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:: Un’ intervista con Sophie Littlefield

25 aprile 2016

LiBuongiorno signora Littlefield. Grazie per aver accettato questa mia intervista e benvenuta sul blog Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Sophie Littlefield? Punti di forza e di debolezza.

Sono una madre single di due figli ormai adulti. Vivo a Oakland, in California, in una zona meravigliosa piena di idee, di vita, d’arte e di ristoranti. Il mio fidanzato ormai di vecchia data è un ufficiale di polizia – e sì, lo ho usato parecchio durante le ricerche per il libro! Abbiamo appena acquistato un cucciolo di labrador nero, che richiede molte cure. Suppongo che la mia forza sia il mio profondo, appassionato impegno verso i miei figli, la mia famiglia, gli amici, e, naturalmente, il mio lavoro. Lavoro molto duramente e cerco di essere collaborativa e incoraggio spesso i miei colleghi. Per quanto riguarda i punti deboli, quando sto lavorando, spesso trascuro il resto della mia vita. Vorrei riuscire a conquistare un migliore equilibrio!

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono cresciuta in una piccola città del Missouri, nel Midwest degli Stati Uniti. Mia madre era un’ artista e mio padre era un professore, e mio fratello, mia sorella ed io eravamo tutti grandi lettori. La sera l’intera famiglia prendeva un libro e leggeva fino all’ora di dormire. Siamo stati anche fortunati a vivere in una zona dove era sicuro stare fuori tutto il giorno e giocare, e abbiamo trascorso le nostre estati facendo campeggio e escursioni.

Che lavori hai fatto in passato prima di diventare una scrittrice a tempo pieno? Cosa ci puoi dire di queste esperienze?

Ho studiato informatica all’Università e ho lavorato come programmatrice per un grande studio professionale per diversi anni. La verità è che non sono mai stata molto brava con i computer, per cui sono stata molto contenta di lasciare questo lavoro quando sono nati i miei figli! Dopo di che, ho fatto il genitore che resta a casa fino a quando i miei ragazzi sono diventati adolescenti, dopo sono tornata a scrivere a tempo pieno. Ho scritto nove romanzi prima di trovare un agente e un editore.

The Missing Place, ora uscito in Italia per la Sperling con il titolo Non torna nessuno, è basato su una storia vera? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

C’era un articolo sulla rivista People sui “man camps” – le abitazioni temporanee per i lavoratori dei campo petroliferi – che ha attirato la mia attenzione. Ero molto intrigata dall’idea di tutti questi uomini che lasciavano le loro case e le loro famiglie, alcune delle quali a migliaia di miglia di distanza, per lavorare in queste condizioni così massacranti.

Puoi dirci qualcosa sulla trama di questo libro?

Due giovani uomini trovano impiego nei campi petroliferi del Nord Dakota, ma scompaiono dopo parecchi mesi. Il libro racconta la storia degli sforzi frenetici delle loro madri per ritrovarli, e come queste donne imparino a lavorare insieme nonostante le loro grandi differenze.

Quanto tempo ci hai messo a scrivere Non torna nessuno?

Dalle ricerche alla stesura finale, ci sono voluti circa otto mesi.

I capitoli iniziali presentano le due protagoniste: Colleen e Shay. Puoi dire ai lettori che cosa succede?

Colleen è volata dal Massachusetts, dove vive, nel Nord Dakota per la ricerca del figlio scomparso. L’unica sistemazione che riesce a trovare è con l’altra madre, che lei trova volgare e fastidiosa. Le autorità non vogliono parlare con le donne, che in un modo o nell’altro sono costrette a mettere in comune le proprie risorse per la ricerca di indizi.

Le piattaforme petrolifere del North Dakota sono un’ ambientazione strana e insolita per un romanzo. Puoi descriverci questo scenario?

C’è una bellezza tranquilla in quella zona del North Dakota, ma in inverno è abbastanza crudele. Le città del boom del petrolio sono affollate di lavoratori che cercano luoghi di soggiorno e le provviste per sopravvivere, e le strade sono congestionate con i camion che trasportano i lavoratori e le attrezzature. Soffiano venti gelidi, neve e nevischio, e le strade sono lastre di ghiaccio. Le piattaforme petrolifere possono essere viste punteggiare ovunque l’orizzonte ovunque ti giri, come grandi strutture aliene che sembrano allo stesso tempo minacciose e imponenti.

Quale è o sono le tue scene preferite nel romanzo?

Sono più legata alle scene che descrivono le interazioni tra le due donne. L’amicizia è complicata, e l’ansia e la tensione della situazione fa sì che debbano lavorare parecchio per creare un clima di fiducia o anche solo una sorta di dialogo.

Se Hollywood chiamasse, quali attrici vedresti bene per le parti di Colleen e Shay?

Vorrei poterti dare una risposta, ma guardo pochissimo la televisione e non so chi siano le attrici migliori per le parti! Sarei entusiasta, naturalmente, ma dovrei lasciare tutto nelle mani degli esperti.

Leggi altri scrittori contemporanei? Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzata?

Ho letto ogni giorno della mia vita, e le mie ore più piacevoli sono spesso trascorse con un libro. Ho tanti favoriti in quasi ogni genere ma posso rispondere solo dei miei preferiti al momento … ho appena letto Maestra della nuova autrice Hilton e sono rimasta profondamente colpita. Sono stata influenzata da molti scrittori di racconti americani – mi piace lo stile e la forma – e da scrittori di thriller sia degli Stati Uniti e che in traduzione. Mi viene in mente Herman Koch. Mi piace la Grit Lit o il genere noir del sud, di cui Daniel Woodrell è sicuramente il boss.

Che cosa stai leggendo in questo momento? Puoi farci i nomi di alcuni thriller americani interessanti?

Ah! Vedo che ho anticipato la tua domanda, anche se Lisa Hilton è del Regno Unito, non americana. Luckiest Girl Alive di Jessica Knoll è un grande debutto. Megan Abbott è spettacolare, naturalmente.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Adoro fare tour, anche se preferisco farli con gli amici (i miei migliori amici sono le autrici Juliet Blackwell e Rachael Herron). Spesso ci intervistiamo a vicenda e mi piace sempre vedere se riesco a mettere una domanda inaspettata di nascosto per spiazzarle (sorride). Siamo state tutte in tour abbastanza a lungo che abbiamo amici in tutto il paese, quindi è bello incontrarci per una birra dopo. A volte i lettori si fanno avanti e mi piace chiedere loro della loro vita, per cambiare le carte in tavola, e un po’ per scoprire ciò che stanno leggendo e cosa possono condividere con me.

Come è il tuo rapporto con i lettori? Come possono entrare in contatto con te?

Provo a rispondere a tutte le e-mail che ricevo, ma, come hai notato, sono spesso lenta a rispondere quando mi trovo assorbita dalla scrittura di un libro – che è quasi sempre! Vi prego abbiate pazienza, lo dico a tutti i lettori che sono così gentile da mettersi in contatto con me.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Sarebbe il mio più grande desiderio e spero di essere in grado di farlo in futuro!

Infine, concluderei questa intervista chiedendoti: a cosa stai lavorando ora?

Ho appena completato un progetto di un nuovo romanzo ambientato nel quartiere della moda di New York City dopo la seconda guerra mondiale. E ‘stato affascinante conoscere questo mondo.

Grazie mille per avermi invitato!

:: Non torna nessuno, Sophie Littlefield (Sperling & Kupfer, 2016) a cura di Giulietta Iannone

5 aprile 2016
Li

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Forse Sophie Littlefield è un nome che vi dice poco, ma se amate i gialli e i thriller dovreste segnarvelo. Di suo ho avuto modo di leggere Non torna nessuno (The Missing Place, 2014, Gallery Books), in questa pausa di marzo, e non me ne sono pentita. Vi invito a visitare il suo sito e a non farvi spaventare dal fatto che scriva anche woman fiction e libri per bambini e ragazzi.
Tradotto da Christian Pastore, per Sperling & Kupfer, Non torna nessuno è un thriller al femminile che vi porterà sulle piattaforme petrolifere del North Dakota alle prese con un’ indagine molto particolare, sulle tracce di due ragazzi scomparsi, entrambi dipendenti di una delle più grandi compagnie petrolifere della zona, la Hunter-Cole.
Ad indagare due improbabili investigatori, due madri disperate, due donne che non potrebbero essere più diverse sia per carattere che per ambiente sociale di provenienza, le sole che pensano che ritrovare Paul e Taylor sia possibile. La polizia del posto non fa niente, (troppo compromessa con le multinazionali), la multinazionale stessa ha molto da nascondere, soprattutto per le mancate politiche di sicurezza che già hanno causato incidenti e morti, e certo non vuole un polverone mediatico che metta in luce le loro irregolarità.
Sole, minacciate, ostacolate in ogni modo le due donne si troveranno a scoprire cose che forse non avrebbero voluto scoprire (soprattutto su sé stesse), ma la verità dopo tutto sale sempre a galla come le chiazze di petrolio sull’oceano.
Cosa mi è piaciuto di più? Su tutto l’ambientazione, realistica e inconsueta: cieli lividi, tavole calde, stazioni di servizio dove si fa la fila per fare una doccia, abitazioni ricavate dai container, supermercati che vendono prodotti scadenti, alberghi di catena dove non si trova una stanza se non con mesi di anticipo (le nostre vivono per buona parte del romanzo in una roulotte, senza acqua calda, con un generatore fuori dai termini di legge). Si sente l’odore del petrolio nell’aria, nonostante la neve, l’avidità e l’indifferenza, la lotta per la sopravvivenza di gente abituata a una vita dura (alcuni vivono in macchina) e senza tutele.
Poi lo stile della Littlefield, diretto, privo di sdolcinatezze, ruvido a tratti, ma piacevole e adatto a descrivere il mondo che ruota intorno alla vita durissima di gente abituata a vivere alle soglie della sopravvivenza. Un lato dell’America che forse non è così conosciuto e non compare certo nei depliant turistici, ma che la Littlefield descrive in modo quasi naturalistico, non dimenticando anche frecciate di critica sociale.
E infine sicuramente i personaggi, ben caratterizzati, con debolezze e difetti, non gli eroi senza macchia con cui vengono dipinti di solito coloro che sono nel giusto. E Shay e Colleen sono nel giusto, rivogliono i loro figli, e sono pronte a tutto anche a mostrare parti di sé delle quali non sono del tutto orgogliose.
Shay la dura, con una vita difficile alle spalle, pochi soldi, pochi privilegi, una che si è conquistato tutto da sola, crescendo i suoi figli da sola magari con un doppio o triplo lavoro. Una tipica donna di frontiera, con la scorza dura, anche se a tratti emergono caratteri di dolcezza e generosità che la rendono forse una madre e una donna migliore di Colleen, ricca signora del Massachusetts, moglie infelice di un avvocato, con un figlio che già da piccolo gli ha dato problemi e ora è fuggito in North Dakota per sfuggire al suo asfissiante controllo.
Ma naturalmente anche Colleen ha i suoi lati positivi, trova la forza in sé di trasformarsi da ricca e viziata madre di un figlio problematico, in una donna determinata e coraggiosa, capace di dare amicizia a una donna tanto diversa da lei. Naturalmente questa amicizia durerà il tempo del libro, sarà difficile vedere le due donne sorseggiare del the insieme o fare shopping, dopo.
Ma per la durata della storia sono le sole su cui possono contare, alleate, complici, amiche. E la vita non è perfetta, così non è perfetto il loro rapporto e la Littlefield non lo rende tale, evitando ogni leziosità. Ecco questo l’ho apprezzato molto, come ho apprezzato il finale, forse un po’ slegato dal contesto, e sicuramente diverso da cosa mi aspettavo.
Non anticipo altro, ho la tendenza di parlare troppo, ma vi consiglio di leggerlo. A me è piaciuto.

Sophie Littlefield è nata e cresciuta in Missouri, ha due figli ormai grandi e ha scelto di vivere in California. È autrice di diversi romanzi, che le hanno valso la candidatura al più prestigioso premio della narrativa gialla, l’Edgar Award.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Sperling & Kupfer.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota:  Vi invito anche a leggere i primi capitoli sul sito dell’editore: qui.