Posts Tagged ‘Franco Battiato’

:: L’incubo della farfalla di Francesco Ferracin (Linea, Padova 2022) a cura di Valerio Calzolaio

8 settembre 2022

Mentre osservavo la zuppa sobbollire, il mio telefono cellulare cominciò a squillare. Un numero italiano che cominciava con 095. Non conoscendo nessuno con quel prefisso, esitai un attimo prima di rispondere. E quando lo feci, all’altro capo una voce disse: «Sono Battiato, ti ricordi?»
(…)

Non lo avevo capito, allora, ma il suo era stato un congedo, perché quella sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo visti, in questa esistenza. Il ricordo di quello che mi disse non mi abbandonerà  mai, come mai dimenticherò la sua generosità e il privilegio di essergli stato amico. Ci sono voluti altri cinque anni prima che mi decidessi a pubblicare il risultato di quel nostro incontro artistico, nella sua interezza, e così facendo mettere il punto a una storia che mi ha accompagnato per metà della mia vita.

Dalla postfazione: Battiato nel Regno del ritorno.

Venezia, Berlino e altrove. 1998-2021. Il racconto potrebbe iniziare dalla postfazione dello scrittore e sceneggiatore seminomade Francesco Ferracin (Venezia, 1973), intitolata: “L’INCUBO DELLA FARFALLA sive Franco Battiato e il Regno del Ritorno”, ovvero Francesco e Franco. L’autore incrociò meglio le canzoni del musicista solo nell’estate 1992, un amico stufo dei suoi insopportabili gusti aveva infilato una cassetta nell’autoradio andando in spiaggia al Lido di Jesolo. Questa volta ci fu una folgorazione, le parole evocavano immagini, odori, echi antichi e moderni, un’esperienza sinestetica. La musica di Battiato accompagna Ferracin nei tre decenni successivi, lontano da Venezia durante i primi due, in giro per il mondo a seguire la passione e la vocazione per il cinema. Quando scrive Eight, un progetto di film ispirato a/da Ching sulle leggi della sincronicità, si convince che solo Battiato (in quei giorni di settembre 2005 in concorso a Venezia con il secondo lungometraggio) avrebbe saputo come girarlo. Gli invia una mail, s’incontrano a Padova, parlano di taoismo esoterico, retroguardie artistico-musicali, poesia e cinema trascendentali. Iniziano allora uno scambio di idee e una frequentazione culturale. A fine 2007 Battiato va a Berlino dove Ferracin ora prevalentemente vive, con moglie e infante di due mesi. Lo chiama e si vedono più volte, parlano subito del nuovo film del grande artista, Handel, e negli anni successivi s’avvia la collaborazione su un impegnativo progetto che per varie ragioni non vede la luce, Viaggio nel regno del ritorno. Si confrontano per anni, Ferracin ne stende la sceneggiatura, nel 2013 confida a Battiato di aver scritto nel 1998 un poema epico e fantastico sullo stesso tema narrativo, il monologo di un elfo, spunti da Tolkien (appartenente alla frangia più tradizionalista del cattolicesimo). Battiato è entusiasta del testo, lo rivede e ne realizzano insieme il poema sinfonico L’incubo della farfalla, un successo, appunto!

Pensieri scritti (in genere pensati e scritti su un taccuino a un tavolo di caffè), poesie, musiche, narrazioni sparse di storie tra fiction e realtà, incroci di frasi, versi, toni, stazioni e note musicali (dal mi bemolle al re minore): un’opera musicale in prosa o un’autografia (confessione immediata di un’anima trascendente) o un prosimetro o un poema o il racconto autobiografico di un corpo che prende coscienza di sé attraverso illusioni e contraddizioni contemporanee o la trattazione poetica del venire al mondo e di interrogarsene tramite la fantasia, vedete voi. Irrecensibile, sincronica, elegiaca, curiosa, godibile. Lo stesso autore si serve pure della dotta introduzione “Autografia di un’anima” firmata René A. d’Albion, allo scopo di spiegare il complicato ricorso alla lingua scritta per rivelare quello che solo la musica e la pittura sono in grado di fare, soprattutto quei testi (come questi) vergati attraverso un processo di intuizione arazionale. L’opera è breve, divisa in quattro parti interconnesse, sempre intervallando frasi e versi, citazioni e giochi di parole: Impermanenza (titoletti in varie lingue, narrazione in prima), Metamorphosis (24 brevi paragrafi in prima), L’incubo della farfalla (4 movimenti, in terza e prima), El Juego (vari momenti diacronici nel tempo fra il 1890 e il 1995, in prima). L’esistenziale romantico tema narrativo è il ritorno, un percorso verticale a spirale, non orizzontale, né tantomeno positivo. La terza parte, che dà il titolo all’intero volume, prende spunto da un aneddoto sul filosofo taoista Chang-Tzu (369-286 a.C.): addormentato sotto a un albero sogna di essere una farfalla che si posa su un fiore e si addormenta; quando si sveglia non sa se è lui ad aver sognato di essere una farfalla o se è la farfalla che sta sognando di essere un filosofo addormentato; più un incubo che un sogno, suggerì Battiato. Il testo della loro collaborazione è stato rielaborato anni dopo, affinché potesse essere messo in scena nella sua interezza, ora per la prima volta stampato.

Francesco Ferracin nasce a Venezia nel 1973. Dopo studi di germanistica e filosofia comincia una lunga collaborazione con alcune riviste di moda e costume italiane e internazionali. Nel 2004 fonda a Londra la Silk and Steel Productions, dedicata allo sviluppo e alla produzione di progetti cinematografici e transmediali che coinvolgono l’Europa e l’Estremo Oriente. Nel 2008 scrive e co-produce Uneternal City, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Sempre nel 2008 viene pubblicato il suo romanzo Una vasca di troppo. Ha collaborato con Franco Battiato, che ha messo in musica il suo poema L’incubo della farfalla e per il quale ha scritto la sceneggiatura del film Händel.

Source: libro del recensore.

:: Mi manca il Novecento: Il maestro Franco Battiato – a cura di Nicola Vacca

7 aprile 2021

Franco Battiato viene da mondi lontanissimi e in mondi lontanissimi ci ha portato per mano con la sua arte musicale sempre avanti nel tempo.
A 40 anni dall’uscita dell’album La voce del padrone, del grande maestro siciliano, poeta rarefatto e metafisico, genio inarrivabile, si sono perse le tracce.
Sembra volontariamente scomparso in uno di quei mondi lontani che aveva anticipato con i suoi testi e con la sua musica, a noi resta l’invenzione di una lingua nuova.
Ufficialmente il maestro Battiato si è ritirato dalla musica, non si hanno più sue notizie.
Ma noi abbiamo quel meraviglioso mondo di poesia che ci ha lasciato.
Un patrimonio che ci poterà sempre verso terre nuove e cieli nuovi con la consapevolezza che tutti noi siamo esseri spirituali in cammino verso la liberazione.
Battiato nella sua lunga carriera ha costruito con la sua musica una civiltà delle anime, anche se oggi siamo ancora in attesa che giunga l’era del Cinghiale Bianco con tutte le sue straordinarie intuizioni metafisiche di pace, di armonia, e soprattutto di umanità.
Franco Battiato sempre alla ricerca della verità e del Re del mondo, è un poeta che ha sempre creduto nell’uomo, nonostante la sua fisiognomica sia quotidianamente compromessa dal prepotente e dominante arbitrio del male, che non vuole mollare la presa.
Tra orizzonti perduti e dimensioni interiori Franco Battiato non ha mai smesso di lavorare sulla conoscenza del mistero insondabile del passaggio.
Artista, uomo, musicista, poeta sempre in cerca di una sua e nostra Prospettiva Nevskij.
Franco Battiato ci insegna ogni giorno che è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire, ma lui da saggio maestro della ricerca spirituale ci invita sempre a essere curiosi, a scavare nel torbido della vita e dei suoi misteri.
Con le sue melodie meravigliose e toccanti ci vuole tutti cercatori in questo mondo di Povere patrie.
Franco Battiato si è ritirato dalle scene, ma lui difficilmente scomparirà dalle nostre esistenze.
Il maestro è immortale, la sua musica è per sempre.
Torneremo ancora è l’album con cui Battiato si è congedato. Quasi un testamento spirituale che allude all’Eterno Ritorno, alla dimensione del tempo circolare e alla potenza evocativa del tornare.
Franco Battiato, dadaista, surrealista, esoterico, mistico, sensuale, cantautore geniale sempre in cerca di centri di gravità permanente, ma soprattutto grande inventore di infiniti altrove e di mondi lontanissimi in cui scomparire per poi tornare sotto forma di spirito, dopo aver battuto le vie che portano all’essenza.