:: Profili d’autore: Pierre Lemaitre

11 ottobre 2024 by

Forse uno dei più interessanti, e amati dai lettori, scrittori d’oltralpe, Pierre Lemaitre si inserisce nella corrente degli autori di polar di qualità capaci di dare anche un’occhiata alla società francese contemporanea sia da un punto di vista sociologico che introspettivo. Nato a Parigi nel 1951, Pierre Lemaitre è un autore fortunato, vincitore di diversi premi e tradotto all’estero. Uno dei pochi scrittori francesi che viva della sua scrittura. Faccio qualche titolo la trilogia letteraria dedicata al periodo tra le due guerre Ci rivediamo lassù (Au revoir là-haut, 2013), I colori dell’incendio (Couleurs de l’incendie, 2018), Lo specchio delle nostre miserie (Miroir de nos peines, 2020) e la serie polar dedicata al commissario Camille Verhœven, ma forse è L’abito da sposo (Robe de marié, 2009) il libro per cui è più conosciuto in Italia. Se non li avete letti recuperateli, meritano sicuramente. Per capirci nel 2013 vinse il Goncourt proprio per Ci rivediamo lassù, e fu il primo autore di romanzi polar a ottenere il prestigioso riconoscimento. Lemaitre conosce alla perfezione i meccanismi del poliziesco e li applica con una certa disinvoltura ispirandosi forse anche a molta letteratura statunitense di thriller e di noir, ma alla francese, con come sfondo la società francese, molto diversa da quella statunitense, che indaga anche nelle sue pieghe più sinistre. E poi non scrive solo polar, anzi Il Serpente Maiscolo ha annunciato è il suo ultimo polar, ma anche romanzi picareschi e saggistica, oltre a scrivere sceneggiature per il cinema. Insomma se non lo conoscete ancora ognuno dei suoi libri è un ottimo consiglio di lettura.

:: Un’intervista con Cristina Pasqua e Alessandro Pera autori di “Forbici”

11 ottobre 2024 by

QM sono le risposte a quattromani.

Benvenuti Cristina e Alessandro su Liberi di scrivere. Grazie di avere accettato questa intervista. Inizierei con le presentazioni. Ognuno si presenti.

Cristina Pasqua: sono un’editor freelance, una redattrice, una correttrice di bozze. Non mi viene facile dire che sono una autrice, visto che ho pubblicato solo due raccolte di racconti, Diciassette (Odradek Edizioni, 2001) e, a distanza di oltre vent’anni, Fughe (pièdimosca, 2023). Oltre all’uscita di forasacchi (pièdimosca | glossa, 2024), una raccolta di microtesti, ho partecipato alle antologie multiperso (pièdimosca | glossa, 2022) e L’ordine sostituito (déclic, 2024). Credo che per definirsi scrittrice sia necessario essere letta e io penso di essere arrivata solo a uno sparuto gruppo di persone, agli amici. Sono un’appassionata di arte contemporanea e di fotografia, un’amante di cani abbandonati, una lettrice onnivora, mi piace camminare e lavorare a maglia, non ho la patente, detesto stendere lavatrici e ancora di più ritirare e piegare i panni.

Alessandro Pera: lavoro come operatore impegnato in percorsi educativi rivolti ai minori delle periferie romane. Sono attivo con la cooperativa Diversamente nelle scuole e nel territorio, proponendo soprattutto interventi di didattica innovativa e narrazioni didattiche. Nel 1999 ho pubblicato con Odradek Edizioni la raccolta di racconti Afa, tra i finalisti del premio Strega 2000, e nel 2014 In tempo di guerra e altri racconti con Lorusso Editore.

Siete gli autori a quattro mani di un romanzo Forbici edito da Lorusso editore. Descrivetemi il libro in modo personale e originale.

Come è stata l’esperienza di scrivere a quattro mani? Come avete proceduto?

Forbici lo possiamo definire un poliziesco, c’è un commissario, ma l’indagine procede in modo molto particolare. Come avete intrecciato i vari avvenimenti del presente e del passato?

Chi ha avuto l’idea di base, il soggetto iniziale?

Cristina Pasqua: Due teste, quattro mani. Forbici è nato da una nostra conversazione, nel lontano febbraio 2014, in coda alla presentazione di In tempo di guerra (Lorusso editore, 2014), raccolta di racconti di Alessandro. Era da un po’ che non ci vedevamo, è stata l’occasione per ritrovarci e l’iniziodi una sfida: riuscire a scrivere un romanzo. Ai tempi, praticavamo solo la forma breve, – a parte il mio avventato tentativo di trasformare in romanzo Carlotta dei miracoli, racconto cinematografico segnalato al Premio Solinas 2002. Ci siamo detti che provare a scrivere un romanzo di genere a quattro mani sarebbe stato divertente. Io, proprio in quel periodo stavo leggendo autori di romanzi di genere ‘seriali’, che seppur originali e molto diversi tra loro per personaggi e ambientazione, presentavano un curioso humus comune. Francisco Gonzalez Ledesma e il suo ispettore Méndez con le tasche delle giacche sempre sformate dai libri, il commissario Kostas Charitos di Petros Markaris, con la sua passione per i lemmi del vocabolario associati ai casi del momento; Lemaitre con il suo minuscolo commissario Camille Veroheven, praticamente un nano, figlio di una pittrice assassinata, che fa schizzi degli indagati durante gli interrogatori, ma anche, seppure di sguincio; il giornalista d’inchiesta Mikael Blomkvist creato dalla penna di Stieg Larsson. La cosa che ritrovavo in autori così diversi era l’ottica larga, non solo un giallo, non solo il genere, ma anche un’ analisi del contesto, un’ambientazione molto caratterizzata – le vie, le strade, i locali –, un protagonista con una passione particolare, una vena di critica sociale, a volte un taglio di sapore politico – penso alla Grecia dei Colonnelli dove Kostas era un questurino, al personaggio di Zisis per Markaris; all’interdizione e all’alienazione dei suoi beni di Lisbeth Salander di Blomkvist, all’interessante respiro politico di Ledesma.

Roma si può dire, o meglio il quartiere di Montesacro, è un “personaggio” importante del romanzo. È tutto nato da un luogo? Siete entrambi di Roma?

Quali sono i vostri autori preferiti? Chi vi ha principalmente ispirato?

Cristina Pasqua: Shirley Jackson, Irvine Welsh, Borges, Cortázar e Italo Calvino per formazione, Dino Buzzati. Anche Philip Roth e Vladimir Nabokov. Toni Morrison. E fra gli italiani Calvino e Buzzati.

Alessandro Pera: Per il libro Forbici Ledesma, Markaris, Lemaitre che abbiamo citato prima.

Ci sono derivazioni cinematografiche? Film o telefilm che vi hanno dato ispirazione?

Avevate già scritto testi a quattro mani?

Immaginatevi che una casa di produzione cinematografica ne compri i diritti. Avete carta bianca. Chi immaginate potrebbe essere il regista e quali attori vedreste nelle parti principali?

Grazie della disponibilità, nel salutarvi mi piacerebbe sapere quali sono i vostri progetti futuri.

Alessandro Pera: Anche io ho un libro nel cassetto, chissà…

:: Note di lettura di Patrizia Baglione: “L’altra verità: Diario di una diversa” di Alda Merini

10 ottobre 2024 by

L’altra verità: Diario di una diversa” è una delle opere più significative di Alda Merini, pubblicata per la prima volta nel 1986. In questa raccolta, la poetessa affronta il tema della diversità e della marginalità, condividendo la sua personale esperienza all’interno di un manicomio. 

La raccolta è composta da poesie che riflettono la sua vita interiore e le sue lotte, ma anche momenti di bellezza e speranza. Merini utilizza un linguaggio evocativo e immagini potenti per descrivere la sua esperienza di isolamento, ma anche la sua ricerca di amore e connessione.

Avevo fame di cose vere, 

naturali, primordiali; 

avevo fame di amore. 

L’avrebbero mai capito 

gli altri? 

Uno dei temi centrali è il confronto tra la normalità e la follia, con Merini che esplora le sfumature di queste esperienze. La poetessa si fa portavoce di chi vive ai margini della società, invitando il lettore a riflettere sulla condizione umana e sulla necessità di accettare tutto ciò che è diverso. Quest’opera, non è solo un resoconto della sua vita, ma anche un manifesto di libertà e autenticità. 

:: Forbici di Cristina Pasqua e Alessandro Pera (Lorusso Editore 2024) a cura di Giulietta Iannone

8 ottobre 2024 by

Quattro casi diversi, con quattro assassini diversi, che non hanno nessun legame tra loro, tranne di essere in qualche modo collegati a Montesacro. E poi c’è il tempo che, insieme allo spazio, forma le nostre categorie trascendentali, dove iscriviamo la realtà. Sì, ha ragione Kant, il tempo è importante, molto importante, è una forma a priori della nostra sensibilità, e qui ne passa troppo.

Roma, quartiere Montesacro, due gocce di pioggia e la città si blocca, come se ci fosse colla sull’asfalto. Il commissario Marcello De Falchi viene chiamato a indagare sulla morte di Flavio Zani, noto commercialista, con il vizio del gioco, indebitato fino agli occhi, inizia così Forbici, romanzo a quattro mani scritto da Cristina Pasqua e Alessandro Pera, edito da Lorusso Editore. Schegge di storie che si compongono in un puzzle variegato, che nelle intenzioni vorrebbero essere un affresco di una città, vitale, pulsante, fatta di vite complicate e interconnesse, in cui molte vicende si svolgono in un quartiere, simbolo di Roma, la città eterna, labirintica, famelica, gorgone che mangia se stessa. Scorrono le pagine e ci chiediamo quale è il filo conduttore della vicenda, cosa collega la morte di Zani ad altre morti e avvenimenti sepolti nel passato. C’è uno schema? Ci sono legami o tutto è in balia del caso, e il tempo assorbe le vite di vittime e assassini. Ma Marcello De Falchi è un commissario è il suo lavoro seguire piste, intrecciare indizi, interrogare testimoni, cercare di capire, anche carpendo suggerimenti investigativi dai colleghi. Quando il caso Zani sembra a un punto morto ecco una connessione con un vecchio caso, di una decina di anni prima, una donna venne uccisa durante una rapina e Zani era il commercialista di un piccolo impero di famiglia, cinque supermercati tra Roma, Aprilia, Casalotti. E poi un nuovo delitto in entrambi i casi, né pistole o armi da taglio, solo il ricorso alla forza fisica: a mani nude strangolano Zani, la potenza di un bastone per sferrare il colpo e sfasciare il cranio a Collina. C’è qualcosa che stona… E seguiamo le indagini, le coincidenze, gli indizi, i depistaggi in questo labirintico poliziesco denso e pieno di suspense come nella migliore scuola del giallo, con Roma sullo sfondo, le vie, i locali, i bistrot, il cielo che grava su un’umanità dolente con i propri problemi, i propri amori, la propria vita. Scrittura compatta, scorrevole, pur nella complessità della trama, suspense ben dosata per spingerti a chiederti che succede, c’è un unica mente sotto queste morti, un piano, dei complici tutto sotto gli occhi delle telecamere di sorveglianza, dei casamenti di uffici di una livida Roma postindustriale. Da leggere.

Cristina Pasqua ha pubblicato Diciassette (Odradek Edizioni, 2001), Fughe (pièdimosca, 2023) e forasacchi (pièdimosca, 2024). È presente nelle antologie multiperso (pièdimosca edizioni, glossa, 2022) e L’ordine sostituito (déclic edizioni, 2024). cinque è primo classificato nella sezione romanzi inediti del Premio Zeno 2022. Editor freelance, vive e lavora a Roma.

Alessandro Pera ha pubblicato Afa (Odradek Edizioni, 1999), finalista al premio Strega 2000, e In tempo di guerra e altri racconti (Lorusso, 2014). I suoi racconti sono presenti nelle antologie In ordine pubblico (Fahrenheit 451, 2005), Fragole e sangue e La rossa primavera (Edizioni Clandestine, 2007), Per sempre ragazzo (Marco Tropea editore, 2011) e Fuoco! (Red Star Press, 2018). Operatore socioculturale in percorsi educativi rivolti ai minori delle periferie romane.

:: Niente è come sembra, Stefania Gatti (Gallucci Bros, 2024)A cura di Viviana Filippini

8 ottobre 2024 by

“Niente è come sembra” è il romanzo di Stefania Gatti  edito da Gallucci Bros.  Protagonisti sono due adolescenti -Asa e Aline- che si conoscono, perché frequentano la stessa scuola (liceo classico), ma tra di loro sembra del tutto impossibile possa esserci armonia. Anzi, ogni parola, ogni azione o gesto tra loro porta a fraintendimenti che li allontanano. A renderli così distanti ci si mette anche la diversità dei caratteri che hanno. Asa vive con il padre, sua madre si  è trasferita all’estero e il ragazzo trova appoggio nell’amicizia di un’ esperta cuoca cinese non solo abile nel preparare manicaretti, ma anche nell’ascoltare e dare consigli a questo adolescente alle prese con il percorso di crescita. Asa ha un modo di  fare spontaneo, a volte un po’ troppo diretto, però questo non gli impedisce di avere una marea di amici, anche se non sempre in  amore le cose vanno come vorrebbe. Poi ha un segreto, ma nessuno (forse) lo sa: va dalla psicologa. Aline è l’opposto, lei è  silenziosa, ombrosa,  quasi senza amici e sempre pronta a difendere i diritti dei più deboli, tanto che questo suo atteggiamento la farà finire in più occasioni dalla dirigenza scolastica.  In realtà,  come Asa, anche lei ha qualcosa che pochi conoscono e che nessuno sa. Aline ama nascondersi nell’armadio a studiare, questo le permette di essere in una dimensione di pace, solo che l’armadio diventa anche per lei il luogo dal quale sentire i racconti dei pazienti della madre analista. A scuotere la giovane anche la scoperta di un comportamento inaspettato del padre.  Asa e Aline sono due universi che si punzecchiano,  stuzzicano e provocano, anche a seconda delle situazioni nelle quali si trovano coinvolti a scuola. Sarà proprio durante una seduta dalla madre di Aline, che la ragazza percepisce una voce familiare… (troppo) e da lì comincerà a cambiare qualcosa. Asa e  Aline, i due adolescenti protagonisti del  romanzo per ragazzi della Gatti, in certi momenti sono impacciati, in altri scontrosi, come per difendersi dalla paura di mostrare le loro fragilità. “Niente è come sembra” di Stefania Gatti è romanzo di formazione, ma anche una storia dove gli opposti si scontrano e attraggono in un percorso di  ricerca del proprio posto nel mondo vissuto sì in modo tortuoso, con inaspettate svolte scatenate dall’amicizia e anche dall’ amore che si pensava di non riuscire a trovare.

Stefania Gatti è nata nel Regno Unito e fin da bambina voleva fare la scrittrice. Oggi vive a Roma dove lavora come insegnante e dove ha finalmente realizzato il suo desiderio di scrivere romanzi e racconti. Nel 2016 ha pubblicato “Il mistero di Vera C.”, vincitore del premio letterario Il Battello a Vapore.

Source: inviato dall’editore.

:: La maestra del vetro di Tracy Chevalier (Neri Pozza 2024) a cura di Patrizia Debicke

7 ottobre 2024 by

Venezia e le isole che la circondano sembrano vivere fuori dal tempo. Attraversata dai suoi canali, la città sull’acqua, saldamente ancorata su pali di legno piantati nella laguna, presenta la sua splendida immagine in virtù di una statica ed eccezionale statica che pare immutabile dai secoli. Pur se solcato oggi anche da barche a motore, il tempo che scorre Venezia si direbbe diverso, come aduso a un ritmo più lento di quello che scorre nel resto del mondo, quasi fosse imprigionato dalla sua bellezza e unicità.
Caratteristica e celebrata ricchezza di Venezia è l’intrinseco splendore del vetro di Murano, lavorato nell’ isola che le sta davanti, dove da secoli consumati artefici riescono a far scaturire le loro straordinarie creazioni da sabbia, aria e fuoco. Un’isola, Murano, che pare quasi sotto il dominio della magia in grado di imprigionare e assoggettare a vita intere famiglie di abili vetrai come i Rosso.
E Tracy Chevalier, travalicando le barriere del tempo, ci accompagna nel mondo che narra la loro fiabesca epopea attraverso la figura di Orsola Rosso alla quale per questo libro si è voluto regalare le quattrocentesche sembianze e volto botticelliani di Una giovane donna oggi conservato a Francoforte presso lo Städelsches Kunstinstitut.
E nel primo capitolo del romanzo infatti siamo a Murano nel 1486. Pieno Rinascimento, con Venezia la Città d’Acqua, che domina i mari e, approfittando della sua posizione, è diventata il fulcro commerciale dell’Europa e del mondo fino ad allora conosciuto.
Come non pensare che resterà sempre ricca e potente? E proprio nel 1486, di ritorno da una visita alla nonna inferma, Orsola Rosso di appena nove anni che è finita nel canale, spinta dal fratello maggiore su invito o meglio preciso ordine della madre entrerà timorosamente nel grande e famoso laboratorio di vetreria dei Barovier sia per asciugarsi approfittando del calore della grande fornace , ma anche per guardarsi intorno …
E non appena avrà superato il cancello e il cortile, il mondo davanti agli occhi della bambina che avanza camminando sulla brina di schegge di vetro sparsa per il pavimento si trasformerà in un inimmaginabile caleidoscopio di colori e forme meravigliose. I suoi occhi potranno ammirare splendidi calici, vasi e lampadari ma ciò che la colpirà di più, prima di essere scoperta e allontanata perentoriamente come spia, sarà la figura di Marietta Barovier, la figlia femmina della famiglia. Là nella fornace Maria, che non si è mai sposata ed è o almeno pare l’unica donna in grado di imporsi in un lavoro solo maschile ed è diventata una delle rarissime maestre in quell’arte, sta lavorando a una canna particolare e multicolore per fabbricare le perle di vetro Alle donne infatti non è concesso fare altro…
I Rosso pur non all’altezza dei Barovier sono una famiglia di bravi vetrai, in grado di mantenere la loro fornace sempre accesa e condurre il loro laboratorio secondo una rigida gerarchia di artigiani che rispondono al maestro e ben affermata tra i clienti stranieri. Per volere del padrone tuttavia nonostante le velleità del figlio maggiore Marco, sono concentrati solo su una produzione ridotta ma di altissimo livello.
Ma quando Orsola avrà diciassette anni, la morte incidentale e improvvisa di suo padre, anche per l’inesperienza e presunzione dell’erede e figlio maggiore, non in grado di far funzionare al meglio la bottega, ridurrà la famiglia quasi in povertà, proprio Maria Baruvier la donna che otto anni prima l’aveva cacciata dalla vetreria, deciderà di aiutarla e le proporrà di fare le perle di vetro spiegando: «Ci sono due modi per fare le perle: tagliare le canne di vetro e modellare i pezzi o lavorarle una per volta sulla fiamma. Metti il vetro in cima a un’asticella di metallo e lo fai fondere, per poi dargli la forma che vuoi. Io non sono molto brava in questo, ma ho una cugina che ti può insegnare. Si chiama Elena Barovier e abita dietro San Pietro Martire. Domani sera vai da lei e chiedile di mostrarti come si fa. Mi pare di ricordare che abbia un lume in più. Le dirò di prestartelo».
Sarebbe un lavoro che Orsola potrebbe fare in casa…
Lei, conquistata dalle squisita bellezza di quelle perle, vorrà farlo. E anche se teme che una manciata di perle non possa bastare a pagare i debiti della vetreria Rosso, accetterà il consiglio e s’impegnerà strenuamente per imparare. Innamorandosi presto di quel lavoro. Il suo colore preferito sarà quello della laguna, verde ma con i riflessi azzurri del cielo, ciò nondimeno piano piano le sue perle acquisteranno tutte le possibili forme e colori perché è brava, la porteranno a cercare di prendere in mano il destino della sua famiglia. E tuttavia, nonostante la sua capacità di trattare il vetro, non potrà fare altro che le perle, all’inizio di nascosto, al lume della cucina, e in seguito apertamente, ma sempre in lotta con le abitudini e i pregiudizi della sua epoca .
Costringendola persino a battersi per essere riconosciuta come una vera artigiana, che cerca disperatamente di sfidare le dominanti convenzioni sociali.
Attraverso i secoli, Orsola sarà testimone di Venezia costretta ad adattarsi ai cambiamenti, mentre i suoi amatori continueranno ad arrivare, pur diversi nel tempo. Nel frattempo la sua arte si perfezionerà, le sue realizzazioni diventeranno speciali, in grado di proporre gocce rosso sangue per il décolleté di Giuseppina Bonaparte e perle nere e oro per la marchesa Casati.
Le sue creazioni viaggiano in tutto il mondo mentre dal laboratorio dei Rosso escono sempre nuovi ricercati capolavori. La famiglia cresce mentre Orsola conserva il ricordo di un impossibile amore : rammentato solo dall’arrivo, anno dopo anno, dalla Boemia a Murano, addirittura per secoli di perfetti delfini di vetro.
Eh sì, perché percorre ben sette secoli, la storia de La maestra del vetro scritta da Tracy Chevalier e tradotta da Massimo Ortelio, secoli in cui il mondo attorno a loro cambia completamente.
La laguna invece è sempre là immobile dall’inizio della storia con il Canal Grande a non più di mezz’ora di gondola da Murano quando a Orsola pareva quasi un paese lontano ed esotico.
Lei, nonostante le tante difficoltà e i contrasti del mercato, è riuscita a mantenere alto il nome dei Rosso dimostrando come talento e determinazione possono far superare ogni ostacolo. Nel corso del tempo fino ai nostri giorni i Rosso vedranno trionfi creativi e drammatiche sconfitte , grandi successi e imprevedibili disastri , ma Orsola saprà sempre risollevarsi e andare avanti forte e indistruttibile come la Città d’Acqua. L’ equilibrio economico dell’arte vetraia stenta a varcare i secoli, costretto a subire le esigenze degli acquirentia esibire la vocazione di generazioni, semplificandola in piccoli gadget per i turisti. Un necessario adattarsi per andare avanti ma sempre senza rinunciare all’iniziativa e all’incanto della creatività.
Ma mentre gli anni volano, trasformandosi in secoli sulla terraferma, su Murano e nella laguna le persone invecchiano appena : vivono un’altra dimensione pare , diversa, fatata?
Può essere difficile rendersi conto del passare del tempo, magari talvolta può apparire anche a noi passare più in fretta piuttosto che ad altri ? E se in luoghi magici, speciali come Murano e Venezia gli orologi si muovessero molto più lentamente ? E se gli artigiani della Città d’Acqua e dell’Isola di Vetro invecchiassero in un altro modo rispetto al resto del mondo?

Tracy Chevalier è autrice di 11 romanzi, incluso il bestseller internazionale LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA, che ha venduto oltre 5 milioni di copie ed è stato trasformato in un film candidato all’Oscar con Scarlett Johansson e Colin Firth. Americana di nascita, britannica per geografia, vive tra Londra e il Dorset. Il suo ultimo romanzo è ambientato a Venezia e segue una famiglia di maestri vetrai nel corso di 5 secoli.

:: “Maria di Magdala. Peccatrice-discepola- apostola- mistica” di Rosanna Raffaelli Ghedina (Edizioni Segno 2024) a cura di Daniela Distefano

7 ottobre 2024 by

Maria di Magdala, con il suo carattere forte, passionale e impavido, all’ennesimo crollo sa guardarsi dentro e questa umiltà che si fa spazio nell’abbattere il più forte dei démoni che la possiedono, l’orgoglio, le permette l’ascolto della Parola. Non rinnega né distrugge tutte le componenti che avevano costruito le sue Tenebre, ma le volge al bene con la Fiducia in Dio, tenacemente spingendo la barca della sua vita verso l’Amore che salva. Ella ha saputo risorgere per sua volontà dal sepolcro del suo vizio, ha saputo strozzare Satana che la teneva schiava, e ha sfidato il mondo per il suo Salvatore. Per questo Gesù la sceglie perché Lo veda per prima, dopo Sua Madre, e le affida l’incarico di annunziare la Sua Risurrezione e la sua Ascensione, meritandosi così d’essere riconosciuta l’apostola degli apostoli. La grande redenta del Vangelo si impone con tutto il trasporto del suo appassionato temperamento, con l’impetuosità del suo carattere, con la virilità indomita del suo eroismo, svelando le tappe del suo Cammino a chi vuole cogliere il senso del percorso del ciclo teologico della Misericordia (penitenza e riconciliazione), utile anche per poter realizzare in noi l’eterno, sacro femminino. Il libro si rivolge quindi a tutti, non solo alle donne ma anche agli uomini. Con la legge dell’Amore, Maddalena trasforma l’eros, l’amore ripiegato su se stesso e sui propri piaceri e vizi, che l’aveva travolta nel buio della colpa, in àgape fraterna e poi in carità perfetta con l’aiuto e in comunione con Lui.

La grandezza di Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, soprannominata Maria di Magdala o Maria Maddalena si fa Esempio e Riconoscenza imperituri. Ogni innamorato del Dio-Amore vive e metabolizza il processo di trascendenza: da peccatore a discepolo, quando fa scendere fino nel profondo del proprio cuore la Parola, che agisce sull’anima privandola dell’orgoglio e promettendogli di acquisire umiltà, conoscenza di sé. Maria Madalena ha fronteggiato con coraggio e sottomissione anche le critiche degli stessi apostoli, le accuse dei farisei e dei romani. Ha veramente incarnato lo spirito eletto della comprensione e della speranza di tutti i peccatori del popolo cristiano.

Gesù Cristo, il Maestro e Verbo divino, l’Uomo-Dio che è puro Amore e Misericordia infinita, nella sua Bontà immensa ha sollevato così in alto il pentimento per la salvezza dell’umanità fino a elevarlo al grado più eccelso possibile. A questo fine Egli ha messo sotto i nostri occhi due grandi esempi, uno nell’antico Testamento e uno nel Nuovo Testamento, quali modelli perfetti della riabilitazione dal peccato causata dalla penitenza: re David e Maria di Magdala (modello dell’amore penitente, modello della “parte migliore”, la contemplazione che dona all’animo lo splendido manto della Grazia).

:: Nonnamatta e la caccia ai mostri di Moni Nilsson, Illustrazioni di: Anna Fiske (Gallucci Editore 2024)

5 ottobre 2024 by

Tra spedizioni notturne, trappole per mostri e portali segreti nella foresta, una nonna eccentrica e piena di risorse accompagna il suo nipotino in un’avventura scaccia paure.

Da quando a scuola ha sentito parlare di mostri, Frasse ha gli incubi e non riesce a dormire se non ha vicino il papà. È un bel problema: dovrà rinunciare al pigiama party a casa di Pollicione? Per fortuna è giovedì e a prenderlo a scuola verrà la sua formidabile nonna, che tutti chiamano Nonnamatta perché un nipotino che non riusciva a pronunciare il suo nome, Marta, lo ha storpiato così. Nonnamatta non è come gli altri della sua età: lei non parla di acciacchi, non ha paura di niente, è una fonte inesauribile di avventure spericolate e in più sa tutto di magia. Quando scopre della paura di Frasse, le viene subito un’idea: nonna e nipote preparano lo zaino e partono in treno per una spedizione nel bosco mostruoso. Per vedere se i mostri esistono davvero e nel caso affrontarli una volta per tutte. Frasse è spaventato a morte, ma anche emozionato: e se riuscissero a catturare un vero mostro? Comincia così un’impresa piena di sorprese più esilaranti che spaventose, fra veglie notturne, trappole per mostri, portali segreti, incontri inattesi – e la scoperta che niente, in fondo, è come sembra. Età consigliata: a partire da 6 anni.

Moni Nilsson è una delle più apprezzate autrici per l’infanzia svedesi, premiata con la Targa Nils Holgersson e membro dell’Accademia svedese dei libri per bambini. Si è affermata a livello internazionale con la serie dedicata a Tsatsiki.

Laura Cangemi Laureata in Lingue e Letterature Moderne all’Università Statale di Milano, dal 1987 svolge l’attività di traduttrice dallo svedese e dall’inglese. Tra gli autori svedesi che ha tradotto si annoverano Ulf Stark, Maria Gripe, Annika Thor, Åsa Lind, Henning Mankell, Per Olov Enquist, Mikael Niemi, Peter Englund, Katarina Mazetti, Ingmar Bergman, Klas Östergren. Collabora con le più importanti case editrici italiane e ha al suo attivo oltre duecento titoli. Nel 1999 ha ricevuto il Premio San Gerolamo per la traduzione (sezione letteratura per l’infanzia) e nel 2013 il Premio per la traduzione della Fondazione Natur & Kultur, assegnato dall’Accademia di Svezia. È inoltre interprete di conferenza grazie a un corso frequentato al Parlamento Europeo e coordinatrice dei servizi di interpretariato e traduzione del Festivaletteratura di Mantova, con cui collabora fin dalla prima edizione. Dal 2013 al 2016 ha coordinato e condotto un seminario di formazione per traduttori di letteratura svedese per ragazzi finanziato dallo Swedish Arts Council.

:: Personaggi precari edizione finale di Vanni Santoni (Voland 2024) a cura di Valentina Demelas

5 ottobre 2024 by

Teti, che ha una famiglia disfunzionale; Roberto, quello che non si accontenta; Annabella, molto golosa, dal temperamento allegro; Tosca, bellissima, che è sicura che le basti agghindarsi in modo bizzarro per essere considerata anche eccezionale; Peppe, che aspetta – non si sa se con apprensione o eccitazione – il prossimo coprifuoco; Orlando, il Maschio Alfa; Federico che ha il cuore spezzato e si deve ripigliare; Pietro, il finto pendolare che nasconde a tutti, da diciassette anni, di avere perso il suo prestigioso impiego da dirigente; Eric, che sente di avere incontrato la donna ideale, ma pensa anche che, probabilmente, sia un amore impossibile: ecco alcuni degli oltre quattrocento Personaggi precari che Vanni Santoni ci presenta in questo volume edito per i tipi di Voland. La quarta, aggiornata e definitiva raccolta di tanti antieroi di provincia, individui medi – così estremamente familiari – tante identità e personalità variegate, atipiche, in cui il lettore può addirittura riconoscere tratti comuni a parenti, colleghi, amici, vicini di casa, insegnanti e compagni di scuola incontrati nel tempo, ma anche e soprattutto parti di sé. I primi Personaggi precari, nati quasi vent’anni fa nel blog che Vanni Santoni curava sulla piattaforma “Splinder”, diedero il via a uno dei progetti letterari più longevi e celebrati della scena editoriale italiana.

L’autore ci racconta una precarietà esistenziale e psicologica, non meramente lavorativa o economica, non limitata al mondo dei giovani. Dall’adolescente al pensionato, osserviamo – a distanza – personaggi di ogni età, contesto ed estrazione sociale. Entriamo in contatto con loro tramite riflessioni, flusso di pensieri, descrizione fisica, scheda anagrafica, chat, brevissimi scambi di battute, debolezze, bugie bianche, piccole e grandi illuminazioni, frustrazioni, convinzioni, speranze, delusioni, tic che suscitano tenerezza, biasimo, a volte anche simpatia. Non lasciano mai indifferenti. Li vediamo indossare maschere che si sgretolano e armature bucate, tutti figli di una mentalità e di una società che stanno lentamente mutando. Un panorama umano in affanno, ma disperatamente autoconsapevole con cui l’autore ha portato la narrazione del precariato dalla mera cronaca alla struttura stessa del testo, dando vita a un vero e proprio universo di monadi stranite, ironiche, malinconiche e spietate.

Lo stile di Santoni è incisivo, attento, preciso e, poiché il “tempo” dei Personaggi precari è la contemporaneità, la scelta della prosa frammentaria, della micro-narrazione e dell’epigramma risulta perfetta, ideale. L’autore immortala ogni personaggio in un imprecisato “momento presente” che, inglobando l’attesa, forse infinita, di un cambiamento imminente, non lo definisce completamente, tuttavia lo qualifica – senza giudizio, ma senza scampo – come il frutto delle proprie scelte e del proprio vissuto.

Pagina dopo pagina, inevitabilmente, ci si sorprende a domandarsi cosa accadrebbe ai Personaggi precari se potessero – riuscissero – a liberarsi dalle gabbie mentali proprie e altrui. Se avessero modo di trovare una sorta di pacificazione, riconciliarsi con se stessi e con i fantasmi del proprio passato. Con alcuni si empatizza, di altri si sorride, altri ancora non li si vorrebbe come amici.

Numerosi personaggi sono inconsapevoli di essere “precari”. La scrittura brillante suggerisce evoluzione, non staticità. Il lettore è spettatore di una condizione emotiva ed esistenziale labile, forse obbligata; in molti casi – si immagina o si spera – certamente non definitiva.

Un libro appassionante, divertente, che si legge in poche ore e si presta a più riletture. Leggero, ma al contempo foriero di emozioni e interessanti, intelligenti e ironici spunti di riflessione.

Vanni Santoni (1978) ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008, Laterza 2019), Se fossi fuoco, arderei Firenze (Laterza 2011), la saga di Terra ignota (Mondadori 2013-17), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, candidato al Premio Strega), I fratelli Michelangelo (Mondadori 2019), La verità su tutto (Mondadori 2022, Premio Viareggio selezione della giuria) e Dilaga ovunque (Laterza 2023, Premio selezione Campiello), oltre al saggio La scrittura non si insegna (minimum fax 2020) e alla raccolta poetica Altre stanze (Le Lettere 2023). Scrive sul “Corriere della Sera”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio stampa Voland.

:: Shanghai Surprise di Tony Kenrick (Rusconi 1986) a cura di Giulietta Iannone

3 ottobre 2024 by

Allora, mettetevi comodi e preparate i pop corn, sarà una lunga, e spero divertente recensione di un romanzo altrettanto divertente scritto da un signore di nome Tony Kenrick, nato a Sydney nel 1935 e tutt’ora vivente sebbene abbia smesso di scrivere ormai dal 1991, per lo più thriller fiction e romanzi polizieschi umoristici sulle orme di Donald E. Westlake e Lawrence Block. Il romanzo si intitola Shanghai Surprise (Faraday’s Flowers, Doubleday, 1985) e se non era per Madonna e Sean Penn che ne fecero una versione cinematografica piuttosto castigata (va bè anche alquanto discutibile, ne ho parlato qui) forse in Italia non sarebbe stato mai tradotto e invece finì in allegato con Gente (per giunta in edizione integrale) supplemento al n° 28 del 1989 ed edito nel 1986 da Rusconi nella bella traduzione di Hilia Brinis. Sorge il dubbio che quelli di Gente non l’abbiano davvero letto, perchè è piuttosto esplosivo sia per alcune scene che per lo spirito goliardico di fondo che non ne fa un romanzo di avventura per ragazzi classico. Anzi i bambini dovrevvero starci lontano, come ebbe a dire un noto critico che recensì il film in cui recitò Madonna nella parte di una missionaria laica di nome Gloria Tatlock alla ricerca di una cassa di oppio perduto, i famosi fiori di Faraday. Protagonista della vicenda è Glendon Wasey, un cattivo ragazzo un po’ cialtrone se vogliamo che si guadagna da vivere commerciando gli oggetti più improbabili su e giù per i quattro mari, quando inizia la storia deve portare, e cercare di smerciare, a Los Angeles alcune casse di cravatte fosforescenti di dubbio gusto. Ma il suo viaggio si ferma a Shanghai quando viene scaricato nel porto con le sue casse, mezzo ubriaco, con la barba di tre giorni e un gergo piuttosto colorito in perfetto dialetto di Shanghai che attira l’attenzione di un missionario, il signor Burns, e della sua assistente, la bella, ingenua (va bè neanche tanto) e dolce signorina Tatlock di cui parlavamo prima. La sua abilità con il dialetto locale ne fa il candidato ideale per girare i bassifondi della città in cerca di una cassa di fiori di papavero grezzo ancora da raffinare, che i pii missionari vorrebbero trasformare in morfina per alleviare le sofferenze dei soldati, (dal 1937 Shanghai è occupata dai giapponesi), anche per non vederlo trasformato in oppio per le numerose fumerie d’oppio locali, gironi infernali in cui gli schiavi di quella droga si lasciano morire di inedia. Inizia così una girandola di avventure tra il goliardico e il comico con gag anche notevolmente grezze e la descrizione di un amplesso tra Mr Wasey e China Doll, una prostituta che si vede come un’antica concubina, che dura diverse pagine. Kenrick è un ottimo scrittore, molto visionario, la sua scrittura è un fiume in piena di invenzioni, doppi sensi e giochi di parole ma cosa era lecito negli anni ’80, non è più lecito oggi dove alcune gag verrebbero sicuramente censurate e non si ride più per certe battute. Droga, prostituzione, omosessualità, affermazioni vagamente razzistiche e maschilistiche non dovrebbero essere usati per battute comiche, come dicevo la sensibilità è cambiata, ma lo spirito anarchico e dissacratorio di questo libro permane strappando qualche sorriso anche se amaro. Mi accorgo di aver deviato dai presupposti iniziali, facendo infine anche delle valutazioni serie, ma si sa l’umorismo deve avere sempre un fondo di cattiveria per fare davvero ridere sebbene tutto rientri in una farsa buffa che sbeffeggia i mali che stigmatizza. La cosa più inverosimile di tutto il libro è quando la signorina Tatlock seduce Wasey per renderlo in obbligo e spingerlo a continuare la ricerca dell’oppio sebbene stia diventando pericoloso dato che ci sono coinvolti anche i delinquenti locali per nulla intenzionati dal farsi soffiare il ricco bottino nel loro territorio, che comunque si limitano a dargli avvertimenti, perchè non si uccide un americano, facendo di conseguenza arrabbiare i banchieri che ritirerebbero i loro capitali. Quando Wasey finisce letteralmente in una cisterna di liquami, o viene torturato in una cantina odorosa di muffa da un cinese molto, molto cattivo, si ride amaro, come quando l’autore descrive i corpi delle vittime dell’oppio raccolti agli angoli delle strade da carretti di “monatti” e buttati senza sepoltura nel fiume, o quando descrive i profughi che Shanghai raccoglie che muoiono di fame e di freddo nell’indifferenza generale. Insomma, fatte le debite premesse è un libro da leggere, può piacere o non piacere, questo dipende naturalmente poi dalla sensibilità personale.

:: L’estate dei Morti di Giuliano Pasini, (Piemme 2024) a cura di Patrizia Debicke

3 ottobre 2024 by

Estate dei Morti, fine ottobre primi di novembre e secondo romanzo di Giuliano Pasini con per scenario Case Rosse, piccolo borgo rurale dell’Appennino modenese e sede di un ridotto commissariato di polizia. Anche stavolta con come protagonisti il commissario Roberto Serra ormai vecchia conoscenza dei lettori Piemme e l’agente speciale Rubina Tonelli, intelligenti, capaci, fuori dagli schemi ed entrambi con un passato denso di sofferenza e benché costellato di risultati anche di sfregi professionali. Serra trasferito a Case Rosse, il borgo di mille anime arroccato sull’Appennino emiliano dove nel 1995 aveva trovato per la prima volta rifugio per fuggire da quelle indagini e da quegli omicidi che a Roma lo stavano distruggendo, ritornato là da quattro anni per sua scelta, convinto che gli potesse servire. L’ha fatto forse perché sperava di riuscire a chiudere lassù con i fantasmi che l’ossessionavano e magari farcela a controllare la sua sindrome e la sua vita? Cosa tutt’altro che semplice. Anche se a Case Rosse era finalmente riuscito a chiudere con l’alcol, pericolosa terapia per la Danza quel suo incontrollabile dono, ma condanna e maledizione E proprio ai suoi ordini, a Case Rosse, era finita anche Rubina Tonelli romagnola dai capelli rossi, giovane, stizzosa, viziata economicamente da un padre ricchissimo e spedita a scontare un periodo di punizione per aver avuto il grilletto tropo facile in un’operazione di polizia.
Una ragazzina con voce angosciata verso sera chiama da una cabina telefonica al commissariato di polizia di Case Rosse. Le risponderà l’agente scelto Rubina Tonelli. La sua interlocutrice, che dice di chiamarsi Sibilla Mari e di avere quattordici anni, la supplica di accorrere, a Montecuccoli. In un vecchio casale ci sono due morti. Li ha uccisi la Borda, il mostro che ammazza grandi e piccini. e ora lei deve scappare via, ha paura che torni …
Rubina Tonelli che è sola in commissariato prova a rintracciare Serr , anche se sa che essendo il suo giorno libero, il commissario è a Bologna a trovare la figlia. Si limita allora a lasciargli un messaggio poi, dopo aver miracolosamente appurato da Alver, all’Osteria del paese, che strada fare per raggiungere Montecuccoli , salta sulla sua Mustang e, seguendo le indicazioni, troverà la cabina telefonica dalla quale è partita la richiesta di aiuto della ragazzina con il telefono a penzoloni e poco oltre un parcheggio con due auto: una Ypsilon beige e una Lancia Delta Martini bianca . È buio ormai, e lei non ama l’ oscurità . Ciò nondimeno raggiunge il vecchio casale segnalato nella telefonata e all’interno scopre un uomo ucciso a coltellate e un altro legato e strangolato, con evidenti segni di pratiche erotiche Bondage. Un orrendo spettacolo, con il sangue delle due vittime che è schizzato dappertutto. E lei e Serra che, trovato sul telefono il suo messaggio ha chiesto rinforzi e l’ha raggiunta, entrando in quella casa inquineranno per forza in parte la scena del crimine.
Peccato che già all’arrivo di Serra la Ypsilon beige che Rubina è sicura di aver visto nel parcheggio sia sparita. E la ragazzina della telefonata, che ha dichiarato di chiamarsi Sibilla Mari, figuri per la polizia morta vent’anni prima. Insomma nell’autunno del 1994 annegata nel pozzone, lo stagno limaccioso poco lontano dal casale che sua madre, Caterina detta la Stria, la Strega aveva poi fatto interrare e spianare con una colata di cemento. E quando allora era stata ritrovata con lei c’era Luce, la sua migliore amica, che aveva sempre giurato e spergiurato di non essere entrata in acqua. Anche se quando l’avevano ritrovata fuori di sé sulla riva, era bagnata fradicia…
E oggi il casale in cui è avvenuta la strage è proprio quello dove abitava Luce, ormai trasferita da anni con la sua famiglia e poi sparita.
Spetterà al commissario Roberto Serra e all’agente scelto Rubina Tonelli affrontare questa brutta storia che dovrà anche riportare alla luce e chiarire gli allucinanti risvolti di quell’inquietante disgrazia mai dimenticata.
Per individuare l’assassino, dovranno accettare di penetrare nel più fitto del mistero, ripartendo dal più profondo, dove si può reperire di tutto, dalla leggenda della Borda alla Stria, simboliche figure che impersonano il male e la cattiva magia, ad altre creature, vere? di fantasia? E che sicuramente sanno come muoversi, fanno paura, conoscono e custodiscono tutti i peggiori segreti. Ma non basta perché per farcela davvero dovranno arrivare a decifrare i tanti insondabili perché e le inimmaginabili conseguenze dell’oscuro epilogo di una lontana tragedia.
E da soli, ma e soprattutto con l’ indispensabile aiuto del commissario Corazza della questura di Modena, e il benevolo appoggio e supporto tecnico scientifico del comandante del Ris, il celebre generale Minimo, dovranno riuscire a sbrogliare le fila di un caso che pare allungare esotericamente i suoi artigli fino a coinvolgere sia i vivi che i morti.
Un’altra storia di Pasini interpretata dai suoi due singolari protagonisti afflitti dalle tante problematiche della loro vita, familiari e non, che dovranno affrontare e a loro modo sconfiggere insieme o da soli molti dei propri demoni.
A cominciare da Serra che, perseguitato dalla “Danza”, è stato abbandonato dalla compagna, ha problemi con la figlia bambina e teme che anche lei possa in futuro soffrire come lui . Rubina Tonelli invece, angosciata dai suoi eccessi, infierisce su se stessa, si droga o fa eccessivo uso di tranquillanti, pur continuando a lottare per non lasciarsi andare. Due emarginati che nel reciproco aiuto, pian piano riusciranno forse a ritrovare se stessi?
Affondando a piene mani in alcune millenarie occulte tradizioni emiliane appenniniche e coinvolgendo nelle sue pagine forze apparentemente sovrannaturali, Giuliano Pasini si diverte di nuovo a costruire un diabolico e indovinato thriller psicologico. Un romanzo che tuttavia anche stavolta evidenzia come il vero e unico mostro che abita la Terra sia l’uomo.

Giuliano Pasini è nato a Zocca (Modena) nel 1974 e vive a Treviso. Ha esordito nel 2012 con il romanzo Venti corpi nella neve (TimeCRIME) che ha ottenuto un notevole successo di pubblico. “Nuova stella del thriller italiano” secondo Antonio D’Orrico del “Corriere della Sera”, ha pubblicato con Mondadori la seconda avventura di Serra Io sono lo straniero e partecipato all’antologia Alzando da terra il sole. I suoi romanzi, tradotti in Germania, Austria e Svizzera, si sono aggiudicati i premi Mariano Romiti, Massarosa, Provincia in giallo, Sapori del giallo, Lomellina in giallo.

:: Dal libro al cinema: Shanghai Surprise di Tony Kenrick a cura di Giulietta Iannone

1 ottobre 2024 by

Film di culto per alcuni, immane boiata per altri, Shanghai Surprise fu sicuramente accolto da una ridda di recensioni pessime da una critica inferocita che per essere precisi lo polverizzò, non concedendogli nessun lato positivo, sebbene rivedendolo oggi, fu girato da Jim Goddard nel 1986 e coprodotto da George Harrison, ci presenta una deliziosa Madonna, incantevole davvero nella parte della giovane e ingenua missionaria laica Gloria Tatlok alle prese con un carico d’oppio scomparso e con un avventuriero un po’ sbruffone, interpretato dall’allora marito Sean Penn, abbastanza credibile nell’improbabile e quantomai bizzarra parte del commerciante di cravatte fosforescenti, Glendon Wasey. C’è da dire che tutto parte da un divertente romanzo, un tantino scollacciato, di Tony Kenrick del 1983 Faraday’s Flowers, impossibile da portare sullo schermo in versione integrale date alcune scene, e uno spirito goliardico di fondo, consigliabile solo a un pubblico adulto. Ne hanno invece fatto un film di avventura accessibile a tutti, epurandolo, quasi del tutto, dalla parte più sovversiva della storia, densa di un umorismo anche rozzo e poco addomesticato. Della funambolica e visionaria scrittura di Tony Kenrick poco rimane, ma è la storia di per sè non priva di gag ad effetto e colpi di scena, che lo rendono un film per certi versi da rivalutare nella filmografia di Madonna. Insomma non era un’attrice così pessima, la sua parte, per quanto limitata in una sceneggiatura attenta a non urtare troppo la sensibilità del pubblico (il libro è tutta altra storia pensiamo solo alla scena di seduzione tra China Doll e Glendon Wasey) è fresca e briosa, trasmette anche una dolcezza espressiva riscontrabile non solo dai suoi più accaniti fan. Allora abbiamo un carico d’oppio, appartenuto a un avventuriero occidentale, Walter Faraday, che diventa ambito da diversi personaggi uno più strampalato dell’altro, e ricercato dalla signorina Tatlock e dalla sua Associazione per scopi trapeutici (per farne morfina per i soldati). La signorina Tatlock sulle prime non è convinta che Glendon Wasey sia l’uomo giusto da impiegare nella ricerca, ma poi si ricrede date le mille risorse che sembra avere. Naturalmente Glendon Wasey si accorge subito che la situazione si fa pericolosa, e vorrebbe svicolare, ma la signorina Tatlock ha metodi convincenti per non farlo scappare via a gambe levate. Divertente il colpo di scena finale che non anticipo, anzi ce ne sono due, entrambi ben assestati. Non dico che sia un capolavoro, ma per una serata senza pensieri, è un’apprezzabile visione.