
Alcott, Lindgren, Verne e Dickens sono i protagonisti di “No borders”, romanzo per giovani adulti scritto da Giuliana Facchini, edito da Sinnos. Per i lettori, i personaggi non sono del tutto sconosciuti, perché sono i protagonisti del precedente “Borders”, primo capitolo scritto dalla Facchini che si è meritato il Premio Rodari 2022, Premio Libro Aperto 2023 ed è stato finalista Premio ORBIL. “No Borders” porta avanti lo sviluppo del viaggio di ritorno del quale si accennava nel primo romanzo e i quattro amici tornano a Magnolia, quella megalopoli dalla quale erano fuggiti tempo prima, perché strutturata su regole rigide, controllo estremo sugli abitanti e su ogni cosa messa in circolazione. Alcott, Lindgren, Verne e Dickens hanno sempre i loro nomi ispirati agli scrittori e scrittrici del passato, quelli che hanno lasciato il segno nella storia letteraria con i loro capolavori ma che, nel mondo dove questi ragazzi hanno vissuto, sono stati spazzati via dalla mente delle persone. Gli inseparabili quattro si trovano sempre nell’universo distopico – che è sì un mondo futuro immaginato, ma con aspetti simili a quello reale dove viviamo- dove hanno affrontato un lungo viaggio grazie al quale hanno imparato a conoscere la natura selvaggia fuori da quella società confezionata in ogni cosa. A vegliare su di loro sempre la saggia Olmo. Ora che sono cambiati e sono più maturi, magari anche innamorati (chi lo sa, quello sta al lettore scoprirlo), sono pronti a tornare a Magnolia. Il loro intento è preciso: cambiare le cose. Perché? Perché durante l’esperienza nel mondo esterno a Magnolia, i protagonisti hanno conosciuto e scoperto un deposito di semi (per loro una importante risorsa) e hanno trovato anche altre persone che, unite in vere e proprie comunità come Parcé, hanno dimostrato come è possibile vivere in modo diverso da Magnolia. Queste comunità coltivano la terra, allevano animali, sembrano uomini primitivi di nuova generazione che stanno ricostruendosi una vita, in libertà. Il fare di questi gruppi umani è qualcosa di importane per i quattro amici, perché non è solo la scoperta che esistono altre vite, ma sono la prova concreta che è possibile vivere in un modo nuovo, recuperando il valore della natura e quello umano. Anche in questo romanzo, come nel precedente, ogni capitolo corrisponde ad una voce dei protagonisti che si alternano nella costruzione della trama narrativa dove i temi richiamano quelli di “Borders” (crescita, scoperta del mondo nuovo, presa di coscienza dei sentimenti, conoscenza e rispetto del mondo naturale), però quello che spicca è la volontà di compiere azioni concrete che favoriscano il cambiamento. Nella storia non manca una buona dose di suspense ed emozioni, visto che ripresentarsi in un posto dal quale si era fuggiti comporta delle conseguenze non sempre prevedibili e calcolabili e di certo Alcott, Lindgren, Verne e Dickens agiscono mettendoci tutta l’attenzione e l’impegno possibile per costruire qualcosa di nuovo per loro e per il mondo che li circonda. “No borders” di Giuliana Facchini può essere visto anche come romanzo di formazione, in quanto i protagonisti sono maturati, ma affrontano ancora una volta tutta una serie di eventi, identificabili come prove da superare, per trovare il proprio equilibrio e stabilità. Allo stesso tempo, il romanzo presenta una seconda formazione, quella per edificare la società nuova che i protagonisti proveranno a mettere in piedi facendo riferimento alle competenze e conoscenze che hanno appreso andandosene dalla claustrofobica Magnolia. Illustrazione di copertina Mara Becchetti.
Giuliana Facchini è nata a Roma. Qui ha frequentato la facoltà di Lettere e ha ottenuto un attestato della Regione Lazio come Segretaria di Edizione Cinematografica. Ha seguito corsi di recitazione e doppiaggio ed è stata interprete di teatro amatoriale e semiprofessionale, occupandosi anche di teatro per ragazzi. Ha vissuto a Roma e a Lussemburgo e ora abita in un paese tra Verona e il Lago di Garda. Da anni scrive libri per ragazzi. Ha vinto nel 2008 il “Premio Montessori”, nel 2012 il “Premio Arpino” e nel 2015 il “Premio Giovanna Righini Ricci”. Con Sinnos ha pubblicato “La figlia dell’assassina” (2018), “Borders” (2022)
Source: ricevuto dall’editore, grazie a Emanuela Casavecchi e all’ufficio stampa Sinnos.







Patrizia Rinaldi è tornata in libreria con un romanzo per ragazzi pubblicato da Sinnos intitolato “Hai la mia parola”. La storia è ambientata in un mondo che sembra difficile da collocare a livello temporale e che assume le atmosfere di una fiaba con netti collegamenti alla realtà per i temi che emergono durante la lettura. Protagoniste delle storia, dove ci imbattiamo in castelli e immense campagne, sono due sorelle: la bella Mariagabriela e la zoppa Nera. Le due sono orfane di madre, certo hanno un padre, ma lui non le sa difendere dalle angherie della matrigna. La situazione già non felice, si complica quando il vedovo Visconte della Contea vuole Mariagabriela come domestica. L’uomo ha un progetto preciso, vuole avere un figlio dalla ragazza e poi lo affiderà alla nuova moglie. La giovane non vuole sottostare alle volontà del Visconte, e il suo sarà un atto di ribellione che le costerà caro, perché ad un certo punto della storia Mariagabriela sparirà. Sulle sue tracce, proprio per il profondo e sincero legame affettivo che le unisce, arriverà Nera, la sorella zoppa da tutti guardata a distanza proprio per il suo modo di muoversi e essere. Nera non sarà sola, con lei ci sarà Michelino, un ragazzino che il padre le ha dato come aiutante per il pascolo, dopo che Mariagabriela era finita dal Visconte. Il libro di Patrizia Rinaldi porta il lettore bambino, ma anche adulto, in un libro nel quale ci sono i tradizionali elementi strutturali della fiaba: l’eroe, la vittima, l’antagonista, uno o più aiutanti, una sparizione, una missione da compiere, supence e un traguardo da raggiungere. L’autrice crea una storia che assomiglia ad un’antica fiaba ad ambientazione medievale ma, i temi che vengono messi in campo sono attuali ancora al giorno d’oggi. Pensiamo al Visconte e al suo agire che incarna la tipica rappresentazione del più forte che si impone e sottomette il più debole. È l’individuo singolo, potente e prepotente che maltratta il prossimo per ottenere i suoi interessi. Mariagabriela è la giovane che non accetta di essere vessata e trattata come un oggetto, e si ribella, anche se questo gesto avrà delle conseguenze inaspettate e impreviste. Nera invece è vista come la “diversa”, in quanto la sua menomazione fisica è quella che la rende differente da tutti gli altri. Lei però se la caverà bene con le parole e questo le permetterà di avere una possibilità di riscatto agli occhi di tutti. Come vuole la tradizione, la modalità di scrittura della Rinaldi rende “Hai la mia parola” un libro ben costruito, dal ritmo serrato e con colpi di scena inaspettati che stupiscono sia il lettore bambino che quello adulto. Nella storia di Mariagabriela e Nera ritorna anche uno dei temi costanti della produzione della scrittrice napoletana: il mondo femminile. “Hai la mia parola” di Patrizia Rinaldi è un’avventurosa storia di azione dall’atmosfera fiabesca, nella quale la dimensione femminile è al centro del racconto come mondo sociale maltratto e sfruttato ma mai sconfitto, poichè animato da una tenace forza che induce alla resistenza e alla lotta per un riscatto sociale e per la giustizia.
Non so, ma magari qualcuno di voi lettori ha uno zio d’America. Io non ce l’ho, ma lo ha il protagonista del libro per ragazzi “La gamba di legno di mio zio”, di Fabio Stassi, edito da Sinnos. Stassi è un autore di libri per adulti, ma in lui non manca l’entusiasmo per la scrittura per i lettori più piccoli e così è nata questa avventurosa vicenda nella quale, la fantasia e i ricordi del suo vissuto personale si mescolano dando vita ad una narrazione avvincente, accompagnata dalle colorate e simpatiche illustrazioni di Veronica Truttero. La storia è curiosa da subito, perché il piccolo protagonista ama molto leggere e la sua passione per le parole stampate è una vera e propria ossessione che lo porta ad immergersi in modo completo nei libri. Il giovane protagonista fantastica sulle creature che incontra nei libri, si immagina di vivere avventure con mostri marini, o accanto a eroici marinai pronti a solcare i mari per raggiungere le mete desiderate. Vicine a queste creature della fantasia, il protagonista conosce le vicende dei parenti emigrati per il mondo e, allora, se li immagina al fianco dei grandi personaggi trovati nei libri. Uno di questi parenti, un anziano che assomiglia ad un capitano di altri tempi per la sua barba lunga e per quella gamba rigida, è lo zio d’America, quello con la gamba di legno che parla, parla, parla, narrando al protagonista (e anche a noi) il suo vissuto. I viaggi compiuti, gli imprevisti affrontati e la voglia di mettersi in gioco dello zio dalla gamba di legno conquistano il giovane protagonista, che resta ammaliato dalla vita del parente arrivato da lontano. Raccontando della gamba di legno dello zio, Stassi narra la storia di una famiglia, dei suoi legami, di quei viaggi della speranza messi in atto da molti (indipendentemente dal colore della pelle o dalla cultura) per poter avere un futuro migliore e lo scrittore li mette accanto alla Storia e anche alla letteratura (Long John Silver, Capitano Achab, Capitano Nemo). In “La gamba di legno di mio zio”, le protagoniste sono le vite quotidiane di coloro che sono gli attori della storia (quella con la “s” minuscola), di quella storia che caratterizza le vite di ogni giorno, nella loro umile essenza che, come dimostra Stassi, nasconde qualcosa di potente, avventuroso e straordinario. Età lettura: dai 6 anni.
Elena ha quasi 18 anni ed è la protagonista del romanzo “Sette rose per Rachel”, scritto da Marie-Christophe Ruata-Arn e pubblicato da Sinnos. Elena ha tutto dalla vita, è bella, benestante, ha amici e ogni cosa. È l’adolescente viziata che più ha, più vorrebbe. Mentre il suo compleanno si avvicina, e la ragazza è convinta di trascorrerlo con il fidanzatino Arthur, a Ginevra, la madre le fa una sorpresa (non tanto amata però dalla ragazza) portandola in Italia. Motivo del viaggio è la messa in ordine della casa della nonna morta un anno prima. Elena si lamenta ogni singolo momento, poi arrivata in quella casa da svuotare, la giovane scoprirà che lo stabile non è vuoto come sembra e oltre ai mobili -e secondo le dicerie del paese- qualcuno in quelle mura ci vive e si muove ancora. Elena, che ritrova anche l’amico d’infanzia Matteo, all’inizio vorrebbe andare via, poi però capisce che quella strana presenza nella casa abbandonata è in stretto rapporto con la defunta nonna Rachel. In un romanzo che è un perfetto mix tra situazioni verisimili e fantasia, Elena dovrà fare i contri con il fantasma che vive nell’abitazione di nonna Rachel. La protagonista si approccia allo spettro anche se non lo vorrebbe udire, però quella cosa o resti di un individuo che si fa chiamare Tita chiede di essere ascoltato da lei, proprio per farle sapere come sono andate davvero le cose. Un ascoltare che aiuterà Elena a scoprire dolorose verità nascoste che da sempre hanno minato l’esistenza di sua nonna Rachel, di Tita e di suo nonno. “Sette rose per Rachel” è un romanzo di formazione nel quale la protagonista grazie alla scoperta della vita della nonna, riuscirà a compiere un percorso di crescita emotiva che la aiuterà a diventare più adulta e meno capricciosa. Elena dovrà fare i conti con il tormentato Tita, con Matteo l’amico di sempre che forse non è solo amico, con Arthur che arriva dalla Svizzera, con sua madre che non le crede, con le chiacchiere e i pettegolezzi di paese su sua nonna Rachel e Tita. Un magma di eventi che scuoteranno nel profondo la giovane protagonista. E sarà proprio grazie alla tormentata storia d’amore vissuta dalla nonna Rachel in gioventù, che Elena imparerà a conoscere il passato della sua famiglia materna, compresi quegli eventi drammatici che segnarono per sempre la vita dei suoi nonni e di quel fantasma che la assilla. Non solo, perché la quasi maggiorenne Elena, proprio grazie alle esperienze della nonna e in soli nove giorni (tempo in cui si svolge la narrazione) imparerà ad ascoltare e a conoscere se stessa, comprendendo i sentimenti in contrasto presenti nel proprio animo e imparando a riconoscere quali sono le persone, le scelte, le cose e le azioni davvero importanti per la sua esistenza. “Sette rose per Rachel” della Ruata-Arn è quindi un romanzo di formazione vero e proprio, nel quale la protagonista vive una serie di prove (eventi e ostacoli da superare) che le permetteranno di comprendere, attraverso la riscoperta delle proprie origini, quali sono i veri insegnamenti da cogliere per diventare una persona migliore. Traduzione dal francese Federico Appel.
























