Il passato non conta più, potrebbe metterlo in una scatola da sistemare accanto a quelle che contengono i ricordi dei suoi amori precedenti. Il passato è il regno del male. Il male è potente e fa breccia anche nel mondo dei sogni. Non c’è riparo al male. Però ci si riprova ogni volta come se non si sapesse fare altro. Il passato gli ha fatto capire che quando si sceglie un modello di vita, bisogna accettarlo fino in fondo, percorrerlo fino alle estreme conseguenze, fino a falsificare i risultati del proprio lavoro, se è un espediente capace di regalare la felicità. E Gregorio adesso è felice, felice come non lo è mai stato, felice come neppure s’ immaginava di poter un giorno essere.
Si doveva intitolare Alta Velocità il nuovo romanzo di Luigi Bernardi. Poi a questo titolo vagamente Futurista si è preferito Crepe ed è così che è uscito il 13 marzo per Il Maestrale, interessante casa editrice nuorese specializzata in narrativa, ma che pubblica anche saggi e poesia. Crepe oltre ad essere una lezione di scrittura, tutti gli scritti di Bernardi infondo lo sono, è un romanzo che evidenzia formalmente la differenza tra narrativa e letteratura, tra finzione e realtà. Siamo a Bologna, in una via non lontana dalla Stazione. In un palazzo vivono i cinque protagonisti di questo romanzo: Amanda, Arturo, Armida, Gegorio, e Orfeo. I lavori per l’Alta Velocità fervono e nelle viscere della terra si scavano gallerie che smuovono le fondamenta del loro palazzo. Per colpa di queste oscillazioni, di questi cedimenti, di questo rovistare nel grumo oscuro della terra si propagano crepe che minano non solo la sicurezza degli abitanti della zona, ma si ripercuotono anche nelle loro vite, come se tutto ciò rappresentasse un segnale, un inizio, un passare oltre dove niente sarà più lo stesso. Le crepe fisiche diventano crepe interiori che si dilatano e lacerano forse maggiormente, tra i vari personaggi, il giovane Orfeo. Lui sì passa oltre, si lascia sgretolare e concepisce un piano di morte, razionale e terribile. Forse una vendetta, o forse una liberazione. L’Alta Velocità diventa quindi un pretesto per parlare del tempo, del suo dilatarsi, del progresso che vuole ottenere tutto nell’immediato, abolendo la lentezza, la riflessione, in una frenesia che si fa agitazione e tumulto. La dolce Armida avrebbe bisogno di tranquillità, di calma, lei dell’Alta Velocità non sa proprio che farsene, il tempo per lei è ricordo, dell’amato marito da cui il destino l’ha separata lasciandole trascorrere gli ultimi anni nella solitudine. Per Amanda, giornalista di talento, un po’ ribelle, inquieta, sacrificata in un piccolo foglio locale, che insegue il grande giornalismo e perciò legge avidamente biografie di grandi giornalisti che le insegnino la differenza, l’Alta Velocità è l’occasione di scrivere un articolo verità, che scuota, morda, che la completi. Per Arturo, ricco farmacista, dalla vita sessuale movimentata, la cui moglie l’ha abbandonato per un calciatore, lasciandolo solo con un figlio da crescere, ora amante fedele e premuroso di Amanda, che cos’è l’Alta Velocità? Lui che pensa di comprare l’appartamento che ha affianco, per allargare il suo spazio, per avere più spazio. E Gregorio con la sua vita alternativa lui non ha bisogno dell’Alta Velocità per muoversi in spazi paralleli, gli basta la fantasia, gli basta l’immaginazione e di colpo si trova sulla Transiberiana a correre nella notte, ma con l’ Alta Velocità può monetizzare, stipulando contratti di assicurazione, e con i soldi che gli daranno per ripagare i danni potrà rendere più solido e più bello il suo appartamento. Definito da Bernardi il suo libro più bello, il suo romanzo migliore, Crepe merita senz’altro di essere letto e con attenzione, perché non ci sono parole gettate a caso, tutto ha un senso, un rimando emotivo e a volte solo la bellezza emerge, certi passaggi sono semplicemente belli, da leggere ad alta voce, per sentirne la musicalità e gli echi profondi, le piccole crepe che si propagano anche nelle nostre vite di lettori.
Luigi Bernardi (Ozzano dell’ Emilia, 1953; Bologna, 16 ottobre 2013) ha creato e diretto case editrici, riviste e collane di libri e fumetti. Come narratore ha pubblicato: i romanzi Tutta quell’acqua (Dario Flaccovio, 2004) Senza luce (Perdisa Pop, 2008) la trilogia Atlante freddo (Zona, 2006) e alcune raccolte di racconti. È stato autore di libri sui rapporti tra crimine e contemporaneità tra cui A sangue caldo (DeriveApprodi, 2002). Ha scritto per il teatro e per il fumetto. Il suo sito: www.luigibernardi.com
Source: libro inviato al recensore dall’ ufficio stampa.
Trappola a Porta Nuova di Rocco Ballacchino, edito nella collana Tascabili Noir di Fratelli Frilli Editore, rientra a pieno titolo nella categoria di opere a carattere regionale in cui una città, in questo caso un’ estiva e torrida Torino, assume un’importanza rilevante per l’azione diventando essa stessa personaggio.
Ella portava un braccialetto strano:


Tre voci in prima persona, tre personaggi al maschile, un professore universitario, uno scrittore, un vigile del fuoco, sono i protagonisti dei tre racconti che compongono e danno vita a Maddalena e le apocalissi di Luigi Bernardi Senzapatria collana Sostengo Pereira Pagine 120 Euro 10. Il genere apocalittico è una branca della fantascienza che ha avuto risultati bizzarri in mano ad autori non esclusivamente specializzati in sci fi. Penso solo a La strada di Cormac McCarthy, un romanzo post apocalittico di culto o a Cecità di Jose Saramago in cui l’intera popolazione diventa cieca per un’epidemia senza precedenti. Molto spesso si parla di fine del mondo per esorcizzare i demoni del presente. Guerre, malattie, crisi economiche, incombono sulla nostra realtà e accettiamo tutto filtrato dai telegiornali, dalle chiacchiere dal panettiere, dagli articoli in prima pagina dei quotidiani, ma questi mali racchiudono un’attesa, una condanna, una versione definitiva non edulcorata che porterà la fine della nostra civiltà, l’estinzione del genere umano come al tempo dei dinosauri. La vita sulla terra è una condizione transitoria e questa precarietà, questa incertezza è ben testimoniata da questi tre racconti dal retrogusto amaro e avvelenato. In Solo il mare, il racconto che apre il volume, veniamo catapultati in un mondo devastato dalla guerra, bombe che cadono, palazzi sventrati, università chiuse perché i ragazzi devono combattere e non hanno più tempo per imparare, il protagonista si prepara a fuggire con la sua donna Maddalena, una creatura di una bellezza sovrumana incontrata un giorno al supermercato mentre combattevano per un carrello con la monetina per sbloccarlo in mano, un amore totalizzante, solare fatto di fiducia e di completo abbandono, emozioni simili lui professore universitario di lettere le ha vissute solo sui libri ora le vive nella realtà ed è pronto a tutto fino a compiere un atto estremo, una metamorfosi che lo trasforma in un pesce e il mare diventa l’unica via di fuga anche se il destino che li attende non prevede il lieto fine. In Il gioco di M torna un incubo ricorrente della nostra contemporaneità l’11 settembre data dopo la quale niente è stato più lo stesso, un uomo e una donna si amano in un mondo dove tutto ciò che resta della cosiddetta normalità sono per esempio le partite di calcio in stadi strapieni, i due amanti giocano e quando uno chiede all’altro che regalo vorrebbe la risposta risulta spiazzante: “ Amore. Se proprio vuoi regalarmi qualcosa, regalami un 11 settembre”. Detto fatto, per quanto pazzesco il protagonista assiste in diretta televisiva al consumarsi di una tragedia inaudita, voluta da lui in fondo, che comporta la distruzione di M la sua amata e una promessa, di raggiungerla al più presto per fare l’amore sulle rovine del mondo. Infine Fuoco sui miei passi, racconto già uscito autonomamente sempre per Senzapatria, che se vogliamo è il più completo e paradossale con in aggiunta pure una spruzzata di erotismo. Vero protagonista oltre a Morelli, il vigile del fuoco che in prima persona parla di un delirante progetto radicale e assoluto, è il fuoco stesso, purificatore, che distrugge e nello stesso tempo permette un nuovo inizio. L’omaggio a “Fahrenheit 451 – gli anni della fenice” di Ray Bradbury è evidente, anche da una citazione dello stesso protagonista. Il mestiere del vigile del fuoco nel futuro sembra adattarsi al ruolo di incendiario e questa volta non si distruggono libri ma cadaveri che ingombrano le strade dopo ogni notte al posto dei sacchi dell’immondizia, Morelli e la sua donna Maddalena, tenente dell’esercito che se picchia sa come far male, decidono di radere al suolo con l’esplosivo una Bologna trasfigurata del 2037, per un nuovo inizio, un’apocalisse pilotata che racchiude in sé un lieto fine non privo di bizzarra ironia e forse speranza, chissà Bernardi forse vuole concederne un pizzico alla fine di tutto. C’è una poesia di Robert Frost che vorrei citare che mi sembra perfetta a conclusione:
“C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre”, ripetè a memoria. “ E’ lì che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare. Il mio compito è ricacciarlo indietro”.
Vi dicono niente un certo ramo del lago di Como, un prete fifone che per non mettersi nei guai con un signorotto del luogo si rifiuta di celebrare un matrimonio, un frate cappuccino coraggioso e dal passato controverso, un nobile scellerato che dopo una vita di crimini e assassini si converte e inizia a camminare sulla retta via, due giovani che si amano e fanno di tutto per sposarsi superando rapimenti, risse d’osteria, sommosse popolari, la Peste?

























