Archive for the ‘Segnalazioni’ Category

:: Gli imperdibili: Un brav’uomo è difficile da trovare

24 novembre 2022

A Good Man is Hard to Find and Other Stories

Flannery O’Connor

Traduzione di Gaja Cenciarelli

Uscito nel 1955 e composto da dieci racconti inarrivabili per forza espressiva e spietatezza dello sguardo, Un brav’uomo è difficile da trovare impose immediatamente Flannery O’Connor come l’esponente di punta di quello che sarebbe stato ribattezzato il «gotico sudista».Unica sua raccolta pubblicata in vita, ha esercitato un’influenza incalcolabile su scrittori, musicisti, filosofi, politici per la ricchezza dell’apparato simbolico e la potenza e originalità del tema religioso.Dal racconto che dà il titolo al volume – con l’esplosione finale di violenza e le parole misteriose con le quali il Balordo, capo di una banda di rapinatori e assassini, chiude la storia, –all’irruzione di uno straniero nella tranquilla esistenza della «brava gente di campagna» di un’altra memorabile novella, fino alla sarcastica rielaborazione del tema razziale nel «Negro artificiale», O’Connor attinge al grottesco e a un umorismo a tratti feroce per costruire un un microcosmo umano in miracolosa sospensione tra commedia e tragedia, amore e crudeltà, dannazione e salvezza. Con una postfazione di Joyce Carol Oates.

Generazioni intere di scrittori (da Elizabeth Bishop a Raymond Carver, passando per le nuove leve della narrativa di oggi) hanno riconosciuto in Flannery O’Connor una delle voci più geniali e influenti della letteratura americana del Novecento, consegnandola insindacabilmente alla categoria degli scrittori di culto – uno status a cui ha contribuito, come spesso accade, il fatto di aver trascorso una vita particolarmente appartata dalla mondanità letteraria, nonché tragicamente breve.

Nata a Savannah, in Georgia, nel 1925, Flannery O’Connor si trasferisce a soli sette anni nella cittadina di Milledgeville, dove abiterà per tutta la vita. Nel 1947, sei anni dopo la morte del padre, lei e la madre ereditano una grande fattoria: è qui che la O’Connor mette su l’insolito allevamento di pavoni a cui si dedicherà con enorme passione e che diventerà parte integrante della sua immagine pubblica (in apertura alla raccolta di saggi Mystery and Manners [Nel territorio del diavolo] se ne trova un’indimenticabile descrizione).

La passione per la scrittura comincia già all’epoca del college: presso la State University of Iowa Flannery frequenta corsi e laboratori di letteratura e comincia a inviare racconti alle riviste. È nel 1952 che pubblica il suo romanzo d’esordio, Wise Blood [La saggezza nel sangue], a cui faranno seguito una raccolta di racconti, A Good Man Is Hard to Find (1955) e un secondo romanzo, The Violent Bear It Away [Il cielo è dei violenti, 1960]. Il successo è immediato: fra il ’57 e il ’65 tre suoi racconti vincono il prestigioso O’Henry Award, e viene spesso invitata a tenere corsi e conferenze nelle università del Sud degli Stati Uniti. 
È proprio questo l’ambiente geografico e culturale in cui si consuma l’intera vicenda biografica e letteraria della O’Connor: le zone rurali della cosiddetta Bible Belt, percorse dalle tensioni razziali e dal fervore religioso – il mondo a cui aveva dato magistralmente voce William Faulkner, del quale Flannery O’Connor condivide la sensibilità per il grottesco e i toni espressionisti. I protagonisti della sua narrativa sono figure profondamente legate alla realtà locale di quella terra e descritte con un realismo sanguigno, ma le loro vicende – quasi sempre pervase di violenza, follia e deformazioni – trascendono a veri e propri simboli della presenza contraddittoria e inquietante del divino, del mistero e della grazia nella vita umana. Il cattolicesimo è infatti una delle componenti basilari della cultura e della scrittura della O’Connor; la sua è una fede profondissima e assolutamente ortodossa ma che non degenera mai nel facile moralismo: ai gusti perbenisti dei bigotti oppone anzi storie a tinte forti e senza finali consolatori, ben consapevole della sua problematica missione di narratrice cattolica nel territorio del diavolo.

Il lupus eritematoso, la stessa malattia del sistema immunitario che aveva ucciso il padre, si manifesta per Flannery O’Connor nel 1950, a soli venticinque anni. Malgrado continue cure molto pesanti, che le fanno gonfiare il viso e perdere i capelli, e la costringono a camminare con le stampelle, le sue condizioni non miglioreranno mai. Nel 1964 le viene diagnosticato un tumore, che in concomitanza con la malattia è difficile da curare. Subisce un’operazione, ma poco dopo peggiora nuovamente, e muore il 4 agosto.

Dopo la sua morte è uscita una seconda antologia di racconti (Everything That Rises Must Converge, 1965) e, a cura di Robert e Sally Fitzgerald, due fra i suoi amici più cari, una raccolta di saggi, Mystery and Manners, nel 1969e una di lettere, The Habit of Being [Sola a presidiare la fortezza], nel 1979.

:: Fiabe Italiane del Piemonte: un libro di fiabe per regalare un sorriso ai bimbi in ospedale

24 novembre 2022

Fiabe Italiane del Piemonte: un libro di fiabe per regalare un sorriso ai bimbi in ospedale.

Dal 1 al 31 Dicembre, per ogni libro acquistato “Fiabe Italiane del Piemonte” scritto da Paolo Menconi e presentato da Loredana Cella, una copia verrà donata ai bimbi ricoverati in ospedale.
Una iniziativa dell’Associazione Culturale AEDE in collaborazione con la Fondazione FORMA Onlus dell’Ospedale Regina Margherita di Torino.

Il libro di fiabe è disponibile su Amazon:

:: Storia segreta di Angelica Li di Elena Salem

23 novembre 2022

Angelica Li ha solo 13 anni, quando scompare misteriosamente dal reparto di pediatria di un grande ospedale milanese, un mese prima di essere dimessa e dopo avere vinto una dura battaglia contro la leucemia. Possibile che sia stata rapita? È quello che si chiedono con apprensione parenti, amici e inquirenti, e il mistero si infittisce quando cominciano a girare voci sul fatto che nell’ospedale sono state condotte sperimentazioni illecite su Angelica e altri bambini, con farmaci non autorizzati.

Mentre sale la disperazione del padre di Angelica, Wen Li, e di Regina Pardo Roquez, una volontaria dell’ospedale che è anche la madre di Eva, proprietaria di una prestigiosa casa editrice italiana che sta per essere venduta agli americani, il commissario De Vicari e l’ispettore capo Iolanda Svevo conducono le indagini. Le ricerche per ritrovare Angelica, il mistero sulle sperimentazioni cliniche dei farmaci sui bambini e le vicende della casa editrice si intrecciano in un incalzante susseguirsi di eventi fino all’epilogo finale, che mette il dito in una delle più terribili piaghe della società moderna: la tratta degli esseri umani.

Un libro capace di toccare le corde più profonde, che non può lasciare indifferenti.

Elena Salem è nata e vive a Milano. Laureata in Filosofia, è giornalista e coach. Insegna scrittura creativa ed è fondatrice de Il piacere di raccontare, una community di persone che condivide la passione per la lettura, la scrittura, l’arte e la cultura.

Ha iniziato la sua attività professionale come giornalista, collaborando anche con Il Corriere della Sera. Ha costituito una piccola casa editrice, Bridge Edizioni, ed è stata per quattro anni presidente AIPE (Associazione Italiana Piccoli Editori). Ha lavorato come manager della comunicazione in Poste Italiane, Alitalia, DHL Express Italia. «Vivevo in una torre d’avorio, immersa nei libri. In azienda sono stata catapultata nel mondo reale ed è stata un’esperienza bellissima».

In narrativa ha esordito con il libro Puntini nell’universo (ibis Edizioni, con una prefazione di Umberto Veronesi), con il quale ha vinto il Premio della Letteratura di Como 2015, sezione racconti. Questo è il suo primo romanzo, ma lei racconta che la storia ce l’ha in mente da sempre. Vive con il marito e due gattoni un po’ svampiti, adora la campagna, in particolare i colli piacentini, dove si rifugia nel tempo libero per stare a contatto con la natura e, attraverso il web, con il mondo.

:: Lorenzo Orfei – Vita e avventure di una spia fascista di Davide Schito

20 novembre 2022

Genova, 1927. Lorenzo Orfei ha poco più di vent’anni quando viene reclutato dall’OVRA, la nuova polizia segreta di Mussolini, per una missione sotto copertura. Di politica Lorenzo non si è mai interessato, eppure col passare del tempo si accorge di possedere un talento naturale per quel lavoro fatto di bugie, inganni e sotterfugi, a tal punto che i successi della giovane spia non passano inosservati nemmeno a Roma, tra gli alti ranghi del Partito. E così quella che era iniziata come un’avventura – e un modo per racimolare qualche soldo – diviene, anno dopo anno, una vera e propria corsa a ostacoli tra amicizie, gelosie, intrighi di palazzo e missioni sempre più spericolate che lo porteranno in giro per il mondo e poi, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, di nuovo a casa.

“Lorenzo Orfei – Vita e avventure di una spia fascista” è il romanzo di formazione – liberamente ispirato a una storia vera – di un giovane uomo alle prese con le sfide, i pericoli e le scelte di una vita perennemente al limite, in costante e precario equilibrio tra menzogna e verità.

Mentre sullo sfondo la Storia viaggia spedita verso i propri anni più bui, Lorenzo si troverà ad affrontare una serie di prove, superandone alcune e fallendone altre; durante questo suo percorso riderà, piangerà, si innamorerà, stringerà amicizie e si farà pericolosi nemici. Crescerà. Finché, finalmente adulto, si vedrà costretto a fare i conti con una coscienza che nemmeno credeva di possedere, arrivando a mettere in discussione la propria carriera, la propria vita e il proprio ruolo nel mondo.

Davide Schito, ingegnere milanese classe 1983, ha all’attivo numerosi premi in diversi concorsi letterari e varie partecipazioni in altrettante antologie. Ama spaziare tra i generi, mescolandoli spesso anche all’interno della stessa storia. Ha un omonimo anch’esso scrittore ma si rifiuta di usare un nome d’arte. Su Amazon ha pubblicato la raccolta di racconti “Punto di non ritorno” e il romanzo distopico “Triality Show – Giuria impopolare”.

:: Marsiglia 1937 di Shanmei

12 novembre 2022

La novella è ambientata nella Francia della fine degli anni ’30, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, in quel periodo molto particolare tra le due guerre mondiali, dove si guardava all’America con invidia e ammirazione, si importava la loro musica, le loro abitudini, e anche la criminalità, molto attiva specie a Marsiglia, “la Chicago francese”.

Le donne erano bellissime e pericolose, gli uomini spietati e violenti, la polizia vigliava sorniona e contava sulla classica spiata per sventare crimini e delitti. Marsiglia con i suoi vicoli, i suoi muri scrostati, il suo porto punto di attracco per ogni genere di contrabbando raccoglieva la criminalità di tutta la costa, molti venivano da fuori, corsi, spagnoli, italiani, portavano avanti traffici illegali sempre più redditizi e senza regole.

I protagonisti della novella si chiamano André e Marie, e vivranno una tormentata storia d’amore, lui proprietario di un ristorante di Marsiglia (covo di ladri e di imprese fuori legge) e lei una sua modesta dipendente che lavora al guardaroba, a dividerli l’ispettore Marchal che ha un conto in sospeso con André, e l’affascinante Jojo, celebre cantante che si esibisce nella sala da ballo adiacente al ristorante. La preparazione di un colpo cambia le carte in tavola per tutti…

Scarica la tua copia qui

:: Dal 7 al 12 novembre a Roma IL FASCISMO, UN VENTENNIO DI IMMAGINI

3 novembre 2022

Sesta edizione per il Progetto e le forme di un cinema politico, la manifestazione ideata e organizzata dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e dalla Fondazione Gramsci, che quest’anno volge il suo sguardo sul centenario della marcia su Roma attraverso una serie di appuntamenti culturali che mirano ad approfondire l’eco e gli effetti di un segmento della storia italiana del Novecento – la presa di potere da parte di Mussolini e il delinearsi della categoria politica di fascismo – sul resto dell’Europa e del mondo. In particolare, ad essere investigata sarà la sfera cinematografica nella sua dimensione politica di un uso propagandistico in cui il regime fascista si distinse, alimentando un’industria che pose alcune premesse per la successiva affermazione del cinema italiano e che generò un immaginario collettivo che investì non solo il cinema ma tutte le arti.

Oggetto della manifestazione Il Fascismo: un ventennio di immagini, in programma dal 7 al 12 novembre a Roma in diversi luoghi – Casa del Cinema, Università Roma Tre (Dams), Sapienza Università di Roma e Libreria Spazio Sette –  non sarà solo la documentazione audiovisiva della marcia su Roma e il cinema, di propaganda e non, prodotto sotto il regime fascista, ma anche il cinema, non necessariamente italiano, che si è interrogato sui caratteri del fascismo o ha proposto, fino ai nostri giorni, riusi originali delle immagini del periodo fascista, alimentando la rielaborazione della sua memoria storica e del suo immaginario.

Il programma vuole prendere altresì in considerazione le teorie del cinema e le estetiche dell’immagine che hanno trovato nell’ideologia fascista un referente ideale o polemico, ma anche quelle teorie ed estetiche che hanno incrociato l’emergere di un’industria cinematografica italiana negli anni del regime (esempio ne sono gli scritti di Rudolf Arnheim nel suo soggiorno in Italia) e quelle che invece hanno tentato un’interpretazione del posto occupato dal fascismo nell’immaginario novecentesco e contemporaneo.

Ad integrazione della classica formula espressa nelle precedenti edizioni – una cospicua rassegna cinematografica introdotta da esperti e una giornata di studi, con la presentazione di un nuovo volume sull’argomento, saranno organizzati, in sedi universitarie, lezioni seminariali di approfondimento, con proiezioni di documenti dell’epoca, tratti sia dal cinema documentario che da quello di finzione. Un’occasione, dunque, per offrire a un pubblico multigenerazionale – ed in particolar modo ai giovani – una conoscenza trasversale tra storia, ideologia e arte cinematografica, del Fascismo sotto la duplice macchina da presa realistica e di finzione. L’ingresso ai film e agli incontri è libero a tutti.

L’iniziativa, realizzata grazie al sostegno del MIC Divisione Cinema e Audiovisivo, è in collaborazione con il CSC – Cineteca Nazionale, Istituto Luce Cinecittà, la Casa del Cinema, l’Università degli Studi Roma Tre, Sapienza Università di Roma e Libreria Spazio Sette. Media partner: “Il Manifesto” e Radio Radicale.

Il gruppo di studio e lavoro del progetto è composto da: Dario Cecchi, Damiano Garofalo, Maria Chiara Giorgi, Marco Maria Gazzano (in memoria), Alma Mileto, Pietro Montani, Claudio Olivieri, Ivelise Perniola, Giacomo Ravesi, Paola Scarnati (coordinamento), Giovanni Spagnoletti, Ermanno Taviani, Vincenzo Vita (presidente AAMOD), Maurizio Zinni. 

Scarica il programma completo qui.

:: Arco di Trionfo di Erich Maria Remarque (Neri Pozza 2022)

1 novembre 2022

Dietro l’Arc de Triomphe illuminato dai riflettori, un’enorme bandiera rossa, bianca e blu garrisce nel vento. Nel cielo coperto la sua ombra sbiadita e stracciata sembra un pennone a brandelli, sprofondato nelle tenebre sempre piú fitte.
È il 1938, e a Parigi i segni della catastrofe incombente si percepiscono ovunque, nei volti dei passanti, nei caffè, nei bordelli, nel cuore pulsante di una città che si avvia alla rovina. La Ville Lumière è l’albergo dei rifugiati di mezza Europa, spagnoli, italiani, tedeschi soprattutto. Svolgono i mestieri piú ingrati per vivere, con l’incubo sempre di essere scoperti dagli altri ospiti dell’albergo parigino, le spie dei regimi da cui sono scappati.
Ravic lavora in un bordello. Cura le prostitute, ragazze che si danno al mestiere per «premunirsi contro il degrado». A volte esegue operazioni chirurgiche in un ospedale, al posto di medici francesi non in grado di farle. Ravic è infatti un bravo chirurgo tedesco sfuggito alle grinfie della Gestapo e, con l’aiuto di amici, riparato clandestinamente nella capitale francese.
Trascorre le sue ore nei bordelli e nei caffè con l’animo di chi è stato privato della patria ed è alimentato soltanto dalla vendetta nei confronti del suo persecutore, Haake, l’uomo della Gestapo.
Nei romanzi di Remarque le ragioni del cuore e quelle crudeli della Storia si danno sempre appuntamento, e così accade in Arco di Trionfo. Ravic incontra Joan Madou, un’attrice dagli occhi grandi e chiari, impietriti in una cupa disperazione, una donna ferita a tal punto dalla vita da desiderare soltanto una cosa: sopravvivere.
Pubblicato per la prima volta nel 1946, oggetto nel 1948 di una fortunata trasposizione cinematografica diretta da Lewis Milestone e interpretata da Charles Boyer e Ingrid Bergman, Arco di Trionfo è una delle opere piú amate di Remarque, una indimenticabile storia d’amore e, insieme, uno dei romanzi politici piú riusciti della letteratura moderna.

Erich Maria Remarque nacque a Osnabrück nel 1898. Nel 1916, in piena Grande Guerra, fu spinto ad arruolarsi volontariamente e nel 1917 fu spedito sul fronte occidentale, dove rimase gravemente ferito. Il suo primo romanzo pacifista, Niente di nuovo sul fronte occidentale, fu pubblicato nel 1929. Nel 1933 i nazisti bruciarono e misero al bando le sue opere. Riparato in Svizzera, vi risiedette fino al 1939, anno in cui si trasferì negli Stati Uniti. Nel 1948 tornò in Svizzera, dove visse e continuò a scrivere fino alla morte, nel 1970. Neri Pozza ne sta ripubblicando l’opera omnia.

:: Kane. La saga di Karl Edward Wagner (Mondadori 2022)

10 ottobre 2022

Kane porta il marchio dell’uomo maledetto: si narra che abbia strangolato suo fratello e da allora sia condannato da una divinità folle a vagare per il mondo senza pace, fino a quando sarà distrutto dalla stessa violenza che ha creato. Guerriero spietato e sottile tessitore di intrighi, vive da millenni passando di regno in regno, di avventura in avventura, senza posa. Personaggio complesso e sfaccettato, è uno dei più riusciti protagonisti del genere Sword & Sorcery.

Uscito il 22 settembre nella pregiata collana Draghi di Mondadori Kane di Karl Edward Wagner, volume deluxe da collezionare per una volta senz’altro in cartaceo, capostipite del dark fantasy, è un fantasy che piace anche a chi non ama il fantasy tanto che è ben scritto, appassionante, ricco di avventura, ironia e azione. Tradotto da un manipolo di giovani traduttori, di cui mi pregio di conoscere uno di loro il mitico Davide Mana, (un’autorità in materia di fantasy) è senz’altro un’edizione di lusso da intenditori. Appena avrò i 28 Euro non mi sfuggirà, ne ho letto l’anteprima su Amazon e devo dire ero tentata di far sforare il budget familiare pur di comprarlo, poi sono tornata in me (mio fratello ringrazia, Amazon forse mi maledice), e posticipo l’acquisto appena mi arriva un pagamento che mi devono, lo investirò almeno in parte in questo libro prezioso da conservare sulla mensola più alta della mia biblioteca personale. A dire il vero era mia madre che adorava il fantasy e collezionava libri dei classici di questa narrativa, (e sicuramente Karl Edward Wagner è uno di loro, anzi un caposaldo) ma questa nuova traduzione merita senz’altro. Buona lettura!

Segnalo un’intervista a Davide Mana: Tradurre il fantasy moderno.

Edward Karl Wagner (Knoxville, Tennessee, 1945-1994). Ha scritto soprattutto opere di horror, fantascienza e fantasy eroico; curatore dei racconti di Conan il Barbaro, è stato tra i fondatori della Carcosa Press, specializzata in lussuose edizioni di autori pulp.

:: Il pittore fiammingo Jan van Eyck protagonista del nuovo romanzo storico di Patrizia Debicke – a cura di Giulietta Iannone

9 ottobre 2022

Il romanzo ci racconta le congiure e gli intrighi nell’Europa del XV secolo, precisamente dal 1426 al 1446: due decadi in cui Francia e la Borgogna sono ancora in balia della Guerra dei cent’anni, l’impero impaziente alle porte, l’Italia contesa tra ducati, repubbliche e signorie, il papato e poi la Castiglia, l’Aragona e il regno di Napoli con la sua regina Giovanna, feroce teatro di scontro tra gli aragonesi e gli angioini.

Jan van Eyck, il massimo artefice del “Polittico dell’Agnello Mistico”, il pittore di corte di Philippe le Bon, Duca di Borgogna, ma anche suo diplomatico e spia, sarà il tramite della storia.
La coppa usata da Gesù nell’Ultima cena, il Sacro calice di Valencia, la santa reliquia che cesellerà l’alleanza e la fraterna amicizia che avvicina la Borgogna all’Aragona ne diventerà invece il filo conduttore.

Il Calice è in pericolo a Gaeta. La sua difesa impegnerà Jan van Eyck, designato suo custode e, in seguito, Barthèlemy suo nipote, e la sua tutela li condurrà vorticosamente dalle Fiandre alla Milano di Filippo Maria Visconti, poi a Bruges e dalla Borgogna a Napoli conquistata da Alfonso V.
Qui Barthèlemy van Eyck potrà ricompensare l’aiuto di Antonello da Messina svelandogli il suo segreto della pittura a olio…

Jan van Eyck, pittore fiammingo, uno dei fondatori della scuola Olandese, è il protagonista assieme a suo figlio Barthélemy (ufficialmente suo nipote), del sontuoso ed elegante romanzo che Patrizia Debicke dedica all’Europa del XV secolo, con la Guerra del Cento anni che infuria contrapponendo Inghilterra e Francia, dal titolo molto enigmatico di Il segreto del calice fiammingo. Romanzo come dicevo esteticamente sontuoso, la scrittura della Debicke, preziosa come oro antico, arricchisce una trama ricca di intrighi, tradimenti, corruzione, delitti, contrapposta alla nobilita della lealtà, dell’amicizia, e del senso di giustizia che muovono i personaggi principali. Sullo sfondo il Calice, di agata corallina, impreziosito da incastonature d’oro e preziosi successive, dell’Ultima Cena di Nostro Signore Gesù, giunto fortunosamente nelle mani del re Alfonso di Aragona, e talismano del suo regno, e la predizione di una gitana che con il suo parlare misterioso ed enigmatico profetizza al sovrano di un regno dove non tramonterà mai il sole. Romanzo storico e di avventura al suo meglio, la Debicke è considerata una delle autrici di romanzi e gialli storici più autorevoli nel panorama editoriale italiano, Il segreto del calice fiammingo con capitoli brevi preceduti da titolo esplicativi, oltre ad essere appassionante affascina per la bravura dell’autrice, capace di scrivere come se dipingesse, con pochi tocchi sapienti e calibrati, avendo affinato col tempo una tecnica quasi impressionista. Nessuna sbavatura, nessuna parola superflua, ogni termine, anche i più desueti, sono usati con criterio e cognizione, appropriatamente. E soprattutto è un romanzo che non annoia, l’autrice conosce alla perfezione l’arte di incantare i lettori e le tecniche narrative come la tecnica del cliffhanger tra capitolo e capitolo. Non lunghe e nozionistiche descrizioni paludate, ma pochi tocchi sapienti che creano atmosfera e suspense. Ritengo in tutta coscienza che meriti di vincere i più importanti riconoscimenti destinati al giallo storico, e anzi sono sicura che sarà così, in questo romanzo complesso e articolato l’autrice si è davvero superata. Se vi capiterà di leggerlo, e amate il romanzo storico, capirete di cosa parlo. Perdonatemi il tono enfatico che uso di rado, ma ritengo sia uno dei romanzi più belli che ho letto quest’anno.

Patrizia Debicke van der Noot, nata a Firenze, è considerata una delle autrici di romanzi e gialli storici più autorevoli nel panorama editoriale italiano.
Collaboratore editoriale di Delos Books, Mentelocale, Milano Nera e The Blog Around The Corner, Contorni di noir, Libro guerriero, è coordinatrice e conduttrice per il Festival del Giallo di Pistoia. Ha tenuto conferenze storiche per il FAI, per gli Istituti Italiani di Cultura di Francia e Lussemburgo, per l’Università del Lussemburgo, per circoli letterari.

Tra i suoi romanzi, la trilogia sui Medici: “L’eredità medicea”, “L’oro dei Medici”, “La gemma del Cardinale de Medici”, tutti ripubblicati da TEA. Con il romanzo “L’uomo dagli occhi glauchi” ottiene il secondo posto al Premio del IV Festival Mediterraneo Internazionale del giallo e del noir di Sassari. Nel 2012 riceve il Premio alla carriera al IX Premio Europa di Pisa. Nel settembre 2013 ha pubblicato “La Sentinella del Papa”, Todaro, romanzo che ottiene il premio della critica, al Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti” di Seravezza.

:: Le ricette di Gessica – Il libro della blogger di cucina Gessica Runcio

7 ottobre 2022

Gessica Runcio si definisce “una siciliana a Milano”, e della sua isola conserva il calore, l’affabilità e uno straordinario patrimonio culinario. Da piccola, era la classica bambina che amava giocare con pentole e padelle aiutando la mamma e la nonna ai fornelli. Con il tempo, il blog di ricette che ha aperto quasi per caso l’ha portata a diventare una delle top blogger di Giallo Zafferano, il sito di cucina più cliccato d’Italia. Questo libro racchiude tutto l’amore per il cibo genuino e il profondo legame che Gessica ha con la sua terra: tanti sapori della tradizione, semplici ma ricchi di gusto, ricette che piacciono ai grandi e ai bambini e qualche trucchetto per facilitarci il compito ai fornelli. Tra Le ricette di Gessica troviamo naturalmente tutti i piatti siciliani più gustosi e appaganti — arancini, sfinci, cuzzole e rizzuole, pasta ’ncasciata e alla Norma, cannoli e moltissimi altri —, ma anche i grandi classici italiani, quelli a cui si dedicavano — e per fortuna si dedicano ancora — le nostre nonne la domenica, come la pasta e patate, il polpettone al sugo e il tiramisù. Infine, non mancano alcune ricette facili e veloci per quando il tempo è veramente poco, che sapranno comunque stupire con un tocco sfizioso ma alla portata di tutti.

A breve la recensione.

Gessica Runcio è nata in provincia di Messina. Ai fornelli fin da quando era piccolissima, ha sempre amato cucinare. Dopo aver lavorato nel negozio di famiglia, dodici anni fa ha aperto il blog di cucina Le ricette di Gessica, che insieme alle sue pagine Facebook e Instagram considera il suo “quaderno digitale delle ricette” che ama condividere con chi la segue. Con il tempo è diventata top blogger e content creator di Giallo Zafferano. Vive a Milano con la sua famiglia.

:: Insubordinati. Inchiesta sui rider, di Rosita Rijtano. Testimonianze, analisi e dati per capire cosa succede nel complesso mondo dei rider e delle app che gestiscono il food delivery in Italia

4 ottobre 2022

Lavoro essenziale, ma senza tutele

Rider: il nome all’inglese, un po’ cool, che ormai tutte e tutti noi abbiamo imparato a conoscere. Nel lockdown sono diventati lavoratori essenziali, fra gli unici cui era permesso girare per strada nel periodo più nero della pandemia. L’essenzialità della loro professione non va però di pari passo con le tutele e i diritti di cui dovrebbero godere. Il loro lavoro è duro, durissimo, pieno di rischi e assolutamente sottopagato. «Aspetti l’ordine, vai al ristorante, corri dal cliente, aspetti il nuovo ordine, vai al nuovo ristorante e così via, fino a che non sei spompato». Lo racconta Enrico in una delle tantissime testimonianze raccolte dalla giornalista Rosita Rijtano in questa ricchissima inchiesta.

Vessazioni e violenze (anche fisiche, a volte), contratti debolissimi e assolutamente incapaci di inquadrare correttamente queste figure ibride figlie della gig economy, a metà strada – o forse no – fra lavoro subordinato e libera professione. Ma anche sfruttamento e caporalato, come emerge da numerosi processi in tutta Italia e fedelmente riportati da Rosita Rijtano. E poi tante, tantissime persone straniere, spesso povere o poverissime, «tutte diverse, con il loro singolare bagaglio di sofferenza e umanità», facilmente ricattabili a causa delle difficoltà linguistiche, economiche e sociali.

Moderna espressione dell’evoluzione del capitalismo, dove vali qualcosa finché sei in grado di pedalare, ridotta all’essenziale la storia è sempre quella: «una storia di oppressori ed oppressi». Se non lavori come dicono loro – i padroni o i subappaltatori del servizio – ti bloccano l’account. E sei fuori dai giochi.

Tre anni, sette incidenti, 46mila chilometri

Attraverso interviste, documenti ufficiali, inchieste giudiziarie e l’indagine sul campo – seguendo passo passo alcuni ciclofattorini nel loro lavoro quotidiano – l’autrice di Insubordinati. Inchiesta sui rider ricostruisce un contesto lavorativo dove il “capo” è una piattaforma digitale e l’algoritmo decide per te tempi, percorsi, orari e, soprattutto, compensi. Ovviamente oltre a raccogliere senza sosta dati su rider e clienti finali.

Un settore variegato, dove trovi fianco a fianco chi è riuscito a farsi portatore di vertenze sindacali e ha ottenuto il contratto di lavoro subordinato e chi, al contrario, si batte affinché questo lavoro rimanga libero e autogestito. Una difficoltà tutta legislativa di riconoscere i diritti di queste figure, il cui numero cresce sempre di più con l’aumentare delle piattaforme digitali.

Il libro dà voce a loro, ai rider, a quelli che in tre anni si sono fatti 46mila chilometri e sette incidenti – ma guai a parlare di infortunio sul lavoro – e a quelli che si sono pagati gli studi consegnando pizze e sushi.

Insubordinati. Inchiesta sui rider è un volume densissimo, un saggio avvincente come un romanzo, salvo accorgersi che racconta la vita vera, quotidiana, di migliaia di persone. «Possiamo considerare i rider il grande banco di prova delle modalità di lavoro del futuro, per loro già presente. Da come sarà regolata, o non regolata, la loro attività dipende il domani di tutti noi».

Rosita Rijtano è giornalista de lavialibera, rivista di Libera e Gruppo Abele, e collabora anche con Il Foglio. Ha lavorato a Repubblica e al Mattino. Ha cofirmato due libri: Con lo smartphone usa la testa (Sperling&Kupfer, 2018); L’algoritmo e l’oracolo (Il Saggiatore, 2019).

:: La Lanterna di Genova si illumina di rosa a sostegno di LILT per la Campagna per la prevenzione del tumore al seno

29 settembre 2022

Sabato 1° ottobre, la Lanterna si illumina in rosa a sostegno della campagna di sensibilizzazione LILT

La Campagna Nastro Rosa LILT ha l’obiettivo di sensibilizzare un sempre maggior numero di donne sulla vitale importanza della prevenzione:la tempestività della diagnosi è infatti fondamentale per una più alta probabilità di completa guarigione. Durante il mese di ottobre al Poliambulatorio LILT di Via B. Bosco 31/10 sarà possibile sottoporsi ad una visita senologica gratuita, fino ad esaurimento dei posti disponibili. La Campagna di sensibilizzazione si rivolge in particolar modo a tutte le giovani donne (tra i 25 e i 39 anni) che non hanno fatto un controllo al seno negli ultimi 12 mesi.

La Lanterna cambia il colore della sua illuminazione per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi più importanti. L’illuminazione è visibile anche online grazie alla webcam donata al fato da Tecnosicurezza Genova: http://www.lanternadigenova.it/webcam/

Sul sito è visibile il calendario completo delle iniziative di illuminazione:

http://www.lanternadigenova.it/calendario-illuminazione-lanterna/

[*In caso di condizioni meteo avverse/temporali, pur mantenendo il sostegno all’iniziativa promossa, l’illuminazione artistica e la webcam dovranno essere disattivate per preservare gli impianti dal rischio di danni causati dalle scariche atmosferiche]