Archivio dell'autore

:: 21 marzo Giornata Mondiale della Poesia

21 marzo 2020

Adrift! A little boat adrift!
And night is coming down!
Will no one guide a little boat
Unto the nearest town?

So Sailors say—on yesterday—
Just as the dusk was brown
One little boat gave up its strife
And gurgled down and down.

So angels say—on yesterday—
Just as the dawn was red
One little boat—o’erspent with gales—
Retrimmed its masts—redecked its sails—
And shot—exultant on!

Emily Dickinson (1830-1886)

dickinsonEmily Dickinson è stata una poetessa statunitense. È considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo. Nacque a Amherst nel Massachusetts il 10 dicembre 1830 e morì nello stesso luogo di nefrite il 15 maggio 1886 all’età di 55 anni. Al momento della sua morte la sorella scopre nella camera di Emily diverse centinaia di poesie scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo contenuti tutti in un raccoglitore. Prima della sua morte erano stati pubblicati solo sette testi, con varie modifiche apportate dagli editori. Nel 1890 la sorella di Emily, Vinnie, e Mabel Loomis Todd, riescono a ottenere la pubblicazione di un volume di poesie, primo di una lunga serie. Dal 1924 al 1935 vengono pubblicate altre trecento poesie di Emily Dickinson, trovate dalla nipote Martha dopo la morte della madre, cognata di Emily, a cui le aveva affidate in custodia quando era ancora in vita. Diverse poesie furono poi ricavate dalle lettere della Dickinson, nonché dai biglietti che ella scrisse per accompagnare i doni fatti a parenti e amici.

Il sito: https://www.emilydickinson.it/.

:: Nota di lettura: Il giorno della nutria di Andrea Zandomeneghi (Tunuè 2019) a cura di Lidia Popolano

20 marzo 2020

image1Il giorno della nutria, di Andrea Zandomeneghi, è un romanzo dedicato alle parole e alle immagini del pensiero conscio e inconscio di un uomo pieno di nevrosi irrisolte, in una giornata particolare. Del dipanarsi della giornata di Davide, assistiamo al breve prequel, alle motivazioni e alla soluzione dell’enigma iniziale: la scoperta di una nutria scuoiata e congelata sugli scalini di casa, con tutte le implicazioni, le attribuzioni e i possibili significati, visibili e nascosti. Nello scioglimento dell’enigma, Andrea non fa sconti alle immagini da incubo presenti nella realtà, come quando racconta della malattia della madre di Davide, né a quelle del sogno o dell’ebbrezza: niente edulcoramenti né giustificazioni. Un libro coraggioso e ricco di citazioni provenienti da letture evidentemente assimilate dall’autore e non pretestuose, che fa ben sperare sulle case editrici e sugli scrittori autentici.

:: Un incantevole aprile di Elizabeth von Arnim gratis da oggi a lunedì 22 marzo

18 marzo 2020

Un incantevole aprileGrazie a Fazi nei negozi online o direttamente sul loro sito in formato epub o mobi potete scaricare gratuitamente, da oggi a lunedì 22 marzo, l’ebook di #UnIncantevoleAprile di #ElizabethvonArnim, una storia di amore, amicizia e speranze ritrovate.

♥⇒ Link per trovare il libro: qui

Nata col nome di Mary Annette Beauchamp a Kirribilli Point, in Australia, da una famiglia della borghesia coloniale inglese, era cugina della scrittrice Katherine Mansfield. Visse a Londra, Berlino, in Polonia e infine negli Stati Uniti. Si sposò due volte – entrambi i matrimoni furono infelici – ed ebbe cinque figli, fra i cui precettori ci furono E.M. Forster e Hugh Walpole. Fra un matrimonio e l’altro, fu l’amante di H.G. Wells. Fu una scrittrice molto prolifica e di grande successo. Fazi Editore ha pubblicato Un incantevole aprile, Il giardino di Elizabeth, La fattoria dei gelsomini, Un’estate in montagna e Una principessa in fuga.

:: Un’intervista con Sam Stoner a cura di Giulietta Iannone

16 marzo 2020

Sam StonerBenvenuto Sam su Liberi di scrivere, e grazie di aver accettato questa intervista. La situazione è seria in Italia, e nel mondo, in questi giorni, ma ognuno continua a fare la sua parte, noi continuando a parlare di libri. Raccontaci qualcosa di te, dove sei nato? Che studi hai fatto? Dove vivi attualmente?

Grazie a te, è un piacere essere presente su Liberi di Scrivere.
In accordo con la mia biografia non ufficiale scritta da Angelica C. Gherardi le mie origini sono eterogenee a partire da un bisnonno “ […] un diamantario ebreo fuggito da Anversa nel ‘39. […] arrivato a New York aveva cambiato il suo nome in Stoner, “pietraio”, riprendendo a esercitare il suo mestiere, tagliando e vendendo pietre preziose; era sempre rimasto un oscuro lavorante nascosto nel retrobottega di un’altrettanto oscura gioielleria del quartiere yiddish”. Bisnonno che io non ho mai conosciuto. Mia madre, una ragazza cattolica di origini italiane, per la precisione partenopee. E questo spiega il particolare legame con la cucina napoletana (come quella romana) che non solo gusto ma che preparo, anche se sono molti i segreti che devo ancora apprendere. La mia nascita si colloca a metà tra due continenti come anche la mia infanzia (comunque di base a Roma) e questo spiega il legame con gli Stati Uniti. Ho studiato economia all’università, un passatempo del tutto inutile visto che non c’è stato seguito nel mondo lavorativo. Oggi sono a Roma, nel quartiere dell’Eur, protagonista di molti racconti, alcuni presenti in Linea d’ombra e in alcuni romanzi. L’Eur non è solo una zona di Roma, è una realtà architettonica unica al mondo, metafisica, estraniante, di grande fascino se vissuta nelle varie ore del giorno e soprattutto della notte.

Cosa ti ha spinto a diventare una scrittore? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere fiction?

Ho iniziato a scrivere per soddisfare un richiamo interiore, nato spontaneamente. Le storie apparivano, e appaiono, per immagini e io le trascrivo. Ogni storia, che sia un racconto o un romanzo, nasce sempre da una suggestione, un particolare colto per caso in strada, una foto, un articolo di cronaca, un dialogo tra estranei. Devo essere sincero, appena vedo una persona la prima domanda che mi pongo è quali segreti si celino dietro la sua apparente normalità, quale dolore abbia ricevuto o inflitto. Mi chiedo se si tratti di un carnefice o una vittima, ricordando bene che i ruoli sono interscambiabili.

Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzato?

I contemporanei che leggo sono dei mostri sacri dai quali, insieme ai grandi del passato, traggo continuamente ispirazione: James Ellroy, David Peace, Irvine Welsh, Paul Beatty, Stephen King e… Tom Robbins, lo scrittore più pericoloso del mondo.
I miei preferiti, in ordine cronologico: Sofocle, Shakespeare, Dante (sapevo a memoria quasi tutto l’Inferno, merito di un mio insegnante di lettere al liceo – uno dei tanti avendo cambiato otto scuole e dieci classi tra medie e superiori). Seguono, restringendo la lista: Edgar Allan Poe (‘49), Fëdor Dostoevskij (‘81), Oscar Wilde (’900), Raymond Chandler (’59), Dashiell Hammett (’61), Jim Thompson (’67), Cornell Woolrich (‘68), Donald Westlake, Elmore Leonard, Philip Roth.

Hai da poco pubblicato un volume di racconti noir dal titolo Linea d’ombra. Ce ne vuoi parlare?

La raccolta è nata con l’idea di selezionare i racconti più rappresentativi della mia scrittura, alla fine mi sono ritrovato con una raccolta noir con una forte connotazione sociale. In ogni racconto è trattata una tematica ben precisa: prostituzione, alcolismo, senzatetto, violenza domestica, stupro, personalità doppia, pulizia etnica, criminalità. La mia scrittura nasce sempre con un’emozione legata alle vittime, di altri o di se stessi. Del resto si tratta di Noir. Un particolare che caratterizza l’opera è il linguaggio piuttosto crudo e forte, ma si tratta di storie che si svolgono in quelle zone d’ombra spesso nascoste, realtà lontane dalla quotidianità della massa. Ritornando alla domanda di prima legata ai miei scrittori preferiti, ho voluto omaggiarli in Linea d’ombra, con un collage di estratti delle più grandi opere hard boiled che compongono un breve e intenso racconto.

Come vanno le pubblicazioni all’estero dei tuoi libri? In quali paesi hai trovato un’accoglienza più calorosa?

Ho riscontrato buone vendite negli Stati Uniti, credo si debba alla generosità della estesa comunità italiana visto che al momento non ci sono mie opere tradotte.

Pratichi Qi Gong e meditazione, vero? Ci sono libri, manuali che illustrano i segreti di queste discipline, molto utili e benefiche anche oggi?

Nessun segreto, sono esercizi semplici e potenti. Servono a rilassare ma sono nati con un altro intento: fortificare le difese immunitarie, apportare energia e vigore. Ci sono manuali interessanti come “Zhineng QiGong” di Vito Marino e Ramon Testa, ma si possono trovare esercizi spiegati perfettamente anche in internet. Per questo periodo consiglio gli “Otto Pezzi di Broccato”, esercizi di semplice esecuzione anche per un anziano, e duemila anni di pratica ne garantiscono l’efficacia. E poi consiglio di cercare l’esercizio LAQI davvero semplice da eseguire, anche da seduti, ma straordinariamente efficace per apportare energia e benessere. Bastano dieci minuti al giorno.

Immagino anche tu stia leggendo di più in questi giorni, quali libri ci sono sulla tua scrivania, e sul tuo comodino?

Al momento ce ne sono quattro: “Cronaca nera” di James Ellroy, “Il tempo di uccidere” di Laurence Block, “Crime” di Irvine Welsh e “Il giallo di Villa Nebbia” di Roberto Carboni.

Infine per concludere, ringraziandoti della tua disponibilità, mi piacerebbe chiederti se stai scrivendo un nuovo libro?

Sono in fase di rilettura di un romanzo crime e di una raccolta mistery, sto anche pensando a una nuova storia, non so ancora se sarà un racconto o un romanzo, lo scoprirò scrivendo.
Sono io che ringrazio te per l’ospitalità e le piacevoli domande.

:: Un’ intervista con Stefano Di Marino a cura di Giulietta Iannone

15 marzo 2020

StefanoBentornato Stefano, è un piacere riaverti su queste pagine per questa nuova intervista. La situazione è seria in Italia, e nel mondo, in questi giorni, ma ognuno continua a fare la sua parte, noi continuando a parlare di libri. Immagino tu abbia sospeso le presentazioni in questi giorni, come ti tieni occupato?

SDM Sì, purtroppo ho dovuto rinunciare a diversi impegni, ma verrà il momento più opportuno in cui ci ritroveremo tutti con animo più leggero. Io lo smart–working già lo facevo da casa, da sempre praticamente. Divido la mia giornata tra i compiti essenziali per la vita quotidiana, il lavoro e il divertimento. Ho allestito anche uno “spazio spot” dove posso tenere in esercizio il fisico soprattutto con il taiji ma anche con esercizi a corpo libero e boxe a vuoto. Ho sempre lavorato anche in altri momenti di crisi con la convinzione di proseguire come se tutto fosse normale. Io so raccontare storie e questo continuerò a fare. Una forma di sopravvivenza per me e, mi auguro, anche per gli altri. Le ore libere sono dedicate alla visone di film, alla lettura e allo studio. Dispongo di una vasta biblioteca e videoteca per cui non ho che l’imbarazzo della scelta. Quando scrivo ascolto sempre musica. Nella mia routine ho aggiungo l’approfondimento dello spagnolo che parlo e capisco abbastanza ma in questo periodo ho l’occasione di approfondire leggendo alcun i testi che mi sono procurato questa estate.

È uscito in questi giorni per Il Giallo Mondadori L’ amante di pietra, disponibile anche in ebook. Una nuova avventura per Bas Salieri, personaggio molto amato dai tuoi lettori, esistono già due episodi: Il palazzo dalle cinque porte e La torre degli scarlatti. Ce ne vuoi parlare? Come è nata l’idea per scrivere questo nuovo episodio?

SDM. Il romanzo l’ho scritto nel 2017 ma l’idea risale al 2015. Devo ammettere che dallo spunto iniziale alla realizzazione avevo lasciato trascorrere troppo poco tempo. Avevo un titolo, uno spunto (che vagamente si rifaceva al Mulino delle donne di pietra) ma la trama era abbozzata. Così mi ero fermato due volte, poco convinto del risultato. Infine ho gettato via tutto mantenendo solo il titolo. Infine nel 2017, durante una vacanza, stavo leggendo cose diverse e, ad Amsterdam, ho avuto una folgorazione. In meno di due ore avevo tutto in mente. Al mio ritorno ho messo giù lo “scalettone” e, quando terminai di scrivere il Professionista che stavo lavorando, ho ripreso in mano tutto. In cinque settimane il romanzo era lì.

Sei stato il primo in Italia, per Urania mi pare, a scrivere una serie wuxia, ibrida, contaminata anche dal puro fantasy occidentale alla “Il trono di spade“. Diversi episodi, anche in ebook, raccolti in un unico volume dal titolo “L’ultima imperatrice”. Nel dibattito in corso della cosiddetta “appropriazione culturale”, come ti poni? So che sei uno scrittore molto aperto alle contaminazioni culturali, all’accrescimento comune tramite il confronto.

SDM. Devo dire che questo dibattito non ha molto senso. Se escludiamo il vero e proprio plagio, ricordiamo che nessuna storia è veramente originale. Per quel che riguarda L’ultima imperatrice, che scrissi nel 2000, volevo scrivere un wuxiapian e mi piaceva l’idea che non avesse magia. Avevo letto da poco Il trono di spade quando ancora pochi lo conoscevano ed era proprio questa cosa della storia fantasy senza magia che mi piaceva. Il trono di spade era ispirato non solo alla guerra delle Rose ma anche a moltissimi altri classici della narrativa storica e fantastica. Io ero interessato all’Oriente e, per la verità, volevo raccontare la storia (che invece è reale e contemporanea) dell’ultima imperatrice Cixi. Poi entrano suggestioni di Howard e, qualcosa, anche di un bellissimo film indiano di Mira Nair, Kamasutra.

L’ossigenazione è importante, soprattutto in questo periodo, tu sei un esperto di arti marziali e pratichi anche il tai chi. Hai scritto manuali che possano avvicinare a queste pratiche anche principianti di tutte le età?

SDM. Moltissimi anni fa pubblicai negli Oscar una guida alla preparazione fisica e al Self Training. Non so se sia ancora reperibile. Di manuali veri e propri ne ho scritti sulla Kickboxing e il karate. La verità è che pratiche come il taiji si dovrebbero imparare con un maestro. Io cominciai quando avevo ventisei anni e mi sembrava quasi un po’ ridicolo con la forza della gioventù apprendere una “ginnastica dolce”. Invece feci un investimento per il futuro. Dopo tanti anni il taiji mi ha aiutato anche a riprendere l’uso delle ginocchia dopo che aveva avuto qualche problema dovuto al sovra allenamento delle arti “dure”. L’importante è non restare mai troppo fermi. Anche in casa. A intervalli regolari, alzarsi, sgranchirsi, respirare sempre molto bene, prendere una boccata d’aria al balcone (questo si può!). il corpo come la mente deve essere sempre in movimento.

Come vanno le pubblicazioni all’estero dei tuoi romanzi? In quali paesi hai trovato un’accoglienza più calorosa?

SDM. Il genere di narrativa che pratico io all’estero, con nome italiano, è difficile da proporre. Dovrebbero farlo gli editori, ma purtroppo chi pubblica in edicola … non è molto considerato. A torto, ma è una questione differente. In realtà pubblicai in Germania Il cavaliere del Vento (2002) edito da Goldmann che lo prese da Piemme. I manuali sportivi invece sono andati bene.

Stiamo tutti più a casa, l’ideale è passare il tempo occupandoci di attività piacevoli come guardare un film, ascoltare buona musica, leggere un libro. Iniziamo con il cinema. Che serie televisivi o film consigli?

SDM. Ho recuperato tutte e tre le stagioni di Muskeeters, una bellissima serie della BBC che ripropone con spirito moderno ma con grande aderenza di ambienti e costumi, l’epopea di Dumas. Magnifica. Per chi vuole cose moderne, invece, consiglierei Blacklist Legacy che, sebben inferiore alla serie originale che adoro, è interessante.

Immagino anche tu stia leggendo di più in questi giorni, quali libri ci sono sulla tua scrivania, e sul tuo comodino?

SDM. Sto rileggendo un vecchissimo western di Gordon D. Shirreffs L’unico che si salvò. Poi come dicevo studio spagnolo con un libro che si intitola Comanche di Juan Meso de la Torre e sto leggendo molti fumetti e un libro di storia sulla Legione Straniera per un lavoro che sto facendo.

Infine per concludere, ringraziandoti della tua disponibilità, mi piacerebbe chiederti un’ultima cosa: hai in programma una nuova serie molto diversa dalle precedenti? Vuoi anticiparci qualcosa?

SDM. Sì, la nuova serie su Segretissimo debutterà a settembre e si intitola Killer Élite. È un contesto totalmente diverso dal Professionista e non è collegato alla serie. La storia di un killer e della poliziotta che gli dà la caccia. Vivono in un mondo dominato da una organizzazione criminale che si chiama L’Aquila e ha avuto origine nell’antichità. La maggior parte dei personaggi ha soprannomi invece di nomi e le ambientazioni son esotiche ma anche italiane. Spero che vi piaccia. Ne potrete avere degli assaggi in tre racconti che usciranno in appendice ai miei romanzi su Segretissimo a maggio, luglio e agosto. Con questo ti ringrazio e vi saluto tutti con un abbraccio virtuale. Ce la faremo!

:: Una vita come tante di Hanya Yanagihara (Sellerio 2016) trad. di Luca Briasco, a cura di Michela Bortoletto

11 marzo 2020

Una vita come tante di Hanya YanagiharaSe c’è un romanzo dolorosamente intenso, profondo, delicato, brutale, coinvolgente, romantico, straziante e capace di tenerci compagnia in questi giorni di reclusione è sicuramente “Una vita come tante”.
Willem, JB, Malcom e Jude sono quattro ragazzi di New York che il destino ha voluto far incontrare. Ex compagni di college, si sono trasferiti nella metropoli da una cittadina del New England. Willem vuole fare l’attore; JB aspira a diventare un artista famoso; Malcom è un architetto. Ma il centro delle loro vite è Jude. Jude è un brillante avvocato dal passato misterioso e doloroso. Jude è fragile. Jude è forte. Jude vuole riscattarsi; vuole autodistruggersi; vuole amare ed essere amato ma spesso sfugge all’amore. Jude sogna un futuro migliore; Jude è luce, ma anche oscurità. Attorno a Jude si snodano le vite degli altri tre protagonisti, uno non meno importante dell’altro. Tra passato e presente questo romanzo ci racconta di quanto un passato doloroso possa interferire con il nostro futuro. È una storia brutale, tragica, che rivela quanto può essere crudele l’animo umano. Ma è anche un racconto di speranza, un racconto che ci fa capire quanto possono essere importanti l’amicizia e i rapporti umani. Nonostante la mole di questo libro possa spaventare, vi assicuro che rimarrete incollati alle sue pagine fin dalle prime righe. Amerete Jude ma anche JB, Malcom e Willem. Non vorrete mai lasciarli.

Hanya Yanagihara, scrittrice statunitense di origini hawaiane, ha pubblicato il suo primo romanzo, The People in the Trees, nel 2013. Ha scritto di viaggi per Traveler e collabora con il New York Times Style Magazine. Una vita come tante, il suo secondo romanzo uscito nel marzo 2015, è un successo mondiale, vincitore del Kirkus Prize, finalista al National Book Award e al Booker Prize, tra i migliori libri dell’anno per il New York Times, The Guardian, The Wall Street Journal, Huffington Post, The Times.

Source: libro del recensore.

:: Gruppo di lettura – Gli aquiloni di Romain Gary

10 marzo 2020

Gli aquiloniBentrovati, ho scelto come libro per il prossimo incontro del nostro gruppo di lettura un libro bellissimo: Gli aquiloni di Romain Gary.

Che ne dite di leggerlo assieme a me?

Ci incontreremo tutti qui sul blog sabato 21 marzo alle ore 18.00 per discuterne assieme.

Ci conto! e soprattutto buona lettura!

È un giorno d’ombra e sole degli anni Trenta quando, dopo essersi rimpinzato e assopito sotto i rami di una capanna, Ludo scorge per la prima volta Lila, una ragazzina biondissima che lo guarda severamente da sotto il cappello di paglia. Ludo vive a Cléry, in Normandia, con suo zio Ambroise, «postino rurale» tornato pacifista dalla Grande guerra e con una inusitata passione: costruire aquiloni. Non è un costruttore qualunque. Da quando la “Gazette” di Honfleur ha ironicamente scritto che gli aquiloni dell’«eccentrico postino» avrebbero reso famosa Cléry «come i pizzi hanno costituito la gloria di Valenciennes, la porcellana quella di Limoges e le caramelle alla menta quella di Cambrai», Ambroise è divenuto una celebrità. Belle dame e bei signori accorrono in auto da Parigi per assistere alle acrobazie dei suoi aquiloni, sgargianti strizzatine d’occhio che il vecchio normanno lancia in cielo. Anche Lila vive in Normandia, benché soltanto in estate. Suo padre non è, però, un «postino spostato». È Stanislas de Bronicki, esponente di una delle quattro o cinque grandi dinastie aristocratiche della Polonia, detto Stas dagli amici dei circoli di giocatori e dei campi di corse. Un finanziere che guadagna e perde fortune in Borsa con una tale rapidità che nessuno potrebbe dire con certezza se sia ricco o rovinato. L’incontro infantile con Lila diventa per Ludo una promessa d’amore che la vita deve mantenere. Il romanzo è la storia di questa promessa, o dell’ostinata fede di Ludo in quell’incontro fatale. Una fede che non viene meno nemmeno nei drammatici anni dell’invasione tedesca della Polonia, in cui Lila e la sua famiglia scompaiono, e Ludo si unisce alla Resistenza per salvare il suo villaggio dai nazisti, proteggere i suoi cari e ritrovare la ragazzina biondissima che lo guardava severamente da sotto un cappello di paglia.

Alcuni consigli su come reperire il libro:

Averlo già in casa.

Cercandolo online sugli store online in formato digitale.

Cercandolo in prestito nella versione digitale nella vostra biblioteca rionale.

:: 19 marzo, Festa del papà

10 marzo 2020

1

Si avvicina il 19 marzo, Festa del papà. Quest’anno, forse più di altri anni, i nostri papà hanno bisogno di sostegno. O perchè hanno i figli lontani, magari andati per lavoro o per studio fuori dall’Italia, o a causa della mancanza di lavoro e delle difficoltà economiche. O perchè sono anziani, magari malati. È importante davvero fargli sentire che gli vogliamo bene, magari con un libro. Un libro d’arte, di fotografia, di viaggi. O un romanzo, ce ne sono di molto belli usciti in questi giorni. Non avete che l’imbarazzo della scelta, ogni figlio conosce al meglio i gusti dei propri papà. Penserete voi che una piccola cosa, ma vi assicuro che non lo è.

:: La vera felicità. Come realizzare il potenziale presente nella nostra anima di Anselm Grün (Edizioni San Paolo, 2019) a cura di Giulietta Iannone

9 marzo 2020

La vera felicitàLa tradizione cristiana propone, come punto di riferimento per la costruzione di una vita pienamente realizzata, l’esercizio di tre virtù che non sono riducibili all’umano, ma aprono la nostra esistenza al divino: si tratta della fede, della speranza e della carità.

Anselm Grün riprende questa tradizione e la traduce con finezza teologica e psicologica nella vita attuale, a partire dall’assunto che vede ogni donna e ogni uomo alle soglie della realizzazione della propria felicità, del proprio benessere. Infatti, egli sottolinea,

«la fede è già dentro di te come potenzialità che ti è stata data con la tua natura umana. La speranza è infusa in te. Ti fa vedere di cosa sei capace. E l’amore è la tua realtà più intima».

Perciò, riflettere oggi sulle virtù significa ritrovare un angolo profondo di noi stessi, riprendere in mano il filo della gioia che ci attende, e metterci all’opera per realizzare quello che già siamo nel cuore di Dio.

Forse avete già sentito parlare di Anselm Grün, tra i filosofi e pensatori cristiani di questi anni travagliati è uno dei più conosciuti, anche grazie alla grande prolificità dei suoi scritti. Teologicamente ineccepibili, umanamente fecondi. Ho avuto modo di leggere questo suo libro quest’estate, e fino a oggi non mi sono sentita di scrivere nulla al riguardo, un po’ perchè la dimensione spirituale è una delle cose più intime e personali che ci siano, e poi vige la regola che ogni percorso spirituale ha un moto suo proprio. Insomma ognuno deve scoprire le cose da sè, a volte è controproducente imporle, sia a credenti che non credenti. Credo un libro come questo sia più utile ai secondi, a patto che rispettino alternative visioni del mondo. Non ho fatto studi teologici, quindi la mia analisi sarà puramente emozionale, come si suol dire. Anselm Grün parte da un assunto molto semplice: che l’uomo sia nato per essere felice. Questo è il progetto, questo è l’essenza più profonda del “cuore” di Dio. Per raggiungere questa felicità dobbiamo percorrere un percorso terreno che inevitabilmente termina con la morte. Ma questo stadio dell’esistenza è solo l’inizio. Per conquistare questa felicità, già terrena come espressione massima delle nostre potenzialità, un cristiano ha tre doni molto speciali: la fede, la speranza e l’amore.  Fede in Dio, in sè stesso, negli altri. Speranza nel futuro, nel presente, nell’uomo come essere razionale e aperto all’eterno. E poi l’amore, già San Paolo nel suo “Inno all’amore” Prima Lettera ai Corinti, ci aveva detto che questo dono/virtù è il fondamento di tutto. Ecco se privilegiate la dimensione spirituale dell’essere questa lettura potrebbe farvi bene. A me l’ha fatto.

Anselm Grün è monaco nell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach (Germania). Dopo aver compiuto gli studi filosofici, teologici e di economia aziendale, dal 1977 è “cellerario”, ossia responsabile finanziario e capo del personale dell’abbazia di Münsterschwarzach. Apprezzato consigliere e guida spirituale, è attualmente tra gli autori cristiani più letti al mondo. Tra le pubblicazioni per le edizioni San Paolo ricordiamo: Autostima e accettazione dell’ombra. Come ritrovare la fiducia in se stessi (20033); Per vincere il male. La lotta contro i demoni nel monachesimo antico (20062); Lottare e amare. Come gli uomini possono ritrovare se stessi (20072); Regina e selvaggia. Donna, vivi quello che sei! (2005); La gioia dell’armonia (2005); La gioia della gratitudine (2005); La gioia dell’attenzione (2006); La gioia dell’incontro (2006); La gioia della salute (2007); La gioia di chi si contenta (2007); La gioia dell’amore (2007); La fede dei cristiani (2007); Felicità  beata (2008), Il libro delle risposte (2011).

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Alessandro dell’ufficio stampa di Edizioni San Paolo di Cinisello Balsamo.

:: Un’intervista con Maurizio de Giovanni, a cura di Giulietta Iannone

8 marzo 2020

Maurizio

Bentornato Maurizio, è un piacere riaverti su queste pagine per questa nuova intervista. La situazione è seria in Italia, e nel mondo, in questi giorni, ma ognuno continua a fare la sua parte, noi continuando a parlare di libri. Immagino tu abbia sospeso le presentazioni in questi giorni, come ti tieni occupato? A uno scrittore non si chiede, ma io te lo chiedo lo stesso: stai scrivendo un nuovo libro?

R. Ciao Giulietta, un abbraccio a te e un affettuoso saluto agli amici di Liberidiscrivere che, come sai, sono da sempre nel mio cuore. Sì, la situazione è difficile e gli incontri e le presentazioni sono state sospese. Io, a dire la verità, avrei volentieri continuato anche per dare un segnale di resistenza culturale, ma se c’è un rischio reale è opportuno dirsi arrivederci speriamo a presto. Sono felice di dirti che ho appena consegnato il testo del romanzo che uscirà il 31/3, Una lettera per Sara, di cui sono molto contento. Spero piaccia alle lettrici e ai lettori come è piaciuto a me scriverlo.

La serie dedicata al commissario Luigi Ricciardi è giunta al termine, non ho ancora letto Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi, ma spero di farlo presto. Nonostante questa decisione, prevedi di scrivere ancora dei racconti con protagonista l’amato commissario? O è proprio un capitolo chiuso della tua creazione letteraria?

R. Credo che la linea narrativa ambientata negli anni Trenta sia conclusa: il paese, dopo il 1934, perde molto di fascino per il consolidarsi del regime. Torna a essere bello da raccontare nei primi anni Sessanta, e non escludo di andare in quell’epoca per capire cosa è successo a tutti quei personaggi. Prima, però, devo ai lettori una serie di racconti di Bambinella, magari da un rifugio antiaereo nel 1942, che ci dirà cosa è successo nel frattempo. Non subito, però.

Sul fronte televisivo, quando uscirà lo sceneggiato RAI dedicato a Ricciardi? Ce ne vuoi parlare? A me sarebbe piaciuto tanto Giampaolo Morelli nella parte (finalmente in un ruolo drammatico), ma anche Guanciale è molto bravo. Ti hanno consultato durante le riprese? C’è un episodio bizzarro accaduto durante le riprese che ci vuoi raccontare?

R. Non sono molto interessato ai prodotti televisivi, nei quali intervengono molte professionalità che legittimamente effettuano delle scelte, che possono non concordare con quelle dello scrittore che, forse, è troppo abituato a lavorare da solo. Auguro alla fiction su Ricciardi, di cui ho comunque firmato le sceneggiature, il miglior successo e sono certo che sia una bellissima fiction, ma non ti so dire molto di più di questo.

Per quanto riguarda la serie de I Bastardi di Pizzofalcone, dopo Nozze, hai in programma un nuovo capitolo?

R. Certo che sì. Come sempre nel tardo autunno ci sarà un nuovo episodio della serie dei Bastardi, che amo molto e che hanno sempre nuove storie da raccontare.

Come vanno le pubblicazioni all’estero dei tuoi romanzi? In quali paesi hai trovato un’accoglienza più calorosa?

R. Molto bene, grazie. I miei romanzi sono tradotti in molte lingue e pubblicati in 31 paesi, e sono molto letti per fortuna in Francia, Spagna, Stati Uniti, Regno Unito e America Latina. Ogni volta che vado in questi luoghi vengo accolto da molti lettori appassionati, e ne sono sempre veramente felice.

Immagino anche tu stia leggendo di più in questi giorni, quali libri ci sono sulla tua scrivania, e sul tuo comodino?

R. Quando scrivo non posso leggere, purtroppo, perché la scrittura altrui mi influenzerebbe. Ma non vedo l’ora di leggere l’ultimo romanzo di Lorenzo Marone, Inventario di un cuore in allarme, quello di Massimo Carlotto, La signora del martedì e quello di Carlo Lucarelli, L’inverno più nero, col mio amatissimo commissario De Luca.

Sei un appassionato di calcio, non negarlo, hai mai pensato di scrivere un romanzo incentrato su questo sport? Magari sugli albori del Napoli, ricordo la società fu fondata nel 1926.

R. L’ho già scritto. Si chiama Il resto della settimana, edito da Rizzoli, e secondo me è di gran lunga il mio miglior romanzo.

Infine per concludere, ringraziandoti della tua disponibilità, mi piacerebbe chiederti un’ultima cosa: hai in programma una nuova serie molto diversa dalle precedenti? Vuoi anticiparci qualcosa?

R. Sì, ce l’ho. Prima però uscirà per Einaudi Stile Libero un nuovo romanzo con Mina Settembre, protagonista di Dodici rose a Settembre che è uscito l’anno scorso per Sellerio riscuotendo un lusinghiero successo. Poi ci sarà questo nuovo romanzo per Rizzoli, e ti assicuro che ci sarà da divertirsi. Per ora ti dico che i due protagonisti sono soprannominati “Il Bufalo” e “Sammarzano”. Non posso dire di più, se non raccomandare a te e a tutti gli amici di restare collegati.

:: Pezzi – dal regno della Litweb di Ippolita Luzzo (Città del Sole Edizioni 2018) a cura di Lidia Popolano

7 marzo 2020

image1

Lei lo chiama zibaldone, nel linguaggio arcaico una vivanda composta da svariati ingredienti, una costante nella cucina povera di tutti i Paesi; nel linguaggio letterario invece un quaderno di appunti e abbozzi riportati senza ordine.
È entrambe le cose, Pezzi di Ippolita Luzzo. Vi compaiono in ordine casuale frammenti di riflessioni filosofiche, filastrocche, considerazioni sulle cosiddette giornate europee o mondiali dedicate all’amicizia o ad altre ricorrenze, tra queste inserirei anche il Pezzo sul Natale, anche se questo non è il suo titolo. E ancora, poesie, citazioni e recensioni. Ogni appunto riporta la data e questo aiuta ad orientarsi per caratterizzare quel frammento. A volte si tratta di episodi di vita comune, incontri, pomeriggi con amiche o con la sorella, si tratta di telefonate a conoscenze o a vecchie amicizie. C’è anche un fantasma di uomo, seduto accanto al posto di guida ad ascoltare le vicende letterarie di Ippolita o in casa a gustare un caffè virtuale di cui sembra persino di sentire l’odore.
Ma tutto questo mondo, questi tratti di penna, ricopiati al computer, non sono più frammenti, non sono più piccoli cenni sonori di uno strumento che viene accordato, sono una sinfonia potente, sono una sonata di organo in una cattedrale, se hai avuto la fortuna di entrare nel mondo di questa piccola donna, fortissima e delicata a un tempo, se hai attraversato le stanze di quel suo castello fatto di ambienti, ma più ancora di disimpegni. Se sei passato per quelle scale dove filtra il sole e illumina il quadro donato dall’artista che con quel dono ha dato valore al suo apprezzamento o la cesta colma di buste gialle che hanno contenuto i libri che le sono stati spediti in lettura. Sono buste flosce o strappate, impossibili da riusare, impossibili da cestinare. Sono lì perché buttarle sarebbe perdere la traccia della trepidazione con cui sono state riempite con il libro o il faldone della bozza, con cui sono state incollate e lasciate sul desk dello sportello postale, là dove era impossibile ritirarle una volta trovato il coraggio di spedirle. E poi i libri e la memoria degli incontri e dei pasti cucinati e consumati con gli amici, delle serate con le guance arrossate e gli occhi lucidi nella scoperta incredula che l’amicizia esiste, che l’amore esiste e illuminano la vita anche quando hanno breve durata.
Questo, tutto questo non sarebbe stato evidente per me se non avessi avuto l’immensa fortuna di entrare nella dimora di famiglia e di stringere la mano della dolce madre. Ah, gli occhi di una madre posati sui tuoi per leggere il tuo affetto per la figlia! Ah, quale regalo prezioso e immortale, indispensabile per comprendere le parole amare che descrivono le donne del sud che hanno visto rapinare la loro adolescenza e rinchiuderla in una vita di sacrificio, dono per eterni e irriconoscenti uomini-bambini, coccolati e viziati nella loro fragilità egoistica.
Questo, tutto questo non sarebbe stato evidente se non avessi visto un paese violentato, sventrato, artificiosamente assimilato a un’entità locale inesistente. Privato del suo nobile nome e con esso, della sua storia. Un paese che fa da sfondo a ogni amarezza e ogni sogno di riscatto della Calabria offesa e dimenticata anche nel presente. Persino nel presente.
Tutto questo non è uno zibaldone. Sarebbe uno scempio immaginare una raccolta “Pezzi due” con i frammenti scritti da Ippolita Luzzo dopo il 2018. Non è uno zibaldone, Pezzi. È un romanzo. È il romanzo di una vita dapprima dimenticata nella disillusione e poi ritrovata nella missione di tessitura del tessuto culturale di un popolo, senza occuparsi o preoccuparsi di darsene il merito. La tessitura di un ordito fine e robusto che non contempla definizioni strutturali, che non chiede riconoscimenti, che unisce in un canto ritmato e sonoro le voci di scrittori stimati e i loro lavori, nati da quelle buste gialle teneramente conservate. Un ordito che non ha volutamente cercato un’impossibile trama. Un romanzo senza trama.
Lei lo chiama zibaldone, ma per me Pezzi è un romanzo contemporaneo.

:: Un’intervista con Riccardo Esposito a cura di Giulietta Iannone

5 marzo 2020

 

Scrivere per informare

Ciao Riccardo, bentornato su Liberi di scrivere e grazie per aver accettato questa nuova intervista.

Grazie a te, mi fa sempre piacere scrivere per il tuo blog.

Scrivere per informare è il tuo nuovo libro, un manuale tecnico, scritto a quattro mani con Cristina Maccarrone. Ci vuoi parlare di Cristina, come l’hai conosciuta?

Allora, veramente difficile ricordare questo evento. Se non sbaglio ci siamo conosciuti durante il Joomla Day ma non ne sono sicuro. In ogni caso la collaborazione professionale con Cristina si è sviluppata nel tempo ed è cresciuta anche la stima nei suoi confronti.

Cristina ha pubblicato anche degli articoli su My Social Web (tipo come aprire una partita IVA) e oggi è mia complice in quest’avventura editoriale. Perché mi fido di lei, ha quelle competenze che mi mancano nel mondo del giornalismo. E che mi hanno aiutato a completare questo lavoro.

Dunque una giornalista e un blogger, due visioni della scrittura online a confronto. Insomma da nemici/rivali ad alleati. Giusto?

Assolutamente alleati. Sono due modi di intendere il lavoro della scrittura, non c’è bisogno di creare un contrasto. Anzi, vogliamo arricchire la prospettiva con le competenze comuni.

https://www.youtube.com/watch?v=76f-J0c62lg

Ad esempio, qual è la differenza tra un comunicato stampa e una notizia? Ognuno ha la sua opinione, un punto di vista differente. E lo abbiamo definito anche in uno degli appuntamenti online con i webinar formativi che stiamo organizzando per creare consapevolezza.

Cosa un blogger ha da imparare di più da un giornalista, e viceversa?

Un blogger può prendere come riferimento una serie di regole che il giornalista conosce e rispetta per sua formazione professionale. Come la buona struttura comunicativa di un articolo informativo o il diritto/dovere di citare le fonti in un certo modo per dare valore al proprio lavoro.

Tutto questo può essere sconosciuto a un blogger che, invece, ha tanto da insegnare dal punto di vista del web writing. Nel lavoro di scrittura del libro ho analizzato diversi quotidiani online e lo dico senza timore: spesso si ignorano le regole tecniche che comprendono tag title, meta description, ottimizzazione delle immagini… Insomma, le relazioni sono tante.

Chi ha avuto l’idea di scrivere questo libro? E come è nato il progetto?

L’idea di scrivere questo libro è nata a Palermo. Ero in un mercato a mangiare street food insieme a Enrico Flaccovio, mio mentore e complice nei lavori di Etno Blogging e Fare Blogging che ho già pubblicato per Flaccovio Editore.

Qui è sorta l’idea: lavoriamo su un libro che guidi blogger e giornalisti in questo lavoro di scrittura online? Poi abbiamo chiamato Cristina Maccarrone e abbiamo concluso tutto a Napoli, davanti a un piatto di spaghetti aglio e olio. Più peperoncino. Quindi, un libro molto Made in Sud 😉

A chi è rivolto Scrivere per informare?

Io direi a chi ha voglia di scrivere bene online. C’è una sezione che prende a piene mani dal mondo del giornalismo e un’altra (la mia) concentrata sugli aspetti tecnici del web writing. Lo consiglierei soprattutto a chi studia sul serio la buona comunicazione scritta. Quindi a blogger che non si accontentano delle nozioni personali, giornalisti che vogliono aggiornare le proprie competenze, uffici stampa e web agency.

Come è strutturato il libro?

Ci sono due sezioni speculari. Una è dedicata ai consigli che un blogger può dare al giornalista e un’altra si concentra a ciò che quest’ultima figura può comunicare a chi si occupa di scrittura online. Ci sono capitoli tecnici che affrontano temi specifici, come titoli e immagini.

Poi si affrontano argomenti di ampio respiro come i tipi di articoli e i comunicati stampa: come si scrivono, in che modo si diffondono, quali sono i consigli per evitare rifiuti.

Nasce da un crowdfunding editoriale che sembra andare, tra l’altro, molto bene, mancano 32 giorni e già 79 copie prenotate. Un crowdfunding di successo, in un paese, l’Italia, dove questa formula fa così fatica a decollare. Quale è il segreto del vostro successo? 

L’unione fa la forza. Posso contare sulla promozione di Cristina e su quella di Enrico, poi sulla mia. Abbiamo idee e contenuti da mettere in pubblica piazza, proprio come il piano di webinar che abbiamo strutturato per creare attenzione intorno al tema. Un progetto del genere scommette sui nomi. Anzi, no: investe sulle persone e sulle idee che trasmettono.

Chi volesse prenotare il libro dove deve andare?

Semplicemente sul sito di Flakowski, nella pagina dedicata a Scrivere per Informare. Ancora pochi giorni e scade il periodo di sconto con un risparmio del 20%, quindi conviene fare in fretta!

Progetti per il futuro?

Godermi i risultati di questo libro e continuare a scrivere. Purtroppo o per fortuna questa malattia della scrittura non ti lascia mai, e sono sempre felice quando ho una nuova sfida da affrontare nel campo. Non sono il tipo da un libro all’anno e non critico chi lo fa, anzi. Però non vedo l’ora di riuscire a raggiungere le persone a cui ho pensato nel momento in cui scrivevo queste pagine.