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Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer (Einaudi, 2018) a cura di Elena Romanello

27 settembre 2018

trilogiax-1518606727In occasione dell’uscita del nuovo romanzo di Jeff VanderMeer Borne, già recensito da Liberi di scrivere, Einaudi ha raccolto in un volume unico i tre precedenti libri dell’autore, successi che l’hanno rivelato al grande pubblico, componenti della cosiddetta Trilogia dell’Area X, Annientamento, Autorità, Accettazione.
Per molti questi trittico di cui solo il primo libro può essere letto da solo ed è diventato anche un film distribuito sulle piattaforme on line con Natalie Portman protagonista ha rivoluzionato la fantascienza come genere, con echi di Lovecraft e richiami a cult degli ultimi anni, come il serial Lost.
Tutto ruota intorno all’Area X, luogo misterioso oggetto di molte spedizioni da cui pochi sono tornati dalle varie spedizioni scientifiche governative che sono state mandate, in un futuro non specificato, per capire e carpire i suoi segreti. Ora tocca ad una squadra composta solo da donne, nessuna delle quali viene indicata con il suo nome, ma con le loro mansioni, la biologa, la glottologa, la psicologa. Una di loro cerca il marito scomparso lì,  ma presto i misteri si infittiranno, con la scoperta di nuovi luoghi da esplorare e di cose non dette a monte con cui la squadra si trova a dover avere a che fare.
Una storia dove echi di Conrad, Ballard e Dick, dove all’elemento fantascientifico si aggiunge un discorso contro l’antropocentrismo, sull’ambiente senza retorica, dove forse i personaggi femminili, per cui l’autore ha una grande attenzione possono essere le salvatrici, o almeno le uniche capaci di dare un nuovo senso alla vita e al mondo. Un tema che poi è tornato in Borne, sia pure con toni diversi, là sotto una distopia mentre qui si riflette sul tema del confine, sul limite, sul desiderio di conoscere ma anche sulla capacità di trovare nuove strade.
Tre libri che si completano, il primo con toni avventurosi e di ricerca della soluzione del mistero, il secondo con al centro John Rodriguez, figlio di una precedente direttrice della Southern Reach, l’ente che controlla l’Area X e ne limita l’accesso per un presunto disastro ecologico, invece più intimista, il terzo organizzato su flash back su cosa avvenne alla squadra del primo libro e su fatti che completano il quadro.
La Trilogia dell’Area X, come già i singoli libri, invita ad una lettura che appassiona e fa riflettere, intorno ai confini del mondo, ai limiti dell’umanità e alle possibilità di andare oltre.

Jeff VanderMeer è autore di racconti e romanzi con cui ha vinto il BSFA Award, il World Fantasy Award, il Nebula Award, e con cui è stato finalista allo Hugo Award. Scrive per numerose testate fra cui il «New York Times», il «Guardian» e il «Washington Post». Einaudi ha pubblicato l’intera trilogia dell’Area X: Annientamento, Autorità e Accettazione (nei Supercoralli nel 2015 e nei Super ET nel 2018), oltre che Borne. E’ anche curatore dell’antologia sul fantastico al femminile Le visionarie con la moglie Ann.

Provenienza: libro del recensore.

Borne di Jeff Vandermeer (Einaudi, 2018) a cura di Elena Romanello

5 settembre 2018

borne-maxw-644Dopo il grande successo della trilogia dell’Area X, tra le opere di fantascienza più interessanti degli ultimi anni, torna Jeff Vandermeer con un nuovo libro, anche questo ambientato in un futuro distopico, molto diverso da quello dell’altra storia ma non certo meno affascinante e inquietante.
In una città devastata da esperimenti genetici e altre catastrofi ambientali, in un mondo ormai tutto così, vive Rachel, cacciatrice di rifiuti, sempre pronta a difendersi da creature mutanti, a cominciare dall’enorme orso bionico Mord, senza memoria di chi è e da dove venga e forse sarà meglio per lei non scoprire mai niente. Un giorno trova in mezzo all’immondizia una creatura mutante, che si presenta come un anemone di mare, Borne, e decide di prendersene cura, anche per combattere la solitudine che si trova a vivere, malgrado la presenza nella sua vita di Wick, un creatore di biotecnologie che nasconde più di un segreto, soprattutto legato a lei.
Pian piano tra Rachel e l’essere si sviluppa un rapporto di dipendenza e affetto, una sorta di metafora della maternità, mentre Borne mostra però anche aspetti inquietanti man mano che cresce, che fanno capire che forse si tratta di un’arma scartata e che può ancora fare gola, in una lotta senza quartiere nella città tra Mord e la misteriosa Maga.
Ci sono echi di Lovecraft e di Miyazaki tra le pagine di un libro che racconta non solo una metafora dello strapotere amorale di certa scienza (come duecento anni fa Mary Shelley in Frankenstein) nonché tra le righe anche delle multinazionali, ma che parla anche di identità, di cosa rende una famiglia tale, di maternità in senso lato, di confronto con il proprio passato e il lutto. Un intreccio complesso, a tratti crudo, a tratti straziante, con al centro un’eroina dolente, in cerca di un senso alla sua vita in un mondo senza senso e senza pietà, dove forse bisogna ripartire dalle cose più semplici per riavere in mano qualcosa da cui ripartire.
Philip K. Dick ha posto la domanda per primo su cosa rende umani e quanto un androide può esserlo e sentirsi, qui il discorso è invece su quanto c’è di umano in creature nate da esperimenti ma in cerca comunque di un loro posto nel mondo e di un senso al loro esistere.
Borne è un libro per amanti della fantascienza, ma anche per chi vuole riflettere sulla propria identità, sulle proprie aspirazioni e su quanto può essere giusto ma anche lacerante voler scoprire la verità su tutto, sui rapporti affettivi e la loro complessità, sull’impossibilità comunque di possedere chi si ama, malgrado resti per sempre nel proprio cuore.

Provenienza: libro del recensore.

Jeff VanderMeer è autore di racconti e romanzi con cui ha vinto il BSFA Award, il World Fantasy Award, il Nebula Award, e con cui è stato finalista allo Hugo Award. Scrive per numerose testate fra cui il «New York Times», il «Guardian» e il «Washington Post». Einaudi ha pubblicato l’intera trilogia dell’Area X: AnnientamentoAutorità e Accettazione (nei Supercoralli nel 2015 e nei Super ET, in un unico volume, nel 2018) e Borne (2018).

Le visionarie, antologia a cura di Ann e Jeff Vandermeer (Nero, 2018) a cura di Elena Romanello

4 settembre 2018

Visionarie-copertina-alta-700x1100Quest’anno ricorre il duecentesimo anniversario dell’uscita del primo romanzo di fantascienza della Storia della letteratura, Frankenstein, scritto da una donna, Mary Shelley, e nonostante stereotipi e luoghi comuni, le donne hanno sempre frequentato da allora la narrativa di genere fantastico, con un’intensificazione della loro presenza negli ultimi anni, ma già un grosso apporto a partire dalla metà del Novecento, con storie spesso pubblicate con pseudonimo maschile.
La Nero edizioni presenta Le visionarie, con l’esplicativo sottotitolo Fantascienza, fantasy e femminismo: un’antologia, che raccoglie ventinove articoli di altrettante autrici degli ultimi decenni, curati e raccolti da Ann e Jeff Vandermeer, due delle voci più interessanti del panorama del genere degli ultimi anni, esponenti della corrente New Weird del terzo millennio: il risultato è un viaggio tra mondi spesso inquietanti, con metafore dei ruoli di genere, della maternità e dell’emancipazione, tra distopia, rilettura di fiabe classiche e di fatti di cronaca nera, viaggi in cerca di se stesse, fughe, antiche leggende, dove spesso in poche pagine emerge un mondo complesso che entra dentro a chi legge per non uscirne più.
Tra i nomi presenti ne Le visionarie ci sono autrici ormai di ieri, scomparse in tempi più o meno recenti, come Angela Carter, Tanith Lee e Ursula K. Le Guin, ormai classiche come le loro opere, accanto a voci più recenti e tutte da scoprire, come Octavia E. Butler, Hiromi Goto e soprattutto Nnedi Okorafor, una delle scrittrici di fantascienza più originali degli ultimi anni, capace di dar voce all’Africa e al suo patrimonio di leggende e riletture di archetipi classici dei generi del fantastico.
L’adattamento televisivo di The Handmaid’s Tale ha riportato l’interesse ancora una volta su come si può raccontare una storia di genere fantastico facendola diventare metafora della realtà: ne Le visionarie non ci sono racconti di Margaret Atwood, ma di molte sue colleghe che per molti versi l’hanno anticipata o seguita, raccontando i mondi del possibile in un’ottica femminile e femminista, vista attraverso le tematiche di vari decenni.
Le visionarie è un libro da leggere per tutti i cultori e le cultrici del fantastico, ma anche per chi pensa che le donne sappiano scrivere solo romanzetti rosa e per chi vuole conoscere voci non sempre tradotte nel nostro Paese e tutte da scoprire o riscoprire, perché magari sono assenti da anni dalle librerie o perché sono state trascurate finora, come l’argentina Angelica Gorodischer, la finlandese Leena Krohn e l’indiana Vandana Singh. C’è da sperare che a questa antologia ne seguano altre sulla stessa linea, oltre che escano anche i romanzi delle scrittrici, spesso molto prolifiche e ancora attive.
Da segnalare anche la cura data all’edizione italiana del libro, coordinata da Claudia Durastanti e Veronica Raimo, che per tradurre i diversi racconti hanno chiamato a raccolta un gruppo di autrici, giornaliste e accademiche provenienti sia dal mondo della narrativa di genere che non, come Emmanuela Carbé, Marta Maria Casetti, Gaja Cenciarelli, Silvia Costantino, Livia Franchini, Tiziana Mancinelli, Sara Marzullo, Francesca Matteoni, Oriana Palusci, Lorenza Pieri, Chiara Reali, Clara Miranda Scherffig, Nicoletta Vallorani, Cristina Verrienti.

Provenienza: libro del recensore.

Ann VanderMeer ha fondato la casa editrice Buzzcity Press ed è stata direttrice di Weird Tales, la storica rivista americana dedicata all’horror e al fantastico. Per la sua attività di curatrice editoriale, è stata insignita del premio Hugo e del British Fantasy Award.

Jeff VanderMeer è autore della saga fantasy di Amebergris e della trilogia composta dai romanzi Annientamento (premio Nebula 2014), Autorità e Accettazione, pubblicati in Italia da Einaudi, oltre che della storia autoconclusiva Borne. Assieme a sua moglie Ann, ha curato antologie dedicate allo steampunk e al new weird, corrente di cui è si esponente che teorico principale.