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:: E se non fosse la buona battaglia? Sul futuro dell’istruzione umanistica di Claudio Giunta (il Mulino 2017) a cura di Daniela Distefano

6 febbraio 2018
Claudio Giunta - E se non fosse la buona battaglia

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L’insieme di saperi che chiamiamo umanistici è un patrimonio del quale appare assurdo volersi privare. In uno dei saggi raccolti in questo volume ricordo la magnifica definizione che Guido Calogero ha dato della cultura classica, “questo formidabile strumento di vita”. Come rinunciare ai “formidabili strumenti di vita” che sono la letteratura, la poesia, l’arte e il pensiero del passato?

I saggi e gli articoli racchiusi in questo libro in parte sono inediti e in parte usciti negli ultimi anni in volumi miscellanei, giornali, riviste, blog. L’autore li ha insaporiti con qualche aggiustamento, qualche revisione, lasciando inalterato il profumo di una visione di insieme fresca e focalizzata. Al centro del suo ragionamento, il fluttuare delle più disparate opinioni in merito alla opportunità di dare ossigeno alla cultura umanistica, perché

la crisi che attraversiamo oggi non è tanto un fatto di quantità quanto un fatto di qualità, cioè un vero e proprio mutamento di paradigma: la scomparsa della poesia anche dai radar dei letterati, la sostituzione del pop alla musica classica, il primato delle lingue moderne sulle lingue classiche, delle scienze applicate su quelle teoriche, delle materie tecniche come l’economia e la giurisprudenza sulle discipline speculative.

Forse non si tratta di una vera e propria inversione di civiltà, quella di un tempo navigante nell’oceano letterario, quella attuale immersa nella Rete delle connessioni tecnologiche. Forse non è neanche un baratto, uno scambio, una sostituzione. Meglio non appesantire il già saturo brogliaccio delle prese di posizione, ci sono gli esperti, gli studiosi, c’è un mondo che si arrovella per far in modo che emerga una cosciente verità:

ciò che importa non è creare degli specialisti, ma comunicare una certa idea del sapere.

Come agire allora? Imporre un nuovo decalogo scolastico? Introdurre nei programmi annuali anche i fumetti? Le vite dei Santi? Tralasciare lo studio dei Secoli bui?

A scuola bisogna sì parlare della letteratura come del nostro patrimonio storico, ma bisogna anche usare la letteratura per ciò che essa ha da dire su come dovremmo vivere la nostra vita(..).”Il rosso e il nero”, o “Orgoglio e pregiudizio”, o “Il giorno della civetta” parlano alla coscienza di un adolescente con una immediatezza e una verità che i capolavori del Medioevo non possono avere.

E internet, come ha cambiato il difficile mestiere dello scrittore e il piacere irrinunciabile del lettore?

Scrivere per il web non è come scrivere un articolo per un giornale di carta, e scrivere un articolo per un giornale di carta non è come scrivere un libro: è comprensibile che l’attenzione e la cura aumentino progressivamente, dal primo all’ultimo passaggio, a mano a mano che aumentano il tempo d’esecuzione e l’ipotetica ‘durata’ del testo. E’ un fatto però che la gran parte dei testi che si scrivono e si leggono oggi si scrivono e si leggono direttamente su uno schermo.

Un testo lucido, coerente, rigoroso e insieme appassionante per chi vuole approfondire il ventaglio delle irregolarità mentali che sopraggiungono quando dobbiamo affrontare il delicato tema dell’istruzione, e di quella umanistica in particolare. I nostri giovani vanno rispettati nelle loro acerbe declinazioni, senza però rinunciare a dar loro un insegnamento da portare in valigia nel viaggio verso un mondo adulto e – si spera – saggio.

Claudio Giunta (Torino, 1971) insegna Letteratura italiana all’Università di Trento, ed è uno specialista di letteratura medievale (La poesia italiana nell’età di Dante, il Mulino 1998; Due saggi sulla tenzone, Antenore 2002; Versi a un destinatario, il Mulino 2002; Codici. Saggi sulla poesia del Medioevo, il Mulino 2005). Nel corso dell’ultimo decennio è stato visiting professor, tra l’altro, nelle università di Chicago, Tokyo (Todai), Sydney, Rabat, e ha insegnato come volontario alla Asian University for Women di Chittagong, nel sud del Bangladesh. È stato fellow dell’American Academy di Roma, dello Harvard Center for Renaissance Studies di Firenze e del Warburg Institute di Londra. Ha insegnato Didattica della letteratura nei corsi del TFA e del PAS organizzati all’Università di Trento; e insieme ad altri insegnanti del Trentino ha curato un seminario dal titolo Cosa insegnare a scuola. I suoi ultimi libri sono: un saggio sul mercato dell’arte e la retorica connessa (Come si diventa ‘Michelangelo’, Donzelli 2011); un commento alle Rime di Dante (Meridiani Mondadori 2011); una raccolta di saggi sull’Italia (Una sterminata domenica. Saggi sul paese che amo, il Mulino 2013); un reportage sull’Islanda (Tutta la solitudine che meritate. Viaggio in Islanda, Quodlibet-Humboldt 2014), un libretto su Matteo Renzi (Essere #matteorenzi, il Mulino 2015), un romanzo noir (Mar Bianco, Mondadori 2015), un manuale-antologia di letteratura per il triennio delle scuole superiori (Cuori intelligenti. Mille anni di letteratura, 4 volumi, Garzanti Scuola 2016). Collabora regolarmente al “Sole 24 Ore” e a “Internazionale”. Condirige la “Nuova rivista di letteratura italiana”.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa il Mulino.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Cuori intelligenti. Mille anni di letteratura (Garzanti Scuola, 2016), e intervista a Claudio Giunta, a cura di Daniela Distefano

18 gennaio 2017

libro-claudioIl libro di cui mi accingo a parlare è un manuale di letteratura per le scuole superiori, uno di quei testi che incutono timore anche a chi ha oltrepassato da un bel po’ la frequentazioni di banchi, la campanella delle lezioni, le ore di studio spesso inconcludente, come è capitato alla sottoscritta.
E invece no: il volume in questione ha già dal titolo definito il proprio raggio di seduzione per  ragazzi e non solo.
Già, perché “Cuori intelligenti” non sono poi così rari da pescare.
La rete viene gettata ogni anno con l’avvio dell’anno scolastico, però qualcosa finisce per incepparsi sempre.
Compagni di classe non stimolatori di interessi culturali, programmi al limite della digeribilità, lezioni leziose, spiegazioni usuranti.
E poi c’è quell’alone di indeterminatezza che compare come una nuvoletta sulle teste degli studenti:
“Perché devo studiare? A cosa serve apprendere cose che per noi non hanno attinenza con la realtà quotidiana?”.
E’ uno stillicidio di menti che al Sud sono spremute per altro, non di certo per la scuola.
Poi però capita che lo sconforto, il pessimismo, spariscano di colpo, basta una domanda acuta nel bel mezzo della lezione deserta, è sufficiente far lievitare una curiosità spontanea, l’attenzione che è in grado di affiorare grazie ad antologie come questa: globale, sinteticamente completa, predisposta con amore da chi vede l’insegnamento come la maieutica applicata al pensiero.
E così non possiamo non parlarne, difenderne la cristallina purezza d’intenti, la capacità di coinvolgere, intrigare, far innamorare della letteratura italiana che si è evoluta lentamente come la nostra forma politica, come i nostri ideali, come il nostro passato non sempre unitario.
Nell’approntare questo percorso verso la comprensione di capolavori letterari di oggi e di ieri, Claudio Giunta –  docente all’Università di Trento,  saggista, scrittore e storico della letteratura italiana – si serve del proprio armamentario stilistico con una coloritura vivace che ‘acchiappa’ il lettore.
Nel trattare i vari argomenti, l’autore fa uso di riquadri che specificano, chiariscono, accompagnano le note e la bibliografia:

-Analisi del testo.
-Laboratorio: comprendere- analizzare – contestualizzare.
-Mappa di sintesi.
-Il percorso delle opere.

Nel focalizzare l’attenzione sulla pagina di un nuovo secolo, delle sue caratteristiche, dei suoi impulsi innovatori,  Giunta compie una panoramica dei vari aspetti rilevanti per la società:

  • l’arte con tutti i suoi presupposti;
  • la storia con le sue vittorie e sconfitte;
  • la scienza e il suo progresso.

E poi la narrativa, la poesia, non solo italiane, non solo raccontate in modo didascalico, anzi, cercando di ammaliare il giovane che si ritrova a godere della propria intelligenza, della propria capacità di cogliere al volo quello che gli autori giganti del passato hanno voluto tramandare.
Abbiamo incontrato Claudio Giunta al termine del suo tour di presentazione del volume “Cuori intelligenti” in tutta Italia.

Il suo manuale ha il dono della sintesi nel mare vasto della nostra letteratura italiana, ritiene necessario un cambiamento nei programmi scolastici delle scuole superiori?
Più voce alle voci nuove letterarie o più attenzione alla storia della nostra lingua?

Direi che i manuali-antologie in commercio sono generalmente buoni. Però sì, generalmente sono scritti da professori universitari di una certa età, mentre sono destinati a ragazzi di 14-18 anni che parlano un tutt’altro linguaggio e che non devono per forza diventare professori universitari di letteratura (o storia, storia dell’arte ecc.). L’impianto del mio manuale è storico, e in ciò è simile a tutti gli altri: ma con dei ‘tagli tematici’ che forse aiutano i docenti (e gli studenti di riflesso) a non restare schiavi delle scansioni cronologiche. Però sì, credo che occorra ripensare in toto l’insegnamento della letteratura a scuola: sacrificando un po’ di storia, facendo più Novecento, tagliando o riducendo molto lo studio di grandi autori che sino a ieri sarebbero stati intoccabili.
E sì, credo che a scuola sia utile fare non solo un po’ di storia della lingua ma anche di filologia: poche cose semplici (per esempio partire dalla domanda “Che storia ha il libro che ho di fronte? Era un manoscritto? Nasce come libro a stampa?” Ecc.).

Crede che le vignette e i fumetti possano trovare una congrua collocazione nell’elenco materie da studiare a scuola? E’ anche questa letteratura?

Lo è senz’altro. A scuola però cercherei di far studiare i grandi autori ‘canonici’ del passato per una ragione molto semplice: se non lo fa la scuola non lo fa nessun altro. Perciò non esageriamo con la modernizzazione, anche perché di fumetti i ragazzi sanno più di noi, si rischia di fare la figura degli attardati proprio mentre ci si crede moderni. Comunque, con un collega abbiamo provato a fare una lista di bei libri da leggere, qualche settimana fa, e dentro c’è anche Andrea Pazienza (qui) (e ci possono stare anche i Peanuts, i fumetti della Disney, Calvin e Hobbes, eccetera. Ma ripeto, con cautela).

Qual è l’autore che – secondo lei  – merita più di ogni altro di essere approfondito dai ragazzi delle scuole superiori?

Be’, difficile inventarsi delle novità, e difficile indicare un solo nome. Direi, per il primo anno Dante (e non è una risposta originale); per il secondo cercherei di leggere un po’ di buona prosa illuminista francese (Voltaire, Diderot, d’Holbach) e italiana (Verri, Beccaria, Filangieri): di solito non si ha il tempo di leggerla, ma è un peccato, perché sono dei modelli di pensiero e di argomentazione; per il terzo anno direi, a parte quelli ovvi (Verga, Montale, Svevo), un paio di grandi scrittori del secondo Novecento: le poesie di Sereni, i saggi e i romanzi di Sciascia.

Claudio Giunta (Torino, 1971) insegna Letteratura italiana all’Università di Trento, ed è uno specialista di letteratura medievale (La poesia italiana nell’età di Dante, Il Mulino 1998; Due saggi sulla tenzone, Antenore 2002; Versi a un destinatario, Il Mulino 2002; Codici. Saggi sulla poesia del Medioevo, Il Mulino 2005). Nel corso dell’ultimo decennio è stato visiting professor, tra l’altro, nelle università di Chicago, Tokyo (Todai), Sydney, Rabat, e ha insegnato come volontario alla Asian University for Women di Chittagong, nel sud del Bangladesh. È stato fellow dell’American Academy di Roma, dello Harvard Center for Renaissance Studies di Firenze e del Warburg Institute di Londra. Ha insegnato Didattica della letteratura nei corsi del TFA e del PAS organizzati all’Università di Trento; e insieme ad altri insegnanti del Trentino ha curato un seminario dal titolo Cosa insegnare a scuola.
I suoi ultimi libri sono: un saggio sul mercato dell’arte e la retorica connessa (Come si diventa ‘Michelangelo’, Donzelli 2011); un commento alle Rime di Dante (Meridiani Mondadori 2011); una raccolta di saggi sull’Italia (Una sterminata domenica. Saggi sul paese che amo, Il Mulino 2013); un reportage sull’Islanda (Tutta la solitudine che meritate. Viaggio in Islanda, Quodlibet-Humboldt 2014), un libretto su Matteo Renzi (Essere #matteorenzi, Il Mulino 2015), un romanzo noir (Mar Bianco, Mondadori 2015), un manuale-antologia di letteratura per il triennio delle scuole superiori (Cuori intelligenti. Mille anni di letteratura, 4 volumi, Garzanti Scuola 2016). Collabora regolarmente al «Sole 24 ore» e a «Internazionale». Condirige la «Nuova rivista di letteratura italiana».