Se amate i thriller ambientati nel mondo dell’arte internazionale certo conoscerete il nome di Alex Connor, artista di Brighton specializzata in romanzi storici, classe (beh questo è un mistero, ma si sa a certe signore non si chiede l’età, piccola vanità). Nel 2011 la Connor esordì con il thriller Il segreto di Rembrandt, (che uscì in Italia con Mondadori per la traduzione di Teresa Albanese) un notevole successo (c’era ancora l’eco del successo de Il Codice da Vinci a fare da traino), e da quel momento non ha più smesso a scrivere thriller in cui una cospirazione del passato continua nel presente con i quadri e il mondo degli antiquari come protagonisti. Da allora infatti ha scritto The Other Rembrandt, Legacy of Blood, The Hogarth Cospiracy, Memory of Bones, Isle of the Dead, e nel 2014 finalmente Caravaggio Cospiracy, il libro che oggi pubblica in Italia Newton Compton e io ho avuto modo di leggere. Segue un altro titolo, l’ultimo, The Bosch Deception, ancora inedito da noi.
Cospirazione Caravaggio (The Caravaggio Cospiracy, 2014) pubblicato in Gran Bretagna da Quercus Editions, arriva da noi nella traduzione di Marta Lanfranco e non ci vuole un profeta dell’Antico Testamento per supporre che sarà uno dei titoli di punta di questa tarda primavera della Newton. Se amate il genere, se vi appassionano gli intrighi all’ombra di blindatissime gallerie d’arte, se vi piace vagabondare tra New York, Londra e Berlino per poi finire nelle Catacombe di Palermo in cerca di quadri scomparsi, trafugati, dati per distrutti, dal valore inestimabile, è il libro che fa per voi. Avrete modo leggendolo di respirare l’aria del mondo che ruota intorno all’arte internazionale, tra casseforti e caveau, collezionisti, galleristi, e i loro assistenti, autisti, segretari. Un mondo dove il delitto sembra frequente, o almeno lo è qui estremizzato per esigenze narrative. Ma anche nella realtà non penso si scherzi.

Natività – Caravaggio, 1600? 1609?
Al centro del romanzo due quadri del Caravaggio Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi e il Ritratto di Fillide Melandroni, amante e musa del pittore. Il primo, il più prezioso, fu rubato nel 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo, presumibilmente dalla Mafia, un pentito si dichiarò artefice del furto e del fatto che si rovinò irreparabilmente tanto da far piangere il mandante. Comunque continua a essere nella lista dei capolavori più ricercati dalle polizie di tutto il mondo. Il secondo, meglio noto col nome di Ritratto di Cortigiana, anche lui perduto, ha una storia forse più certa, risulta andato distrutto, con altre opere del Caravaggio, a Berlino durante la Seconda Guerra Mondiale nell’incendio della Flakturm Friedrichshain.
Il romanzo parte dal presupposto che le cose non siano andate proprio così, e che i quadri esistano ancora e in tutto il romanzo si assisterà ai maneggi, ai veri e propri raggiri, per riuscire a ritrovarli e impossessarsene. Tra false autenticazioni, persone che si dichiarano discendenti di Caravaggio, galleristi uniti in associazioni dedite a traffici illeciti simili a sette, e naturalmente la strada sarà costellata di morti, uccisi nei modi più efferati.

Ritratto di Cortigiana – Caravaggio, 1597
Il romanzo inizia con il ritrovamento dei cadaveri di due galleristi londinesi, i gemelli Sebastian e Benjamin Weir, strangolati e legati nudi, con i genitali martoriati da una sparachiodi, con colla di coniglio in bocca, e gli scalpi scambiati. A ritrovarli il gallerista e collega Jacob Levens, che subito chiama ad indagare un vecchio amico, Gil Eckhart, fisico da pugile e una laurea in Beni culturali, protagonista se vogliamo del romanzo.
Eckhart, un passato da investigatore, esita a farsi coinvolgere. Ha cambiato del tutto vita, ora ha un famiglia, una moglie, Bette, prossima al parto, un lavoro tranquillo, aiuta nelle ricerche gli scrittori di romanzi. Ma l’amicizia e la riconoscenza sono importanti, per cui accetta di tornare in pista. Anche se vogliamo c’è un’altra ragione ha farlo tentennare. Diversi anni prima a Berlino, il suo ultimo caso era per certi versi identico a quello, due galleristi, questa volta marito e moglie, uccisi allo stesso modo. E la donna di quel duplice delitto era proprio la sorella di Jacob Levens. Coincidenze? Gil Eckhart non crede, anzi vede la stessa mano e un legame molto stretto con Jacob Levens. Poi perché i due gemelli non hanno segni di aver lottato o cercato di difendersi? A questa domanda darà una risposta il medico che effettuerà l’autopsia. Fatto che ancora di più collega con il duplice omicidio di sette anni prima, periodo nefasto per Eckhart che coincise con la morte di sua moglie, in un apparente incidente.
Poi un blogger annuncia sul suo sito di essere l’ultimo discendente di Caravaggio e della sua amante Fillide Melandroni di avere le prove e di sapere dove sono i due quadri scomparsi. E’ l’inizio di una caccia spietata, con nuovi morti, tutti collegati a una diabolica cospirazione, che solo Gil Eckhart può sventare, fino a rischiare anche lui la vita in un doppio finale che lascia sconcertati, per quanto sia ampiamente credibile e coerente con la storia.
Oltre al presente, corre parallelo anche il passato, con un’altra cospirazione che vede coinvolto Caravaggio stesso, con brevi capitoli che inframmezzano la narrazione, e hanno proprio lui come protagonista. Come finì per Caravaggio si sa, mori di febbre il 18 luglio del 1610, a Porto Empedocle in Toscana. La grazia da Roma, insomma arrivò troppo tardi, come l’ordine di uccidere Caravaggio non fu portato a termine.
Insomma fuoco alle polveri, come dicevano i bucanieri. Buona lettura.
Liberi di scrivere intervista Alex Connor: qui
Alex Connor è autrice di molti thriller e romanzi storici, perlopiù ambientati nel mondo dell’arte, tutti bestseller e in cima alle classifiche di vendita. Lei stessa è un’artista e vive a Brighton. Per saperne di più: www.alexconnorthrillers.com
Source: libro inviato dall’ editore, ringraziamo Antonella dell’Ufficio Stampa Newton Compton.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.



Virginia Woolf
L’ambientazione è nel Medioevo, nel 1188 per la precisione. Il luogo è un convento. Al centro dei questo thriller ad ambientazione medievale c’è una misteriosa pergamena con strani segni che tutti vogliono leggere e capire, però l’enigmatico documento è pericoloso, perché lascia dietro di sé un lunga scia di misteriose morti. Attenzione non c’è Guglielmo da Baskerville protagonista de Il nome della rosa – anche se la trama dal mio è punto di vista ricorda molto da vicino lo scritto di Eco-, ma una perspicace e coraggiosa donzella – Elysa da Bergheim- che indaga nel giallo storico La pergamena maledetta di Heike Koschyk. Tutto comincia un po’ per caso quando in una notte buia e tempestosa tal Fratello Adalbert ,dell’abbazia di Zweifalten, si presenta al monastero benedettino di Eibingen. Lui è stato un amico e confidente delle mistica Ildegarda fondatrice del monastero dove è appena giunto, ma il suo volto violato da un espressione di atroce terrore e l’agitazione perpetua, non fanno altro che incutere preoccupazione nelle suore che gli danno ricovero. L’uomo verrà ritrovato cadavere la mattina seguente con una misteriosa pergamena tra le mani e da quel momento in poi la pacifica vita di Eibingen non sarà più la stessa. La tranquillità del monastero fondato dalla mistica Ildegarda sarà scossa da inspiegabili incendi che distruggeranno la chiesa, e non solo, perché il male si insidierà sempre più tra le mura del luogo sacro, scatenando una rapida spirale di brutali omicidi, improvvisi suicidi ed episodi di avvelenamento ai danni delle monache del convento (ed ecco che ritorna Eco). Ad indagare sui fatti incomprensibili che tormentano il posto si presenta, sotto le mentite spoglie di novizia – della serie: “a volte è necessario dire qualche bugia a fin di bene”-, la giovane nobildonna Elysa da Begheim, accompagnata nel convento dal religioso Clemente. La pergamena maledetta è un coinvolgente thriller storico nel quale Elysa si fingerà quello che non è, il tutto per guadagnarsi la fiducia delle monache al fine di smascherare il colpevole dei brutali misfatti e magari riuscire pure a tradurre e comprendere il senso del misterioso alfabeto di Ildegarda. Intrighi di Stato, esponenti del mondo religioso che non sono esattamente l’esempio della santità, suore dalla fede incorruttibile sottoposte a dure prove fisiche – direi più adeguatamente torture – per testare la verità delle loro affermazioni e tanta suspense, caratterizzano il nuovo romanzo di Heike Koschyk. Il ritmo frenetico e la suspense sono un continuo crescendo che appassiona e spinge chi legge a voltare pagina per scoprire cosa accadrà ai diversi personaggi attivi sulla scena, ma soprattutto il lettore avrà modo di avvicinarsi ai misteriosi significati che si nascondono tra le parole della Lingua ignota di Ildegarda. Una buona lettura ideale per gli appassionati del genere per i neofiti, dove i diversi protagonisti – da Elysa, a Clemente, passando per le varie monache – dimostrano di essere figure sì letterarie, ma con una profonda sensibilità d’animo che evidenzia la loro fragilità e il sentirsi perennemente in bilico tra le passioni umane del cuore e quelle di fede. La pergamena maledetta è un giallo storico nel quale la realtà e la finzione si amalgamano con equilibro e dove non manca la giusta dose di intrighi, congiure, legami di sangue sconosciuti, colpi di scena sensazionalistici e realtà enigmatiche che tutti vorrebbero conoscere, ma che per il bene dell’umanità è meglio rimangano segrete.
Secondo romanzo dell’avvocato e scrittore svedese Lars Rambe, già autore del promettente Incubo bianco, Il mosaico di ghiaccio, pubblicato in Italia dalla casa editrice Newton Compton e tradotto da Mattias Cocco, ci riporta a Strängnäs, pittoresca ed amena cittadina svedese che esiste veramente come Rambe ama sottolineare, nella vita di Fredrik Gransjö reporter d’assalto specializzato in cronaca nera e politica locale del Strängnäs Dagblad. Direte voi l’estate è una stagione tranquilla, il tempo ideale per intrattenere turisti e indigeni con un simpatico Festival del jazz, capace di radunare i migliori musicisti di mezzo mondo. Strängnäs non potrebbe essere più idilliaca e ben frequentata di così e invece tutto sembra andare storto. Prima l’evasione di Szalas, poi i Corpi speciali sparsi nei quattro angoli della zona per cercarlo e poi attacchi ai furgoni portavalori, rapine in banca e chi più ne ha più ne metta. Decisamente un’ estate movimentata. Il mosaico di ghiaccio più che un classico thriller nordico tutto neve, fiordi e critica sociale è più che altro un’ insolita gangster story in cui il protagonista quasi sbiadisce e i riflettori vengono puntanti quasi unicamente sui “cattivi”, sui loro conflitti famigliari, sulle loro donne, sui loro piani criminosi, sul modo in cui la faranno più o meno franca alla faccia della solerte polizia svedese. Con un occhio di riguardo ai gangster movie americani degli anni Trenta Rambe ci presenta Marcin Szalas criminale di professione polacco evaso dal carcere di Bondhagen e Jimmy Phil ladruncolo con il sogno di diventare pilota professionista di rally impegnati a fare il colpo della vita non ostante il Klan, organizzazione criminale di Eskilstuna, che a quanto pare decide vita , morte e miracoli di tutti i piccoli delinquenti della zona. A indagare sui crimini del nutrito gruppo di delinquenti Fredrik Gransjö fresco padre di Hampus alle prese con notti insonni, rigurgiti di neonato e pannolini e Emilia Gibbons tirocinante per il periodo estivo dello Strängnäs Dagblad. Diciamo che Rambe ha avuto coraggio, ha cercato di cambiare le regole classiche del genere cercando di portare una ventata di novità e forse si può dire che la sua scommessa sia in un certo senso riuscita. L’ambientazione di provincia ha un suo indubbio fascino e adempie egregiamente da sfondo per una storia forse un tantino troppo complessa ma giocata sui toni dell’ironia e del rifiuto dell’ovvio. Diciamo subito una cosa chi scrive, non ostante la saturazione raggiunta dal cosiddetto “giallo nordico”, e in effetti più che una moda sta assumendo anche caratteristiche grottesche, si pubblica di tutto basta che provenga dal freddo nord, apprezza il genere, trova interessanti autori anche da noi meno conosciuti come Gunnar Staalesen o Kjell Ola Dahl, per cui forse non faccio testo, ma tuttavia apprezzo chi cerca di cambiare le regole del già detto e si ingegna a intraprendere nuove strade. Rambe è uno di quelli.
Per gli amanti del giallo scandinavo segnalo un interessante libro uscito quest’estate per la Newton Compton. Ambientato a Strangnas, piccola città della Svezia centro-orientale, Incubo bianco racconta la storia di Fredrik Gransjo un ex reporter di cronaca nera che da poco trasferitosi con la famiglia da Stoccolma passa il suo tempo a caccia di argomenti interessanti per i suoi articoli di folklore locale. Stanco di vedere le tante miserie della capitale spera di trovare nella piccola cittadina di Strangnas un po’ di quiete e pace ma non ha fatto i conti con il passato. A Strangnas infatti anni prima nel lontano 1965 durante una violenta bufera di neve una giovane e bella ragazza e un malato di mente appena fuggito dal manicomio erano stati barbaramente uccisi sulle sponde del lago ghiacciato di Malaren e mai nessuno era riuscito a risolvere il caso e a spiegare le innumerevoli incongruenze che almeno al tempo delle indagini non avevano suscitato eccessivi interrogativi troppo impegnati a mettere tutto a tacere per il quieto vivere cittadino . Quarant’anni dopo a Gransjo viene affidato il compito di scrivere una serie di articoli storici con tema proprio il vecchio ospedale psichiatrico di Sundby chiuso alla fine degli anni 80 e l’intraprendente giornalista esaminando l’archivio del giornale non ci mette molto a disseppellire l’antica tragedia del 1965. Da questo momento in poi è un susseguirsi di nuovi inspiegabili delitti in cui Gransjo si trova suo malgrado coinvolto e l’escalation di violenza non può essere fermata che facendo luce su quegli antichi delitti e scoprendo quali terribili verità nascondevano. Libro d’esordio di Lars Rambe, avvocato svedese malato d’Africa, Incubo bianco è un thriller che in Svezia ha sbaragliato le classifiche di vendita tanto da spingere Rambe a scrivere in tutta fretta Skugans spel seconda avventura del nostro instancabile giornalista detective. Piuttosto originale rispetto alla narrativa di genere è una storia che e si svolge in due lassi temporali facendo si che presente e passato si alternino e si intreccino. La trama a dire il vero e piuttosto complessa, anche dato il gran numero di personaggi tutti con una funzione specifica nell’economia del racconto, ma è resa comprensibile da una scrittura agile e scorrevole che già dalle prime pagine cattura e fa appassionare alla storia. Particolare sensibilità è usata per trattare la malattia mentale e l’assistenza psichiatrica evitando pregiudizi e grossolane banalizzazioni. Un’ altra cosa da notare è il prezzo decisamente contenuto solo 6,90 e l’uscita contemporanea in versione tradizionale ed e-book. Infine per i più curiosi ripropongo anche l’intervista che abbiamo fatto a luglio a Lars Rambe in occasione dell’uscita del libro.
























