Mi hanno cercato la prima volta due giorni dopo che un uomo aveva tentato di uccidere il presidente della Repubblica francese. L’avevo letto sui giornali. Un colpo messo a segno da lontano, con un fucile, a Parigi. Nulla che mi riguardasse. Io ero a novemila chilometri di distanza, in California, con una ragazza conosciuta su un pullman. Lei voleva fare l’attrice, ma io no, quindi dopo quarantott’ore passate insieme a Los Angeles ognuno aveva ripreso la sua strada. Di nuovo su un pullman, ero andato a San Francisco, dove ero rimasto per un paio di giorni, poi avevo fatto tappa a Portland, nell’Oregon, fermandomi per altri tre, e infine avevo proseguito per Seattle. Arrivati a Fort Lewis, due donne in uniforme militare erano scese lasciando sul sedile vicino a me una copia dell’Army Times del giorno prima.
Che se ne fa Jack Reacher di un passaporto (nuovo di zecca e indubbiamente autentico)? Semplice, deve lasciare l’America per una missione all’ estero, richiamato in servizio (si fa per dire) per onorare un vecchio debito con un generale che non aveva detto tutto quello che aveva visto. Un favore, di quelli che si fanno per spirito di corpo tra membri della stessa arma, per solidarietà, rispetto, stima. Non si rovina un collega, insomma.
E sono cose che non vanno in prescrizione, per cui quando Reacher vede su una copia dell’Army Times, abbandonata su un pullman, un messaggio indirizzato proprio a lui, vede proprio al centro della pagina, un riquadro largo quanto un’intera colonna conteneva cinque parole stampate in grassetto: JACK REACHER CHIAMI RICK SHOEMAKER, non ha scelta, i vecchi debiti si onorano, nella rigida etica e scala di valori che da sempre rispetta.
Un tale, John Kott, un brutto ceffo, un cecchino infallibile, uno che Reacher aveva contribuito a mettere in galera sedici anni prima, è il miglior candidato per avere sparato al presidente francese da una distanza che lo inchioda. Solo lui, e altri pochi che si contano in una mano, sparano da così lontano, facendo centro. Poi naturalmente c’era il vetro antiproiettile, (tenete a bada questo dettaglio se volete capirci qualcosa) e il presidente è illeso. Ma Kott è in circolazione, uscito freso fresco di galera, e il G8 si presenta come la sua nuova grande occasione per dimostrare al mondo quanto vale.
Reacher viene in un primo tempo spedito a Parigi, sul luogo del delitto mancato, e qui grazie a un soffio di vento letteralmente la scampa. Poi assieme a Casey Nice viene spedito a Londra. La sua missione: catturare, e possibilmente uccidere, John Kott. Un altro generale americano lo pretende, una leggenda, un tipo abituato a farsi ubbidire.
Questo è quello che appare, ma naturalmente le cose non stanno così. Toccherà a Reacher scoprire le carte e salvarsi la pelle, (Kott ha nella sua casa in Arkansas sagome con la sua faccia, su cui si è esercitato) e tra cecchini, gangster serbi, mafiosi inglesi (tra cui un tizio alto più di due metri che si è costruito una casa a misura di gigante), e altre piacevolezze non sarà esattamente una passeggiata. Ma Reacher è il migliore, sia quando si tratta di prendere decisioni sul campo o di menar le mani, e Casey Nice è una valida spalla. Insomma il cattivo verrà sconfitto, è indubbio, e il nostro potrà continuare il suo viaggio solitario. Non ci sono dubbi.
Non si leggono i libri di Jack Reacher per scoprire se riuscirà a conservare la pelle fino alla parola fine, si leggono perché è divertente leggere le sue avventure, seguirlo e partecipare con lui a storie incredibili, dove l’eroe non delude.
Jack Reacher è un eroe all’antica, sa sempre cosa è la cosa giusta da fare e ha il coraggio di farla. Per uno che viaggia con come unico bagaglio uno spazzolino da denti nella tasca, non è poco. Non ha bisogno di carte di credito, prende i soldi ai cattivi di turno, quando capita e dorme nei migliori alberghi, viaggia in taxi, o in aerei privati, (o di linea quando il budget statale esige) trova le armi di cui ha bisogno, anche se preferisce una sana scazzottata (anche se il suo pugno uccide, non pochi possono confermare).
Insomma i suoi libri sono romanzi d’azione, con una trama e un lieto fine (se per lieto fine considerate che Jack Reacher riesce sempre a difendere la sua libertà). Ma Reacher non è un ingenuo, sa bene quali sono le regole del gioco, sa bene che si governa il mondo non esattamente con le buone maniere, prima l’ hanno fatto gli inglesi, (ricordiamo che Lee Child gioca in patria) e ora lo fanno gli americani.
Personal (Personal, 2014) edito sempre da Longanesi e tradotto da Adria Tissoni, è un romanzo che non delude gli storici fan di Jack Reacher che amano l’azione, l’avventura, e che questa volta allarga il campo di azione toccando Francia e Regno Unito. Lee Child non perde colpi con il passare del tempo, anzi aggiorna le sue storie, e si vede che ama il suo personaggio, e questo si trasmette ai lettori. Non vedo l’ora di una nuova avventura. Ormai sono Jack Reacher addicted. Uscito il 1 aprile, quindi già in libreria e negli store online.
Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro, Zona pericolosa, è stato accolto con un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dall’autore «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio stampa Longanesi (appassionato di Reacher quanto me).
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Da solo vale 5 Segretissimi, nel senso che le quasi 700 pagine raccolgono in realtà quattro o cinque storie che potrebbero stare in piedi da sole e invece sono unite da un solo filo conduttore: in questo caso un piano dei nordcoreani per lo sfruttamento minerario di una regione da adibire poi alla costruzione di missili intercontinentali. Dal Vietnam si passa all’Europa, al Messico , a una missione di infiltrazione in Corea con vari personaggi occupati in missioni differenti che si collegano. Un’altra ottima prova di Greaney che sa gestire azione, detection e fantapolitica con buon equilibrio. Di certo la sequenza migliore è l’attentato a Jack Ryan senoir. Devo dire che questi nuovi mi appassionano molto di più degli originali.
Non è facile scrivere questa recensione. Più che per una difficoltà oggettiva, (il libro è lungo quasi 800 pagine, è di per sè complesso, e l’ho letto in lingua originale, per cui alcune parti è molto probabile che non le abbia comprese perfettamente), non è facile perchè Lontano di Jean-Christophe Grangé l’ho finito di leggere ieri poche ore prima che la televisone mi comunicasse i fatti terroristici di cui Parigi è stata vittima. Mi dispiace funestare questa recensione con questa premessa ma è giusto che sappiate lo spirito con cui la scrivo. La televisione parla di guerra, altri morti, altra sofferenza e parlare di libri è la mia forma di resistenza. Ho ricevuto Lontano dall’editore francese Albin Michel, non è ancora uscito in Italia, penso uscirà sempre per Garzanti la prossima primavera, probabilmente in questo momento stesso c’è un traduttore al lavoro su queste pagine. Lontano è un thriller che prevede un seguito, non tutte le parti saranno chiarite, ci sarà una seconda parte che uscirà presumibilmente in Francia questa primavera. In tutto qualcosa come 1600 pagine, l’opera più ambiziosa e complessa di Grangé. Non sono un recensore imparziale, da I fiumi di porpora ho seguito questo autore anomalo con grande interesse. Amo il suo stile, il suo toccare temi seri inserendoli in trame ricche di suspense, colpi di scena e un tocco di fantascienza, e fantapolitica, con uno sguardo al sociale frutto del suo passato di giornalista. Lui sì che ha molto viaggiato e visto molte parti del mondo, anche difficili, terreni di guerra, di scontri economici. Grangé è uno che sa, e è uno che sa scrivere le cose in modo che la gente abbia voglia di leggerle. Pensiamo all’ Africa, ai danni del colonialismo, al razzismo, alle lotte finanziarie per l’accaparramento delle materie prime. Materie da studiarsi all’università direte voi. Nei suoi romanzi invece chiunque può confrontarsi con queste tematiche anche se l’autore continua a sostenere che scrive romanzi di evasione, per intrattenere i suoi lettori non educarli. Lontano resta un thriller non è un saggio socioeconomico, ha soluzioni narrative atte a creare suspense, inserisce rivelazioni drammatiche, cambi di prosepettiva e derive scientifiche che appunto potremmo definire fantascienza. Pensiamo all’eugenica di I fiumi di porpora, o agli studi sul cervello e sulla memoria de L’impero dei lupi. Un fondo di verità scientifica su una struttura narrativa fatta di pura fiction. Questo è lo stile di Grangé. Lontano ha per protagonista un clan familiare, i Morvan. E lo sviluppo dei personaggi del partriarca Gregoire e dei figli Erwan, Loic e Gaelle è il punto di forza del romanzo, la parte dove si vede l’autore ha profuso più cure. Gregoire Morvan è un uomo di Stato, un uomo che conosce i retroscena di una Repubblica piena di luci e di ombre. Un uomo che ha sempre svolto il lavoro sporco per una sua idea di onestà e coerenza. Erwan il maggiore è quello che più gli somiglia ma ha altre idee, fa parte di un’ altra generazione. Loic e Gaelle sono i due figli più fragili, più tormentati, più problematici con le loro storie di droga lui e prostituzione lei. Una famiglia insomma problematica, che sì rappresenta i buoni ma non è priva di ombre, soprattutto Gregoire Morvan. La storia prende il via partendo da un’ indagine. Un giovane pilota viene ucciso per un apparente caso di nonnismo durante un’ esercitazione in Bretagna, nei dintorni di Brest, paese d’origine della famiglia Morvan. Erwan è certo che ci sia invece in azione un serial killer, misteriosamente legato a un’altro serial killer di cui si occupò suo padre quanrant’anni prima, l’Homme-clou. Padre e figlio dovranno allearsi per fare luce su questa faccenda che unirà Francia e Africa, pratiche tribali, e strani esperimenti medici. Un colpo di scena finale ci accompagnerà verso la seconda parte, in cui forse, avremo tutte le risposte. Forse. Avviso che ci sono alcune parti molto crude e cruente. Non per tutti.































