Bentornata Charlotte sul blog Liberi di scrivere. E bentornata in Italia. Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.
La mia infanzia è stata un’ infanzia bellissima, io e mia sorella siamo cresciute vicino a Francoforte e ho un ricordo di grandissima libertà. Dopo la maturità mi sono iscritta a Giurisprudenza e ho anche pubblicato il mio primo libro. Non avevo intenzione di diventare una scrittrice perché non pensavo che sarebbe stato possibile farne un’attività di cui poter vivere. E per questo ho scelto di fare Giurisprudenza una facoltà che comunque mi è piaciuta tantissimo. Poi le cose sono andate come lei sa.
Sei un autrice molto amata nel mio paese, con un grande seguito di lettori, specialmente lettrici. Pensi che il thriller psicologico sia un genere più congegnale a un pubblico femminile?
Anche in Germania la maggior parte dei lettori sono in verità delle lettrici, ma questo accade un po’ per tutti i generi di libri non con gli psico thriller in particolare. Forse però le donne in generale sono più propense ad affrontare questo genere letterario
L’ultima volta abbiamo avuto modo di parlare nel 2012, cosa è cambiato da allora nella tua vita e nella tua carriera?
Sono stata in Italia l’ultima volta nel marzo del 2012, quattro settimane prima era venuta a mancare mia sorella cosa di cui non ho parlato perché proprio non ce la facevo, ero ancora sotto shock. Nei due anni successivi mi sono sforzata di capire che cosa fosse successo, di rendermene veramente conto e in qualche misura di ritrovare la mia vita. Per questa ragione ho scritto un libro sulla vicenda di mia sorella che è stato pubblicato anche in Italia. Direi che in questi ultimi quattro anni ho fatto in modo di riprendere in mano le redini della mia vita.
E’ appena uscito in Italia per Corbaccio il tuo nuovo romanzo La scelta decisiva. Ce ne vuoi parlare?
Direi che il tema centrale di questo libro è proprio quello che esistono dei momenti nella vita di tutti in cui una persona molto rapidamente, senza possibilità di sfuggire, deve fare una scelta. Ad anni di distanza questa scelta si rivelerà decisiva per la vita di questa persona, cioè la sua vita sarebbe stata completamente diversa se in quel momento non avesse preso quella decisione ed è ciò che accade al mio personaggio Simon che nel giro di una manciata di secondi deve decidere se aiutare una ragazza che incontra per caso. La vita di questa ragazza è in grave pericolo e quella decisione muterà la loro vita completamente.
Che cosa ti ha spinto a scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?
Il punto di partenza è stato un’ immagine che avevo davanti agli occhi mentre camminavo lungo una spiaggia nel sud della Francia in una giornata di pioggia. Avevo in mente l’immagine di due persone totalmente sconosciute che si trovano entrambe in un momento critico della loro esistenza, e che per caso si incontrano. Questo incontro muterà le loro vite in maniera totale. Ciò che mi affascina è come basti un secondo nella vita per cambiare tutto. E poi ho costruito il resto della storia attorno a questa idea, a questa scintilla iniziale.
L’aspetto psicologico è importante nel romanzo. Come crei i tuoi personaggi, e come sviluppi le interazioni tra loro?
Prima di tutto passo all’ identificazione totale con i miei personaggi ma tento anche di conservare una certa distanza che è quella che mi consente di descriverli. E’ sempre una questione di equilibri. Io vivo molto intensamente con i miei personaggi e continuo a chiedermi se le azioni che attribuisco loro su ciò che stanno facendo siano coerenti con il loro carattere. Quando mi accorgo che non lo sono allora modifico le loro azioni.
Progetti di film dal tuo libro?
Sì, sono già stati venduti i diritti per fare un film da questo romanzo.
Fai molto lavoro di ricerca? Utilizzi internet prevalentemente o preferisci vie tradizionali come le biblioteche, gli archivi della polizia?
Per le mie ricerche utilizzo tutti gli strumenti e naturalmente lavoro anche moltissimo su Internet. Tuttavia è altrettanto importante avere contatti con persone che si occupano di determinate faccende. Ma è molto, molto importante anche trascorrere del tempo nei luoghi dove poi si svolgono le mie storie. Perché è importante che io mi impregni di un’ atmosfera a cui non posso accedere, naturalmente, tramite Internet.
Hai un agente letterario?
In Germania non ho un agente, in Italia però sì.
Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzata?
Leggo molto volentieri letteratura americana e inglese: Mo Hayder, Karin Slaughter, Simon Beckett, per esempio, però anche gli scandinavi, ho una predilezione per Henning Mankell.
Cosa stai leggendo in questo momento?
In questo momento sto leggendo un libro che non ha nulla a che vedere coi il thriller, si tratta di un libro sulle tecniche di rilassamento e yoga.
Ci descrivi una tua tipica giornata di lavoro dedicata alla scrittura? Ascolti musica mentre stai scrivendo? Hai vezzi particolari, una tazza portafortuna? O sei una persona prevalentemente razionale?
La mia giornata di lavoro è una giornata molto normale. Comincia alle otto del mattino quando mio marito e mia figlia escono di casa e vado avanti fino alle 4 del pomeriggio quando rientra mia figlia da scuola. Non ascolto mai musica. Se mi accorgo di non riuscire a proseguire nel lavoro allora prendo i cani e li porto a spasso un pochettino. Questo in genere mi fa ritrovare l’ispirazione. Sulla mia scrivania ho un sacco di fotografie di persone e anche di animali che sono o sono stati importanti per me.
Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente su questi incontri.
Intanto io viaggio molto volentieri per lavoro, cosa che è anche necessaria per le mie ricerche. Una volta in particolare mi trovavo nello Yorkshire e stavo osservando una casa con tutto un parco intorno che mi sembrava un ottimo luogo dove ambientare il mio prossimo romanzo. Solo che la padrona di casa è uscita e mi ha detto subito, guardi stia attenta perché qui intorno è un periodo che ci sono tantissimi furti, quindi è pieno di polizia e se la vedono che prende appunti e che osserva una casa finisce diretta in commissariato.
Infine, la domanda inevitabile: a cosa stai lavorando in questo momento?
Sì, ho appena cominciato, non riesco ancora a dire molto perché sono veramente in una fase troppo iniziale, ma posso dire che si svolge ancora in Inghilterra e che è una sorta di prosieguo de L’inganno.
[Traduzione dal tedesco a cura di Francesca Ilardi]






Oggi vorrei parlarvi di un interessante progetto, nato senza mezzi, senza importanti sponsor o grandi Fondazioni alle spalle, un progetto di un traduttore e scrittore italiano che ho la fortuna collabori (ormai devo dire molto saltuariamente) con il mio blog. Questo mi permette di avere notizie di prima mano e qualche aneddoto curioso, che ho deciso di condividere con voi. Allora il progetto, a dire il vero piuttosto ambizioso, è quello di tradurre in italiano pian piano e con tutta calma, i racconti di Clark Ashton Smith, ormai liberi da vincoli e di dominio pubblico, presenti nel sito The Eldritch Dark. Per colmare una lacuna, davvero ingiustificabile, che tiene lontani i lettori italiani da una delle colonne portanti del fantastico americano del secolo scorso. Ma le condizioni del fantastico in Italia sono note a tutti, quindi in realtà la cosa non dovrebbe sorprendere più di tanto. Tuttavia Davide Mana, questo è l’incosciente e intraprendente traduttore, non si è fatto scoraggiare e si è messo al lavoro. Fan di Clark Ashton Smith ne esistono ancora, anche nella nostra ultima e sperduta colonia dell’impero, quindi sono certa che questa notizia farà felici in molti. Due racconti sono già stati tradotti (e disponibili su Amazon), sono: La Bestia di Averoigne e Il Fabbricante di Gargoyle (credo una terza dovrebbe uscire proprio oggi, ma prendete la notizia con le pinze). Ed è di quest’ultimo che vorrei parlare. E’ un racconto breve, corredato di postilla e annotazioni, uscito per la prima volta su Weird Tales nel numero di agosto del 1932. Di genere weird fantasy, quel genere di fantasy con contaminazioni horror che ha avuto grandi maestri come H. P. Lovecraft, e in tempi più recenti Michael Moorcock, che confermo è vivo e vegeto, e firma ancora autografi. E proprio confondendo (naturalmente io, ma come attenuante devo dire che ero piuttosto stanca) Michael Moorcock e Clark Ashton Smith, vicini di scaffale nella mia libreria, una sera parlammo io e Mana del ciclo dell’ Averoigne e del bellissimo racconto The End of The Story (1930, The Popular Fiction Publishing Company). Che sia stata io a dargli l’idea? Sinceramente penso che gli frullasse già da parecchio per la testa, e aspettasse il via solo dopo aver chiarito la questione dei diritti. Allora Il Fabbricante di Gargoyle è una storia maledetta, parla di demoni che scorrazzano per l’amena città di Vyones e fanno scempio di cristiani. Il clero della zona non ci fa una gran figura come difensore della cristianità, e questa vis ironica è una caratteristica spiccata degli scritti di Clark Ashton Smith che impareremo a conoscere bene. Dall’analisi del testo cosa spicca? Innanzitutto lo stile elegante e alto, la maturità sintattica, la ricchezza di vocaboli, la grande leggibilità. E’ affascinante la scrittura di Clark Ashton Smith, e il traduttore mette a disposizione il suo bagaglio narrativo (si vede che è un autentico appassionato del genere) per rendere al meglio in italiano, un testo non semplice e ricco di sfumature, che richiama gli scritti medioevali. Infine Il Fabbricante di Gargoyle è un testo che colpisce sotto la cintura, non si può leggerlo senza esserne in un certo senso influenzati se non spaventati. Il male sembra più forte, più spietato, più determinato, e l’uomo una piccola cosa in sua balia. Se non fa paura questo, non so cos’altro. Alla prossima.



























