:: Pazzo per gli oggetti, Marcello Tropea

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La sveglia suona puntuale.
Mi alzo.
Un po’ smarrito guardo la stanza e il disordine che rispecchia il mio personale senso dell’ordine.
Mi trascino in bagno.
Il water è pronto a ricevere i miei residui organici. Il suo è un compito impegnativo. Chissà se si sente inferiore al lavandino, allo specchio, al bidet o alla vasca da bagno. Dovrei consolarlo? Ma come si consola un oggetto che raccoglie escrementi?
Esco dal bagno con addosso un vago senso di colpa per aver umiliato il cesso e vado in cucina. Metto sul fuoco la caffettiera e apparecchio il tavolo con la solita tazza, la zuccheriera, il cucchiaino, il tovagliolo e il bricco del latte. Gli oggetti sono sempre a disposizione. Ma quanti ne ho in casa? Dieci, cento, mille? Non ci ho mai pensato, ho dato sempre per scontato che ci sono senza mai pensare al loro numero e alla loro utilità. Faccio colazione con calma, da oggi sono in ferie. Restare nel proprio appartamento quando si è in vacanza è come essere ai domiciliari. C’è da impazzire.
Gli oggetti sono come la servitù, conoscono ogni segreto della vita privata del padrone. A questa cosa ci faccio caso solo adesso, quando li ho visti esposti, lucidi e ben illuminati me li sono portati a casa senza pensare alla loro potenziale pericolosità. Guardo gli oggetti che ho appoggiato sul tavolo e di rimando mi sento osservato. Non mi devo far condizionare, loro sono solo manufatti innocui mica delle spie pronte a spifferare le mie debolezze e le mie intimità a chissà chi, dai! Anche se, a pensarci bene, la lavatrice, per esempio, sa quando cambio le lenzuola, se ho camicie di buona qualità, se sono andato in palestra e quanto ho sudato, se oltre la mia biancheria le faccio lavare quella di un ospite o di qualche amica e anche quante volte mi cambio le mutande. Quella troia potrebbe sputtanarmi quando vuole. E pensare che le do pure l’anticalcare.
Anche il cesso è una spia, ma certo! Quel mangiamerda sa se evacuo regolarmente, se sono stitico o se ho la dissenteria. Per non parlare degli attacchi di aerofagia.
Allora anche il letto potrebbe… Dio mio, anche lui. In effetti sa a che ora vado a dormire, se russo e se scoreggio di notte. Sa anche con chi faccio l’amore e, soprattutto, come e quando lo faccio. Chissà che risate si sarà fatto con l’armadio, i comodini, le tende, i tappeti e le abatjour quando le cose non sono andate come sarebbero dovute andare. Bastardi.
Sul fatto che il televisore fosse il manipolatore delle masse per eccellenza, colui che trasforma la grigia realtà quotidiana in milioni di pixel colorati, in verità lo sapevo già da un pezzo. E del lettore dvd, la radio e lo stereo cosa ne devo fare?
Ho fatto bene a non andare al mare.
Il frigorifero si è messo in moto come se avesse un sussulto. Forse si sta lamentando con il microonde perché è sempre vuoto. Sono giorni che lo tengo d’occhio, da quando trovo sul pavimento chiazze d’acqua. Mi manifesta il suo malcontento con l’incontinenza. Da lui non me lo sarei mai aspettato, così imponente, distaccato. Freddo. Beh, per essere freddo è freddo, comunque lui sa come mi nutro. Ci sono anche il minipimer, il frullatore, le pentole, l’aspirapolvere, il ferro da stiro, la radiosveglia e tutti gli altri.
Cellule dormienti. Sì, cellule dormienti pronte ad entrare in azione per avere il potere assoluto su di me.
Un colpo di stato.
Devo fare qualcosa, è evidente. E devo farlo con disinvoltura e finta amicizia se voglio individuare chi potrebbe essere il loro capo. Perché è risaputo che i capi sono subdoli e ammaliatori. Chi sarà il monarca, il condottiero, il Napoleone  degli inanimati?
Ma sì, eccolo lì, come ho fatto ad non arrivarci subito. È sempre così: quelli a cui manifesti affetto e confidi segreti che non avresti mai affidato nemmeno alla riservatezza di un confessionale, sono i primi a tradirti.
Cristo, non solo mi sono portato in casa il più pericoloso ma gli ho anche attivato l’occhio. Ma adesso che ti ho beccato, appena avrò finito di bere il caffè, agirò come Ulisse: hai un solo occhio? Bene, io prima te lo acceco e poi ti formatto l’hard disk. Ti cancello tutto. Tutto! E finalmente tornerò padrone della mia vita privata.
A noi due, computer.
Click.
Formattare?
Sì.
Click.
Formattazione in corso ATTENDERE PREGO…
Fai con comodo. Io, intanto, me la rido. Ahahah!
Ho sedato una probabile rivolta. Adesso siete di nuovo tutti miei.
Tranquilli, nessuna paura, un capo deve saper perdonare. Anche tu, frigorifero, non avere più paura, sei salvo. Però adesso non pisciarti più addosso, d’accordo?
Ho fatto bene a non partire per le vacanze, adesso ho tutto sotto controllo.
Tranquillo frigorifero, tranquilla lavatrice…
Ho fatto bene a non partire per le vacanze.
Adesso ho tutto sotto controllo.

Marcello Tropea: all’età di quattordici anni ho iniziato a lavorare come ragazzo di bottega in un salone di parrucchiere per signora. Nove anni dopo ho aperto un mio salone di acconciature. Attualmente, per una serie di vicissitudini avverse, svolgo la professione come dipendente part-time.
La passione per la scrittura è arrivata a piccoli passi, per questo è giunta in età matura. Ho iniziato col scrivere racconti brevi, poi un romanzo di formazione e un poliziesco seriale.
Mi piace cucinare, l’enologia, la lettura, conversare ma di più ascoltare le persone che mi arricchiscono col loro sapere.

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