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Stranimondi 2018 a Milano a cura di Elena Romanello

2 ottobre 2018

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Il 6 e 7 ottobre torna a Milano, negli spazi della Casa dei Giochi in via Sant’Ugozzone 8 Stranimondi, la convention dedicata al mondo del fantastico letterario, con case editrici indipendenti, convegni, conferenze e incontri con gli autori, tra gli eventi più amati nel nostro Paese intorno a generi considerati di nicchia ma in realtà capaci di crescere di anno in anno, tra editoria indipendenti e grossi colossi.
All’interno di Stranimondi si svolgono altri eventi, come i Delos Days, approfondimenti su dove vanno i generi del fantastico oggi e Weirdiana, convention dedicata alla narrativa Weird. Tra gli argomenti di cui si parlerà ci sono i Paesi emergenti dove si scrive nuova fantascienza, dalla Cina all’Africa, la diversità nel fantastico, da Frankenstein La forma dell’acqua, i cinquant’anni dell’allunaggio, le attività del Mufant, Museo del fantastico di Torino, l’opera di Lovecraft, le traduzioni della saga del Trono di spade di George R. R. Martin, il realismo fantastico, il fantasy da Ariosto ad oggi.
Tra gli editori presenti si segnalano i nomi di Watson, Elara, Tabula Fati, Nero Press, Delos Books, Zona 42, Runa, Plesio, La Ponga, Hypnos, Alia Evo, Future Fiction, Acheron e altri, con novità e autori agli stand.
Nutriti gli ospiti, con l’autore britannico Ian McDonald, che nei suoi libri mescola fantastico e tematiche sociali, Michele Mari, capace di rileggere la narrativa gotica, Licia Troisi, l’autrice fantasy italiana più letta non solo nel nostro Paese reduce dall’aver terminato la saga del Dominio con il terzo volume di prossima uscita, Bruno Bozzetto, il maestro dell’animazione italiana, l’illustratore Gregory Panaccione, il copertinista Max Bertolini e Dario Tonani, che presenterà la sua ultima fatica, Naila di Mondo9, ambientata in un universo fantastico steampunk e attesissimo dagli appassionati.
Il programma completo, con tutte le diverse possibilità di accesso alla manifestazione, è disponibile nel sito ufficiale della manifestazione Strani mondi.

Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer (Einaudi, 2018) a cura di Elena Romanello

27 settembre 2018

trilogiax-1518606727In occasione dell’uscita del nuovo romanzo di Jeff VanderMeer Borne, già recensito da Liberi di scrivere, Einaudi ha raccolto in un volume unico i tre precedenti libri dell’autore, successi che l’hanno rivelato al grande pubblico, componenti della cosiddetta Trilogia dell’Area X, Annientamento, Autorità, Accettazione.
Per molti questi trittico di cui solo il primo libro può essere letto da solo ed è diventato anche un film distribuito sulle piattaforme on line con Natalie Portman protagonista ha rivoluzionato la fantascienza come genere, con echi di Lovecraft e richiami a cult degli ultimi anni, come il serial Lost.
Tutto ruota intorno all’Area X, luogo misterioso oggetto di molte spedizioni da cui pochi sono tornati dalle varie spedizioni scientifiche governative che sono state mandate, in un futuro non specificato, per capire e carpire i suoi segreti. Ora tocca ad una squadra composta solo da donne, nessuna delle quali viene indicata con il suo nome, ma con le loro mansioni, la biologa, la glottologa, la psicologa. Una di loro cerca il marito scomparso lì,  ma presto i misteri si infittiranno, con la scoperta di nuovi luoghi da esplorare e di cose non dette a monte con cui la squadra si trova a dover avere a che fare.
Una storia dove echi di Conrad, Ballard e Dick, dove all’elemento fantascientifico si aggiunge un discorso contro l’antropocentrismo, sull’ambiente senza retorica, dove forse i personaggi femminili, per cui l’autore ha una grande attenzione possono essere le salvatrici, o almeno le uniche capaci di dare un nuovo senso alla vita e al mondo. Un tema che poi è tornato in Borne, sia pure con toni diversi, là sotto una distopia mentre qui si riflette sul tema del confine, sul limite, sul desiderio di conoscere ma anche sulla capacità di trovare nuove strade.
Tre libri che si completano, il primo con toni avventurosi e di ricerca della soluzione del mistero, il secondo con al centro John Rodriguez, figlio di una precedente direttrice della Southern Reach, l’ente che controlla l’Area X e ne limita l’accesso per un presunto disastro ecologico, invece più intimista, il terzo organizzato su flash back su cosa avvenne alla squadra del primo libro e su fatti che completano il quadro.
La Trilogia dell’Area X, come già i singoli libri, invita ad una lettura che appassiona e fa riflettere, intorno ai confini del mondo, ai limiti dell’umanità e alle possibilità di andare oltre.

Jeff VanderMeer è autore di racconti e romanzi con cui ha vinto il BSFA Award, il World Fantasy Award, il Nebula Award, e con cui è stato finalista allo Hugo Award. Scrive per numerose testate fra cui il «New York Times», il «Guardian» e il «Washington Post». Einaudi ha pubblicato l’intera trilogia dell’Area X: Annientamento, Autorità e Accettazione (nei Supercoralli nel 2015 e nei Super ET nel 2018), oltre che Borne. E’ anche curatore dell’antologia sul fantastico al femminile Le visionarie con la moglie Ann.

Provenienza: libro del recensore.

L’impero del sogno di Vanni Santoni (Mondadori, 2018) a cura di Elena Romanello

25 settembre 2018

978880468079HIG-313x480Vanni Santoni si è già fatto notare per come ha saputo rileggere i generi del fantastico e riflettere sul mondo del fandom ad essi collegato, collezionando una candidatura al premio Strega per La stanza profonda, romanzo saggio sul mondo dei giocatori di Dungeons and Dragons, visti come emblema di una generazione e del passare del tempo.
Ne L’impero del sogno, sua ultima per ora fatica, costruisce una sorta di antefatto alla saga fantasy di Terra Ignota, uscita per Mondadori alcuni anni fa inserendo il personaggio di Federico Melani già comparso ne Gli interessi in comune, in una storia comunque godibilissima anche da sola, senza conoscere gli altri libri dell’autore.
La vicenda si svolge in dodici giorni ed è stata ispirata all’autore da un’esperienza che può capitare, quella di vivere dei sogni notturni collegati tra di loro, come una sorta di racconto a puntate. Nel libro troviamo Federico Melani, detto Mella, un ventenne toscano senza progetti, iscritto fuori corso all’Università, in rotta con la madre, interessato a vivere tra giochi di ruolo, fumetti e immaginari vari, come capita oggi in questo nostro Paese con il record di neet e di giovani che non arrivano alla laurea.
Vanni Santoni però non è interessato a scrivere un romanzo di denuncia, ed ecco che Federico inizia a fare uno strano sogno, che prosegue ogni volta che si addormenta, in cui incontra varie creature di mondi fantastici, fin quando arriva ad una riunione dove bisogna decidere il destino di una bambina prescelta, tra suggestioni in cui trovano spazio La Storia infinita e i film di genere fantastico anni Ottanta, i manga e i videogiochi, con una profondità comunque maggiore rispetto a quella del pur simpaticissimo Ready Player One.
Infatti Vanni Santoni, nerd da una vita e dentro lui per prima agli universi del fantastico, più che alla citazione fine a se stessa è interessato a prendere dagli universi del fantastico, che siano giochi di ruolo, fumetti, anime, cinema, libri, serie TV, gli archetipi e le strutture narrative, non dimenticando le origini spesso colte e antichissime di tante moderne mitologie che appassionano le ultime generazioni oggi.
Il risultato è un universo complesso e affascinante, un viaggio in tanti mondi, del resto basta vedere le letture che Mella fa leggere alla piccola prescelta (altro archetipo fortissimo), dove trovano spazio i manuali di Dungeons & Dragons, l’Orlando Furioso, Neil Gaiman, Vladimir Propp, il manga Berserk, i poemi nordici, Calvino e altro ancora. Il risultato è un libro con più livelli di lettura, un fantasy atipico, metanarrativo, che invita a fare altre letture, un racconto di formazione e di riscatto, senza retorica e senza morale, un modo per mettere insieme realtà e fantasia.
Scoperta di mondi alternativi, omaggio a decenni di cultura che non si può più definire di serie B, disanima della condizione giovanile oggi (oltre a Mella c’è anche il personaggio di Livia, emblema della condizione delle ragazze nerd), omaggio ad archetipi a cominciare da quello delle esplorazioni legate al sogno, inno psichedelico al potere della fantasia: L’impero del sogno è tutto questo e forse anche di più.
Un libro consigliabile ai cultori del genere fantastico, soprattutto a quelli che cercano qualcosa che vada oltre schemi e storie già sentite, ma anche un libro da leggere per chi vuole scoprire di più universi e riflessioni sui giovani e diversamente giovani, su sogni e immaginari, in una prospettiva comunque innovativa e interessante.

Provenienza: libro del recensore.

 Vanni Santoni (Montevarchi, 1978) vive a Firenze. Dopo l’esordio con Personaggi precari ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Gli interessi in comune (Feltrinelli, 2008), Se fossi fuoco, arderei Firenze (Laterza, 2011), In territorio nemico (minimum fax, 2013, da coordinatore), Muro di casse (Laterza, 2015), La stanza profonda (Laterza, 2017, candidato al Premio Strega). Per Mondadori è autore di Terra ignota (2013) e Terra ignota 2. Le figlie del rito (2014). Scrive sul “Corriere della Sera” ed è direttore della collana di narrativa della Tunuè.

Mary e il mostro di Lita Judge (Il Castoro, 2018) a cura di Elena Romanello

19 settembre 2018

Mary-e-il-mostro_cover-346x540Questo è l’anno di Frankenstein, il primo romanzo di fantascienza di tutti i tempi, e della sua autrice, perché fu una donna la prima a cimentarsi con questo genere, anzi un’adolescente, Mary Shelley, e accanto a riedizioni e film, trova spazio una biografia insolita e agile, uscita per Il Castoro in italiano ad opera di Lita Judge.
La vicenda umana di Mary Shelley, o meglio Mary Wollstonecraft Godwin, ragazza ribelle, in anticipo sui suoi tempi, ripudiata dalla sua famiglia di origine per la sua relazione illecita con Percy Shelley che sposò in un secondo tempo, toccata dalla morte fin dalla sua nascita che causò la morte di sua madre, antesignana del femminismo e sempre ombra incombente sulla sua vita, vittima anche di un marito narcisista ed egoista oltre che di una società bigotta e patriarcale, capace di creare un romanzo agghiacciante ma nello stesso tempo metaforico della solitudine e del dramma di non essere amati, rivive sotto forma di libro illustrato.
Lita Judge organizza infatti il libro in una serie di tavole in bianco e nero, che raccontano la vita di Mary fino alla morte tragica di Shelley, con sopra sotto forma di versi i vari capitoli della sua vita, spesso con le parole della diretta interessata, in un viaggio agli inferi di un animo tormentato che trovò nella scrittura un modo per esorcizzare drammi e passioni e di dare un senso ad una vita segnata da sempre.
Il libro è poi completato da alcuni approfondimenti sulla vita e le opere di Mary Shelley, sui personaggi della storia e sul loro destino, spesso tragico, da Byron alla sorellastra Fanny, morta suicida, e sulla sua fortuna successiva, visto che il libro, grandissimo successo sin da subito, uscì anonimo e solo dopo si seppe che era stata la scandalosa Mary a scriverlo.
In teoria Mary e il mostro vorrebbe rivolgersi ad un pubblico di ragazzi dai dieci ai tredici anni, in realtà è un libro per qualsiasi età, per scoprire e riscoprire la donna che ha dato origine ad un intero genere, considerato a torto roba da uomini, visto che le voci femminili hanno continuato ad esserci fino ad oggi, basti pensare a Ursula K. Le Guin, a Margaret Atwood, a Nnedi Okorafor.
Tra l’altro, per chi ha visto il recente buon film su Mary Shelley, il libro fornisce un’ottima guida di accompagnamento, approfondendo ulteriormente la storia dell’autrice e della sua avventura umana, straziante e lirica, capace di scuotere ancora oggi per aver tra l’altro toccato con il filtro del fantastico temi e archetipi fondamentali della condizione umana.

Lita Judge, nata in Alaska, è autrice e illustratrice di oltre venti libri, tra narrativa e non fiction, per i quali ha ricevuto numerosi premi. Prima di dedicarsi ai libri, Lita era una geologa e lavorava sui fossili di dinosauro. Ma un viaggio a Venezia con suo marito l’ha convinta a dedicarsi con tutta se stessa all’arte, la passione di una vita. Adesso, quando non è nel suo studio, è in giro per l’Europa con taccuino e matita. Mary e il mostro è nato dalla lettura dei diari di Mary e Percy Bysshe Shelley, mentre visitava i luoghi on cui la coppia aveva vissuto. Anche scrivere questo libro è stato un viaggio per Lita, durato cinque anni. Vive negli Stati Uniti.

Source: libro del recensore.

L’edizione 2018 di Fantastika a cura di Elena Romanello

18 settembre 2018

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Il 22 e 23 settembre torna a Dozza, in provincia di Bologna, Fantastika, manifestazione biennale dedicata al fantasy e fantastico in tutte le sue forme (come suggerisce il nome) e quest’anno, forte del successo ottenuto nel 2016 coinvolgerà tutto il borgo storico, non solo la rocca sforzesca, con laboratori, workshop, mostre e conferenze.  Organizza e presiede l’Organizzazione italiana di Studi tolkeniani (AIST).
I visitatori potranno acquistare libri, fumetti, oggetti, illustrazioni, magliette e tanto altro negli stand posizionati all’interno della manifestazione.
Tra gli eventi in programma la presentazione del Calendario Lords of the Ring 2019, con vari artisti italiani, a cominciare da Paolo Barbieri, ideatore dell’iniziativa, insieme a Alberto Dal Lago, Edvige Faini, Angelo Montanini, Dany Orizio, Lucio Parrillo e Ivan Cavini, ideatore delle decorazioni del Museo Greisinger di Jenins in Svizzera. Il calendario verrà presentato il 22 alle ore 15.
Inoltre si parlerà del lato oscuro delle fiabe, di draghi in varie culture, a cominciare da quella italiana, di illustrazioni con Paolo Barbieri e Emanuele Vietina, del fantasy in casa Bonelli con Michele Rubini, partendo ovviamente da Dragonero, di fantascienza russa con l’artista Luca Solo Macello, di Dylan Dog, della mitologia moderna dei Supereroi, del fantasy oggi in Italia e non con i suoi temi, da Tolkien a Game of thrones, della nuova traduzione del Signore degli anelli con Loredana Lipperini, di Ursula K. Le Guin, dei quarant’anni di Goldrake con Marco Pellitteri e di molto altro ancora.
I biglietti costano otto euro per gli adulti, quattro per i ragazzi dai 10 ai 16 anni, con la possibilità di un abbonamento per i due giorni rispettivamente a dieci e cinque euro. L’ingressi è gratuito per i bambini fino a nove anni, i disabili e i cosplayer.
Per ulteriori informazioni visitare il sito della manifestazione.

Laguna di Nnedi Okorafor (Zona 42, 2017) a cura di Elena Romanello

12 settembre 2018

Laguna-Cop-663x900L’archetipo dell’invasione aliena, come metafora della paura che un giorno arrivi sulla Terra qualcuno di più forte di noi che tratti il genere umano come lui si è sempre comportato con gli animali e le culture concepite come inferiori, è presente da sempre nel genere della fantascienza, e ha attraversato romanzi, a partire da La guerra dei mondi di Wells, film, dai B Movies ai blockbuster come Indipendence Day, telefilm, da Defiance, fumetti e cartoni animati, partendo dai mitici robottoni giapponesi di Go Nagai, Goldrake in testa.
Una delle ultime e senz’altro più originali reincarnazioni di questo archetipo è quella presente nell’interessante romanzo Laguna di Nnedi Okorafor, una delle più interessanti voci della fantascienza di oggi, autrice di lingua inglese ma di cultura nigeriana. Tutti hanno immaginato l’arrivo degli alieni nella propria città, da Londra a Tokyo, e non bisogna stupirsi che Nnedi Okorafor abbia scelto invece il posto dove sono le sue radici, con un attacco a sorpresa a Lagos, capitale della Nigeria, fondata dai portoghesi al centro di una laguna (lagos vuol dire laguna) e oggi una delle città più emblematiche e contraddittorie del continente africano.
Un boato scuote una città divisa tra povertà e ricchezza, tensioni etniche e religiose, tradizioni tribali e desiderio di modernità: dal mare emerge Ayodele, una donna misteriosa che promette un nuovo mondo per tutti, mentre il mare brulica di nuova vita, anche insolita e aliena. Tre personaggi, la biologa Adaora, donna in cerca di una sua identità oltre antiche tradizioni soffocanti, il rapper Anthony, emblema delle istanze dei giovani, e il soldato Agu, si confronteranno con una novità che rischia di stravolgere tutto, contro l’ignoranza che rifiuta il nuovo ma anche contro la spietatezza di qualcuno che se si sente respinto può diventare devastante.
Nel nostro Paese si parla della Nigeria solo come teatro di fatti tragici o come il luogo da cui sono arrivate le schiave moderne della nostre strade statali e la criminalità a loro legata, ma in realtà è un mondo molto più complesso e interessante, metafora nel libro di qualsiasi popolo a confronto con l’ignoto, con la paura del diverso, con il panico, con l’impossibilità di voler cambiare.
Laguna parla di modernità e di antiche tradizioni, del nostro rapporto con cosa non capiamo, della paura, della voglia di cambiare ma anche di cosa lo impedisce, del perché comunque non ci può essere un salvatore assoluto per tutti, di ecologia e di ambiente, di donne e omosessuali, di diversità e bigottismo, sotto la storia di un attacco alieno originale e insolito.
Un libro ovviamente per appassionati di fantascienza, ma anche per chi vuole capire di più il mondo reale, in particolare la società africana, continente al di là del Mediterraneo dove sono state compiute le più grandi efferatezze, oggi allo sbando ma con anche potenzialità e cose da dire. Non è un caso che stanno crescendo molti autori e autrici di fantascienza proprio in Africa.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche di Torino.

Nata negli Stati Uniti da genitori nigeriani, Nnedimma Nkemdili Okorafor è una delle più talentuose autrici emerse negli ultimi anni sulla scena internazionale. Nnedi Okorafor si è affermata grazie a una produzione narrativa capace di trascendere il genere per combinare in maniera mirabile fantascienza e tradizione africana, fantasy e realismo magico.
Vincitrice di molti tra i più prestigiosi premi letterari (Hugo, Nebula, World Fantasy Award tra gli altri) è professoressa di Scrittura creativa presso l’Università di Buffalo (NY).
Laguna è il suo primo romanzo di fantascienza a essere tradotto in italiano, mentre è già uscito per Gargoyle il fantasy Chi teme la morte. La profezia di Onye. Il suo sito ufficiale è http://nnedi.com

L’edizione 2018 di Alecomics a cura di Elena Romanello

11 settembre 2018

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Sabato 15 e domenica 16 settembre torna Alecomics, la manifestazione dedicata a fumetti e cultura nerd ospitata ormai per la quarta volta presso la Cittadella di Alessandria, ad ingresso gratuito e diventata forse l’evento in tema più amato dagli appassionati e cultori del Piemonte.
Gli spazi di uno dei complessi militari storici più interessanti e vasti si animeranno anche quest’anno di eventi, conferenze, stand di fumetterie, librerie e gadget, di creativi e artigiani nel settore del fantastico, di cosplayer, di gruppi di animazione dei più importanti fenomeni plurimediali degli ultimi anni, da Star Wars Harry Potter, da Il signore degli anelli Once upon a time.
Tra le altre cose, si parlerà dei quarant’anni di Goldrake, del cult Lupin III, dei nuovi titoli delle edizioni Inkiostro, dei racconti di Tolkien, di Dylan Dog e del compleanno di Brendon. Le mostre saranno incentrate sul genere giallo e thriller e sui suoi rapporti con i fumetti: spazio ad un’icona come Diabolik, ma anche ad interpretazioni della letteratura gialla da parte di vari illustratori, a giovani e giovanissimi che si confrontano con il noir e alle immagini della serie Il gatto killer.
Tra gli ospiti, si segnalano per quello che riguarda la musica i Team Rocket Band e la mitica Cristina d’Avena, l’autrice Bonelli Lola Airaghi, il graffiante Don Alemanno, il disegnatore Disney Emanuele Baccinelli, il poliedrico Sergio Badino, in forza in molte case editrici e docente di fumetto, la scrittrice e sceneggiatrice di Dylan Dog Paola Barbato, Ivan Calcaterra autore di Nathan Never, Stefania Caretta delle edizioni Inkiostro, il veterano Claudio Chiaverotti, l’illustratrice e autrice Federica di Meo, l’esperto di cultura nerd Fulvio Gatti, lo scrittore e disegnatore Sergio Giardo,  Paolo Mottura della scuderia di Topolino, Bepi Vigna veterano Bonelli e altri ancora, con più generazioni di persone che hanno trovato la loro strada in quelle che non sono solo storielle banali.
Ad Alecomics si potrà ascoltare musica, partecipare a dimostrazioni di giochi di ruolo dal vivo, incontrare autori e autrici anche indipendenti che hanno il loro stand, acquistare libri e fumetti, anche scontati, fare foto ai cosplayer, confrontarsi con tante realtà di un mondo che non smette mai di crescere e rinnovarsi.
Il programma completo è nel sito ufficiale.

Borne di Jeff Vandermeer (Einaudi, 2018) a cura di Elena Romanello

5 settembre 2018

borne-maxw-644Dopo il grande successo della trilogia dell’Area X, tra le opere di fantascienza più interessanti degli ultimi anni, torna Jeff Vandermeer con un nuovo libro, anche questo ambientato in un futuro distopico, molto diverso da quello dell’altra storia ma non certo meno affascinante e inquietante.
In una città devastata da esperimenti genetici e altre catastrofi ambientali, in un mondo ormai tutto così, vive Rachel, cacciatrice di rifiuti, sempre pronta a difendersi da creature mutanti, a cominciare dall’enorme orso bionico Mord, senza memoria di chi è e da dove venga e forse sarà meglio per lei non scoprire mai niente. Un giorno trova in mezzo all’immondizia una creatura mutante, che si presenta come un anemone di mare, Borne, e decide di prendersene cura, anche per combattere la solitudine che si trova a vivere, malgrado la presenza nella sua vita di Wick, un creatore di biotecnologie che nasconde più di un segreto, soprattutto legato a lei.
Pian piano tra Rachel e l’essere si sviluppa un rapporto di dipendenza e affetto, una sorta di metafora della maternità, mentre Borne mostra però anche aspetti inquietanti man mano che cresce, che fanno capire che forse si tratta di un’arma scartata e che può ancora fare gola, in una lotta senza quartiere nella città tra Mord e la misteriosa Maga.
Ci sono echi di Lovecraft e di Miyazaki tra le pagine di un libro che racconta non solo una metafora dello strapotere amorale di certa scienza (come duecento anni fa Mary Shelley in Frankenstein) nonché tra le righe anche delle multinazionali, ma che parla anche di identità, di cosa rende una famiglia tale, di maternità in senso lato, di confronto con il proprio passato e il lutto. Un intreccio complesso, a tratti crudo, a tratti straziante, con al centro un’eroina dolente, in cerca di un senso alla sua vita in un mondo senza senso e senza pietà, dove forse bisogna ripartire dalle cose più semplici per riavere in mano qualcosa da cui ripartire.
Philip K. Dick ha posto la domanda per primo su cosa rende umani e quanto un androide può esserlo e sentirsi, qui il discorso è invece su quanto c’è di umano in creature nate da esperimenti ma in cerca comunque di un loro posto nel mondo e di un senso al loro esistere.
Borne è un libro per amanti della fantascienza, ma anche per chi vuole riflettere sulla propria identità, sulle proprie aspirazioni e su quanto può essere giusto ma anche lacerante voler scoprire la verità su tutto, sui rapporti affettivi e la loro complessità, sull’impossibilità comunque di possedere chi si ama, malgrado resti per sempre nel proprio cuore.

Provenienza: libro del recensore.

Jeff VanderMeer è autore di racconti e romanzi con cui ha vinto il BSFA Award, il World Fantasy Award, il Nebula Award, e con cui è stato finalista allo Hugo Award. Scrive per numerose testate fra cui il «New York Times», il «Guardian» e il «Washington Post». Einaudi ha pubblicato l’intera trilogia dell’Area X: AnnientamentoAutorità e Accettazione (nei Supercoralli nel 2015 e nei Super ET, in un unico volume, nel 2018) e Borne (2018).

Le visionarie, antologia a cura di Ann e Jeff Vandermeer (Nero, 2018) a cura di Elena Romanello

4 settembre 2018

Visionarie-copertina-alta-700x1100Quest’anno ricorre il duecentesimo anniversario dell’uscita del primo romanzo di fantascienza della Storia della letteratura, Frankenstein, scritto da una donna, Mary Shelley, e nonostante stereotipi e luoghi comuni, le donne hanno sempre frequentato da allora la narrativa di genere fantastico, con un’intensificazione della loro presenza negli ultimi anni, ma già un grosso apporto a partire dalla metà del Novecento, con storie spesso pubblicate con pseudonimo maschile.
La Nero edizioni presenta Le visionarie, con l’esplicativo sottotitolo Fantascienza, fantasy e femminismo: un’antologia, che raccoglie ventinove articoli di altrettante autrici degli ultimi decenni, curati e raccolti da Ann e Jeff Vandermeer, due delle voci più interessanti del panorama del genere degli ultimi anni, esponenti della corrente New Weird del terzo millennio: il risultato è un viaggio tra mondi spesso inquietanti, con metafore dei ruoli di genere, della maternità e dell’emancipazione, tra distopia, rilettura di fiabe classiche e di fatti di cronaca nera, viaggi in cerca di se stesse, fughe, antiche leggende, dove spesso in poche pagine emerge un mondo complesso che entra dentro a chi legge per non uscirne più.
Tra i nomi presenti ne Le visionarie ci sono autrici ormai di ieri, scomparse in tempi più o meno recenti, come Angela Carter, Tanith Lee e Ursula K. Le Guin, ormai classiche come le loro opere, accanto a voci più recenti e tutte da scoprire, come Octavia E. Butler, Hiromi Goto e soprattutto Nnedi Okorafor, una delle scrittrici di fantascienza più originali degli ultimi anni, capace di dar voce all’Africa e al suo patrimonio di leggende e riletture di archetipi classici dei generi del fantastico.
L’adattamento televisivo di The Handmaid’s Tale ha riportato l’interesse ancora una volta su come si può raccontare una storia di genere fantastico facendola diventare metafora della realtà: ne Le visionarie non ci sono racconti di Margaret Atwood, ma di molte sue colleghe che per molti versi l’hanno anticipata o seguita, raccontando i mondi del possibile in un’ottica femminile e femminista, vista attraverso le tematiche di vari decenni.
Le visionarie è un libro da leggere per tutti i cultori e le cultrici del fantastico, ma anche per chi pensa che le donne sappiano scrivere solo romanzetti rosa e per chi vuole conoscere voci non sempre tradotte nel nostro Paese e tutte da scoprire o riscoprire, perché magari sono assenti da anni dalle librerie o perché sono state trascurate finora, come l’argentina Angelica Gorodischer, la finlandese Leena Krohn e l’indiana Vandana Singh. C’è da sperare che a questa antologia ne seguano altre sulla stessa linea, oltre che escano anche i romanzi delle scrittrici, spesso molto prolifiche e ancora attive.
Da segnalare anche la cura data all’edizione italiana del libro, coordinata da Claudia Durastanti e Veronica Raimo, che per tradurre i diversi racconti hanno chiamato a raccolta un gruppo di autrici, giornaliste e accademiche provenienti sia dal mondo della narrativa di genere che non, come Emmanuela Carbé, Marta Maria Casetti, Gaja Cenciarelli, Silvia Costantino, Livia Franchini, Tiziana Mancinelli, Sara Marzullo, Francesca Matteoni, Oriana Palusci, Lorenza Pieri, Chiara Reali, Clara Miranda Scherffig, Nicoletta Vallorani, Cristina Verrienti.

Provenienza: libro del recensore.

Ann VanderMeer ha fondato la casa editrice Buzzcity Press ed è stata direttrice di Weird Tales, la storica rivista americana dedicata all’horror e al fantastico. Per la sua attività di curatrice editoriale, è stata insignita del premio Hugo e del British Fantasy Award.

Jeff VanderMeer è autore della saga fantasy di Amebergris e della trilogia composta dai romanzi Annientamento (premio Nebula 2014), Autorità e Accettazione, pubblicati in Italia da Einaudi, oltre che della storia autoconclusiva Borne. Assieme a sua moglie Ann, ha curato antologie dedicate allo steampunk e al new weird, corrente di cui è si esponente che teorico principale.

 

Death is not the worst di Julia Sienna e Helena Cornell (Gainsworth, 2018) a cura di Elena Romanello

31 luglio 2018

DINTW fronte coversmallLa casa editrice Gainsworth si è distinta ormai da alcuni anni per aver dato voce agli autori e autrici italiani del fantastico, con edizioni curate e come presentazione e come contenuti.
Death is not the worst è un romanzo tra horror e urban fantasy scritto a quattro mani da Helena Cornell e Julia Sienna, autrici già note agli appassionati e cultori, incentrato su un universo parallelo e simile a quello dei vampiri e dei lupi mannari. Ma no, non è del genere a cui purtroppo troppa letteratura non proprio edificante ci ha abituato per anni, è qualcosa di decisamente duro, tosto, sanguinario e oscuro.
Nella cittadina universitaria di Norwich, nel Mississippi ci si sta preparando ad affrontare un nuovo anno accademico, cercando di ignorare una lunga scia di macabri omicidi e sparizioni che sta affliggendo il Sud degli Stati Uniti, colpendo anche studenti e frequentatori dell’ateneo.
Catherine O’Bryan è una  giovane studentessa della Ole Lady ed è tornata in città dopo una brutta storia di molestie e diffamazioni via Internet (molto attuale, tra l’altro). Vorrebbe voltare pagina e concentrarsi sul suo futuro di studi e lavorativi e si imbatte nello spavaldo Tristan, l’unico erede dell’antica e misteriosa famiglia Averhart.  Tra i due nasce subito una grande attrazione e il ragazzo infrange subito ogni regola e divieto del suo clan per stare con Catherine. Ma dietro di lui ci sono ben altri segreti e misteri, perché  Tristan fa parte di una stirpe di predatori soprannaturali, che hanno portato lutti e tragedie, con una maledizione che nessuno può spezzare, nemmeno dopo secoli e morti infinite.
Presto Catherine dovrà fare i conti con il segreto del ragazzo di cui si è innamorata, scoprendo la verità su un mistero che affonda le radici nella notte dei tempi, quello dei Cacciatori, odiati e cacciati a loro volta, insieme a tutte le persone che per qualche motivo si accompagnano a loro.
Death is not the worst è il primo romanzo di una nuova serie, una storia capace di avvincere e di dimostrare che si può parlare di storie d’amore senza scadere nel banale e nel melenso, costruendo un microcosmo con echi di Stephen King, Clive Barker, Anne Rice e Charlaine Harris, ma originale e pronto ad evolversi ulteriormente, anche perché il finale è scioccante e fa attendere con impazienza i prossimi sviluppi.
I personaggi di Catherine e Tristan, entrambi perseguitati dal loro passato e alle prese con un presente non facile e presentano due varianti insolite sulla coppia della ragazza umana e del ragazzo con poteri, due eroi non perfetti, anzi più anti eroi, alle prese con maledizioni e persecuzioni più grandi di loro che non rendono certo scontato il lieto fine. E meno male.

Provenienza: libro del recensore.

Julia Sienna nasce nel 1989, da sempre appassionata lettrice inizia a cimentarsi con la scrittura nell’adolescenza, intraprendendo poi studi di editing e tecnica narrativa.
Antiquaria di giorno e scrittrice di notte, pubblica il suo romanzo di esordio nel 2013 I Predatori Oscuri, primo volume della saga epic fantasy The Dark Hunt al quale fanno seguito nel 2014 Cacciatori di Ombre e nel 2017  Il Tempio degli Abissi tutti editi da Gainsworth Publishing.

Helena Cornell nasce nel 1983. Scrittrice amatoriale sin da ragazzina, è finalmente riuscita a esordire grazie all’incontro fortuito con Julia, che ha collaborato con lei all’editing dell’ultimo volume di The Dark Hunt. Grazie ai suoi studi, Helena ha sviluppato un forte senso critico e di analisi letteraria, che le ha permesso di entrare nel mondo dell’editoria.
Ora editor e Raccontastorie a tempo pieno, è guidata dal sottile filo che la tiene saldamente legata alle sue trame e personaggi, narrandoli con l’ironia che la contraddistingue.
Death is not the Worst è la loro prima opera a quattro mani.

Il fantasy secondo Sandro Ristori a cura di Elena Romanello

31 luglio 2018

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Sandro Ristori è una nuova voce del fantasy italiano, autore de Il regno del male per Newton Compton, primo capitolo di un’affascinante e cupa epopea. In attesa di andare avanti con la sua saga, gli abbiamo fatto alcune domande, su di sé e sul perché ha scelto di raccontare una storia così.
Come è nata l’idea de Il regno del male?
Un giorno, in spiaggia, due mie amiche, due sorelle, mi raccontano una storia. Giocavano da bambine, tiravano un lenzuolo, una da una parte e una dall’altra. A un certo punto, presa da un impulso inspiegabile e senza senso (direi quasi malvagio) la maggiore ha lasciato di botta la presa. Sapeva che la minore avrebbe perso l’equilibrio. Sapeva che sarebbe inciampata e sapeva che si sarebbe fatta male. Cosa che poi è puntualmente successa, senza conseguenze gravi per fortuna. Quando ho sentito questo racconto, così quotidiano e ordinario, la mia mente si è subito messa in moto. Ho visto in quella scena l’eruzione del male, i rapporti ambivalenti tra persone che si vogliono bene, le scelte inconsce e le conseguenze imprevedibili che possono causare. Tutti temi che ricorrono nella mia saga. A partire da quello spunto tutta la storia si è delineata davanti a me, pulita e precisa.

Perché hai scelto di scrivere una storia fantasy?
Non credo ai generi. O meglio, ci credo, ma non come narratore. Mi spiego meglio. Come lettore e come professionista del settore ho i miei gusti e le mie preferenze, e le distinzioni in generi sono molto utili per orientarsi. Come scrittore, al contrario, trovo dannose le classificazioni. Mi sembrano delle barriere che possono impedirti di andare dove la tua fantasia vorrebbe portarti. Meglio eliminarle, quindi. Mi sono accorto di aver scritto un fantasy dopo averlo scritto. Non ero certo partito con l’intenzione di fare un grimdark o cose del genere. I miei personaggi e la mia storia mi hanno guidato, io li ho seguiti. Io credo che sia dannoso, per uno scrittore, cercare di adeguarsi a un genere. O imporsi dei temi, così come voler veicolare un messaggio. Sono risultati che si ottengono naturalmente, con il fluire della trama, o non si ottengono affatto. Stephen King l’ha fatto dire con molta semplicità a Billy di It, costretto a tirarsi fuori da una sfibrante discussione letteraria: Non capisco proprio. Non capisco assolutamente. Perché un racconto dovrebbe essere socio-qualcosa? La politica… la cultura… la storia… non sono forse gli ingredienti di qualsiasi racconto, se ben scritto? Cioè… non potreste permettere a un racconto di essere semplicemente un racconto?.

Quali sono i tuoi maestri letterari, fantasy e non solo? E che fonti di ispirazione hai avuto da cinema, telefilm, fumetti e videogiochi?
Come si sarà già capito, considero Stephen King un maestro della letteratura mondiale. Cito gli autori che hanno influenzato più direttamente Il Regno del male: Saramago, Ammaniti, Wu Ming. Un nome più classicamente fantasy: David Dalglish. E per quanto riguarda le “influenze”esterne… troppo facile: Il Trono di Spade.

Cosa ne pensi della situazione attuale sul fantasy, in generale e legata all’Italia?
Ahhhh, sono assolutamente inadeguato a rispondere a questa domanda. Riesco a fatica a formarmi un’opinione sulla mia situazione personale – non mi so certo pronunciare sulla floridezza o sugli stenti di un intero genere. E sinceramente me ne preoccupo anche poco: le mode sono cicliche, i libri si vendono sempre a fatica, e in fin dei conti i discorsi sullo stato di salute dei vari generi sono sempre gli stessi.  Il Regno del male mi ha dato già quindici regioni e una trentina di protagonisti a cui badare (escluso il Nord e i personaggi minori!): cerco di seguire loro per quanto posso, e le considerazioni sul mercato le lascio agli esperti, che sicuramente possono dire cose più interessanti e accurate di me.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Terminare la saga, ovviamente. Scrivere un libro su una bizzarra morte di un liceale ambientato nella città in cui sono cresciuto. Poi ho in mente un’altra trilogia completamente diversa, ma con i miei tempi non la potrò iniziare prima di una decina d’anni… e non ci voglio nemmeno pensare per non mettermi ansia da solo.

 

La Forza sia con voi di Paolo Gulisano e Filippo Rossi (Ancora, 2017) a cura di Elena Romanello

25 luglio 2018

20170919-laforzasiaconvoi-coverSono passati ormai quarant’anni dall’uscita nei cinema di tutto il mondo del primo film di Star Wars, noto qui in Italia come Guerre stellari, titolo con cui gli over 40 continuano a chiamare la serie.
Anche nel nostro Paese escono ormai per fortuna saggi sui fenomeni dell’immaginario nerd, e La Forza sia con voi: Storia, simboli e significati della Saga di Star Wars, lavoro a quattro mani dei due esperti Paolo Gulisano e Filippo Rossi si inserisce nel filone, dimostrandosi uno degli studi più esaurienti e completi su un microcosmo che è ancora ben lontano dall’essere finito, visto che è in corso di uscita la nuova trilogia e altri film seguiranno.
Star Wars  è stato definito da molti fantascienza, ma, come ricordano i due autori in realtà ci siamo trovati di fronte ad un’opea in cui confluiscono il mito, l’epica, l’avventura, la fiaba, i richiami alle culture orientali. Nelle pagine del libro viene fuori il mondo di Luke e Anakin Skywalker, figlio e padre dai destini opposti ma complementari, dei loro amici, alleati e antagonisti, nelle varie fasi della storia di film che sono diventati il punto focale di un marketing multimediale, il primo in Occidente, oltre che una vera e propria epica  contemporanea.
Un universo complesso e affascinante, quello creato da George Lucas, una lotta per la libertà contro un potere totalitario che ricorda tanto i totalitarismi del Novecento, una serie di avventure, un confronto con l’altro e il diverso, un percorso di emancipazione della donna, un inno all’amicizia ma anche un omaggio alle filosofie orientali, al cinema di Akira Kurosawa, all’avventura in tutte le sue forme.
I due autori scendono in profondo nell’analisi dei film, raccontando tutte le simbologie che ci sono, mettendo al centro il tema fondamentale, gli errori dei buoni, i cavalieri Jedi, perché in realtà il loro ruolo è molto ambiguo ed è alla base dell’affermazione del lato oscuro della Forza. Paolo Gulisano e Filippo Rossi non dimenticano inoltre di fare paralleli con altre famose saghe dell’immaginario, a cominciare da quella del Signore degli anelli di Tolkien.

Provenienza: libro preso in prestito dalla biblioteca Riccardo Valla del Mufant, Museo del fantastico di Torino, a cui è stato donato dagli autori che ringraziamo.

Paolo Gulisano è nato il 27 maggio 1959 a Milano e vive a Lecco. È autore di una trentina di libri e la sua produzione ha trattato tutti i maggiori autori e argomenti della narrativa dell’immaginario, in particolare J.R.R. Tolkien, cui ha dedicato il saggio Tolkien. Il mito e la grazia e altri volumi su diversi aspetti del mondo della Terra di Mezzo. Si è occupato anche di C.S. Lewis, G.K. Chesterton, J.M. Barrie e il suo Peter Pan, Herman Melville e il suo Moby Dick. Ha scritto di Oscar Wilde, J.H. Newman e, come studioso della cultura celtica, è andato alle radici dei miti arturiani e delle leggende irlandesi. È autore di studi sulla Scozia, l’Irlanda e su temi religiosi di questi Paesi. Collabora con riviste, siti web, radio. Ha fondato ed è vicepresidente della Società Chestertoniana italiana.

Filippo Rossi Detto “Jedifil”, è nato il 14 febbraio 1971 a Rovigo e vive a Trieste. È uno dei massimi esperti di Star Wars. Oltre a essere ideatore e Presidente di Yavin 4 – il fan club italiano di Star Wars, del Fantastico e della Fantascienza (www.yavinquattro.net) – ne dirige e realizza l’organo Living Force Magazine, vincitore dei Premi Italia 2013 e 2016 come Miglior fanzine italiana di Science fiction. Ha supervisionato per Mondadori la riedizione 2015 dei tre romanzi tratti dalla Trilogia Classica di Star Wars:  Guerre Stellari/Una nuova speranza (1977),  L’Impero colpisce ancora (1980) e  Il ritorno dello Jedi (1983). Fa parte del gruppo tolkieniano Éndore.