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Recensione di Come vento nelle risaie di Carlo Molinari (Castelvecchi, 2011) a cura di Giulietta Iannone

7 febbraio 2012

I giorni continuarono a trascorrere. Più tranquilli visto che di aerei e di bombe non se ne sentivano più. L’odore di kerosene e di polvere era sostituito, lentamente, da quello che i ragazzi ricordavano appena. Ibisco, loto. Odore di erba fresca. Della loro grassa terra. E del tempo. Che sembrava si potesse fermare per sempre.

Come il vento delle risaie Il contadino di Pol Pot di Carlo Molinari edito nel febbraio del 2011 da Castelvecchi Editore è un romanzo poetico e doloroso uscito quasi in punta di piedi, senza clamore, e che probabilmente mi sarebbe sfuggito se l’autore non me l’avesse segnalato facendomene inviare una copia. Ho cercato in rete recensioni, segnalazioni, anche solo un accenno, e stranamente, a parte i siti che vendono libri, nessuno ne fa menzione. Ed è un peccato, avrebbe meritato più visibilità non fosse altro perché è scritto bene, con un soffio di delicatezza tutta orientale, sebbene l’autore sia italianissmo e tratti temi drammatici come la guerra, le torture, le deportazioni, i campi di rieducazione. Con la collaborazione di Claudio Bussolino, curatore di un sito estremamente interessante sulla Cambogia e non solo , che ha curato la parte storico-topografica, Molinari ci accompagna in un viaggio doveroso e necessario tra le pieghe della storia aiutandoci a fare luce su alcuni fatti e retroscena di un paese antico e misterioso come la Cambogia fatti che stranamente sembrano avvolti da una fitta coltre di silenzio e oblio. Il 17 aprile del 1975 i guerriglieri comunisti passati alla storia con il nome di Khmer rossi  entrarono a Phnom Penh ponendo di fatto fine alla guerra civile e dando inizio al regime di Pol Pot. La Cambogia divenne “Kampuchea Democratica” per un periodo che durò tre anni, otto mesi e venti giorni, fino alla conquista del paese da parte del Vietnam nel gennaio del 1979. Ricordo un documentario piuttosto agghiacciante visto qualche anno fa su Rai 3 che mi aveva reso meno asettico quello che avevo letto nei libri di storia. Come il vento delle risaie con lo stile e la lievità di un racconto tradizionale buddista ci porta a vedere la storia attraverso gli occhi di un umile contadino analfabeta Samang, un uomo semplice, nobile nel suo culto per la famiglia e l’amicizia, la cui massima aspirazione è vivere in pace coltivando le sue amate risaie e suo malgrado si trova catapultato in eventi drammatici di cui non è responsabile. Le nere bombe che cadono dal cielo, bombe americane, quando lui non sa neanche chi siano gli americani o dove vivano, gli portano via sotto gli occhi la giovane moglie Bopha, la moglie più dolce che un uomo potesse desiderare, i soldati Khmer gli portano via suo figlio facendolo diventare uno di loro. Punto culminante della storia è l’incontro tra Samang e Pol Pot, incredibile, forse anche impossibile perché è decisamente improbabile che un contadino avesse potuto avvicinarsi al Fratello Numero 1 senza pagare con la vita. Tuttavia nelle brevi parole che si scambiano, dettate dal coraggio di chi non ha più nulla da perdere, traspare la forza dei sentimenti che si contrappone alla ferocia e alla violenza del potere. Educativo.

Carlo Molinari nasce a Roma nel 1958, dove svolge la professione di chirurgo urologo. Artisticamente, come cantautore, cresce tra le stanze polverose del Folk-Studio di via Sacchi, nel cuore di Trastevere, fucina del cantautorato romano. È autore di testi e musiche. Il cd “La fortuna di un giorno qualunque”, è stato prodotto e pubblicato dall’etichetta indipendente Storie di Note nel 2001.

Source: libro inviato dall’autore.