:: Anima risorta di Christopher Moore (Elliot Edizioni 2025) a cura di Valentina Demelas

24 settembre 2025 by

Anima risorta, pubblicato in Italia da Elliot Edizioni, è l’ennesima conferma della verve creativa di Christopher Moore, autore americano che ha costruito la sua fama sulla capacità di intrecciare generi e abbattere barriere narrative. Qui Moore osa ancora di più, mescolando realtà storica e invenzione fantastica in un romanzo che diverte, sorprende e stimola.

Siamo nel 1911 a Vienna, capitale culturale, crocevia di artisti, psicoanalisti e intellettuali. È qui che Gustav Klimt, il pittore simbolista più celebre dell’Impero Austro-Ungarico – protagonista della Belle Époque – scorge nel Danubio un corpo femminile nudo. Lo osserva galleggiare, tuttavia, invece di avvisare la polizia, cede alla tentazione artistica: prima vuole ritrarlo. E proprio mentre abbozza il disegno, un colpo di tosse lo sorprende: la donna è viva. L’artista la porta nel suo studio, dove, insieme alla sua modella e musa Wally, si prende cura di lei.

La ragazza appare selvaggia, priva di ricordi e incapace di spiegare come sia finita in acqua. Il pittore decide di chiamarla Judith, come una delle protagoniste dei suoi dipinti più celebri, e si impegna ad aiutarla a recuperare la memoria.

Per farlo si affida a Sigmund Freud e Carl Jung. Grazie alle loro sedute, Judith ricorda un passato incredibile: cento anni prima era stata rinchiusa in una cassa e abbandonata tra i ghiacci artici da un uomo di nome Victor Frankenstein. Non solo: racconta anche di un viaggio all’Inferno. Resta da capire come sia finita nelle acque del Danubio e perché in tanti le diano la caccia. Tra questi spicca Geoff, un enorme cane-diavolo del Nord con un’insolita passione per i croissant.

Con Anima risorta – già bestseller del New York Times, caldamente consigliato e definito in Italia da numerose voci autorevoli ed entusiaste ironico, dissacrante, spassoso, irresistibile – Christopher Moore firma uno dei suoi romanzi più folli ed esilaranti, dove arte, psicoanalisi e fantastico si mescolano in una trama imprevedibile.

Il romanzo scivola tra noir, fantasy e commedia, mantenendo però una logica interna coerente nella sua follia.

Il fascino di Anima risorta sta nella sua capacità di unire cultura e intrattenimento, e nei dialoghi superlativi. Moore alterna gag surreali a riflessioni sull’arte simbolista e sulla nascita della psicoterapia. Tra cameo di Egon Schiele, Oskar Kokoschka e Alma Mahler, la Vienna fin de siècle prende vita, in una tessitura sapiente di aspetti affascinanti e sorprendenti. Non mancano riflessioni più profonde: identità, memoria, conflitto tra Eros e Thanatos. È una comicità intelligente, acuta, che diverte, ma che non rinuncia alla sostanza.

Moore non elude nemmeno i lati oscuri dell’epoca: il sessismo dell’ambiente artistico, le ossessioni di Freud, la discutibile disinvoltura di Klimt e Schiele. Ma tutto viene filtrato dall’ironia, senza moralismi. Tra tutti i personaggi, senza dubbio spicca Wally Neuzil, ritratta come figura vivace e indipendente, che aggiunge al romanzo una nota quasi femminista.

Certo, la generosità narrativa può sembrare eccessiva: circa quattrocento pagine piene di colpi di scena, digressioni e trovate. Non è un libro per chi ama trame lineari e sobrie, ma una giostra impazzita dove l’incredulità va sospesa. Chi accetta il gioco si ritrova immerso in un luna park letterario adorabile e assolutamente originale.

Anima risorta è una scommessa vinta. Un romanzo raffinato e folle, colto e godibile, che conferma Moore come uno degli artisti più brillanti della narrativa contemporanea. La traduzione brillante ed esperta di Gianluca Testani restituisce ritmo e ironia, rendendo accessibile al lettore italiano la voce originale dell’autore. Un libro consigliato a chi cerca una lettura fuori dall’ordinario: un’avventura letteraria che ricorda quanto l’arte e l’umorismo siano antidoti indispensabili al peso del reale.

Christopher Moore,nato nel 1957 in Ohio, vive a San Francisco. È autore di sedici romanzi di grande successo internazionale, tutti editi da Elliot, e ha vinto per due volte di seguito il Quill Award.

Source: libro gentilmente donato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampaElliot Edizioni.

:: La storia del calcio azzurro in 50 ritratti, Marino Bartoletti (Gallucci 2025) A cura di Viviana Filippini

24 settembre 2025 by

“La storia del calcio azzurro in 50 ritratti” è l’ultimo libro di Marino Bartoletti, edito da Gallucci, uscito poco tempo fa. Il tema è sì sportivo, perché il centro della narrazione è il calcio, ma Bartoletti lo racconta attraverso le biografie di 50 giocatori che hanno lasciato un segno nella storia del calcio Italiano. Ogni ritratto biografico raccontato a parole da Bartoletti presenta le illustrazioni a cura di Mauro Mazzara. In più, il libro ha tra le sue pagine anche un’intervista a Marcello Lippi che per anni è stato allenatore della nazionale. Il testo è ideale per tutti coloro che sono appassionati di calcio e che con questo volume potranno conoscere i calciatori non solo dal punto di vista calcistico, ma anche umano, visto che l’autore narra pure i dettagli e i particolari significativi della vita dei calciatori italiani che sono stati scelti per la realizzazione del libro. La cosa interessante è il fatto che oltre a far conoscere ai lettori i giocatori, si viaggia in lungo e in largo per l’Italia, a seconda di dove i protagonisti sono nati e crescitui calcisticamente, seguendo quindi le squadre dove hanno militato. In realtà, si fa un viaggio tra passato e presente, perché ci sono i giocatori degli albori come Adolfo Baloncieri o Amedeo Biavati, arrivando poi a quelli più noti e recenti, come se tra di loro ci fosse un continuo passarsi la palla per far conoscere a chi legge le loro vite. Da Andrea Pirlo, passando per Franco Baresi, salutando il grande Totò Schillaci, Francesco Totti, Roberto Baggio, il lettore si muove avanti e indietro nel tempo calcistico tra presente e passato. Nel libro ci sono anche le vite di alcuni giocatori di calcio  che furono padre e figlio, come Mazzola, o Jose Altafini che nonostante sia cresciuto all’estero, ha origini italiane. Un libro di calcio, ma anche un tomo che ci aiuta a capire gli uomini che fecero il calcio e quanto contribuirono a renderlo emozionante e spettacolare per lo spettatore adulto o bambino. “La storia del calcio azzurro in 50 ritratti” di Marino Bartoletti è un’emozionante viaggio tra le pagine di storia e calcio e in quell’essere umani dei protagonisti, non solo calciatori, ma essere umani a tutto tondo. I disegni presenti  non solo, sono ben fatti, ma permettono al lettore di conoscere il volto di questi professionisti del pallone. 

Marino Bartoletti (Forlì, 1949) è uno dei più celebri giornalisti italiani. Ha condotto e spesso ideato trasmissioni storiche come Il processo del lunedìLa Domenica Sportiva, PressingQuelli che il calcio. È stato direttore del “Guerin Sportivo” e dell’Enciclopedia Treccani dello Sport, oltre che delle testate sportive della Rai e di Mediaset. Con Gallucci ha in corso di pubblicazione la serie per ragazzi La squadra dei sogni. I suoi romanzi “adulti” hanno riscosso un incredibile successo di pubblico e di critica, tanto che La cena degli dei si è aggiudicato i premi Selezione Bancarella, Invictus, Libri d’Ulisse e Samadi, Il ritorno degli dei ha vinto i premi Bancarella Sport e Città di Castello, mentre La discesa degli dei i premi Kerasion e Terre d’Agavi e La partita degli dei il premio Lorenzo D’Orsogna. L’ultimo romanzo, Il Festival degli dei, è dedicato a Sanremo e ha riscosso un incredibile successo di pubblico e di critica. (fonte Gallucci)

Mauro Mazzara (Milano, 1980) è pittore e illustratore per la comunicazione, la moda e l’editoria. Vincitore di molti premi internazionali, disegna spesso per lo sport, che è una delle sue grandi passioni. (fonte Gallucci)

:: L’onesta bugiarda di Tove Jansson dal 1 ottobre

23 settembre 2025 by

Esiste nei rapporti umani una linea che separa verità da ipocrisia, gentilezza da adulazione, onestà da calcolo? È possibile continuare a credere in se stessi e negli altri senza la protezione delle menzogne vitali, degli autoinganni e delle illusioni? Nell’Onesta bugiarda due donne si incontrano: Anna Aemelin è un’illustratrice di libri per bambini. Solitaria e svagata, incapace di prendere sul serio qualsiasi cosa che non sia il suo disegno, ostinatamente decisa a difendersi dalla vita ignorando ciò che la disturba, frapponendo fra sé e il mondo le sue lampade schermate, i suoi conigli a fiori, le decisioni che non prende, i no che non dice. Al suo opposto è Katri Kling: giovane donna volitiva e concreta, intelligente e calcolatrice, nemica delle reticenze e del caso, ossessionata da un suo senso dell’onestà e della giustizia che la induce a vedere in ogni rapporto umano un contratto da rispettare. Il loro incontro è lo scontro fra due modi opposti di essere che, rapportandosi, si distruggono a vicenda, minando le certezze su cui poggiano. Continua a nevicare nel romanzo: è inverno e da mesi la neve cade incessantemente sul villaggio in riva al mare, coprendo le orme appena lasciate, cancellando dal paesaggio i punti di riferimento. I segni che la vicenda traccia con apparente leggerezza su quel bianco uniforme scavano solchi profondi: il gioco delle verità ci lascia un inquietante senso di insicurezza.

Padre scultore e madre illustratrice, Tove Jansson (1914-2001) cresce tra una vivace casa-atelier di Helsinki e un solitario e avventuroso isolotto dell’arcipelago finlandese. Il mondo d’arte e fantasia dell’infanzia nutre la sua vocazione di pittrice, vignettista e scrittrice e le ispira la serie di libri sui Mumin, oggi un classico di culto noto e amato in tutto il mondo. Con lo stesso spirito, ironico e poetico, acuto e dissacrante, si è rivolta anche agli adulti. Iperborea ha pubblicato La barca e io, Viaggio con bagaglio leggero, Fair Play, Campo di pietra e il best-seller Il libro dell’estate. È inoltre in corso di pubblicazione per Iperborea l’intera serie delle strisce dei Mumin e una collana speciale di albi illustrati tratti dalle loro storie più celebri.

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:: Piccola riflessione sul genocidio a Gaza, di Sara Pettirosso

22 settembre 2025 by

“ Mamma cosa facevi durante il genocidio a Gaza?”
22 settembre 2025: blocchiamo tutto.
Non c’è giustizia divina che possa farmi sentire in pace di fronte alla mutilazione di bambini, a donne costrette a partorire sotto le bombe, a medici incapaci di suturare una ferita per la mancanza di dispositivi sanitari, a madri che scavano tra le macerie per cercare l’arto del proprio figlio o di fronte a padri che piangono su corpi irriconoscibili.
Blocchiamo tutto perché non c’è giustizia di fronte a un genocidio.
Alle scuole elementari studiavo sul libro di storia la seconda guerra mondiale e mi chiedevo cosa facessero i miei bisnonni mentre gli ebrei erano rinchiusi nei campi di concentramento; “Chissà, forse non si sapeva proprio tutto, forse si era all’oscuro di certe notizie”- pensavo.
Oggi no, oggi si sa tutto; abbiamo i numeri, i dati, le testimonianze e le verità. Nonostante questo viviamo coscientemente in un paese che finanzia la guerra e la morte; è solo un caso che io sia nata qui e non a Gaza, è solo un caso che valga la legge del denaro e non quella della pace.
Non posso cambiare le leggi, ma posso prendere posizione; posso diffondere, condividere e scendere in piazza per spiegare ai miei figli cosa voglia dire rimanere umani quando il mondo ti dice di picchiare, sparare, uccidere e sputare sui cadaveri.
“ E quindi non tutti erano d’accordo?”
“ No Edoardo, la mamma non ha mai voluto sporcarsi di sangue perché sai, quando ci si macchia di sangue, non va più via”.
Blocchiamo tutto senza paura.

:: Bordell per nagott, Tanto rumore per nulla di Paola Varalli (Todaro 2025) a cura di Patrizia Debicke

22 settembre 2025 by

Una nuova indagine per gli investigatori del Bar William. L’idraulico Pino, il virile gommista Marietto, il barista Viliam, il di lui padre Socrate, la buttafuori Edmonda De Amicis (chiara dimostrazione di come dei genitori possano architettare il male dei figli)… una banda di “mal traa insema”, un manipolo di investigatori dilettanti che si sono autoproclamati i Quattro moschettieri, decisi a portare a casa il risultato a ogni costo. La Eddy è sotto ricatto! Ha un segreto ma che  l’avrà scoperto? E cosa vogliono da lei?
Mentre i nostri eroi, su richiesta della madre, indagano sulla morte sospetta di Rosolino Pochintesta, trovato cadavere nelle acque del Ticino dopo più di una settimana dalla sua scomparsa, ufficialmente un suicidio, un misterioso e forse temibile  personaggio  li trascina in una rocambolesca caccia al tesoro nella vivace Milano degli anni Ottanta. Socrate conosceva bene Rosolino : era il figlio della Ines, una cara amica che, per il dispiacere, è stata ricoverata in ospedale. La donna è certa che qualcuno lo abbia assassinato. Lui era sereno, aveva un buon lavoro e una bella fidanzata: perché mai avrebbe dovuto uccidersi?
Gli amici del Bar sono disposti a indagare, ma quella non sarà l’unica faccenda su cui dovranno far luce.
La procace rossa Albisa, entraîneuse del night BarLafus, dove lavora come buttafuori anche il quarto pilastro dei moschettieri Edmonda De Amicis, si presenta al Bar William preoccupata. Ultimamente Edmonda, la Eddy, non sembra più lei: è sempre sfuggente, silenziosa. Così Albisa preme sugli amici affinché la tengano d’occhio. E siccome anche loro non la vedono e la sentono da un po’ di giorni, decidono di andarla a cercare, o meglio, di convocarla per capire cosa stia succedendo.
Tra tira e molla, la Eddy si apre e confessa di aver ricevuto dei biglietti minatori. In un foglio appeso al suo motorino c’era addirittura scritto: “Se parli si saprà di Playboy, non ti conviene!”. Insomma, parrebbe un ricatto vero e proprio. Ma per cosa? Oddio… La Eddy, con il suo lavoro al BarLafus, una notte ha avuto modo di sentire frasi minacciose pronunciate da due figuri, due poco di buono o peggio. Gente che parlava di un “lavoretto pulito” … ma anche di qualcosa buttata nel fiume.
I biglietti minatori li hanno scritti loro? E se sì, a cosa si riferiscono? Chi ricatta la Eddy? E cosa intendono con quel “Playboy”?
Se inizialmente l’Edmonda pensava a uno scherzo, adesso è molto preoccupata e ha assolutamente bisogno del sostegno dei suoi amici.
Anche stavolta quindi ci sarà un mucchio di carne al fuoco per gli investigatori dilettanti del Bar William. Sarà l’avvio di una caccia al tesoro meneghina per sbrogliare una scherzosa serie d’indizi, magari anche in dialetto, sulle tracce di targhe commemorative. Una caccia che costringerà i nostri eroi a una passeggiata simil turistica per le strade cittadine a piedi, in tram, in metropolitana e con il motorino, senza contare le gite in macchina, per saperne di più sulla morte di Rosolino, verso Sesto Calende e il Lago Maggiore.
Tra colazioni, la cucina di Socrate che scalda il cuore e delizia lo stomaco, caffè e aperitivi, ecco un’altra divertente indagine di Paola Varalli che ci rimanda alla Milano da bere degli anni ’80. Ai tempi in cui tutti eravamo ancora spensierati, e potevamo sognare un domani migliore senza guerre e catastrofi disumane in giro per il mondo. Quando le maggiori preoccupazioni dei giovani riguardavano più avere un look con abiti all’ultima moda e un fisico scolpito in palestra che non i grandi problemi globali. Insomma, quando si sperava ancora che il futuro potesse essere solo rosa. Quando Milano era una metropoli immersa in eventi, innovazione e divertimenti, e forse si riusciva più facilmente a sorridere.

Paola Varalli architetto per la pagnotta e scrittrice per passione, Paola Varalli nasce sul lago Maggiore e vive tra Milano e il lago di Como. Ha pubblicato tre gialli con Fratelli Frilli editori, con le “squinzie” come protagoniste, due amiche con la propensione ad indagare e a ficcarsi nei guai.  Con Todaro editore è uscita con due racconti lunghi sulle antologie Quattro volte Natale e Odio l’estate, e nel maggio 2023 ha visto le stampe il suo ultimo lavoro dal bizzarro titolo di “Tira, mòlla e messèda” (le indagini del bar William), giallo che si svolge negli anni ottanta nella Milano da bere. Pino e Marietto, un idraulico e un gommista sui generis indagano nel “borgh di ortolan”, la zona di via Sarpi, Canonica, Piero della Francesca, ingollano bianchini spruzzati e forse riusciranno a salvare una persona in pericolo ecc. ecc.

:: Regency I love you di Mariangela Camocardi

22 settembre 2025 by

Da “Orgoglio e Pregiudizio” ai Bridgerton, tutti i segreti per scrivere romance ambientati in epoca Regency, con esempi pratici.

Sotto la guida di una delle autrici italiane più celebri nel campo del romance e del Regency, ecco una guida agile e approfondita per conoscere tutto quello che serve nel momento in cui si desidera scrivere un romance in ambito Regency.

Il periodo Regency in Inghilterra va approssimativamente dal 1811 al 1820 (ma in letteratura si estende spesso fino agli anni ’30) e scrivere una storia ambientata in questa epoca può essere un’impresa affascinante ma, come qualunque altro genere letterario, richiede aderenza alle regole che lo caratterizzano, l’utilizzo di una serie di cliché, nonché di elementi stilistici, storici e narrativi, che troverete perfettamente elencati e spiegati in questo manuale del bon ton della scrittura Regency.

Mariangela Camocardi ha pubblicato circa 70 titoli tra romanzi e racconti. Con una predilezione per lo storico, ha scritto horror, woman fiction, romance, fiabe, commedie romantiche, saggi editi con le maggiori case editrici italiane. Collabora con riviste a diffusione nazionale ed è tra gli autori di Nessuna più, antologia contro il femminicidio il cui ricavato è stato devoluto al Telefono Rosa per aiutare le donne vittime di violenza. È tra le autrici di Romance Book Dreamers, gruppo che firma storie romantiche con ambientazione storica e contemporanea. Si è anche cimentata in due testi teatrali, Correva l’anno dedicato all’ultracentenaria Emma Morano, e Il mio primo ballo, ispirato dal Ballo Debuttanti Lago Maggiore. È stata direttore della rivista Romance Magazine, e anche una socia fondatrice di EWWA (European Writing Women Association). Nella sua pagina personale di Wikipedia potete trovare i titoli dei suoi libri.

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:: Marìa Oruña – la nuova indagine di Valentina Redondo in libreria

20 settembre 2025 by

María Oruña rende omaggio al miglior noir gotico in un’indagine impossibile in cui mistero, amore e azione sono perfettamente dosati.

Città costiera di Suances, Cantabria. È la fine di una lunga estate calda, e la tenente Valentina Redondo conta i giorni che mancano all’inizio delle sue vacanze; ma qualcosa di molto insolito la costringe a rimandare: viene ritrovato il cadavere del giardiniere del palazzo Jaime del Almo, una villa storica. Nel palazzo ha da poco stabilito la sua residenza lo scrittore americano Carlos Green, che ha deciso di vivere nel luogo in cui trascorse le più belle estati della giovinezza. La pace che cercava, però, è da rimandare a un momento migliore. Sebbene tutto faccia pensare a una morte naturale, sembra che il corpo sia stato toccato, e Carlos confessa di aver percepito negli ultimi giorni presenze inspiegabili, luci intermittenti, sinistri suoni notturni… Di qui in poi, l’antica dimora diverrà il teatro di una serie di incomprensibili eventi luttuosi. Nonostante la sua ferrea razionalità, Valentina dovrà ingaggiare una strenua lotta contro fenomeni anomali – fenomeni che appaiono paranormali… Finirà per indagare su segreti che trascendono il tempo, su luoghi che custodiscono il respiro del passato, intuendo che tutti hanno qualcosa da raccontare ma soprattutto qualcosa da nascondere.

María Oruña (Vigo, 1976), laureata in legge, ha esercitato per dieci anni come avvocato. Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo, La mano del arquero, e nel 2015, con il successo internazionale de Il porto segreto (Ponte alle Grazie, 2023), decide di dedicarsi interamente alla letteratura. Per Ponte alle Grazie, sempre del ciclo dedicato alle indagini di Valentina Redondo, oltre al primo libro sono usciti anche Quel che la marea nasconde (2022) e Un posto dove andare (2024).

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:: «Stato di sogno» di Érich Puchner, in libreria dal 23 settembre

20 settembre 2025 by

Acclamato bestseller internazionale, un romanzo sulle amicizie che durano una vita, sulle stranezze del matrimonio e sulla bellezza del cambiamento.

Cece è innamorata. Da Los Angeles si trasferisce con un mese di anticipo nella casa sul lago dei futuri suoceri nel Montana per organizzare il suo matrimonio con Charlie, un giovane medico in carriera. Charlie ha chiesto a Garrett, il suo migliore amico dai tempi del college, di officiare la cerimonia, anche se Cece
non riesce a immaginare qualcuno di più inadatto: Garrett è un burbero, lavora come addetto ai bagagli in aeroporto, è perseguitato da una vecchia storia tragica. Man mano che Cece passa del tempo con lui, però, la sua maschera oscura inizia a cadere, e lei è sempre più incerta sul proprio futuro. E Garrett, dopo
averla incontrata, comincia a sentirsi di nuovo umano. Mentre una contagiosa influenza intestinale minaccia di mandare a monte il matrimonio e l’amicizia tra Charlie e Garrett viene messa a dura prova, Cece deve scegliere tra la vita che ha sempre sognato e una vita che non ha mai immaginato.

Scritto con umorismo, precisione e un cuore enorme, Stato di sogno, storia di un esilarante triangolo amoroso, fa ridere, piangere e pensare al tempo stesso.

Érich Puchner è autore della raccolta di racconti Music Trough the Floor, del romanzo Model Home, finalista al PEN/Faulkner Award, e di una seconda raccolta di racconti, Last Day on Earth. I suoi racconti e saggi sono apparsi, tra gli altri, su «GQ», «Granta», «Tin House», «The Best American Short Stories». Ha ricevuto un premio dall’American Academy of Arts and Letters. È professore associato nei Seminari di scrittura della Johns Hopkins University e vive a Baltimora con la moglie, la scrittrice Katharine Noel, e i due figli.

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:: Memoria rossa. La Cina dopo la Rivoluzione culturale di Tania Branigan (Iperborea 2025) a cura di Giulietta Iannone

18 settembre 2025 by

Per capire la Cina contemporanea di Xi Jinping non si può prescindere dal conoscere cosa successe in Cina dal 1966 al 1976, anno della morte di Mao Tse-tung. Un solo decennio in cui si attuò la cosidetta Rivoluzione Culturale, uno spartiacque traumatico e repentino che segnò per sempre un prima e un dopo nella tumultuosa storia cinese. La Cina sopravvisse e pose le basi dell’odierno miracolo economico che tanto impensierisce le nostre sempre più fragili democrazie occidentali da sempre tese a propugnare valori come la libertà, l’indipendenza, la giustizia, il democratico progresso condiviso. Se anche in Occidente abbiamo assistito a diverse rivoluzioni (altrettanto sanguinarie) come la Rivoluzione Francese, la Rivoluzione Inglese o quella Americana, per non parlare di quella Russa se vogliamo per esteso considerare anche la Russia Occidente, la Grande Rivoluzione culturale proletaria cinese ebbe caratteristiche sue proprie che segnarono per sempre nel profondo lo spirito e l’anima cinese. Fu un movimento che spazzò via le vecchie strutture tradizionali culturali, etiche, sociali e pose le basi di una nuova Cina che non ha mai smesso di evolversi e che ora conosciamo come potenza emergente nello scacchiere internazionale e desta grandi timori e un bricciolo di curiosità e forse anche ammirazione da parte nostra. Per fare luce su questo periodo controverso, e per molti versi ancora sconosciuto, della storia cinese, è sicuramente interessante leggere Memoria rossa. La Cina dopo la Rivoluzione culturale della giornalista britannica Tania Branigan per sette anni in Cina come corrispondente di The Guardian. Edito in Italia da Iperborea e tradotto da Silvia Rota Sperti, Memoria Rossa più che un semplice saggio è un vero e proprio reportage che raccoglie le testimonianze dolorose e autentiche di chi partecipò alla Rivoluzione Culturale e ancora oggi ne conserva le cicatrici. Nessuno ne uscì innocente, vittime e carnefici si scambiarono i ruoli, in una lotta per la sopravvivenza in cui non era ben chiaro come si dovesse agire. Unico faro era il pensiero di Mao, che i giovani arruolati nel considetto grande esercito delle Guardie Rosse, seguivano con entusiasmo e autentica partecipazione. Non era facile rompere definitavemente con il passato, con la cultura tradizionale di stampo confuciano che perdurava da millenni. Fu uno spartiacque traumatico, come dicevamo prima, la delazione, la violenza, il sospetto erano diffuse, figli denunciavano i genitori, studenti uccidevano i propri professori, mogli e mariti si denunciavano a vicenda, e i campi di rieducazione erano veri e propri lager dove vigeva la tortura. I vecchi proprietari terrieri venivano assassinati passando a una collettivazione forzata delle terre che almeno nei primi tempi segno fame carestia, miseria diffuse, ma Mao ordinò di andare avanti e così i cinesi fecero verso un luminoso futuro che si intravedeva dalle ceneri e dalle rovine del passato. Si poteva cadere in disgrazia o essere riabilitati, tutto per un capriccio o una fortuita circostanza, gli eroi di ieri potevano diventare le vittime di domani, ma nonostante tutto questo la Cina conservò la sua anima. La Cina di oggi sembra destinata a fare i conti con questo ingombrante passato, sebbene il controllo sociale, oggi potenziato da tecnologia e software, sembra volerlo rimuovere. Ma la Cina di oggi è figlia della Cina di ieri, e il benessere economico ottenuto a caro prezzo da solo non basta a depurare dai fantasmi del passato e dalla necessità di conservare una coscienza, un’identità e valori condivisi in cui riconoscersi. Anche noi in Occidente abbiamo molto da imparare da queste esperienze, ora che per timore di guerre future si vuole fare abbattere il welfare per potenziare le spese belliche. Lo sgretolarsi dei capisaldi democratici è sempre più evidente ed è bene ricordare che fanno parte della nostra identità e della nostra anima, e che perdendoli, andrebbero persi per sempre.

Tania Branigan è una giornalista britannica. Tra le voci più importanti del Guardian per gli esteri, si è occupata a lungo di Cina, paese in cui ha vissuto sette anni come corrispondente. Suoi scritti sono apparsi anche sul Washington Post. Memoria rossa, finalista al Baillie Gifford Prize, è il suo primo libro.

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Leggi l’incipit

:: Addio a Robert Redford

17 settembre 2025 by

In “A Spasso nel Bosco” (titolo originale A Walk in the Woods), film basato sull’omonimo libro di Bill Bryson, c’è una battuta che spetta a Robert Redford in cui dice pressapoco che i libri sono come la Tv ma per ragazzi svegli, su per giù non ricordo le esatte parole, forse qualche lettore può venirmi in aiuto, ma quello era il senso. E si vede che Robert Redford amava i libri, moltissimi dei suoi film, se non tutti, erano tratti da libri più o meno famosi da Il Grande Gasby, a L’uomo che sussurrava ai cavalli, da Corvo rosso non avrai il mio scalpo! a Tutti gli uomini del presidente. Era stato un giovane liberal, impegnato, amante della natura, il volto sano di un’America come avremmo voluto che fosse, pulita, onesta, capace di lottare per grandi e piccoli ideali. Ci mancherà, e sapere che è morto nel sonno è un po’ una consolazione, tutti vorremmo una morte serena accanto a chi amiamo. Ci restano i suoi film, di cui forse il periodo migliore è la cinematografia degli anni ’70, ma in tutte le sue età della vita ha girato film di impegno civile, a volte scanzonati a volte più drammatici ma sempre con in filigrana un forte impegno morale e una buona dose di idealismo. Come disse, salutandola, a Faye Dunaway in I tre giorni del Condor non lasciatevi andare, e cercate di essere felici.

:: Scrivere di Marguerite Duras (NN editore, 2025) a cura di Giulietta Iannone

13 settembre 2025 by

Scrivere – una ragione di vita (Écrire, 1993) edito in Francia all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso da Gallimard, e ora edito in Italia da Enne Enne Editore, Milano, e tradotto da Chiara Manfrinato, che firma anche la postfazione, ovvero le Note della traduttrice, (da segnalare anche la prefazione di Gaia Manzini) è il testamento letterario, intimo, politico e morale di Marguerite Duras. 5 testi, di cui i primi due trascrizioni in forma narrativa di due interviste, in cui Marguerite Duras ci parla di scrittura, di amore, di morte, di politica militante, di arte, bellezza, guerra, solitudine e nostalgia. Dopo Écrire non scriverà, o meglio pubblicherà, più nulla, morirà tre anni dopo, nel marzo del 1996. Da non credente ci parla anche di Dio, molta della sua scrittura è attinente al sacro, a quella purezza che scaturisce dalla verità, eletta a cardine o meglio a lanterna con cui illuminare il suo amore per la vita, la scrittura, l’arte in senso lato. Nel suo rifugio di Neauphle scrive, non dorme molto, ospita gli amici, ascolta il silenzio del crepuscolo e osserva, sè stessa, il suo mondo interiore e ciò che la circonda, il suo giardino, il suo pianoforte, la morte di una mosca, simbolo di tutte le morti di cui è disseminata la sua vita, partendo da quella del fratello Paulo, che nel secondo testo La morte del giovane aviatore inglese, celebra, con il grido di disperazione, lo scandalo della morte di un ragazzo di soli vent’anni. L’inferno delle fabbriche, il sangue del proletariato, tutto sgorga nella sua scrittura militante, capace di indignarsi, commuoversi, protestare, urlare, col silenzio compresso della parola scritta. La Duras ci porta nel suo mondo, e non si capisce se scrive per se stessa o per il lettore, che un giorno leggerà queste pagine cariche di patos e sincera commozione. Nessuna volgarità, nessuna esibizione di bravura fine a se stessa, ma la sua scrittura stessa, con le sue cadenze, il suo ritmo sincopato, la sua capacità di trasmettere emozioni e forza d’animo. Un testo cardine per comprendere il mondo interiore della Duras e cosa per lei fosse la scrittura, l’importanza etica, morale politica che per lei aveva. Da leggere, rileggere e conservare.

Marguerite Duras (Saigon, 1914-Parigi, 1996) ha vissuto in Vietnam fino ai diciotto anni. Rientrata in Francia nel 1932, ha preso parte alla Resistenza e ha militato nel dopoguerra nelle file del Partito Comunista Francese, da cui è stata espulsa come dissidente nel 1950. È autrice di romanzi e sceneggiature, come quella di Hiroshima Mon Amour di Alain Resnais, e ha diretto numerosi film, tra cui India Song (1974) e Les enfants (1984). Con L’amante ha vinto il Premio Goncourt nel 1984.

Source: inviato dll’editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Enne Enne Editore.

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:: Di fronte al fuoco di Aleksej Nikitin dal 19 settembre

12 settembre 2025 by

Estate 1941. Dopo aver conquistato il secondo posto al campionato nazionale sovietico, il pugile ebreo ucraino Il’ja Gol’dinov si unisce ai partigiani che combattono i tedeschi. Arruolatosi in seguito nell’esercito regolare, viene catturato e rinchiuso in un lager, per poi riapparire come un fantasma nel febbraio ’42, nella Kiev occupata dai nazisti, e lì misteriosamente scomparire di nuovo. La moglie Feliksa comincia a indagare sulla sorte dell’uomo, che le autorità danno per disperso… Amore e morte, lealtà e tradimento, tradizioni yiddish e propaganda sovietica si mescolano in una storia vera – accuratamente ricostruita sulla base di documenti desecretati dopo il 2011 – avvincente come un racconto epico, che ci narra di un paese da sempre crocevia di culture e di etnie e ci riporta al presente, al conflitto che oggi sconvolge l’Europa e il mondo.

Aleksej Nikitin Scrittore di lingua russa nato a Kiev (Ucraina) nel 1967, è laureato in fisica e ha collaborato al progetto del sarcofago destinato a mettere in sicurezza la centrale di Černobyl’. Il romanzo Victory Park (2014) ha vinto il Russkaja Premija ed è entrato nella short list del premio National Besteller (‘Nacbest’) in Russia quando era ancora in forma di manoscritto. L’infermiere di via Institutskaja (2016), romanzo dedicato alle recenti proteste di Euromajdan, è stata la prima opera di Nikitin a essere pubblicata in Ucraina. I suoi precedenti romanzi sono Istemi (Voland 2013) e Mahjong (2012).

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