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:: Un’intervista con Laura Costantini a cura di Giulietta Iannone

30 gennaio 2023

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Laura Costantini, autrice del libro “Il Varcaporta”(‎Dark Abyss Edizioni ) vincitore della tredicesima edizione del Liberi di Scrivere Award.

Benvenuta Laura su Liberi di scrivere, sei la vincitrice della tredicesima edizione del Liberi di Scrivere Award, che negli anni mi ha sempre dato grandi soddisfazioni e ha fatto conoscere in Italia e anche all’estero sempre libri interessanti. Mi è stato detto che alcuni editori stranieri lo seguono per cercare libri da pubblicare nel loro paese. Lo sapevi?

No, non ne ero a conoscenza, ma la notizia non può che riempirmi di entusiasmo. In primo luogo per l’attenzione tributata al blog che hai creato, e che nel tempo ha dimostrato competenza, qualità, trasparenza e grande attenzione alle “storie”. In seconda battuta perché… beh, sarebbe bellissimo se un editore straniero si interessasse al mio steampunk.

Cosa hai provato a vincere il nostro premio? Ricordo è un premio dei lettori, e sono loro gli unici a decidere il vincitore e sempre fino all’ultimo non si possono fare previsioni.

Ho avuto la gioia di essere premiata dal pubblico di Liberi di scrivere più volte e me ne sono sempre stupita. L’emozione e la trepidazione, fino alla mezzanotte dell’ultimo giorno di voto, sono sempre travolgenti. È la possibilità di toccare con mano la vicinanza dei lettori, la loro volontà di metterci la faccia e di dichiarare che hanno amato il libro. Non è una cosa scontata e quindi, quando accade, io sono piena di gratitudine.

Ci vuoi parlare de Il Varcaporta? Come è nata l’idea di scriverlo?

L’idea viene da molto lontano. Dai primi anni ’90 quando, reduce da un meraviglioso viaggio in Gran Bretagna e Scozia, sognai la piana di Stonehenge (che avevo visitato e amato alla follia) durante una misteriosa cerimonia del Solstizio d’estate. Il canto dei druidi finiva col richiamare qualcosa di enorme, un monolite cuneiforme, che si piantava nella terra, distruggendo in cerchio di pietre. Quell’immagine era talmente potente da restarmi nella mente per molto tempo e spingermi a farne l’incipit del romanzo, nonché l’evento centrale delle molte vicende a seguire. E, prima che tu me lo chieda, no. La sera prima del sogno non avevo mangiato peperoni né bevuto alcolici.

In che genere può essere classificato?

È uno steampunk, perché è ambientato in un’epoca vittoriana alternativa, ricca di macchinari e tecnologia anacronistica. Ha tocchi di fantasy e di fantascienza, perché ciò che i druidi hanno ottenuto con la cerimonia durante il Solstizio d’estate del 1887 è l’apertura, del tutto involontaria, di un varco dimensionale. Tradisce in parte l’estetica dello steampunk classico, perché treni, navi, turbine e macchine volanti sono alimentate non dal carbone e non dal vapore, ma da una misteriosa sostanza scaturita dopo l’impatto del monolite. Sostanza che, a tutti gli effetti, è un personaggio importantissimo nella storia.

Che accoglienza ha avuto il tuo libro dalle lettrici e dai lettori? E dalle blogger e dalla stampa?

Lettrici e lettori lo stanno amando molto, anche quando si imbattono in personaggi controversi come la duchessa Astrea. Le recensioni sono per lo più favorevoli, quattro e cinque stelle. Quelle delle blogger sono argomentate e stanno svolgendo un importantissimo lavoro di promozione. “Il Varcaporta” è stato accolto con entusiasmo anche nelle collezioni di alcune biblioteche pubbliche e il prossimo 9 marzo, nell’ambito di una rassegna sul fantastico, avrò l’onore di parlarne nel circuito delle Biblioteche di Roma Capitale. Il tasto dolente è la stampa. Nonostante io sia una giornalista, trovare spazio nelle rubriche dedicate ai libri, sia in tv che sulla carta stampata, presuppone avere alle spalle una casa editrice molto forte e molto quotata. La Dark Abyss Edizioni è una realtà giovane che si sta facendo conoscere ora. Ma l’ho scelta – dicendo di no a CE più conosciute e accreditate – fidandomi del mio istinto.

Proposte di traduzioni all’estero?

Non ancora, ma ci stiamo lavorando.

E per quanto riguarda la lettura nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti, quali libri ami leggere semplicemente come lettrice?

Mi definisco una lettrice prima ancora che un’autrice. Leggere è una passione che mi accompagna fin dal momento in cui ho capito come decifrare le lettere che componevano le parole e le parole che componevano le frasi. Non ti farò nomi di grandi scrittori italiani o stranieri, perché ormai da anni mi faccio un dovere di sostenere la piccola editoria e quegli scrittori che, anche con decine di pubblicazioni alle spalle, continuano a essere definiti “in erba”, “aspiranti”, “emergenti”. Sono loro ad aver bisogno del passaparola. Quindi vediamo: amo leggere libri horror (quelli che adesso sui social non puoi neanche nominare), fantasy, storici, thriller, gotici. Le mie letture preferite sono: Lucia Guglielminetti che ha al suo attivo la saga del vampiro Raistan Van Hoeck più altri titoli sempre di genere oscuro; Federica Soprani, sopraffina autrice dalla scrittura che scolpisce, ricama, dipinge e, immancabilmente, squarcia anima e cuore; Rossana Porcu e Andrea D’Angelo che scrivono (non insieme) fantasy originalissimi e pieni di spunti di riflessione; Galatea Vaglio, divulgatrice storica che scrive romanzi sopraffini, come anche Barbara Frale, altra firma di storici da non perdere; Alessandro Girola, Michele Borgogni, Sveva Simeone, perché scrivono storie “disturbanti” con una fantasia pop meravigliosa. In questo momento sto leggendo “Mezzo giro di velluto” di Mirco Cogotti, una storia di realismo magico ambientata in Sardegna che mi rimanda molto alla Allende, senza aver nulla di invidiarle.

Infine, ringraziandoti della disponibilità, l’ultima domanda. Stai lavorando a un nuovo romanzo? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Come parte del duo scrittorio con Loredana Falcone, sì. Stiamo scrivendo una storia che è un sequel per un nostro romanzo storico uscito qualche anno fa. Inoltre abbiamo un giallo storico inedito ambientato a Torino nel 1900 cui stiamo cercando una casa. Da sola ho scritto una storia molto dark ambientata a Edimburgo nel 1881 e verso la fine di quest’anno ne sentirete parlare. Insomma, lavoro sempre a qualcosa di nuovo, perché scrivere è una passione cresciuta di pari passo a quella della lettura. Per questo sono io a ringraziare te, Liberi di scrivere e tutti i lettori che hanno voluto spendere un po’ del loro tempo per votare “Il Varcaporta”.

:: Un’intervista con Elisa Guidelli, in arte Eliselle a cura di Giulietta Iannone

15 dicembre 2022

Bentornata Elisa su Liberi di scrivere, sono felice di ospitarti per questa nuova intervista. Hai appena scritto un libro per ragazzi molto particolare, dal titolo She- Shakespeare, ce ne vuoi parlare?

Grazie innanzitutto dell’ospitalità! She-Shakespeare racconta la storia della piccola Judith Shakespeare, che sbirciando tra le pagine dei libri di casa vede nascere in sé il desiderio fortissimo di andare a scuola. Scuola che però, nel XVI secolo è riservata ai maschi. Judith non vuole rassegnarsi e rinunciare alla vita che vorrebbe per sé e, quando vede in soffitta dei vecchi abiti da ragazzo, inizia a pensare a come aggirare il divieto.

Raccontaci un po’ com’era, da storica, la vita delle bambine inglesi nel XVI.

Le bambine e le ragazzine venivano cresciute con il compito bene chiaro di occuparsi, da ragazze e da adulte, della casa e della famiglia. Tutto ciò che era economia e lavoro domestico era contemplato, cura dei fratelli e dei padri per propedeutico alla cura, un giorno, dei figli che sarebbero arrivati. Le più fortunate, quelle appartenenti alle classi più agiate, potevano avere un tutore per imparare a leggere, scrivere e fare di conto, ma nulla più, dal momento che la dote matrimoniale sarebbe stata gestita dal futuro marito. Con esiti alle volte disastrosi.

Sulla vera identità di Shakespeare hanno costruite leggende, quindi non è tanto assurdo immaginare che fosse una donna, una ragazza. Chi nel passato per primo l’ha ipotizzato?

Già nell’Ottocento si comincia a ipotizzare che William Shakespeare fosse in realtà uno pseudonimo fittizio per celare altre identità. Si è parlato di Francesco Bacone, dei fratelli Florio, e c’è chi si è spinto a suggerire che fosse la stessa regina Elisabetta, appassionata di teatro, a scrivere, o una cortigiana della sua corte che, essendo donna, non poteva firmare le proprie opere. Sono tutte ipotesi interessanti e ricche di suggestioni, in cui una come me ci sguazza!

Dunque Judith Shakespeare si finge maschio per potere accedere a una scuola preclusa alle donne. L’istruzione, la cultura la letteratura come arma di emancipazione, di libertà e di autodeterminazione. Le donne sono state tenute lontane dagli studi superiori, nel passato e in alcune culture anche nel presente, per poterle dominare, per impedirgli di prendere coscienza di sé. E’ corretta questa interpretazione?

Nel presente, dati alla mano, abbiamo ad oggi 132 milioni di bambine che non hanno accesso all’istruzione per motivi politici, religiosi, culturali. E la cultura è da sempre uno strumento di emancipazione che permette a chi lo utilizza di abbattere differenze, divisioni, muri troppo alti. Le donne vengono tenute in un recinto, ancora oggi, in moltissimi luoghi, è ora di cambiare la situazione una volta per tutte.

Pensi che il tuo libro possa essere di aiuto alle ragazze, anche molto giovani, che si formano in questi anni difficili dove la parità di genere sembra assodata ma ci sono ancora tante discriminazioni. Per una donna è sempre difficile emanciparsi?

Può essere utile per riflettere sui corsi e ricorsi della storia, sul non dare mai nulla per scontato, anche quando alcune libertà sono state apparentemente raggiunte. Basta un soffio di vento per farle svanire e bisogna sempre stare all’erta per evitare di vedersele scippare da sotto il naso con la scusa di “bisogni maggiori” e “crisi inevitabili”.

Parlaci del teatro in epoca elisabettiana, non più teatro medioevale, non ancora teatro moderno. Un punto di incontro?

La tradizione teatrale inglese affonda le sue radici nelle sacre rappresentazioni all’interno delle chiese, che verso la fine del XIII secolo, escono da lì per svolgersi sui sagrati o nelle piazze. In questa fase si trasformano nelle miracle plays, che diventano di fatto rappresentazioni teatrali. La loro naturale evoluzione sono i morality plays, dei componimenti a carattere didattico e religioso che nascono alla fine del XV. In questa tradizione, nasce il genio di Shakespeare, che traghetta questo sapere verso il teatro rinascimentale elisabettiano.

Belle le illustrazioni di Arianna Farricella, come avete lavorato assieme?

Arianna ha fatto un lavoro bellissimo e la cover è super! Dopo aver letto il romanzo, mi ha mandato qualche bozza, e poi una lista dove con poche parole mi comunicava come “vedeva” le varie aperture: io non ho fatto altro che dire sì praticamente a tutto. Geniale.

Che responsabilità si hanno a scrivere testi per un pubblico di lettori anche molto giovane? Credi serva un approccio differente rispetto a quando si scrivono storie per adulti?

Io quando scrivo, scrivo. Non mi pongo problemi di linguaggio o tematiche di sorta perché sarebbe come dire che i ragazzi capiscono meno degli adulti (ti dirò, molto spesso è il contrario) o certe cose non possono affrontarle. Inoltre c’è il discorso della “discriminazione” che viene fatta nei confronti della letteratura per ragazzi, derubricata a volte a un genere “più semplice” o “minore” non solo da scrivere, ma anche da leggere e comprendere: non è affatto così, ci sono molti esempi di romanzi per ragazzi che lo dimostrano.

Nel ringraziarti per la disponibilità ti chiederei come ultima domanda qualche notizia sui tuoi progetti futuri.

Sto facendo ricerca per un nuovo romanzo per ragazzi, dal tema difficile. Lo sento necessario per diversi motivi legati al mio interesse personale per questo tema, e perché credo sia il momento di parlarne.

Ah, ho sentito parlare di progetti cinematografici… sono progetti concreti?

Ci sono diverse cose in ballo, interessanti, sia per lungometraggi che per serie tv. Incrocio le dita e spero che il 2023 porti belle conferme!

Ora è davvero tutto, ancora grazie.

Grazie a voi!

:: La danza del topino della foresta di Pirkko-Liisa Surojegin (Iperborea 2022) a cura di Giulietta Iannone

14 dicembre 2022

È arrivato l’autunno e gli animali della foresta hanno passato l’intera giornata a raccogliere funghi. Il tasso, la lepre, la volpe ne trascinano cesti stracolmi con cui prepareranno una deliziosa zuppa e faranno una grande festa. Sono esausti ma tutti molto felici. Tutti tranne il topino, che è di cattivo umore fin dalla mattina e ora, seduto in cima alla montagna di funghi che trasporta l’orso, chiede di scendere a terra e abbandona la comitiva. Non ha nessuna voglia di festeggiare, anzi, lui è l’unico così piccolo da non aver raccolto nemmeno un fungo, e adesso che è rimasto solo e si guarda intorno nell’immensità della foresta si sente una nullità. Finché non nota le foglie che cadono dagli alberi e che il vento fa volare tutt’intorno. Una gli passa sopra il musetto e lui prova ad afferrarla senza riuscirci. Allora comincia a saltare e volteggiare in aria inseguendo le foglie e giocando con loro, sempre più agile, leggero, euforico, mentre canticchia spensierato. «Non ho mai visto una danza più bella in vita mia», dice la lepre quando lo vede, rimanendone incantata. Felice e affamato, il topino raggiunge così la festa, dove tutti gli altri animali si mettono a ballare cercando di imitare la sua danza. Con una storia di delicata semplicità poetica e illustrazioni evocative e divertenti nel ritrarre la vita degli animali, questo libro incoraggia tutti i topini danzerini a credere in loro stessi.

Arriva dalla Finlandia un albo illustrato per bambini, dai tre anni in su, sui toni del verde, del marrone e del grigio. La illustratrice è Pirkko-Liisa Surojegin, la traduzione dal finlandese del testo è di Cristina Casaburi. Un albo poetico che ci porta nella foresta, in autunno, a contatto della natura, in compagnia dei simapitici ospiti di questo habitat: l’orso, la volpe, il lupo, la lepre, la puzzola, e un simpatico topino grigio e campagnolo, troppo piccolo per contribuire alla raccolta dei funghi per la zuppa che alieterà il pranzo della simpatica brigata. Ma il topino, che si sente per questo triste e inutile, ha altre doti nascoste… e questa è la morale di questo albo utile per trasmettere i valori dell’amicizia, della bellezza di stare insieme e che fa apprezzare le doti anche nascoste che ciascuno ha. Un simpatico dono per le prossime feste per i bambini di tutte l’età.

Pirkko-Liisa Surojegin (1950) è un’autrice e illustratrice finlandese nota per il tratto fine e preciso con cui ritrae la natura e il folklore del suo paese. Dopo gli studi artistici a Helsinki ha illustrato numerosi libri amati da bambini e adulti.

:: Istruzioni per il buon governo – Antologia in 360 massime sui principi per il retto governare della Cina antica – introduzione di Tiziana Lippiello, a cura di Ludovica Gallinaro (Marsilio 2022) a cura di Giulietta Iannone

12 dicembre 2022

All’inizio dell’era imperiale Zhenguan, l’imperatore Taizong della dinastia Tang (618-907) decretò che fosse redatta l’opera Qunshu Zhiyao (Istruzioni per il buon governo). Affidò a due ministri della corte il compito di catalogare il materiale storico e storiografico attinente all’arte di governo, scegliendo tra i classici, le compilazioni storiche e le opere di pensatori ogni contenuto che potesse illustrare i principi della coltivazione di sé, della cura della famiglia e del governo dello Stato. Durante la dinastia Song (960-1279) l’opera andò perduta, ma fortunatamente una copia manoscritta a cura dei monaci giapponesi dell’epoca Kamakura (1192-1330) fu conservata in una delle collezioni del Museo Kanazawa. Nel sessantesimo anno (1795) del regno dell’imperatore Qianlong della dinastia Qing (1644-1911) l’opera fu restituita alla Cina.
La raccolta consta di sessantacinque volumi divisi in cinquanta libri e racchiude, attraverso un’esperienza politica plurisecolare, l’essenza della cultura cinese. La versione qui pubblicata è una selezione di 360 aforismi divisi in sei capitoli: Il dao del governante, L’arte del ministro, Valorizzare le virtù, Sull’atto del governare, Avere ligia premura e Comprendere e giudicare.

Metti in pratica la virtù, e il tuo cuore sarà leggero, gratificato giorno dopo giorno. Segui la falsità, e il tuo cuore sarà affaticato, logorato giorno dopo giorno.

(Classico dei documenti, libro II)

Se alcuni monaci giapponesi dell’epoca Kamakura (1192-1330) non avessero copiato questo importante documento e non fosse stato conservato nel Museo Kanazawa, per poi nel 1795 restituirlo alla Cina, i sessanta volumi de “Istruzioni per il buon governo” (Qunshu Zhiyao) sarebbero andati perduti e noi non potremmo fare tesoro di questa sapienza secolare mai tanto utile quanto oggi. La saggezza cinese è in un certo senso un patrimonio dell’intera umanità, e in questa selezione di 360 aforismi troviamo un fulgido esempio di questo sapere antico. L’arte del governo è un’arte difficile, complessa, strettamente legata alla moralità e l’abilità dei governanti. Non si può essere un saggio e capace governanate senza essere un uomo retto, onesto, e lungimirante. Questo volume è splendido e curato, con testo cinese a fronte, e ci porta a conoscere l’essenza del retto governare, forse ancora più importante de L’arte della guerra del già famoso Tzu Sun, l’antico generale cinese, stratega e filosofo che può essere considerato il Machiavelli cinese, a cui è attribuito questo testo. L’arte del buon governo è un’arte pacifica, etica, morale, e tesa al benessere e alla felicità di tutti. Perchè il cuore sarà leggero se si pratica la virtù.

Ludovica Gallinaro ha conseguito le lauree in Filosofia e in Lingua cinese all’Università degli Studi di Padova e all’Università Ca’ Foscari di Venezia, e ha ottenuto un dottorato in Filosofia cinese all’Università Tsinghua di Pechino con una tesi sul pensiero morale di Zhou Dunyi. Ha pubblicato articoli sul pensiero confuciano e neoconfuciano di epoca Song e svolge attività di traduzione di opere della filosofia cinese moderna e contemporanea.

Tiziana Lippiello, è rettrice dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. È autrice di numerosi saggi sul pensiero e le religioni della Cina antica, fra cui Auspicious Omens and Miracles in Ancient China: Han, Three Kingdoms and Six Dynasties (2001) e Il confucianesimo (2009). Ha tradotto e curato i Dialoghi di Confucio (20062). Per Marsilio ha curato La costante pratica del giusto mezzo (2010) ed è nel comitato scientifico della Letteratura universale Marsilio.

:: La pienezza di vita di Edith Wharton (Oligo editore 2022) a cura di Giulietta Iannone

30 novembre 2022

Di Edith Wharton ho sempre letto e amato i romanzi, per cui è stata una singolare scoperta leggere questo racconto breve, di età giovanile, scritto nel 1891, tra i primi pubblicati sullo “Scribner᾽s Magazine” nel 1893, dal titolo La pienezza di vita, edito per Oligo editore, con traduzione a cura di Enrico De Luca.
Considerato dall’autrice quasi un esperimento giovanile, su cui non rimise più mano, è una ghost story abbastanza peculiare, sopra le righe, il cui scopo non è tanto spaventare o immalinconire, nella tradizione del racconto gotico, quanto delineare e definire con pochi tratti decisi e precisi la natura femminile, la sua psicologia, e il rapporto tra i sessi.
Quando scrisse questo racconto era già intrappolata in un matrimonio infelice, con il ricco banchiere Edward Wharton, di dodici anni più anziano di lei, che sposò nel 1885, per cui conoscenva per esperienza le dinamiche dei matrimoni se non di convenienza, tipici dell’alta società a cui apparteneva, perlomeno impaludati in dinamiche non sempre tese alla valorizzazione di sè e alla propria felicità personale.
Protagonista del racconto è una donna nell’attimo in cui muore per un eccesso di medicinali. Si sveglia nel mondo dell’altrove e incontra lo Spirito di vita. Paradiso, Ade, Oltretomba, non è dato sapere è un’altrove di quieta pace e di bellezza. A lei che in vita non ha mai conosciuto la pienezza di sè, sposata a un uomo per certi versi banale, di cui ricorda solo lo scricchiolio degli stivali e che sbatteva la porta, e che non comprendeva la sua sensibilità nè l’amore di lei per l’arte e la bellezza, epifanica la scena amientata a Firenze nella chiesa di San Michele in Orto, viene offerta la possibilità di vivere per l’eternità con la sua “anima gemella” che non è suo marito…
Lascio in sospeso il racconto perchè svelare oltre sciuperebbe la bellezza del racconto e il piccolo colpo di scena, che ci porta a riflettere sull’essenza dei sentimenti, sulla paura della libertà svincolata da vincoli di dovere e riconoscenza. Grande viaggiatrice in questo racconto la Wharton trasmette anche l’amore per l’Italia, e i suoi luoghi d’arte, come Firenze, descrivendo la tipica vertigine che si prova frastornati da tanta bellezza. Oltre alla percezione di una cosienza dopo la morte, influenzata dalle correnti spiritualistiche in voga in quel periodo.
Una frecciatina molto femminista sulla differenza tra uomini e donne, nella sua affermazione che gli uomini dimenticano (le altre donne quando ne incontrano una nuova)… ma non dico davvero oltre, leggetelo è molto bello, forse ancora acerbo e di maniera, ma ricco degli spunti che hanno reso grande questa autrice straordinaria e che saranno in seguido ampliati e approfonditi nelle sue opere successive.

Edith Wharton (1862-1937), prima donna a vincere il premio Pulitzer nel 1921 con il romanzo L’età dell’innocenza, fu una scrittrice e una poetessa americana dall’ampia e poliedrica produzione: quindici romanzi, sette romanzi brevi, ottantacinque racconti, poesie, libri di viaggi, di critica letteraria e un’autobiografia.

Enrico De Luca è professore a contratto presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria. Ha pubblicato varie edizioni critiche e filologiche, tra cui ricordiamo Storia di una capinera di Verga (Caravaggio 2022), ha curato un’antologia petrarchesca (Unicopli 2013) e ha collaborato all’Enciclopedia Machiavelliana (Treccani 2013). Ha tradotto testi di L.M. Montgomery, M.R. James, Dickens, Webster, Nesbit, Stevenson, Jerome, ecc.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Anna dell’Ufficio stampa Oligo editore.

:: She-Shakespeare di Eliselle

24 novembre 2022

La vita delle donne è sempre stata difficile, immaginatevi la vita delle bambine inglesi nel XVI secolo. Non potevano andare a scuola, recitare, essere indipendenti. Dovevano ubbidire, tacere, occuparsi delle faccende domestiche e non avere aspirazioni artistiche. In questo romanzo per ragazzi, per la casa editrice Gallucci, Elisa Guidelli, in arte Eliselle, ci racconta la vita di Judith Shakespeare che con la complicità di madre e zia, diventa niente meno che William Shakespeare, sì il grande drammaturgo inglese, autore di alcune delle opere più famose e importanti della letteratura, la cui identità è per certi versi ancora oscura.

E se fosse stato una donna? Sulle orme di alcune riflessioni di Virginia Woolf Eliselle dà concretezza e crea il personaggio di Judith e ci racconta la sua infanzia, il suo amore per i libri, il teatro, la lettura, la musica e la scrittura.

Un romanzo di formazione per ragazze moderne intelligenti ed emancipate, dai 12 anni in su, che invita a riflettere sulle disuguaglianze di genere e sociali, sull’educazione e sui modelli imposti alle donne che hanno avuto sempre ben poche possibilità di cambiare le cose. Ma si sa le difficoltà aguzzano l’ingegno e la nostra Judith ha mille risorse oltre a un grandissimo talento e così si trasforma in William per poter essere ammessa a una scuola accessibile solo ai maschi.

In quel particolare periodo tra la fine del teatro medievale e la nascita del dramma moderno sullo sfondo dell’Inghilterra elisabettiana, tra disparità sociali e divisioni politiche, sociali e religiose si snoda una storia di riscatto, determinazione, consapevolezza e voglia di perseguire i propri sogni, che sarà di esempio a molte giovani d’oggi turbate dalle prime difficoltà. Una storia tenera, buffa, ricca di umanità e grinta, con illustrazioni di Arianna Farricella.

Elisa Guidelli, in arte Eliselle, vive nel modenese. È laureata in Storia medievale e lavora come libraia, storyteller, organizzatrice di eventi letterari e festival dei libri per ragazzi. Ha già pubblicato due romanzi per ragazzi: “Girlz vs Boyz” e “Il Collegio”, entrambi con Einaudi Ragazzi.

Arianna Farricella è modenese di nascita e bolognese d’adozione. Ha imparato a leggere con Asterix e Topolino, poi ha cominciato a disegnare fumetti e storie illustrate. Da allora ne ha fatto un mestiere, lavorando come fumettista e illustratrice per ragazzi.

:: L’orologiaio di Everton di Georges Simenon (GEDI 2020) a cura di Giulietta Iannone

24 novembre 2022

Georges Simenon risiedette una decina d’anni negli Stati Uniti, pressapoco tra il 1945 e il 1955, e questo periodo americano fu particolarmente prolifico, come tutti i periodi della sua carriera. Qui scrisse una trentina di Maigret e 26 romas durs, tra cui nel 1954 L’Horologer d’Everton, romanzo di introspezione psicologica più che noir, scritto ispirandosi a episodi di cronaca nera prettamente americana sulle orme di storie tragiche e violente alla Bonnie e Clyde. Gioventù bruciata (Rebel Without a Cause) diretto da Nicholas Ray, con prodagonista James Dean, uscirà solo l’anno dopo, nel 1955, pressapoco toccando gli stessi temi, con al centro appunto quel grumo di rabbia e ribellione che le giovani generazioni provavano per la famiglia e la società.
Protagonisti de L’orologiaio di Everton sono un padre e un figlio, Dave Galloway e Ben, e il loro complicato e torrmentato rapporto. Dave Galloway, di professione orologiaio, ha una bottega di cui è proprietario, e un appartamento sopra la bottega. Ha praticamente allevato il figlio da solo, poichè la moglie Ruth, donna piena di relazioni occasionali, l’ha lasciato con il figlio in fasce, per poi chiedere i divorzio tre anni dopo. Per Dave Galloway Ben è il centro del suo mondo, la sua unica ragione di vita, si può comprendere perciò lo sbalordimento quando scopre che è fuggito, con una ragazzina pressapoco sua coetanea, ed è inseguto dalla polizzia di cinque stati per alcuni fatti criminosi di cui si prenderà sempre la responsabilità fino alle estreme conseguenze.
Questi fatti drammatici che interrompono la placida e incolore routine tra bottega e i sabati a giocare a jacquet con l’amico Musak aprono per Dave una frattura che si propagherà in una serie di domande senza risposta: sono stato un buon padre? come ho fatto a convivere con un assassino senza scorgere in lui la minima avvisaglia? amo davvero mio figlio? e ora cosa posso fare per aiutarlo?
Dave Galloway, come suo padre, è un uomo mite, abituato ad abbassare la testa e subire le vicessitudini che ci riserva l’esistenza. Suo padre l’unico atto di ribellione lo compì passando una settimana fuori casa con una donna, lui sposando Ruth, una donna ben diversa dalla classica massaia americana di quegli anni. Ben facendo quello ha fatto.
Dave Galloway arriva a stabilire che nella vita ci sono due tipi di uomini: quelli che non superano mai il limite, integrati, vincenti, capaci nelle loro professioni come il nuovo marito di sua madre o l’avvocato di Ben e poi gli uomini come i Galloway che di padre in figlio si passano il gene della ribellione e della rabbia a lungo repressa. Ecco il segreto degli uomini che Dave è ben felice di poter tramandare al nipotino che sta per nascere. Un altro Galloway. Così si chiude un romanzo solido e ben strutturato, di ambientazione americana per alcuni dettagli (come la descrizione delle varie fasi di un processo) ma europeo se non spiccatamente francese nello spirito. Tavernier ne fece un film con il titolo L’orologiaio di Saint Paul, con Philippe Noiret e Jean Rochefort.

Georges Simenon – Scrittore belga di lingua francese (Liegi 1903 – Losanna 1989). Tra i più celebri e più letti esponenti non anglosassoni del genere poliziesco, la sua produzione letteraria, soprattutto romanzi gialli, è monumentale: essa conta poco meno di duecento romanzi, fra cui emergono − per popolarità in tutto il mondo e per salda invenzione − quelli della serie di Maigret, quasi tutti tradotti in italiano. Dopo il suo primo romanzo, scritto a 17 anni (Au pont des arches, 1921), si trasferì a Parigi dove pubblicò sotto svariati pseudonimi opere di narrativa popolare. Nel 1931 con Pietr le Letton, che uscì sotto il suo nome, inaugurò la fortunatissima serie dei romanzi (circa 102) incentrati sul commissario Maigret, che rinnovarono profondamente il genere poliziesco. Negli USA dal 1944 al 1955, tornò poi in Europa, stabilendosi in Svizzera; nel 1972 smise di scrivere, limitandosi a dettare al magnetofono, e tornò alla scrittura solo per redigere i Mémoires intimes (1981). Autore straordinariamente prolifico, con stile semplice e sobrio ha narrato nei suoi romanzi, caratterizzati da suggestive analisi di ambienti, la solitudine, il disagio esistenziale, il vuoto interiore, l’ossessione, il delitto (La fenêtre des Rouet, 1946; Trois chambres à Manhattan, 1946; La neige était sale, 1948, trad. it. 1952; L’horloger d’Everton, 1954; Le fils, 1957). Gran parte di questa abbondante produzione, che ha ispirato molti film ed è stata tradotta in 55 lingue, è stata riunita nelle Oeuvres complètes (72 voll., 1967-73) e in Tout Simenon (27 voll., 1988-93). Ricordiamo inoltre i racconti e le prose autobiografiche (Je me souviens, 1945; Pedigree, 1948, trad. it. 1987; Quand j’étais vieux, 1970; Lettre à ma mère, 1974, trad. it. 1985; la serie Mes dictées, 21 voll., 1975-85), e le raccolte di articoli À la recherche de l’homme nu (1976), À la decouverte de la France (1976), À la rencontre des autres (1989). Nel 2009, in occasione del ventennale della morte, è stato pubblicato in Francia a cura di P. Assouline il monumentale Autodictionnaire Simenon, lungo le cui voci (in gran parte tratte da interviste, carteggi e appunti dello stesso S.) si snoda un’originalissima e dettagliata biografia dello scrittore.

Source: acquisto del recensore.

:: Un caffè in due e altre poesie d’amore di Nicola Vacca (A&B EDITRICE 2022) a cura di Giulietta Iannone

20 novembre 2022

Il segreto dell’amore
è un caffè in due
da bere dalla stessa tazza

Sarà questo il segreto più nascosto dell’amore? Condividere con l’amata i gesti minimi, quotidiani, quasi banali dell’esistenza, gesti che acquistano luce e importanza grazie a un sentimento vero, autentico, maturo, non un amore dell’età acerba ma del tempo compiuto, della vita adulta, dell’autunno incipiente. Ecco questi sono i versi contenuti nella silloge Un caffè in due e altre poesie d’amore del critico e poeta pugliese Nicola Vacca. E’ sempre difficile parlare di amore e di erotismo, un erotismo non funzionale al proprio personale egoismo o piacere, allo sfruttamento dell’altro ma a servizio di un amore autentico di coppia. Un amore forte (come la morte direbbe l’Ecclesiaste), grazie alla conoscenza reciproca, in cui non esiste possesso dell’altro, perchè il possesso è la fine e la tomba dell’amore. L’amore si nutre di libertà, ogni istante, ogni giorno, è un sì ripetuto che non ci si stanca mai di dire. Un sì, atteso.

Ti stringerò in un abbraccio
per dirti sempre grazie
della pazienza che diventa amore.

Un sì che prevede un grazie, perchè l’amore è un miracolo e non è affatto scontato. E tutti gli amori si somigliano e allo stesso tempo sono unici. La frase in esergo ce lo rammenta. Giovanna è la compagna del poeta, la donna amata a cui è dedicata questa silloge che lei condivide con tutti gli spiriti amanti che possono capire queste parole come direbbero i poeti del Dolce Stil Novo. Parole da iniziati, da cospiratori, da complici.

L’amore carnale, aulico, fatto di baci, abbracci, desiderio, letti sfatti, amplessi, estasi condivise si unisce ai gesti minimi della vita quaotidiana, a quel ticchettare sommesso della vita che a volte lasciamo scorrere senza importanza. E invece nella vita tutto è importante, tutto è prezioso.

Il volume è diviso in quattro parti: Lievito madre, L’amore con i piedi per terra, Queste nostre parole più belle e Fuori dall’oblio ritorneranno i baci. Versi liberi, svincolati dalla metrica come vuole la poesia contemporanea, e nello stesso tempo versi antichi, potenti perchè veri. E non c’è nulla come la verità, di un amore, di un vissuto, di un eterno divenire.

Juan Ramón Jiménez, Neruda, il sentire latino del sangue che ribolle nelle vene, la passione che diventa tormento hanno scritto i versi d’amore più appassionati e selvaggi, più traboccanti di verità, e partecipazione, la poesia di Vacca si accosta a questi poeti per intensità e rinnova il sentire con la poetica della quotidianità, della consuetudine, di un desiderio che non conosce sazietà e sempre si rinnova. Ma pur se semplice e quotidiano non è mai routine, noia, ripetitività di gesti e di parole.

Baci che strappano la carne
dalle bocche cucite.

Nonostante la vita, noi continuiamo ad amare, parafrasando Emil Cioran, a cui Vacca è molto legato per sentire e per vicinanza umana. Siamo barche alla deriva in un mare in tempesta, solo l’amore è un filo lieve che ci unisce e ci salva, perchè senza amore saremo davvero tutti perduti.

:: MAGGIE. RAGAZZA DI STRADA E ALTRE STORIE NEWYORKESI di Stephen Crane (Rogas Edizioni 2022) a cura di Giulietta Iannone

20 novembre 2022

Maggie. Ragazza di strada è uno dei grandi romanzi che chiudono l’Ottocento americano, ma che, per temi trattati e tecniche stilistiche, si proietta ormai ben dentro il Novecento. La storia è quella di di una ragazza dei bassifondi newyorkesi, operaia in una fabbrica di colletti e polsini, con un retroterra familiare disastrato, fra povertà, violenza e alcolismo. La conoscenza di Pete l’illude di potersi staccare da quell’ambiente: ma Pete non è il bianco cavaliere che lei crede…Accompagnano questa nuova edizione italiana del romanzo alcune «storie newyorkesi» che Crane scrisse negli anni intorno a Maggie e che confermano la sua qualità di scrittore e interprete della nuova realtà metropolitana.

E’ sorprendente che un autore ottocentesco possa essere così moderno. Leggendo Maggie. Ragazza di strada, romanzo breve di Stephen Crane si ha l’impressione di leggere un romanzo contemporaneo, in cui coesistono critica sociale, spunti sociologici, riflessioni post industriali. Stephen Crane, autore tanto amato da Hemingway, non era un autore ottocentesco, e non ne aveva la caratura, sebbene un po’ di Zolà è riscontrabile nel suo piglio narrativo e nella sua verve polemica. Prendiamo Maggie. Ragazza di strada, il volume edito da Rogas edizioni e curato e tradotto da Mario Maffi contiene anche altri racconti newyorkesi di ambiente urbano, pressapoco scritti nello stesso periodo, inizia con una scena molto disturbante di guerriglia urbana, dei ragazzini pocopiù che dei bambini si prendono a calci e pugni, fronteggiandosi tra bande. Poi la scena si sposta in interno, nell’inferno domestico di una famiglia media degli slums newyorkesi, insulti, bestemmie, botte, piccoli e grandi crudelta di una coabitazione violenta nel degrado (materiale e morale) e nella povertà se non nella miseria. Come un fiore in una pozzanghera troviamo Maggie, una bella ragazza che non sembra corrotta da questo squallore. Lavora come operaia in una fabbrica di colletti e polsini, e vede sfiorire la sua giovinezza. Presto lo splendore della giovinezza che illlumina il suo volto passerà anche per lei e diventerà come sua madre, una gorgone incanutita, vecchia, grinzosa, alcolizzata. Prima di questa inevitabile parabola compie l’insensatezza di innamorarsi di Pete, il principe azzurro che la toglierà da questo ambiente malsano e degradato. Per ingenuità, inesperienza lo segue e sarà per lei l’inizio della fine. Pete non è il principe azzurro che lei sogna, e scacciata di casa non potrà che finire sul marciapiede. Nessuna critica morale sulla “vittima” nessun ottocentesco biasimo, anzi ironia a piene mani su ciò che si intende per rispettibilità e decoro in cuori aridi ed egoisti, tipici sepolcri imbiancati di una società decadente e ipocrita. Maggie morirà, probabilmente uccisa da un cliente, e la madre arriverà a piangere e strapparsi le veste ed addirittura a perdonarla, figlia ingrata e disubbidiente educata così bene da una famiglia così onesta. L’ironia e il sarcasmo di Crane è pungente e dissacrante, la morale del racconto e sottesa a un canto del cigno di una giovinezza bruciata da un ambiente degradato, da rapporti familiari e umani inesistenti, e da una società imprigionata in regole spietate e disumane, senza redenzione o perdono. Merita una lettura questo autore poco convenzionale, anzi una riscoperta se non lo conoscete, per la sua lezione di scrittura e indipendenza intellettuale così svicolata dal suo tempo.

Stephen Crane (1871-1900) pubblicò nel 1893, sotto pseudonimo e a proprie spese, questo breve romanzo, che tuttavia non ebbe successo. Dovette attendere tre anni prima di riproporlo, con alcune revisioni e con il proprio nome, a un editore importante. Nel frattempo, aveva pubblicato Il segno rosso del coraggio e il suo nome circolava nel mondo letterario come quello di un autore di grandi promesse. Dopo questi due romanzi dirompenti, Crane, sofferente di tubercolosi, scriverà altre opere significative (fra queste, Il mostro, La scialuppa, due raccolte di poesie), coprirà in quanto reporter la guerra ispano-americana e quella greco-turca, e – apprezzato da scrittori come Howells, Conrad, James, Wells – morirà non ancora trentenne in un sanatorio tedesco.

Mario Maffi ha insegnato Cultura anglo-americana per oltre quarant’anni. Si è occupato di culture giovanili e immigrate, di letteratura realista e naturalista, di geografie culturali. Fra i suoi libri più noti: Mississippi. Il Grande Fiume (2004, 2009); Tamigi. Storie di fiume (2008); Americana. Storie e culture degli Stati Uniti dall’A alla Z (con C. Scarpino, C. Schiavini. S. M. Zangari; 2013); Città di memoria. Viaggi nel passato e nel presente di sei metropoli (2014). È anche autore del romanzo Quel che resta del fiume (2022). http://www.mariomaffi.it

:: Arco di Trionfo di Erich Maria Remarque (Neri Pozza 2022) a cura di Giulietta Iannone

17 novembre 2022

Parigi, 1938. Le ultime luci si stanno spegnendo, le ultime braci di un mondo destinato alla catastrofe. La Seconda Guerra Mondiale è alle porte e tra falsi proclami di pace e inconsapevolezza ci si incammina verso l’abisso. Tra tanti inconsapevoli c’è invece Ravic, un profugo tedesco, antinazista, sfuggito alla violenza della Gestapo. Lui avverte che presto arriverà la fine. Come profugo senza documenti vive ai margini, come tanti altri ospiti dell’Hotel International, squallido rifugio senza pretese.
E’ un chirurgo, un ottimo chiurgo, e questa sua abilità viene sfruttata da colleghi francesi non altrettanto competenti, per cui opera prendensosi misere percentuali sui profitti. Ma questo lo tiene vivo, non ha scelta, operare è la sua vita, la sua missione. Per arrotondare fa controlli alle prostitute nei bordelli, o passa il tempo nelle bettole a bere e fumare. Ha un amico Boris Morosow, esule russo, che per vivere accompagna i turisti davanti a un locale notturno lo Sharazade.
Poi nella sua vita capitano due cose, a loro modo diverse che però segnano il suo destino: conosce una donna Joan Madou, che salva impedendole di buttarsi nella Senna e intravede Haake, la sua nemesi, l’uomo della Gestapo che in Germania l’aveva torturato dando inizio al suo girone infernale.
Amore e vendetta, ecco questi sono alcuni dei temi di questo romanzo poderoso e tragico, di una bellezza struggente e poetica. Ecco credo che questo sia il secondo romanzo più bello letto in vita mia, subito dopo Anna Karenina, posiziono dunque Arco di Trionfo di Erich Maria Remarque, forse più celebre per Niente di nuovo sul fronte occidentale, per quanto sia lezioso fare classifiche, ma insomma terrò questo libro nella mia biblioteca privata, e probabilmente lo rileggerò, non subito, ma fra qualche anno. Quando i venti di guerra si saranno placati e tornerà la pace anche nella nostra Europa.
Strano che un libro simile arrivi nella mia vita proprio in questo momento, con temi così attuali e drammatici. La bellezza della scrittura è dolorosa, l’impegno etico e morale solido. E’ un romanzo contro la guerra, contro tutte le guerre nella misura in cui spiega un prima e lascia indistinto un dopo che si sa sarà ancora più drammatico e devastante, facendo diventare il presente con tutto il suo carico di dolore come una fiaba.
L’amore di Ravic e Joan Madou resta sullo sfondo, ed è autentico, con le sue debolezze e la sua fragilità. Che i due si amino davvero lo scopriremo solo alla fine, quando tutto sarà perduto, ma non la statura morale di Ravic, naturalmente non è il suo vero nome, e scopriremo anche quello. Se non l’avete mai letto fatelo, non dico che mi ha cambiato la vita ma ha cambiato sicuramente la mia percezione su diversi temi, mi ha reso più umana, in un certo senso. Dall’aborto, alla prostituzione, all’eutanasia, non si può restare indifferenti davanti a un’umanità che soffre, non si può spargere giudizi senza tenere conto di tutto questo carico di sofferenza.
La prostituzione non è un vizio, ma un riparo contro il degrado. L’aborto affidato a donne che magari operano con ferri non sterilizzati una barbarie. Quando non c’è più speranza vale la pena prolungare le sofferenze di un paziente? un altro dilemma che viene presentato in questo libro che non parla solo di guerra e di pace, di amore e vendetta, ma della vita. Uscì nel 1946 dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, e ancor oggi si può dire di attualità. Ai vari interrogativi e dilemmi della vita non si possono dare risposte certe, ma ci si può fermare a riflettere, senza pregiudizi e meschinità. Ecco questa è una grande lezione.
Anche i personaggi minori hanno un ruolo centrale nel racconto, ognuno una sua funzione, un suo carattere, proprie sfumature, da Rolande, allo storpio che apre una latteria alla madre coi soldi della protesi pagata dall’assicurazione, dalla modista diventata prostituta, all’albergatrice, fino all’infermiera che denuncia Ravic, e la bellezza di questo romanzo risiede anche in questo, oltre all’uso non banale delle parole, alla ricchezza di un tessuto narrativo, forse anche complesso, ma profondo ed evocativo. Remarque era un grande scrittore, pochi scrittori possono eguagliarlo nella storia della letteratura, e questo libro è un degno esempio della sua arte.

Erich Maria Remarque, combattente nella prima guerra mondiale, fu più volte ferito. Giornalista a Berlino, lasciò la Germania all’avvento del nazismo e nel 1939 si stabilì a New York, dove prese la cittadinanza americana. Raggiunse un vasto successo con il romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues, 1929), radicale condanna della guerra e amara analisi delle sue spaventose distruzioni materiali e spirituali. Seguirono, sempre ispirati a ideali pacifisti e di solidarietà umana, Tre camerati (Drei Kameraden, 1938), Ama il prossimo tuo (Liebe deinen Nächsten, 1941), Arco di trionfo (Arc de Triomphe, 1947), Tempo di vivere, tempo di morire (Zeit zu leben und Zeit zu sterben, 1954), La notte di Lisbona (Die Nacht von Lissabon, 1963) e Ombre in paradiso (Schatten im Paradies, postumo, 1971). Numerosi romanzi di Remarque sono stati ridotti per il cinema.

Source: libro inviato dall’editore. Che ringraziamo.

:: Le ricette di Gessica di Gessica Runcio (De Agostini Libri 2022) a cura di Giulietta Iannone

2 novembre 2022

Coloratissimo, semplice, divertente Le ricette di Gessica di Gessica Runcio è un manuale di cucina che ha attirato subito la mia attenzione. Gessica Runcio è una blogger di cucina italiana, nata in provincia di Messina, che fa della cucina siciliana il cuore della sua attività ai fornelli. Famosissima, gestisce una pagina Istagram molto frequentata e un sito Le ricette di Gessica sul blog di cucina credo più visitato d’Italia, Giallo zafferano. Gessica è depositaria di una cucina semplice e gustosa, ricca dei colori della sua terra di origine che porta sulla tavola dei tanti che seguono le sue ricette e hanno imparato a cucinare proprio grazie a lei. Oltre a ricette tipiche della cucina siciliana sul suo manuale troverete anche tante ricette della cucina classica italiana, altre per quando avrete fretta e dovrete imbandire una cena o un pranzo in pochi minuti. Oltre a tanti consigli pratici, anzi segreti, che si passavano da generazioni le donne della sua famiglia come il trucchetto su come togliere la punta di acido dal sugo di pomodoro. Chi non si è lamentato perchè il sugo di pomodoro in lattina (la passata conservata) è troppo acido e magari ci aggiunge un pizzico di zucchero? Beh, lei ci spiega come fare senza alterare il sapore delle pietanze. E questo è solo uno dei tanti che scoprirete sul suo manuale. Primi, secondi, dolci, antipasti, ce ne è per tutti i gusti, e il tutto è spiegato in modo chiaro ed esauriente, con dosi (reali) da usare nella preparazione dei cibi di tutti i giorni e simbologie per chi adotta una cucina vegetariana o vegana. Come si giudica un manuale di cucina? Sperimentando le sue ricette, partendo dalle più semplici (l’arrosto e lo spezzatino) alle più elaborate (dalla pasta alla Norma, alla caponata, agli arancini). Ogni cuoca ha i suoi segreti, per esempio mio padre aveva un ristorante e cucinava divinamente, ma mai ha voluto neanche con noi figli svelare le sue ricette. Dovevamo imparare guardandolo e vi assicuro che non è stato così facile. I tempi, l’alternanza e l’ordine con cui miscelare degli ingredienti, la qualità degli ingredienti stessi, le dosi fanno la differenza e rendono un piatto speciale o solamente commestibile. Gessica Runcio non spodesterà la regina indiscussa dei manuali di cucina italiani Benedetta Rossi, ma è molto brava e seguendo le sue indicazioni si cucinano davvero piatti molto molto buoni, seguendo la tradizione e con un poco di fantasia. Poi tutti sanno che i dolci siciliani sono i più buoni del mondo, imparerete a fare la cassata e i cannoli, rendendo i vostri pranzi di famiglia un vero successo. Un po’ la invidio Gessica Runcio è riuscita a fare del suo hobby il suo lavoro, è riuscita a diventare un’imprenditrice in un mondo competitivo e ricco di talenti come quello dei foodblogger, ma bisogna solo ammirarla e cercare di carpirle i suoi segreti, che dispendia anche molto generosamente, per diventare cuochi migliori anche nella vita di ogni giorno.

Gessica Runcio è nata in provincia di Messina. Ai fornelli fin da quando era piccolissima, ha sempre amato cucinare. Dopo aver lavorato nel negozio di famiglia, dodici anni fa ha aperto il blog di cucina Le ricette di Gessica, che insieme alle sue pagine Facebook e Instagram considera il suo “quaderno digitale delle ricette” che ama condividere con chi la segue. Con il tempo è diventata top blogger e content creator di Giallo Zafferano. Vive a Milano con la sua famiglia.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Silvia Ufficio Stampa De Agostini Libri.

:: Il prezzo dell’onore di Giorgio Ballario (Edizioni del Capricorno 2022) a cura di Giulietta Iannone

1 novembre 2022

Asmara 1937. Il maggiore Aldo Morosini, ormai lasciata l’Arma dei Regi Carabinieri da alcuni mesi per la PAI, la Polizia dell’Africa Italiana, istituita nel 1936, si trova per la prima volta da indagatore di crimini e delitti nella spiacevole veste di indagato, di concussione per giunta, lui ligio e integerrimo funzionario dello Stato, la cui alta moralità non era stata mai messa in dubbio da nessuno. Tutto per la denuncia di Nestore Ravanelli, piccolo imprenditore edile, si scoprirà poi invischiato in traffici poco chiari e gravato di debiti, anzi sull’orlo della bancarotta a causa del demone del gioco. Quando nella sua scrivania vengono scoperte 10.000 Lire, la classica mazzetta o bustarella, che il Ravanelli dichiara essergli stata estorta dal maggiore, con le banconote per giunta segnate, anche per il suo diretto superiore, il Colonnello Delle Piane, comandante del PAI di Asmara, non ci sono dubbi: va sospeso dal servizio, senza stipendio, e i suoi conti in banca vanno congelati. Non che si impegni troppo a dubitare della “falsa” accusa, e procede forse con eccessivo zelo e fretta, alla messa in accusa di Morosini, ma in fondo non lo conosce che da pochi mesi. Tant’è che Morosini si trova senza lavoro, senza soldi, senza un tetto sulla testa, senza più la stima e l’onore che si è sempre guadagnato con anni e anni di onorato servizio e condotta specchiata. In casi come questo un militare può o puntarsi una Beretta alla tempia, o non arrendersi e impegnarsi a scoprire cosa c’è sotto. Il maggiore Morosini sceglie la seconda strada, e con l’aiuto dell’amico giornalista Bonvicini, del maresciallo Barbagallo e del fedele sciumbasci Tesfaghì, inizia a scavare in una storia così torbida da arrivare a vette di depravazione che è difficile immaginare peggiori. Quando Bonvicini gli trova lavoro come responsabile della sicurezza de La Gazzella Nera, locale notturno ben frequentato dall’alta società asmarina, potrà sembrare l’inizio di una discesa agli inferi per il nostro, ma si rivelerà una benedizione, proprio da lì il protagonista avrà infatti un punto di osservazione privilegiato per dipanare la matassa.

Il prezzo dell’onore, sesta indagine del ciclo noir del maggiore Morosini, è un romanzo che scava nelle pieghe più oscure della vita coloniale italiana del periodo: intrallazzi, corruzione, ricatti, omicidi, prostituzione, abusi sui bambini, insomma uno scenario più noir è difficile immaginarlo sotto la patina edulcorata dei proclami e della vita lussuosa e privilegiata dell’alta società del luogo. Non solo luce, ma molte ombre dunque di un mondo solo all’apparenza moralista e rispettabile, che nasconde invece tanto marciume capace di inquinare ogni anfratto e sovvertire ogni ordine, morale, sociale e legale. L’onestà di Morosini resta sullo sfondo, caparbia, ribelle, se vogliamo anche un po’ anarchica, anche se non esula da qualche cedimento che il maggiore vive tuttavia con doloroso disincanto come quando utilizza la sua amica Lucilla Santacroce per le sue indagini. Morosini legge Seneca, conosce Pirandello, arriverà a incontrare Renato Carosone, (dandogli consigli su come si conquista una donna da perfetto uomo di mondo) e finanche Pietro Ferrero, capostipite dell’omonima ditta dolciaria piemontese, ormai conosciuta in tutto il mondo, che se vogliamo getta le basi della sua fortuna proprio ad Asmara, vendendo il panettone Ferrero ai tanti italiani dell’alta Italia presenti nella colonia. Impreziosiscono il testo le strofe delle canzonette allora in voga (strategicamente funzionali al racconto) e i tanti aneddoti di vita coloniale. La bellezza della vegetazione, del clima relativamente mite della città (paragonato a quello di Massaua) e la bellezza classica della scrittura di Ballario che rispecchia in modo molto fedele anche la mentalità dell’epoca, i piccoli capricci, le tragedie. Continua anche il rapporto epistolare con Erika Hagen, fotografa tedesca e agente dei servizi segreti, della quale Morosini si è perdutamente innamorato, che sicuramente incontreremo di nuovo nei prossimi capitoli della serie. Buona lettura!

Giorgio Ballario, è nato a Torino nel 1964. Oltre a essere giornalista professionista ha pubblicato racconti in svariate antologie giallo-noir, tra cui, per Edizioni del Capricorno, Porta Palazzo in noir (2016) e Il Po in noir (2017), e sei romanzi: Morire è un attimo (2008), Una donna di troppo (2009), Il volo della cicala (2010), Le rose di Axum (2010), tutti appartenenti al ciclo del maggiore Morosini; Nero Tav (2013) e, per Edizioni del Capricorno, Il destino dell’avvoltoio (2017). Nel 2010 ha vinto con Morire è un attimo il Premio Archè Anguillara Sabazia e nel 2013 il Premio GialloLatino con il racconto Dos gardenias, pubblicato da Segretissimo Mondadori. Con Vita spericolata di Albert Spaggiari, biografia di un famoso ladro francese degli anni Settanta (2016), è stato finalista al Premio Acqui Storia. Fuori dal coro (2017) è una galleria di personaggi irregolari e controcorrente del Novecento. Dal 2014 è presidente di Torinoir, sodalizio di scrittori torinesi malati di noir.