:: Un’ intervista con Pietro De Angelis, a cura di Elena Romanello

6 marzo 2017 by

deangelis1Pietro De Angelis ha recentemente pubblicato presso Elliot Il mistero di Paradise Road, recensito su Liberi di scrivere qualche tempo fa. Un libro insolito e originale, ed è per questo che è interessante sentire cosa racconta l’autore stesso sulla sua genesi.

Come è nata l’idea de Il mistero di Paradise Road?

Ogni libro nasce da una scintilla diversa; a volte è un luogo, altre un’idea di trama, altre ancora un personaggio. In questo caso, tutto ha avuto inizio dalla folgorazione di un’immagine, l’immagine di un oggetto, che sarebbe poi diventato l’invenzione al centro della storia. Da lì, il resto è venuto in modo conseguenziale. C’era solo un tempo e un luogo in cui quell’immagine, cioè quell’invenzione, sarebbe risultata credibile per un lettore: la Londra dell’800.

Perché, secondo lei, l’Inghilterra vittoriana continua ad affascinare così tanto?

Personalmente, ma la mia è una risposta parziale, da puro appassionato del periodo, sono convinto che siamo un po’ tutti figli dei Vittoriani. L’epoca vittoriana è stata un periodo di continua, esasperata evoluzione, esattamente come il nostro, in cui si sono vissute e sperimentate fortissime contraddizioni, e si sono formati in nuce alcuni dei caratteri sociali e culturali che poi abbiamo ereditato, e che continuano ancora oggi a segnarci in positivo o negativo. Il moralismo e l’individualismo borghese, la rigida divisione in classi, il culto del successo materiale, la separazione delle pulsioni inconsce dalla vita pubblica, con lo spostamento di tutto ciò che era considerato proibito in una dimensione parallela e sotterranea, l’inibizione e la repressione feroce degli aspetti ritenuti non vantaggiosi per l’affermazione mondana, il ruolo subalterno della donna e insieme la sua lotta per l’emancipazione, sono tutti aspetti ancora vivi nella nostra società attuale. Al tempo stesso, è stata un’epoca di incredibili scoperte e invenzioni tecnologiche, che hanno animato una grande fiducia nel progresso scientifico, e anche un periodo in cui il diverso, il deforme, l’insolito sono stati venerati in circoli ristretti, elitari, quasi come una forma di resistenza, un marchio di distinzione.

Pensa di tornare in questo mondo con altre storie?

Sì, come scrittore mi affascina molto la tensione tra Ordine e Caos, tra Legge e Natura, tra Repressione e Libertà, e come ho detto quest’epoca è il setting perfetto per storie che vogliano trattare temi simili.

Quali sono i suoi maestri e fonti di ispirazione per questo e altri libri?

La stesura de Il mistero di Paradise Road è stata lunghissima, ed estenuante. Quasi dieci anni di lavoro, tra ricerche, traduzioni, scrittura e editing. Ho consultato moltissimi testi, dai grandi classici vittoriani, ai romanzi neovittoriani, a saggi a tema vittoriano. Non potrei indicarne uno, senza far torto a tutti gli altri. Ma ci sono stati due libri in particolare senza i quali non avrei mai potuto scrivere il mio: Rooms near Chancery Lane, un libro particolarissimo, che descrive le vicissitudine del primo Ufficio Brevetti della Corona, ovvero il luogo dove lavora il mio protagonista; e i due pamphlet let Le quattro età della poesia di Peacock e Difesa della poesia di Shelley, che mi hanno fornito lo scenario culturale per incarnare il conflitto tra Prosa e Poesia, il cuore pulsante del romanzo.

Come vive la sua realtà di scrittore oggi in Italia e in una zona terremotata?

Viviamo in un momento molto strano, in cui si pubblicano moltissimi libri, e se ne leggono pochi. Ormai la sfida maggiore, per uno scrittore, non è diventata farsi pubblicare, ma tentare di assicurare visibilità e longevità al proprio lavoro. I nuovi social sono un grande aiuto, in questo, ma trovo che siano anche una grande distrazione, sottraendo spazio a quel silenzio, necessario per chi scrive, dal quale soltanto nascono le parole. Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda, temo non ci sia una vera risposta. Per chi ha vissuto la tragedia del terremoto, niente sarà più uguale a prima. La nostra geografia del cuore è stata di colpo distrutta, cancellata da un giorno all’altro. Viviamo come all’indomani della fine di una guerra, con tutte le sensazioni e le emozioni contrastanti di un momento del genere. A volte prevale il dolore della perdita, altre volte la speranza e il desiderio di riscatto, ma siamo tutti consapevoli, in cuor nostro, che qualcosa di immensamente prezioso è andato perduto, e che non ci sarà mai più restituito, almeno nell’arco della nostra vita; ci vorranno molti, molti anni per tornare alla normalità. Queste macerie, però, sono pezzi della nostra storia, e tutto ciò che si può fare è amarle con ancora più forza e intensità delle case e delle strade che furono. Essere scrittori qui significa sentire tutto questo dolore, tutto questo amore, e lasciarsene colmare; significa sapere che, un domani, quando sarà il momento, se ne scriverà, e si darà forma e senso a ciò che ora appare come impossibile persino da descrivere.

:: Liberi junior – Chiedimi cosa mi piace, Beranard Waber, (Terre di mezzo, 2016) a cura di Viviana Filippini

6 marzo 2017 by
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Chiedimi cosa mia piace è il nuovo libro per bambini scritto da Bernard Waber, illustrato da Suzy Lee. La storia è semplice, quotidiana, ma è la dimostrazione come nelle piccole cose di ogni giorno sia possibile scoprire la felicità del vivere. In questo libro una bambina e il suo papà camminano a piedi nel bosco e nel mondo dove vivono, immersi in una bella e colorata giornata d’autunno. La camminata sembra una porzione di un dì qualunque ma, in realtà, essa si trasformerà in un’avventura meravigliosa. La piccola protagonista, in un tenero dialogo con il padre fatto di domande e risposte, gli racconta cosa gli piace e cosa gli piacerebbe tanto conoscere, vedere e scoprire, evidenziando una curiosità profonda. Per la bambina ci sono le anatre, i cani, i gatti, le farfalle, le lucciole e per lei non sono semplici animali o insetti, ma creature magnifiche alla quali donare simpatici nomignoli. In realtà la piccoletta ama anche i fiori, gli alberi, le conchiglie e le colorate foglie rosse gialle dell’autunno avvolgente come un abbraccio, che fa da sfondo alla sua passeggiata in compagnia del babbo. La storia narrata da Waber è resa ancora più coinvolgente dalle immagini di Suzy Lee, già autrice del libro L’onda. Con pochi tratti, decisi e dolci, uniti a colori calorosi, la disegnatrice riesce a trasmettere al lettore l’amore, la meraviglia, lo stupore della piccola protagonista per ogni singola cosa che la circonda. Chiedimi cosa mi piace di Bernard Waber è una storia che evidenzia quanto sia importante stupirsi delle piccole cose che ogni giorno la vita riserva come mangiare un gelato, giocare con la sabbia, guardare il volo di una lucciola o correre felici tra gli alberi. Gesti quotidiani vero, ma se tutti noi riuscissimo a vedere il mondo con gli occhi puri e stupiti come quelli della protagonista riusciremmo, come accade al papà della bambina, a ritrovare in noi la capacità di gioire delle piccole cose che la vita ci dona. Dai 4 anni in su.

Bernard Waber è stato un prolifico autore e illustratore americano di libri per bambini, con oltre 30 titoli pubblicati e quasi due milioni di copie vendute.

Suzy Lee è nata e vive a Seul, in Corea del Sud. Tra i numerosi albi pubblicati in tutto il mondo, anche la famosa Trilogia del limite (edita in Italia da Corraini).

Source: acquisto del recensore.

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:: Non sei mica il mondo, Raphaël Geffray (Tunué, collana tipitondi, 2017), a cura di Maria Anna Cingolo

4 marzo 2017 by
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Edito da Tunué nella collana tipitondi, Non sei mica il mondo è il primo graphic novel di Raphaël Geffray e ha come protagonista Bené, un bambino di otto anni e mezzo, aggressivo, irascibile e con una storia familiare dolorosa. Bené è analfabeta perché il suo atteggiamento violento non è accettato nelle scuole e per questo ogni volta viene cacciato ancor prima di poter imparare a leggere e a scrivere. All’inizio di Non sei mica il mondo, Bené giunge alla porta della direttrice dell’ennesima scuola, la Scuola dei colori, e viene mandato nella classe della maestra Valentine. Il bambino continua a comportarsi molto male, finendo subito nei guai come tutti in fondo si aspettano. Bené, infatti, è consapevole della maschera che si è costruito e che gli altri continuano ad attribuirgli: è la stessa maschera che disegna, quella di un viso arrabbiato e cattivo, quella di un bambino da allontanare. La maestra Valentine, però, non si lascia convincere dalle apparenze, crede nelle sue potenzialità, glielo dice e glielo dimostra, riuscendo ad entrare in contatto con lui. Così Bené, proprio nel periodo di carnevale, quando si può scegliere di essere chi più si vuole, decide per una volta di provare ad essere sé stesso; inizia a relazionarsi con i suoi coetanei integrandosi e facendosi degli amici; grazie alle cure di Valentine impara a leggere le scritte e anche un po’ quel mondo che prima non riusciva a decifrare. Quando, però, alla maestra viene affidata un’altra classe, tutto quanto cambia e Bené rimette la sua maschera, tornando il bambino dagli occhi grandi e spenti, rabbioso e incontrollabile, che era nelle prime pagine.

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Geffray lascia raccontare questa storia soprattutto alle immagini. Non ci sono colori in questo graphic novel, tranne il bianco e il nero, tutto appare senza speranza e cupo, così che il lettore si senta incompreso e in trappola come Bené; i disegni spesso si trasformano in gomitoli di linee, un labirinto dove l’unica via di uscita è chiudersi in sé stessi; le immagini spesso si fanno sfocate come quelle di un incubo che, una volta aperti gli occhi, speri finisca e invece rimane lì, perché la realtà spesso sa essere peggiore.
Non sei mica il mondo racconta la vita di un ragazzino difficile che non desidera altro che essere come gli altri ma è troppo fragile per credere in sé stesso con le proprie forze. Bené ha bisogno che qualcun altro lotti per lui, si impegni e gli dia quella possibilità di ricominciare che la vita sembra avergli strappato dalle mani prematuramente. Per questo Geffray ha creato il personaggio di Valentine, una maestra che non si dà per vinta e urla a Bené “io non ti mollo!”. Non sei mica il mondo vuole ricordarci l’importanza di una didattica veramente inclusiva, di una scuola che si prenda cura di ogni bambino senza mai trascurare quei casi difficili che non si inseriscono nello standard previsto. “Straordinario”, infatti, significa “fuori dall’ordinario” ma può allo stesso modo essere sinonimo di “meraviglioso” così come di “anomalo”: la differenza sta nella decisione dell’insegnante di non mollare.

Raphaël Geffray: francese d’origine, si stabilisce in Belgio per studiare illustrazione e fumetto, e lì comincia a firmare i suoi primi lavori. Con Non sei mica il mondo (C’est pas toi le monde), porta ora in Italia un’opera d’esordio che l’ha già reso celebre.

Source: libro inviato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Simone dell’ufficio stampa Tunué.

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:: I nerd salveranno il mondo, Fulvio Gatti (Las Vegas Edizioni, 2017) a cura di Elena Romanello

3 marzo 2017 by
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Fino a non molti anni fa i nerd erano visti dalla maggior parte della gente come decisamente strambi e fuori dal mondo, persi in passioni totalizzanti per i fumetti, la fantascienza, il fantasy, i giochi di ruolo e cose simili.
Oggi le cose sono cambiate, come racconta Fulvio Gatti, nerd anche lui a causa o per colpa della saga di Star Wars, grazie essenzialmente al fatto che fumetti e fantastico sono diventati un business di proporzioni planetarie, a fenomeni di costume come il serial The Big Bang Theory e a Internet. Nell’agile e appassionante libro edito da Las Vegas I nerd salveranno il mondo Fulvio Gatti racconta per sommi ma abbastanza curati capi la storia dell’affermarsi di un immaginario, partendo dalla sua esperienza ma non solo.
Il punto centrale è l’affermarsi del fenomeno Star Wars, nato come progetto di nicchia per George Lucas e soci, diventato un grande successo, poi dimenticato per un po’ di tempo se non dagli appassionati e ritornato alla ribalta da alcuni anni grazie ai film ma non solo.
Tra le pagine del suo libro Fulvio Gatti parla anche di altri importanti fenomeni, come le serie di culto, Star Trek e Game of thrones in testa, i supereroi americani tornati di grande interesse dopo i film a loro dedicati, i romanzi di fantascienza, l’immaginario inglese capitanato da Doctor Who. Spiace solo non trovare tra le pagine i manga giapponesi, fondamentali per la costruzione di un’identità nerd e otaku in chi era bambino o ragazzino tra gli anni Settanta e Ottanta, ma del resto su questo argomento ci sono altri libri, ed è interessante in ogni caso l’esaminare un mondo composito e fatto di tanti universi.
L’autore racconta anche della situazione italiana, dove i lavori creativi e intellettuali vengono snobbati e dove per esempio i mass media si disinteressano di un fenomeno di costume e di cultura pop come Lucca Comics & Games, l’evento più visitato nel nostro Paese, ma dove ci sono eccellenze come l’editore Bonelli e il successo nell’ultimo periodo di film come il fantasy Il racconto dei racconti e il fantascientifico Lo chiamavano Jeeg robot.
I nerd, secondo Fulvio Gatti ma il suo pensiero è suffragato dalla verità, sono ormai una forza anche economica ma soprattutto, con la loro capacità di raccontare e creare belle storie possono creare una vera alternativa di vita in un mondo in cui i bulli, i prepotenti e gli intolleranti vogliono prevaricare a tutti i costi. Nelle storie amate dai nerd si esalta il pacifismo, la collaborazione tra etnie diverse, l’apertura verso il nuovo e l’insolito, il superamento delle discriminazioni. E forse, con questi valori, i nerd potranno davvero salvare il mondo.

Fulvio Gatti è nato a Torino nel 1983 e vive in provincia di Asti. Specializzato in fumetti e cultura del fantastico collabora da una decina di anni per giornali locali e nazionali. Ha pubblicato un saggio su Star Wars, vari racconti e sceneggiato una graphic novel tradotta anche in francese. Svolge anche attività di traduttore e videomaker.

Source: acquisto del recensore.

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:: Review Party – Delitto con inganno, Franco Matteucci, (Newton Compton, 2017)

3 marzo 2017 by

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Inizia con un lungo flashback (ben 15 capitoli) Delitto con inganno, il nuovo giallo di Franco Matteucci, che abbiamo imparato a conoscere qui sul blog con Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco, sempre edito da Newton Compton, sempre con protagonista Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, ispettore del posto di Polizia di Valdiluce. Nel passato, infatti, è celata la chiave per risolvere il caso che il nostro aitante ispettore è chiamato a risolvere: la morte del commissario Vallesi, rinvenuto cadavere in un sacco a pelo in una fatiscente stanza dell’ hotel Miramonti. Il commissario Vallesi è una figura importante nella vita del protagonista, quasi un padre, colui che lo portò in Polizia riconoscendo la sua onestà e le sue doti investigative. Scoprire chi l’ha ucciso diventa perciò per Santoni molto più che un semplice caso di routine, soprattutto perché molti sono gli interrogativi a cui dovrà cercare di dare una risposta. Che legami ci sono con Clara Meynet? la ragazza, amore giovanile di Santoni, scomparsa quindici anni prima (in circostanza che definire torbide e misteriose è dire poco) e mai più ritrovata. Chi è Mister Coccoina? l’inquietante e indecifrabile individuo che sembra conoscere tutti i segreti e i retroscena dei fatti più sanguinosi accaduti a Valdiluce, tanto da inviare enigmatici messaggi anonimi alla Polizia, ogni volta che uno di quei fatti si verifica. Che cunicoli, segreti militari e nascondigli contiene il monte Sassone? L’ispettore Santoni dovrà scavare nel passato e dentro se stesso, per capire cosa stia accadendo, facendo affidamento sul suo talento investigativo di collegare indizi ed escludere sospetti, e sul fidato assistente Kristal (è un nome maschile) Beretta. Scenari montani incontaminati, e delitti efferati fanno la cifra distintiva di questo giallo non privo di particolari ripugnanti e disturbanti, che vede l’ispettore Santoni alle prese con un serial killer di incredibile spietatezza, un uomo all’apparenza qualunque, insignificante, innocuo, dalla doppia vita, capace di mimetizzarsi come un volpe d’inverno, guidato dalle sue perversioni e ossessioni. Scoprire chi sia non sarà facile, decifrare i messaggi ricevuti, collegare gli indizi, le tracce di cui è disseminata la storia, sarà soprattutto per Santoni una sfida senza esclusioni di colpi. Un giallo a incastro, (non privo di colpi di scena, come quello delizioso del finale, delle ultimissime righe), che richiama molta narrativa americana in cui il tema del serial killer è ampiamente centrale. Nel romanzo di Matteucci, l’ambientazione prettamente italiana, comunque si inserisce in questa tradizione con una certa originalità, e un pizzico di cattiveria in più rispetto ai gialli all’italiana più classici. Insomma più Hannibal Lecter che Don Matteo, per intenderci. Alcuni particolari possono urtare la sensibilità dei più sensibili, necrofilia compresa, ma per il resto è un romanzo interessante, ben costruito, affatto scontato.

Franco Matteucci è autore e regista televisivo e vive e lavora a Roma. Insegna Tecniche di produzione televisiva e cinematografica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha scritto i romanzi La neve rossa (premio Crotone opera prima), Il visionario (finalista al premio Strega, premio Cesare Pavese e premio Scanno), Festa al blu di Prussia (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante), Il profumo della neve (finalista al premio Strega), Lo show della farfalla (finalista al Premio Viareggio – Rèpaci). È autore di una serie di gialli di grande successo che hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni: Il suicidio perfetto, La mossa del cartomante, Tre cadaveri sotto la neve, Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco. I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Antonella e Simona dell’ Ufficio Stampa Newton Compton.

:: Generazioni digitali – consigli per genitori e formatori, Marco Sanavio, Luce Maria Busetto, (Edizioni San Paolo, 2017)

2 marzo 2017 by
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Il web non è un gioco da ragazzi sembra dirci Generazioni digitali – consigli per genitori e formatori, scritto da Marco Sanavio e Luce Maria Busetto e edito da Edizioni San Paolo. Agile volumetto che in realtà non fornisce una risposta a tutte le domande e né una reale soluzione a tutti i mali del web, ma più che altro ci parla di un percorso che ragazzi, educatori e genitori possono percorrere insieme. Ormai la comunicazione corre sulle autostrade digitali, notizie, informazioni, messaggi personali si diffondono tra smartphone, tablet, computer, ed è piuttosto irragionevole chiamarsi fuori, e sostenere che questa rivoluzione mediatica non ci tocca, non ci coinvolge. E’ il caso dell’anziana che si crede lontana da questo mondo e ragionevolmente le viene fatto notare che ormai anche indirettamente tutti siamo inseriti in questo flusso continuo di informazioni anche solo quando un medico digita sul suo portale il nome di un suo paziente e ha subito sott’occhio la usa intera cartella clinica. E’ il progresso, è l’evoluzione della comunicazione, che tuttavia non nasconde ombre e lati oscuri, dalla dipendenza da internet, vera patologia ormai sempre più diffusa, a forme più violente come il cyberbullismo. Insomma un genitore cosa deve fare quando vede suo figlio schiavo di videogiochi, smartphone e quant’altro? Le maniere forti, i divieti, le minacce sembrano la strada meno praticabile, e in un certo senso inutile. Non è requisendo ai figli questi congegni e imponendogli un rigido digiuno digitale che si ottiene l’auspicato processo autonormante, ovvero la formulazione di alcune norme, frutto di un confronto comunitario e condiviso. Far crescere nei giovani il senso di responsabilità, e la prudenza a non diffondere dati sensibili, immagini, che potrebbero essere usate in modo illecito, è un cammino che richiede impegno, fiducia e condivisione, che parte dall’ascolto, procede con la simbolizzazione, giunge alla verbalizzazione e riappropriazione, e in fine alla fase autonormativa. Insomma siamo noi che dobbiamo usare la tecnologia, che di per sé è un grande progresso e non ha nessuna connotazione negativa questo è bene sottolinearlo, e non il contrario.

Marco Sanavio è un sacerdote della diocesi di Padova. Dal 1999 si occupa di coniugare il mondo della tecnologia con l’azione pastorale. Scrive sull’argomento per diverse riviste a diffusione nazionale. Attualmente fa parte del consiglio direttivo dell’Associazione webmaster cattolici italiani. A Padova è direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi e segue la formazione di adulti e ragazzi all’uso degli schermi digitali.

Luce Maria Busetto svolge la sua attività di psicologa e psicoterapeuta a Padova. È specializzata nella valutazione psicodiagnostica in ambito forense. Si occupa di colloqui clinici, somministrazione di test, psicoterapia individuale e di coppia, trattamento dei disturbi d’ansia e del comportamento nell’età adulta e nell’adolescenza. È stata relatrice in una serie di incontri psicoeducazionali nella provincia di Padova incentrati sul tema “New Media e bullismo”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio Stampa San Paolo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

:: Young Adult Reading Club – La rivoluzione della DeAgostini, a cura di Lucrezia Romussi

28 febbraio 2017 by

logo-headerViviamo nel 2017, l’era tecnologica, innovativa, digitale, nella quale per comunicare a distanza di milioni di chilometri basta un millesimo di secondo, dove i baci e gli abbracci sono diventati emoticon, le amicizie virtuali, i trasporti ultraveloci e i pensieri si sono trasformati in post. Come un encefalo, degno di essere chiamato tale, può facilmente desumere che pure il bello, incantevole, meraviglioso universo dei libri sia coinvolto in questa trasformazione progressiva. Qualche anno addietro, leggere rappresentava l’idea di dirigersi solamente in una libreria con il nobilissimo fine di acquistare un testo e successivamente scorrerlo con gli occhi, colmi d’amore e percepire il profumo inconfondibile della carta stampata. Oggi, invece, leggere simboleggia smisurati significati e significanti. Molte persone sono solite comprare libri online e conseguentemente apprezzarli su piattaforme digitali come smartphone, tablet e lettori ebook. La loro scelta non è motivata da un istinto letterario bensì derivata dalla consultazione di recensioni riportate su blog dedicati attraverso i quali si cerca di captare indizi come Sherlock Holmes in ‘’Uno studio in rosso’, tutto questo è diventato elementare. Nonostante questa tendenza, nessuna casa editrice, fino ad ora, si è relazionata con i lettori direttamente attraverso il web, ad eccezione della DeAgostini che ha attuato una scelta innovativa in questo ambito sviluppando il settore virtuale, incentivando il mercato, e stimolando l’amore per quello che è un privilegio di tanti: l’amore per la lettura. E’ nato, quindi, Il progetto ‘’Young Adult’’ Reading Club, una community, attraverso la quale pubblico, blogger e casa editrice si uniscono dando vita a una forza unica che, all’insegna della massima libertà di confronto ha come obbiettivo il crescere insieme e amare la lettura infinitamente. All’interno di Young Adult – Reading Club sono presenti diverse sezioni: ‘’Blog’’ con news, articoli, anticipazioni, retroscena e curiosità, ‘’Special’’ una parte esclusiva, ma fruibile da tutti, che riporta iniziative speciali dedicate al lancio di nuovi romanzi, ‘’Letti da voi’’ nella quale i lettori possono esprimere pareri e impressioni riguardo volumi ‘’assaggiati’ ’e ‘’sfiorati’’ scrivendo anche la trama e l‘analisi dei personaggi, confrontandosi con gli altri membri della community, ‘’Books’’ una raccolta dell’intero materiale realizzato con dedizione e passione per un determinato libro come booktrailer, interviste e iniziative speciali, ‘’Wall’’uno spazio aperto dove i readers hanno l’opportunità di dipingere un pensiero, una dedica o una citazione e, infine l’ultima sezione, ma non per ordine di importanza ‘’Ya-Tv’’, una collezione con tutti i contribuiti video rivolti a uscite, eventi e autori. A cornice di ciò, che già par un quadro degno di essere esposto al più bel museo del mondo: quello delle emozioni, la DeAgostini a chiunque svolga un’attività sul Reading Club regala punti, in base alla partecipazione dell’utente, che, a seguito di una raccolta, daranno diritto a ricevere omaggi esclusivi.

E’ anche grazie a queste idee che la lettura continua a essere una passione di molti perché leggere è vivere e, stare connessi, significa fare progressi.

:: A ciascuno il suo, Leonardo Sciascia (Adelphi, 2000) cura di Greta Cherubini

27 febbraio 2017 by
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«UNICUIQUE SUUM». Così recita il verso di un’inquietante lettera minatoria recapitata al farmacista Manno. E “a ciascuno il suo”, nell’opinione comune, è proprio la parte di merito o demerito che alla fine dei fatti spetterà ai protagonisti del romanzo.
Sicilia, 1964. La vita di un tranquillo paesino dell’entroterra è sconvolta da un duplice omicidio: vittime innocenti il farmacista Manno e il medico Roscio, colti di sorpresa durante una battuta di caccia.
Sulla misteriosa morte dei notabili inizia ad indagare il professor Laurana, mosso da irrefrenabile curiosità. E infatti A ciascuno il suo è innanzitutto la storia di un giallo, con tutti gli ingredienti del caso: indizi, prove, sospetti, deduzioni e colpi di scena. Ma non solo: è anche un documento storico, un affresco realistico della Sicilia degli anni ’60 permeata di ipocrisia, pregiudizi, reticenza ed omertà.
Il professor Laurana, guidato dal lume della ragione, tenta di farsi strada tra le maldicenze e le dicerie che già all’indomani dell’omicidio infangano la memoria delle rispettabilissime vittime. Fino a ribaltare completamente la prospettiva comune e ad arrivare alla verità, facendone le spese. Perché tutto il libro è sotteso in fondo da un’unica morale, che il professore si ostina a non capire:

«Certe cose, certi fatti, è meglio lasciarli nell’oscurità in cui stanno…Proverbio, regola: il
morto è morto, diamo aiuto al vivo. Se lei dice questo proverbio a uno del Nord, gli fa immaginare la scena di un incidente, in cui c’è un morto e c’è un ferito: ed è ragionevole lasciare lì il morto e preoccuparsi del ferito. Un siciliano vede invece il morto ammazzato e l’assassino: e il vivo da aiutare è soprattutto l’assassino»

A ciascuno il suo vuole essere una denuncia sociale, non più (o non solo) alla politica collusa de Il giorno della civetta, ma agli uomini e alle donne comuni, schiavi di una mentalità mafiosa che ne condiziona fino i minimi gesti quotidiani. Un atto d’accusa senza appello contro un sistema di clientelismi, compromessi e furberie a cui tutti soggiacciono. E chi non si adegua, chi, come il professor Laurana, tenta di dissodare il terreno per far valere la giustizia, è «un cretino».
Sciascia dipinge con fedeltà veristica atmosfere e ambienti della sua Sicilia, animata da una società prevalentemente maschile che si raccoglie in circoli, salotti e caffè. Ma non c’è spazio per l’adesione sentimentale: con una prosa asciutta e concreta, l’autore districa i fili della trama attraverso una lente impietosa e distaccata, volta a mettere in luce colpe e peccati di tutti i personaggi, e persino di Laurana, «onesto» e «intelligente» sì, ma «non privo di segreta presunzione e vanità».
L’inchiesta del professore condurrà alla scoperta di una verità già nota, senza trionfalismi e lieto fine. Perché quello che resta di questo romanzo è l’amara e lucida consapevolezza dell’impossibilità di ledere i meccanismi di una società immobile come quella siciliana, dove ad ognuno, per legge di natura e dai tempi più remoti, spetta il suo: il premio dell’impunità per i notabili, il compianto e perfino la derisione per chi non si fa gli affari suoi.

Leonardo Sciascia, scrittore e uomo politico siciliano di grande impegno sociale. E’ l’autore di opere come Il giorno della civetta (1961),  A ciascuno il suo (1966), La Sicilia come metafora (1979), L’affaire Moro (1978), La scomparsa di Majorana, (1975), Il teatro della memoria, (1981). Tra le sue ultime opere ricordiamo: La strega e il capitano (1986), Il Cavaliere e la morte (1989), Una storia semplice (1989). E’ morto a Palermo il 20 novembre del 1989.

Source: acquisto personale.

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:: Un’ intervista con Chiara Rapaccini, a cura di Viviana Filippini

27 febbraio 2017 by

baires-lightChiara benvenuta su Liberi di scrivere per noi è un piacere averla qui per fare qualche parola su Baires, il suo romanzo intrigante, curioso tra realtà e dimensione fantasia edito da Fazi. Cosa ha scatenato l’idea di scriverlo? Come è stato per lei scriverlo?

R: Baires è una città che amo e che frequento da anni. Una città “dove tutto può accadere”. Un misto di razze, religioni, umanità povera e ricchissima, arte e sperimentazione che se la sognano negli Usa. Una città dove su due persone, una è italiana. La location perfetta dove perdersi e ritrovarsi.

Lei di solito scrive e illustra libri per bambini come è stato creare questo libro per adulti?

R: Ho scritto libri per bambini per anni e continuerò. Ma da qualche tempo sono rimasti pochi gli editori italiani che sperimentano e osano. Il “politicallycorrect” si è appropriato anche di questo settore culturale che negli anni 90 era sperimentazione pura e libertà. Allora ho preferito scrivere per i grandi. Nessuno può censurarti! La prima collaborazione a un testo per adulti è avvenuta con Elio e Storie Tese per Stile libero Einaudi. Ricordo il senso di libertà che ho respirato entrando negli uffici Einaudi… Chi mi ha spinto alla letteratura adulta però è stato mio cognato, Furio Monicelli, fratello di Mario, un grande scrittore.

Frida, ha perso l’uomo amato, e parte per l’Argentina con il figlio. Le loro strade si divideranno e per la donna comincerà in viaggio tra reale, surreale, sogno,dimensione mistica. Cosa rappresenta davvero per la donna questo viaggio in Argentina?

R: Per Frida rappresenta la fuga dal dolore ma anche da un mondo protetto, infantile, falsamente rassicurante. La metafora vale anche per l’Italia, l’Europa e il vecchio mondo, ormai asfittico, ripiegato su se stesso, polveroso. Il nuovo mondo, il Sudamerica è un luogo povero ma vitale, perfetto per ricominciare da capo.

Tra i diversi personaggi che Frida incontra c’è anche Guillermo, con il quale si instaura un rapporto speciale. Quanto è importante lo scrittore nel percorso catartico che Frida sta compiendo?

R: Guillermo è un uomo cinico ma affascinante, uno scrittore acuto (esiste davvero, è il più grande scrittore argentino vivente). Frida, in questo lungo viaggio complicato, riscopre anche il suo corpo. Un corpo che invecchia ma ancora sensuale. Il sesso è uno straordinario mezzo per rivitalizzare mente e corpo. A Buenos Aires c’è la cultura del corpo, della sensualità, dell’eros. Frida , per continuare a vivere, deve risvegliare a poco a poco i cinque sensi…

Tra gli altri personaggi incontrati ci sono una sciamana, proprietarie di alberghi dal carattere ambiguo, psicologhe e dottori che entrano ed escono dalla vita della protagonista. Che cosa sono per Frida, semplice incontri o elementi essenziale del suo cammino di rinascita?

R: Sono i cosiddetti “aiutanti magici “ indicati da Vladimir Propp nel suo testo sulle fiabe. Un testo su cui ho studiato per laurearmi in psicopedagogia. Aiutano Frida nel suo percorso, a volte la ostacolano, a volte donano oggetti magici. Per ”rivedere le stelle” è necessario andare all’inferno, incontrare angeli e diavoli, farsi scortare da un Virgilio. Da soli non si riesce a raggiungere uno scopo.

Una delle presenze costanti nel libro è la figura del Vecchio. Lui- compagno morto della protagonista- ha funzione protettiva o è una sorta di guida per Frida verso una nuova fase esistenziale?

R: Il vecchio è un angelo custode, ma allo stesso tempo una presenza autoritaria, un padre padrone da cui Frida deve emanciparsi. Mi ispiro in parte a Mario Monicelli, per questo personaggio, il mio compagno di una vita. Uomo straordinario che mi ha insegnato molto, ma allo stesso tempo una personalità castrante, come tutti i geni.

Gli 11mila chilometri percorsi da Frida sono ricchi di colori, profumi, odori e sapori. C’è anche un buona dose di fede vissuta tra religione cristiana e qualcosa che ha sapore di pagano. Questo mix di elementi che effetto ha sulla protagonista?

R: Frida è lei stessa un personaggio magico, lungimirante, fantasioso. E’ un artista. Per comprendere se stessa e dare una svolta alla sua vita, si affida al sesto senso, all’irrazionale.

Quanto c’è di Chiara Rapaccini in Frida? E perché ha scelto di chiamare il suo alter ego letterario con il nome che mi ha ricordato la grande Frida Khalo (pittrice, donna di carattere forte che ha affrontato dolori e sofferenze fisiche ed emotive)? C’è un collegamento tra le due?

R: Frida è la mia alter ego… banale ma vero. Io vorrei essere coraggiosa come lei, ma lo sono molto meno. La mia vita però è stata altrettanto avventurosa. Frida non è il nome della Khalo, ma di mia nonna. Una crocerossina che ha salvato molti soldati nella prima guerra mondiale. Un’austriaca dal cuore d’oro, impavida quanto autoritaria. L’adoravo.

Se dovessero fare un adattamento cinematografico di Baires, lei esclusa, chi potrebbe interpretare il ruolo di Frida?

R:Bella domanda!!! Una Maggie Smith giovane, oppure EmyWinehouse. Ma mi verranno in mente attrici viventi e più giovani…

:: Gruppo di lettura – Il libro di marzo

26 febbraio 2017 by

Oggi sceglieremo insieme il libro da leggere per sabato 25 Marzo, che discuteremo qui sul blog.

L’orario è confermato dalle 18,00 alle 19,00. Poi chi vuole proseguire fin che gli impegni ce lo consentono.

Qui sarà aperto un sondaggio, ognuno può scegliere il libro preferito, o votando per i libri già proposti, o aggiungendo un nuovo titolo nella casellina “Other”. In quest’ultimo caso anche se il titolo non appare è comunque conteggiato. Quello con più voti sarà il libro di cui ci occuperemo questo mese.

Il sondaggio sarà aperto fino a martedì 28.

Altre risposte:

Qualcosa sui Lehmann – Stefano Massini 1

La Creuza degli Ulivi – Bruno Morchio 1

Il libro scelto è: Cuore di cane di Michail Bulgakov, partecipate numerosi.

Appuntamento dunque al 25 Marzo!

:: Cuori in viaggio: Orgoglio e Pregiudizio, Jane Austen (Garzanti, 2004)

26 febbraio 2017 by

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I Bennet vivono con le cinque figlie a Longbourne, nello Hertfordshire. Charles Bingley, ricco scapolo, va ad abitare vicino a loro con le due sorelle e un amico, Fitzwilliam Darcy. Bingley e Jane, la maggiore delle Bennet, si innamorano; Darcy, attratto dalla seconda, Elisabeth, la offende con il suo comportamento altezzoso. L’avversione aumenta quando le sorelle riescono a separare Charles da Jane. Darcy chiede la mano di Elisabeth, non nascondendo però quanto la cosa costi al suo orgoglio. La ragazza, sdegnata, lo respinge. In un secondo tempo Elisabeth apprende che la sorella Lydia è fuggita con Wickhman. Con l’aiuto di Darcy i fuggiaschi vengono rintracciati e fatti sposare. Infine Darcy e Elisabeth, Bingley e Jane si fidanzano.

Tra gli amori letterari quello tra Elisabeth Bennett e Mr Darcy, personaggi principali del celeberrimo Orgoglio e Pregiudizio (Pride and Prejudice, 1813) di Jane Austen, splende di luce propria e se vogliamo è ancora in grado di competere, per freschezza e spontaneità, con tante storie d’amore anche più recenti e contemporanee. Non male per una storia d’amore presente in un romanzo edito nel 1813, che non dimostra affatto i suoi più di 200 anni, e che è di fatto una delle storie d’amore più lette al mondo. Non è stato perciò difficile scegliere e rileggere questo libro per questa bella iniziativa, Cuori in viaggio, dedicata da 28 blogger all’amore. Ho pensato a Il dottor Živago, Anna Karenina, Romeo e Giulietta, poi ho scelto loro, l’antipatico per eccellenza e scorbutico signorotto di città e l’intelligente e ironica Elisabeth, appartenente a una modesta famiglia della borghesia di campagna. Quale è il segreto di questo libro? Cosa gli ha permesso di passare indenne nel tempo? Raccogliere appassionati consensi tra lettori e lettrici di ogni epoca e gruppo sociale? Rimanere così moderno e contemporaneo, sebbene i riti e i costumi sociali di quel periodo siano ormai irrimediabilmente cambiati se non evoluti (anche se c’è da dire che l’animo umano è cambiato ben poco dall’Era della Pietra)? Ecco forse le risposte sono esattamente ricavabili dalle domande stesse. Lo spirito arguto di Jane Austen è stato capace di parlare d’amore universalizzando i contesti e le opportunità concesse a una donna, non solo nel lontano 1813. Elisabeth Bennett è a modo suo un modello, un’ eroina capace di tenere testa a tutti personaggi maschili della storia, a partire da suo padre, che tra l’altro l’adora. Gli scontri, i battibecchi con Mr Darcy sono d’antologia, come il rifiuto alla sua prima proposta di matrimonio. Elizabeth difende la sua identità, la sua singolarità e non si piega ai mille compromessi che la sua seppur modesta condizione sociale imporrebbe. E lo fa con leggerezza, humour, straordinaria perspicacia. Ama sinceramente Mr Darcy, ma non permette a questo amore di cambiarla, limitarla, e in questo credo consista la bellezza e l’ anticonformismo di questo personaggio, quanto mai moderno e rivoluzionario. Concreta, realista, testarda, romantica Elizabeth Bennett è la perfetta metà di Mr Darcy, il suo complemento e la sua compiutezza. Se non avete ancora letto Orgoglio e Pregiudizio, fatevi un regalo, leggetelo in lingua originale o nella bella traduzione di Isa Maranesi. Se già conoscete la storia, rileggetela, non vi annoierà, potete contarci, la Austen ha uno stile di scrittura che è il trionfo dell’intelligenza, una gioia per qualsiasi lettore.

Edizione considerata: Garzanti editore 1975- 1982, XXII edizione marzo 2004, introduzione di Attilio Bertolucci, traduzione di Isa Maranesi.

Jane Austen. Scrittrice inglese. Compì la sua educazione quasi interamente in casa, sotto la guida del padre ecclesiastico.
Nel 1801 si trasferì con la famiglia a Bath; nel 1805, dopo la morte del padre, a Southampton; poi, nel 1809, a Chawton, Hampshire, dove scrisse quasi tutti i suoi romanzi.
Profondamente attaccata alla famiglia, in particolare alla sorella Cassandra, la Austen non si sposò mai e trascorse un’esistenza raccolta e casalinga, interrotta solo da brevi visite a Londra e ai luoghi di villeggiatura sulla costa meridionale inglese.
Il suo primo romanzo completo a noi pervenuto è L’abbazia di Northanger (Northanger abbey), pubblicato solo nel 1818.
Il romanzo è centrato sul tema della maturazione di una giovane ingenuamente romantica, convinta, all’inizio, che la vita sia fatta a somiglianza dei romanzi «gotici» della Radcliffe (dei quali il libro costituisce la garbata parodia) e che alla fine arriva a comprendere, realisticamente, la realtà quotidiana.
Lo stesso tema (la maturazione di un’anima romantica attraverso l’esperienza) è al centro di Ragione e sentimento (Sense and sensibility, 1811), iniziato nel 1797 col titolo di Elinor and Marianne, e ritorna in Orgoglio e pregiudizio (Pride and prejudice, 1813), rifacimento del giovanile e non pubblicato Prime impressioni (First impressions, iniziato nel 1796).
Anche in Mansfield Park (1814), romanzo di complessa struttura narrativa e di ammirevole sincerità, in Emma (1816), considerato uno dei suoi capolavori, e in Persuasione (Persuasion), che fu pubblicato postumo insieme a Northanger Abbey ed è forse la sua opera più ricca e sottile, l’autrice compie un’analisi dei rapporti tra valori personali e valori sociali e della validità delle emozioni come guida del comportamento.
Il mondo descritto non si estende mai al di là dei limiti della vita e degli ambienti da lei direttamente conosciuti; ma il suo fine tocco ironico, la sua prosa elegante e fredda, la sottigliezza con cui analizza e descrive il conflitto tra esigenze psicologiche e morali di varia natura conferiscono a questa narrativa una non comune complessità e collocano la Austen tra i più grandi nomi del romanzo inglese.
Parzialmente tratto da: Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007

Source: acquisto personale.

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:: Gruppo di lettura – Il muggito di Sarajevo, Lorenzo Mazzoni

25 febbraio 2017 by

mug«La luna era alta e rischiarava il container, protetto da sacchi di sabbia, che bloccava l’ingresso occidentale del sobborgo di Butmir. Da qualche parte, lì intorno, c’era sicuramente più di un balija dannato pronto a staccargli la testa con una raffica di Mg42. Milan Kosanović, nonostante la scorpacciata di funghi allucinogeni, riusciva ancora a ragionare e, con estrema chiarezza, era consapevole di essersi perso. Luci abbaglianti attraversarono il cielo. Proiettili marziani che si infransero lontano, contro una casa, una moschea, un ospedale. Era la fine del mondo».

Nata per essere assediata. È così che si sente Amira, diciotto anni e un grande sogno da realizzare nella città di Sarajevo del ’93, lacerata dalle rappresaglie tra serbi e bosniaci. Il cuore della suonatrice di cigar box guitar batte all’unisono con i colpi di mortaio e le raffiche di mitra, ma Amira canta la sopravvivenza, la speranza. Della band Senza Strumenti fanno parte anche il colonnello Mustafa Setka, mago del basso, e il gigantesco ballerino di kolo, Masne, alle percussioni. I due, per tutto il giorno, seguono Jack, meglio conosciuto come Mozambik l’irlandese, fidanzato di Amira, spacciatore. All’occorrenza, Jack si offre come guida agli inviati di guerra che affollano l’Holiday Inn semidistrutto. Così conosce Carlo e Oscar, due fotoreporter italiani che inseguono uno scoop davvero straordinario: tra macerie e bombe, intendono trovare una vacca indiana che si dice abbia poteri da chiromante. Sarà per caso la Zebù gir che il vecchio Ivan nasconde nella corte interna del suo negozio di tabacchi, adattato a fumeria d’oppio dopo l’inizio del conflitto? Del resto, non è la sola ospite che il commerciante  cela a sguardi e orecchie indiscrete. In uno sgabuzzino è segregato, infatti, un serbo fuori di testa che, dopo una scorpacciata di funghi allucinogeni, si è ritrovato al di là delle linee nemiche. Lo scopo di Ivan è rispedirlo al mittente in cambio di un riscatto, da chiedere a un oscuro cecchino dei servizi segreti serbi, che trova la concentrazione solo canticchiando le hit di Barbra Streisand. Niente a che vedere con i Nirvana di Kurt Cobain, che Amira ha scoperto grazie a un lontano cugino olandese, di origine bosniaca, diviso tra rock e fede religiosa da quando ha abbracciato l’Islam in prigione.

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974 e ha abitato a Parigi, Hurghada, Londra, Sana’a. Ha pubblicato numerosi romanzi, tra cui Il requiem di Valle secca (Tracce, 2006),  Le bestie/Kinshasa Serenade (Momentum Edizioni, 2011), Apologia di uomini inutili (Edizioni La Gru, 2013, Premio Liberi di scrivere Award). È il creatore dell’ispettore ferrarese Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Koi Press) Malatesta, indagini di uno sbirro anarchico, La Trilogia (2011, Premio Liberi di Scrivere Award), La Tremarella (2012, il cui ricavato è andato interamente alle vittime del terremoto in Emilia), Termodistruzione di un koala (2013), Italiani brutta gente (2014). Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi sui giornali Il Manifesto, Il Reportage, East Journal, Il reporter e Torno Giovedì- Collabora con Il Fatto Quotidiano. Vive tra Milano e Istanbul.

Soundtrack

Space Cow in The Brasilian Land – The Love’s White Rabbits

Blood Sugar Sex Magic-Red Hot Chili Peppers

Nirvana – Smells Like Teen Spirit

Booktrailer: ‘Il muggito di Sarajevo’

Appuntamento oggi, sabato 25 febbraio, dalle ore 18,00 alle 19,00 per discutere del libro qui nei commenti al post. Partecipate numerosi.