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Storia di May Piccola donna di Beatrice Masini e Mariachiara di Giorgio (Mondadori, 2018) a cura di Elena Romanello

3 aprile 2019

978880470992HIG-629x965Negli Stati Uniti dell’Ottocento, divisi tra zone dove è in vigore la vergogna della schiavitù e zone ufficialmente libere, May è una bambina che deve fare i conti con l’imposizione da parte della sua famiglia di un cambio di vita repentino, in nome di un ideale da perseguire a tutti i costi.
Infatti i suoi genitori, idealisti fino all’integralismo, decidono di lasciare la cittadina di Concord, nel Massachusetts, per trasferirsi nella comunità agricola del Paradiso, dove non si può mangiare carne, non si possono indossare abiti né di cotone né di lana ma di lino, e bisogna vivere senza tutti gli orpelli del resto della società, a contatto con la natura e con pochissimo.
May inizia a scrivere all’amica Martha, raccontando una vita non facile, ma dove ci sono anche gioie impreviste, come il bagno nel lago Walden, un luogo che sembra uscito da una fiaba, e l’amicizia con una tribù di indiani, in particolare con Due Lune, che le insegna a salire sugli alberi.
Ma in fondo May non ha scelto questa vita, che pian piano diventa sempre più stretta, soprattutto quando alcune persone, come la sua amata insegnante, lasciano la comunità. May però scopre una cosa importante, la voglia di raccontare e scrivere su carta esperienze e sogni, che le sarà molto utile da più adulta.
Ispirato ad un’esperienza dell’infanzia di Louisa May Alcott, l’autrice di Piccole donne e di tanti altri romanzi, sia per ragazzi che per adulti, alcuni dai toni decisamente dark,  Storia di May racconta un’esperienza interessante ma estrema, una riflessione profonda e di oggi sul fascino sfaccettato delle utopie, che rischiano ad ogni momento di diventare distopie.
Come è svelato anche nel libro, l’avventura dei genitori di Louisa finì presto, il freddo e le regole troppo dure fece desistere tutti, la famiglia Alcott tornò a vivere a Concord, Louisa con i suoi libri e gli altri lavori come insegnante e infermiera guadagnò anche per mantenere i suoi genitori, privi di senso pratico, fino alla morte avvenuta dopo una vita non lunga ma intensa nel 1888.
Storia di May è un libro per ragazzi, che confronta con un’esperienza di vita comunque interessante, anche se magari poco proponibile in generale, ma è anche interessante per chi, più grande, ha letto ed amato Louisa May Alcott grazie ai suoi libri, di cui Piccole donne, che tornerà al cinema con un nuovo adattamento a fine anno, è la storia della sua adolescenza.
Beatrice Masini conferma la sua capacità di raccontare storie per giovanissimi e non solo, interessanti e che danno di che pensare, aiutata dai disegni sognanti di Mariachiara Di Giorgio. In attesa di un libro e di un film che raccontino tutta la vera storia di Louisa May Alcott.

Beatrice Masini è scrittrice, editor e traduttrice. Tra i suoi lavori, la resa in italiano di cinque volumi della serie di Harry Potter di J.K. Rowling. I suoi libri sono stati tradotti in oltre venti Paesi e hanno ottenuto importanti riconoscimenti come il premio Pippi (Signore e signorine. Corale greca, Einaudi Ragazzi, 2002), il premio Elsa Morante (La spada e il cuore. Donne della Bibbia, Einaudi Ragazzi, 2009) e il Campiello (Tentativi di botanica degli affetti, Bompiani, 2013). Ha ottenuto in cinque occasioni – l’ultima, nel 2018, con Il buon viaggio, illustrato da Gianni De Conno – il premio Andersen – Il mondo dell’infanzia, sia come autrice che come traduttrice.

Mariachiara Di Giorgio pubblica con le maggiori case editrici italiane ed estere. I suoi lavori sono stati esposti alla mostra della Fiera del libro di Bologna e alla Society of Illustrators di New York. Nel 2018 ha ricevuto il prix Sorcières, il premio Malerba per gli albi illustrati e il premio Andersen – Il mondo dell’infanzia per il Miglior libro senza parole (Professione coccodrillo con Giovanna Zoboli, Topipittori, 2017).

Provenienza: omaggio al recensore dell’ufficio stampa che ringraziamo.

La ragazza che voleva salvare i libri di Klaus Hagerup e Lisa Aisato (Rizzoli, 2019) a cura di Elena Romanello

1 aprile 2019

983acaed-3d74-4c93-a1b8-c23a37859375Tra romanzi e graphic novel spesso ci si dimentica che esistono anche i libri illustrati, considerati spesso solo per bambini e capaci di svelare mondi sorprendenti.
La ragazza che voleva salvare i libri racconta con la storia di Klaus Hagerup e i disegni di Lisa Aisato la storia di Anna, una piccola lettrice, che vive in funzione dei libri perché grazie a loro ha scoperto mondi incredibili e trovato amici. Anna frequenta la biblioteca e scopre grazie alla signorina Monsen che i libri che non vengono dati in prestito per un po’ vengono distrutti, un problema che c’è anche nel civile Nord Europa in cui è ambientata la storia.  Per sottrarre i libri al signor Milton Berg, Anna comincia a salvarli, chiedendoli in prestito e scoprendo ad un certo punto che esiste un libro incompiuto, Il bosco segreto di Waldemar Seier, che la porta in un’avventura tra passato e presente in nome dell’amore per la lettura.
Una storia che è un inno all’amore per i libri e alla scoperta del mondo e della cultura, raccontata sapientemente per parole e immagini, in un microcosmo che parte dalla realtà ma riesce ad essere surreale e fiabesco allo stesso tempo, con la scoperta di un talento ancora poco noto nel nostro Paese, quello della disegnatrice Lisa Aisato che speriamo di rivedere presto al lavoro.
Non è la prima volta che un libro si occupa del rapporto tra i giovanissimi, soprattutto le giovanissime, e la lettura, ma La ragazza che voleva salvare i libri gioca con immagini e sensazioni, con colori e stati d’animo, raccontando tra le righe cosa succede purtroppo ai libri che nessuno vuole. Un mistero che viene svelato pian piano dalle immagini, per un racconto su quanto è bello perdersi ad ogni età tra i libri.
Senz’altro La ragazza che voleva salvare i libri è adatto ai giovanissimi, alle giovanissime in particolare, con la storia di un’altra eroina ribelle, che parte dalla sua grande passione per costruire un suo posto nel mondo. Ma è piacevolissimo anche se si è più grandi, magari se si amavano i libri già da quando si aveva l’età di Anna e si avrebbe voluto avere un libro così già tanto tempo fa. Perché tutti gli amanti dei libri, in qualche momento della loro vita, hanno provato a salvare qualche volume, che fosse da una soffitta, da un cassonetto, da una bancarella, da una panchina, dal fondo di una biblioteca.

Klaus Hagerup è nato nel 1946  ed è uno dei più noti scrittori norvegesi per ragazzi. È inoltre drammaturgo, attore e regista e ama l’italiano.

Lisa Aisato è una delle più importanti illustratrici genovesi, candidata al premio Christian Andersen e al Premio Astrid Lindgren in rappresentanza del suo paese.

Provenienza: omaggio al recensore di Claudia Fachinetti dell’Ufficio stampa Rizzoli e Fabbri ragazzi, che ringraziamo.

Nippon vivere e scoprire il Giappone di Yutaka Yazawa (Mondadori 2019) a cura di Elena Romanello

22 marzo 2019

image003Il Giappone è diventato negli anni una meta di vacanze e viaggi per studio, lavoro, piacere personale, desiderio di approfondire una cultura millenaria ma aperta alla modernità più fantascientifica. I libri in tema si sono giustamente moltiplicati e Nippon vivere e scoprire il Giappone fa parte di questa grande onda dal Sol levante che non stanca mai.
Il libro, a metà strada tra una guida di viaggio e un saggio non erudito e appassionante sul Giappone, è organizzato su vari aspetti: le regioni, curiosità, cultura, arte, stile, enogastronomia, attività all’aperto e in casa, vita in famiglia, feste e celebrazioni, raccontando quindi quello che i turisti o chi va in Giappone per periodi più lunghi possono vedere ma anche cose da scoprire.
La prima che emerge è che il Giappone non è solo la megalopoli Tokyo ma un Paese dove esistono ancora foreste impenetrabili e dove la natura selvaggia è massicciamente presente. Ovviamente non mancano le città, raccontate anche dal punto di vista storico, attraverso eventi che risalgono secoli indietro e che hanno contraddistinto ogni zona e i suoi nuclei urbani.
Un’altra scoperta interessante è il rapporto con le donne di un Paese patriarcale ma che si narra essere stato creato da una dea, e che fu governato nei primi secoli dell’era cristiana da regine, come la celebre Himiko, poi ripresa dalla cultura pop dei manga.
Ovviamente non mancano approfondimenti sulla spiritualità, sull’imperatore, su icone come i samurai e i ninja, sulla filosofia dell’ikigai che governa la vita personale e lavorativa dei giapponesi. C’è spazio anche per la letteratura, cominciando proprio da un romanzo scritto da una donna, il Genji Monogatari di Murasaki Shikibu, per il teatro kabuki, il kimono, e per cose decisamente più moderne come la TV, spesso spazzatura, o le ragazze di Harajuku, fenomeno di costume e modello anche in Occidente, senza dimenticare il cibo, con tante sfaccettature e piatti tradizionali che in realtà sono d’importazione.
Il Giappone è terra di escursionisti e sportivi, ma anche di hikikomori, dove non esiste il cenone di Capodanno ma il bento che è più complicato e impegnativo, di centenari e di divorziati, e dove una delle feste più importanti celebra la fioritura dei ciliegi.
Un libro interessante, illustrato e curioso, sia per chi sa già molto del Giappone sia per chi magari l’ha scoperto con i manga e gli anime di nuova generazione e vuole saperne di più.

Yutaka Yazawa è nato e cresciuto fino ai 19 anni in Giappone e ha vissuto fino ai 42 anni all’estero. Ha studiato legge e lavorato a Londra per 11 anni, ha poi vissuto ad Hong Kong e a New York prima di tornare a Tokyo, la città della sua infanzia. Dopo una lunga carriera, ha deciso di iniziare a scrivere. Questo è il suo primo libro.

Provenienza: pdf inviato dall’Ufficio stampa che ringraziamo.

Due fiocchi di neve uguali di Laura Calosso (SEM, 2019) a cura di Elena Romanello

21 marzo 2019

due-fiocchi-di-neve-uguali-189x300Margherita e Carlo non potrebbero essere più diversi come ragazzi, hanno in comune solo l’aver diviso per un po’ lo stesso percorso scolastico, nella stessa classe, sia pure con esiti opposti come conclusione.
Margherita ha appena superato brillantemente l’esame di maturità classica, sognerebbe un futuro come scienziata ma ha già dovuto forse mettere un’ipoteca sul suo futuro perché suo padre ha perso il lavoro e quasi sicuramente non sarà più in grado di pagarle gli studi all’Università. Ha già rinunciato ad un’importante gara scientifica e la sua vita è su un binario morto, anche se non sembrerebbe.
Carlo non esce da mesi, ha lasciato tutto, è una di quelle persone che con un termine che viene dal Giappone viene chiamato hikikomori, e ha come unico ricordo gradevole della scuola proprio Margherita, unica luce in un mondo sempre più interiore e virtuale, da dove non vuole uscire, nonostante aiuti psicologici e l’intervento di una famiglia comunque inadeguata-
Margherita accetta un invito al mare da un’amica, ma ha un disguido durante il viaggio e accetta un passaggio in auto da un ragazzo incontrato per caso, che la trascina nella sua folle vita da ricco nullafacente. Ad un certo punto si mette alla guida dell’auto in compagnia di questo non certo nuovo amico per tornare alla sua stessa vita, ma esce di strada, finisce in coma mentre il ragazzo muore: prima di addormentarsi in un sonno forse senza uscita pensa proprio a Carlo.
Due vite sospese, una in ospedale e l’altra chiusa in una stanza con come unico compagno un mondo virtuale, diventano speculari del mondo di oggi, delle difficoltà di essere adolescenti e trovare il proprio posto nel mondo: una tematica interessante e attuale, vista attraverso due storie che rappresentano in pieno le situazioni dell’essere ragazzi oggi, l’isolamento da un lato e il trovarsi in difficoltà a realizzare i propri sogni per la situazione economica attuale.
Però il libro, con non pochi punti di interesse, sembra una novella lunga e non un romanzo, lasciando in sospeso e non approfondendo molti elementi presenti: spesso è capitato di leggere libri troppo prolissi, qui il problema è l’opposto, argomenti che avrebbero meritato un altro respiro e che invece vengono liquidati troppo in fretta, in una vicenda che sarebbe stata intrigante con un po’ di pagine in più a svelare e approfondire meglio le vite non vite di Margherita e Carlo, due giovani di oggi, imprigionati in un oggi che non va avanti e che non dà speranze.

Laura Calosso è nata ad Asti. Giornalista, ha studiato Scienze politiche e Letteratura tedesca. Ha esordito nel 2011 con il romanzo A ogni costo, l’amore (Mondadori). Nel 2017 ha pubblicato La stoffa delle donne (SEM).

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Risposte di Chiara Ba e Roberta Eli (Società Editrice La Torre, 2019) a cura di Elena Romanello

17 marzo 2019

Risposte_VIRTLa generazione di chi si appassionò quarant’anni fa agli anime giapponesi dovette spesso fare i conti con l’aperta contraddizione di storie appassionanti e coinvolgenti che però spesso non avevano un finale all’altezza, con le trame che restavano sospese senza una vera conclusione soddisfacente per chi per mesi li aveva seguiti con interesse e partecipazione.
Una delle serie in cui si rimase più delusi fu proprio Atlas Ufo Robot Goldrake, il primo robottone di Go Nagai ad arrivare nel nostro Paese, con gli eroi Actarus e Maria che dopo aver sconfitto il perfido Vega lasciavano in maniera triste i due amici e non solo Alcor e Venusia, con gli altri terrestri a cui avevano voluto bene, per un salto nel vuoto verso il loro pianeta Fleed, che si era salvato dalla contaminazione.
Questo portò che fin da allora i bambini e bambine poi cresciuti iniziassero ad inventarsi delle storie alternative, che poi sono diventate le cosiddette e popolarissime fanfiction, per dare una chiusura adeguata ad una vicenda che aveva creato ben altre aspettative.
A quarant’anni di distanza dalla fine amara di un eroe amatissimo e simbolo in fondo della forza dell’amicizia (e lasci i tuoi amici così?) la Società editrice La Torre presenta il volume Risposte, storia a quattro mani di Chiara Ba e Roberta Eli, già popolari autrici di fanfiction nel fandom legato a Go Nagai, che vuole approfondire un momento cruciale della storia del paladino della Terra giunto dalla stella Fleed.
Il libro riprende uno degli episodi più belli e tragici, curato dal grande Shingo Araki, il terzultimo in ordine cronologico, intitolato Rivoluzione nello spazio, in cui emergeva il personaggio della bellissima principessa Rubina, figlia del perfido re Vega, innamorata da sempre di Actarus e pronta a sacrificarsi per lui. La storia approfondisce i retroscena avvenuti anni prima, quando i due giovani si incontrarono prima della guerra che distrusse tutto, il perché di tanti eventi, la fine eroica della ragazza e forse un possibile futuro per Alcor e Venusia.
Una storia per chi si è appassionato allora, che si spera non resterà isolata, ma anche un modo per scoprire un universo fantastico che ha segnato una generazione e che nel nostro Paese soppiantò il successo mondiale di Star Wars, con toni che si richiamano all’anime ma anche a storie più moderne, come l’universo del Trono di spade di George R. R. Martin, tra giochi di potere, tradimenti, passioni, cose non dette, tragedie.
Per cui è bello ritrovare personaggi ormai entrati nell’immaginario, scoprire cosa è stato di loro e i loro segreti, sperando che un giorno tornino comunque con nuove avventure.

Chiara Ba (Verona, 1967) ha conseguito un diploma di grafico pubblicitario. Dal 2007 scrive racconti su Goldrake e collabora abitualmente con il forum Go Nagai.net. Ha partecipato con quattro racconti all’antologia Goldrake 30. Antologia di racconti robotici (La Torre, 2009) a cura di Gianluca Di Fratta e con un racconto all’antologia ROBOT ITA 0.2. Storie italiane di robot (Edizioni Scudo, 2015) di autori vari. È autrice della raccolta di racconti umoristici Si trasforma in un gatto missile. Storie (poco) serie di Ufo Robot (La Torre, 2011). Accanita divoratrice di libri e fumetti, è sposata, ha due figli, quattro gatti e un numero imprecisato di piante.

Roberta Elli (Milano,1976) è laureata in Scienze della Formazione Primaria. Ha partecipato con quattro racconti all’antologia Goldrake 30. Antologia di racconti robotici (La Torre, 2019) a cura di Gianluca Di Fratta. Ama i gatti, ne ha due grassi e pigri che riempiono la sua vita di fusa e pelo.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa al recensore che ringraziamo.

A Firenze è di scena il fantasy a cura di Elena Romanello

14 marzo 2019

Dal 15 al 17 marzo Firenze ospita alla Fortezza del Basso, in pieno centro storico, Firenze fantasy, versione invernale della popolarissima Festa dell’Unicorno che ogni estate ravviva il Comune di Vinci, luogo natale di Leonardo.
I locali della Fortezza del Basso, come il Teatrino lorenese, la Palazzina lorenese, i Quartieri monumentali e il Padiglione e Piazzale delle Ghiaie si popoleranno di stand in tema, spazi per giochi, cosplayer, conferenze, area di ricostruzione storica e di ambientazioni fantastiche, illustratori, per un evento che tocca vari universi del fantastico, con ospiti anche internazionali.
Tra i nomi presenti si segnalano Christopher Lambert, indimenticabile Highlander al cinema, Billie Piper, Rose Tyler in Doctor Who e interprete anche di Penny Dreadful, Isaac Hempstead-Wright, Brendon Stark in Game of thrones, il doppiatore Daniele Giuliani, voce di Jon Snow, la scrittrice Licia Troisi.
Nel programma di eventi spiccano sabato 16 marzo la parata in cosplayer e in abito storico per il centro storico di Firenze, l’area steampunk, la convention su Doctor Who, il raduno di Star Wars, l’angolo su Harry Potter, la musica con il gruppo medievale Trovadores de Romagna, l’aperitivo della Società Tolkeniana Italiana, le dimostrazioni con i tatuatori Lorenzo Bagatti, Daniele Lucchese e Fairygoth.
Il biglietto d’ingresso prevede un abbonamento per i tre giorni a 28 euro, intero giornaliero 12 euro, ridotto 8 euro per i cosplayer e i ragazzi tra gli 11  e i 16 anni, gratis per i bambini.
Il programma completo è disponibile nel sito ufficiale della manifestazione.

Un’intervista con Rebecca Moro, autrice de Il principe degli sciacalli a cura di Elena Romanello

8 marzo 2019

Dopo aver recensito Il principe degli sciacalli abbiamo incontrato anche la sua autrice, Rebecca Moro, con cui abbiamo scambiato due chiacchiere sul libro e non solo.

Come e perché è nata l’idea del Principe degli sciacalli?

Mi sono sempre divisa tra il romance e il fantasy, sia come lettrice che come autrice, ed era un pezzo che avevo iniziato a pensare alle grandi linee di una saga, dove ci fosse spazio per entrambi i generi. Però non volevo fermarmi alla solita trama con eroi maschi stile principe perfetto e eroine sempre limitata ad essere streghe folli oppure donzelle da salvare. Volevo partire, in un certo senso, dalla fine, quando l’assedio è già avvenuto e i nemici non sono stati sconfitti, ma hanno trionfato. e volevo vedere come se la potevano giocare il principe e le principesse, una volta caduti al livello più basso, schiavi oppure ostaggi o ancora spose di guerra.
E mi piaceva l’idea di contrapporre ai “perfetti” un’orda di bestie, brutte e imperfette, che fossero comunque protagoniste e non si rassegnassero a lasciare la scena agli umani.

Perché hai scelto un fantasy di questo genere?

Da buona lettrice, ho cercato di raccogliere nel mio primo fantasy tutti gli elementi che mi sono sempre piaciuti: quindi scene di guerra e battaglie, scene di intrighi politici, grandi paesaggi, qualche spazio per i sentimenti, lasciando perdere l’ossessione rigida per il lieto fine. In un fantasy sai già che non tutti i concorrenti alla partenza arriveranno sino in fondo. Il divertimento è decidere chi far arrivare e come farli arrivare.

Chi sono i tuoi maestri fantasy e comunque i tuoi autori e autrici preferiti? E magari anche in altri media, cinema, serie TV e fumetti?

Per l’epic la matrice anglosassone è indiscutibile: David Gemmel, Glen Cook, Robin Hobb, Anthony Ryan, Joe Abercrombie e Richard K. Morgan. Ma sono cresciuta con autrici di primo livello, quali la Zimmer Bradley, Tanita Lee e Carolyn Janice Cherryh.
George Martin, ovvio, è sottinteso: ormai non serve più citarlo.
Non amo solo l’epic (o heroic). Adoro anche l’urban e il paranormal fantasy: da Sherrilyn Kenyon a Kresley Cole a Jeaniene Frost, passando per la Ward (fino al decimo volume ho amato la Confraternita del Pugnale Nero).
Ho metà libreria targata Fanucci, questo può dare l’idea cosa sia vedere adesso il mio volume posizionato vicino.

Cosa pensi della situazione editoriale italiana riguardo al fantastico e non solo?

Confido in una ripresa del fantasy in Italia. All’estero il genere sta pompando bene già da qualche tempo, qui da noi è stato molto a lungo di nicchia, o confinato nelle serie per ragazzi (quindi poco epic e bellico), ma ora forse qualcosa si muove.
Penso che Fanucci abbia dato un buon segnale, provando a puntare su giovani autori italiani da inserire nel suo già nutrito catalogo.
Quando sono uscita, in effetti, con i blog è stato abbastanza faticoso. A parte i soliti lettori forti del genere, si è avvertita una certa diffidenza, che però è stata presto superata. Sono assolutamente felice dell’accoglienza che hanno avuto gli Sciacalli e questo primo volume.

I tuoi prossimi progetti?

Vorrei riuscire a portare avanti i due generi che amo di più. Quindi ho appena pubblicato un mm romance (con l’altro mio pseudonimo, S.M. May) e sto trattando con una CE per la sua versione tedesca, ma al contempo ho iniziato la stesura del secondo volume di questa saga, riservandolo a un nuovo Quadrante, quello di sudovest. I ti-jak hanno lasciato parecchie cose in sospeso e l’Impero degli uomini non può non reagire all’invasione.

Cosa ti ha dato e ti sta dando Il principe degli sciacalli?

Davvero tanto entusiasmo. Sentire i lettori che alle presentazioni oppure nelle email ti dicono che vedevano le scene come in un film, oppure che si sono sentiti parte della Schiera in marcia, ti regala una sensazione pazzesca. Scrivere mi rende felice e libera, sapere che chi legge riesce a percepire quanto voglio trasmettere è qualcosa di meraviglioso.

A Milano l’edizione 2019 di Cartoomics a cura di Elena Romanello

7 marzo 2019

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Dall’8 al 10 marzo torna negli spazi di Rho Milano Fiera Cartoomics, la kermesse meneghina dedicata a fumetti e immaginario nerd, giunta ormai alla ventiseiesima edizione e senz’altro la più importante del settore per quello che riguarda il Nord Italia.
Appassionati, cultori, curiosi e collezionisti potranno confrontarsi con spazi dedicati a fumetti, cinema, giochi di ruolo e di carte, videogames, cosplay, libri, conferenze, in un universo che ormai unisce più generazioni. La manifestazione è in particolare dedicato al cinecomic Shazam della DC Comic, in uscita l’11 aprile che sarà al centro di un’attrazione interattiva. Non mancheranno spazi sugli altri film del momento, come Capitan Marvel e l’atteso The Avengers End Game.
Come sempre, nutrito il parterre di ospiti, del mondo del fumetto e non solo, tra cui spiccano i nomi di Max Bunker, nome d’arte di Luciano Secchi che festeggerà il mezzo secolo di Alan Ford, Alfredo Castelli con la sua icona martin Mystère, l’illustratore di draghi, unicorni e non solo Paolo Barbieri, Marco Ventura della torinese Manfont, Don Alemanno e Boban Pesov con l’irrestitibile Navivegan Heidi, Luca Enoch, che ha spaziato da Gea Dragonero per Bonelli, Stefano Turconi e Teresa Radice con il nuovo Tosca dei boschi per Bao Publishing, Manfredi Toraldo della Scuola di Comics di Torino, Luca Rossi con i suoi romanzi di fantascienza, Luca Tarenzi maestro del dark fantasy e Alessia Mainardi con la sua casa editrice del fantastico Ailus.
L’editoria sarà la grande protagonista dell’evento, con nomi storici come  Sergio Bonelli, Panini Comics, Bao Publishing, Alastor, RW, Astorina, Star Comics, Dynit, BD e il debutto di Feltrinelli Comics, senza dimenticare le voci indipendenti e le fanzine.
Tra le aree da segnalare c’è quella sulla fantascienza, con proposte di libri e fumetti e spazio per i vari gruppi dedicati a film e telefilm, da Star Wars a Doctor Who, con gadget e proposte editoriali anche straniere, e quella sul fantasy, dove troveranno spazio editori in tema e le attività dell’associazione La Fortezza.
Cartoomics è aperta i tre giorni dalle 9 e 30 alle 19 e 30, costo dei biglietti 14 euro intero, 12 ridotto, 7 per bambini dai 7 ai 12 anni, abbonamenti a 22 euro per due giorni, 26 per tre, 7 per un gruppo di almeno venti persone e ticket per le famiglie a 28 euro per tre e a 32 per quattro. Ingresso gratis per i cosplayer solo venerdì.
Per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale.

La casa che mi porta via di Sophie Anderson (Rizzoli, 2019) a cura di Elena Romanello

25 febbraio 2019

casa-che-mi-porta-viaMarinka vorrebbe tanto essere una ragazza come le altre, e stringere amicizia con i coetanei, ma non è possibile, perché vive in una casa con le zampe di gallina che si sposta di continuo e senza preavviso, finendo nei luoghi più disparati e pazzi della Terra. Ma non è questo il suo solo problema, perché sua nonna è Baba Jaga, la strega che guida le anime dei morti da questo mondo all’aldilà, con un rituale di rigenerazione e pace, ma che non riempie certo la vita di Marinka di gioia.
Marinka inoltre è già stata prescelta a prendere il posto della nonna di guardiana della porta della vita, ma quando incontra un ragazzo che le regala un agnellino e una coetanea morta e che non vuole andare oltre la soglia, decide di ribellarsi per cambiare le regole, scoprendo la verità su se stessa e sulla nonna, e rimanendone sconvolta.
Nelle pagine di questo romanzo d’esordio impreziosito da alcune immagini ci sono echi di Tim Burton e Hayao Miyazaki, per una storia surreale e toccante, che parla di crescere ma anche di elaborazione del lutto e di affetti che possono durare oltre la morte, come quello che Baba Jaga prova da anni per Marinka, una bambina che è arrivata per caso nella sua vita e dalla quale non riesce a staccarsi, oltre che di amicizia e del sapere costruire e trovare un proprio equilibrio, anche quando si guidano i morti verso la vita dopo la vita.
Il tema del rapporto tra la vita e la morte non è nuovo per l’immaginario fantastico ma è poco frequentato nella narrativa per ragazzi, a cui La casa che mi porta via si rivolge, ed è trattato in maniera buffa ma capace in certi momenti di far venire un groppo in gola, con al centro di tutto un personaggio come Marinka, in cerca di una strada per poter essere se stessa, avere degli amici e nello stesso tempo non rinunciare a quello che si rivelerà un compito importante.
La casa che mi porta via non è comunque solo un libro per ragazzi, chi ha qualche anno in più coglierà citazioni e richiami, oltre che l’interesse dell’autrice per le fiabe e il folclore slavi, soprattutto russi, visto che Baba Jaga è un personaggio iconico di quell’universo, una strega non perfida come varie sue colleghe occidentali, ambigua e dal volto non sempre malefico, capace di confrontarsi con l’intrepida Vassilissa la Bella, a cui Marinka è vagamente ispirata. Tra l’altro, il libro suggerisce anche vari dolci e piatti tipici di quell’area, poco frequentata nell’immaginario di oggi ma davvero tutta da scoprire. Un universo che piace e interessa molto all’autrice e che tornerà a quanto pare nel suo prossimo libro, non un seguito di questo.

Sophie Anderson è nata a Swansea, in Galles, ed è cresciuta ascoltando i racconti della madre scrittrice e della nonna, che le ha trasmesso l’amore per le favole e le leggende della tradizione slava. Geologa e insegnante, vive nel Lake District con il marito e i tre figli. Le piace andare in canoa, camminare e sognare a occhi aperti. Il suo più grande desiderio è continuare a scrivere storie che spingano i bambini a esplorare il mondo e ad apprezzare la diversità. Con La casa che mi porta via ha ricevuto la candidatura per la Carnegie Medal, il più importante premio inglese per la letteratura per ragazzi.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Il gatto di Donald W.Engels (Piemme, 2019) a cura di Elena Romanello

25 febbraio 2019

978885666875HIG_4b768c9b683e9f73ca4a44ea7846c5cf (1)Torna con una nuova veste grafica un long seller per tutti gli amanti dei gatti, già uscito come Storia del gatto vent’anni fa. Un libro imperdibile per chiunque ami l’aggraziato e irresistibile felino, capace di suscitare grandi passioni ma anche grandi odi, come raccontano le pagine del libro, concentrate in particolare sull’antichità.
Il primo, vasto capitolo, ovviamente è incentrato sull’antico Egitto e il suo rapporto con i gatti, divinità ma anche animali da compagnia da addomesticare con l’intento certo di sfruttare la loro capacità di cacciare i topi, ma non solo,visto che una dea fu ispirata a loro e i gatti furono al centro di un attaccamento ancora oggi preso ad esempio.
Il secondo capitolo porta invece in Grecia, Paese spesso trascurato quando si parla di felini, ma dove ci furono molti elementi interessati, alcuni presi dal contatto con l’Egitto: Esopo parlò dei gatti nelle sue fiabe e la dea Artemide, ispirata per molti aspetti all’egizia Bastet, aveva tra i suoi animali prediletti proprio il micio, come la nordica Freya, che il libro non tocca.
Al gatto a Roma è dedicato tutto il successivo capitolo, il terzo, che ricorda l’importanza che i culti egizi ebbero nell’Impero romano, ma anche la relativa simpatia che l’animale suscitò, visto che si intuì la sua importanza a combattere il topo. In Europa cominciarono anche i problemi dei gatti, visto che diventarono oggetto nelle terre celtiche di interesse per le loro presunte doti magiche, interesse che spesso degenerava nella loro uccisione.
Le cose peggiorarono nel Medio Evo, con le persecuzioni e il non riconoscere il ruolo fondamentale del gatto a combattere i ratti, il veicolo della Morte nera, la peste che a più riprese devastò la popolazione europea, anche se ci furono dei fari di luce in tanti buio, a Bisanzio, nel mondo islamico e nelle Isole britanniche.
Il libro chiude poi con un excursus veloce sugli ultimi secoli, ricordando come oggi per i gatti ci sia tutt’altro atteggiamento, per fortuna.
Il gatto è senz’altro un libro da avere per gli amanti dei felini domestici, ma anche un volume curioso, tra Storia e scienza, che racconta come le vicende degli animali più vicini agli esseri umani siano legate tra di loro, volenti e non, nel bene e nel male.

Provenienza: libro del recensore in un’altra edizione.

Donald W. Engels, nato nel 1946, è professore associato di storia all’Università dell’Arkansas. Il gatto. È tutta un’altra storia è un longseller, considerato un reference sulla storia del gatto nel continente europeo dalla preistoria all’età moderna.

La maga tessitrice di Helena Paoli (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

18 febbraio 2019

La_maga_tessitrice_-_Helena_Paoli_1024x1024Fanucci editore inizia una nuova saga, La figlia del cielo, dando spazio ad una giovane voce italiana, Helena Paoli, di certo non priva di interesse, già nota per il suo blog e il suo canale youtube, con il primo capitolo, La maga tessitrice.
In una qualunque cittadina italiana contemporanea vive Aspasia, diciotto anni, una vita segnata dalla tragica morte di sua madre, da un padre che si è chiuso in se stesso dimenticandosi di avere una figlia e da un’aggressione che ha subito da qualcuno di cui si fidava. La ragazza si è rinchiusa in se stessa, con come unica compagnia i libri.
Ma un giorno la sua vita cambia, e viene risucchiata in una dimensione parallela, dove la porta un giovane dai capelli bianchi, Septimus.
L’Altrove è infatti una terra governata da miti e magie, dove regna incontrastato un dittatore sanguinario e dove un gruppo di donne, le Tessitrici, cercano di mantenere l’ordine. Aracne, la più temuta e potente di loro, è morta, e Aspasia, che le somiglia come una goccia d’acqua deve prendere il suo posto, e forse trovare il suo destino.
Il tema della ragazza che giunge in un mondo alternativo ha nobili antenati, da Alice alla serie del Mago di Oz, e anche in tempi recenti è stato frequentato, da storie di culto, basti pensare a Labyrinth. Qui ci sono anche richiami alla cultura classica, sia greca che romana, mentre il mondo costruito ha non pochi echi di quello di Westeros di George R. R. Martin.
Un libro però tutt’altro che privo di una sua originalità, avvincente e che riesce a salvarsi dalle trappole di troppi romanzi rosa travestiti da storie fantasy, con un viaggio dell’eroina intrigante, per salvare un mondo e forse per salvare anche se stessa da una vita inaccettabile ma in fondo metaforica di tutte le difficoltà dell’adolescenza.
La maga tessitrice piacerà senz’altro agli appassionati più giovani, magari in cerca di un’alternativa alle storielle di vampiretti che luccicano, ma è godibile anche per chi ha qualche anno e un po’ di letture del genere in più, in attesa comunque del secondo capitolo.

Helena Paoli è nata a Bari nel 1998 e studia Lettere moderne presso l’università degli studi Aldo Moro di Bari. Divora libri fin da bambina e ha pubblicato il suo primo romanzo fantasy all’età di diciassette anni. Ha già pubblicato i primi due volumi della saga fantasy Cronache dell’eternità (Bibliotheka Edizioni): Principessa del tempoPrigioniera delle tenebre. Parla di storie che l’appassionano sul suo blog HeleNarrazioni e sull’omonimo canale YouTube.
Con La Maga Tessitrice, primo capitolo della saga fantasy La figlia del Cielo, fa il suo ingresso nel catalogo Fanucci.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

La bella morte di Mathieu Bablet (Oscar Ink, 2019) a cura di Elena Romanello

16 febbraio 2019

bella-morte-bablet-670x899Mathieu Bablet si è fatto conoscere a livello internazionale con la graphic novel Shangri-La, una rilettura della fantascienza ambientata nello spazio dalle forti connotazioni post apocalittiche. Sull’onda di un successo enorme è senz’altro interessante scoprire le sue prime opere, come La belle mort, uscita nel 2011 e in arrivo adesso anche in Italia con il titolo appunto di La bella morte.
L’autore ama la fantascienza dai toni catastrofisti ma per questa sua opera giovanile sceglie un’ambientazione terrestre, di un mondo di un futuro prossimo dove la vita degli esseri umani è stata pesantemente limitata e quasi annientata da alieni dalla forma di insetto, per tornare ad una paura atavica del genere umano. Per questo recupero, l’opera è stata rieditata  con aggiunto un prequel disegnato adesso, mentre sta per arrivare la catastrofe, in una città tanto simile alle metropoli soprattutto statunitensi e asiatiche ridotta all’abbandono.
Mathieu Bablet ha tra i suoi maestri Moebius e Katsuhiro Otomo, soprattutto nelle atmosfere di Akira, e questo emerge da una grande cura delle tavole e dell’ambiente di una città non città simbolo e ultimo baluardo di un mondo che non esiste più. I puristi sostengono che l’autore è migliorato tantissimo, ma è comunque interessante vedere un’opera prima già molto interessante, per essere catapultate in uno dei peggiori incubi da sempre, con la lotta di un manipolo di disperati dal destino segnato, ultimi cavalieri caduti e non certo eroici di una guerra ormai persa. La bella morte si riferisce ad un sacrificio estremo per una causa che si crede superiore anche se persa in partenza, come il dimostrarsi superiori ad un invasore che ha distrutto tutto quello che per cui forse valeva la pena di vivere. Un concetto duro, a tratti discutibile, ma comprensibile nel contesto di una storia senza speranza, in cui l’archetipo dell’invasione aliena viene visto nei suoi aspetti forse meno spettacolari ma più devastanti.
La bella morte è un fumetto da leggere per tutti gli amanti della fantascienza, per come rilegge un archetipo non certo da B Movies e per scoprire un nuovo stile e una voce che ha e avrà ancora molto da dire. Tra le righe si capisce come aiuti il vivere e il lavorare in un Paese che considera il fumetto una vera forma d’arte e come le nuove generazioni abbiano ormai una visione d’insieme sulle varie scuole delle nuvole parlanti. Una storia che fa riflettere sulla caducità della natura umana, sull’importanza di fare delle scelte e sul fatto che a volte bisogna portare avanti anche una battaglia persa, per non perdere appunto la propria umanità.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Mathieu Bablet (Grenoble 1987), diplomato all’Accademia di Chambéry, ha esordito con La Belle mort (2011), seguito dalle serie Doggybags (2012-2015) e Adrastée (2013-2016). Con Shangri-La si è rivelato all’attenzione internazionale affermandosi come uno dei maggiori giovani talenti del fumetto europeo.