:: Taccuino d’appunti sulla teoria delle ombre di Roberto Centazzo (Altre Voci 2024) a cura di Patrizia Debicke

24 febbraio 2024 by

“Nella sua Teoria Generale delle Ombre, pubblicata postuma, lo scrittore Renoir Vananne sostiene che il romanzo sia come un’immersione in apnea negli abissi dell’animo umano: ogni romanziere ha il suo limite oltre il quale non può scendere”.
Principale protagonista di “Taccuino d’appunti sulla teoria delle ombre” è il famoso scrittore Renoir Vananne, un ultrasessantenne imprigionato in un istituto psichiatrico criminale con l’infamante accusa di omicidio plurimo. Al medico, lo psichiatra, che deve valutare il suo stato mentale, spetta il compito di decidere se il paziente a lui affidato è un pazzo o un diabolico mentitore. Insomma un lucido e freddo assassino o un povero pazzo incapace di controllare i suoi gesti.
Lo scrittore , che con lo pseudonimo di Henry Malbe , riscuotendo grande e unanime successo, ha saputo narrare nei suoi romanzi tradotti in tutto il mondo le profondità della mente umana, pare ridotto oggi solo a poco più di una larva, un essere abulico privo di volontà che spesso rifiuta persino il cibo . Una vita non vita la sua, indifferente, governata dal quotidiano scandire dei farmaci e rotta solo dalla pittura. Lo scrittore ha smesso di scrivere infatti e ha cominciato a dipingere. Strani dipinti che raffigurano vuoti paesaggi nei quali si distinguano appena sdraiate, abbandonate a terra, alcune indistinte sagome . Non sono, non possono essere persone … Tutt’ al più delle ombre. Ombre indefinite… Magari rappresentative di un indicibile orrore. Hanno un particolare significato? Qualcosa di brutto e peggio spaventoso volutamente celato dalla sua mente?
Potrebbe trattarsi di deliri da attribuire a un comportamento schizofrenico? Il mistero attorno alla sua figura sembra solo destinato a intensificarsi.
Ma ciò che il medico, lo psichiatra incaricato di giudicarlo e di ricostruire per quanto possibile le motivazioni del suo operato, della terribile accusa che pesa su di lui e di cosa l’abbia portato a uccidere e i reconditi perché che possono aver motivato le sue azioni. Cos’è veramente accaduto?
E soprattutto ascoltando il paziente nel corso delle sedute provare a ricostruire la realtà, le effettive condizioni mentali dell’uomo che ha davanti sé. Vananne, è un pazzo o la sua è un diabolica messinscena per evitare la prigione? Qual è la verità?
Da ciò che comincia a sentire, Vananne è una persona, da quanto traspare dalle prime e poche aperture e confidenze personali, che è stata sempre incerta, solitaria per scelta e apparentemente per una insita e reale anaffettività. L’inquietante personalità di un uomo in perenne fuga da ogni responsabilità, solo disposto talvolta a lasciarsi trasportare come una foglia al vento? Sposo fuggitivo sull’altare, padre mancato, amante, truffatore, vigliacco, un ladro traditore in fuga. Tre donne, Lyeta, Charlotte ed Esmeralda in qualche modo, nel bene o nel male e in tempi leggermente diversi, a distanza e in altri scenari, hanno attraversato la sua vita, Uno sordido ladro Vananne salvato solo dalla compiacente copertura di un vecchio amico che gli doveva una favore. Una lunga e soddisfacente esperienza omosessuale che porta ad aprirsi a nuovi orizzonti, diverse mete e paesi … Avrebbe forse sperimentato di persona decadenti situazioni e casi particolari poi ampiamente descritti nei suoi libri con minuziosi dettagli. E dai suoi libri scaturisce il successo, il denaro, la ricchezza ma anche la spasmodica necessità di nascondersi, di non rivelare mai la sua vero identità, di garantirsi sempre e comunque l’anonimato. Un comportamente da bipolare? O sono provocatori atteggiamenti che rimandano piuttosto a una conclamata schizofrenia?
Uno strano comportamento che è riuscito alla fine solo attirare sulla sua testa riprovazione e condanna e, sconvolgendo gli instabili equilibri da lui artamente costruiti, provocare il dito di un passante puntato contro di lui, con l’accusa, la terribile accusa di omicidio formulata da un uomo convinto di aver assistito a un delitto…
Ma Vananne è un abilissimo simulatore o un pazzo? E cosa cerca, sconvolgendo e forse tentando persino a plagiarlo, di ottenere dal suo giudice? La condanna? L’assoluzione? Qualcosa che possa aiutarlo a trovare la pace e a perdonare se stesso?
Con Taccuino d’appunti sulla teoria delle ombre, Roberto Centazzo tratteggia una storia dai contorni decisamente sfumati, sempre in bilico fra realtà e finzione, un romanzo caratterizzato da riflessione e interiorità, in grado di far percepire ai lettori le emozioni dei vari interpreti della storia, soprattutto per quanto concerne la personalità di Vananne e quella quasi paternalisticamente acquiescente del suo psichiatra . A ogni capitolo si aprono nuove possibilità in un subdolo e voluto gioco di specchi che con momenti e dettagli particolari consente di vedere e non, fino alla conclusione della storia
Un deciso cambio di passo per Roberto Centazzo che, dimenticata per una volta la voluta levità delle sue serie, ci costringe a seguirlo nel più intimo buio di un sofferto noir psicologico che addentrandosi nei tenebrosi meandri della mente umana, non risparmia ai lettori episodi intensi e crudeli.

Roberto Centazzo, a sette anni decide che da grande avrebbe fatto lo scrittore. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Genova, insegna per un paio di anni prima di arruolarsi in Polizia. La lunga esperienza come ispettore, prima alla Sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica e infine come Comandante del Posto Polfer di Savona, fa di lui uno dei più preparati autori noir. Da qualche anno si è ritirato a vivere in campagna dove cura l’orto e ama definirsi un coltivatore di storie. Tra le sue pubblicazioni più note ricordiamo la serie della Squadra speciale Minestrina in brodo (TEA e Gruppo GEDI, dal 2016), composta – ad oggi – da sei romanzi, e quella di Cala Marina (TEA, dal 2019), con tre volumi. Nel 2018 escono la fiaba Togliete i lupi dalle favole (Grappolo di libri), illustrata da Valeria Corciolani, e l’album musicale Mendicante del musicista Enrico Santacatterina, di cui scrive tutti i testi. Insieme all’autore televisivo Felice Rossello, scrive a quattro mani due opere teatrali: L’amore è un attico e L’importanza di essere Felice.

:: Annabella Abbondante – Il passato è una curiosa creatura di Barbara Perna (Giunti 2024) a cura di Patrizia Debicke

24 febbraio 2024 by

Con attacco quasi natalizio da manuale, che precede di poco un delitto, anche quello da manuale,
Barbara Perna dà il via al suo terzo serial con le avventure della sua morbida giudice Annabella Abbondante (cognome parlante come un tempo gli stemmi gentilizi .)
Dunque siamo a Pianveggio, paese di fantasia della provincia lucchese ma grandino visto che è dotato di tribunale, è in arrivo il Natale e ormai è diventata una tradizione che l’amica giornalista Alice, e il commisario Nicola Carnelutti aiutino Annabella a fare l’albero. Risultato: un amalgama variopinto, luminoso e incasinato, che offre spazio alla presenza di ogni persona importante della vita della padrona di casa, rappresentata da una diversa pallina colorata. Ci sono quella dei genitori, della sorella, degli amici più cari tra cui naturalmente anche Tano, il suo primo amore forse mai dimenticato, che aveva promesso una visita, ma non si fa vivo. Oddio sparire è sempre stata la sua specialità ma con i giorni che passano e nessuno, manco la famiglia, madre e padre, ha più avuto sue notizie, la faccenda di fa seria e un tantino preoccupante. Insomma Annabella sta in pensiero, soprattutto dopo che una donna, tale Rosaria de Stefano che pare quasi la sua gemella, è passata in tribunale a cercarla e a lasciarle un cellulare con una scheda prepagata e un foglio con il suo numero di telefono, pregandola di consegnare tutto a Tano. Ma quel benedetto uomo continua a latitare, nonostante che anche dalla prefettura di Napoli lo stiano cercando. E la faccenda morde talmente Annabella da spingerla a impegnarsi immediatamente per rintracciare la sua sosia . Lei dovrebbe essere ancora a Pianveggio, non ha lasciato indirizzo ma basta dare incarico a Paolo “Dolly”, il suo fido cancelliere, di setacciare hotel e locande…
Ecco e.. voila! Perché è evidente che Annabella Abbondante curiosa come una scimmia e lanciata su una pista come un segugio andrà subito a cacciarsi in un pasticcio grosso come una casa. Un pasticcio che la costringerà a impetrare l’aiuto di Ferruccio il PM fiorentino con il quale Annabella ha già intrecciato una relazione ancora in fieri per l’inquieta nostalgia di Tano e, per suo tramite ohimè anche l’aiuto, che sa già più peloso, del procuratore e vecchio compagno di liceo Sergio Massi delle Case. La faccenda va di fretta e infatti zac, con un colpo da teatro Barbara Perna ci ha già proiettati, mani e piedi, nel vivo dell’azione. Un’azione che fin dall’inizio si focalizzerà sulla drammatica sparizione di Tano, diciamo un protagonista o meglio un coprotagonista ‘invisibile”.
Intanto ci sarà una sua telefonata con un messaggio senza testo né firma e invece solo una poesia di Emily Dickinson che parla di Verità . E Annabella sa che quel messaggio può venire solo da lui. Intanto quel messaggio vuole dire che almeno sta bene ed è vivo. Ma anche, visto che la poesia parla di verità, che le chiede di cercarlo…
Quel messaggio quindi darà il via ad altri tanti e successivi, una catena o meglio una vera e propria caccia al tesoro, un susseguirsi di piccoli oscuri indizi per inviduare l’obiettivo. E la necessità di sbrogliare i tanti indovinelli da lui seminati per lei come Pollicino costringerà Annabella prima a farsi dare le ferie arretrate, poi a lasciare Pianveggio per Natale con per meta Piano di Sorrento, parte centrale della penisola sorrentina sulla costiera amalfitana, un paradisiaco scenario arricchito da un trionfo di colori e sapori, sulle tracce di Tano con per principale filo conduttore il loro comune passato. Perché solo lei pare sia in grado di sbrogliare il mistero celato nella sua scomparsa ma anche perché solo ritornando sulle tracce del passato, sarà in grado di sentirsi padrona di scegliere il suo presente, e darsi nuove possibilità. Un viaggio il suo dunque per tornare al passato, ma che le consentirà di guardare al futuro.
E quindi via verso Piano di Sorrento dove, anche a Natale , non pare sia inverno, dove Annabella è nata, dove vive ancora parte della sua meravigliosa e caoticamente avvolgente famiglia e dove anche Tano è nato e cresciuto. E dove l’attende perfettamente restaurata la sua vespa rossa, fedele compagna dei tempi delle superiori. Non le resta che salire in sella per riscoprire la magica ambientazione esibita dalla costiera sorrentina, con il Vesuvio sullo sfondo e i tornanti del promontorio di San Pancrazio. Ma Annabella non sarà sola perché anche i suoi amici, pur a distanza, non le faranno mai mancare il loro sostegno, con telefonate, videochiamate e messaggi e soprattutto, ci sarà il costante, affettuoso avanti e indietro di Ferruccio Landi, il PM di Firenze.
E ci sarà la sua famiglia con le fastose tavolate natalizie ricche di pietanze, al Limoneto, con gli inimitabili sapori dei piatti tipici della tradizione (non si possono descrivere tutte le squisitezze ma impossibile tacere la famosa pastiera della zia Prudenza).
Non solo perché tanti altri personaggi calcano la scena in questa terza avventura e più in particolare tutta un ventaglio di figure femminili.
Alle prime pagine incontreremo Rosalia, quasi una sosia di Annabella; poco dopo Perla Argirò, giornalista di spessore nazionale che colpisce Annabella e la costringe ad accettare uno scambio di idee. Poi la bella PM Gea Imposimato, sostituto procuratore a Massa Campana, che con il suo lavoro a fianco di Landi la farà un tantino ingelosire. Senza dimenticare Dolly 2, cugina di Paolo, il suo cancelliere al tribunale di Pianveggio, come lui valida e molto in gamba.
Ma tra tutte primeggia, anzi svetta, nonna Angela, che sa e conosce sua nipote meglio degli altri.
Un romanzo questo, Annabella Abbondante, il passato è una curiosa creatura, ben costruito, divertente e che mantiene sempre un vivace ritmo narrativo non scevro di continua suspence. Ormai conosciamo la nostra giudice civile morbida, prosperosa in lotta con i suoi riccioli ribelli schiva di una dieta che la vede perennemente sconfitta, caffè dipendente e inguaribile per la sua incontrollabile curiosità. Ma una colonna portante per la capacità di ridersi addosso, di percepire la verità e quindi saper andare a fondo nelle cose e per la sua “capa tosta” che la porta a non conoscere ostacoli. Come ci dà gusto ritrovare gran parte dei personaggi, già ben inquadrati nei precedenti romanzi ma forse meglio delineati, meno macchiettistici, insomma cresciuti e migliorati in questa nuova storia.
Una storia sempre movimentata, stuzzicante e intrigante benché a conti fatti stavolta si tratti soprattutto di un’indagine personale, ingrata, che andando a incrociare confini legati alla segretezza del paese, diventa più seria e pericolosa del solito, ma neppure stavolta Annabella, si tirerà mai indietro. Ragion per cui un bell’applauso brava alla sua autrice perché con questo romanzo, il terzo dedicato alla sua giudice per me, ha realizzato il migliore della serie.

Barbara Perna vive e lavora a Roma. Ci tiene a precisare che però lei è partenopea, nata a Napoli il 6.9.69 (avete letto bene). Il superamento del Concorso in Magistratura nel 1998 le ha brutalmente stroncato una (forse) brillante carriera come attrice teatrale comica. Ha svolto il ruolo di giudice tuttofare un po’ in giro per l’Italia ma il suo cuore è rimasto in Toscana nel piccolo Tribunale di Montepulciano dove ha lavorato per cinque anni prima di trasferirsi a Roma. Scrive per passione, lavora per dedizione, legge per autodifesa. E viaggia molto, soprattutto con la mente. Per Giunti ha esordito con il romanzo Annabella Abbondante. La verità non è una chimera (2021) pubblicando poi Annabella Abbondante. L’essenziale è invisibile agli occhi (2022) – vincitore del Premio NebbiaGialla 2023 – e Annabella Abbondante. Il passato è una curiosa creatura (2024).

:: Come un fiore di ciliegio nel vento di Etsu Inagaki Sugimoto (Giunti 2024) a cura di Giulietta Iannone

21 febbraio 2024 by

Come un fiore di ciliegio nel vento, titolo originale A daughter of the Samurai, è l’opera letteraria più conosciuta di Etsu Inagaki Sugimoto (1874-1950), un memoir ricco di fascino e poesia che raccoglie i ricordi di una donna straordinaria che ha vissuto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento l’epoca di passaggio tra la fine del Giappone feudale e la modernità dell’Occidente con le sue libertà e la sua intraprendenza. Etsu nacque a Nagaoka nel profondo nord del Giappone, caratterizzato da inverni molto rigidi e nevosi in una famiglia di samurai di alto rango e visse la crisi di quel mondo e l’affacciarsi alla modernità. La rigida educazione impartita dal padre, temprata dalla dolcezza e dalla forza di carattere trasmessa dalla madre, le permetteranno di attraversare l’oceano e andare in sposa giovanissima a un amico del fratello trasferitosi negli Stati Uniti. Dal matrimonio con Matzuo Etsu avrà due figlie, Hanano e Chiyo, di cui dovrà occuparsi da sola alla morte del marito e al suo ritorno in Giappone come umile vedova. Ricco di aneddoti, ricordi, leggende buddiste e shintoiste e tocchi di vera poesia caratterizzata dal grande amore per la natura del popolo giapponese, questa autobiografia ci svela una cultura per molti versi ancora misteriosa fatta di riti, consuetudini e tradizioni, dove i sentimenti non sono meno autentici solo più velati e accennati e sorretti da un rigore morale che fa sempre prevalere il dovere e l’accettazione a regole e dettami alla propria individualità. Il culto degli antenati, gli insegnamenti di Confucio impartiti da un bonzo non impediscono a Etsu di diventare cristiana e abbracciare la nuova religione venuta dall’Occidente. Sintesi perfetta dell’incontro di due mondi la sua vita ci testimonia quanto Oriente e Occidente siano fatti per comprendersi e completarsi a vicenda. Oltre che per il valore storico anche il pregio letterario e artistico fa di questo romanzo autobiografico straordinario un’opera forse unica. Uscito nel 1925 a New York, arriva per la prima volta oggi in Italia tradotto da Roberta Zuppet.

Etsu Inagaki Sugimoto nasce in una famiglia di samurai all’indomani dell’era Meji, che vede il Giappone aprirsi al resto del mondo dopo secoli di isolamento. Ha ventiquattro anni quando un matrimonio combinato la porta negli Stati Uniti: è l’inizio di una nuova vita, lontana da tutto ciò che poteva immaginare, che la giovane donna affronta con grande determinazione. Nel corso degli anni Etsu comincia a scrivere articoli sul Giappone, prima per i giornali locali di Cincinnati, poi per il magazine Asia. Dopo aver trascorso un altro periodo nella sua terra natale, decide di stabilirsi definitivamente a New York, dove diventa docente di lingua e cultura giapponese presso la Columbia University. La sua opera più famosa resta A Daughter of the Samurai (1925), un classico della letteratura femminista qui proposto per la prima volta in Italia.

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:: Sotto le mura di Gerusalemme di Tano D’Amico (Mimesis 2024) a cura di Giulietta Iannone

21 febbraio 2024 by

Parole e immagini per raccontare il popolo palestinese sotto le mura di Gerusalemme. Il volume raccoglie gli scatti di Tano D’amico e i versi di Mahmud Darwish, Najwan Darwish, Raymonda Hawa Tawil, Yousef Al Mahmoud, Salma al Khadra al Giayyusi, Tawfiq Zayyad, e alcuni scritti di Tano D’Amico. Foto in bianco e nero di grande suggestione dove sono ritratti soprattutto bambini nelle loro faccende quotidiane, a scuola, mentre giocano, in compagnia delle loro madri. Alcuni sorridono tra le macerie o fanno il segno di vittoria, altri osservano muti lo sfilare di un funerale. C’è Versetti bambina che sorride alla macchina fotografica di cui la tragica storia forse apprendiamo per la prima volta, c’è una ragazzina coi fratellini e l’aria adulta. Sotto le mura di Gerusalemme di Tano D’Amico, Mimesis edizione ci ricorda che i bambini ci guardano e saranno gli adulti di domani sempre che gli consentiamo di crescere.

Tano D’Amico, forse il fotografo più amato dai movimenti che per più di mezzo secolo hanno lottato per dare un volto nuovo al nostro Paese, ha realizzato, tra gli altri, reportage in Palestina, Grecia, Irlanda, Germania, Svizzera, Spagna e Portogallo. Con Mimesis ha pubblicato Fotografia e destino (2020), Misericordia e tradimento (2021), Orfani del vento (2022). 

:: Mameli di Giulio Leoni (Rai Libri 2024) a cura di Patrizia Debicke

12 febbraio 2024 by

Per la serie evento di Rai Libri “Mameli”, primo volume della nuova collana di Rai Libri Canone inverso, di Giulio Leoni è ispirato alla serie evento di Rai 1:
Un grande romanzo storico, una drammatica vicenda per la felice penna di Giulio Leoni che ripercorre ed esalta la breve anzi brevissima vita di Goffredo Mameli, poeta e patriota , il giovane genovese che con il suo “Canto degli italiani” musicato da Michele Novaro e la partecipazione ai moti rivoluzionari per l’Unità d’Italia primeggia, tra i grandi testimoni del Risorgimento.
Ispirato a fatti veri, questo libro, una splendida fiction romanzata, ricrea e ripercorre la breve vita di colui che scrisse l’Inno che quasi cent’anni dopo, nel 1946 con la nascita della Repubblica italiana, sarebbe diventato inno nazionale.
Un’esistenza quella di Goffredo Mameli, vissuta molto intensamente, iniziata a Genova in seno a una bella famiglia che lo amava ma durata troppo poco.
Mameli infatti moriva in conseguenza di una ferita alla gamba, seguita da un’amputazione che non riuscì a impedire il dilagare della cancrena il 6 luglio 1849, in preda a indicibili sofferenze solo lenite dalle cure di mani amiche, mentre tentava invano di difendere la prima gloriosa repubblica romana.
Negli anni del primo Risorgimento, densi di sogni e di lotta per un’Italia unita, il giovane Goffredo Mameli, da ragazzo di fragile costituzione fisica era diventato il brillante e affascinante rampollo di una famiglia genovese, iscritto alla facoltà di legge dell’università genovese che frequentava disordinatamente, perché dotato invece di fantasia e grande predisposizione per la poesia.
Il suo idolo politico da giovanissimo, anche perché vecchio amico della madre, era l’eternamente in fuga da un esilio all’altro e infine rifugiato in Inghilterra Giuseppe Mazzini che era stato addirittura condannato a morte una prima volta dal governo sabaudo di Genova nel 1833 per la sua attività di cospirazione.
Ma a Genova la longa manu degli Agenti della Santa Alleanza vegliava per prevenire complotti e spinte repubblicane…
La prima ma importante storia d’amore di Goffredo Mameli contraccambiata per una coetanea, Geronima Ferretti, verrà ostacolata dalla famiglia marchionale della ragazza e finirà tragicamente. Lei infatti, costretta dalle pressioni e dalle rigide regole economiche e di status sociale che miravano a ben altro pretendente di un ragazzo sia pur di buona famiglia – con padre alto ufficiale di marina di nobiltà sarda e la madre Adelaide Zoaogli di antichissima schiatta dogale genovese ma finora senza posizione – , verrà costretta a sposarsi con un maturo e nobile corteggiatore e soltanto poche settimane dopo morirà (per il dolore?) in Austria durante il viaggio di nozze.
Superato lo choc, il giovane Mameli con l’appoggio del nuovo amico, Nino Bixio, entrerà in contatto con i movimenti libertari che, sull’esempio di Mazzini, si stanno organizzando per battersi per la causa. L’anima rivoluzionaria genovese, che pareva sopita, nel settembre 1846 riaccende gli animi di tanti patrioti in occasione della commemorazioni di Giovanni Battista Perasso (detto Balilla) che nel 1746 aveva innescato una rivolta con il lancio di un sasso contro alcuni soldati austriaci.
Goffredo Mameli è alla testa di quelle manifestazioni. Ha diciannove anni e l’anno dopo entrato a far parte di un’associazione da poco fondata, l’Accademia Entellica (poi detta più semplicemente l’Entelema), come già riportato scriverà versi su versi a sostegno della causa.
Nel frattempo il padre era salito sempre più in alto nella sua carriera : nel 1843 era entrato nel Consiglio d’ammiragliato mercantile, nel ’47 aveva avuto il comando della regia fregata San Michele, un incarico prestigiosissimo. Ma alla lunga l’attivismo politico del figlio finirà per tarpargli la carriera.
Dalle prime rischiose manifestazioni genovesi, Goffredo Mameli con Nino Bixio alla testa di un piccolo esercito di oltre trecento volontari cittadini, la Colonna Mantovana, prenderà parte a ventun anni nel 1848 all’insurrezione di Milano contro gli austriaci, alle gloriose Cinque Giornate durante le quali incontrerà Mazzini, e in seguito si aggregherà all’esercito piemontese. Ciò nondimeno nei mesi successivi Mameli e gli uomini da lui guidati con il grado di capitano si videro impegnati poco più che in inutili, sterili marce e la sconfitta piemontese, con l’Armistizio di Salasco, poneva fine alla loro avventura. Non restava loro che tornare a Genova.
La riapertura del fronte insurrezionale e il lancio del programma della Costituente a opera di Giuseppe Montanelli ridettero tuttavia vigore alla causa. Riorganizzata la Colonna mantovana e, lasciata Genova il 3 novembre, Goffredo Mameli si mise sulle tracce di Garibaldi che raggiunse in Toscana e seguì a Bologna aggregandosi come volontario alla sua Legione romana.
Pochi giorni dopo, la notizia della fuga di Pio IX a Gaeta li spingeva a portarsi a Roma dove, dopo la proclamazione della Repubblica romana, il 9 febbraio, secondo le direttive di Mazzini, Goffredo Mameli si affrettò a fondare un comitato per promuovere prima possibile la convocazione di una Costituente.
Ma meno di cinque mesi dopo l’intervento francese al comando del generale Oudinot cambiava bruscamente le carte in tavola e metteva fine al sogno repubblicano mazziniano. Pochi mesi dopo, infatti, il 6 luglio 1849, a neppure ventidue anni compiuti, Goffredo Mameli veniva ferito a morte sul Colle del Gianicolo nell’ultima disperata battaglia in difesa della Repubblica Romana.
In questo nuovo romanzo, liberamente ispirato ai fatti storici, Giulio Leoni ripercorre soprattutto la vita dell’uomo Goffredo Mameli.
Un nome diventato per tutti sinonimo di passione, libertà e coraggio.
Una trama intensa e suggestiva , quella di Leoni, che da grande romanziere tratteggia la personalità di Mameli mettendo in luce sia le basilari tappe fondamentali di personaggio pubblico legato alla Grande Storia , che lati meno noti e talvolta dolorosi di una eccezionale vicenda umana, che l’Italia ha consegnato al mito. Di un “ragazzo” che con il suo Canto degli italiani, oggi inno nazionale, ha saputo unire l’Italia “di voce in voce”. Ripercorrendo le tappe di una brevissima esistenza, ma nella quale brillarono l’amore, il coraggio e l’audacia della gioventù , il fuoco dell’amicizia , l’impetuosità della poesia e il desiderio di una patria libera e unita.

Giulio Leoni è uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie anche alla serie di romanzi dedicati alle avventure di Dante Alighieri (Dante Alighieri e i delitti della Medusa; I delitti del mosaico; I delitti della luce; Il manoscritto delle anime perdute; I delitti dei nove cieli. Un’indagine di Dante Alighieri; La sindone e il diavolo; L’ultimo segreto di Dante) tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. Oltre al passato più remoto, i suoi interessi sono rivolti anche alla storia del secolo appena trascorso, soprattutto ai suoi aspetti meno conosciuti e controversi.

:: Il delitto della montagna di Chicca Maralfa (Newton Compton 2024), a cura di Patrizia Debicke

12 febbraio 2024 by

Due anni dopo il trasferimento ad Asiago, al comando della stazione dei carabinieri, il luogotenente barese Gaetano Ravidà, voce narrante della trama, sta cominciando ad ambientarsi.
Certo la distanza fra Bari e Asiago è maggiore di quella scritta sul navigatore. Il freddo poi picchia duro sull’Altopiano dei Sette Comuni, denso di tristi memorie legate alle trincee del fronte più sanguinoso della prima guerra mondiale. E pare anche più pungente soprattutto se confrontato con il tepore pugliese. Ma bisogna adattarsi e di necessità virtù.
La sua nuova vita lontano da Bari e dalle figlie, dopo la separazione dalla moglie che l’ha tradito con il suo migliore amico, comincia a ingranare tramite il rapporto surrogato e segreto con Maria Antonietta Malerba, medico legale? E forse anche per merito della serena “consulenza” ambientale di Lilli Pertile, anziana donna, depositaria degli infiniti retaggi autoctoni e benché non abbia ancora imparato a districarsi bene con il dialetto, in qualche modo si arrangia.
Certo non sono rose e fiori, e sono tanti i problemi e i contrasti su quell’altopiano vicentino, disalberato dalla tempesta Vaia e costantemente sotto attacco per vari reati ambientali. Un paio di vecchie cave di marmo infatti sono state utilizzate come deposito illegale di rifiuti pericolosi e l’assottigliamento eccessivo delle pareti della roccia ha provocato infiltrazioni nel bacino acquifero sottostante.
La sua operazione è stata chiamata ‘Terra di nessuno’…
Il necessario recupero della legna da parte di aziende specializzate e l’inquinamento dovuto alle ex cave sta poi provocando numerose manifestazioni di protesta di gruppi di ambientalisti schierati davanti alle cave con in testa una bella e giovane cittadina, tale Angelica Benedin.
E proprio perlustrando quegli anfratti rocciosi, in un cunicolo, Ravidà e i suoi uomini hanno ritrovato il cadavere mummificato di un uomo, che non è stato possibile identificare.
Dall’autopsia, effettuata dall’amica medico legale, risulta che la vittima è stata uccisa da un colpo di pistola alla nuca, esploso a distanza ravvicinata e che la morte risale a circa cinque anni prima.
Ernesto Costa noto imprenditore locale è l’unico a essere sparito in passato. Ma la cosa più strana è che mai nessuno abbia denunciato la sua scomparsa. Neppure sua moglie, succube e avvezza alle sue costanti fughe e tradimenti, convinta che si trattasse di un allontanamento volontario e il nipote che ha ereditato le gestione dell’azienda.
Che possa essere lui? Era un inveterato giocatore, sempre pieno di debiti. Puzzo di mala? Potrebbero esserci di mezzo i pericolosi tentacoli della mala del Brenta.
Mentre con tutte le adeguate indagini, si cerca di risalire all’identità della vittima, un incendio all’apparenza accidentale, manderà a fuoco la casa di Checo Piovan un ecologista ma anche un rompiscatole e ubriacone, mandando a fuoco l’archivio dell’Arma e mettendo a rischio persino la contigua caserma.
Ma la faccenda è molto più complicata di come parrebbe a prima vista. Anche la sua morte potrebbe non essere accidentale. E come se non bastasse presto ci sarà una terza vittima. I tre decessi/delitti? parrebbero scollegati tra loro… E se invece un invisibile filo riunisse il cold case della mummia alle due vittime più recenti?
Per saperne di più Ravidà e la sua squadra dovranno confrontarsi tanto per cominciare con la consueta e torpida diffidenza della comunità locale.
Una lunga e faticosa indagine condotta da un Ravida, ormai molto più sicuro di sé sulla nuova scena e che gode dell’appoggio del procuratore Pazienza suo conterraneo, nel periodo più freddo dell’anno, durante i gelidi giorni della merla, con tutto il paesaggio completamente coperto dalla neve. Una difficile indagine che, ignorando freddo e intemperie, per arrivare a scoprire la verità dovrà riuscire a superare la riservata e guardinga coltre di silenzio locale e saper individuare la contorta radice del male .
Solo grazie alle vaghe testimonianze, sovrapponendo e confrontando le varie fonti in una complicata e capillare indagine, Ravidà e i suoi collaboratori arriveranno a incrociare i dati e a sospettare legami e possibili connessioni tra le vittime.
Un delitto della montagna che pare voler oscillare fra il presente e il passato. Un cold case che confonde e pare voler mischiare di continuo le carte in tavola.
Una splendida ambientazione, evidenziata dalla grande e solenne bellezza dei luoghi. Una location che, a detta dell’autrice, deve moltissimo a Mario Rigoni Stern, l’idea della pernice bianca che attraversa le pagine del romanzo rimanda alla sua maestosa opera … Nel suo Libro degli animali lui scrisse che le pernici bianche sono: «rimaste a testimoniarci il tempo perché invece di andare tutte verso le tundre del Nord con gli uri e le alci, si erano fermate sulle cime più alte emergenti dell’Europa ancora primigenia, come per farci compagnia».

Chicca Maralfa è nata a Bari, dove vive tuttora. È giornalista e responsabile dell’ufficio stampa di Unioncamere Puglia. Appassionata di musica indipendente e rock d’autore, ha collaborato con la “Gazzetta del Mezzogiorno”, “Ciao 2001” e Music, Antenna Sud e Rete 4. Nel 2018 con L’amore non è un luogo comune ha partecipato all’antologia di racconti L’amore non si interpreta (l’Erudita), contro la violenza psicologica sulle donne. Festa al trullo, pubblicato nel 2018 da Les Flâneurs Edizioni, è il suo primo romanzo.

:: Liberi di Scrivere Award quattordicesima edizione – Le votazioni

10 febbraio 2024 by

Sono aperte le votazioni per il miglior libro edito nel 2023, potete esprimere il vostro voto nei commenti. E’ valido un solo voto per lettore.

Potete votare nei commenti del blog qualsiasi libro italiano e straniero uscito nel 2023, poi lo inserisco nella lista.

C’è tempo di votare fino alla mezzanotte di sabato 24 febbraio. Lunedì 26 febbraio sarà proclamato il vincitore, e il secondo e terzo classificato. Menzione d’onore per il traduttore il cui libro otterrà più voti.

Buon voto a tutti!

NB: i commenti sono in moderazione.

I candidati:

Stella di mare, di Piergiorgio Pulixi (Nero Rizzoli 2023)

Delitto a Dogali” (Les Flaneurs Edizioni 2023) di Daniele Cellamare

La Casa che ritorna dal nulla (La Casa sospesa sul nulla Vol. 2) di Alberto Girola e Alberica Sveva Simeone

Città di morti di Herbert Lieberman, Minimum Fax

“È così che si muore”, di Giuliano Pasini, edito da Piemme.

:: Notte di neve e sangue di Triona Walsh (Newton Compton 2024) a cura di Patrizia Debicke

2 febbraio 2024 by

Nella gelida notte di Capodanno sei vecchi amici si sono dati appuntamento a Inis Moor, un’isola al largo della costa occidentale color smeraldo dell’Irlanda.
Inis Moor è la più grande delle isole Aran, 3 isole irte, selvagge e rocciose poste a guardia dell’imboccatura della baia di Galway a circa 60 km dalla costa che conservano ancora intatta la loro sconvolgente bellezza naturale, la cultura celtica e la lingua: il gaelico.
L’isola più grande Inis Mor,con poco più di ottocento residenti e dove si trova un forte preistorico, Dún Aengus, seguita da Inis Oirr e Inis Meain. Inis Mor è nota anche per la sua perfetta piscina naturale rettangolare che sembra quasi tagliata da qualche gigantesco macchinario fantascientifico formatasi invece naturalmente per l’erosione dell’oceano. Sono stati i venti e le onde infatti a scavare questo meraviglioso fenomeno che il folklore irlandese ha soprannominato la Tana del serpente perché somiglia a un serpente avvolto nelle spire dentro la sua tana. Un splendida piscina, abbeverata da canali sotterranei che portano l’acqua dall’oceano e, benchè sia da evitare per i nuotatori inesperti per le sue pericolose correnti, viene frequentata in estate dai tuffatori che, avvalendosi di una piattaforma agganciata allo strapiombo, si lanciano dall’alto.
Sono passati dieci anni dal drammatico incidente la tragica morte in mare di Cillian, ferito e strappato dalla barca dalle onde durante un’ uscita di pesca invernale. Una sconvolgente disgrazia che li ha separati ma stavolta i sei superstiti, tra i quali è Cara, la bella rossa, sua vedova e madre dei suoi figli, hanno deciso di onorare l’anniversario sull’isola per ricordare almeno i tanti bei momenti trascorsi tutti insieme. E quindi i tre trasferitisi lontano: negli Stati Uniti Seamus, scrittore e sceneggiatore di successo, fratello di Gillian e in Inghilterra Ferdia, musicista e imprenditore discografico con Sorcha sua moglie, sono tornati a Inis Mor per riunirsi agli amici isolani: Maura, la bella rossa maestra d’asilo quasi una sorella per Cara e Daithì, insostituibile, costante e fraterna presenza per entrambe, proprietario e gestore del Derrane, l’unico pub e vero albergo dell’Isola. E proprio Cara sarà l’ultima a raggiungere il gruppo perché per il suo incarico di “Garda” agente di polizia, con il grado di sergente e unica autorità di controllo a Inis Mor , ha dovuto presenziare a una riunione di lavoro sulla terraferma e ha preso al volo l’ultimo traghetto.
Il mare era in già in tempesta e le previsioni annunciavano tempo pessimo con vento e neve per giorni. Non resta che sperare che non ci siano imprevisti ma intanto al suo arrivo deve subito scontrarsi con le stupide superstizioni che annunciano sfortuna e morte. Per la credenza popolare irlandese si dice infatti che quando un quadro cade dal muro: qualcuno morirà… E purtroppo si scoprirà troppo presto che potrebbe non essere solo una leggenda.
Intanto però gli amici l’aspettano e quindi bisogna dimenticare dubbi, stanchezza e festeggiare l’essere di nuovo tutti insieme.
A Cara non resta dunque, in barba al freddo e alla tormenta causa di guasti agli wi-fi e ben presto ohimè anche di interruzioni elettriche e telefoniche, che raggiungere con Daithí casa Flaherty, oggi di proprietà di suo cognato, il vecchio e ormai trascurato cottage di famiglia dove è previsto il raduno per quella sera. Ma Maura, l’amica, manca all’appello, lei e Daithì non l’hanno trovata quando sono passati a cercarla a casa sua e non li raggiungerà in seguito mentre fanno festa , bevendo tra chiacchiere e ricordi e una violenta tempesta di neve, ora dopo ora, rende sempre più difficili gli spostamenti. Insomma Maura sembra svanita nel nulla, anche se Cara sa che negli ultimi tempi era in contatto con qualcuno. E Maura, sempre molto riservata, non si era aperta neppure con lei, forse la sua migliore amica. Magari quella sera aveva meglio da dare e li aveva semplicemente bidonati?
Ma una telefonata dal continente che avverte di una chiamata anonima per segnalare la presenza di un corpo in fondo alla Tana del serpente, spedirà la mattina dopo alle otto, nonostante l’imperversare della bufera Cara scortata da Daithì alla scogliera e in basso, sfidando coraggiosamente il mare in tempesta, ricupereranno a fatica il corpo di una donna. Quello martoriato di Maura. Ma secondo le loro prime impressioni, poi confermate anche dal giudizio della dottoressa l’unico medico di servizio sull’isola, non si tratta di una caduta accidentale o di un suicidio: Maura è stata brutalmente assassinata. Ma chi può averla voluta uccidere e perché?
Nonostante il dolore per la perdita di una cara amica, Cara, dovrà cercare di raccogliere più indizi possibili prima dell’arrivo della polizia dalla terra ferma, senza aspettare che la neve si sciolga, le tracce vengano cancellate e la verità resti sepolta per sempre. E soprattutto dovrà farlo confrontandosi con un criminale che senz’altro ha già ucciso e magari potrebbe colpire ancora. Uno di loro dunque sarebbe l’assassino?
Il tempo sembra quasi volersi fermare, tornare macabramente sui suoi passi come per far riemergere intimi segreti che alcuni celavano perfino a se stessi. Possibile che esistano importanti legami resi immutabili dal tempo, o lesi da un diverso tempo, scavando dei profondi rancori?
Una piccola isola avvolta nel mistero, un’inarrestabile e accecante tormenta, un passato sepolto, e chissà un futuro mortale per tutta un intrigata storia in cui forse un cadavere potrebbe avere molto da raccontare.
Molto intensa e suggestiva l’ambientazione per una narrazione esaltata della potenza degli avvenimenti naturali ivi descritti.
In Irlanda un celebre detto sostiene che quando si sposa un isolano si sposa l’intera isola. A maggior ragione su queste piccole isole avamposti nell’oceano i nativi riescono spesso a trasformarsi in un’unica sentita essenza, in un qualcosa per cui la solitudine fa diventare indispensabile la partecipazione, la comunanza e la totale condivisione.
Molto interessante e ben interpretato dai vari personaggi il vivace contrasto tra paesaggio, lingua irlandese e antica cultura del paese.
Un thriller celtico ma anche tipicamente anglosassone che, a conti fatti, rimanda di continuo a certi aggrovigliati intrecci all’ Agatha Christie, pur facendo l’occhiolino al lettore suggerendogli più volte la soluzione riesce tuttavia a spronarlo e a coinvolgerlo fino all’ultima pagina.

Tríona Walsh. È una scrittrice irlandese, autrice di thriller e gialli ricchi di atmosfera e colpi di scena. Artista e graphic designer, si occupa anche dell’ideazione e realizzazione di copertine per diverse case editrici. Vive a Dublino con la sua famiglia.

:: Uscimmo a riveder le stelle – Vol 2 – Purgatorio a cura di Franco Nembrini e Gianluca Recalcati (Edizioni Ares 2023) recensione a cura di Giulietta Iannone

30 gennaio 2024 by

Uscimmo a riveder le stelleLa divina commedia raccontata ai ragazzi (e ai semplici di cuore) contiene tre volumi, i primi due Inferno e Purgatorio editi in cui Franco Nembrini racconta la Divina Commedia ai più giovani con un’edizione commentata e illustrata da Samuele Gaudio. Se l’Inferno ci parla di una dimensione di tormenti senza fine, con tutto l’orrore che rappresenta, il Purgatorio è la cantica della Misericordia e del Perdono. La salvezza è certa, bisogna ancora scrollarsi di dosso qualche zavorra per giungere alla presenza di Dio e alla gioia e felicità eterna del Paradiso. E’ la cantica della Speranza e dell’attesa, in cui si assapora la gioia del perdono e della volontà di ricominciare il cammino verso un Bene che si fa sempre più vicino e raggiungibile. Anche Dante è tormentato dal desiderio di sapere, di quella sete di conoscenza che solo l’acqua che la Samaritana ha ricevuto da Gesù può saziare. La sete di conoscenza, come la sete dei soldi solo in Gesù può trovare pace, e la pace del cuore sembra dirci la cantica ci attende scontato il giusto castigo. Come testo propedeutico allo studio della Divina Commedia è un testo utile sia ai ragazzi che in realtà a tutte le età, per rileggere pagine di profonda poesia e bellezza.

Franco Nembrini (Bergamo. 1955) si laurea in Pedagogia all’Università Cattolica di Milano per poi iniziare a insegnare italiano e storia nelle scuole superiori. È tra i promotori della scuola libera “La Traccia” di Calcinate (BG), di cui è stato a lungo rettore. Dal 1999 al 2006 è stato presidente della Federazione Opere Educative (FOE), ha fatto parte del Consiglio nazionale della scuola cattolica, della consulta nazionale di pastorale scolastica della CEI e della commissione per la parità scolastica del Ministero dell’istruzione. Tra le sue pubblicazioni: Di padre in figlio (Ares), Alla ricerca dell’io perduto. L’umana avventura di Dante (Itaca), Dante, poeta del desiderio. Conversazioni sulla Divina Commedia (Itaca), tutte nate da incontri tenuti in Italia e all’estero (soprattutto in Spagna e nel mondo russo). Dal 2018 ha pubblicato per Mondadori, insieme a Gabriele Dell’Otto con prefazione di Alessandro D’Avenia, tre volumi a commento di “Inferno”, “Purgatorio” e “Paradiso” di Dante Alighieri.

Gianluca Recalcati (1986) è coordinatore didattico della scuola primaria “Marcello Candia” di Seregno (MB). Ha pubblicato il racconto per bambini I doni di San Nicola (Itacalibri 2020).

:: Giornata della Memoria: E il vento si fermò ad Auschwitz, Maristella Maggi (Gallucci, 2024) a cura di Viviana Filippini

26 gennaio 2024 by

Il giorno della Memoria è il giorno per commemorare le vittime dell’Olocausto, ma è anche il momento per scoprire e riscoprire letture a tema dedicate a questa giornata. Per Gallucci è uscito “E il vento si fermò ad Auschwitz” di Maristella Maggi, inserito nella collana degli “Imperdibili”, ossia quei libri che hanno storie coinvolgenti e appassionanti da leggere. Protagonista della vicenda è Sara, ebrea nell’Italia del 1938, quando l’applicazione delle leggi razziali fasciste cambiò in modo radicale la vita degli ebrei. Dal momento della loro messa in atto, per la protagonista tutto divenne complicato, perché per Sara si chiusero le porte della scuola e quei compagni e compagne di classe che lei credeva amici, le girarono per sempre le spalle, proprio perché era ebrea. La vita di Sara, come quella di tutti gli ebrei che le stanno attorno, si complicò diventando sempre più difficile e cupa, in quanto la loro libertà venne sempre meno, tanto che agli ebrei , come la Storia ci ha narrato, fu negata la possibilità di lavorare, andare a scuola o svolgere attività pubbliche, e molti di loro vennero deportati nei campi di concentramento, tra i quali Auschwitz. Nel libro della Maggi,  Sara racconta la sua storia, e lei è il personaggio di invenzione creato dall’autrice per farle narrare il vissuto di una donna, al quale però si uniscono poi le tante voci e storie di coloro (donne, ragazze, bambine) che come lei furono vittime della crudeltà e cattiveria assurda e insensata messa in atto dai nazisti. Per il lettore, la voce di Sara è una guida dentro al passato drammatico dei tanti ebrei deportati durante la Seconda guerra mondiale. Questo è possibile, perché la Maggi ha creato la storia grazie ad una serie di diverse testimonianze di sopravvissuti che ha raccolto e che sono giunte a noi tramite questo volume adatte per ogni lettore, bambino o adulto. Inoltre, grazie a Sara si scopre anche che nel mare di cattiveria che imperava in quel periodo, qualcuno di buono agì per aiutare gli ebrei lasciando un piccolo, ma forte, un segno in quel mare di odio e di discriminazione.  “E il vento si fermò ad Auschwitz” di  Maristella Maggi è una storia dove vero e verisimile si mescolano alla perfezione, dove un po’ di bontà arrivò in soccorso degli ebrei nei campi di concentramento e dove ogni storia narrata, è come il vento: deve essere conosciuta e raccontata una volta, due, tre volte e un’altra volta ancora, per fare Memoria dell Shoah, per non dimenticare il passato, nella speranza che nel sempre più complicato oggi, non si ripetano gli errori di ieri. All’interno del libro è presente anche un sezione di approfondimento sul Binario 21, sul museo delle Yad Vashem e su chi sono coloro che vengono nominati i Giusti tra le nazioni.

Maristella Maggi è stata docente di Lettere nella Scuola Secondaria di primo grado, e oltre all’insegnamento è attiva con progetti didattici legati alla lettura e alla scrittura poetica. È autrice di numerosi testi di narrativa per ragazzi, con i quali tiene diversi incontri con le scolaresche e organizza laboratori creativi, giochi di linguistica e convivenza sociale per il festival della letteratura Bookcity Milano.

Source: Grazie all’ufficio stampa di Gallucci editore.

:: Come un fiore di ciliegio nel vento di Etsu Inagaki Sugimoto

24 gennaio 2024 by

Pubblicato per la prima volta a New York nel 1925 e diventato subito un bestseller internazionale, questo libro è il racconto in prima persona della vita di Etsu Inagaki Sugimoto, la figlia minore di un samurai di alto rango, che vive sulla sua pelle il passaggio tra il Giappone feudale del XIX secolo e la potente modernità americana del primo Novecento. Nata nella città di Nagaoka, nel nord del Paese, Etsu riceve una rigida educazione, improntata ai principi dei nobili guerrieri samurai, ma il destino ha in serbo per lei tutt’altro: in seguito alla morte improvvisa del padre, la ragazza viene promessa in sposa a Matsuo, un amico del fratello, che vive negli Stati Uniti. Sarà solo l’inizio del suo viaggio nel Nuovo Mondo e dentro se stessa, un viaggio ricco di momenti belli e difficili come solo la vita sa essere. Forte della sua identità e delle sue convinzioni, tra i ricordi magici dell’infanzia in Giappone e l’incontro dirompente con la realtà occidentale, che la sospinge verso nuovi orizzonti, la giovane donna cresce, impara e ama con coraggio. Più di un memoir, più di una saga familiare, la vicenda di Etsu, leggera e forte come un fiore di ciliegio nel vento, è una bellissima storia di formazione al femminile che non smette di appassionare e commuovere.

ETSU INAGAKI SUGIMOTO (1874-1950) nasce in una famiglia di samurai all’indomani dell’era Meji, che vede il Giappone aprirsi al resto del mondo dopo secoli di isolamento. Ha ventiquattro anni quando un matrimonio combinato la porta negli Stati Uniti: è l’inizio di una nuova vita, lontana da tutto ciò che poteva immaginare, che la giovane donna affronta con grande determinazione. Nel corso degli anni Etsu comincia a scrivere articoli sul Giappone, prima per i giornali locali di Cincinnati, poi per il magazine Asia. Dopo aver trascorso un altro periodo nella sua terra natale, decide di stabilirsi definitivamente a New York, dove diventa docente di lingua e cultura giapponese presso la Columbia University.

:: Cosa sognano i lupi? di Yasmina Khadra (Sellerio 2024) a cura di Valerio Calzolaio

22 gennaio 2024 by

Algeri. Anni Novanta. Dopo le elezioni politiche del 1992, l’aitante povero bel 20enne Nafa Walid, sognando di diventare prima o poi attore (ha fatto la comparsa), accetta un posto da autista per una famiglia potente, vive da schiavo, scopre l’arroganza e la violenza dei nuovi ricchi, assiste a crimini terribili e misfatti impuniti. Riprende a frequentare la moschea, viene affascinato da un gruppo di fanatici, diventa un fedele combattente e, presto, uno spietato assassino. Anni dopo, lo troviamo con i suoi uomini circondati da poliziotti, mezzi cingolati, tiratori scelti. La carneficina è in corso e ripensa alla propria vita, a come sia divenuto un convinto terrorista, a sognare da lupo le prede. Questo è l’incipit del grande romanzo “Cosa sognano i lupi?” di Yasmina Khadra, ex militare nato nel Sahara francofono, autore di ottimi romanzi noir, testimone dei conflitti algerini (qui affronta l’ultima fase del secolo scorso), pseudonimo femminile di Mohammed Moulessehoul (1955).

Yasmina Khadra, pseudonimo di Mohamed Moulessehoul, è uno scrittore stimato e apprezzato nel mondo intero. Nato in Algeria nel 1956, reclutato alla scuola dei cadetti a nove anni, è stato ufficiale dell’esercito algerino. Dopo aver suscitato la disapprovazione dei superiori con i suoi primi libri, ha continuato usando come pseudonimo il nome della moglie. Nel 1999 ha lasciato l’esercito svelando così la sua vera identità e ha scelto di vivere in Francia. In Italia sono pubblicati molti dei suoi romanzi, tra cui i due noir Morituri (1998) e Doppio bianco (1999), e Quel che il giorno deve alla notte (2009), miglior libro del 2008 per la rivista letteraria «Lire» (adattato a film nel 2012). Con Sellerio: Gli angeli muoiono delle nostre ferite (2014), Cosa aspettano le scimmie a diventare uomini (2015, 2022), L’ultima notte del Rais (2015), L’attentato (2016), dal quale è stato tratto il film di Ziad Doueiri, Khalil (2018), L’affronto (2021), Le rondini di Kabul (2021), Il sale dell’oblio (2022)  e Cosa sognano i lupi (2024).