La psicanalisi e la religione, il diavolo e l’acqua santa, per quanto per certi versi possano essere considerate agli opposti, si basano su un medesimo principio: la fede. La fede nelle capacità dell’uomo di sondare la mente umana, la fede in un Dio trascendente causa di tutto e attento ai destini dell’uomo. Bisogna credere, prima di conoscere. Senza questo atto di fede, crollano entrambe le strutture. Sembra un paradosso, ma è divertente vedere come spesso gli opposti coincidano, per cui non è tanto bizzarro leggere un libro in cui un Papa, per la precisione Leone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, chiede aiuto a un medico viennese, e stiamo parlando di Sigmund Freud, padre della psicanalisi, per sbrigare alcune delicate faccende che per prudenza è bene restino segrete, al riparo delle grigie mura Vaticane.
Si sa la Chiesa ha sia grandi ricchezze che grandi nemici, ed è difficile capire di chi fidarsi, sia all’interno, che all’esterno. E quando un vecchio Papa che sente i suoi giorni volgere al termine, per un bene più grande che gli intrighi di palazzo, vuole scoprire e neutralizzare tra gli aspiranti al soglio di Pietro qualcuno così pericoloso, così infido, così malvagio da avere legami con la morte di una povera pescivendola, e una guardia svizzera precipitati da una finestra nella messinscena di un apparente doppio suicidio, cosa può fare? Chiedere aiuto alla polizia del Regno d’Italia? No, di certo e tanto meno alla gendarmeria vaticana. I nemici, i massoni, i socialisti, per dirne alcuni, non aspettano altro, uno scandalo che sommerga tutta la Chiesa.
Immaginatevi dunque un medico viennese, ebreo, ateo e massone a cospetto del Papa, anzi al suo servizio. E questa idea è venuta a uno scrittore italiano, Carlo A. Martigli, che per il suo debutto in Mondadori sceglie un titolo, La scelta di Sigmund, decisamente curioso. Per chi ha il preconcetto che gli italiani non sappiano scrivere romanzi storici, o se lo fanno li scrivano nozionistici e noiosi, una piccola sorpresa, La scelta di Sigmund non è il romanzo che vi aspettate. Non lo è affatto.
Innanzitutto i vari personaggi che intessono intrighi e commettono efferatezze di ogni genere, pur rispecchiando in un certo senso molto di quello che molti pensano avvenga in Vaticano, non sono esattamente personaggi di un’agiografia, ma Martigli si è ben documento, quindi, a parte i dialoghi, molto di cui narra è realmente accaduto, sebbene si abbia la sensazione di sentire questi fatti narrati per la prima volta.
Certamente qui siamo nel 1903, c’è tutto un contesto storico che filtra attraverso le pagine, ma di morti misteriose di guardie svizzere ne sono avvenute anche di recente (pensiamo solo al caso Cedric Tornay, Gladis Romero e Alois Estermann), e dopo tutto gli esseri umani anche con le loro vesti porporate restano, allora come oggi, esseri umani con colpe e miserie. Niente ci mette al riparo dal male, e bene o male tutti lo incontriamo nelle nostre vite. O Papa Francesco non chiederebbe che si preghi per lui, al termine di quasi ogni apparizione pubblica.
Dopo questa mia divagazione, (mi scuso con chi ho annoiato), comunque spero utile a farvi capire di che libro stiamo parlando, vorrei parlarvi in questa recensione, piuttosto che della trama [è sempre in un certo senso un giallo, ci sono dei morti, c’è un’ indagine (seppure bizzarra), è meglio non dire troppo], di alcune curiosità che non conoscevo.
Innanzitutto che esistano una quantità spropositata di qualità di sigari, ognuna con il proprio nome, e le proprie qualità, e da non fumatrice è una cosa che mi ha sorpreso. Sigmund Freud ne fuma continuamente, e sempre diversi e costosi. Poi che Papa Leone XIII fosse un cultore, o proprio un adepto del vino Mariani, un vino medicinale corretto con la Cocaina del Perù, e ne era così entusiasta che prestò la propria immagine per locandine pubblicitarie dell’epoca (vedesi foto). Che già agli inizi del Novecento si usasse una forma rudimentale di poligrafo, (anche Lombroso si ingegnò a perfezionarlo), capace di rendere evidente se il soggetto dell’indagine mentisse o dicesse al verità. Che tra massoni si salutasse in un determinato modo, e non ostante la scomunica immediata, se scoperti, molti alti prelati lo fossero. Che Leone XIII fu il papa più longevo (e simpatico) della storia. Che Francesco Giuseppe, Imperatore del Sacro romano Impero, esercitò un antico diritto lo Ius Veti, per impedire l’elezione di un papa a lui sgradito (impedì anche la sepoltura in terra consacrata del figlio Rodolfo, morto suicida). Che la ditta Annibale Gammarelli è la più antica sartoria romana, e che da secoli veste papi e cardinali.
Insomma di aneddoti curiosi e insoliti oltre a questi ce ne sono molti altri, e tutti funzionali alla storia, che mischia fantasia e realtà, e molto spesso la fantasia è una ricostruzione credibile della realtà.
Leone XIII, Sigmund Freud, Giuseppe Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, Mariano Rampolla del Tindaro, il segretario di Stato, Luigi Oreglia di Santo Stefano, decano dei cardinali e camerlengo, Joaquín De Molina y Ortega, aiutante di camera del pontefice, furono tutti personaggi realmente esistiti, i primi tre forse più conosciuti degli ultimi tre, ma dopo tutto i romanzi si leggono per il piacere della lettura, e in questo romanzo Martigli sfodera un cattivo da manuale.
Non anticipo certo se Freud riuscirà o no a smascherare il colpevole grazie all’applicazione delle sue teorie psicanalitiche, dall’interpretazione dei sogni, all’associazione di idee, dall’ipnosi, all’uso del poligrafo, starà a voi scoprirlo leggendo il libro, quello che mi piace pensare è che i buoni e i cattivi spesso non sono dove dovrebbero essere, e che ci sia sempre un piano superiore che mette a posto le cose, non ostante le brighe degli uomini. Un pulviscolo di atomi nella grandezza dell’universo e della immensità dell’eternità e della storia.
Se questa storia vi fosse piaciuta, non temete, ho la netta sensazione che ci saranno altre storie con Sigmund Freud protagonista, tutte altrettanto interessanti di questa, velata in un certo senso di malinconia per un amore tradito. Sì, il povero Freud era davvero un rubacuori, o almeno lo è in questo libro, e l’amore sappiamo tutti è il vero motore della storia e la vera cura. A presto dunque, dottor Freud.
Carlo A. Martigli, toscano, dopo gli esordi come autore di narrativa per ragazzi, ha scritto i bestseller mondiali 999 l’ultimo custode (Castelvecchi, 2009; Tea, 2013) e L’eretico (Longanesi, 2012), pubblicati in oltre venti lingue. Il suo romanzo più recente è La congiura dei potenti (Longanesi, 2014).
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Anna dell’Ufficio Stampa Mondadori.
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Da solo vale 5 Segretissimi, nel senso che le quasi 700 pagine raccolgono in realtà quattro o cinque storie che potrebbero stare in piedi da sole e invece sono unite da un solo filo conduttore: in questo caso un piano dei nordcoreani per lo sfruttamento minerario di una regione da adibire poi alla costruzione di missili intercontinentali. Dal Vietnam si passa all’Europa, al Messico , a una missione di infiltrazione in Corea con vari personaggi occupati in missioni differenti che si collegano. Un’altra ottima prova di Greaney che sa gestire azione, detection e fantapolitica con buon equilibrio. Di certo la sequenza migliore è l’attentato a Jack Ryan senoir. Devo dire che questi nuovi mi appassionano molto di più degli originali.
Non è facile scrivere questa recensione. Più che per una difficoltà oggettiva, (il libro è lungo quasi 800 pagine, è di per sè complesso, e l’ho letto in lingua originale, per cui alcune parti è molto probabile che non le abbia comprese perfettamente), non è facile perchè Lontano di Jean-Christophe Grangé l’ho finito di leggere ieri poche ore prima che la televisone mi comunicasse i fatti terroristici di cui Parigi è stata vittima. Mi dispiace funestare questa recensione con questa premessa ma è giusto che sappiate lo spirito con cui la scrivo. La televisione parla di guerra, altri morti, altra sofferenza e parlare di libri è la mia forma di resistenza. Ho ricevuto Lontano dall’editore francese Albin Michel, non è ancora uscito in Italia, penso uscirà sempre per Garzanti la prossima primavera, probabilmente in questo momento stesso c’è un traduttore al lavoro su queste pagine. Lontano è un thriller che prevede un seguito, non tutte le parti saranno chiarite, ci sarà una seconda parte che uscirà presumibilmente in Francia questa primavera. In tutto qualcosa come 1600 pagine, l’opera più ambiziosa e complessa di Grangé. Non sono un recensore imparziale, da I fiumi di porpora ho seguito questo autore anomalo con grande interesse. Amo il suo stile, il suo toccare temi seri inserendoli in trame ricche di suspense, colpi di scena e un tocco di fantascienza, e fantapolitica, con uno sguardo al sociale frutto del suo passato di giornalista. Lui sì che ha molto viaggiato e visto molte parti del mondo, anche difficili, terreni di guerra, di scontri economici. Grangé è uno che sa, e è uno che sa scrivere le cose in modo che la gente abbia voglia di leggerle. Pensiamo all’ Africa, ai danni del colonialismo, al razzismo, alle lotte finanziarie per l’accaparramento delle materie prime. Materie da studiarsi all’università direte voi. Nei suoi romanzi invece chiunque può confrontarsi con queste tematiche anche se l’autore continua a sostenere che scrive romanzi di evasione, per intrattenere i suoi lettori non educarli. Lontano resta un thriller non è un saggio socioeconomico, ha soluzioni narrative atte a creare suspense, inserisce rivelazioni drammatiche, cambi di prosepettiva e derive scientifiche che appunto potremmo definire fantascienza. Pensiamo all’eugenica di I fiumi di porpora, o agli studi sul cervello e sulla memoria de L’impero dei lupi. Un fondo di verità scientifica su una struttura narrativa fatta di pura fiction. Questo è lo stile di Grangé. Lontano ha per protagonista un clan familiare, i Morvan. E lo sviluppo dei personaggi del partriarca Gregoire e dei figli Erwan, Loic e Gaelle è il punto di forza del romanzo, la parte dove si vede l’autore ha profuso più cure. Gregoire Morvan è un uomo di Stato, un uomo che conosce i retroscena di una Repubblica piena di luci e di ombre. Un uomo che ha sempre svolto il lavoro sporco per una sua idea di onestà e coerenza. Erwan il maggiore è quello che più gli somiglia ma ha altre idee, fa parte di un’ altra generazione. Loic e Gaelle sono i due figli più fragili, più tormentati, più problematici con le loro storie di droga lui e prostituzione lei. Una famiglia insomma problematica, che sì rappresenta i buoni ma non è priva di ombre, soprattutto Gregoire Morvan. La storia prende il via partendo da un’ indagine. Un giovane pilota viene ucciso per un apparente caso di nonnismo durante un’ esercitazione in Bretagna, nei dintorni di Brest, paese d’origine della famiglia Morvan. Erwan è certo che ci sia invece in azione un serial killer, misteriosamente legato a un’altro serial killer di cui si occupò suo padre quanrant’anni prima, l’Homme-clou. Padre e figlio dovranno allearsi per fare luce su questa faccenda che unirà Francia e Africa, pratiche tribali, e strani esperimenti medici. Un colpo di scena finale ci accompagnerà verso la seconda parte, in cui forse, avremo tutte le risposte. Forse. Avviso che ci sono alcune parti molto crude e cruente. Non per tutti.



























