:: Recensione di A casa del diavolo di Romano De Marco (Nero italiano – TimeCrime, 2013) a cura di Stefano Di Marino

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CopCasaDiavoloÈ sempre un piacere scovare il libro di un amico e collega che si cimenta in un genere differente da quello che gli ha portato fortuna. Romano De Marco lo conosco sin da Ferro e Fuoco, esordio al calor bianco seguito poi da Milano a mano armata, entrambi ben inseriti  in quel filone hard-boiled italiano che in un’altra epoca, se  ancora esistesse il cinema di genere nel nostro paese, avrebbero trovato, chissà…, una trasposizione cinematografica. Forse non con Maurizio Merli che poi è il viso che viene subito in mente quando si leggono i primi capitoli ma con qualche attore più giovane e adatto al ruolo ai giorni nostri.  A casa del Diavolo si preannuncia sin dalla suggestiva cover come un passo in una differente direzione. L’influenza del cinema popolare italiano è evidente, e conferma la mia intuizione già più volte espressa, che i migliori narratori d’intrattenimento di questi anni, abbiano nella memoria il nostro cinema più che la narrativa. Restava, però, un piccolo dubbio, giustificato proprio dal mutamento di atmosfere e ritmo. Il ‘thrilling’ italiano, o forse quel gotico che sicuramente ha radici nell’opera di Pupi Avati quando (letterariamente) negli scritti di Eraldo Baldini, rifugge da sganassoni e sparatorie, inseguimenti in auto e battute a effetto simili al western. Si cammina su una lastra di ghiaccio più sottile. Ce l’avrebbe fatta Romano a mantenere le promesse’ A casa del diavolo mi ha preso, e molto anche tanto che, una volta cominciato l’ho terminato in poco tempo. Una prima osservazione. Questa volta Guido Terenzi, il protagonista, eh be’, me lo son visto proprio con il viso del suo autore. Scanzonato e simpatico, seduttore e ‘filone’ quanto basta per caratterizzare un personaggio vero, insolito, lontano dai duri del poliziottesco. Perché il thrilling  richiede un personaggio forte nel carattere ma, per sua natura, non abituato alla violenza. Il protagonista dei precedenti romanzi di Romano avrebbe trasformato una vicenda d’atmosfera in un paesino d’Abruzzo dove un giovane direttore di banca viene trasferito per scontare scappatelle di letto in una sorta di  ‘Lo straniero senza nome’. Non ci voleva un cavaliere pallido ma un uomo normale, con debolezze e fragilità, intimamente buono altrimenti non si preoccuperebbe così di Albino, l’inquietante bimbetto che disegna immagini sataniche, unico infante di un posto isolato e deprimente. Il romanzo si avvale di una trama gialla con meccanismi che lascio valutare al lettore. Recensire un libro è difficile, soprattutto se la trama riserva delle soprese. Non spoileriamo e lasciamo a chi legge il gusto di seguire la vicenda. Piuttosto mi soffermo sulla capacità di creare nel nostro territorio un microcosmo isolato, angosciante. Riecheggia di antiche leggende, di oscenità consumate dietro una verniciatura di normalità il paese dove  Giulio viene mandato  ‘in castigo’. Di chi può fidarsi? Se l’appassionato di gialli magari la sa lunga e vede lontano il racconto non è mai banale, disseminato di indizi e false piste, domande e sentimenti. Perché, non dimentichiamolo, Giulio Terenzi si definisce come uomo anche per le sue umanissime pulsioni e con il lettore l’identificazione scatta proprio nei suoi rapporti con le donne. La collega MILF, la fidanzata alla moda, il nuovo amore che, ‘malgrado l’accento’, lo coinvolge. Ma non sono decamerotiche avventure le sue. Quei segni rossi sulle porte dei vecchi scomparsi, quelle tendine che si muovono suggerendo occhi da spia dietro magioni avite e pure le precise e ottimamente raccontate manovre bancarie costituiscono tasselli di un unico mosaico. Un bel thrilling di quelli che davvero meriterebbero una versione filmata. Scritto con disinvoltura ,capacità di raccontare senza perdersi ma con la puntuale capacità di caratterizzare protagonisti e comprimari finalizzandoli al racconto.

A CASA DEL DIAVOLO- Romano De Marco-nero italianoTimecrime-218pp-9,90euro

Una Risposta to “:: Recensione di A casa del diavolo di Romano De Marco (Nero italiano – TimeCrime, 2013) a cura di Stefano Di Marino”

  1. marcostraz Says:

    Qualche spunto interessante, ma sviluppato con una serie di banalità ed eccessivi colpi di scena, molti dei quali si rivelano troppo forzati…

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