Yeong-ye, è la protagonista de La vegetariana romanzo di Hang Kang, edito da Adelphi. La giovane donna, piccola, minuta e dalla pelle giallastra svuota da ogni tipo di cibo, carne e similari, il frigorifero e il congelatore della casa che ha messo su con il marito. Per lei è un azione naturale, per il consorte è qualcosa di inaccettabile. Lui sbraita, si arrabbia e chiede spiegazioni alla moglie che non solo non parla, ma dimostra un’inquietante calma e freddezza nel suo vivere e agire. La scelta di Yeong-ye sarà un qualcosa di inaccettabile pe la sua famiglia che farà di tutto per salvare la moglie/figlia/sorella dal baratro- secondo loro- nel quale lei sta volontariamente precipitando. Hang Kang divide in tre parti il suo scritto e questi tre atti mi hanno richiamato alla memoria la struttura dell’antica tragedia greca. Non a caso tra le pagine del libro si assiste ad un dramma che scombussolerà in modo completo le esistenze di tutti i diversi personaggi dell’intreccio, portandoli a vedere la vita in modo diverso da come hanno sempre fatto. Elemento che ritorna in modo costante, come un mantra, è il fatto che in più occasioni la protagonista affermi di aver fatto un sogno. Non lo racconta mai a chi la circonda, ma noi lettori siamo ammessi a conoscere quello che sta nella sua testa e che la tormenta. Di forte impatto sono le scene nelle quali il padre di Yeong-ye cerca di ficcarle del cibo in bocca. Immagini di estrema violenza e, allo stesso tempo, di violazione di un corpo e delle scelte da esso compiute. Poco nobile anche l’agire del cognato, uno pseudo artista -come narrato nelle seconda parte del romanzo “La macchia mongolica”- che farà della cognata l’oggetto del suo film artistico. Un’opera d’arte che rischia di scadere in un misero e triste film a luci rosse da lui girato solo per il proprio piacere personale. La protagonista è succube in modo completo dell’uomo ed è come ipnotizzata dai colori e dai fiori disegnati che le ricoprono il corpo durante la fase di lavorazione della pellicola. Yeong-ye è come in un altro mondo e sembra essere incapace di comprendere quello che realmente le sta accadendo. La vegetariana non è solo la storia di una figura femminile che ha scelto di non mangiare più carne di nessuna specie. È la storia di una donna che ha compiuto un passo in più. Un donna che oltre alla carne come cibo ripudia, giorno dopo giorno, la carne che costituisce il suo corpo. Una scelta estrema vero, ma necessaria per trovare armonia. L’unica persona che sembra davvero capirla e non la prende per pazza è la sorella. Il non mangiare della protagonista è la spinta principale della sua ricerca personale che punta all’immaterialità corporea per una vita di pura anima. La vegetariana di Hang Kang per qualcuno potrebbe essere un romanzo sulla dissoluzione esistenziale di una vita umana e di autolesionismo, ma la scelta di Yeong-ye ci fa riflettere. La sua decisione è forte, però per lei è un vero e proprio percorso di spoliazione del superfluo (materialità corporea), in funzione della ricerca di una spiritualità pura e immateriale che dona pace e pone fine al tormento. Traduzione Milena Zemira Ciccimarra.
Han Kang, nata nel 1970, è figlia dello scrittore Han Seungwon e ha vinto il “Yi Sang Literary Award” come il padre. In Italia è uscito il suo La vegetariana (Adelphi 2016).
Source: acquisto del recensore.
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Il libro di cui mi accingo a parlare è un manuale di letteratura per le scuole superiori, uno di quei testi che incutono timore anche a chi ha oltrepassato da un bel po’ la frequentazioni di banchi, la campanella delle lezioni, le ore di studio spesso inconcludente, come è capitato alla sottoscritta.


Quando il 4 settembre 1970 Salvador Allende ottenne il 36,6% dei voti che lo portarono a diventare il Presidente della Repubblica, iniziarono i mille giorni più intensi della storia del Cile. Il paese fu un esempio inedito di socialismo popolare e democratico e al tempo stesso una temuta enclave marxista che minacciò i privilegi, gli affari privati e i grandi capitali. Il libro racconta con passione e rigore storico gli accadimenti politici, i fattori e gli attori che caratterizzarono la via cilena al socialismo, e la sua fine. Il libro ci riporta alle speranze e alle paure dei protagonisti di allora, persone che vissero con entusiasmo e dolore il modo in cui nacque e venne distrutto un esperimento unico nel XX secolo.
Nata per essere assediata. È così che si sente Amira, diciotto anni e un grande sogno da realizzare nella città di Sarajevo del ’93, lacerata dalle rappresaglie fra serbi e bosniaci. Il cuore della suonatrice di cigar box guitar batte all’unisono con i colpi di mortaio e le raffiche di mitra, ma Amira canta la sopravvivenza, la speranza. Della band Senza Strumenti fanno parte anche il colonnello Mustafa Setka, mago del basso, e il gigantesco ballerino di kolo, Masne, alle percussioni. I due per tutto il giorno seguono Jack, meglio conosciuto come Mozambik l’irlandese, fidanzato di Amira, spacciatore. All’occorrenza, Jack si offre come guida agli inviati di guerra che affollano l’Holiday Inn semidistrutto. Così conosce Carlo e Oscar, due fotoreporter italiani che inseguono uno scoop davvero straordinario: intendono trovare una vacca indiana che si dice abbia poteri da chiromante. Sarà per caso la zebù gir che il vecchio Ivan nasconde nella corte interna del suo negozio di tabacchi, adattato a fumeria d’oppio dopo l’inizio del conflitto? Del resto, non è la sola ospite che il commerciante cela a sguardi e orecchie indiscrete. In uno sgabuzzino è segregato, infatti, un serbo fuori di testa che, dopo una scorpacciata di funghi allucinogeni, si è ritrovato al di là delle linee nemiche. Lo scopo di Ivan è rispedirlo al mittente in cambio di un riscatto, da chiedere a un oscuro cecchino dei servizi segreti serbi, che trova la concentrazione solo canticchiando le hit di Barbra Streisand…
Quanta vita, quante vite. E quanto buon odore di pane, in città. Se non ci fosse anche il delitto. Quando un omicidio divide in due le forze di polizia, il gioco si fa davvero duro per i Bastardi, che per molti devono ancora dimostrare di esserlo davvero, dei bravi poliziotti. Da un lato ci sono loro, che seguono l’odore del pane. E del delitto. Ma dall’altra ci sono i tosti superdetective della Dda, che sentono odore di crimine organizzato. Mentre i sentimenti e le passioni di ogni personaggio si intrecciano con l’azione e determinano svolte sorprendenti, la città intera sembra trattenere il fiato. Per poi prendere voce.
In una Novara carica di neve e di avvenimenti sinistri, si sono perse le tracce di una ragazza: è il terzo caso di sparizione nell’arco di pochi mesi. La profiler Costanza Ravizza non si dà pace e vorrebbe potersi dedicare alle loro ricerche, ma le priorità e gli ordini del suo capo, il dottor Giamasso, sono altri: concentrarsi sul caso del morto nel Romentino. Eppure quei ragazzi scomparsi ossessionano la profiler al punto da spingerla negli anfratti bui del mondo virtuale. Qui un predatore seriale, coperto dall’anonimato garantitogli dalla parte più nascosta del web, sta allacciando amicizie sui social. Anche Alfredo Filangieri, costretto a trasferirsi per un lungo periodo dalla sorella Teresa, sul Lago d’Orta stringe nuove amicizie dai contorni enigmatici. E mentre tutti non fanno altro che parlare della splendida beauty farm da poco sorta in zona, e del suo giovane e sensuale proprietario, Alfredo non perde occasione per ficcare il naso nelle indagini di Costanza, fino a quando…



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