Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Ricette di guerra – 1940/1944: per una cucina semplice semplice di Amalia de Sanctis, a cura di Leo Osslan De Sanctis, con un testo di Cesare de Sanctis (Fefé Editore, 2022) a cura di Giulietta Iannone

15 aprile 2022

Amalia de Sanctis oggi avrebbe 110 anni. Negli anni ’90 (dell’800) si era trasferita con i genitori a Roma dal paesino umbro di Parrano (Orvieto). Questo ricettario è un esempio dello spirito “spartano” che la guerra imponeva, dell’ingegno e dell’attenzione di Amalia all’impegno sociale, per quanto consentito negli anni ’40 ad una giovane donna di buona famiglia. Oggi sembra che un’altra “guerra”, più subdola e miserevole, sia di nuovo tra noi: la difficoltà di unire il pranzo con la cena. Questo libretto sarà utile a contrastarla risparmiando qualche centesimo e mangiando sano.

Ricordo che in passato l’economia domestica era una materia di studio a scuola, sono un po’ lontana dalle aule scolastiche per cui non so che ci sia ancora come disciplina, ma penso sarebbe utile recuperarla sia per maschi che per femmine come è ultile la lettura di questo breve libro curato da Leo Osslan De Sanctis che raccoglie le ricette di cucina della sua ava Amalia de Sanctis, spirito vivace e donna di casa oltre che di ingegno, figlia di Sante de Sanctis, illustre padre della psichiatria e psicologia d’Italia. Subito sono andata a cercare la ricetta delle polpette del tempo di guerra e la ricetta di Amalia (a dire il vero lei ne faceva alcune varianti) è molto simile a quella di mia nonna. Si sa in tempo di guerra il cibo scarseggia, bisogna fare miracoli con i pochi ingredienti disponibili ma sorpendetemente questa cucina semplice è altrettanto buona di altra molto più elaborata e costosa. Tante ricette dalle minestre, ai dolci, alle carni, utili anche oggi in cui l’economia in cucina sembra tornata di moda. Si sa risparmiare è utile, e le buone massaie di una volta, zie, nonne, suocere, mamme ancora oggi reggono l’economia delle famiglie. Forse non di tutte, ma di alcune sì ed è interessante come il concetto stesso di famiglia ruoti intorno a queste donne un po’ schive e defilate che si alzano presto, vanno nei mercati a scegliere la frutta, le verdure, le carni migliori, raccogliendo scorte per le famiglie allargate o monofamiliari che dir si voglia e preparano i pasti. Il costume è cambiato, la società si è evoluta, non sempre migliorando, ma il buon gusto e la buona cucina fanno ancora da collante al benessere familiare. Lo stesso concetto di festa non può esulare da una tavola imbandita circondata da commensali. Recuperate questo libro con le sue preziose ricette di guerra, con le piccole malizie, con i trucchi e la voglia di recuperare le tradizioni di un tempo, che ha lasciato tracce nelle nostre radici familiari.

Leo Osslan de Sanctis, curatore del volume, è il pronipote di Amalia. Un giorno del 2005 curiosando nella ricca collezione di libri di cucina che gli aveva lasciato in eredità la madre, s’imbatte in una busta misteriosa e polverosa; la apre e dentro vi trova il manoscritto di queste “Ricette di Guerra”, autografo dell’autrice. La “zia Amalia” a suo tempo l’aveva lasciato in eredità alla madre di Leonardo. Insomma, è questa una raccolta di ricette che si tramanda di generazione in generazione quasi per una “forza interiore”, che è quella di non voler dimenticare -costi quel che costi- come vivevamo in tempi meno fortunati.

Cesare de Sanctis è l’autore del ricco capitolo che precede la raccolta di ricette. Chirurgo, pittore e scrittore, era nipote di Amalia de Sanctis, figlio del fratello di Amalia, Carlo. Il testo La zia Amalia è tratto dal libro Via Paisiello 15 (Artefatto, 1991), scritto quando Amalia de Sanctis era ancora in vita. Con Fefè Editore Cesare de Sanctis ha pubblicato anche: Volta la carta (2005), Fata Ghirò persona bella (2006), La scriminatura (2008).

:: La piccola Chiesa nella grande Russia – La mia vita la mia missione di monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, con Riccardo Maccioni (Edizioni Ares 2022) a cura di Giulietta Iannone

8 aprile 2022

Don Paolo è dal 2007 l’arcivescovo cattolico di Mosca. Una diocesi vastissima e composita che comprende al suo interno anche un caleidoscopio di nazionalità, fra cui la comunità armena, quella coreana, quella vietnamita, e via dicendo. Dentro il perimetro della Russia, tutto è di più: più chilometri da percorrere, più lingue, più incroci di culture e vissuti. Più bellezza da condividere ma anche, a volte, più timore nel testimoniare ciò che si crede. Perché quando si è minoranza si è più fragili. Quando si è minoranza l’identità viene sollecitata ogni giorno e ogni giorno sei chiamato a verificarne la consistenza, che è Cristo stesso. Mediante questo libro mons. Pezzi, si racconta a Riccardo Maccioni, per la prima volta dal principio. Intrecciando in queste pagine al vissuto personale, umano e missionario, fatti e valutazioni sull’attualità e il futuro della Chiesa, della Russia e con esse, necessariamente, del mondo intero.

Per correttezza segnalo che questo libro è stato scritto prima del 24 febbraio 2022, giorno dell’inizio dell’occupazione militare russa in Ucraina, epilogo e nuova fase di una guerra civile che insanguina queste martoriate terre ormai dal 2014 nelle sue provincie sud est. Le riflessioni comunque non inficiano lo spirito di questo libro: illustrare lo stato delle piccole comunità cattoliche in Russia (ricordiamo che il cattolicesimo è minoritario in questo paese vasto e sconfinato che racchiude etnie e popolazioni di diversa lingua, religione e tradizioni in cui il cristianesimo ortodosso è maggioritario, sebbene continuino a coesistere pacificamente ateismo, ebraismo, islam e religioni neopagane). Essere una comunità minoritaria comunque non è solo di svantaggio come racconta bene monsignor Paolo Pezzi, dal 21 settembre 2007 arcivescovo metropolita della Madre di Dio a Mosca che con Riccardo Maccioni, caporedattore di Avvenire, ha scritto La piccola Chiesa nella grande RussiaLa mia vita, la mia missione, edito da Edizioni Ares.

Interessante volume di cui consiglio la lettura soprattutto per il suo valore di testimonianza nel difficile e drammatico periodo che stiamo vivendo in cui predomina un irrazionale odio per tutto quello che è russo (musica, arte, letteratura, poesia, scienza, tecnica, etc…), non distinguendo la storia e la cultura di questo immenso e straordinario paese con la sua attuale e contingente situazione politica di cui il popolo russo ne subirà le conseguenze, come tutti noi. Ma per capire la realtà, lontano dagli stereotipi, e dai preconcetti più diffusi, è utile leggere questa testimonianza, di un uomo che ha dedicato la sua vita alla missione di diffondere il messaggio di Cristo. Una parte è autobiografica, l’altra è sempre incentrata sulla sua espeirienza personale, ma ha un respiro più comunitario. Ricordiamoci sempre che la Russia dallo zarismo al Comunismo ha vissuto in regimi in cui il potere era fortemente accentrato, e la libertà personale molto ridotta. Dopo la caduta del Comunismo la Russia si è trovata ad affrontare un bivio e una crisi economica, morale e politica senza precedenti da cui si è risollevata grazie alle nuove libertà, anche religiose, di cui ha goduto. Insomma la religione ha avuto un ruolo importante nella costruzione del tessuto sociale della nuova Russia e per comprendere questo paradigma è utile approfondire queste tematiche. Inoltre credo tutti noi abbiamo a cuore gli interessi della pace e sicuramente questo libro consente di analizzare la realtà da un punto di vista privilegiato onde ognuno di noi possa fare le sue oppurtune considerazioni anche etiche e morali.

Il nostro viaggio in Russia grazie a monsignor Pezzi ci porta nel cuore di un paese perlopiù sconosciuto in Occidente. Pochi l’hanno visitato di persona, ancora meno l’hanno compreso. Ci sono sempre le eccezioni quanto mai utili in questo periodo storico di grandi transizioni, e cambiamenti. Il dialogo comunque resta l’unico strumento di appianamento delle divergenze, come ha ben capito Papa Francesco, curiosamente molto amato in Russia anche dai non cattolici, ma per dialogare serve consoscersi, e questo libro serve proprio a questo. Buona lettura!

Source: libro inviato dall’editore, grazie a Simona dell’Ufficio Stampa Ares.

:: Il codice di Dean R. Koontz (Fanucci 2022) a cura di Emilio Patavini

5 aprile 2022

È da poco uscito per Fanucci Il codice di Dean R. Koontz, nella traduzione di Annarita Guarnieri. Il romanzo (titolo originale: Elsewhere), è stato pubblicato per la prima volta nel 2020, ma nel frattempo Koontz ha scritto due romanzi, mentre altri due sono già pronti per essere pubblicati. Autore di successo con all’attivo più di 120 titoli e oltre 450 milioni di copie vendute, Dean R. Koontz, è nato in Pennsylvania nel 1945, e attualmente vive in California. Ha scritto numerosi thriller, horror e romanzi di fantascienza (pubblicati da Urania ed Editrice Nord), e viene spesso accostato a Stephen King. Le analogie non si fermano al genere di romanzi che scrivono o al fatto di essere scrittori bestseller (anche se inaspettatamente King ha venduto e scritto meno di Koontz): entrambi sono stati insegnanti di inglese prima di dedicarsi alla scrittura e le loro opere sono state adattate per il grande schermo.

Il codice, diciamolo, non parte da premesse particolarmente originali: un senzatetto, noto come Ed l’Inquietante, affida a Jeffy Coltrane una scatola apparentemente innocua, ricercata dagli agenti federali poiché contiene nientemeno che la “chiave di tutto”. Jeffy Coltrane vive in California, ed è l’unico a prendersi cura della figlia undicenne Amity da quando sua moglie Michelle è misteriosamente scomparsa sette anni prima. Ed gli raccomanda di nascondere la chiave di tutto e soprattutto di non usarla per nessuna ragione. Le cose si complicano quando Jeffy e Amity scoprono che la chiave di tutto dà accesso a infiniti mondi paralleli, e qui iniziano le loro disavventure. Il what if alla base del libro è: “Cosa accadrebbe se i due avessero la possibilità di trovare un mondo parallelo in cui Michelle è ancora viva?”

I mondi paralleli sono intesi da Koontz come linee temporali alternative, in cui il destino della Terra ha subito un corso differente da quello che conosciamo. Nel libro si cita Hugh Everett III, fisico dell’Università di Princeton, noto per la sua “interpretazione a molti mondi” della meccanica quantistica proposta nel 1957, secondo cui ogni evento della realtà produce infinite diramazioni dell’universo. La teoria del multiverso è stata anche l’oggetto dell’ultimo articolo scientifico di Stephen Hawking, completato pochi giorni prima della sua morte e pubblicato nel 2018 sul Journal of High Energy Physics.

Dean Koontz è un maestro della suspense. Il codice è un romanzo che intrattiene senza particolari pretese o aspirazioni, e può contare su uno stile scorrevole e una narrazione serrata e avvincente. Difficile categorizzarlo in un solo genere: è anzitutto una storia basata su spunti speculativi come il multiverso e le infinite realtà alternative della Terra; è anche un thriller, per chi ama le storie avventurose, ricche di tensione e azione; ma nei mondi che Jeffy e Amity visitano sono presenti anche scorci di mondi distopici e orrifici a metà tra 1984 e L’isola del dottor Moreau. Numerosi sono i riferimenti al fantasy disseminati in tutto il libro: da Tolkien a La principessa sposa di William Goldman.

Dean R. Koontz, classe 1945, è autore di thriller di successo e bestseller di fama internazionale. Nato e cresciuto in Pennsylvania, attualmente vive in California insieme a sua moglie e due cani. Per tanti anni è stato insegnante di inglese in una scuola superiore, prima di dedicarsi alla scrittura pubblicando nel 1968 il suo primo romanzo: Jumbo-10. Il Rinnegato. Con più di 120 titoli all’attivo e oltre 500 milioni di copie vendute, Dean Koontz è considerato uno dei maestri del genere thriller.

Source: inviato dall’editore. Si ringrazia l’Ufficio Stampa di Fanucci Editore.

L’amore al tempo dell’odio. Una storia sentimentale degli anni trenta, Florian Illies (Marsilio 2022) A Cura di Viviana Filippini

31 marzo 2022

È un viaggio indietro nel tempo quello che il lettore fa leggendo “L’amore al tempo dell’odio. Una storia sentimentale degli anni trenta” di Florian Illies, edito da Marsilio, anche se i fatti bellici di questi giorni fanno pensare a quello che sta accadendo in Ucraina. Quello fatto da Illies è un grande e lungo flashback, ma anche una esplorazione sentimentale nell’Europa degli anni Trenta che fa compiere a chi legge un vero e proprio cammino nelle vite di tanti uomini e donne che popolarono quella società del passato tra il 1929 e il 1939, all’interno della quale, piano piano, si stavano radicando quelli che sarebbero diventati poi dei regimi totalitari. Ciò che stupisce del volume (384 pagine) è che, nonostante tutti gli ostacoli, gli imprevisti, i provvedimenti che cominciarono a limitare la libertà delle persone, i protagonisti di queste vicende umane amavano e continuarono a farlo sfidando ogni intoppo, mossi da quella forza -l’amore- in grado di vincere su tutto e tutti. Pagina dopo pagina, con piccoli frammenti, Illies ci racconta la Storia in un arco temporale di un decennio, prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, attraverso pezzi di vite altrui, di personalità che nella Storia poi ci sono rimaste per il ruolo sociale, lavorativo, artistico o politico che esercitavano, ma che qui ci vengono narrate, in modo biografico, nella loro dimensione più privata e intima, quella relativa all’amore. Tra i protagonisti troviamo Picasso che compare con le diverse mogli e amanti; poi Sartre completamente rapito dal corteggiamento a Simone de Beauvoir; Thomas Mann con tutta la sua casata (figlie e figlie compresi) alle prese con relazioni di amicizia e amore che scatenarono contrasti nella famiglia. E ancora Dalì che si innamorò perdutamente di Gala, portandola via all’amico; Marlene Dietrich divisa tra la Germania e Hollywood alle prese con i suoi diversi amori e quello più grande per la figlia. Poi ci sono storie come gli amori complicati e non sempre corrisposti di Annemarie Schwarzenbach, appassionata di viaggi e di fotografia, o la storia di Gunta Stölzl prima e unica donna ad insegnare al Bauhaus, ma anche madre coraggiosa nell’allattare a scuola il figlio appena nato. Tra le tante personalità vorrei ricordare anche lui, Francis Scott Fitzgerlad con la moglie Zelda e quel loro matrimonio così complicato, doloroso minato spesso dalla malattia della donna che fu per l’autore fonte di sofferenza emotiva e spunto dei suoi capolavori letterari. “L’amore al tempo dell’odio” di Florian Illies è una vera e propria mappatura del sentimento umano nella quale ci sono tanti amori, tanti tradimenti, tante relazioni (altro che il gossip di oggi) che finirono per incomprensioni, ma anche per il diffondersi delle leggi razziali, mentre altri iniziarono nonostante la catastrofe imminente, come a evidenziare un attaccamento alla vita e al domani, capace di affrontare ogni ostacolo del vivere. Traduzione Francesco Peri.

Florian Illies (1971) è storico dell’arte. Editorialista della «Frankfurter Allgemeine Zeitung», ha diretto le pagine culturali di «Die Zeit», è tra i fondatori della rivista «Monopol» ed è stato direttore editoriale della casa editrice Rowohlt. Autore di bestseller tradotti in tutto il mondo, per Marsilio sono usciti 1913. L’anno prima della tempesta (2013, 2018 tascabile Ue), L’invenzione delle nuvole. Lettera d’amore sull’arte e la poesia (2018) e 1913. Un’altra storia (2019).

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Marsilio.

:: Brigate russe di Marta Ottaviani (Ledizioni editore 2022) a cura di Giulietta Iannone

12 marzo 2022

Nel libro ‘Brigate Russe’ (Ledizioni, 213 pagine, 14,90 euro), ho approfondito tutti questi aspetti, raggruppati in quattro parti. La prima aiuta a collocare il fenomeno dal punto di vista storico e geopolitico. La seconda è dedicata alla cyberwar degli hacker. La terza è dedicata ai troll e a come vengono utilizzati i social per manipolare l’opinione pubblica e mettere in difficoltà gli avversari. La quarta, infine, è dedicata alla propaganda di Stato, più o meno esplicita. Un soft power che però, inteso nell’accezione russa, mira a far ritagliare spazi di manovra sempre più alti. A dimostrazione di come sia sempre più importante riflettere su quello che si legge e saper fare selezione. La Russia ha inventato un nuovo modo di fare la guerra, ma altre nazioni, come la Cina, hanno iniziato a imitarla.

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/pirati-in-rete-e-disinformazione-la-guerra-non-lineare-di-mosca

La disinformazione destabilizza il nemico. Il nostro cervello ragiona in base a un sistema binario 0,1; sì, no; vero, falso. Anche un decisore etico fa scelte errate se inquinate da premesse scorrette. Anche Gandhi aveva teorizzato questa forma di violenza non manifesta che se vogliamo è di premessa a molte forme di violenza poi conclamata.

L’informazione non è neutrale, causa decisioni che possono influenzare la vita di un individuo come il corso di una guerra.

Dall’arte della guerra di Sun Tzu si è cercato di teorizzare le tecniche migliori per sconfiggere il nemico sempre tenendo fermo il punto che chi sconfigge il nemico senza combattere fa la cosa migliore. Di teorici della disinformazione ce ne sono in ogni paese, stato, continente (non solo in Russia).

Le basi si studiano nei corsi di teoria politica o guerra psicologica. Marta Ottaviani ha indagato con il suo piglio critico sulle tecniche usate in Russia e l’ha fatto cercando di illustrare al vasto pubblico ancora a digiuno che anche con l’informazione (o meglio la disinformazione capace di inquinare il dibattito democratico) si combattono le guerre. In un agile volumetto discorsivo e spigliato sintetizza informazioni, dati, nomi, date, e giunge a conclusioni plausibili e non prive di acume.

La guerra cibernetica combattuta sui canali digitali a colpi di fake news, troll, hacker ha di brutto che poi può far cadere in errore anche chi la commette, da entrambi i lati della barricata, non distinguere più il vero dal falso, perdere la cognizione che ci sia differenza tra il vero e il falso è un errore campale che può far perdere prestigio, guerre, vite umane.

Che siate putiniani o antiputiani (magari favorevoli a Alexei Navalny) comprendere le ragioni del nemico, come pensa, come ragiona è essanziale partendo sempre dall’assunto etico che è sempre meglio non demonizzare il nemico ma considerarlo un compagno o fratello “oppositore” come suggerisce giustamente Papa Francesco e chi prima di lui ha analizzato le dinamiche che regolano il vivere civile. Non inquinare il fiume in cui anche noi berremo è essenziale e delimita tutti i limiti di questa spietata guerra tecnologica di cui un po’ tutti siamo vittime consapevoli o inconsapevoli.

Il libro di Marta Ottaviani ha il pregio di dare concretezza ad assunti teorici e spiegare nei fatti questi meccansimi in azione. Viviamo in un mondo sempre più globalizzato, interconnesso, grazie ai satelliti, alle telecomunicazioni, a internet e alla volontà dei popoli di perseguire una convivenza pacifica, viviamo in una casa comune (o casa di vetro come hanno delineato alcuni teorici) in cui il bene di uno massimizza il bene dell’altro, il male di uno determina il male dell’altro.

Dove si sia spezzzato questo circolo virtuoso iniziato col 1989 e la caduta pacifica del comunismo sovietico non è dato sapere, la fine della storia non c’è stata, anzi siamo ricaduti negli stessi errori, nelle stesse dinamiche ostili da cui avevamo tentato di liberarci. Debolezza dell’Occidente? Malafede condivisa? E’ difficile giungere a una conclusione univoca. Comunque non abbiate paura del libro di Marta anche se dissentite in alcuni punti e in alcune conclusioni, è utile nella maniera in cui allena il vostro cervello a ragionare criticamente e a ponderare le dinamiche che regolano il nostro complesso mondo contemporaneo.

Marta Federica Ottaviani (Milano, 1976) si occupa di Turchia e di Russia per il quotidiano Avvenire, per cui ha seguito anche la crisi del debito in Grecia, e altre testate nazionali. Collabora con diversi think tank, fra cui Aspen Institute. Il suo ultimo libro Il Reis, come Erdogan ha cambiato la Turchia (Textus Edizioni) ha vinto il Premio Fiuggi Storia.

Source: acquisto personale.

:: L’arazzo di Fionavar (Mondadori 2022) di Guy Gavriel Kay recensione a cura di Emilio Patavini

11 marzo 2022

Tra il 1993 e il 1994 uscirono per Sperling & Kupfer i tre volumi della trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay: La strada dei re e La via del fuoco nella traduzione di Riccardo Valla e Il sentiero della notte nella traduzione di Linda De Angelis. Il 25 gennaio 2022 Mondadori ha ripubblicato i tre romanzi che compongono la trilogia di Fionavar nella collana Oscar Draghi, in un unico volume dal titolo L’arazzo di Fionavar e dalla veste editoriale come sempre curata, arricchita dalle illustrazioni di Martin Springett. I titoli dei romanzi sono stati ritradotti in maniera più fedele all’originale: L’albero dell’estate (The Summer Tree), La fiamma errabonda (The Wandering Fire) e La strada più oscura (The Darkest Road). Guy Gavriel Kay, canadese, classe 1954, è un autore di romanzi fantasy, perlopiù di ambientazione storica (anche se per Fionavar si parla di high fantasy o più propriamente di portal fantasy, come vedremo), poco conosciuto in Italia ma molto apprezzato all’estero. Per chi ha letto Il Silmarillion (1977) di J.R.R. Tolkien, il nome di Guy Gavriel Kay dovrebbe suonare familiare. Infatti, alla fine della sua Premessa all’opera postuma del padre, Christopher Tolkien scrisse: «Nell’opera, difficile e sempre discutibile, di sistemazione del testo, sono stato ampiamente assistito da Guy [Gavriel] Kay, che ha collaborato con me nel biennio 1974-75».

Nella sua introduzione, il curatore Massimo Scorsone definisce L’arazzo di Fionavar come il «più smaltato epic fantasy di lewis-tolkieniane ascendenze» (p. 6), e infatti i precedenti letterari di quest’opera sono proprio i due capisaldi del fantasy moderno: Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, con il suo impianto mitopoietico «coerente e consistente», e le Cronache di Narnia di C.S. Lewis, con i quattro fratelli Pevensie qui tramutati nei cinque studenti dell’Università di Toronto che vengono trasportati su Fionavar. Se ne Il nipote del mago e ne Il leone, la strega e l’armadio la vicenda prende le mosse nel «mondo primario» (per usare una terminologia tolkieniana), trasferendosi poi in un «mondo secondario», ne L’arazzo di Fionavar non è il nostro mondo a ricoprire il ruolo di «mondo primario», ma Fionavar stessa, più volte definita come «il primo di tutti i mondi» (p. 38), le cui vestigia sopravvivono nei nostri miti e nelle nostre leggende. Inoltre, L’arazzo di Fionavar si inserisce nel solco della tradizione del portal o quest fantasy, un sottogenere del fantasy in cui il protagonista è trasportato in un altro mondo tramite un portale, non importa che si tratti della tana di un coniglio come in Alice nel paese delle meraviglie, di un armadio magico come nelle già citate Cronache di Narnia o di un tornado come ne Il meraviglioso mago di Oz. Come altri esempi di portal fantasy si possono citare Coraline di Neil Gaiman, John Carter di Marte, primo volume del Ciclo di Barsoom, ma anche Le Cronache di Thomas Covenant di Stephen R. Donaldson, La Figlia del Re degli Elfi di Lord Dunsany e Le cronache di Ambra di Roger Zelazny.

Il primo volume che qui recensisco, L’albero dell’estate, è uscito in Canada nel 1984; mentre gli altri due seguirono due anni dopo. Negli anni ‘80 spopolavano numerose riproposizioni del fantasy tolkieniano (un nome su tutti: Terry Brooks). Guy Gavriel Kay ha saputo dimostrare di poter dare vita una rielaborazione consapevole, originale e profonda di quel modello attingendo dalle stesse fonti e dagli stessi archetipi di Tolkien: mitologia norrena, materia celtica e leggende arturiane trovano posto in un affresco mitopoietico che affascina e cattura il lettore sin dalle prime pagine.

Per ammissione dello stesso Guy Gavriel Kay, L’arazzo di Fionavar è la sua opera che più risente dell’influenza tolkieniana. Lo si può notare in molti aspetti, almeno nel primo volume: troviamo creature simili a elfi e orchi, un luogotenente dell’Oscuro Signore Rakoth Maugrim (incatenato come il Melkor-Morgoth tolkieniano), un bosco magico simile a Fangorn. Per certi versi, anche la concezione del Male arroccato a Nord – basti pensare a quanto scrisse Tolkien nella lettera 294 dell’8 febbraio 1967 –, deriva direttamente da Il Silmarillion. Come si è visto, Guy Gavriel Kay ha collaborato per due anni con Christopher Tolkien proprio alla pubblicazione del magnum opus tolkieniano. C’è persino un metallo, simile al mithril, «che i nani consideravano il più prezioso dono della terra: l’argento di Eridu, dalle sfumature azzurre» (p. 151). Ecco infine due passi in cui si possono confrontare le creature descritte da Guy Gavriel Kay con gli elfi di Tolkien:

«Noi siamo estremamente longevi, e non moriamo di vecchiaia, ma ci uccidono il ferro, il fuoco, e i patimenti del cuore. La stanchezza di vivere, poi, ci spinge a fare vela verso il nostro canto, ma questa è una cosa diversa. […] A ovest c’è un luogo che non è segnato su alcuna carta […], e noi andiamo laggiù, quando lasciamo Fionavar, a meno che Fionavar non ci uccida prima.»

(p. 160)

«Erano vecchi, saggi e bellissimi, e il loro spirito brillava nei loro occhi sotto forma di una fiamma multicolore, e la loro arte era un omaggio al Tessitore, di cui erano i figli più luminosi. Nella loro essenza era intessuta una celebrazione della vita, e nell’antica lingua il loro nome significava la luce che si oppone al buio»

(p. 161)

Come gli elfi di Tolkien, estremamente longevi ma non immuni da una morte violenta e dai «patimenti del cuore», le creature di Guy Gavriel Kay lasciano la loro terra per fare vela verso occidente. Nella storia della letteratura, l’Occidente è da sempre associato alla sede delle Terre Immortali o delle Isole dei Beati: basti pensare ad Aman nell’universo di Tolkien, ad Avalon, l’isola dove Artù potrà guarire le sue ferite, alle Tír na nÓg, meta degli imrama degli eroi e dei monaci irlandesi, o ancora alle Isole Esperidi greche. Un’ulteriore conferma di come su Fionavar convergano miti, archetipi, riferimenti culturali e cliché tipici del fantasy, visti da una prospettiva differente, evocati da un world-building ben costruito e da una prosa fresca ed elegante. Una storia a tratti lirica, a tratti epica, capace di trasmette forti emozioni.

Come disse C.S. Lewis de Il Signore degli Anelli: «Qui ci sono cose meravigliose che feriscono come spade o bruciano come gelido acciaio. Ecco un libro che vi spezzerà il cuore».

Guy Gavriel Kay (Weyburn, Canada, 1954) trascorre gli anni della giovinezza a Winnipeg; dopo la laurea all’University of Manitoba, nel 1974, si trasferisce a Oxford dove assiste Christopher Tolkien nella pubblicazione de Il Silmarillion (1977). Tra il 1981 e il 1989 lavora come sceneggiatore televisivo; il suo esordio letterario The Summer Tree, pubblicato nel 1984, primo romanzo della trilogia de L’arazzo di Fionavar, completata nel 1986. Ha scritto in seguito romanzi fantasy come Tigana (1990; tr. it. Il paese delle due lune, 1992), Ysabel (World Fantasy Award 2008), Under Heaven (2010; tr. it. La rinascita di Shen Tai, 2012) e molti altri. Il suo ultimo romanzo è A Brightness Long Ago (2019). Nel 2014 Kay è divenuto membro dell’Order of Canada per i suoi meriti letterari e nel 2021 ha tenuto una conferenza online per l’ottava edizione delle Tolkien Lectures.

Source: inviato dall’editore al recensore. Si ringrazia Alfonso Zarbo di Oscar Mondadori Vault.

L’Omino di Giovinazzo. Fortunato Depero: 1926, passaggio in Puglia, Aguinaldo Perrone, (Graphe.it, 2022) A cura di Viviana Filippini

11 marzo 2022

Sembra un giallo “L’omino di Giovinazzo” di Aguinaldo Perrone, artista, studioso di cartellonismo, edito da Graphe.it. In realtà il libretto è un curioso saggio breve nel quale l’autore cerca di fare luce su un disegno ritrovato a Giovinazzo, in Puglia, dove l’artista Fortunato Depero passò nel 1926 (non a caso il sottotitolo è Fortunato Depero: 1926, passaggio in Puglia). Tra le pagine del testo si cerca ci capire se effettivamente Depero, noto anche come l’artista più futurista dei futuristi, tra i padri del Secondo Futurismo e dell’aeropittura, passò effettivamente a Giovinazzo. Prove certe sembrano non esserci, ma qualche indizio sì. Tra i papabili elementi un disegno su cartoncino leggero dove è disegnato un omino in marcia. Partendo da questo disegno ritrovato durante i lavoro di ristrutturazione di un bar a Bari, Perrone veste i panni di detective dell’arte e svolge un’indagine sul campo per comprendere l’origine del disegno, snocciolando poi tutte le ipotesi relative al possibile passaggio di Depero a Giovinazzo e alla realizzazione di questo schizzo a china. Tra le componenti che inducono l’autore a pensare che si tratti di un disegno di Fortunato Depero ci sono alcuni elementi grafici: un figura umana stilizzata che sta tra il manichino e il robot, una “f” segnata in modo rapido (potrebbe essere l’iniziale del nome dell’artista) o le forme geometriche come le spirali che richiamano alcuni elementi grafici utilizzati dall’artista nei propri lavori. Le pagine de “L’Omino di Giovinazzo” scorrono via veloci grazie ad una scrittura pulita, chiara, che fa viaggiare il lettore nella vita di un artista che nella sua carriera artistica fece anche lo scenografo, il costumista e il designer. Perciò se “del doman non v’è certezza”, come scriveva Lorenzo de’ Medici nella “Canzona di Bacco”, composta nel 1490 in occasione del carnevale,  anche il dubbio sulla paternità attribuita dell’Omino di Giovinazzo a Depero resta, ma Aguinaldo Perrone, attento esperto di cartellonistica, ha tutti gli elementi giusti per formulare la sua indagine sul quell’omino che, vi dovesse capitare mai di passarci, troverete  stampato sui tovagliolini del Gran Bar Pugliese, magari messi al fianco di una bottiglietta di Campari Soda- anche lei futuristica- e in un secondo, non sarà così difficile riscontrare qualche evidente somiglianza tra l’omino e la bottiglietta di Depero. Il libro presenta una prefazione di Domenico Cammorata.

Aguinaldo Perrone (Aguìn), artista, studioso di cartellonismo. Le sue opere sono state esposte in Italia e all’estero: Milano (Biennale Internazionale del libro d’artista), Berlino, Amsterdam, New York, passando dalla 54ma Biennale di Venezia – Padiglione Puglia. Come autore di libri d’arte e di saggi ha pubblicato: Aguìn, disegniChiedete la lunaIl prodotto definitivamente superioreDepero 1926 passaggio dalle PuglieCatalogo Ragionato di Marchi Inutili e Manuale del Cartellonista ModernoDitelo con cartellonismoNell’ipotesi del cartellonismo e, infine, ha curato la riedizione del libro di Arturo Lancelotti Storia aneddotica della réclame (1912). Ha ricevuto premi e importanti riconoscimenti della sua ricerca storico-artistica, tra cui quelli di Steven Heller (su Print Magazine) e di Fusako Yusaki (prefazione al libro Ditelo con cartellonismo). Dal 2014 insegna Storia dell’illustrazione e della pubblicità presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Il suo sito è www.aguin.it.

Source: inviato dall’editore.

La prova dei cinque petali, Paolina Baruchello, (Sinnos 2022) A cura di Viviana Filippini

1 marzo 2022

Dopo “Pioggia di primavera”, “La prova dei cinque petali” è il nuovo libro di parole e immagini realizzato da Paolina Baruchello e Andrea Rivola, edito da Sinnos. Baruchello e Rivola tornano con una storia dove il mondo del kung fu e la Cina del passato fanno da sfondo alle avventure dei due protagonisti Jin e Tian. I due giovani, una femmina e un maschio, sono alla ricerca di loro stessi, lei (Jin) si guadagna da vivere facendo il circo, mentre lui (Tian) non vuole deludere il padre e si sta preparando a superare la difficilissima prova dei Cinque petali del fiore di Prugno per entrare tra le guardie dell’imperatore, anche se il giovanotto non sembra del tutto convinto. Sarà proprio l’arte circense ad avvicinare questi ragazzi, perché Jin e Tian si assomigliano molto nel fisico, tutte e due amano il kung fu e l’arte circense. In realtà Tian e Jin hanno anche la stessa forza di volontà che mettono in quello che fanno e che gli permetterà di andare oltre le barriere e gli ostacoli, superando le loro paure e le prove che la vita presenterà loro. La storia della Baruchello non è solo una narrazione dove l’amicizia dimostra di essere un perno fondamentare per andare oltre quello che cerca di porre un limite alla libertà dei protagonisti. La storia della Baruchello è una vicenda di prove da superare per diventare più consapevoli di sé, per confrontarsi con il proprio passato e dare un senso a tanti dubbi e perplessità che attanagliano i protagonisti durante le vicissitudini che attraversano. Allo stesso tempo “La prova dei cinque petali” è un libro dove c’è un confronto/scontro tra generazioni -quella dei figli con quella dei padri- con, da una parte, coloro che sono profondamente legati alla tradizione e al passato e dall’altra, i giovani che puntano a fare progressi cambiando le cose per trovare il loro posto nel mondo. Altro aspetto interessante è il fatto che Jin e Tian compiranno gesti e azioni che porteranno le tradizioni consolidate da tempo a rivedere i loro schemi strutturali e a rivalutare relazioni umane del passato che si credevano perse da tempo. “La prova dei cinque petali” di Paolina Baruchello con i disegni di Andrea Rivola, è una graphic novell di formazione dove l’amicizia, la collaborazione, la fiducia reciproca e la necessita di comprendere il propri io spinge Tian e Jin a confrontarsi con il proprio passato e ad andare avanti oltre ogni ostacolo e pregiudizio. Età di lettura: da 10 anni.

Paolina Baruchello storica di formazione e operatrice culturale, non ha mai smesso di amare i libri per ragazzi da quando è stata in grado di guardarne le illustrazioni e di leggerli. Il suo primo lavoro è stato fare la lettrice e poi la traduttrice dal francese per la Mondadori Ragazzi, per cui ha tradotto più di trenta titoli e curato introduzioni e adattamenti. Dopo viaggi per il mondo, reali e immaginari, e anni di lavoro per istituzioni culturali, è diventata autrice, pubblicando con Sinnos “Pioggia di Primavera”, graphic novel illustrata da Andrea Rivola (2015). Con Sinnos ha pubblicato anche l’albo “Lo Sport non fa per te”, illustrato da Federico Appel (2018) e sempre insieme ad Andrea Rivola “La prova dei Cinque Petali” (2022).

Andrea Rivola è un illustratore dal tratto riconoscibilissimo, in grado di unire l’amore per la composizione geometrica con una lettura sempre intelligente e ironica dei testi che deve accompagnare (e a cui spesso aggiunge del suo). Oltre ad essere un illustratore raffinato, è anche produttore di due ottimi vini: un sangiovese corposo e convincente e un albana bianco pieno di profumi e spezie.

Source: inviato al recensore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos.

:: La giara di Luigi Pirandello, Arsenio Lupin in crociera di Maurice Leblanc e La macchina del tempo di H.G. Wells a cura di Giulietta Iannone

28 febbraio 2022

La forza dei classici per stimolare la lettura delle bambine e dei bambini. Un progetto di lettura facilitata per tutti con il carattere ad alta leggibilità EasyReading, andata a capo regolata dal senso senza sillabazione, illustrazioni a colori e a doppia pagina, attività e giochi legati alla comprensione del testo.

Oggi vi parlo di tre libri per bambini dai 6 ai 7 anni in poi della collana Stelle Polari di Gallucci: La giara di Luigi Pirandello, Arsenio Lupin in crociera di Maurice Leblanc e La macchina del tempo di H.G. Wells. Sono grandi classici non solo semplificati ma ricchi di colorate illustrazioni capaci di attirare l’interesse dei bambini. Sono grandi storie che una volta grandi potranno leggere nelle edizioni originali. Ma già adesso possono iniziare a conoscere. In questi giorni difficili spegnete la televisione e dategli un libro che gli tenga compagnia. Un libro con cui impratichirsi nella lettura, giocare, crescere. La collana Stelle Polari e ricca di questi piccoli capolavori a misura dei più piccoli.

Fulvia Degl’Innocenti vive a Milano dove lavora come giornalista di “Famiglia cristiana”. È autrice di oltre cento titoli per bambini e ragazzi, molti dei quali tradotti all’estero. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Bancarellino e il premio Andersen.

Giuseppe Ferrario nasce a Milano nel 1969. Già da bambino si diverte così tanto a disegnare, che lo fa ancora oggi. Dopo l’Accademia di Belle Arti di Brera inizia a lavorare come scenografo per il parco di Gardaland, oltre che come illustratore e fumettista. Ha collaborato con Walt Disney, Warner Bros, Mtv, Image Comics; scrive e disegna fumetti per “Il Giornalino” eha fondato Effigie, società che si occupa di cartoni animati e grafica. Ha una moglie, quattro figli e un coniglio. Sogna di diventare il miglior alpinista del mondo.

Luca Poldelmengo è autore di vari romanzi gialli e noir. Ha inoltre firmato soggetti e sceneggiature per il cinema, a partire dal noir Cemento armato (2007). Padre di due bambini, con il libro Valerio e la scomparsa del professor Boatigre ha esordito nella narrativa per ragazzi.

Roberta Bordone è un’illustratrice, e il racconto per immagini la sua passione. Le piacciono i fumetti, il Giappone, Beyoncé, il suo cane Febo e le patatine!

Source: libri inviati dall’editore al recensore. Ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Gallucci editore.

:: Piccola autobiografia di mio padre di Daniel Vogelmann (Giuntina 2019) a cura di Giulietta Iannone

26 febbraio 2022

Piccola autobiografia di mio padre che ho preso assieme a L’orologio di papà e altri ricordi di Daniel Vogelmann, edito da Giuntina, Firenze, è un brevissimo libro, una trentina di pagine, narrato in prima persona, che narra la vita del padre dell’autore, dalla sua nascita alla morte. E’ dedicato alle sue due nipotine Alma e Shira e ed è stato scritto non solo per loro. Schulim Vogelmann nacque in Polonia, nella Galizia orientale, allora impero austroungarico da Nahum Vogelmann e Sissel Pfeffer. Era il 28 aprile del 1903. Aveva un fratello di nome Mordechai (che divenne rabbino) e una sorella Miriam. Seguiamo la sua vita dalla Prima Guerra Mondiale, al soggiorno in Palestina all’arrivo a Firenze, dove trovò lavoro nella tipografia di Leo Samuel Olschki. Sposò la figlia del rabbino di Torino Dario Disegni, Anna, ed ebbe una figlia Sissel. Poi nel 1938 arrivarono in Italia le leggi razziali, e nel tentativo di fuggire in Svizzera, lui e la famiglia, sua moglie e sua figlia furono mandati ad Auschwitz. Anna e Sissel furono uccise il primo giorno (lo scoprì dopo la guerra dalla Croce Rossa) lui sopravvisse grazie alla lista di Schindler. Tornò a Firenze e comprò la tipografia nella quale aveva lavorato da giovane e iniziò per la famiglia Vogelmann la loro saga familiare come editori. Fatti scarni, raccontati con amore e tenerezza, che ci riportano a un periodo buio della nostra storia, le leggi razziali, la guerra, i campi di concentramento, il mondo alla rovescia in cui Schulim Vogelmann visse non perdendo mai la sua umanità, trovò anzi il coraggio di risposarsi, avere nuovi figli, una famiglia e sopravvivere alle ceneri di un mondo per costruire il futuro. Mi ha colpito la citazione di una massima attribuita a Shemuel Hakatan: “quando cade il tuo nemico non ti rallegrare”, frase che gli tornò in mento sul treno per Auschwitz dove viaggiava insieme a un noto ebreo fascista. Velato di umorismo yiddish, è un libro che consiglio, fa bene al cuore.

Daniel Vogelmann, nato a Firenze nel 1948, esordisce negli anni ’70 come poeta, pubblicando alcuni volumi di liriche, tra cui Fondamentale (1972). Nel 1980 fonda la casa editrice La Giuntina, la cui prima pubblicazione nella collana «Schulim Vogelmann», dedicata alla memoria del padre, fu La notte del premio Nobel Elie Wiesel (tradotta dallo stesso Vogelmann) a cui negli anni si sono aggiunti circa 1000 titoli sulla cultura ebraica. Tra le sue pubblicazioni Piccola autobiografia di mio padre, Le mie migliori barzellette ebraiche, Dalla parte di Giona (e del ricino), L’orologio di papà e altri ricordi

Source: acquisto personale.

:: Breve storia del romanzo poliziesco di Leonardo Sciascia, con una introduzione di Eleonora Carta (Graphe.it 2022) a cura di Giulietta Iannone

25 febbraio 2022

Pubblicato per la prima volta nel 1975 su Epoca in forma di duplice articolo, più tardi confluito nella raccolta Cruciverba edita da Adelphi, il breve saggio riproposto in questo volume consente una preziosa visuale su come apparisse il cosiddetto “giallo” all’interpretazione di uno straordinario scrittore come Leonardo Sciascia. Non che quest’ultimo si riconoscesse come appartenente a tale genere letterario, per alcuni aspetti del quale non risparmia anzi le critiche; eppure i lettori appassionati della sua opera si rendono certo conto di come Sciascia abbia sfiorato e talvolta percorso – a suo modo – le strutture del noir e del poliziesco, e troveranno estremamente interessanti le parole che egli spende sul tema.

La presente edizione è arricchita dalla curatela di Eleonora Carta, che firma la corposa prefazione.

Breve saggio, ma denso di riflessioni, sul romanzo poliziesco di un maestro della letteratura del Novecento, che nonstante ritenesse il giallo (noir alla francese dal colore delle copertine dedicate a questo genere letterario) letteratura di consumo, ne ha comunque capito le potenzialità tanto da far risalire addirittura alla Bibbia la prima storia di detection (Daniele che smaschera i falsi testimoni contro Susanna) o da fare annoverare Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij nel genere.

Ne consiglio la lettura soprattutto a chi vuole dare uno sguardo disincantato e serio al genere poliziesco, ormai forse anche sdoganato a livello di critica, e soprattutto a Leonardo Sciascia, che nonostante non si ritenesse un “autore di gialli”, nei suoi romanzi spesso ne ha ricalcato le dinamiche.

Molto breve, si legge in una mezz’ora, ma forte sarà la tentazione di sottolineare alcuni passi e scrivere note a margine. Da segnalare la corposa prefazione (un saggio nel saggio) di Eleonora Carta, che cura la pubblicazione. Buona lettura!

Leonardo Sciascia (1921-1989), maestro di scuola, giornalista e politico, è considerato uno dei migliori scrittori del Novecento.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Roberto Russo e Anna Ardissone.

Il sogno della regina in rosso di Camilletti, Moberly e Jourdain (ABEditore, 2021) a cura di Elena Romanello

21 febbraio 2022

9788865513439_0_536_0_75ABEditore presenta nel suo catalogo una via di mezzo tra romanzo e saggio, Il sogno della regina in rosso, che presenta la prima edizione di un libro che cambiò molte coscienze all’inizio del Novecento, capace di influenzare l’immaginario ancora oggi e basato su un fatto realmente accaduto, o comunque realmente percepito dalle sue autrici.
Era un sabato d’agosto del 1901 quando le due professoresse inglesi Charlotte Anne Moberly e Eleanor Jourdain, in vacanza a Parigi, decisero di andare a fare un giro alla reggia di Versailles, allora in buona parte abbandonata. Le due signore, colte e istruite, di mentalità vittoriana, con una visione comunque pragmatica della vita, decisero di arrivare fino al Petit Trianon, l’antica residenza della regina Maria Antonietta, anche se il Baedeker, la guida inseparabile di ogni turista inglese dell’epoca, era molto laconico.
Le due amiche e colleghe di lavoro si persero nei meandri di un giardino in disarmo e qui incrociarono otto persone, scambiando due parole con alcune di loro, e sentendo una strana sensazione di inquietudine crescente. Tutto sembrava irreale, alberi e luce del giorno compresi, e le presenze che videro, tra cui una donna bionda che disegnava con un grande cappello sulla testa, erano vestiti come all’epoca di Maria Antonietta, e da ricerche che le due fecero successivamente, in quel periodo non si stava girando nessun film e non c’era nessuna festa in maschera.
Charlotte Anne Moberly ed Eleanor Jourdain dedicarono il resto della loro vita a raccontare questa loro esperienza ai confini della realtà, scrivendo poi il libro An Adventure e facendo ricerche in tema per suffragare la tesi che avessero trovato una porta per cadere in un’altra dimensione e compiere un viaggio nel tempo.
Il sogno della regina in rosso è  la prima traduzione italiana assoluta di An Adventure, ma è anche la storia di un libro che ebbe cinque edizioni, dal 1911 al 1958, appassionando il pubblico, dividendolo tra scettici e credenti e attirando l’attenzione di spiritisti e poeti, di filosofi e psicoanalisti, di fisici e di scrittori di fantascienza. Una storia contemporanea di Freud e Georges Méliès, di H.G. Wells e di Albert Einstein, un’opera aperta che si può leggere come una storia di fantasmi, un sogno, un viaggio nel tempo su un Tardis invisibile ante litteram, un’allucinazione, un ricordo di una delle vicende, quella della regina Maria Antonietta, che non ha cessato di influenzare e ispirare l’immaginario.
Il giudizio sulla veridicità del racconto è ovviamente sospeso, ma ci sono tanti elementi inquietanti e strani presenti, tra passaggi che c’erano solo nel Settecento e non in quell’epoca, e eventi che furono scoperti dalle due donne a posteriori.
Il sogno della regina in rosso è un libro, quindi, con più livelli di lettura, per appassionati di paranormale, di fantastico, di viaggi nel tempo e per chi ha continuato a trovare suggestioni nel parco del Trianon, il racconto di due donne adulte che caddero nella tana di un coniglio, e del mondo incantato, surreale e spaventoso che trovarono una volta varcata la soglia.

Fabio Camilletti,  classe 1977, è professore di Letteratura italiana all’università di Warwick, nel Regno Unito. Ha di recente pubblicato una Guida alla letteratura gotica e curato la prima edizione italiana di Fantasmagoriana, oltre a tradurre ed editare il manoscritto originale del Frankenstein e le opere di John Polidori. Con ABEditore ha già curato La casa infestata di Place du Lion d’Or (2020) ed è in uscita Spettriana (2022).
Charlotte Anne Elizabeth Moberly (1846-1937) fu la prima direttrice di St Hugh’s Hall (1886), una residenza femminile di Oxford che sotto la sua presidenza si trasformò in vero e proprio college universitario. “Settima figlia di un settimo figlio”, come amava definirsi, riferì molte esperienze paranormali vissute in prima persona.
Eleanor Jourdain (1863-1924) fu studiosa di Dante e insegnante di scuola; nel 1915 succedette a Moberly nella presidenza di St Hugh’s. Neanche lei era nuova a esperienze insolite: si riteneva dotata di facoltà paranormali, a suo dire ereditarie.

Provenienza: libro del recensore.