Posts Tagged ‘Giovanni Choukhadarian’

:: Ciao Giovanni

2 febbraio 2018

choukhadarian

Dopo lunga malattia è morto oggi Giovanni Choukhadarian, per un piccolo periodo anche collabotore di Liberi di scrivere, e non mancava anno che non ci consigliasse i suoi 5 libri da regalare a Natale. Personalmente lo ricordo per la sua fede, e per il suo amore per la poesia e la musica. Per chi volesse dargli l’ultimo saluto, i funerali sono domani sabato 3 febbraio al Santuario della Madonna Miracolosa in piazza Gastaldi nel centro storico di Taggia, alle ore 15.

:: Recensione di Tre di Melissa P. a cura di Giovanni Choukhadarian

15 ottobre 2010

imagesQuesto libro si chiama Tre, ha 164 pagine e costa 16 euro. Vi si raccontano le storie di Günther, George e Larissa, più svariati altri, che hanno svariati obiettivi nella vita: mangiare (male), bere (peggio), spostarsi da un luogo all’altro senza una ragione precisa, ammucchiarsi senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, come da dettato costituzionale. Il racconto è diviso a metà fra Roma e Buenos Aires, che potrebbero essere anche Torino e Lima: i luoghi fisici non hanno grande importanza, i paesaggi costruiti nemmeno. All’autrice, che 7 anni fa era una ragazzina e ora, comprensibilmente, non più, interessano i corpi; beninteso vissuti fino al degrado, maltrattati e strapazzati come si conviene a un romanzo italiano oltraggioso pubblicato presso Stile Libero. Come in ogni buona fiction da prima serata di Rai1, sovrabbondano i dialoghi.
Siccome l’oggetto del libro è di poco rilievo, si possono prendere frasi non casuali per dar l’idea di cosa si legge: “La pancia si gonfiava, riempita di pensieri viziati che si raccoglievano tra l’esofago e lo stomaco e intasavano i condotti, nuvole nere si condesavano lì” (amore intestinale, a pag. 37);  “Vomitò sul divano di velluto viola. Gunther si allontanò con un salto all’indietro, George vide il suo piede pestare una chiazza di vomito rigettata contro il marmo, ma non trovò la forza per avvertirlo” (amore ginnico, pag. 57); “Era la prima volta che faceva l’amore da quando aveva scoperto di essere incinta. All’inizio, quando George scivolò sotto di le e Gunther l’afferrò per i fianchi quasi a volerli staccare, Larissa non sentì il suo corpo mutato” (amore triadico-prenatale, pag. 138).
Giudizio della  Commissione Nazionale Valutazione Libri della Cei: futile, superficiale, inaccettabile.

p.s: (all’editore: barboni, Günther si scrive con la umlaut, che sull’alfanumerica è alt+129)

:: Recensione di Lick di Lulu Berton a cura di Giovanni Choukhadarian

22 giugno 2010

Lulu Berton, Lick, Venezia, Sonzogno, 2010, 188 pagg., 16 euro

Il sottotitolo di questo esordio narrativo non mente: “commedia erotica in 6 atti”, si annuncia, e giusto quello si legge. Lulu Berton, che sembra un nome finto ma pare non sia, è una giovanotta mezzo italiana e mezzo americana. Qui racconta le paradossali vicende di una ragazzotta di Venezia, trasferita a Londra per scoprire la vita, il mondo e, come pare, soprattutto i fatti dell’amore carnale. Se qualcuno sta pensando a una Melissa P. in salsa leghista, no, non è quello. Berton, di mestiere giornalista chic, è troppo scaltra per un prodotto del genere. No, qui prevale la dimensione umoristica, quando non propriamente comica. La protagonista, che si chiama senza gran fantasia Lola,  fa la spogliarellista nei pub meno consigliabili, poi cambia e diventa richiestissima telefonista erotica, fin che non s’innamora di un chitarrista rock piuttosto sfasciato. Il basso continuo della narrazione è però il vecchio padrone di casa di Lola, fanatico cultore del suo giardinetto, in apparenza burbero come un Mr. Rochester 150 anni dopo, in realtà di un’ingenuità quasi dolce. Lulu Berton lo inserisce ogni tanto, a segnare i cambi di vita di Lola, come fosse lui il faro di una vita così scombiccherata. Le storie di Lola e compagnia sono raccontate con partecipe disincanto e il desiderio anche troppo esplicito di far ridere il lettore. Berton detiene una lingua letteraria disinvolta, adopera a volte similitudini meno che dantesche ma ha buoni tempi comici e usa con discrezione il paradosso, strumento retorico affatto maschile. Siccome l’estate comincia in questi giorni, Lick sembra un buon libro per accompagnare le giornate in spiaggia. Il mare, un lettino e l’ombrellone e un buon libro: non è questa l’estate dei lettori forti?

:: Giovanni Choukhadarian recensisce “Ho perdonato Hitler” di Gian Piero Moretti.

23 febbraio 2010
Fino all’anno scorso, Gian Piero Moretti ha fatto il giornalista; è stato infatti corrispondente da Sanremo prima per La Gazzetta del popolo, poi per La Stampa. Appena in pensione, s’inventa il viaggio immaginario nell’aldilà di Giuditta Modena, 13enne ebrea bolognese che viene deportata a Mauthausen, dove l’intera famiglia viene sterminata e lei subisce ogni genere di tortura. Tornata in una Bologna che più devastata non la si può immaginare, ha un incidente in macchina e, nel coma, conosce l’aldilà di cui sopra. V’incontra Adolf Hitler, Anna Frank e infiniti altri personaggi, più o meno conosciuti. Si tratta di un viaggio che l’autore racconta con lingua rapida, forte capacità visiva e una ricchezza di rimandi intertestuali invero non consueta: dall’Antico Testamento fino alla letteratura concentrazionaria del Novecento, passando beninteso per la Commedia. Al di là della trama, peraltro ben costruita e sviluppata, restano bene in evidenza: il Male, la colpa e il perdono. Esordio sorprendente sia per il coraggio nella scelta dell’argomento, sia per l’autenticità con cui è trattato.