Borne di Jeff Vandermeer (Einaudi, 2018) a cura di Elena Romanello

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borne-maxw-644Dopo il grande successo della trilogia dell’Area X, tra le opere di fantascienza più interessanti degli ultimi anni, torna Jeff Vandermeer con un nuovo libro, anche questo ambientato in un futuro distopico, molto diverso da quello dell’altra storia ma non certo meno affascinante e inquietante.
In una città devastata da esperimenti genetici e altre catastrofi ambientali, in un mondo ormai tutto così, vive Rachel, cacciatrice di rifiuti, sempre pronta a difendersi da creature mutanti, a cominciare dall’enorme orso bionico Mord, senza memoria di chi è e da dove venga e forse sarà meglio per lei non scoprire mai niente. Un giorno trova in mezzo all’immondizia una creatura mutante, che si presenta come un anemone di mare, Borne, e decide di prendersene cura, anche per combattere la solitudine che si trova a vivere, malgrado la presenza nella sua vita di Wick, un creatore di biotecnologie che nasconde più di un segreto, soprattutto legato a lei.
Pian piano tra Rachel e l’essere si sviluppa un rapporto di dipendenza e affetto, una sorta di metafora della maternità, mentre Borne mostra però anche aspetti inquietanti man mano che cresce, che fanno capire che forse si tratta di un’arma scartata e che può ancora fare gola, in una lotta senza quartiere nella città tra Mord e la misteriosa Maga.
Ci sono echi di Lovecraft e di Miyazaki tra le pagine di un libro che racconta non solo una metafora dello strapotere amorale di certa scienza (come duecento anni fa Mary Shelley in Frankenstein) nonché tra le righe anche delle multinazionali, ma che parla anche di identità, di cosa rende una famiglia tale, di maternità in senso lato, di confronto con il proprio passato e il lutto. Un intreccio complesso, a tratti crudo, a tratti straziante, con al centro un’eroina dolente, in cerca di un senso alla sua vita in un mondo senza senso e senza pietà, dove forse bisogna ripartire dalle cose più semplici per riavere in mano qualcosa da cui ripartire.
Philip K. Dick ha posto la domanda per primo su cosa rende umani e quanto un androide può esserlo e sentirsi, qui il discorso è invece su quanto c’è di umano in creature nate da esperimenti ma in cerca comunque di un loro posto nel mondo e di un senso al loro esistere.
Borne è un libro per amanti della fantascienza, ma anche per chi vuole riflettere sulla propria identità, sulle proprie aspirazioni e su quanto può essere giusto ma anche lacerante voler scoprire la verità su tutto, sui rapporti affettivi e la loro complessità, sull’impossibilità comunque di possedere chi si ama, malgrado resti per sempre nel proprio cuore.

Provenienza: libro del recensore.

Jeff VanderMeer è autore di racconti e romanzi con cui ha vinto il BSFA Award, il World Fantasy Award, il Nebula Award, e con cui è stato finalista allo Hugo Award. Scrive per numerose testate fra cui il «New York Times», il «Guardian» e il «Washington Post». Einaudi ha pubblicato l’intera trilogia dell’Area X: AnnientamentoAutorità e Accettazione (nei Supercoralli nel 2015 e nei Super ET, in un unico volume, nel 2018) e Borne (2018).

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Una Risposta to “Borne di Jeff Vandermeer (Einaudi, 2018) a cura di Elena Romanello”

  1. Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer (Einaudi, 2018) a cura di Elena Romanello | Liberi di scrivere Says:

    […] occasione dell’uscita del nuovo romanzo di Jeff VanderMeer Borne, già recensito da Liberi di scrivere, Einaudi ha raccolto in un volume unico i tre precedenti libri dell’autore, successi che […]

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