:: Note di lettura di Patrizia Baglione: Non ti muovere di Margaret Mazzantini

4 gennaio 2025 by

“Non ti muovere” segue la vita di Timoteo, un chirurgo di successo, che si trova a dover affrontare una crisi personale e professionale quando sua figlia, Angela, subisce un grave incidente. La narrazione si snoda attraverso flashback che rivelano i suoi ricordi e le sue esperienze passate, in particolare il suo tumultuoso rapporto con una donna di nome Italia, che ha avuto un impatto significativo sulla sua vita. 

La storia esplora la dualità tra l’amore e l’attrazione, il desiderio e il dovere, e mette in evidenza le debolezze e le contraddizioni del protagonista. La scrittura di Mazzantini è caratterizzata da una prosa lirica e coinvolgente. Il titolo “Non ti muovere” si riferisce a un invito a fermarsi e riflettere, sia sulle scelte fatte che su quelle da fare in futuro. La dimensione del rimpianto è centrale, mentre il racconto si sviluppa attraverso dialoghi intensi e momenti di profonda introspezione.

:: Nuova casa editrice: nero_latte

3 gennaio 2025 by

Fondata da Patrizia Baglione, la casa editrice nero_latte è specializzata nella pubblicazione di opere di poesia e albi illustrati. Si accettano anche manoscritti ibridi (testo poetico allegato con foto o Illustrazioni). 

Il progetto editoriale è mosso da una grande passione per le parole. Senza dimenticare la carta, i colori, la texture delle pagine, l’odore. 

La bambina raffigurata nel logo è a cura dell’illustratrice Alessia Iuliano. Questa vecchia bozza, da lei realizzata, è stata fortemente voluta e adottata così come si vede. Con tutte le sue linee guida sul volto. 

Morii per la bellezza, ma ero appena 

composta nella tomba 

che un altro, morto per la verità, 

fu disteso nello spazio accanto. 

Mi chiese sottovoce perché ero morta 

gli risposi “Per la Bellezza”. 

“E io per la Verità, le due cose sono 

una sola. Siamo fratelli” disse. 

[Emily Dickinson]

Autenticità e bellezza sono i valori più apprezzati. Così come onestà e ascolto. nero_latte sarà la prima ad impegnarsi per portare in alto tutto quello elencato poc’anzi.

:: Liberi di Scrivere Award quindicesima edizione – Le votazioni

1 gennaio 2025 by

Sono aperte le votazioni per il miglior libro edito nel 2024, potete esprimere il vostro voto nei commenti. E’ valido un solo voto per lettore.

Potete votare nei commenti del blog qualsiasi libro italiano e straniero uscito nel 2024, poi lo inserisco nella lista.

C’è tempo di votare fino alla mezzanotte di mercoledì 15 gennaio. Giovedì 16 gennaio sarà proclamato il vincitore, e il secondo e terzo classificato. Menzione d’onore per il traduttore il cui libro otterrà più voti.

Buon voto a tutti!

NB: i commenti sono in moderazione.

Classifica:

Takeko – Storia di una samurai di Daniele Cellamare (Les Flaneurs Edizioni, 2024) 2 VOTI

Ecoceanica: Futuri dal Sud globale. FutureFiction 1 VOTO

L’estate dei morti, di Giuliano Pasini, edito da Piemme 1 VOTO

Io ti vendicherò di Fiorella Borin history crime di delos digital 1 VOTO

Siamo qui per farci male, di Paula D. Ashe – Editore Zona 24 1 VOTO

L’ oro e la patria. Storia di Niccolò Introna, eroe dimenticato”, di Federico Fubini 1 VOTO

Menzione per il migliore Traduttore:

Claudio Kulesko

a Davide Mana per il suo contributo come narratore, traduttore e saggista, e per il suo impegno di divulgatore culturale che ha portato avanti negli anni con rispetto, competenza e passione.

:: Racconti di Sebastopoli, Lev Tolstoj (Voland 2024), a cura di Viviana Filippini

29 dicembre 2024 by

Tolstoj visse in prima persona la guerra di Crimea, quella che assediò Sebastopoli nel 1854 e che è diventata protagonista poi dei “Racconti di Sebastopoli”, pubblicati in nuova edizione da Voland, con la traduzione di Leonardo Marcello Pignataro e la prefazione di Alessandro Barbero.  I tre racconti sono come tre quadri di cronaca del tempo,  identificati nei mesi di dicembre, maggio e agosto 1855 e si pongono come un’importante testimonianza su una guerra del passato dove era già in bilico e minato da tensioni l’equilibrio tra Occidente  (Impero Austroungarico) e Oriente  (Impero Russo). Nel primo racconto (dicembre) lo scrittore – che durante l’assedio si trovava sui bastioni di Sebastopoli come soldato d’artiglieria – introduce la vita nella e della città,  passando in rassegna l’assedio per le vie cittadine, con i soldati in essa presenti e pronti (più o meno) a dare la propria vita per la patria. Questi militari si mescolano ai civili, e si dimostrando pronti a combattere anche quando sono feriti, sfidando quel senso di morte e di putrefazione che incombe sulla linea di combattimento. Il secondo momento narrativo (maggio) vede Tolstoj concentrarsi in modo maggiore su alcuni personaggi presenti in guerra, sono più o meno nobili, mandati al fronte con le loro ferite fisiche ed emotive personali che vanno ad unirsi alle sofferenze scatenate dalla guerra.  Chi sono costoro? Eroi  pronti a tutto? Quello che si comprende è che questi personaggi sono uomini, nei  quali il bene e il male – come altre sensazioni contrapposte- convivono, e sono stati mandati lì a combattere al fronte, in certi casi senza nemmeno sapere o capire il perché,  in quanto deciso da altri. Il lettore ascolta i loro discorsi le loro parole e li vede agire, tanto da ritrovarsi immerso in prima linea dove chi combatte, oltre a cercare di sopravvivere si domanda quale sia il senso di tutta questa morte e distruzione. Leggendo i discorsi dei diversi militari si passa dal linguaggio forbito a quello più terra a terra, di coloro che sono analfabeti o hanno basi scolastiche minime, a dimostrazione che la precarietà, senso di morte e distruzione della guerra non fanno differenza tra nessuno. L’ultimo racconto (agosto) narra la città dopo la fine dell’assedio e ciò che di essa e in essa resta. I tre racconti di Sebastopoli furono importanti per Tolstoj, perchè dopo quell’esperienza vissuta sul campo e narrata si convinse sempre più di voler fare lo scrittore. In realtà, questi scritti sono di valore anche per noi lettori, in quanto fondamentale testimonianza di quella che fu la Guerra di Crimea del 1854 e di come veniva fatta la  battaglia nel XIX secolo.  Una vera e propria cronaca del tempo che ci racconta quanto la Sebastopoli del passato e quella del presente siano ancora terra martoriata. I “Racconti di Sebastopoli”  di Lev Tolstoj sono un libro di ieri dove l’autore narra la guerra vista in prima persona mettendo in evidenza quanto essa sia crudele e assurda. Questa non è solo attenzione al dettaglio da parte dell’autore russo, ma è la capacità di restituire ai lettori a lui coevi e a noi di oggi, lo spaccato di un mondo che ormai è passato, o forse c’è ancora, ma cambia la sua forma di presentarsi ai nostri occhi.

Lev Tolstoj è considerato uno dei massimi scrittori di tutti i tempi. La sua profonda volontà di rinnovamento nei confronti della società russa ne fece un audace saggista in campo politico, filosofico e critico. Per il suo agire T. venne scomunicato della Chiesa russa e attacato della censura. Le suo opera sono cariche di forza morale, e i suoi scritti e i suoi insegnamenti filosofici hanno esercitato un enorme influsso su tutta la letteratura russa ed europea dei secoli successivi. Fra le sue opere maggiori ricordiamo “Guerra e pace”, “Anna Karenina”, “La sonata a Kreutzer”, “I racconti di Sebastopoli”, “I cosacchi”, “La morte di Ivan Il’ič”, “Infanzia, adolescenza, giovinezza” e “Resurrezione”.

Source: ufficio stampa Voland.

Se fossi Lady Oscar, uscito per Odoya edizioni a cura di Elena Romanello

29 dicembre 2024 by

4f090aa2-4856-4194-a422-567dcc17a123Mi avessero detto da ragazzina che un giorno mi sarei occupata di un personaggio dei manga e degli anime che adoravo già allora come Lady Oscar, non ci avrei forse creduto, anche se va detto che da un certo punto in poi, una volta passate le paturnie adolescenziali che mi avevano allontanata da queste mie passioni, mi sono molto impegnata in tal senso collaborando con fanzine e giornali, realizzando pagine web e scrivendo saggi e racconti.
Conoscevo da tempo la casa editrice Odoya di Bologna, che ha fatto uscire vari libri interessanti sulla cultura del fantastico e nerd, gli avevo sottoposto alcuni miei progetti e si è concretizzato quello su Oscar, partendo da una collana loro varata da non molto tempo, nata come Agire e pensare su ispirazione di un’iniziativa analoga francese e poi diventata Se fossi… un determinato personaggio.
Ho scelto Lady Oscar, che ho trattato innanzitutto dando informazioni su di lei, la sua storia e la sua importanza non solo tra i manga e gli anime, perché è stata un’opera che ha fatto davvero epoca, in Giappone e nel resto del mondo, Italia in testa, basti pensare che oggi non si può più pensare alla corte di Versailles, alla presa della Bastiglia e alla Rivoluzione francese senza associarci l’intrepida eroina creata da Riyoko Ikeda.
Lo scopo del libro e della collana di Odoya è anche quello di raccontare i singoli personaggi attraverso le loro caratteristiche psicologiche e di comportamento anche pratico, in modo da indicarli come modello di vita: certo, Oscar resta una figura abbastanza irraggiungibile, ma che comunque dà spunti per uno stile di vita romantico, coraggioso e culturalmente interessante.
La storia della Rosa di Versailles, titolo originale del manga e poi dell’anime, si collega a tanti argomenti e tematiche coinvolgenti e appassionanti, dallo sfondo storico alle figure iconiche delle donne guerriere, dal protagonismo femminile nelle opere di finzione ma anche tra artiste e autrici al rutilante mondo di manga ed anime.
Il libro è corredato da una copertina con un’immagine originale rielaborata scelta dall’editore e da un apparato di illustrazioni aggiunte in fase di impaginazione e pubblicazione non da me che raccontano comunque bene questo unico personaggio, che continua ad ispirare racconti di finzione (le famose fanfiction), illustrazioni e opere grafiche, cosplayer, eventi, come la conferenza ai Japan Days di Roma a cui ho partecipato anch’io lo scorso 20 ottobre, mostre, tra cui quella al WOW di Milano di quest’anno, e l’appuntamento ormai fisso ogni luglio qui sotto la Mole del tributo artistico Una Rosa a Torino a cui collaboro anch’io, presso l’hotel Adalesia organizzata dalla BM.
Un successo e una passione che hanno coinvolto tutte le persone coinvolte, dalla sensei Riyoko Ikeda allo staff che realizzò l’anime per la TMS, dai Cavalieri del Re, che fecero la sigla italiana cantata dall’artista Clara Serina, ai doppiatori italiani, considerati divi a tutti gli effetti dai fan, accolti sempre con grande affetto, che loro apprezzano molto, come hanno ricordato appunto Cinzia de Carolis, Massimo Rossi e Luciano Roffi all’evento di Roma.
Un sodalizio che continua nelle nostre vite e che ormai coinvolge più generazioni e a fine gennaio uscirà in Giappone un nuovo film ispirato ad Oscar, che ha già diviso il fandom ma che comunque porterà nuova visibilità e interesse intorno a questa figura unica di eroina, non solo all’interno di manga ed anime.
Il saggio Se fossi Lady Oscar rappresenta un punto di arrivo e di ripartenza per me: non è il primo che realizzo in tema e non sarà certo l’ultimo: qualcuno ha insinuato che ormai ho esaurito gli argomenti, ma non è così, io continuo e continuerò a scrivere cose in tema, perché sui classici, come diceva Italo Calvino ci sarà sempre qualcosa da dire. E certe storie sono parte di noi per sempre, perché siamo anche e soprattutto le storie che amiamo, come dicevano sia Cesare Pavese che Tiziano Terzani.
Ci saranno quindi altre mie cose su Oscar, ma intanto c’è questa proposta, per scoprire o riscoprire un personaggio e quanta affinità che ha con noi, al di là delle facili battute che sono venute da fare anche alla sottoscritta, tipo che se fossi lady Oscar non avrei lasciato il povero André, prototipo dell’uomo ideale da oltre quattro decenni per più di una generazione, a languire da solo per tutto quel tempo…

:: Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2024) a cura di Valerio Calzolaio

27 dicembre 2024 by

Fortino (Cilento) e Napoli. Luglio 1940. Ricordi di bimba. Intanto, il vedovo Luigi Alfredo Ricciardi si siede davanti alla tomba di Enrica; da tre mesi, grazie anche al mausoleo di famiglia dei baroni di Malomonte in quel tranquillo cimitero, ha convinto i suoceri Giulio e Maria a trasferirsi nell’antico castello del paese del basso Cilento, insieme alla nipote, sua figlia Marta (nata mentre la mamma moriva nel parto), e alla governante tuttofare Nelide, capace così di occuparsi dei possedimenti con maggior cura; lui vi era nato e cresciuto fino ai 15 anni, andato via ancora adolescente, per studiare, poi l’università e il lavoro di polizia, non era più tornato; la metropoli urlante e colorata gli mancava, come i pochi cari amici; tuttavia sa che il Fatto della propria vita era iniziato lì e non può rinviare più il ritorno alla radice del suo dolore. Marta riempie la vita di tutti, ha occhi neri e vivaci come la mamma, entusiasmo e sensibilità; frequenta l’anziana Filomena, zia di Nelide, apparentemente muta e sorda, sotto un grande ulivo della collinetta e forse presto la maestra Giovanna che potrebbe ovviare bene all’assenza della scuola; sta per compiere 6 anni, il 7 luglio. Nel frattempo, l’enorme gioviale irascibile 61enne brigadiere Maione continua a indagare nei vicoli dei Quartieri Spagnoli e il medico pensionato Bruno Modo continua a frequentare un ristretto gruppo antifascista di Napoli, progettando un attentato contro un pezzo grosso nazista tedesco, di passaggio al porto. Dopo sei necessitati anni in Argentina, la splendida cantante di successo 41enne Laura Lobianco ha ormai deciso di rientrare in Italia, riprendere anche l’originario nome di Livia Lucani Vezzi, visitare l’originaria Jesi; il grasso musicista Diego la introduce a una canzone proprio sul ritorno, che non hanno nel repertorio, troppo maschile, Volver. Maione viene a conoscenza dell’attentato e intende salvare gli amici; Ricciardi si concentra su un vecchio caso di omicidio a Fortino, intuisce che lo riguarda personalmente.

Il grande scrittore italiano Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) va ormai considerato un Maestro, non solo del suo genere (ai confini di tanti altri). La sua prima e più amata serie giunge il quindicesimo romanzo, un capolavoro a puntate, sempre grande qualità, picchi talora. Per lui si va nelle autentiche dolenti esistenze emozionali. Dopo gli esordi con le quattro stagioni del 1931, il seguito delle feste del 1932, le svolte matrimoniale del maggio 1933 e genitoriale dell’estate 1934, aveva dovuto abbandonare alla sua sorte l’amatissimo “diverso” commissario (dodicesima avventura), poi ritrovato ad aprile 1939 (tredicesima avventura) e a Natale dello stesso anno (quattordicesima), sempre a Napoli. Qui abbiamo due profili spaziali (Fortino, ove Ricciardi si è dovuto trasferire causa regime dittatoriale e leggi razziste, e Napoli) e due profili temporali (l’estate turbolenta di parenti e affetti, a lui contemporanea, e il caso del suo passato locale, un fatto di sangue del febbraio 1906). La trama si compone anche di ingegnose vicende più o meno criminali su cui indagare e da risolvere, con acume e fantasia. Tutto intorno prendono spazio e tempo (come nelle serie tv) le vicende parallele noir e sentimentali dei tanti coprotagonisti, questa volta imperniate sul ritorno geografico, affettivo e sociale, nell’eterna indagine su noi stessi e qui sui misfatti causati in larga parte dall’orrido regime fascista. Non mancano Bambinella, il viso equino pesantemente truccato sotto il cappellino vezzoso e la veletta, la persona più attendibile in città per quanto concerne le informazioni riservate; la contessa Bianca Borgati di Zisa che rimpiange Marta, si preoccupa per Modo e compirà anche lei gli anni il 7 luglio; il bell’ambulante fruttivendolo Tanino ‘o Sarracino, in trasferta perché innamorato della mitica brutta Nelide (che risponde a monosillabi e oscuri proverbi nel suo dialetto); vari interessanti personaggi cilentani, antichi e moderni. La narrazione è, come sempre, in terza varia (con incursioni in prima e in corsivo su Filomena, in terza su alcuni incontri d’epoca utili a comprendere il contesto storico sociale). Il titolo si riferisce a Volver,un’altra canzone del 1934, ancora testo di Alfredo Le Pera, musica di Carlos Gardel. In copertina la bimba e l’anziana a “colloquio” sotto l’ulivo. Vino, rosolio e surrogato (niente caffè). Altro che letteratura minore di genere!

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo, Il pianto dell’alba, Caminito, Soledad e Volver (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto, Nozze, Fiori, Angeli e Pioggia, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato della serie di Mina Settembre Troppo freddo per Settembre (2020) e Una Sirena a Settembe (2021). Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali. Dai suoi romanzi, sempre in vetta alle classifiche, sono state tratte fortunate fiction televisive. È tradotto in tutto il mondo.

:: Il portiere di Ceaușescu di Guy Chiappaventi (Bibliotheka Edizioni, 2024) a cura di Massimo Ricciuti

26 dicembre 2024 by

Per chi ha più o meno la mia età ed è appassionato di calcio, il nome di Helmut Duckadam evoca molti ricordi. Ci fa tornare, in particolare, alla calda serata del 7 maggio 1986, quando il Barcellona e la Steaua Bucarest scesero in campo a Siviglia per giocarsi la finale dell’allora Coppa dei Campioni. Duckadam era il portiere della squadra romena e questo libro racconta la sua storia o, meglio ancora, la sua parabola. Nato nel 1959 in un paesino della Transilvania ai confini con l’Ungheria, Helmut cresce in campagna, mentre la Romania, con il passare degli anni, diventa sempre più povera. Alla guida della nazione c’è il Conducator Nicolae Ceaușescu, feroce dittatore che governa con l’aiuto della Securitate, la temuta polizia segreta. Uno dei suoi due figli, Valentin, è il vero presidente della Steaua e segue sempre la squadra. Pochi giorni prima della finale di Siviglia, avviene il tristemente noto disastro di Chernobyl: una violenta esplosione si verifica all’interno di una centrale nucleare ucraina. La catastrofe porta la data del 26 aprile 1986, ma la notizia è comunicata in Romania solo sei giorni dopo, per non turbare i festeggiamenti del Primo maggio nei paesi comunisti. In quest’atmosfera la Steaua si reca in Spagna, dov’è destinata, secondo tutti, a subire una sonora sconfitta. Prima della gara l’allenatore romeno Ienei tiene alla squadra un discorso improntato più sulla psicologia che sulla tattica e le sue parole sembrano funzionare perché, dopo 120 minuti di gioco, il punteggio è ancora di 0-0. Si va dunque alla cosiddetta “lotteria dei rigori” e qui nasce la leggenda di Duckadam, che ne para 4 su 4 e trascina la Steaua alla conquista della Coppa, diventando l’Eroul de la Sevilla, l’eroe di Siviglia. Questa favola s’interrompe, però, quasi subito, perché, dopo quella partita, il portiere sembra svanire dalla faccia della terra. Cominciano a fioccare leggende metropolitane, la più ricorrente delle quali racconta che la Securitate gli avrebbe spezzato le mani con una sbarra di ferro. Helmut, in realtà, è malato da tempo, già da prima della finale. La dittatura di Ceaușescu, intanto, si avvia rapidamente alla fine a seguito dell’abbattimento del Muro di Berlino. Così il “nostro” portiere prova a rifarsi una vita negli Stati Uniti con la propria famiglia, ma resiste poco e torna, da solo, in Romania, dove si barcamena fra piccoli lavoretti.

Il 2 dicembre 2024 Helmut ci ha lasciati. Guy Chiappaventi, autore di questo romanzo, ha pensato di raccontare la straordinaria esistenza di un uomo “normale”, salito alle luci della ribalta per una manciata di minuti e poi tornato nell’oblio. Dall’altare alla polvere, insomma. La narrazione degli eventi è vista dalla prospettiva di Duckadam, come se fosse lui a parlare. La sua vicenda personale si affianca a quella della Romania di Ceaușescu, una nazione povera che la sera del 7 maggio 1986 si è stretta attorno a una squadra per ritrovare un po’ di orgoglio. Consiglio a tutti, anche a chi non sia propriamente appassionato di calcio, la lettura di questo gioiellino, pubblicato da Bibliotheka Edizioni e impreziosito da alcune pregevoli illustrazioni di Emanuele Palucci.

Guy Chiappaventi, giornalista, inviato del tg La7.
Dopo aver raccontato la suburra di Roma, la mafia e la ‘ndrangheta, due guerre in Medio Oriente, terremoti, tsunami e alluvioni, negli ultimi anni ha seguito la cronaca a Milano.
Ha vinto il premio Ilaria Alpi, il Premiolino e il premio Goffredo Parise.
Ha pubblicato sette libri, incrociando spesso il calcio con la cronaca: il primo, Pistole e palloni sulla Lazio anni Settanta, ha avuto otto edizioni in quindici anni e ha ispirato la serie Sky Grande e maledetta.

:: Un’intervista con Fabrizio Borgio a cura di Giulietta Iannone

26 dicembre 2024 by

Benvenuto Fabrizio su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa nuova intervista. Ho riletto le vecchie interviste che ti ho fatto per non rifarti sempre le stesse domande, che invito i nostri lettori a rileggere per approfondire la tua conoscenza. E inizierei con il chiederti un bilancio della tua pubblicazione con Segretissimo Green Stone. La vendetta di Alia andata in edicola lo scorso novembre e ancora disponibile in digitale negli store online.

Ti ringrazio ancora per l’ospitalità Giulietta, grazie. L’esperienza si sta rivelando molto positiva, la spy story è un genere molto vario e divertente, mi affranca dall’ossessiva schematicità del giallo ed è diventato anche un pretesto per approfondire le dinamiche internazionali della geopolitica. Certo, rapportarsi con un prodotto da edicola è leggermente diverso rispetto al mercato librario convenzionale; la vita del volume cartaceo è limitata al mese di uscita, non si può godere dell’appoggio delle librerie amiche ma si lavora comunque per un marchio storico della narrativa d’intrattenimento nazionale. La versione elettronica è sempre disponibile mentre per gli amanti della carta esiste il servizio arretrati di Segretissimo Mondadori. La percezione complessiva è quella di scrivere in maniera più professionale senza perdere il piacere e il divertimento di raccontare una, si spera, buona storia.

Ce ne vuoi parlare? E’ una spystory militare ambientata in Bosnia, di stretta attualità, con come sottotesto un’analisi geopolitica molto accurata.

Lo scacchiere balcanico è un’area di frizione storica e anche se l’attualità è fagocitata da una parte dal conflitto in Ucraina e dall’altra con l’ecatombe palestinese, questo non toglie che rimanga il cortile orientale, dietro casa, del quale, specie l’Europa e nello specifico l’italia devono tenere grande conto; a parte i sentimenti pan slavisti tipici della Serbia, un grande attore si sta muovendo sfruttando una grande capacità di mediazione e empatia in particolar modo con i musulmani bosniaci, ovvero la Turchia. Il quadro è talmente variegato che in poche righe è difficoltoso renderne un’immagine esaustiva, possiamo dire che, se da una parte abbiamo le mai sopite ambizioni di una Grande Serbia che non vuole rinunciare al ruolo di nazione egemone nell’area, dall’altra abbiamo le tensioni contrastanti che la Bosnia vive dalla fine della Jugoslavia: voglia di apertura a occidente ma senza rinnegare il polo orientale, ci sono poi le ferite mai cicatrizzate del conflitto negli anni ‘90 e l’ombra della Russia alla quale i serbi guardano come a un grande padre protettore. Le correnti sono tante e una forte scossa è sempre dietro l’angolo. Uno scenario sul quale è stato molto stimolante costruire questa storia di memorie, vendette e intrighi.

Scriverai altre storie con protagonista Greene Stone per Segretissimo?

Sì, le fonti d’ispirazione non mancano e ogni nuova storia che sto progettando è una scusa per approfondire gli studi della realtà che viviamo. Mi sto documentando sulla situazione del Niger dove, tra l’altro, il contingente italiano è l’unica presenza occidentale in quella nazione, un’occasione ghiotta per far muovere il mio maresciallo alpino attraverso una nuova avventura.

Questa è una domanda che ti avevo già fatto, ma forse sono cambiate le circostanze: Nuove proposte di traduzioni per l’estero?

Magari! No, attualmente non ho avuto modo di proporre ancora alcuni dei racconti tradotti che ho nel cassetto. Devo dire però che con grande cortesia istituzionale e correttezza, ogni rifiuto è sempre stato spiegato e circostanziato. Una cura alla quale, da autore italiano, non sono affatto abituato. Non demordo comunque.

La serie Martinengo con Frilli, continua? Ci sono nuovi episodi all’orizzonte?

Per il momento non prevedo altre storie di Martinengo; magari dispiacerà a qualche lettore ma per onestà intellettuale e correttezza proprio nei confronti di chi mi ha letto e supportato finora devo confessare che ritengo che tutto quello che Martinengo aveva da dire l’abbia detto poi, magari un giorno cambio idea e sentirò l’esigenza di far esplorare qualche aspetto inedito dell’investigatore delle Langhe ma attualmente sono consapevole che un’altra indagine sarebbe qualcosa di trito. I sei romanzi del ciclo sono sei storie completamente diverse, con struttura e schemi mai ripetuti proprio perché mi ero ripromesso di non presentare ai lettori lo stesso libro con qualche variazione sul tema. Voglio continuare così.

La tua carriera letteraria e partita in sordina ma piano piano, anche grazie al sostegno dei lettori, ti stai facendo strada anche nel mondo delle major letterarie italiane. Nuove proposte dai grandi editori per nuove serie?

No, continuo a essere un “pesce piccolo” e, in special modo per il mondo della major, un nome come il mio è davvero difficile che possa smuovere interesse. O sei un esordiente con l’agente giusto alle spalle o un vip con un seguito che possa far prevedere vendite forti a prescindere da cosa si scrive. Un mestierante come me si ritrova in una sorta di limbo dove riesce a stare sopra un basso livello di produzioni minori ma bloccato dal soffitto di vetro della grande editoria.

Hai mai pensato di scrivere un romanzo storico, anche avventuroso ma appunto ambientato nel passato?

Sì, l’idea di muovermi attraverso generi e ambientazioni lontane dall’ordinario delle mie storie é sempre attraente. Da tempo accarezzo alcuni progetti finora presenti, in stato di gestazione, come appunti e stralci sui miei taccuini. Ho davvero tante idee di questi tempi ma l’intento è ben vivo, in particolare l’idea di una storia di brigantaggio nel mezzogiorno raccontata utilizzando la struttura dei romanzi western e un drammone violento ambientato nel profondo Piemonte del dopoguerra.

E’ da poco mancato Davide Mana, scrittore, traduttore, studioso, erano davvero tante le sue qualifiche, a soli 57 anni, un outsider nel mondo letterario italiano. Era bilingue e pubblicava più che altro su riviste e con case editrici statunitensi e britanniche. Molti si dicevano suoi amici ma forse tu sei stato uno degli scrittori che gli è stato più vicino, che lo conosceva meglio. Sognavi di scrivere un romanzo d’avventura a quattro mani con lui. Com’era Davide Mana smessa la penna dello scrittore. Un ricordo.

Mi sembra che fosse stato Platone a definire un amico qualcuno col quale parlo come a me stesso. Ecco, con Davide era così. Avevamo il vantaggio della vicinanza geografica, ci separavano una trentina di chilometri da casa mia a Castelnuovo Belbo e ogni volta che era possibile era un lieto evento organizzare una pizzata a Nizza Monferrato e passare la sera tra una diavola e un kebab e litri di Coca cola a parlare delle cose che più ci premevano: le nostre visioni e letture in comune, il mondo della scrittura, dei nerd, le nostre delusioni. Con Davide si condivideva una certa amarezza nei confronti di un mondo che nonostante tutto amavamo alla follia. Per me era una persona cara, speciale, un intelletto raro al quale io mi abbeveravo. Come tutte le persone di straordinaria intelligenza e enorme competenza, in Italia aveva più detrattori che ammiratori; come diceva Ferrari: gli italiani ti perdonano tutto tranne il successo, nel caso di Davide non gli hanno mai perdonato la bravura, il sintomo di un ambiente soffocato dalla mediocrità. Al di là di queste considerazioni, delle quali mi assumo tutta la responsabilità, Davide era a un altro livello e l’essergli amico è sempre stato per me uno sprone a migliorare, a non badare agli altri ma scrivere. Al di là di tutto questo era una persona squisita, un torinese elegante e raffinato dai gusti altrettanto eleganti e raffinati, un torinese in ostaggio dell’astigianistan, ovvero uno dei lati più selvatici del Piemonte. Un uomo che trasformava ogni sua curiosità in un vero interesse, spesso in una passione. Un eclettico conoscitore dalle profondità enciclopediche e capacità di divulgazione degne di un Alessandro Barbero; un uomo capace di incantarti parlando di come si prepara una zuppa di cipolle, delle radici dello zen, delle bizzarrie di Harlan Ellison. Un uomo retto, di una onestà ferrea che ha saputo affrontare le bassezze della vita con puro spirito avventuroso. Un uomo che ogni volta che potevo stare con lui mi arricchiva. Nel suo bellissimo blog Strategie Evolutive, in un suo post si chiedeva cosa avrebbe fatto sapendo che la sua morte fosse stata imminente, la sua conclusione era stata “scrivere ancora di più”.

Puoi dirci a cosa stai lavorando in questo momento?

Ho tanta carne al fuoco, ho firmato il contratto per la stesura di un folk horror, mi sto documentando per il terzo episodio di Green Stone, sto scrivendo un nuovo libro di Stefano Drago e un noir di ambientazione piemontese inoltre ho il progetto di un romanzo mainstream per allargarmi, o almeno tentare, verso un’altra narrativa. Per inizio 2025 dovrebbe uscire un nuovo romanzo, riadattamento di un vecchio progetto. Per ora direi che basta.

Grazie per il tuo tempo e la tua pazienza, e auguri per il futuro.

Grazie a te per l’interesse, ne sono sempre lusingato. Buone feste!

:: Buone Feste!

24 dicembre 2024 by

Gentili lettori,

e così siamo giunti alla Vigilia, domani è Natale, anche il 2024 sta volgendo al termine con il suo carico di gioie e di dolori. Vi faccio i migliori auguri di ogni bene: salute, lavoro, amore, amicizia, viaggi, che non vi manchi nulla, e non rimandate a domani le piccole gioie della vita o a telefonare a un amico che non sentite da tempo. Voglio anche prendere questo tempo di riposo e riflessione per ringraziare chi ci sostiene con piccole donazioni o comprando i miei ebook. Mercoledì primo gennaio inizieranno infine le votazioni per il nostro Liberi di scrivere Award, giunto alla quindicesima edizione, non mancate. Avremo confermata la presenza del nostro notaio Michele Di Marco che mi aiuterà nel conteggio dei voti. A tutti, Buone Feste!

:: I gufi dei ghiacci orientali,  Jonathan C. Slaght  (Ipeborea 2024) A cura di Viviana Filippini

23 dicembre 2024 by

Ci sono traguardi che si vogliono raggiungere e si fa di tutto pur di riuscire nell’intento. Questo è quello che mette in atto Jonathan C. Slaght, scienziato e scrittore americano, pur di raggiungere e trovare il gufo pescatore di Blakiston, diventato poi il protagonista de “I gufi dei ghiacci orientali”, edito da Iperborea e tradotto da Luca Fusari. Per il naturalista è una vera e propria ossessione decifrare la vita dei gufi e lo studioso non esiterà un attimo a partire  per l’estremo Oriente russo per trovarli lì nella zona denominata Litorale, dislocata tra il Mar del Giappone e la Cina. Il saggio non è solo un’indagine compiuta da un occhio attento ed esperto, che osserva il volo dei gufi, il loro modo di costruire il nido, il punto preciso su un albero dove esso viene fatto, il tipo di piumaggio, la sua consistenza, lunghezza e colore per capire quale è l’esemplare maschio e la femmina, il tipo di guano per comprendere cosa questi uccelli mangiano o come funziona il corteggiamento. Il libro è molto di più. Esso è un volume pieno di avventura, di suspense, di vita quotidiana, nel senso che Slaght racconta, passo dopo passo, con estrema cura e attenzione il viaggio nel glaciale territorio russo, gli appostamenti lunghi e tattici, gli incontri umani e animali che lui ha vissuto in prima persona per portare avanti la sua ricerca e che gli hanno lasciato ricordi indelebili. Slaght non è solo. Accanto a lui ci sono i collaboratori più o meno chiacchieroni,  la gente del posto con la quale dialogare per scoprire molto sulla zona del Litorale e su coloro che vi abitano, perché sono l’immagine  di un’umanità variegata e varia. Per esmepio il naturalista si imbatte in ex agenti del KGB sovietico, poi ci sono eremiti, fuggiaschi, cacciatori senza un braccio, uomini di acciaio tutti lì nel ltiorale tra macchiene e motoslitte. Elemento comune che legata un po’ questa umanità è il fatto che tra una pagina e l’altra spesso compaiano e vengano condivise bottiglie di vodka, etanolo e pure detergente. Non solo, perchè se da una parte il ghiaccio e la neve imperano ovunque, dall’altra, lo scrittore ci racconta anche della presenza di  corsi d’acqua caldi per la presenza di gas radioattivi.  Allo stesso tempo però, il testo di Slaght spinge il lettore alla riflessione che ha al centro la fragilità  degli equilibri che stanno alla base dell’ecosistema e del mondo naturale e di come i cambiamenti climatici e ambientali (fenomeno dell’antropizzazione) scatenati spesso dall’uomo stesso possano incidere e gravare sul corso vitale degli animali. “I gufi dei ghiacci orientali” di  Jonathan C. Slaght è un saggio che ha al centro l’ornitologia e lo studio naturalistico ma, allo stesso tempo, è un avventuroso racconto di vita vissuta e ricerca a stretto contatto con quella madre Natura che l’essere umano dovrebbe conoscere a fondo e tornare ad amare e rispettare.

Jonathan C. Slaght è uno scienziato e scrittore americano, direttore regionale per l’Asia temperata della Wildlife Conservation Society. Suoi articoli sono comparsi su testate come “New York Times”, “Guardian”, “Scientific American” e “Smithsonian Magazine”. “I gufi dei ghiacci orientali”, è il suo primo libro e ha vinto il PEN/E.O. Wilson Literary Science Writing Award ed è stato finalista al National Book Award.

Source: Ufficio stampa Iperborea.

:: Fronte Zero di Edy Giraldo e Daniele Biacchessi (Delos Digital 2024) a cura di Patrizia Debicke

21 dicembre 2024 by

Un romanzo breve frammentato in pochi capitoli questo di Daniele Biacchessi – giornalista d’inchiesta, scrittore, attualmente direttore editoriale di Giornale Radio e responsabile della collana editoriale “Contastorie” della casa editrice Jaca Book- , e Edy Giraldi, scrittrice ed esperta di romanzi gialli, che coniuga abilmente una storia poliziesca/thriller/spystory disposta ad andare a frugare in quelle che appaiono tra le pagine più buie della storia italiana, dipingendo i drammatici limiti di una nazione apparentemente a sovranità limitata.
Nel 2024 Andrea e Stella, con Marco e Laura, ormai stagionati ultracinquantenni, sono gli ultimi brigatisti del Fronte Zero, estrema propaggine dei Nuclei combattenti, scampati alla cattura e alla morte. Delle numerose schiere di Fronte Zero, che negli anni Settanta e Ottanta (detti gli anni di piombo) hanno bagnato di sangue l’Italia con gli attentati terroristici contro il potere, restano oggi solo loro, un gruppetto di quattro ostinati combattenti. Due coppie di fratelli e sorelle molto uniti tra loro, rimasti per tutti questi anni in una bolla di autoconvincimento, come prigionieri di un lunghissimo sonno, che pur continuando a coltivare con ostinata e indistruttibile tenacia i loro ideali si trovano a doversi confrontare con l’attuale situazione esistenziale. Una situazione apparentemente fuori controllo o peggio artamente manovrata da poteri forti, in cui la prepotenza e laviolenza sembrano ormai rappresentare l’unica possibile strada sulla quale ciascuno di noi dovrebbe incamminarsi e che tutti dovremmo accettare.
Per contrastare e tentare di rimuovere questa inaccettabile realtà, i quattro irriducibili pianificano e realizzano domenica 30 marzo 2024 un attentato nel quale riescono a uccidere a Roma, durante il suo quotidiano footing a Villa Pamphili, l’ambasciatore americano a Roma David Harrison e i quattro uomini della scorta.. Non chiederanno contropartite, riscatti. Loro si limitano a uccidere, a punire?
Il loro vero scopo è scatenare il caos e provocando il panico, arrivare a scuotere l’opinione pubblica, ormai solo schiava di un’informazione omogenea e irreggimentata. Gli adepti di “Fronte Zero” non hanno un’organizzazione, una qualche copertura dietro le spalle, agiscono e colpiscono da soli, in quattro…
I loro messaggi di rivendicazione, dopo una troppo celere attribuzione dell’attentato a terroristi islamici, paiono vecchi anzi obsoleti. Ripetono infatti meccanicamente parole e rituali sorpassati, poco credibili e troppo burocratici. E non può certo bastare una qualche funzione pubblica, nella fattispecie quella di ambasciatore che lo rende un bersaglio da colpire, per giustificare il volontario assassinio di una persona. Anzi poi sono state più persone. Come dimenticare che le loro vittime erano degli esseri umani : cinque persone che avevano una vita , una famiglia e sicuramente sognavano un futuro?
Persino qualcuno del “Fronte Zero” pur condizionato dal proprio nichilismo comincia a porsi il problema della propria cieca disumanizzazione.
Daniele Martini, il funzionario a capo della Digos incaricato delle indagini si troverà a mal partito, imprigionato in un condizionato gioco di ruolo tra Italia e Stati Uniti, con questi ultimi che vorrebbero comandare, con per unico vero appoggio il suo Vice. Non gli resterà che, per suo tramite, di tuffarsi nel passato e utilizzando i più moderni servizi quali l’intelligenza artificiale analizzare e confrontare tutti i vecchi testi e proclami siglati dai brigatisti per arrivare finalmente a intuire dove potrebbe trovarsi il bandolo della matassa.
Ma il percorso è faticoso perché Martini, manovrato dall’alto e costretto a muoversi su binari che non sono i suoi, sempre attento a salvaguardare il compromesso, non può e non deve guastare l’equilibrio dei rapporti internazionali. Ma come continuare a subire senza aprire bocca, pur accecato da immagini che pur proiettate in bianco e nero presentano solo ambigue sfumature di grigi, in un costante susseguirsi di violenza ormai accettata da tutti o quasi come “normale”. Come non soccombere e trovare invece la forza di reagire, rifiutare ? O magari andarsene?
Magari, poter avere sempre quella libertà di scelta!
Potremo averla ora che stiamo rapidamente approdando all’era Trump? Il mondo attorno a noi pare impazzito. Gli attentati internazionali hanno matrici politiche dichiarate oppure?… Eppure?
Quanto avremo da temere poi dal multimiliardario Musck in veste di incontenibile, scatenato e forse sovradimensionato buffone di corte?

Edy Giraldo, esperta di marketing per una grande multinazionale, ora in pensione. Appassionata di letteratura nordica e di noir all’italiana. Fronte Zero è la sua prima collaborazione.

Daniele Biacchessi nasce a Milano nel 1957. È giornalista, scrittore, conduttore radiofonico, autore e interprete di teatro di narrazione. È direttore editoriale di Giornale Radio, direttore e proprietario di Radio On, responsabile della collana Contastorie di Jaca Book e presidente dell’Associazione Arci Ponti di memoria. È stato caporedattore di Radio24-Il Sole24ore. E ancora prima ha lavorato per Radio Rai, Italia Radio, Radio Regione, Radio Lombardia, Radio Popolare. È autore di quarantadue libri d’inchiesta su terrorismo, ambiente, mafie, Resistenza e Storia contemporanea. È il primo giornalista italiano a trasformare inchieste in spettacoli teatrali. È regista, produttore cinematografico, autore di dieci docufilm tutti finanziati in crowdfunding.

:: Romanzo russo. “Fiutando i futuri supplizi” di Alessandro Barbero (Sellerio, Palermo, 2024) (1° ed. Mondadori 1998) a cura di Valerio Calzolaio

18 dicembre 2024 by

Mosca e Russia. 1987-1991. Le vite parallele di Viktor, direttore dell’Istituto di Storia del Pcus, e della giovane Tanja impegnata in una tesi su un argomento forse proibito; del giudice Nazar, che mantiene umanità mentre indaga su crimini efferati; dell’attore Mark Kaufman, ossessionato dal romanzo che sta scrivendo sullo sterminio degli ebrei di Odessa, fino alla fine impegnato a travestirsi e salvarsi. Le trame sono destinate a riunirsi nel ben ritmato intrigo giallo noir “Romanzo russo” , lasciando intuire tanti torbidi presenti e fiutare, come ammonisce un verso del poeta Mandel’štam, vittima di Stalin, “i futuri supplizi”. L’espediente romanzesco del grande storico Alessandro Barbero (Torino, 1959) è un narratore che ha ritrovato il lungo manoscritto (un paio di anni prima seppellito da alcuni di loro artisti e intellettuali a Zjuzino) e ci consente di ricostruire l’epoca attraverso il vissuto quotidiano, pensieri e memorie dell’ultimo ambiguo decennio dell’Unione Sovietica.