Pietro De Angelis ha recentemente pubblicato presso Elliot Il mistero di Paradise Road, recensito su Liberi di scrivere qualche tempo fa. Un libro insolito e originale, ed è per questo che è interessante sentire cosa racconta l’autore stesso sulla sua genesi.
Come è nata l’idea de Il mistero di Paradise Road?
Ogni libro nasce da una scintilla diversa; a volte è un luogo, altre un’idea di trama, altre ancora un personaggio. In questo caso, tutto ha avuto inizio dalla folgorazione di un’immagine, l’immagine di un oggetto, che sarebbe poi diventato l’invenzione al centro della storia. Da lì, il resto è venuto in modo conseguenziale. C’era solo un tempo e un luogo in cui quell’immagine, cioè quell’invenzione, sarebbe risultata credibile per un lettore: la Londra dell’800.
Perché, secondo lei, l’Inghilterra vittoriana continua ad affascinare così tanto?
Personalmente, ma la mia è una risposta parziale, da puro appassionato del periodo, sono convinto che siamo un po’ tutti figli dei Vittoriani. L’epoca vittoriana è stata un periodo di continua, esasperata evoluzione, esattamente come il nostro, in cui si sono vissute e sperimentate fortissime contraddizioni, e si sono formati in nuce alcuni dei caratteri sociali e culturali che poi abbiamo ereditato, e che continuano ancora oggi a segnarci in positivo o negativo. Il moralismo e l’individualismo borghese, la rigida divisione in classi, il culto del successo materiale, la separazione delle pulsioni inconsce dalla vita pubblica, con lo spostamento di tutto ciò che era considerato proibito in una dimensione parallela e sotterranea, l’inibizione e la repressione feroce degli aspetti ritenuti non vantaggiosi per l’affermazione mondana, il ruolo subalterno della donna e insieme la sua lotta per l’emancipazione, sono tutti aspetti ancora vivi nella nostra società attuale. Al tempo stesso, è stata un’epoca di incredibili scoperte e invenzioni tecnologiche, che hanno animato una grande fiducia nel progresso scientifico, e anche un periodo in cui il diverso, il deforme, l’insolito sono stati venerati in circoli ristretti, elitari, quasi come una forma di resistenza, un marchio di distinzione.
Pensa di tornare in questo mondo con altre storie?
Sì, come scrittore mi affascina molto la tensione tra Ordine e Caos, tra Legge e Natura, tra Repressione e Libertà, e come ho detto quest’epoca è il setting perfetto per storie che vogliano trattare temi simili.
Quali sono i suoi maestri e fonti di ispirazione per questo e altri libri?
La stesura de Il mistero di Paradise Road è stata lunghissima, ed estenuante. Quasi dieci anni di lavoro, tra ricerche, traduzioni, scrittura e editing. Ho consultato moltissimi testi, dai grandi classici vittoriani, ai romanzi neovittoriani, a saggi a tema vittoriano. Non potrei indicarne uno, senza far torto a tutti gli altri. Ma ci sono stati due libri in particolare senza i quali non avrei mai potuto scrivere il mio: Rooms near Chancery Lane, un libro particolarissimo, che descrive le vicissitudine del primo Ufficio Brevetti della Corona, ovvero il luogo dove lavora il mio protagonista; e i due pamphlet let Le quattro età della poesia di Peacock e Difesa della poesia di Shelley, che mi hanno fornito lo scenario culturale per incarnare il conflitto tra Prosa e Poesia, il cuore pulsante del romanzo.
Come vive la sua realtà di scrittore oggi in Italia e in una zona terremotata?
Viviamo in un momento molto strano, in cui si pubblicano moltissimi libri, e se ne leggono pochi. Ormai la sfida maggiore, per uno scrittore, non è diventata farsi pubblicare, ma tentare di assicurare visibilità e longevità al proprio lavoro. I nuovi social sono un grande aiuto, in questo, ma trovo che siano anche una grande distrazione, sottraendo spazio a quel silenzio, necessario per chi scrive, dal quale soltanto nascono le parole. Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda, temo non ci sia una vera risposta. Per chi ha vissuto la tragedia del terremoto, niente sarà più uguale a prima. La nostra geografia del cuore è stata di colpo distrutta, cancellata da un giorno all’altro. Viviamo come all’indomani della fine di una guerra, con tutte le sensazioni e le emozioni contrastanti di un momento del genere. A volte prevale il dolore della perdita, altre volte la speranza e il desiderio di riscatto, ma siamo tutti consapevoli, in cuor nostro, che qualcosa di immensamente prezioso è andato perduto, e che non ci sarà mai più restituito, almeno nell’arco della nostra vita; ci vorranno molti, molti anni per tornare alla normalità. Queste macerie, però, sono pezzi della nostra storia, e tutto ciò che si può fare è amarle con ancora più forza e intensità delle case e delle strade che furono. Essere scrittori qui significa sentire tutto questo dolore, tutto questo amore, e lasciarsene colmare; significa sapere che, un domani, quando sarà il momento, se ne scriverà, e si darà forma e senso a ciò che ora appare come impossibile persino da descrivere.






Viviamo nel 2017, l’era tecnologica, innovativa, digitale, nella quale per comunicare a distanza di milioni di chilometri basta un millesimo di secondo, dove i baci e gli abbracci sono diventati emoticon, le amicizie virtuali, i trasporti ultraveloci e i pensieri si sono trasformati in post. Come un encefalo, degno di essere chiamato tale, può facilmente desumere che pure il bello, incantevole, meraviglioso universo dei libri sia coinvolto in questa trasformazione progressiva. Qualche anno addietro, leggere rappresentava l’idea di dirigersi solamente in una libreria con il nobilissimo fine di acquistare un testo e successivamente scorrerlo con gli occhi, colmi d’amore e percepire il profumo inconfondibile della carta stampata. Oggi, invece, leggere simboleggia smisurati significati e significanti. Molte persone sono solite comprare libri online e conseguentemente apprezzarli su piattaforme digitali come smartphone, tablet e lettori ebook. La loro scelta non è motivata da un istinto letterario bensì derivata dalla consultazione di recensioni riportate su blog dedicati attraverso i quali si cerca di captare indizi come Sherlock Holmes in ‘’Uno studio in rosso’, tutto questo è diventato elementare. Nonostante questa tendenza, nessuna casa editrice, fino ad ora, si è relazionata con i lettori direttamente attraverso il web, ad eccezione della DeAgostini che ha attuato una scelta innovativa in questo ambito sviluppando il settore virtuale, incentivando il mercato, e stimolando l’amore per quello che è un privilegio di tanti: l’amore per la lettura. E’ nato, quindi, Il progetto ‘’Young Adult’’ Reading Club, una community, attraverso la quale pubblico, blogger e casa editrice si uniscono dando vita a una forza unica che, all’insegna della massima libertà di confronto ha come obbiettivo il crescere insieme e amare la lettura infinitamente. All’interno di Young Adult – Reading Club sono presenti diverse sezioni: ‘’Blog’’ con news, articoli, anticipazioni, retroscena e curiosità, ‘’Special’’ una parte esclusiva, ma fruibile da tutti, che riporta iniziative speciali dedicate al lancio di nuovi romanzi, ‘’Letti da voi’’ nella quale i lettori possono esprimere pareri e impressioni riguardo volumi ‘’assaggiati’ ’e ‘’sfiorati’’ scrivendo anche la trama e l‘analisi dei personaggi, confrontandosi con gli altri membri della community, ‘’Books’’ una raccolta dell’intero materiale realizzato con dedizione e passione per un determinato libro come booktrailer, interviste e iniziative speciali, ‘’Wall’’uno spazio aperto dove i readers hanno l’opportunità di dipingere un pensiero, una dedica o una citazione e, infine l’ultima sezione, ma non per ordine di importanza ‘’Ya-Tv’’, una collezione con tutti i contribuiti video rivolti a uscite, eventi e autori. A cornice di ciò, che già par un quadro degno di essere esposto al più bel museo del mondo: quello delle emozioni, la DeAgostini a chiunque svolga un’attività sul Reading Club regala punti, in base alla partecipazione dell’utente, che, a seguito di una raccolta, daranno diritto a ricevere omaggi esclusivi.
Chiara benvenuta su Liberi di scrivere per noi è un piacere averla qui per fare qualche parola su Baires, il suo romanzo intrigante, curioso tra realtà e dimensione fantasia edito da Fazi. Cosa ha scatenato l’idea di scriverlo? Come è stato per lei scriverlo?



























