il romanzo all’amante della Finlandia, che l’ha comprato e letto, e che non ha poi saputo spiegarmi perché non ne sia rimasta soddisfatta. Non che il romanzo sia brutto, ma…
E così è venuto il mio turno di lettura.

***

È difficile parlare della traduzione di un romanzo di cui non si conosce la lingua originale. Quanto di quello che non ti sta piacendo è dovuto alla traduzione e quanto al testo originale? Ci si trova a poter dire poco di certo e ad accumulare impressioni confuse.
Non so come sia il finlandese, ma nella versione italiana mi sono trovata a leggere frasi in cui i tempi verbali sembravano essere stati usati un po’ a caso o, meglio, come se passato remoto, imperfetto e trapassato prossimo fossero a volte interscambiabili. Forse è una traccia della struttura del finlandese (le lingue sono diverse tra di loro e tra di loro incomparabili), ma l’impressione generale è che una revisione post-traduzione non sarebbe stata una cattiva idea. Parto dal presupposto che non vi sia stata, perché, nel caso in cui vi sia invece stata, starei offendendo non poco la persona pagata per svolgere questo lavoro.
Una recensione che inizia con una nota alla traduzione non è il massimo a cui auspicherei, ma questo aspetto – la prosa nel micro e nel macro – ha influito non poco su tutta la lettura. Dopo un po’ ci si abitua, ovviamente, ma mi sono chiesta diverse volte se non avrei dovuto leggerlo in inglese.
Ci sono poi scelte stilistiche che non dipendono dalla traduzione, come il decidere di dedicare interi paragrafi alla – permettetemi le virgolette – “spiegazione” di qualcosa. Il cosa varia, nel corso del libro, ma questa caratteristica permane, dando l’impressione di stare leggendo una fiaba. Non una fiaba per adulti, non un romanzo con l’atmosfera delle fiabe, non una narrazione con l’oniricità propria dell’infanzia, no: proprio una fiaba per bambini, ossia per esseri umani che abbisognano ancora di qualche aiutino a dedurre informazioni da un testo scritto. È un bene o un male? A voi e al vostro gusto la scelta.

Superato lo scoglio della forma, ho cominciato a godermi il contenuto.
La società letteraria di Sella di Lepre è ambientato in una piccola comunità finlandese che il mondo potrebbe dimenticare se non fosse per, appunto, la società letteraria menzionata nel titolo, che ha tra i propri membri le penne migliori di tutto il Paese. È proprio su questa società iniziatico-misterica che la protagonista del romanzo, Ella Milana, vuole indagare. Non come un’investigatrice da noir, no: come una ricercatrice, quale è, in ambito letterario. Purtroppo per lei e per la felicità di chi legge, Ella si trova catapultata nel suo oggetto di indagine, che le si aggroviglia addosso con tutti i suoi segreti, le sue morbosità e – mai farseli mancare – i suoi crimini.

L’impressione generale che mi è rimasta addosso a libro concluso è che Pasi Ilmari Jääskeläinen, con alcune delle idee usate in La società letteraria di Sella di Lepre, avrebbe potuto scrivere un piccolo capolavoro.
Il potenziale c’è tutto, tutto intuito.
Si intuisce la sua capacità di dare vita a personaggi tridimensionali, veri nel loro essere imperfetti, come caricature più rappresentative del soggetto in carne e ossa che ritraggono. Si intuisce la sua capacità di cogliere il lato grottesco della quotidianità, quella che permette a un autore di ravvivare anche il quadro apparentemente più banale. Uno dei personaggi del romanzo, che parafraso, lo dice esplicitamente: quando s’impara a meravigliarsi dinnanzi alle cose più semplici, non ci si stupisce più di nulla.
Ma Jääskeläinen, durante la lettura, non è riuscito a farmi meravigliare. È riuscito invece a tenermi sempre sul limitare della meraviglia, come se in continuazione mi sussurrasse: ho qui semi che, vedrai, sbocceranno e ti faranno sgranare gli occhi. Fino alla fine. In maniera estenuante. Come una lunghissima serie di preliminari che alla fine, anziché decollare, scemano perché qualcuno dice la cosa sbagliata nel momento sbagliato. E così questo finale, che dovrebbe riunire tutti gli elementi disseminati nel corso della narrazione, mi ha dato più l’impressione di liquidarli.
Gli elementi che l’autore dissemina nel romanzo, come semi che dovrebbero poi sbocciare, sono tanti. La riflessione letteraria su tutti. La società letteraria di Sella di Lepre è uno scritto sugli scrittori. Scrittori si nasce e si diventa, nel pensiero di Laura Lumikko, fondatrice della società. È lei ad averne selezionati, ancora giovani, i membri, ed è sempre lei ad averli cresciuti in un percorso iniziatico che il romanzo descrive e narra come intenso e straziante, ma che tale non mi è risultato. Sapevo, leggendone, che sarebbe dovuto risultarmi estremo, rivelante, ma non sono riuscita ad andare oltre al condizionale.
Più difficile è commentare il lato fiabesco/fantastico del romanzo. La comunità in cui è ambientato è forse una delle cose meglio riuscite: Sella di Lepre, cittadina ai limiti del mondo in cui il confine tra realtà e fantasia sfuma nella testa dei suoi abitanti quanto nella realtà che li circonda. Sella di Lepre, che grazie a Laura Lumikko è diventata famosa come patria di creature tra il fantastico e il mitologico, e che sembra condannata a diventare quello di cui si ammanta: un piccolo regno in cui la pasta che compone giorno e notte, sogni e incubi, è la stessa. È quest’indecidibilità, l’incapacità di distinguere il plausibile dall’implausibile, a rendere magico il romanzo.

Ho chiuso La società letteraria di Sella di Lepre, vi ho rimesso la fascetta color giallo-cattivo-gusto e lo restituirò a breve, sapendo già che non lo rileggerei una seconda volta. Ma un altro romanzo di Jääskeläinen, quello sì: quello che in questo caso – partecipe forse la traduzione – non è riuscito a soddisfare le mie aspettative, nella prossima lettura potrebbe sbocciare e farmi innamorare di questo autore così come amo i suoi amati Bulgakov e Høeg.

Source: libro del recensore.

Info: momentaneamante non disponibile su Libreria Universitaria

:: Quando all’alba saremo vicini, Kristin Harmel (Garzanti, 2015)

30 ottobre 2015 by
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Ho iniziato a leggere questo libro diaciamo per un malinteso. Amo leggere romanzi ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale, e li ricerco anche molto attivamente. Mi piacciono le storie di famiglia, anche ispirate a avvenimenti realmente accaduti, molte legate anche ai fatti drammatici che hanno portato alla Shoa, un po’ perchè la conoscenza è forza, la parola un potente balsamo che aiuta a chiarire punti critici, verità nascoste, dubbi che con gli anni si formano quando si riflette sul passato, non tanto remoto da non influenzare il presente. E per comprendere il passato non servono solo saggi, biografie, book fotografici. Anche i romanzi hanno un loro ruolo, una funzione precisa. Come il teatro.
Ho iniziato questa recensione parlando di un malinteso. Ora vi spiego. Kristin Harmel l’ho conosciuta leggendo Finché le stelle saranno in cielo, un romanzo da un lato definibile come sentimentale (non proprio il mio genere), dall’altro che trattava i temi dell’Olocausto. Per la precisione il ruolo che ebbero le comunità musulmane durante la Seconda Guerra Mondiale nel salvare dalla deportazione e dai campi di sterminio migliaia di ebrei. Proprio in questi giorni si è discusso di un intervento del premier israeliano Netanyahu su il Gran Mufti, Hitler, e la decisione di sterminare gli ebrei. Beh, è singolare che un romanzo getti una nuova luce su questa attuale discussione e sul rapporto che ha legato musulmani e ebrei, in un periodo di storia relativamente così recente.
Ecco, credevo che il nuovo libro della Harmel parlasse ancora di questo, da qui il malinteso.
Quando all’alba saremo vicini è invece interamente ambientato ai nostri giorni in una metropoli affollata come New York, e non getta luce sul passato ma sul presente. E’ ancora una storia di sentimenti, molto al femminile, ma non priva di due temi sociali molto sensibili come le adozioni e la sordità, con tutto il mondo a lei legato, fatto di linguaggio dei segni, terapie alternative, rivendicazioni del diritto di vivere la propria disabilità, o addiruttura non considerarla come tale. La Harmel molto attenta all’analisi psicologica dei suoi personaggi, si sofferma innanzitutto nel descrivere la storia di una donna che deve affrontare una grave perdita, un lutto che potrebbe spezzare la sua vita, farle perdere fiducia in sé stessa e nell’amore, che sembra banale dirlo, è ancora la maggiore fonte di felicità, dopo la cioccolata 🙂
E in suo soccorso vengono… i sogni. Sogni reali, quasi visioni di una vita parallela, la vita che la realtà, e un incidente di taxi, le ha strappato. C’ è una punta di sovrannaturale in tutto ciò, in questi sogni conosce cose che non dovrebbe conoscere, anticipa avvenimenti, conosce persone che davvero entreranno nella sua vita, ma non è questa componente che più interessa alla Harmel. L’autrice vuole parlarci di un percorso di rinascita, intrapreso da una donna che ricostruisce pezzo per pezzo la sua vita e non si accontenta della strada più facile, che quasi mai è quella giusta. Lo stile è piano, scorrevole, privo forse di eccessiva originalità, ma adatto a narrare una storia semplice, in cui è prevedibile il lieto fine, anche se non proprio quello che vorremo.
Chi ci lascia forse non è il solo ad andarsene, anche noi dobbiamo essere pronte al distacco, e questa lezione sembra essere il tema conduttore del romanzo. Per inguaribili romantiche. Traduzione Claudia Marseguerra.

Kristin Harmel è nata a Boston. Appassionata di scrittura sin da quando era una bambina, a soli sedici anni ha iniziato a collaborare con alcune testate americane come reporter, mentre studiava. Dopo l’università e una laurea in letteratura, ha iniziato a scrivere per People, dove lavora tutt’ora. Collabora anche con Glamour e altri magazine americani. È opinionista di diverse trasmissioni televisive, come Good morning America. Ha pubblicato diversi romanzi, bestseller negli Stati Uniti ma inediti in Italia.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Letizia dell’Ufficio Stampa Garzanti.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Dolcetto o scherzetto? No, un libro

29 ottobre 2015 by

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Se c’è la possibilità di festeggiare perchè perdersela? Per cui, Happy Halloween a tutti i lettori. Un’ occasione in più per leggere libri di “paura”. E così nasce questo estemporaneo articolo, suggeritomi da una mail ricevuta stamane.

Vorrei premettere comunque che questo breve articolo di suggerimenti e consigli del tutto personali non si prefigge di essere esaustivo, nè tanto meno di elencare i maggiori libri mai scritti del genere horror (praticamente dovrei fare un articolo solo per King). Ne mancheranno sicuramente di bellissimi, altri non si possono definire a tutti gli effetti horror, ma la paura ha fattori scatenanti del tutto personali per cui consideratelo un piccolo omaggio e niente altro. Un modo per aiutarmi però ci sarebbe. Di alcuni libri ho tralasciato traduttori o altre informazioni preziose, un po’ perchè non le ricordo a memoria e (molti libri sono fuori catalogo) e cercare i libri nella mia biblioteca diventerebbe un’ impresa (un giorno vi parlerò della mia leggendaria biblioteca), per cui se mi volete aiutare nei commenti potete aggiungere le informazioni mancanti. Ci conto.

Rosemary’s baby di Ira Levin, credo sia fuori catalogo ma di prossima pubblicazione da SUR, sicuramente disponibile in biblioteca (è uno dei libri persi nella mia Lovecraftiana biblioteca), in un’ edizione vecchissima dalla tela rossa, credo Garzanti, ma non vorrei dire una sciocchezza. (Sì, era Garzanti, traduttore Attilio Veraldi). Se conoscete il nuovo traduttore SUR segnalatemelo nei commenti.
Racconti di Edgar Allan Poe, tascabile Feltrinelli, curatore e traduttore Mariarosa Mancuso.
Il dominatore delle tenebre di Howard Phillips Lovecraft, Universale Economica I Classici Feltrinelli, traduttore Sergio Altieri
Dracula di Bram Stoker, Universale Economica I Classici Feltrinelli, curatore e traduttore Luigi Lunari
Shining di Stephen King, preso in edizione tascabile all’edicola della stazione di Porta Nuova, SuperPocket, tascabili Bompiani, traduzione Adriana dell’Orto.
La maschera di Innsmouth di Howard Phillips Lovecraft
The Haunting of Hill House, di Shirley Jackson – uscito in varie edizioni e con vari titoli, la più recente è Adelphi come “L’Incubo di Hill HouseTraduzione di Monica Pareschi. Della stessa autrice, su consiglio di Monica Pareschi, “La lotteria” e “Abbiamo sempre vissuto nel castello“, il primo sempre per Adelphi traduzione di Franco Salvatorelli, il secondo anche lui Adelphi, traduzione di Monica Pareschi.
Ghost Story, di Peter Straub, che dovrebbe essere uscito anche in italiano con lo stesso titolo (Sperling & Kupfer, mi pare). Traduzione Francesco Franconeri.
The Keep, di F. Paul Wilson, tradotto da Mondadori come “La Fortezza” Traduzione di Vittorio Curtoni.
The Ceremonies, di T.E.D. Klein, tradotto trent’anni fa come “Cerimonia di Sangue” da Sperling & Kupfer Traduttore: Maria Barbara Piccioli.
Black Water“, di Joyce Carol Oates tradotto come “Acqua Nera“, da Anabasi nel ’93 e da Net nel 2003, traduzione di Maria Teresa Marenco.
Imperial” di Alessandro Girola
Jack & Jill” di Germano “Hell” Greco
Gli Orrori della Valle Belbo #1” di Davide Mana, disponibile solo fino al 2 novembre. Dopo Halloween sarà ritirato.
Il guardiano dei morti”, Giuseppe Merico, Perdisa editore.
La trilogia di Niceville, Carsten Stroud, Longanesi, tradotta da Michele Fiume. Ci sono pareri contrastati, ma a me ha fatto davvero paura, spingendomi a credere che la copertina del terzo fosse stregata. Lo so che è stupido, ma mettevo il libro capovolto per non vederla.
Giro di vite” di Henry James, La biblioteca di Repubblica, Introduzione e traduzione di Nadia Fusini
Confessioni di un peccatore elettodi James Hogg, Bollati Boringhieri, traduzione Monica Pareschi.
Manhattan Ghost Story”,
di T.M. Wright
L’Inquilino del terzo piano“, di Roland Topor, Bompiani Traduttore: Giovanni Gandini
L’Altro e La festa del raccolto”, due classici di Thomas Tryon Mondadori, se conoscete i traduttori segnatemeli nei commenti.
Il superstite” di James Herbert Mondadori Urania Traduttore: Beata Della Frattina
Il popolo dell’autunno” di Ray Bradbury, Mondadori Traduzione di R. Alessi, anche questo fuori catalogo, consiglio le bancarelle o la biblioteca.
Angel heart” di William Hjortsberg, Tre Editori, traduzione di Angela Cascone.

:: Lucca Comics and Games, fumetti e non solo a cura di Elena Romanello

28 ottobre 2015 by

lucca-comics-games-2015-logo-Dal 29 ottobre al 1 novembre Lucca torna ad ospitare l’evento per cui è celebre non solo in Italia: Lucca Comics and Games, la fiera di fumetti e cultura geek e nerd prima in Europa a livello di importanza e a livello mondiale accanto solo al Komiketto di Tokyo e al Comicon di San Diego.
Per quattro giorni Lucca ospiterà tra le sue mura romane, le sue chiese e piazze medievali, i suoi palazzi e piazze rinascimentali un evento che attira pullman di appassionati da varie città italiane e non solo, con stand di case editrici, autoproduzioni, disegnatori, gadget, fumetterie d’occasione, concerti, parate di cosplayer, conferenze, mostre, artigianato in tema e tanto altro ancora.
Il programma completo dell’evento è nel sito ufficiale http://www.luccacomicsandgames.com, da molti anni Lucca non è solo fumetto ma tutto quello che fa parte dell’immaginario e della fantasia, quindi anche la letteratura, con un grande spazio per quella di genere fantastico in senso lato. Le case editrici di libri, con nomi come Mondadori, Mauri Spagnol, La Corte, Fanucci, sono quasi tutte ospiti nel padiglione Carducci appena fuori delle mura, mentre negli stand sulle mura si possono incontrare autori e autrici indipendenti.
Tra gli ospiti legati alla letteratura si segnalano affezionati come Pierdomenico Baccalario e Licia Troisi, ma anche Herbie Brennan, che presenta il suo La principessa degli elfi , Fabio Geda che parlerà del suo romanzo distopico I fuochi di Tegel scritto a quattro mani con Marco Magnone, Alwyn Hamilton, esordiente con il fantasy Rebel che combina l’archetipo della ragazza guerriera con atmosfere da Mille e una Notte, Lavinia Petti che ha ricevuto molti consensi per Il ladro di nebbia, e Andrzej Sapkowski con in anteprima nazionale La signora del lago, nuovo tassello della saga di The Witcher.
A Lucca ci sarà anche un ovvio spazio a quella che è una saga molto amata, letteraria prima e cinematografica poi: Hunger Games, prima una serie di libri di Suzanne Collins, poi di film, di cui l’ultimo uscirà il 19 novembre prossimo. Hunger Games ha fatto riscoprire al pubblico più giovane la fantascienza distopica, in quello che è diventato anche un fenomeno di costume, con la costruzione di una nuova icona femminile dell’immaginario.
Ma di libri Lucca sarà piena, negli stand delle fumetterie e librerie dell’usato, nelle tante librerie e bancarelle di cui è pieno il centro, nel padiglione Carducci e in giro, e non c’è mai da rimanere delusi. Senza contare che ormai il mondo del cosplay, nato in Giappone incentrato sui personaggi dei manga e negli Stati Uniti sul fandom di Star Trek e Star Wars, si è aperto da tempo alla letteratura, magari riletta dal cinema, in un gioco di rimandi che comprende gli universi di Tolkien e di Harry Potter, di Hunger Games e de Il trono di spade, di Alice nel paese delle meraviglie e delle fiabe tradizionali.
Insomma Lucca Comics and Games è una manifestazione dai mille volti, tra cultura e fantastico, tra immaginario e sogno, per scoprire la forza delle storie, a fumetti, scritte, in animazione, filmate, raccontate in mille modi, nella vita di ciascuno, dall’infanzia in poi.

:: Il profumo della pioggia nei Balcani, Gordana Kuic (Bollati Boringhieri, 2015) a cura di Elena Romanello

26 ottobre 2015 by
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All’inizio del Novecento, in una Sarajevo cosmopolita e centro nevralgico dell’Impero asburgico, vivono le sorelle Salom, figlie di una ricca famiglia ebraica di origini ladine, cresciute da una madre energica e attaccata alla tradizione che dovrà fare i conti con un mondo che cambia.
Una storia al femminile che ha come sfondo i primi decenni del Novecento, dallo scoppio della Prima guerra mondiale, che proprio nella città balcanica ebbe il suo primo atto, fino alla Seconda guerra mondiale e alla liberazione dai nazisti con l’avvento poi di Tito, eventi che hanno influenzato anche tempi più recenti.
Al centro di tutto ci sono cinque donne forti, che affrontano sulla loro pelle i cambiamenti storici e sociali, scegliendo qualcosa di diverso rispetto alle aspettative di una famiglia in cui si alternava il serbo al ladino, citato nel testo con tanto di note a pié di pagine. Cinque ritratti insoliti in un Paese legato al nostro da eventi e circostanze, ma in un’epoca di cui non si sa molto e in una città risalita alla ribalta vent’anni fa per il suo tragico assedio ma che è stata per secoli uno dei luoghi più interessanti e multiculturali d’Europa.
Basata sulle vicende della famiglia materna dell’autrice, su sua madre e sulle sue zie, il libro si concentra in particolare su due personaggi, Blanki, la mamma di Gordana Kuic, e Riki, la sorella minore, che sono le due più avventurose e pronte a sovvertire convenzioni e regole.
Blanki si innamora di Marko, un serbo cattolico proveniente da una famiglia colta e ricca e si lega a lui nonostante questi si rifiuti di sposarla e di presentarla, vivendo in una relazione che per l’epoca era a dir poco scandalosa e che comunque getta una luce sul coacervo di religioni e culture che c’era a Sarajevo. Riki fa un’altra scelta fuori dagli schemi borghesi, decide di recitare e di ballare, diventando una ballerina classica famosa e vivendo una storia d’amore con uno di quegli uomini sposati che mai lasceranno la moglie.
Chiaramente, Il profumo della pioggia nei Balcani non è una soap al femminile come purtroppo ci ha abituato certa letteratura ma non solo, ma una ricostruzione d’epoca con al centro di tutto la descrizione della vita, delle regole, dei riti, dei timori della comunità ebrea sefardita, divisa tra passato e presente, tradizione e mondo che cambia. Con sullo sfondo una città che è l’altra grande protagonista, accanto alle sorelle Salom.
Il titolo è fedele all’originale e rappresenta una sorta di nostalgia per un mondo che non c’è più, perduto per sempre ma che rivive nelle pagine e nei ricordi di un libro che è un’appassionante saga familiare, una testimonianza d’epoca, un quadro perso nel tempo e nella Storia.
Traduzione di Djunia Badnjevic e Manuela Orazi.

Gordana Kuic è nata a Belgrado nel 1942 e si è dedicata alla scrittura, di romanzi e racconti ispirati alla vita della sua famiglia dagli anni Ottanta. Le sue opere le sono valse vari premi nella ex Jugoslavia. Il profumo della pioggia nei Balcani è uscito per la prima volta nel 1986 come autoproduzione ed ha ispirato un balletto, una commedia teatrale e una serie tv.

Source: libro del recensore.

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:: Il prezzo, Arthur Miller (Einaudi, 2015) a cura di Giulietta Iannone

25 ottobre 2015 by
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A dieci anni dalla morte, e a 100 anni dalla nascita, in un periodo di doppie commemorazioni fuori e dentro i teatri, luogo ideale dove l’anima di Arthur Miller ancora risiede, Einaudi porta per la prima volta in Italia in testo scritto, nella traduzione di Masolino d’Amico (già nel 1969 Raf Vallone la portò a teatro), una pièce di Miller del 1968, Il Prezzo, uscita come dal cappello a cilindro di un prestigiatore. Pochi la conoscono, ancora meno la citano (alcuni l’hanno fatto a sproposito confondendo lavori dell’autore) sta di fatto che Il Prezzo fu coronata dal successo di ben 429 repliche consecutive, dopo il debutto il 7 febbraio del 1968 al Moresco Theatre di Broadway. La Compagnia Orsini la sta portando attualmente a teatro in Italia. Vi confesso che nella sua tappa a Torino, non mi spiacerebbe vederla.
Lasciata la cornice della Grande Depressione e della crisi del 29, sembra scritta oggi; parla della crisi del mondo di oggi. (Qui mangiavamo immondizia, dice Victor al fratello). Quanta gente, specie pensionati, nell’Italia ottimistica di Renzi, sono costretti a rovistare nei cassonetti dei mercati rionali in cerca di pompelmi marci.
Non è singolare? Forse il grande teatro, (sarà una banalità dirlo), è davvero senza tempo. Se no non troveremmo moderno Euripide, o Shakespere, o Moliere. Quindi anche Miller è davvero baciato dall’antica musa, (se ancora qualcuno si ponesse questioni se fu o non fu il più grande drammaturgo della seconda metà del Novecento, spesso accostato a Tennessee Williams a dividersi il titolo) e ci porta a riflettere sul presente con una lucidità che a tratti spaventa.
Leggere testi dedicati al teatro ha limiti e grandezze. Forse il limite più grande è la mancanza del talento degli attori, ma tra le grandezze possiamo sederci in poltrona e creare nella nostra mente uno spettacolo tutto per noi, con luci e scenografie originali e sempre diverse, persino musiche, se vogliamo un sottofondo musicale. Con un po’ di esercizio, perchè l’immaginazione va esercitata, ci si riesce ed ecco a voi una stanza in cui sono accatastati vecchi mobili dal valore indefinito e due personaggi, un marito e una moglie. Rileggendo questa ultima frase sembra che anche i personaggi siano accatastati ed equiparati a oggetti, e non correggo, forse questa è la chiave di lettura del testo, a volte la si trova senza cercarla.
C’è tensione tra i due personaggi, insoddisfazione, risentimento forse legato a motivi economici o a qualcosa di più impalpabile, fumoso, legato a un terzo personaggio, Walter, il fratello medico, quello che nella vita ha raggiunto il successo e il benessere economico, grazie anche ai sacrifici dell’altro fratello che gli permisero di studiare.
E c’è il fantsma di un padre, ormai morto. Personaggio silenzioso ma a mio avviso fondamentale. In qualsiasi rappresentazione scenica lo metterei seduto (anche come manichino) nella poltrona imbottita dalle sfumature rosa. Infondo è lui il cardine su cui ruota tutta la storia, la vittima-carnefice: vittima della fine del sogno (economico) americano, carnefice dei suoi figli, la cui colpa maggiore resta senz’altro avere generato inimicizia tra loro, rispettando quello assente e sfruttando quello presente, a cui tiene nascosto di possedere (salvata in qualche modo rocambolesco dal fallimento) un’ ingente somma di denaro. C’è un prestito in ballo, questa omissione inciderà pesantemente nella storia.
I mobili sono tutto ciò che resta della sua vita e prima di venderli bisognerà dargli un prezzo, concetto ben lontano a quello di valore. Con Miller non si può mai stare tranquilli, usa criteri econmici per parlarci di altro, o per criticare il sistema economico stesso, meglio di un testo di economia. Insomma dare un prezzo a quegli oggetti sembra lo scopo che si persegue con pervicacia durante tutta la pièce e per far ciò viene chiamato in causa un antiquario/mercante ebreo, Gregory Solomon, anche lui perseguitato da un fantasma, quello della figlia suicida. Proiezione benigna del padre assente, Solomon persegue i suoi scopi, spuntare un prezzo favorevole per quegli oggetti, ai danni di Victor, (che non ostante i pungolamenti della moglie) non sa contrattare. La sua onestà resta un enigma, la sua pessima salute (è molto anziano) fa oscillare le certezze sulla consapevolezza che la morte imminente fa sfumare la volontà di essere disonesto e ammassare i beni terreni ai danni degli altri. Ma chi può dirlo, forse tutta la contrattazione è ancora un suo modo di sentirsi abile, forte, capace di fare un mestiere in cui forse si credeva finito.
Chi invece non si faceva scrupoli, e noi tutti della sua onestà dubitiamo, è Walter, che arriva al punto di escogitare un raggiro (perfettamente legale, ma imprevedibile negli esiti) per pagare finalmente il debito che ha contratto con il fratello e guadagnarne finalmente la sua stima e amicizia. Walter, molto più simile al padre di quanto creda nella sua foga manipolatoria, nasconde però debolezze e fragilità che lo rendono diverso da come in un primo tempo potrebbe apparire. Si è disfatto delle cliniche per anziani (non si immagina quanti soldi si possono spillare a figli impotenti che vogliono delegare la cura dei propri genitori anziani) per darsi alla pratica medica con l’intento di salvare vite e spillare soldi ai ricchi solo incidentalmente per mantenersi.
Victor, al confronto, spicca per onestà e simpatia, anche se dotato di una certa colpevole ingenuità che ci fa supporre che non sia tanto sveglio. E questa sensazione è proprio cosa Miller non voleva generare, giocando in un equilibrio di simpatia tra i due personaggi come spiega nella nota finale sull’allestimento, e noi affidiamo questo, senza esitazione, alla bravura degli eventuali attori impiegati nei rispettivi ruoli.
Tra i personaggi forse quello che più facilmente può essere sottovalutato, ma che racchiude sfumature inconsuete è senz’altro quello di Edith, la moglie di Victor, presunta alcolizzata, sempre con la borsetta in mano, come a dimostatre che non vorrebbe essere lì, sempre alla ricerca di una via di fuga. In un primo tempo la sua venalità, se non avidità, sembra relegarla tra i personaggi meschini e gretti a cui non daresti due cent di simpatia. Ma se si fa attenzione non è priva di sensibilità e empatia. Avverte gli stati d’animo degli altri personaggi e non è quella gorgone che potrebbe sembrare a una considerazione più superficiale. Anche lei partecipò ai sacrifici di Victor, e forse solo il suo desiderio di sopravvivere la spinge a vedere le ultime possibilità economiche di un futuro sereno che il marito non sembra cogliere: la pensione, la vendita a un prezzo equo dei mobili, il ventilato impiego nel laboratorio di Walter. Tutti miraggi che le si spengono davanti agli occhi, miraggi, solo miraggi.
Ormai il teatro di Miller sembra una costante nel mio blog, ho avuto modo di parlare di Morte di un commesso viaggiatore e L’orologio americano, anche se niente mi toglie la sensazione (piuttosto spiacevole) di vedere Miller, seduto in seconda fila tra il mio ipotetico pubblico, che si alza in piedi, mi indica, e mi dice: “lei signorina non ci ha capito un accidenti del mio teatro”. Ci rido su, ma sapete, il dubbio rimane.

Arthur Miller nacque a New York nel 1915 da una famiglia d’origine austriaca. Studiò giornalismo all’università del Michigan e iniziò a scrivere testi per la radio, racconti e cronache di guerra. Inseguito si dedicò al teatro vincendo il premio Pulizer per “Morte di un commesso viaggiatore”. E’ morto nel 2005.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Gaia dell’Ufficio Stampa Einaudi.

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:: La piscina, Ji Hyeon Lee, (Orecchio Acerbo, 2015) a cura di Viviana Filippini

24 ottobre 2015 by
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La piscina è di Ji Hyeon Lee è un libro per bambini, dove le parole non esistono tra le pagine. A raccontare la storia bastano le immagini realizzate dall’illustratrice nata a Seoul. Protagonista sono un ragazzino e la piscina nella quale lui deve tuffarsi per fare il bagno. Mentre il protagonista è lì, fermo a bordo vasca ad indugiare se entrare o no nell’acqua, una marea di altre persone arriva e occupa tutta la piscina. Il bambino li osserva e poi si tuffa, nessuno lo guarda o lo avvicina, e lui nuota sempre più in profondità, fino a quando incontra una bambina dal costume rosso. I due ragazzini nuotano e nuotano, scoprendo mondi fantastici popolati da migliaia di pesciolini e di piante marine, fino all’incontro con una grandiosa creatura bianca. La piscina è una storia di un viaggio nella fantasia e nella capacità dei bambini di lasciare libera di lavorare la propria immaginazione. I due bambini nuotano e il loro vedere il mondo con uno sguardo puro e innocente è quello che gli permette di vivere avventure grandiose ed emozionanti. Le immagini della Lee sono semplici, ma hanno dei dettagli che permettono al lettore di comprendere la trasformazione che il bambino subisce quando incontra la bambina dal costume rosso. Prima di arrivare a lei, il ragazzino è triste, impaurito e cupo come tutti gli altri bagnanti. Nel momento in cui segue questa nuova amica non solo il mondo, ma anche lui stesso si colorerà e troverà quella felicità sconosciuta a tutti gli altri esseri umani. La piscina di Ji Hyen Lee è un libro solare, curioso e simpatico che invita il lettore, bambino o adulto che sia, a lasciarsi guidare dalle ali della fantasia.

Ji Hyen Lee è nata a Seoul, si è diplomata presso la scuola d’illustrazione HILLS. Ama le piccole stelle che brillano nel cielo notturno, i ciottoli che rotolano nei ruscelli, le foglie che danzano sulle punte dei rami. Lei spera che non solo i più piccoli, ma anche tanti adulti leggano libri per l’infanzia. La piscina è il suo primo albo illustrato.

Source: libro preso in biblioteca.

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:: Arriva a Torino il Mufant, museo del fantastico, a cura di Elena Romanello

23 ottobre 2015 by

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Sabato 17 ottobre ha aperto a Torino, in via Reiss Romoli 49 bis, il Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza, nella sua nuova e definitiva sede. Si tratta del primo Museo in Italia e in Europa (e forse anche al mondo) dedicato all’immaginario fantastico in tutte le sue forme, fantascienza, fantasy, horror e gotico visti nella letteratura, al cinema, nei fumetti, nei telefilm, nei videogiochi, nell’illustrazione.
Dalle 16 in poi quindi appuntamento in quella che è una ex scuola diventata centro di attività culturali nella Circoscrizione 5 per i saluti istituzionali e la scoperta delle varie anime del Museo: si presenteranno i murales realizzati fuori dall’artista XEL del MAU, museo di arte urbana, il progetto Videogamelab dedicato ai videogiochi, la GAF, Galleria d’arte fantastica che ospiterà personali di artisti visivi dedicati all’immaginario inerente il Museo, i gruppi di cosplayer Fausto Avaro Duke Fleed Italian impersonator & Go Nagai Cosplay Group e The Avengers Italian Division, le collaborazioni con altre realtà come il TOHorrorFilmFest.
Il Mufant si snoda su mille metri quadri di esposizione, che comprendono due sale per le mostre temporanee, una stanza dedicata alla prefantascienza, con un occhio di riguardo per la letteratura da Jules Verne a Yambo passando per Salgari e Luigi Motta, due saloni che ripercorrono la storia del fantastico in tutte le forme espressive con varie teche tematiche su argomenti quali la narrativa gotica, le serie tv di culto, gli anime giapponesi, uno spazio su Star Wars e uno su Star Trek, intitolato ad Alberto Lisiero, fondatore dello STIC, il club italiano, recentemente scomparso, una sala proiezioni e dibattiti. La mostra temporanea ospitata da sabato è Il Futuro Immaginario, la prefantascienza dal Settecento al Novecento, con materiale prestato da Piero Gondolo della Riva, esperto di Jules Verne e delle visioni del passato nel futuro.
All’interno del Mufant trova spazio anche una Biblioteca, dedicata al fantastico in tutte le sue accezioni, con narrativa, saggistica, fumetti, riviste, audiovisivi. Nella narrativa trova posto una collezione abbastanza esauriente degli Urania, ma anche collane come quella della Nord e della Libra, mentre la saggistica comprende libri sull’astronomia, la conquista dello spazio, il cinema, i telefilm, i fumetti, l’illustrazione, la sociologia, il mito, il folklore. Inoltre, non mancano fumetti Marvel, DC Comics, di case editrici indipendenti, manga, italiani a cominciare da quelli di Sergio Bonelli, riviste italiane e straniere inerenti fantascienza, fumetto, fantasy, misteri e astronomia, dvd e vhs di film di ieri e di oggi di genere, serie tv, cinema d’animazione, documentari. La Biblioteca, che sarà prevalentemente di consultazione e non di prestito, come la Mario Gromo del Museo del cinema, sarà intitolata nella giornata di sabato a Riccardo Valla, studioso, traduttore e curatore di numerose collane di fantastico, entusiasta del Mufant fin dalla prima ora, scomparso nel 2013.
Il Mufant sarà aperto poi dal giovedì alla domenica dalle 15 alle 19, lunedì e martedì su prenotazione e da gennaio sarà inserito nel circuito Abbonamento Musei Torino Piemonte. Per informazioni i contatti sono via mail mufant2013@gmail.com, via Internet http://www.mufant.it (ci sarà poi anche un sito per la Biblioteca Valla), via Facebook Stella Mufant.