Che l’America sia un gigantesco e bizzarro parco divertimenti (a tema) ne avevamo il sospetto anche noi che dell’America (forse) ne conosciamo poco o niente, per lo più forti di una visione letteraria, se non cinematografica.
Non tutti noi ne abbiamo una conoscenza diretta. E anche tra coloro che questa conoscenza l’avessero, non tutti hanno la sensibilità e la lucidità di gente come George Saunders. Scrittore texano, classe 58, autore di opere come Pastoralia, Dieci dicembre (difficile che non l’abbiate almeno sentito nominare) e tra altre anche di Bengodi e altri racconti, sua prima raccolta di racconti del 1996 (un secolo fa verrebbe da dire). Già uscita in Italia nel 2005 grazie a Einaudi con il titolo Il declino delle guerre civili americane, e sempre tradotta da Cristiana Mannella, come questa nuova edizione minimum fax, riveduta e ampliata (c’è in più un nuovo racconto e soprattutto una preziosa nota dell’autore, che sconsiglio vivamente di leggere prima dei racconti).
George Saunders è un autore stimato e premiato, prediletto dalla critica più sofisticata e con Dieci dicembre capace di raggiungere anche il grande pubblico con vendite più che ragguardevoli. Dunque ormai non più uno scrittore di nicchia, per palati difficili (come avrebbe facilmente rischiato di essere sbrigativamente etichettato, anche solo da coloro che per primi selezionavano i racconti per il New Yorker), sebbene la sua scrittura sia decisamente complessa, non tanto a livello di struttura sintattica, naturalmente ricercata, (la stesura di Bengodi e altri racconti, per esempio, gli ha portato via sette anni) ma più che altro per i significati occulti (a vari livelli di comprensione) che i suoi testi nascondono.
George Saunders non è un autore poco impegnativo quindi, ma chiarito questo è singolare come sappia catturare il lettore, divertirlo, in una fitta rete di strettissime maglie che vanno dalla critica sociale più radicale alla compassione (reale, non pietistica) che sanno ispirare i sentimenti più delicati e profondi, ancor più se sgorgano da persone che non vi aspettereste mai, pensate solo al padre ormai solo che cura la figlia handicappata del racconto Isabelle, il secondo racconto in ordine di apparizione, capace di regalarci anche un improbabile lieto fine. Poi venne la primavera e nel parco sbocciarono i fiori.
George Saunders sorvola il reale, e in questi suoi primi racconti è ancora più evidente, con una scrittura fantasmagorica e immaginifica, ma se stiamo attenti prorio del reale parla, del reale più profondo e se vogliamo doloroso. Che il suo scritto sia una grande allegoria è anche vero, e più si allontana dai canoni classici del realismo per perdersi nell’astrattezza più naïf, più forse si sente limpida la sua voce originale e non imitativa, col tempo destinata a lasciare le spiagge sicure dell’assurdo per una maggiore concretezza e un dissolversi del dualismo, immaginazione realtà.
Ma in questi racconti è ancora tutto in nuce, la libertà creativa spazia limpida senza vincoli come aspetattive o attese, solo animata dal desiderio di realizzare finalmente qualcosa nella vita. E in questo sta sicuramente la bellezza e la peculiarità di questo testo, di cui potremo anche vedere il rovescio creativo in controluce, appassionatamente descritto nella nota iniziale, che sinceramente avrei voluto durasse più a lungo. Ma forse l’essenziale c’era, e oltre sempre tutto è superfluo.
Molti critici hanno trovato parole bellissime per questa raccolta la cui forza penso sia proprio la malinconia per un tempo ormai definitivamente concluso, che sia la giovinezza, che sia l’America pre crisi, di cui Saunders vedeva tutti i sintomi di una malattia incurabile che presto si sarebbe abbattuta: razzismo, violenza, egoismo, disoccupazione, perdita, disperazione, e le invincibili regole del mercato capitalistico, spietate e fredde come una lama in mano a un serial killer.
George Saunders (Amarillo, Texas, 1958) è autore di una raccolta di saggi, Il megafono spento (minimum fax 2009) e delle raccolte di racconti Nel paese della persuasione (minimum fax 2010), Pastoralia (minimum fax 2014) e Il declino delle guerre civili americane (già uscita per Einaudi). Ha pubblicato racconti, articoli e reportage sul New Yorker, GQ e il Guardian, e ha vinto più volte il National Magazine Award. È stato incluso dal New Yorker nella lista dei «venti scrittori per il 21° secolo» e nel 2013 è stato insignito del PEN/Malamud Award, il più prestigioso premio statunitense per gli autori di short stories. La rivista Time l’ha inserito fra le 100 persone più influenti del mondo.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alessandro dell’Ufficio Stampa minimun fax.
“Qualche giorno dopo, su un affollato vagone della metropolitana, un uomo seduto accanto a lei le sfiorò accidentalmente un piede. Indossava un completo blu di tessuto leggero e dall’aspetto costoso. Notò le belle mani appoggiate sui pantaloni; la gamba sinistra era parzialmente a contatto con la sua. Sentì il ritmo del suo respiro, intravide i muscoli della coscia contrarsi sotto la stoffa. Illanguidita, lasciò scivolare le braccia in grembo. Il bisogno di toccarlo era incontenibile. A una curva il treno rallentò, spingendola lievemente contro di lui. Chiuse gli occhi e lo immaginò mentre sollevava il braccio per stringerla a sé. Lui cambiò posizione per liberarsi dal contatto …
Le ricordò il film del 72, “La prima notte di quiete”, rivisto in Tv la sera precedente, con un trasandato Delon in cappotto di cammello a passeggiare da solo lungo il porto di una struggente Rimini invernale. A parte la bellezza di Alain, di quel film avevo capito ben poco. 
Gli eredi di Scerbanenco tornano a raccontarci la Milano noir degli anni Duemila, gli anni della crisi, smesse le luci sfolgoranti del boom degli anni 60 o foss’anche delle luminarie al neon della Milano da bere degli anni ‘80 di Pillitteri. Ma la pioggia, sempre un po’ grigia, la nebbia, le case di ringhiera, i bar malfamati, le fabbriche dimesse, i capannoni abbandonati, i quartieri periferici a due passi dal nulla, sono sempre gli stessi, con lo stesso sobrio e feroce squallore, con lo stesso odore di terra e smog, con la stessa povertà accanto alla più arrogante ricchezza.
È piuttosto impegnativo chiamarsi Erika Mann, figlia prediletta dell’universalmente noto Thomas Mann, premio Nobel per la Letteratura nel 1929 e autore di opere come La montagna incantata, Morte a Venezia, I Buddenbrook. Come è altrettanto impegnativo essere un’intellettuale di origini ebraiche (da parte di madre) nella Germania nazista, scegliere l’esilio e abbracciare la letteratura militante come strumento di lotta politica, etica, filosofica, morale. Molti intellettuali tedeschi, artisti, scienziati, matematici lasciarono la Germania agli albori dell’era hitleriana e scelsero chi la Gran Bretagna, chi la Svezia come Bertolt Brecht, chi la Svizzera, o gli Stati Uniti come Thomas Mann stesso, come terra di rifugio e di esilio, prima che l’essere oppositori o anche solo ebrei diventasse un biglietto sicuro per i treni diretti verso i campi di sterminio o più sbrigative esecuzioni sul posto.
Il 20 aprile 2013 alle ore 21:00 è andato in onda su Sky Cinema Max il film 1408 tratto dall’omonimo racconto di Stephen King contenuto nella raccolta Tutto è fatidico, collana Narrativa, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2002. La visione del film mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano questo bellissimo libro che oltre a una trama avvincente ha anche una storia molto particolare alle sue spalle.
Tre voci in prima persona, tre personaggi al maschile, un professore universitario, uno scrittore, un vigile del fuoco, sono i protagonisti dei tre racconti che compongono e danno vita a Maddalena e le apocalissi di Luigi Bernardi Senzapatria collana Sostengo Pereira Pagine 120 Euro 10. Il genere apocalittico è una branca della fantascienza che ha avuto risultati bizzarri in mano ad autori non esclusivamente specializzati in sci fi. Penso solo a La strada di Cormac McCarthy, un romanzo post apocalittico di culto o a Cecità di Jose Saramago in cui l’intera popolazione diventa cieca per un’epidemia senza precedenti. Molto spesso si parla di fine del mondo per esorcizzare i demoni del presente. Guerre, malattie, crisi economiche, incombono sulla nostra realtà e accettiamo tutto filtrato dai telegiornali, dalle chiacchiere dal panettiere, dagli articoli in prima pagina dei quotidiani, ma questi mali racchiudono un’attesa, una condanna, una versione definitiva non edulcorata che porterà la fine della nostra civiltà, l’estinzione del genere umano come al tempo dei dinosauri. La vita sulla terra è una condizione transitoria e questa precarietà, questa incertezza è ben testimoniata da questi tre racconti dal retrogusto amaro e avvelenato. In Solo il mare, il racconto che apre il volume, veniamo catapultati in un mondo devastato dalla guerra, bombe che cadono, palazzi sventrati, università chiuse perché i ragazzi devono combattere e non hanno più tempo per imparare, il protagonista si prepara a fuggire con la sua donna Maddalena, una creatura di una bellezza sovrumana incontrata un giorno al supermercato mentre combattevano per un carrello con la monetina per sbloccarlo in mano, un amore totalizzante, solare fatto di fiducia e di completo abbandono, emozioni simili lui professore universitario di lettere le ha vissute solo sui libri ora le vive nella realtà ed è pronto a tutto fino a compiere un atto estremo, una metamorfosi che lo trasforma in un pesce e il mare diventa l’unica via di fuga anche se il destino che li attende non prevede il lieto fine. In Il gioco di M torna un incubo ricorrente della nostra contemporaneità l’11 settembre data dopo la quale niente è stato più lo stesso, un uomo e una donna si amano in un mondo dove tutto ciò che resta della cosiddetta normalità sono per esempio le partite di calcio in stadi strapieni, i due amanti giocano e quando uno chiede all’altro che regalo vorrebbe la risposta risulta spiazzante: “ Amore. Se proprio vuoi regalarmi qualcosa, regalami un 11 settembre”. Detto fatto, per quanto pazzesco il protagonista assiste in diretta televisiva al consumarsi di una tragedia inaudita, voluta da lui in fondo, che comporta la distruzione di M la sua amata e una promessa, di raggiungerla al più presto per fare l’amore sulle rovine del mondo. Infine Fuoco sui miei passi, racconto già uscito autonomamente sempre per Senzapatria, che se vogliamo è il più completo e paradossale con in aggiunta pure una spruzzata di erotismo. Vero protagonista oltre a Morelli, il vigile del fuoco che in prima persona parla di un delirante progetto radicale e assoluto, è il fuoco stesso, purificatore, che distrugge e nello stesso tempo permette un nuovo inizio. L’omaggio a “Fahrenheit 451 – gli anni della fenice” di Ray Bradbury è evidente, anche da una citazione dello stesso protagonista. Il mestiere del vigile del fuoco nel futuro sembra adattarsi al ruolo di incendiario e questa volta non si distruggono libri ma cadaveri che ingombrano le strade dopo ogni notte al posto dei sacchi dell’immondizia, Morelli e la sua donna Maddalena, tenente dell’esercito che se picchia sa come far male, decidono di radere al suolo con l’esplosivo una Bologna trasfigurata del 2037, per un nuovo inizio, un’apocalisse pilotata che racchiude in sé un lieto fine non privo di bizzarra ironia e forse speranza, chissà Bernardi forse vuole concederne un pizzico alla fine di tutto. C’è una poesia di Robert Frost che vorrei citare che mi sembra perfetta a conclusione:
Allora mettete “Lucy in the sky with diamonds” dei Beatles in sottofondo e preparatevi a fare un viaggio senza cinture di sicurezza in un fantasmagorico lunapark, bombardati da luci psichedeliche e scintillanti fuochi d’artificio, dove la donna barbuta trova il suo posto tra le montagne russe e il tiroassegno.
Il weird western è un western sporco, contaminato da altri generi come l’horror, o il fantasy, maestro indiscusso è Joe Lansdale che con la sua strabordante fantasia ne ha fatto un genere di culto con lettori famelici sparsi per i quattro angoli del globo. Dico questo perché è bene dare la giusta collocazione al libro che sto per presentare. Infatti Six Shots di Alfredo Mogavero edito da Edizioni XII è a tutti gli effetti weird western e per giunta di buona qualità cosa tutt’altro che consueta lasciatemelo dire. Non è un romanzo ma si compone di sei racconti, sei piccole storie compiute, nelle quali la fantasia di Mogavero cavalca e spazia dandoci la netta sensazione che ciò che leggiamo per quanto incredibile e bizzarro sia realmente plausibile e corrispondente al vero. Tutti i fatti si concatenano infatti con tale naturalezza e Mogavero scrive così bene da portarci a credere che mostri con sei braccia, maledizioni, spiriti senza pace, stregonerie e via discorrendo esistano davvero e non siano solo leggende metropolitane da ubriaconi del west un po’ come le leggende e le superstizioni che i marinai di un secolo fa si raccontavano a bassa voce durante le notti di luna piena. Sfogliando le pagine leggiamo così le gesta incredibili di Patricia Hillwick un’anziana fuorilegge, un tempo bellissima, e dalla mira infallibile, ormai decisa a far parte dei buoni dopo una delusione d’amore; facciamo conoscenza con Twilight Jackson perseguitato dalla sinistra maledizione di attirare i fulmini durante i temporali e destinato a incontrare a Baton Rouge un eccentrico scienziato che ha inventato la macchina del tempo; ci perdiamo nelle nebbie di Cherokee Hill in compagnia di una strana coppia di becchini, di un plotone di soldati sterminato dagli indiani, di un superstite neanche tanto vivo con un duello in sospeso con un indiano; facciamo visita al saloon di Moose pieno di puttane, ubriaconi e cowboy e assistiamo a una partita a poker molto, molto particolare; siamo testimoni dei tormenti interiori di un giovane prete cattolico, padre Norton, che dopo aver resistito strenuamente alla tentazione, peccato dopo peccato, precipita verso la dannazione, innamorato perdutamente di Virginia Gilles; infine rincontriamo Patricia Hillwick decisa a fare i conti col proprio passato e a diventare una leggenda. La strepitosa cover sui toni del violetto è di Jessica Angiulli e Lucio Mondini di Diramazioni.























