:: Oggi disegneremo la morte, W.L. Tochmann (Keller editore 2015), a cura di Viviana Filippini

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Hutu e Tutsi sono i protagonisti del reportage di Tochman edito da Keller, intitolato Oggi disegneremo la morte. Il libro è una raccolta di testimonianze compiuta dall’autore per ricostruire, in queste pagine, il quadro socio-politico che portò il Ruanda al caos  nel 1994. Conseguenza dei disordini lo sterminio di migliaia di Tutsi, per mano degli Hutu. In Ruanda ci sono tre etnie: i pigmei Twa poco numerosi, gli Hutu con i loro corpi scuri e robusti e i Tutsi intelligenti e raffinati nei modi di dire e fare, con una pelle né troppo chiara, né troppo scura. Ed è tra queste due etnie che si scatenò quell’odio che portò gli Hutu a sterminare i Tutsi. Per raccontarci il dramma accaduto una ventina di anni fa, l’autore si è recato in quella terra africana ferita in cerca di testimoni, sopravvissuti e orfani, nel tentativo, riuscito, di mettere assieme i pezzi di quella che fu una vera e propria guerra fratricida. In queste pagine il reporter polacco ci porta dentro ad un mondo e alle sue ferite, mai del tutto rimarginate, per narrarci quello che stravolse la terra ruandese. Fu un vero e proprio genocidio che causò la morte di un milione di persone la cui unica colpa, se tale può essere definita, era di appartenere alla tribù Tutsi. Nelle pagine si alternano le storie vere, dolorose, e a tratti anche molto crude, di coloro che quella strage la vissero sulla propria pelle. Dai carnefici, alle vittime sopravvissute, ai figli di coloro che morirono in quei drammatici mesi, Tochmann ci restituisce un coro di voci che travolge il lettore e lo porta a “sentire” e visualizzare con la mente le scene narrate da questi testimoni. Ci sono donne e bambini che sono sopravvissuti fingendosi morti; parenti diventati i carnefici dei loro congiunti; uomini che hanno perso tutto e che son rimasti solo con i ricordi sempre più labili di quella che era la propria famiglia. Oggi disegneremo la morte è un reportage acuto, che non si limita a rendicontare i fatti, qui l’autore fa parlare i protagonisti e permette al lettore di conoscere, attraverso le testimonianze degli intervistati, la struttura della società ruandese e scoprire che “In Ruanda la moglie serve per sfacchinare. E per il sesso. Ma anche per ricevere bastonate, dato che dalle nostre parti la violenza domestica dilaga. Il marito può tradire la moglie. Ha dalla sua parte il consenso sociale”. In tutte le pagine riecheggiano lame di machete che passano e tagliano i corpi senza il minimo indugio, violenze inaudite, stupri di massa, superstiti che a fatica cercando di ricostruirsi una vita guardando al domani senza mai dimenticare il proprio tragico passato. Oggi disegneremo la morte del polacco Tochman porta un tassello in più alla storia del genocidio del Ruanda e spinge i lettori di oggi a riflettere su quanto nel corso della Storia, passata e recente, i pregiudizi e il considerare l’altro diverso, abbia determinato, e determini, insensate carneficine. Traduzione di Marzena Borejczuk.

W.L. Tochman (1969) è reporter, scrittore, direttore dell’Istituito Polacco di Reportage di Varsavia. È autore di otto reportage e i suoi campi di interesse sono, tra gli altri, l’aspetto del cattolicesimo polacco, le conseguenze sociali delle guerre contemporanee e i genocidi. Dello stesso autore, Come se mangiassi pietre, edito da Keller nel 2010.

Source: libro inviato al recensore dall’editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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