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:: I gufi dei ghiacci orientali,  Jonathan C. Slaght  (Ipeborea 2024) A cura di Viviana Filippini

23 dicembre 2024

Ci sono traguardi che si vogliono raggiungere e si fa di tutto pur di riuscire nell’intento. Questo è quello che mette in atto Jonathan C. Slaght, scienziato e scrittore americano, pur di raggiungere e trovare il gufo pescatore di Blakiston, diventato poi il protagonista de “I gufi dei ghiacci orientali”, edito da Iperborea e tradotto da Luca Fusari. Per il naturalista è una vera e propria ossessione decifrare la vita dei gufi e lo studioso non esiterà un attimo a partire  per l’estremo Oriente russo per trovarli lì nella zona denominata Litorale, dislocata tra il Mar del Giappone e la Cina. Il saggio non è solo un’indagine compiuta da un occhio attento ed esperto, che osserva il volo dei gufi, il loro modo di costruire il nido, il punto preciso su un albero dove esso viene fatto, il tipo di piumaggio, la sua consistenza, lunghezza e colore per capire quale è l’esemplare maschio e la femmina, il tipo di guano per comprendere cosa questi uccelli mangiano o come funziona il corteggiamento. Il libro è molto di più. Esso è un volume pieno di avventura, di suspense, di vita quotidiana, nel senso che Slaght racconta, passo dopo passo, con estrema cura e attenzione il viaggio nel glaciale territorio russo, gli appostamenti lunghi e tattici, gli incontri umani e animali che lui ha vissuto in prima persona per portare avanti la sua ricerca e che gli hanno lasciato ricordi indelebili. Slaght non è solo. Accanto a lui ci sono i collaboratori più o meno chiacchieroni,  la gente del posto con la quale dialogare per scoprire molto sulla zona del Litorale e su coloro che vi abitano, perché sono l’immagine  di un’umanità variegata e varia. Per esmepio il naturalista si imbatte in ex agenti del KGB sovietico, poi ci sono eremiti, fuggiaschi, cacciatori senza un braccio, uomini di acciaio tutti lì nel ltiorale tra macchiene e motoslitte. Elemento comune che legata un po’ questa umanità è il fatto che tra una pagina e l’altra spesso compaiano e vengano condivise bottiglie di vodka, etanolo e pure detergente. Non solo, perchè se da una parte il ghiaccio e la neve imperano ovunque, dall’altra, lo scrittore ci racconta anche della presenza di  corsi d’acqua caldi per la presenza di gas radioattivi.  Allo stesso tempo però, il testo di Slaght spinge il lettore alla riflessione che ha al centro la fragilità  degli equilibri che stanno alla base dell’ecosistema e del mondo naturale e di come i cambiamenti climatici e ambientali (fenomeno dell’antropizzazione) scatenati spesso dall’uomo stesso possano incidere e gravare sul corso vitale degli animali. “I gufi dei ghiacci orientali” di  Jonathan C. Slaght è un saggio che ha al centro l’ornitologia e lo studio naturalistico ma, allo stesso tempo, è un avventuroso racconto di vita vissuta e ricerca a stretto contatto con quella madre Natura che l’essere umano dovrebbe conoscere a fondo e tornare ad amare e rispettare.

Jonathan C. Slaght è uno scienziato e scrittore americano, direttore regionale per l’Asia temperata della Wildlife Conservation Society. Suoi articoli sono comparsi su testate come “New York Times”, “Guardian”, “Scientific American” e “Smithsonian Magazine”. “I gufi dei ghiacci orientali”, è il suo primo libro e ha vinto il PEN/E.O. Wilson Literary Science Writing Award ed è stato finalista al National Book Award.

Source: Ufficio stampa Iperborea.

:: Meravigliosamente umani. I gatti di Lucy Maud Montgomery (Gallucci, 2024) a cura di Viviana Filippini

16 dicembre 2024

I lettori e le lettrici conoscono Lucy Maud Montgomery per le vicende di Anna dai capelli rossi, Emily di New Moon e di Pat di Silver Bush, ma in questo libro edito per Gallucci, per la collana i Glifi, ci sono sempre i testi della scrittrice canadese, però i protagonisti assoluti sono i gatti che compaiono all’interno dei romanzi della Montgomery, tradotti da Angela Ricci e raggruppati sotto il titolo di “Meravigliosamente umani. I gatti di Lucy Maud Montgomery”. Abitudine della scrittrice era inserire al fianco dei protagonisti umani anche gli amici felini che, in questo volume, sono stati resi protagonisti di racconti a se stanti estrapolati dagli originali grazie al lavoro della traduttrice Angela Ricci. Ad accompagnarli ci poi le delicate immagini colorate di Ayano Otani. Ne esce un ritratto narrativo curioso e intrigante, dove non mancano suspense e azione e nel quale i gatti, coinvolti nelle più svariate avventure, sono mostrati nelle loro sfaccettature caratteriali, perché sono affettuosi, pasticcioni, a tratti prepotenti e quando serve anche permalosi. Un mix di sensazioni ed emozioni che li rendono profondamente simili agli essere umani. “Meravigliosamente umani. I gatti di Lucy Maud Montgomery” tradotto dalla Ricci è un omaggio agli amici baffuti, e incarna anche la profonda stima e ammirazione che l’autrice canadese aveva verso i felini celebrata nei racconti presenti in questa raccolta.

Lucy Maud Montgomery nacque a New London, in Canada, nel 1874 e morì a Toronto nel 1942. Nella sua vita pubblicò numerosi libri per ragazzi, raggiungendo l’apice della popolarità nel 1908 con “Anna dai capelli rossi”, primo di una serie di otto romanzi, tutti pubblicati da Gallucci con una nuova traduzione di grande successo. Stampate in decine di lingue, le storie di Anna hanno continuato ad avere seguito fino a oggi, grazie anche alla celebre serie animata giapponese che la tv italiana ha trasmesso a partire dal 1980 e alla recente fiction distribuita da Netflix in tutto il mondo. La produzione letteraria della Montgomery, che va ben oltre “Anna dai capelli rossi”, è oggetto negli ultimi anni di una meritata riscoperta. Tra le sue opere più note ci sono la trilogia di “Emily di New Moon”, interamente pubblicata da Gallucci, e i due romanzi di “Pat di Silver Bush”, intenso omaggio al sentimento profondo che legò per tutta la vita Lucy Maud Montgomery all’Isola del Principe Edoardo, dove la scrittrice trascorse la sua infanzia.

Source: Gallucci editore.

::”Verso l’India. 1879″, Isabel Burton, (Lorenzo de’ Medici Press, 2024) A cura di Viviana Filippini

23 novembre 2024

L’India, le sue meraviglia, i profumi e i colori, uniti a usi e costumi sono i protagonisti di “Verso l’India 1879” di Isabel Burton, un vero e proprio diariodi viaggio – tradotto per Lorenzo de’ Medici Press da Simona Bauzullo- grazie al quale il lettore segue, tappa dopo tappa, il percorso attraverso l’Europa della seconda metà dell’ Ottocento svolto dalla Burton e dal marito per raggiungere l’amata India. Si parte dalla terra d’origine della coppia, per passare poi alla Francia, scendendo in Italia ancora alle prese con la fase di riorganizzazione dopo l’Unità d’Italia, dove c’è  Cavour, ma ci sono anche Milano, Brescia, Venezia, Trieste, Roma e i territori circostanti tutti da scoprire. Un viaggio lungo, dove non mancarono degli intoppi, ma che permise all’autrice di vedere da vicino tanti luoghi, comprese le terre dell’Albania  e ben  oltre. Man mano che i coniugi navigano sulla Calypso – imbarcazione costruita a Glasgow-  si vedono scorrere posti che cambiano forma, colore , luce e dalla fredda Europa (non mancano riflessioni sull’Austria e sui magiari dell’Ungheria) si arriva a Port Said, in Egitto; a Gedda teatro di un tragico evento nel 1858, con passaggio nelle zone del Monte Sinai, fino a Aden dove molti viaggiatori arrivavano spesso provati dai chilometri fatti e dove si percepisce anche La Mecca. Il tragitto continua e pagina dopo pagina, si giunge a Bombai, ai suoi profumi, colori, mucche che girano indisturbate nella città controllata verso la metà del XVI secolo dai portoghesi che poi la cedettero poi agli inglesi. Quello che la Burton fa è documentare, raccontare, fermare attraverso le parole il suo viaggio, i posti, le persone, i loro aspetti e caratteri, in quello che è un fare importante che permette a chi legge oggi di comprendere come era il mondo esplorato dalla Burton con il marito. “Verso l’India 1879” è un libro curioso, interessante dove si conferma quanto per la cultura anglosassone del XIX secolo fosse importante mantenere attiva e dinamica la letteratura di viaggio. Non solo, perché nella prefazione scritta dalla Bauzullo e leggendo il libro stesso, emerge un aspetto insolito e innovativo dell’epoca vittoriana, dove era abitudine sociale che la dimensione maschile imponesse il suo essere su quella femminile. Questo non accade nella coppia dei Burton che superò ogni barriera sociale e religiosa (lui era anglicano, lei cattolica) dimostrando di essere uniti, affiatati e complici. Affermo questo perché Sir Richard Francis burton, diplomatico ed esploratore, sosteneva  in modo completo l’intraprendenza e la voglia di conoscere e scoprire della moglie Isabel, la quale riempiva di appunti interi taccuini di viaggio. Questo traspare anche dal libro edito da Lorenzo de’ Medici Press dove, accanto all’esploratrice c’è il consorte, però più che essere lei ad accompagnare lui, è il contrario: è lui che accompagna lei, restando un passo indietro per lasciare campo libero alla voce narrante della moglie Isabel. “Verso l’India 1879” di Isabel Burton, non è solo un viaggiare in luoghi e vederli come erano nel XIX secolo, è osservarli attraverso gli occhi e la sensibilità femminile di una donna curiosa e intraprendente che, nelle sue pagine, oltre al voler far conoscere “il resto del mondo”, ha la volontà di mostrare l’altro, il diverso e ignoto per poterlo scoprire, apprezzare e rispettare.

Isabel Burton (1831-1896) è stata una scrittrice ed esploratrice britannica, moglie dell’esploratore Richard Francis Burton, con il quale viaggiò molto arrivando anche in luoghi come l’Arabia  e l’India che, di rado erano visitati della donne della sua epoca. Tra le sue opere “Inner Life os Syria, Palestine, and the Holy Land” e nel 1879 “ Arabia, Egypt, India”.

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ ufficio stampa 1A Comunicazione

:: Sotto lo stesso cielo, Anja Reumcheüssel (Gallucci 2024) A cura di Viviana Filippini

7 novembre 2024

“Sotto lo stesso cielo” è il romanzo di Anja Reumcheüssel edito da Gallucci, per la collana Young Adult, ed è una storia che ha al centro il conflitto tra Israele e Palestina narrato in due momenti storici distanti negli anni. Da una parte il lettore si trova nel 1948, dove incontra Tessa, una dei sopravvissuti alla Shoah. La giovane arriva a Gerusalemme come molti altri ebrei usciti vivi dai campi di sterminio con la speranza di cominciare una nuova fase della propria esistenza e avere un posto da poter chiamare casa. Nello stesso luogo c’è Mo, un arabo palestinese che con la nascita dello stato di Israele vedrà cambiare in modo radicale -e per sempre- la sua vita e quella sai palestinesi nati e cresciuti lì con lui. Un giorno i due ragazzi si incontrano, si conoscono e tra loro nasce un’ amicizia che forse è anche qualcosa in più. Siamo ancora in primavera, ma nel 2023,  ci sono ancora due giovani, Anat soldatessa dell’esercito israeliano e Karim, non soldato, ma un combattente per i diritti del  popolo palestinese. I due non si conoscono da subito, ed essendo schierati su fronti opposti tra loro non scorre buon sangue. C’è astio, rabbia, odio e risentimento, ma i due ragazzi, ognuno molto legato ai propri ideali, in realtà non sanno che nel loro passato c’è qualcosa o qualcuno che li unisce, più di quanto credono e sanno. Diversi, distanti, ma allo stesso tempo vicini e desiderosi di libertà e felicità sono tutti i protagonisti del romanzo della giornalista tedesca, solo che sono gli eventi, il loro corso che a volte sfugge di mano con conseguenze impreviste che ricadono sulla gente comune con effetti non prevedibili.  “Sotto lo stesso cielo” della Reumcheüssel porta il lettore a fare un viaggio nel passato e nel presente, dentro al conflitto israelo palestinese per raccontare attraverso gli occhi e i sentimenti dei giovani protagonisti dello ieri e dell’oggi come vivono il conflitto tra Israele e Palestina, cominciato nel 1948 e ancora oggi, purtroppo, ben lontano da una fine certa. Traduzione dal tedesco di Maria Alessandra Petrelli.

Anja Reumcheüssel (1983) è una giornalista tedesca. Scrive per varie testate, tra cui “GEO”, “National Geographic” e “Stern”. Ha vissuto per due anni in Israele e in Cisgiordania e qui ha ambientato il suo primo romanzo, “Sotto lo stesso cielo”, candidato al Deutscher Jugendliteraturpreis.

Source: inviato dall’editore.

::Nonostante i segreti del tempo, Josina Fatuzzo, (Edizioni Tipheret, 2024) A cura di Viviana Filippini

23 ottobre 2024

La Carruberia è lo snodo fondamentale dove prendono forma le vicende dei personaggi nel romanzo “Nonostante i segreti del tempo” di Josina Fatuzzo, edito da Tipheret. La vecchia villa disabitata in Sicilia entra in scena quando le due sorelle che la ereditano dovranno fare i conti con essa. In realtà, tra le due donne, quella sulla quale il lettore ha la maggiore possibilità di concentrarsi -proprio perché vive di più la villa chiamata Carruberia- è Maria Francesca. La professoressa universitaria di Storia dovrà fare i conti con la casa e con Viola, una figura femminile del passato da lei lontana, ma molto vicina, per la somiglianza delle esperienze e dei sentimenti che hanno vissuto in prima persona. La Carruberia per Maria Francesca è una sorta di ancora di salvezza che le permette di evadere un po’ dalla sua vita cupa, fatta di dolore e sofferenza e di lavoro assiduo, svolto proprio per dimenticare quello che la fa soffrire. Maria Francesca è rimasta da poco vedova, perché il marito Corrado, che lei aveva conosciuto giovanissima, è morto in un incidente. Il dramma per la scomparsa del proprio amato si è trasformato in rabbia potente verso il defunto, poiché la protagonista ha scoperto il tradimento dell’uomo con un’altra. Una situazione che mette a dura prova l’animo già lacerato della professoressa di Storia, la quale comincia un processo di completa rivalutazione della propria relazione con l’uomo che lei amava. Maria Francesca si interroga su Corrado e sulla veridicità dei suoi sentimenti, perché credeva di conoscere la sua dolce metà, ma l’amara verità  scoperta le ha posto una serie di dubbi da colmare. Il soggiorno alla Carruberia, il girare tra le sue stanze arredate, camminare nei giardini esterni, l’osservare e toccare con mano gli oggetti di un tempo, la porteranno a trovare un vecchio diario, quello scritto da Viola, dal quale emerge l’immagine della villa nel 1943,  e -soprattutto- il vissuto emotivo della donna. Viola nel suo diario racconta della Sicilia ai tempi della guerra, della sau famiglia, dell’arrivo degli Alleati, alcuni dei quali finirono ospiti della Carruberia. Tra loro il Maggiore Davis, con il quale per Viola ci fu subito empatia per la condivisione degli stessi interessi politici, culturali e letterari. Un rapporto di grande sinergia con il militare che, purtroppo, viste le vessazioni del marito di Viola, lei non trasformò in altro, anche perché Davis partì per altri fronti. Certo è che Maria Francesca e Viola, sono simili per i tormenti emotivi che hanno, per la consapevolezza di aver vissuto una vita che forse avrebbe potuto avere uno sviluppo diverso se solo, con un po’ di coraggio, entrambe avessero deciso di agire per far cambiare le cose e non subirle. Questo porta Maria Francesca anche a riflettere sui sentimenti per Marcello, altra figura maschile da tempo a lei vicina, sempre presente nel suo vissuto, perché vuole capire cosa rappresentano davvero per lei e se può fare ancora qualcosa per cambiare. Le vicende emotive umane presenti nella storia hanno per scenografia La Carruberia  che non è solo una casa. L’edificio è una custode e testimone del tempo, delle esperienze vissute da parte di coloro che in quelle mura hanno vissuto, amato, sofferto e provato emozioni nuove e a volte represse, prigioniere di usi, costumi e “leggi” di famiglia. “Nonostante i segreti del tempo” di Jopsina Fatuzzo è un viaggio tra presente  e passato che ci porta dentro alla vita e ai sentimenti di due donne che, viste le esperienze e le dolorose verità vissute, hanno rimesso in completa discussione la loro esistenza, cercando di capire come sarebbero state le loro vite se avessero seguito in modo maggiore la passione, l’istinto e la libertà nel decidere.

Josina Fatuzzo, nata a Roma e docente di materie letterarie, vive a Siracusa. Ha scritto per il teatro e alcune delle sue pubblicazioni hanno vinto premi prestigiosi, come il Premio Capuana per Sinfonia per una donna sola. È impegnata diverse attività culturali e teatrali e ha promosso il Premio Processo all’Autore, assegnato a numerose personalità del mondo dell’arte e della cultura, tra le quali Dacia Maraini, Gianni Amelio, Inge Feltrinelli. Tra le sue pubblicazioni “La Mastrartua”, “A Gloria dell’Alter ego”(Premio Campofranco), “Sinfonia per una donna sola” (Premio Capuana), “Cavalleria” e “Boccadiforno”.

:: Niente è come sembra, Stefania Gatti (Gallucci Bros, 2024)A cura di Viviana Filippini

8 ottobre 2024

“Niente è come sembra” è il romanzo di Stefania Gatti  edito da Gallucci Bros.  Protagonisti sono due adolescenti -Asa e Aline- che si conoscono, perché frequentano la stessa scuola (liceo classico), ma tra di loro sembra del tutto impossibile possa esserci armonia. Anzi, ogni parola, ogni azione o gesto tra loro porta a fraintendimenti che li allontanano. A renderli così distanti ci si mette anche la diversità dei caratteri che hanno. Asa vive con il padre, sua madre si  è trasferita all’estero e il ragazzo trova appoggio nell’amicizia di un’ esperta cuoca cinese non solo abile nel preparare manicaretti, ma anche nell’ascoltare e dare consigli a questo adolescente alle prese con il percorso di crescita. Asa ha un modo di  fare spontaneo, a volte un po’ troppo diretto, però questo non gli impedisce di avere una marea di amici, anche se non sempre in  amore le cose vanno come vorrebbe. Poi ha un segreto, ma nessuno (forse) lo sa: va dalla psicologa. Aline è l’opposto, lei è  silenziosa, ombrosa,  quasi senza amici e sempre pronta a difendere i diritti dei più deboli, tanto che questo suo atteggiamento la farà finire in più occasioni dalla dirigenza scolastica.  In realtà,  come Asa, anche lei ha qualcosa che pochi conoscono e che nessuno sa. Aline ama nascondersi nell’armadio a studiare, questo le permette di essere in una dimensione di pace, solo che l’armadio diventa anche per lei il luogo dal quale sentire i racconti dei pazienti della madre analista. A scuotere la giovane anche la scoperta di un comportamento inaspettato del padre.  Asa e Aline sono due universi che si punzecchiano,  stuzzicano e provocano, anche a seconda delle situazioni nelle quali si trovano coinvolti a scuola. Sarà proprio durante una seduta dalla madre di Aline, che la ragazza percepisce una voce familiare… (troppo) e da lì comincerà a cambiare qualcosa. Asa e  Aline, i due adolescenti protagonisti del  romanzo per ragazzi della Gatti, in certi momenti sono impacciati, in altri scontrosi, come per difendersi dalla paura di mostrare le loro fragilità. “Niente è come sembra” di Stefania Gatti è romanzo di formazione, ma anche una storia dove gli opposti si scontrano e attraggono in un percorso di  ricerca del proprio posto nel mondo vissuto sì in modo tortuoso, con inaspettate svolte scatenate dall’amicizia e anche dall’ amore che si pensava di non riuscire a trovare.

Stefania Gatti è nata nel Regno Unito e fin da bambina voleva fare la scrittrice. Oggi vive a Roma dove lavora come insegnante e dove ha finalmente realizzato il suo desiderio di scrivere romanzi e racconti. Nel 2016 ha pubblicato “Il mistero di Vera C.”, vincitore del premio letterario Il Battello a Vapore.

Source: inviato dall’editore.

:: “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura”, Joe e Grace Commoner Grace Commoner (Dialoghi) A cura di Viviana Filippini

30 settembre 2024

Metello è il ragazzino protagonista di “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” di Joe e Grace Commoner, edito da Dialoghi.  Metello è buono, buffo e anche un po’ impacciato e pure tanto timido. Per tutte queste ragioni il bulletto della scuola Marcus non esita prenderlo di mira come bersaglio dei suoi scherzi. Stanco dei soliti attacchi,  e dopo l’ennesimo sberleffo subito, Metello va al parco dove sta bene e in pace,  perché per lui è un luogoche lo ripara e protegge. Metello è lì intento a fare delle fotografie quando tutto cambia all’improvviso e lui si trova nel fantastico Mondo dell’Apparenza. Una dimensione nuova, sconosciuta dove il ragazzino non sa come muoversi, ma ad aiutarlo ci saranno un satiro e un paperiglio, che lo condurranno alla scoperta del mondo misterioso e purtroppo colpito da una maledizione. Solo chi riuscirà a richiamare  in vita la Magia Pura potrà riportare la pace e Metello si ritroverà ad affrontare una serie di peripezie e prove che non solo avranno conseguenze per il  Mondo dell’Apparenza , ma anche per quello del protagonista. Metello nato dalla penna del due Commoner si muove quindi in un mondo pieno di avventure e in un’atmosfera fantasy, che forse solo fantasy non è. Infatti, ad un’ attenta lettura questo personaggio narrativo contemporaneo vive un percorso che ricalca i classici passi del  “viaggio dell’eroe”, dove oltre al viaggio fisico, c’è un pellegrinaggio più profondo che porta Metello, quando è nell’altra dimensione, quella del Mondo dell’Apparenza, a vivere un percorso di  ricerca del proprio io e della comprensione delle emozioni che vivono nel proprio animo.  A tal fine “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” di Joe e Grace Commoner, oltre ad essere un fantasy può essere interpretato come un vero e proprio romanzo di formazione, perché tutte le avventure vissute da Metello, tutte le prove da lui superate lo porteranno ad essere un ragazzino  con maggiore fiducia in se stesso e diverso qua quello che si incontra nelle prime pagine. “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura”  ha un doppio fine quindi, uno è quello di aiutare i giovani lettori a trovare e a far crescere la fiducia in loro stessi e, allo stesso tempo, il libro vuole aiutare i ragazzi meno fortunati di Migoli (Tanzania), luogo dove l’autore ha avuto esperienze che hanno lasciato un segno profondo in lui.

Joe Commoner ha esordito nel 2005 con la fiaba “Blue Sky e l’ingannevole Mondo dell’Apparenza”.

Grace Commoner è alla prima esperienza come scrittrice: ha conosciuto Joe nel 2017 e dal comune interesse per il genere fantasy è nata l’idea di scrivere insieme il nuovo libro della saga di Blue Sky.

Source: inviato dall’autore.

:: L’ultima strega. Una storia vera dalla Calabria del XVIII secolo, Emanuela Bianchi (Oligo editore 2024) a cura di Viviana Filippini

15 settembre 2024

Quanto possono fare male il pregiudizio, il pettegolezzo della gente verso una persona? Possono fare tanto da metterne a rischio la vita? Ebbene sì, e qualcosa di simile accadde in Calabria nella seconda metà del 1700, quando Cecilia Faragò venne accusata di essere una strega. A raccontarci la sua storia in “L’ultima strega. Una storia  vera dalla Calabria del XVIII secolo” ci pensa Emanuela Bianchi, con prefazione di Roberto Alessandrini, nel libro pubblicato da Oligo Editore. Cecilia Faragò, vedova e analfabeta, venne ingiustamente accusata di essere una strega e di aver provocato la morte del parroco e non solo.  A darle il tormento due preti interessati ad appropiarsi dei suoi beni che la accusano di essere una maga, fattucchiera e di usare le erbe per fare cose strane. I due religiosi sono davvero pronti a tutto, pure a mentire, pur di ottenere ciò che vogliono. Così, come altri cittadini che lanciano -come leggerete- accuse ingiuste alla Faragò, nate dal pettegolezzo e che gravano poi in modo concreto sulla donna. La protagonista , anche se non sa leggere e scrivere, è tenace, coraggiosa e soprattutto ben consapevole del suo essere innocente, tanto è vero che farà di tutto pur di ottenere giustizia. Ad aiutarla in questo un giovane avvocato – tal Giuseppe Raffaelli- che finirà pure alla corte di Napoli e riuscirà ad ottenere giustizia per la Faragò, incastrando i veri colpevoli e inducendo Re Ferdinando ad abolire per sempre il reato di stregoneria. Emanuela Bianchi ha conosciuto la figura della Faragò grazie ad un libro che sua madre le regalò mentre stava pensando ad uno spettacolo su Cassandra. Da lì prese il via una volontà profonda di conoscere e ricercare dettagli sulla storia della Faragò. “L’ultima strega. Una storia  vera dalla Calabria del XVIII secolo” edito da Oligo editore, non solo racconta una vicenda umana avvenuta nel Sud d’Italia che si è innestata nella Storia, ma mette in evidenza come il pregiudizio, l’ignoranza, la non conoscenza, la maldicenza portarono spesso, nel corso del tempo, ad accusare degli innocenti trasformandoli in vittime condannate ed escluse da qualsiasi rapporto sociale e umano, come accadde alla Faragò, che però ottenne una riabilitazione e venne completamente scagionata.  Riportando alla luce la vicenda di Cecilia Faragò, ritenuta l’ultima Magara della Calabria, Emanuela Bianchi fa sentire e rivivere la sua voce, la storia di una donna innocente– anche se probabilmente furono molte altre quelle ingiustamente condannate-, ma consapevole delle proprie conoscenze e proprietà. Un figura femminile forte, troppo autonoma, indipendente per quei tempi che voleva giustizia, perché conscia della propria innocenza. Il lavoro teatrale di  Emanuela Bianchi ha avuto un forte impatto su Soveria Simeri, in provincia di Catanzaro, perché ha riportato l’attenzione della popolazione e dei giovani sulla figura della Faragò e l’interesse è così tanto che nella località calabrese, ogni anno, si svolge una rievocazione storica ispirata all’opera teatrale “LaMagara” della Bianchi (Premio della critica Gaiaitalia 2014) , finita poi nel libro edito da Oligo editore.

Emanuela Bianchi, antropologa e attrice catanzarese, ha studiato all’Università di Roma La Sapienza e,nel 2004, ha formato una compagnia teatrale che si concentra sul teatro antropologico e interattivo. 

Source: grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: #tutticontroclara, Annelise Heurtier, (Gallucci 2024)A cura di Viviana Filippini

9 settembre 2024

Clara, protagonista di “#tutticontroclara”, di Annelise Heurtier, edito da Gallucci, è giovane, è un’adolescente che ad un certo punto riceve in regalo uno smarthphone. Un dono per lei importante, che la rende super felice, perchè per è in un certo senso l’inizio di una nuova fase della sua vita dove entreranno a far parte chat, social media, meme e video. Accanto a questo però la madre e in particolar e il padre, le presentano un “Contratto” nel quale Clara deve impegnarsi ausare lo smarthphone e quello che gli gravita assieme nel miglior modo possibile, divertendosi nel rispetto delle regole date. Clara accetta, poi però un malinteso con un’amica cambia le cose e scatena una scia di commenti cattivi, offensivi, fotomontaggi di fotografie dove compare il volto della protagonista che non sa come difendersi e soprattutto non capisce il perchè di tutto questo odio. Nel nuovo romanzo per ragazzi,  Annelise Heurtier si occupa di  temi sociali attuali che vengo presi in esame anche a conseguenza di fatti di cronaca nei quali ritornano e che spesso sono fonte di ispirazione per la scrittrice. Nel romanzo con protagonista Clara i temi sono infatti i social, il loro utilizzo più o meno consapevole, ma anche i fenomeni di cyberbullismo che si scatenano in essi e che evidenziano non solo quanto sia sottile il confine tra realtà materiale e virtuale. Nel libro emerge anche il fatto che non sempre chi scrive commenti offensivi si rende conto delle conseguenze che quelle frasi, parole scritte o foto modificate pubblicate, possono scatenare in chi si trova ad esserne il bersaglio. Clara rischia davvero il crollo completo, tanto che anche i genitori ad un certo punto si sentono in colpa per non aver capito quello che stava accadendo alla figlia. Poi però, piano piano, le cose cambiano, ma il dolore per l’esperienza vissuta resta. Annalise Heurtier in “#tutticontroclara tratta”, come negli altri romanzi scritti in precedenza, tratta temi contemporanei (in questo caso il rapporto con i social, il loro utilizzo con relative conseguenze) per invitare i giovani lettori, ma anche quelli più adulti, a riflettere sulle insidie che a volte la vita nasconde e lo fa per raccontare storie dove fantasia e realtà convivono in perfetto equilibrio e per indurre chi legge prendere consapevolezza di quello che potrebbe accadere e trovare soluzioni per poter superare gli ostacoli e ricominciare a vivere una vita reale. Traduzione di Marina Karam.

Annelise Heurtier è nata nel 1979 vicino a Lione e da oltre quindici anni scrive per bambini e ragazzi di tutte le età. Spesso ispirate a fatti reali, le sue storie sono anche pretesti per viaggiare e scoprire culture e percorsi di vita singolari. Con Gallucci ha già pubblicato i romanzi “L’età dei sogni”, finalista al Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020, “La ragazza con le scarpe di tela” e “Diario di una ginnasta”.

:: Notte Isterica, Miran Bax (Morellini editore,2024) A cura di Viviana Filippini

24 luglio 2024

“Una notte isterica, dove tutti sono andati via di testa senza nemmeno un motivo, spingendo le loro azioni al limite della follia. Forse tutti la ricorderanno come la notte dei fuochi, io me la ricorderò per il suo odore di bruciato”. Si chiama “Notte isterica” il nuovo romanzo di Miran Bax (all’anagrafe Massimo Anania), edito da Morellini, nel quale convivono diversi generi letterari che vanno dal giallo, alla sociologia con sfumature psicologiche. La vicenda narrata prende spunto da un fatto di cronaca accaduto qualche anno fa a Torino (era il 2011) e l’autore ci mette una buona dose della sua creatività per una vicenda avvincente, che riflette sulla società contemporanea. Tutto parte da un incendio in un campo Rom dalle conseguenze inaspettate, tragiche e attorno al quale ci sono tante domande: sarà casuale o ci sarà la mano di qualcuno? Il romanzo cerca di ricostruire la storia, lo sfondo socio culturale dove si muovono i diversi personaggi presenti all’interno della narrazione per capire come e dove è nato il tutto. Attorno ad esso si muovono i vari personaggi direttamente o no coinvolti nell’agghiacciante fatto. Per esempio c’è Debora, un’adolescente con qualche problema psichico, ma anche tante paure che la rendono fragile e insicura in ogni azione che deve compiere. Lei però, così chiusa in se stessa,  riesce a trovare un appiglio, una sorta di ancora di salvezza, in Steve. Lui, albanese di origine, comprende bene cosa vuol dire sentirsi diversi, esclusi e stranieri, perché non è italiano, ma arriva da un altro luogo e cultura. Poi ci sono Mara, sedicenne che perde la testa e si innamora di Giuseppe. Tra i due è passione folle, fino a quando non metterà lo zampino Giacomo, il fratello della ragazzina, che quella relazione non la tollera proprio e sarà pronto a tutto, anche all’impensabile, per mettervi la parola fine.  Miran Bax utilizza una scrittura fluida che trascina il lettore dentro le vite dei protagonisti, facendone conoscere le sfumature emotive e i loro tormenti. Sì perché questi giovani con l’animo minato da timori e insicurezze, sono alla ricerca di qualcosa -o qualcuno- che dia loro pace, solo che non è facile trovare questa isola di tranquillità. Sono ragazzi e ragazze soli, e questa solitudine a volte li travolge e annienta, perché  nessuno sembra essere in grado (o vuole) aiutarli. Il mondo che li circonda è cupo, disattento e sordo ai loro bisogni, tanto è vero che gli adulti (genitori e docenti per esempio) che dovrebbero -e potrebbero- essere dei punti di riferimento per questa gioventù, appaiono come un mondo a se stante, lontano, travolto dai propri problemi e spesso troppo fagocitato dal lavoro per rendersi conto di quello che sta accadendo nel prorpio mondo famigliare. “Notte isterica” però è un libro dove il tema del “diverso” è presente in una società contemporanea che parla di includere, ma che fatica a farlo in modo costante, perché si percepisce verso coloro che sono etichettati come “diversi” il timore e la volontà di tenere le distanze. C’è il diverso perché è malato, il diverso che appartiene ad un’ altra cultura, il diverso che è tale perché messo ai margini della società e il diverso che fa paura e che incute sospetto a tal punto da dover esser punito in modo completo per questa sua diversità. Il libro di Miran Bax è un romanzo che a tratti può sembrare crudo ma, allo stesso tempo, è una sguardo lucido e attento sulla società contemporanea e sulle contraddizioni e pregiudizi in essa presenti. Allo stesso tempo “Notte isterica” è una storia che invita il lettore a riflettere sui fatti narrati, sui tormenti dei protagonisti, per provare a comprenderli e per tentare di capire come orientarsi nel mondo di oggi e del domani, senza cadere negli stessi errori di sempre.

Miran Bax, all’anagrafe Massimo Ananania nasce a Torino nel 1975. Nel 2018 pubblica il romanzo “Autopstop per la notte” (Miraggio edizioni) finalista al Premio “Prunola” nel 2019 e con menzione d’onore nel 2021 al premio “Tre colori”. Nel 2020 esce “Tutto l’amore che manca” (Miraggi edizioni) e nel 2021 e 2023 vince il premio letterario “Raccontami in 25 parole”.

Source: Ufficio stampa Comunicazione1A e autore.

Intervista a Aldo Setaioli curatore de“Canti e leggende dei Ch’uan Miao” (Graphe.it). A cura di Viviana Filippini

17 luglio 2024

“Canti e leggende dei Ch’uan Miao” raccoglie gli affascinanti racconti e le particolari leggende di un popolo senza letteratura scritta. La popolazione è una delle minoranze riconosciute dal governo cinese (i Ch’uan Miao), diventate note al grande pubblico come gli Hmong del film “Gran Torino” di Clint Eastwood. In questa raccolta, curata da Aldo Setaioli per Graphe.it, ci sono alcune leggende del folclore popolare dove, a tratti, è possibile trovare qualcosa di familiare, anche se lontano da noi nello spazio e nel tempo. Ne abbiamo parlato con il curatore Aldo Setaioli.

In base a cosa o come ha scelto le storie inserite in “Canti e leggende dei Ch’uan Miao”? Innanzi tutto vorrei spiegare come sono venuto a conoscenza della popolazione dei Ch’uan Miao. Nel 2000 compii una crociera sul fiume Yang zi, il maggiore della Cina, e all’altezza della piu’ grande delle tre celebri gole del fiume, risalii lo Shennong, un piccolo affluente di sinistra del grande fiume in un sampan tirato a mano dalla riva. Giunsi cosi’ a un villaggio di un’altra minoranza, i Tujia, affine ai Ch’uan Miao, che abitano in prevalenza sulla riva opposta del grande fiume. Li’ per la prima volta sentii parlare di quest’altra minoranza affine. Solo più tardi, nel 2008, mi resi conto che si trattava della stessa popolazione di emigrati negli Stati Uniti del film di Clint Eastwood, Gran Torino: gli Hmong, che è il nome che quella popolazione si da’ nella propria lingua (Ch’uan Miao è il nome dato loro dai Cinesi). Venni in contatto diretto col folklore dei Ch’uan Miao ancora piu’ tardi, in rapporto alla mia attività di filologo classico, che pero’ ha sempre nutrito grande interesse per le culture e letterature orientali. Durante la stesura di un lavoro, presentato nel 2019 a Seoul, la capitale della Corea del Sud, che confrontava le versioni occidentali e orientali della leggenda di Androclo e il leone, dovetti prendere in considerazione, insieme con vari paralleli nella letteratura cinese, alcuni canti dei Ch’uan Miao di argomento simile (anche se, come sempre in Cina, il posto del leone viene preso da una tigre). Consultai perciò l’intera raccolta dei “Canti e Leggende dei Ch’uan Miao” messa insieme negli anni ’30 del secolo scorso dal missionario David Crockett Graham, pubblicata in uno dei volumi della Smithsonian. Incontrai così molti altri canti che mi sembrò utile e interessante far conoscere ai lettori italiani. La raccolta è molto vasta, ma siccome è fondata esclusivamente sulla tradizione orale, esistono numerose versioni della stessa leggenda, e in molti casi si incontrano incongruenze e contraddizioni, che hanno forzatamente ridotto la scelta dei canti da raccogliere nel volume. Ho scelto molti dei canti che presentano affinità col folklore nostro e di tanti altri paesi, sul piano cosmologico e religioso (creazione, diluvio, peccato originale) e favolistico, oltre che con leggende simili ad alcune delle nostre (per esempio quella di San Cristoforo) e anche con l’idea che fa derivare gli uomini da esseri scimmieschi. 

Che idea si è fatto di questa comunità? E’ una comunità rimasta isolata. Fino a verso la metà del secolo scorso non ha avuto alcuna tradizione scritta, ma ha conservato la sua lingua e le sue caratteristiche originali, pur in mezzo alla preponderanza territoriale e politica dei Cinesi, che li ha costretti a ritirarsi in zone sempre più ristrette e periferiche e, nel corso dei secoli, anche a emigrare in altri paesi, come il Laos, il Myanmar e il Viet Nam (da lì provengono gli Hmong del film Gran Torino). Ha inoltre sempre conservato il suo rapporto intimo con la terra (l’agricoltura e’ quasi l’unico mezzo per la sua sopravvivenza) e con la propria religione, che oltre a dei e demoni attribuisce vita e potenza o ogni oggetto, materiale e immateriale (come il tuono, l’eco, l’arcobaleno). Tramanda con musica e canti il suo ricco patrimonio culturale. Un ultimo frammento di umanita’ rimasto in uno stato di autentica originalità.

Quale è il filo conduttore delle leggende e canti presenti nel volume? In parte ho già risposto a questa domanda. Ho voluto che il lettore scoprisse da sè i tanti elementi comuni tra noi e questa popolazione così diversa e lontana. Ma un altro filone importante èil rapporto tra cielo e terra (un tempo uniti da una scala, interrotta per colpa degli uomini), come pure tra le generazioni presenti e quelle passate. E ho anche voluto mettere in evidenza certe idee morali, prima fra tutte l’avversione per il furto, tipica delle societa’ povere piu’ che di quelle ricche.

Ha trovato qualche somiglianza tra la cultura Miao e il nostro folclore? Moltissime: i fratelli ciascuno dotato di capacità straordinarie, il bel giovane nascosto sotto la pelle di un brutto animale, il demone racchiuso in una brocca, l’avidita’ punita, il ragazzo abbandonato nel bosco, i piccoli uomini che vivono sotto terra, il mantello che rende invisibili, sono motivi di tante storie che da bambino mi venivano raccontate da mia nonna, che certamente non aveva mai sentito parlare dei Ch’uan Miao.

Nelle storie tornano spesso elementi naturali, animali, ma anche demoni e figure buone in aiuto dei personaggi principali. Che ruolo avevano nella vita dei Ch’uan Miao questi racconti? Il mondo dei Ch’uan Miao è profondamente unitario. Dei e demoni interagiscono con gli uomini, cielo e terra sono tutt’uno, ed entrambi hanno bisogno di essere tenuti insieme da solidi legami – altrimenti si disgregherebbero. Le forze malefiche sono tenute a fremo dello sciamano, il tuan kung, e gli antenati proteggono se vengono onorati, possono punire se trascurati. Tutti questi elementi fanno parte di un mondo coerente e unitario, dove gli opposti non solo si equilibrano, ma hanno tutti la loro ragione e importanza. Questi canti sono il patrimonio culturale che da’ senso al bene e al male che l’uomo incontra nel mondo.

In alcune storie i Ch’uan Miao si confrontano con i Cinesi, ci racconta qualcosa su loro rapporto? I Ch’uan Miao si consideravano fratelli dei Cinesi. La loro origine, secondo le loro leggende, è comune. Ma i Cinesi hanno approfittato del loro numero e del loro potere per emarginare sempre piu’ i Ch’uan Miao, e a volte per cacciarli in altri paesi. Tracce evidenti di questo risentimento si incontrano nelle loro leggende.

Come è stato svolgere il lavoro di traduzione, che emozioni le ha lasciato il contatto con questa popolazione che sta in Cina, ma è diversa dai Cinesi? Prima della traduzione è stato necessario un vasto e difficile lavoro di scelta, anche a causa della condizione in cui la trasmissione orale ci ha trasmesso questi racconti. Ma una volta operata la scelta, tradurre questi racconti è stato come penetrare in un mondo meraviglioso, in cui l’insolito e il familiare s’incontrano ad ogni passo e mostrano la sostanziale unità del genere umano.

Se dovesse individuare 4 parole rappresentative dei “Canti e leggende dei Ch’una Miao” quali userebbe e perché? La prima: Unità del cosmo. La seconda: Unità fra le generazioni. La terza: Sapienza dei popoli tramandata dal folklore. La quarta: Lavoro e onestà fondamento della vita.

Martina Tonoli e i “Benefici dell’educazione ambientale”. Intervista a cura di Viviana Filippini

4 luglio 2024

Fa davvero bene vivere a diretto contatto con la natura? Quali sono i suoi effetti sull’essere umano? Quanto è importante conoscere la dimensione naturale che ci circonda? A dare risposta a queste e altre domande ci pensa la giovane psicologa Martina Tonoli nel libro “I benefici dell’educazione ambientale” edito da Angolazioni. Per saperne di più abbiamo parlato del libro con l’autrice.

Come è nata l’idea del libro? L’idea del libro nasce dall’esigenza di divulgare e rendere accessibili a tutti le informazioni e i risultati raccolti durante lo svolgimento della mia tesi magistrale in Psicologia per il Benessere. In quanto, durante la sua stesura mi sono resa conto nell’importanza delle informazioni raccolte e di quanto queste rese accessibili a tutti, possano aprire la mente a molte persone. Infatti, il libro parla dei benefici del contatto della natura che ogni singolo individuo può sperimentare su di sé. La natura ha straordinari effetti benefici a livello psico-fisico. Rigenera continuamente l’attenzione periferica e per questo migliora e prolunga la qualità dell’attenzione su di un compito. Perché non unire questi benefici con l’educazione? Se si inizia ad educare sin dai primi anni di vita i più piccoli alla cura della natura, a restare in contatto con essa, a preservarla, automaticamente ognuno di loro andrà a beneficiare di tutti questi straordinari effetti positivi. Inoltre, l’interazione con la natura sin dai primi anni di vita e l’introduzione dell’educazione al suo rispetto all’interno del programma scolastico predispone i soggetti alla salvaguardia e tutela di essa. Rousseau, Gandhi, Montessori e Dewey sostenevano che l’insegnamento attraverso l’esperienza diretta e il contatto possa collegare gli individui alla natura e plasmare la loro prospettiva morale nei confronti di essa.

Perché scrivere un libro dedicato all’educazione ambientale in un periodo storico dove la crisi climatica è sempre più presente? Il mio libro nasce proprio dal bisogno di sensibilizzare la popolazione sulla tematica della crisi climatica e rendere le persone consapevoli di quanto sia necessaria per noi la natura e il suo benessere per poi, di conseguenza, poterne godere anche noi. È forse proprio partendo dall’inserire i concetti di tutela e cura della natura all’interno dei contesti educativi che si può arginare questa problematica. In quanto, è dimostrato che durante i primi anni di scuola i bambini si plasmano in base a ciò che viene trasmesso loro, i valori che acquisiscono durante la prima infanzia rimarranno con loro per sempre. Dove più che nelle scuole è possibile inserire un’educazione traversale e comune a tutti? Io ho scelto di approfondire ed indagare gli effetti che l’educazione ambientale potrebbe apportare se inserita sin da subito nel contesto scolastico. Con un programma adeguato. Le scuole sono ritenute dei luoghi ideali per la realizzazione dei programmi che possano fornire un contatto continuo con l’ambiente naturale lungo tutto l’arco di crescita degli individui.


In che modo hai svolto le tue ricerche per dimostrare i benefici dell’educazione ambientale? La mia ricerca è una ricerca esplorativa qualitativa, innanzitutto ho raccolto più materiale possibile a livello bibliografico che andasse ad avvallare tutti i benefici della natura sull’uomo, oltre che verificare e raccogliere tutte le ricerche che già erano state realizzate, in precedenza, sul campo in merito a questa tematica. Successivamente, ho indagato in tre classi di prima elementare, in tre istituti statali differenti, anche per attività in relazione alla natura e spazi verdi esterni, i sentimenti, le percezioni e le nozioni dei bambini in relazione ad essa. Dai differenti programmi scolastici, alla differente sensibilità sulla tutela dell’ambiente naturale e del contesto scolastico, sono emersi risultati che sono andati a confermare le mie ipotesi. I bambini i quali hanno avuto la possibilità di avere maggior contatto con la natura si sentivano più vicini ad essa e più in dovere di proteggerla e tutelarla.

Cosa hai notato dal rapporto tra uomo e natura, quali sono i benefici, gli aspetti derivanti dal vivere un percorso di educazione in rapporto al mondo naturale? Vivere in contatto con la natura porta numerosi vantaggi psico-fisici. Abbassa il livello di cortisolo, ormone dello stress ed innalza il livello di ossitocina, ormone della felicità. Rallenta il battito cardiaco. La natura è un rigeneratore continuo dell’attenzione, migliora la concentrazione e le capacità cognitive, oltre che a sviluppare e sprigionare maggiore creatività. Le persone che vivono a contatto con la natura dimostrano livelli d’umore mediamente più alti, e minore possibilità di avere problemi cardiaci, ad esempio. Essendo la natura un elemento che dona ai soggetti benessere,automaticamente le persone si sentono innatamente spinte a tutelarla, a preservarla ed a mantenere questo contatto così benefico con essa.

Chi è il lettore ideale del tuo libro? Questo libro è volto a tutte le persone che lavorano e vivono in contesti educativi, può essere rivolto ad un insegnante come ad un genitore. Ma non solo, è per tutti quelli che si sentono vicini al mondo della natura, oppure che vogliono approfondire la sua tematica e il potere benefico che ha sul corpo e sulla mente dell’uomo.


Perché è importante recuperare il rapporto uomo natura nel percorso di educazione e farlo fin dalla scuola? Se non ci fosse la natura non ci saremmo nemmeno noi. Al giorno d’oggi siamo troppo concentrati sulle nostre attività, sui mille impegni e i mille problemi che ci si presentano ogni giorno. Ma non ci stiamo accorgendo di come stia soffrendo il mondo intorno a noi, ci stiamo dimenticando di cosa si prova a stare bene, a fermarsi e a godersi delle piccole cose della vita. Del calore del sole sulla nostra pelle, del rumore delle foglie che si muovono con il vento, della sensazione di distensione dei muscoli, immediati, nel vedere una distesa di prato verde. È importante ritornare a connetterci con la nostra linfa vitale, la natura, per poter ritornare a star bene. Ma per poterlo fare è necessario educare le nuove vite e rieducarci alla tutela della natura. Se si inizia a farlo sin dalla tenera età dei bambini, saranno essi stessi a continuare a mantenere e ricercare questo contatto benefico con tutto l’ambiente naturale e a preoccuparsi della sua tutela.