Archive for the ‘Riflessioni’ Category

:: Referendum costituzionale 2016: le ragioni del sì e del no, a cura di Daniela DiStefano

28 settembre 2016

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Per il Sì o per il No, l’Italia si prepara ad una svolta. Ma gli italiani saranno preparati a ciò?

Fissato l’appuntamento per il quattro dicembre, gli italiani sono chiamati a presentarsi alle urne muniti di coscienza. Naturalmente, parliamo del Referendum sulla Riforma costituzionale, l’argomento, il cruccio, la questione del momento. Non è compito di queste righe spiegare sommariamente o dettagliatamente la Riforma della nostra Carta Fondamentale, però qualche riflessione può nascere leggendo alcuni saggi pubblicati nei mesi scorsi. Si cimentano in essi le menti più avvezze del nostro panorama costituzionale. Nel volume “Loro DIRANNO, noi DICIAMO. Vademecum sulle riforme istituzionali” (Laterza), Gustavo Zagrebelsky (presidente onorario di “Libertà e Giustizia” nonché professore emerito nell’Università di Torino) e Francesco Pallante prendono in contropiede i fautori del Sì, affermando come:

Nella confusione, una cosa è chiara: l’accentramento a favore dello Stato a danno delle Regioni e, nello Stato, a favore dell’esecutivo a danno dei cittadini e della loro rappresentanza parlamentare.

Per i due dotti, La Costituzione è un patto solenne che unisce un popolo sovrano mentre questa riforma non unisce ma divide, non è altro che la codificazione della perdita di sovranità.
Entrando più a fondo, si evince come il dimagrimento del Senato propugnato nella revisione non porterebbe gli effetti auspicati di una riduzione dei costi in favore di un bicameralismo non più illogicamente paritario. Insomma, che senso avrebbe la “supervisione” del Senato quando sarebbe già nota l’esistenza di una maggioranza alla Camera, in grado comunque d’imporre la propria scelta? Conterebbe  in definitiva solo ciò che accade alla Camera, dove permarrebbero 630 deputati, mentre il Senato da 315 scenderebbe a 95 (più cinque senatori nominati per sette anni dal Presidente della Repubblica).
Poco chiara anche la dinamica sulla composizione del Senato.
I Consigli regionali dovrebbero mandare in Senato i consiglieri più votati o gli elettori  esprimerebbero due voti (uno per il Consiglio regionale, l’altro per il Senato)?
E’ chiaro che solo nel secondo caso si può parlare di una indicazione popolare.
Veniamo all’altro spinoso, odioso, oggetto del contendere: l’Italicum.

Con questa leggere elettorale, la lista che “arriva prima” alle elezioni ottenendo almeno il 40% dei voti conquista 340 seggi, cioè il 54% dei 630 seggi alla Camera.  Se nessuna lista raggiunge il 40% si svolge un secondo turno di ballottaggio. La lista che vince il ballottaggio conquista 340 seggi. Un premio di maggioranza così configurato è incostituzionale. Accedono alla ripartizione dei seggi solo le liste che abbiano ottenuto almeno il 3% dei voti. Non è invece prevista alcuna soglia minima per il ballottaggio. Questo significa che se si presentassero alle elezioni decine di partiti  e tutti prendessero pochissimi voti, con il 3,01% si accederebbe al ballottaggio e, in caso di vittoria al secondo turno, si avrebbero 340 seggi!

Assurdo? Possibile. Persino la legge Acerbo, ai tempi del fascismo, prescriveva che per accedere al premio di maggioranza si dovesse conseguire come minimo il 25% dei voti… .
Parlando di fascismo, c’è il pericolo di una involuzione autoritaria?
Il quadro non è catastrofico ma preoccupante, c’è il rischio di una “democrazia d’investitura” dell’uomo solo al comando, tanto più in quanto i partiti si sono trasformati in appendici di vertici personalistici. Altra materia aspra di lotte è quella che riguarda gli Enti locali.
Spicca l’abolizione delle Province, al loro posto emergono “gli enti di area vasta”. Il rischio è che al posto di una Provincia avremo una pluralità di “enti di area vasta”, ciascuno dotato dei propri vertici e di una propria struttura amministrativa.

Forse, sarebbe stato più razionale accorpare le Province esistenti e aumentarne le competenze, a scapito della miriade di enti oggi esistenti.

Concludendo, Zagrebelsky ritiene che l’accoppiata Italicum-revisione costituzionale  evidenzi come il vero obiettivo delle riforme sia lo spostamento dell’asse istituzionale a favore del Governo: una specie di autarchia elettiva. Edito da Laterza è anche il saggio di Gaetano Azzariti – ordinario di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma La Sapienza – “Contro il revisionismo costituzionale”.
Un titolo eloquente, quest’ultimo,  che fornisce indicazioni preziose pure sul concetto di divieto di mandato imperativo: limite benefico,  garanzia, difesa della sovranità dell’organo.

Viviamo un tempo infinito. Una transizione costituzionale che non ha mai termine e che passa da una << grande riforma>> all’altra. C’è bisogno di una << rivoluzione culturale>>.

La revisione costituzionale – per Azzariti –   deve diventare strumento di << manutenzione>>  dei valori costituzionali nelle mutate condizioni storiche. Valerio Onida (presidente emerito della Corte costituzionale) e Gaetano Quagliarello (ex ministro delle Riforme costituzionali del governo Letta) spiegano, in un libro edito da Rubbettino, “Perché è saggio dire No. La vera storia di una riforma che “ha cambiato verso”. Per questi esperti di colore politico differente,

le Costituzioni, quando sono valide, come la nostra certamente è, esprimono non ciò che è mutevole ma ciò che è destinato a durare nel tempo. Il che non significa che la Carta Fondamentale sia intangibile anche nella sua seconda parte, ma la revisione dev’essere frutto di condivisione.

In materia costituzionale il “meglio qualcosa di niente” non esiste. Ciò che è malfatto produce danni. Porre una sorta di questione di fiducia sul governo è un fatto che svilisce la Costituzione stessa.
Fin qui, i fautori del No alla Riforma, a favore invece della revisione costituzionale si sono pronunciati, tra gli altri, Luciano Violante e Marcello Pera. Giovanni Guzzetta,  un costituzionalista, è autore, invece,  di un saggio dal titolo:  “Italia, si cambia. Identikit della riforma costituzionale” (Rubbettino).
Il saggio compie un ampio giro storico, risalendo fino a De Gasperi, per approdare alla conclusione che per settant’anni si è vissuti nella provvisorietà, eccezione, emergenza, senza mai pervenire ad una duratura stabilizzazione.

E la Costituzione è stata di volta in volta reliquia intoccabile o feticcio da abbattere. Oggi, i cittadini possono decidere sul futuro della Repubblica transitoria.

Più o meno questi i punti emersi nel conflitto delle idee sulla revisione della Costituzione. Tocca all’elettore l’ultima parola, e far zittire una delle due parti in sfida. Chiunque vinca, sappia che perderà di fronte alla montante sfiducia che circonda la Politica e i politici oggi. Si griderà al tradimento della carta Fondamentale, se prevale il Sì. Si condanneranno i gufi dello status quo, se prevale il No.
E l’Italia intanto va indietro per sorpassare il domani.

:: Il sito più bello

30 agosto 2016

bnhGiovedì torniamo, questa vacanza ci voleva. Spero che almeno un pochino abbiate sentito la nostra mancanza. Questo post non era programmato. Nasce un po’ così. Per caso. Riflettendo mentre sfogliavo le pagine dei siti degli editori in cerca di novità o di libri che mi sono sfuggiti. E alcuni siti sono davvero belli. Ben fatti. Invitano i lettori a consultarli. Così mi è venuta questa idea: votare il sito più bello. Qui nei commenti. Non si vince niente, solo la soddisfazione di essere apprezzati. Non siete un po’ curiosi di scroprire quale sito è il più bello? E’ un modo di conoscerne anche nuovi. Buon voto!

:: Qualche riflessione sui due “Saloni”

29 luglio 2016

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Ha senso organizzare due Saloni del libro in concomitanza, negli stessi giorni? Lascio a voi lettori la risposta pur considerando che noi guardiamo il problema da fuori, senza conoscere i dettagli, a quanto pare neanche tanto resi chiari ai dieci editori indipendenti che per protestare sui “metodi”, si sono dimessi dall’ AIE. L’impressione, sempre esterna, è che invece di unirsi e sodalizzare l’editoria italiana sia frammentata da due forze contrapposte: i grandi contro i piccoli. Dinamiche simili le viviamo anche nel mondo dei blogger, anche se in proporzione circolano molto meno soldi. Uno spreco di tempo, di forze, di ingegni, in un’ Italia che legge sempre meno e sicuramente è assillata da problemi ben più bravi che toccano la sussistenza stessa delle persone. L’editoria muove tuttavia ancora milioni di Euro, forse concentrati in alcuni poli imprenditoriali, la Mondadori su tutti, e questa guerra di “Saloni” rientra senz’altro in queste dinamiche di gestione. Ha dunque senso spostare a Milano la Fiera del libro più importante d’Italia, da trent’anni? La ricaduta economica su Torino è significativa in termini di investimenti, turismo, pubblicità, circa 50 milioni di euro lo scorso anno. Il Salone del Libro è per Torino insomma una delle ancora poche attività che rendono, non ostante gli scandali, la mala amministrazione, la poca limpida gestione del Salone, (ma ricordo che neanche l’Expo di Milano ha brillato per correttezza) quindi non è detto che una manifestazione simile sia per forza gestita meglio tolta ai torinesi. Che appunto è piuttosto ingenuo pensare che stiano con le mani in mano, o addirittura rinuncino alla loro in favore di Milano, che ricordiamo ha già Bookcity e Bookpride e altre fiere minori legate ai libri d’antiquariato. Ma Milano vuole il primato, vuole essere la città dell’Editoria, e giusto il Salone le mancava. Sono anni che ci prova a ottenerlo, non è una questione di questi giorni. Invece di gemellarsi, Torino e Milano si fanno la guerra e questo non giova a nessuno, tanto meno agli editori coinvolti. Soprattutto perché non si capiscono le peculiarità delle due città. Milano hai i capitali, ma Torino ha la tradizione, il lavoro nel sociale, l’attenzione per la cultura d’impegno. Se la parte sana del Salone funzionava era anche per queste peculiarità che non si comprano con i soldi. Ben venga dunque una Fiera del libro di Milano, sul modello della Fiera del libro di Francoforte, più simile a un mercato che a un Festival, e bene venga il Salone del Libro di Torino, una festa per i lettori. In date diverse, in mesi diversi. I milanesi facciano quello che sanno fare meglio, i torinesi lo stesso. Per il bene dell’editoria tutta, insomma. E non diano questo brutto spettacolo di sé a chi è fuori. Non giova a nessuno.

:: Milano avrà la sua Fiera del libro

27 luglio 2016

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Dopo Bookcity e Bookpride si terrà a Milano anche la Fiera del Libro di Milano. Così ha deciso dopo una sofferta votazione (17 voti favorevoli, 7 contrari e  8 astenuti) l’AIE, Associazione Italiana Editori. Tra gli editori che hanno votato contro: Feltrinelli, Marcos y Marcos, Gallucci, Polillo, Manni e due editori scolastici, uno dei quali è Principato. Nei giorni scorsi una serie di piccoli e medi editori si erano già pronunciati negativamente al trasferimento a Milano tra cui E/O, Sellerio, Iperborea, Fazi, Nottetempo, SUR e miminumfax – preoccupati che gli interessi dei grandi editori avrebbero schiacciato l’editoria indipendente. Comunque il Salone del Libro di Torino a maggio si terrà, festeggerà il suo trentesimo anno, ma ciò non toglie che un evento similare nello stesso mese, a pochi km di distanza, specie se si porrà uno spiacevole diktat agli editori (o Milano o Torino) costituirà un notevole danno per la città all’ombra della Mole. Sembrano non essere queste le intenzioni dell’ AIE, che sembra decisa a dare alla Fiera un taglio più internazionale, e per addetti ai lavori, sul modello della Fiera del Libro di Francoforte. Riusciranno nella scommessa? E’ presto per dirlo. Quello che è certo il titolo se vogliamo di città del libro e dell’editoria sono anni che le due città se lo contendono. Se Milano è la sede di alcune delle maggiori realtà editoriali, pensiamo solo a Mondadori, Torino per lo meno ha sempre difeso il ruolo onorario di città del libro e della cultura. E il Salone del libro era il centro di questo sforzo condiviso di competere con meno mezzi ma con più creatività e fantasia, lasciando anche largo spazio ai piccoli e medi editori. Nonostante a caldo la notizia possa scaldare gli animi, a mente lucida si può giungere alla conclusione che i due avvenimenti saranno diversi e quindi si spera almeno posti in mesi diversi, lasciando il tempo a chi vi interverrà di organizzarsi e partecipare a entrambi. Nei prossimi giorni si vedrà se l’interesse per il bene comune prevarrà su gli interessi di parte. Basta solo che il Salone del Libro di Torino non diventi il Salone degli editori a pagamento. L’unico modo davvero perchè una trentennale esperienza, più positiva che negativa, finisca.

:: In che direzione stiamo andando

10 luglio 2016

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Ricevo a cadenza fissa una quantità interessante di cv di laureate in Lettere (alcune specializzate in Editoria) che vogliono collaborare con il blog. La cosa è sicuramente positiva, mi fa piacere, significa che il blog è conosciuto ed è stimato il nostro lavoro. Specifico che sono un blog, non ci sarà nessuna retribuzione, perché nessuno di noi è retribuito. Gli editori non ci pagano, si limitano a mandarci i libri (alcune volte, non sempre). Non penso sia giusto, ma è un’altra questione. Solo se riuscissi a rendere produttivo il blog, potrei direttamente io retribuire i collaboratori. Ma nonostante i miei sforzi (e le ho provate davvero tutte) questo non si è ancora verificato.
Dicevo tante ragazze (sono per lo più ragazze) preparate, brillanti, amanti dei libri si rivolgono a me e per alcuni versi non so se la strada intrapresa sia quella giusta o meno. L’idea che il mio blog sia collettivo, mi piace, mi piace la pluralità di voci, ognuna ha il suo stile, la sua particolare propensione per un genere o un altro, insomma credo che anche per i lettori sia arricchente, o per lo meno interessante.
Dirigere la baracca non è semplicissimo, e non sono poche le volte in cui la fatica mi fa dire: ma ne vale davvero la pena? Negli anni mi è stato detto che il blogging (specialmente letterario) è un hobby, si fa per passione. Ma non credo sia vero del tutto, si impara anche molto, si allacciano relazioni, si impara a gestire lo stress, per un futuro in cui si potrà mettere tutte queste skill a servizio di un lavoro vero nell’ambito editoriale, remunerato. Per cui sono sempre felice, anzi incoraggio i collaboratori a cercare una dimensione lavorativa, e non sono triste quando ci lasciano.
Insomma il blogging è come una palestra, una forma di volontariato letterario, per me addirittura una vocazione, se ha senso definirla tale. A ondate crescono fenomeni di sensibilizzazione riguardo al fatto che il lavoro editoriale vada retribuito, che lavorare gratis non sia giusto (se vuoi fare volontariato fallo per gli anziani, per i bambini, per le fasce disagiate, per i malati mi è stato detto) ma il lavoro del blogger non viene quasi mai considerato lavoro gratuito. E’ un hobby appunto, non che non esistano blogger professionali che tengono in piedi siti aziendali, scrivano articoli retribuiti, pubblichino saggi etc… con partita IVA, insomma veri professionisti.
Ma cosa permette di fare questo salto? e poi è un salto davvero voluto da tutti? Molti blogger preferiscono essere amatoriali, non avere impegni, ne rapporti regolati da contratti, pagamenti, tasse da pagare. Scelta legittima di solito praticata da chi un lavoro ufficiale già ce l’ha. E il blogging è appunto un hobby, da fare nei ritagli di tempo, la sera tardi, o la mattina presto. Insomma senza scadenze, impegni, aspettative. E sono tante le blogger animate da questo spirito, di solito lavorando per un blog personale, con pubblicazioni aperiodiche e un po’ anarchiche.
Il mio blog non è più amatoriale (da molto) e non ancora professionale. Viviamo come in un limbo e l’unica cosa positiva è il flusso ininterrotto di lettori. Non tantissimi, ma fedeli, costanti, sia che aggiorniamo che no. Per lo più lettori italiani, al secondo posto americani. Poi molti dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna, dalla Russia, in misura minore dai restanti stati del mondo libero. Insomma senza di loro il blog morirebbe. Dicevo è una nicchia piccolissima di gente a cui interessa conoscere la nostra opinione.
Quanti di questi lettori si trasformino in compratori di libri, non lo so, e avendo una collaborazione con un negozio online come Libreria universitaria, candidamente posso dire che mi piacerebbe se comprassero dai nostri link. Ancora lo fanno in pochi. I rapporti con gli editori sono buoni, civili in alcuni casi anche cordiali. Ci inviano le loro segnalazioni, ci invitano a fiere, eventi, presentazioni in Casa editrice, se vogliamo intervistare un autore si fanno in quattro mettendo a nostra disposizione anche i loro traduttori (è successo, continua a succedere). Fiere come il Salone del Libro di Torino hanno elevato anche i blogger al rango di operatori professionali.
Insomma non tutto va male dal nostro versante, ci sono spiragli di schiarita. Solo che bisogna avere tanta pazienza, e umiltà.
Perché ho scritto questo post? Per fare chiarezza, soprattutto con me stessa. Per fare il punto. Per capire in che direzione stiamo andando. E se vale ancora la pena lottare. Ecco forse ho più domande che risposte, ma so che è quello che amo fare, è quello che mi arricchisce come persona e mi da l’opportunità di conoscere gente interessante, che se fossi stata chiusa nel mio guscio non avrei mai incontrato. Ecco in conclusione penso che questi 8 anni e 11 mesi non siano stati perduti.

Vuoi saperne di più della mia esperienza di book blogger? Leggi Come diventare una book blogger (felice) un agile e divertente manuale di facile consultazione in cui racconto la mia esperienza di blogger in rete dal 2007.

:: Alla prossima

30 giugno 2016

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Tre mesi fa lanciai l’ iniziativa, Il pozzo di San Patrizio. Questi erano i mesi, il tempo che mi ero data per vedere se sarebbe stata accolta dai lettori. In caso contrario l’avrei chiusa. Senza drammi. Certo un po’ mi dispiace. L’idea di raccogliere fondi per donare libri mi sembrava bella, ma così è. Ringrazio l’unico sottoscrittore a parte me, e speriamo di potere riproporre il tutto in tempi più felici.

Totale raccolto: 27 Euro

Libri acquistati:

Il cielo sopra l’inferno. La drammatica storia vera di Ravensbrück il campo di concentramento nazista per sole donne.

L’ età dell’innocenza. Ediz. integrale (rilegato) di Edith Wharton – Newton Compton – 2015

Gita al faro. Ediz. integrale (rilegato) di Virginia Woolf – Newton Compton- 2015

Libri donati:

Associazione: Biblioteca Comunale Peppino Impastato, di Poggio Mirteto (RI) *

Titolo: L’ età dell’innocenza. Ediz. integrale (rilegato) di Edith Wharton – Newton Compton

Associazione: Spazio donna di Cascinaroccafranca di Torino

Titolo: Il cielo sopra l’inferno. La drammatica storia vera di Ravensbrück il campo di concentramento nazista per sole donne.

Associazione: Spazio donna di Cascinaroccafranca di Torino

Titolo: Gita al faro. Ediz. integrale (rilegato) di Virginia Woolf – Newton Compton- 2015

:: Ave, Blog, morituri te salutant

24 aprile 2016

dinosauro-con-i-tacchi-e-gli-occhiali-001Riflettevo (non c’è niente di meglio da fare nelle noiose domeniche pomeriggio). Vi ricordate la storia che lega dinosauri e blog? Evan Williams, cofondatore di Twitter e CEO di Medium, l’anno scorso al Summit i2 a San Francisco se ne uscì con una bizzarra profezia che gettò il web nel caos (durò poco, come sempre, il tempo di metabolizzare le notizie ormai è velocissimo). Vi rimando a questo articolo per rinfrescarvi la memoria. Blog e siti web? Scompariranno entro tre anni. In sintesi comunque si può dire che il futuro del web risieda nel social blogging, non più isole solitarie dove il blogger è il re ma tante o poche (queste sì elefantiache) strutture comunitarie sempre più evolute.

Che Williams tirasse acqua al suo mulino è indubbio, ma è anche vero che queste strutture già esistono. Il mio blog per esempio risiede e prospera sulla piattaforma WordPress, che in un non lontano futuro potrebbe diventare una versione ancora più estesa e libertaria di Medium. Chi può dirlo?

Recentemente un amico, un blogger di quelli bravi, ha chiuso il suo blog ed è passato a Medium, seguendo il consiglio di Paul Boutin [consiglio che già dava nel lontano (anni luce ormai) 2008]. Non certo per sete di guadagno. Su Medium gli ospiti non guadagnano niente. Evan Williams al contrario presumo di sì. Ma naturalmente non è questo il punto. Il punto è che personalmente sono legata all’idea, non priva di un anarchico soif de vivre, che il mio blog (anche se collettivo, sono o non sono proiettata nel futuro :)) sia la mia casa, il mio spazio dove esprimermi, non condizionato da logiche di mercato, brand e via discorrendo.

Ma non viviamo nel migliore dei mondi possibili quindi anche noi idealisti senza speranza dobbiamo mettere d’accordo il pranzo con la cena, per cui è indubbio che una struttura che nel lungo periodo non diventa autosufficiente e produttiva è destinata a estinguersi. Io nel mio piccolo sto lottando perché ciò non avvenga, ma molto spesso ho la sensazione di combattere contro i mulini a vento, novella Don Chisciotte.

Dunque è anche possibile che Evan Williams non abbia sparato cavolate a caso (apprezzate il mio bon ton) anche se molto di quello che dice va preso con le pinze ed è molto probabile che tra (ormai) due anni, saremo ancora tutti qui, ognuno trincerato nelle sue posizioni. A caldo molti infatti alzarono gli scudi e si opposero al bieco capitalismo di chi voleva strutture centralizzate per fare il bello e cattivo tempo (e guadagnare vagonate di soldi, ben di più della semplice sussistenza). Ora anche lì se c’è una comunità di pensiero è anche giusto che anche i guadagni vadano condivisi. O siamo punto da capo, si cade sempre nel solito bieco monopolismo.

Ecco a questo pensavo, e dato che domani è lunedì ma nello stesso tempo è il 25 aprile, avrete tutto il tempo di dire la vostra se vi va. Mi piacerebbe molto aprire un dibattito. Cosa pensate voi lettori per me è importante. Vi aspetto.

:: Buone Feste!

23 dicembre 2015

Christmas (790)Gentili lettori,

e così siamo giunti a Natale, un anno sta volgendo al termine e un nuovo anno si profila all’orizzonte. Voglio prendere questo tempo per ringraziare tutti coloro che hanno dato un (piccolo) concreto aiuto al nostro blog acquistando dai nostri link di Libreria Universitaria i loro libri. Per noi è importante, è l’unica fonte di sostentamento e un concreto segnale che apprezzate il nostro lavoro e in qualche modo ce lo volete dimostrare. Ringrazio soprattutto chi ha acquistato Morte di un commesso viaggiatore, Arthur Miller è un grande, non rimarrà deluso. Che dire, grazie. E’ un grazie vero, sincero, non detto tanto per dire. Siamo ancora lontani dall’essere autosufficienti ma è uno sprone a continuare.  Venerdì 1 gennaio inizieranno le votazioni per il nostro sesto Liberi di scrivere Award, come privato non posso mettere premi in palio, incorrereri in no so bene che multa, anche se avevamo trovato lo sponsor. Resterà un premio simbolico per scoprire quale libro del 2015 avete apprezzato di più. Votate numerosi e soprattutto lealmente. Non c’è gusto se no. A tutti, Buone Feste!

:: BookCrossing – Prima tappa: Torino, 25 settembre 2015

25 settembre 2015

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Torino, Piazzale Monte dei Cappuccini, davanti all’ingresso del Museo della Montagna.

Allora ci siamo, ecco la prima tappa del nostro BookCrossing Day, il libro che vedete nell’immagine è stato liberato questa mattina verso le 10 su una panca di pietra del Piazzale Monte dei Cappuccini di Torino. Sul retro ho incollato le istruzioni che sono poche e semplici: chi lo trova è invitato a leggerlo e a liberarlo a sua volta in una piazza, possibilmente di un’altra città, naturalmente fotografandolo come ho fatto io e mandandomi la foto all’indirizzo email del blog. Aprirò una pagina e posterò tutte le foto con le tappe. Non siete curiosi come me di vedere dove arriverà?

[Ora sulla panca non c’è più, quindi qualcuno l’ha preso. Siamo fiduciosi di potere postare a breve la seconda tappa].

Aggiornamento: il nostro gioco finisce qui, il libro è stato preso ma non è stato compreso lo spirito di questa specie di caccia al tesoro. Nessuno mi ha mandato la foto della seconda tappa. Un po’ di amarezza c’è ma che dire, magari ne avvierò uno nuovo, organizzandomi meglio. Grazie a tutti per aver aderito con entusiasmo all’iniziativa.

:: Recensione di Vipera di Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2012) a cura di Giulietta Iannone

28 gennaio 2013

Vipera-de-GiovanniElla portava un braccialetto strano:
una vipera d’oro attorcigliata,
che viscida parea sotto la mano
viscida e viva, quando l’ho toccata…
Quando ella abbandonavasi
fremente sul mio seno,
parea schizzasse tutto il suo veleno!

Da questa famosissima canzone del 1919 di Mario E.A. (Giovanni Ermete Gaeta) prende il nome d’arte Maria Rosaria Cennamo, Vipera appunto, giovane e bellissima prostituta, attrazione principale del Paradiso, casa di appuntamenti nell’antico palazzo di via Chiaia, quartiere elegante di Napoli, trovata morta un pomeriggio, nella sua stanza impregnata di profumo francese e disinfettanti, soffocata da un cuscino.
E così, con la scoperta del suo cadavere, inizia Vipera – Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni edito da Einaudi nella collana Stile Libero Big. Siamo nel 1932, la primavera è nell’aria. La Settimana Santa, che porrà fine alla Quaresima e porterà la Pasqua in ogni casa, con i suoi riti, le sue tradizioni, i suoi piatti tipici, sta iniziando e l’intera città lentamente si risveglia: il Caffè Gambrinus mette i suoi tavoli fuori, il suonatore cieco di fisarmonica intrattiene i passanti con le sue polke e i suoi tanghi in cambio di una moneta, i venditori ambulanti attirano i clienti, ancora in maniera sommessa, dopo tutto la Quaresima non è ancora finita, e il commissario Ricciardi sa che sotto quella apparente innocenza si muovono forze oscure, terribili, impossibili da controllare.
Quando in commissariato arriva Marietta, la guardiana del Paradiso, annunciando un omicidio, le sue peggiori supposizioni sembrano avverarsi. Ormai Ricciardi conosce la sua città, conosce l’animo umano, e continua a vedere sul suo cammino l’ombra di coloro che sono morti in modo violento, percependone l’ultimo pensiero, la sua condanna, la sua missione. Vipera, solo una puttana, non merita quasi attenzione per il vicequestore Angelo Garzo, più preoccupato che il Paradiso riapra per accontentare i suoi ricchi frequentatori, a chi vuoi che importi della morte di un essere così senza valore, senza importanza; ma per Ricciardi è diverso, anche Maria Rosaria Cennamo aveva sentimenti, aveva un passato, una vita che meritava di essere vissuta, anche a lei si doveva rispetto e giustizia, e così inizia le indagini con lo stesso impegno di sempre e si affida al fatto, l’ultimo pensiero della morta: Frustino, frustino. Il mio frustino. 
Tutto è sotto i suoi occhi, l’assassino ha commesso un errore, ha lasciato una traccia, ma lui non la vede, altri pensieri lo assorbono; i presunti colpevoli si moltiplicano, tutti con moventi plausibili, tutti con una ragione per volere morta quella donna, troppo bella e la bellezza non è per tutti, bisogna permettersela, non può appartenere ad una povera ragazza del Vomero. Le prostitute, peccatrici pubbliche, non meritano una sepoltura in terra consacrata, i loro cadaveri vanno gettati in fosse comuni, senza nome, senza riguardo, così dice la morale comune, ma Vincenzo Ventrone, uno dei due soli clienti di Vipera, proprietario di una ditta di arredi sacri, non lo può permettere, e così le compra un funerale, con tanto di processione pubblica e benedizione del prete e proprio durante il corteo funebre il dottor Modo, per difendere una delle ragazze dalle molestie di alcune camicie nere, pesta i piedi al figlio di un gerarca di Roma e finisce in seguito per essere arrestato con destinazione Ventotene.
Per Ricciardi l’amicizia è sacra e, inghiottendo il suo orgoglio, cercherà aiuto per l’amico proprio da Livia, la donna che fa di tutto per scoraggiare ed allontanare da sé, l’unica che lo può aiutare per i suoi agganci, che in realtà disprezza, con il potere. Poi proprio un aneddoto raccontato dal dottor Modo farà capire a Ricciardi chi è il colpevole, chi aveva più di tutti una ragione per uccidere Vipera e anche gli ultimi pensieri della morta, come sempre, troveranno una spiegazione.
Sesto episodio della serie dedicata a Ricciardi, Vipera rappresenta un punto di svolta della saga, un cambiamento dettato dalla maturità artistica e compositiva raggiunta da de Giovanni che esplicita un’ evoluzione non solo stilistica ma anche tematica. Se la freschezza narrativa dei primi episodi si stempera e la novità fa posto ad una familiarità più marcata con personaggi e situazioni, ormai per esempio il fatto di Ricciardi è diventato quasi una consueta abitudine, accettata e quasi metabolizzata, tuttavia i germi contenuti in questo episodio, sono molteplici e tutti ampiamente ricchi di potenzialità.
Innanzitutto la matrice poliziesca lascia il passo sempre più ad una visione della storia più complessa e composita, come è complesso il personaggio di Ricciardi. L’indagine, seppur presente, quasi sbiadisce rispetto all’evoluzione del personaggio e alla sua presa di coscienza, anche politica. L’infelice battuta, che Ricciardi dice a Livia nel Caffé Gambrinus, si ricollega a mio avviso a questa avversione sempre maggiore per il regime di cui lui è pubblico ufficiale, oltre al tentativo di ferire e allontanare una donna che evidentemente non ama e di cui subisce solo l’attrazione.
Comunque anche il personaggio di Livia subisce un’ evoluzione e metabolizza una presa di coscienza che lo rendono ben lontano dallo stereotipo della femme fatale classica opposta alla donna angelicata, Enrica. E anche qui merita un plauso la capacità dell’autore di tratteggiare rapporti sentimentali forse melodrammatici, fatti di sorrisi, inchini, saluti da lontano, ma legati al periodo. Ragazze come Enrica, che conoscevano l’amore solo dalle canzoni alla radio, dai film al cinema, o dalle confidenze delle sorelle o amiche sposate, per quanto suoni anacronistico al giorno d’oggi, esistevano davvero, anzi probabilmente erano la norma.
Lo stile molto particolare di de Giovanni, poetico e verista allo stesso tempo, attento alle tematiche sociali, politiche, culturali e storiche si presta a grandi sviluppi e sono molto curiosa di scoprire in quali direzioni andranno i successivi episodi. In questo romanzo l’amicizia è la vera protagonista a mio avviso, l’amicizia che lega il dottor Modo a Ricciardi, Tata Rosa ad Enrica, il brigadiere Maione a Bambinella, la stessa Vipera per Peppe O’Frusta, un sentimento che supera quasi l’amore per intensità, un sentimento che spinge anche a fare scelte difficili e forse non pienamente condivisibili, pensiamo solo al senso di lealtà e riconoscenza che spinge Ricciardi ad abbandonare Tata Rosa la notte di Pasqua.
Ma Ricciardi non è un personaggio perfetto, ne pretende di esserlo: è pieno di contraddizioni, commette errori, la sua introversione lo porta a non riuscire a fare piena luce sui suoi stessi sentimenti, il fatto l’allontana dalla consueta normalità alla quale ambirebbe.  E proprio questi limiti penso lo rendano più umano e ben poco convenzionale.
Anche il periodo storico sta diventando più drammatico, oltre alla crisi econonica e sociale con fame e miseria diffusa,  siamo ancora nel 1932, ma il fascismo sta per manifestare la sua faccia più feroce: le leggi razziali, la violenza squadrista, il controllo della polizia segreta fatto di delazioni e ricatti, la soppressione degli oppositori politici, l’alleanza con il nazismo, la Seconda Guerra Mondiale che si avvicina. Sono certa che Ricciardi avrà ancora molto da dire.

:: Diario di Anna Frank

26 gennaio 2012

La mia migliore amica dei miei 11 anni si chiamava Anna Frank. Leggendo il suo diario scritto alla sua amica immaginaria Kitty provai la sensazione che si rivolgesse espressamente a me o meglio che il tempo non esistesse e un senso di continuità e comunione ci unisse. Per me è stata davvero un’ amica nel senso più vero del termine. Ho imparato molto da lei e cose del tutto inattese dato e considerato il triste esito della sua breve vita. Ho imparato l’allegria, l’ironia, e l’amore per la scrittura. Ormai sono passati molti anni e la copia del suo diario è un po’ sgualcita e da anni non ne sfoglio le pagine ma il ricordo di questa strana amicizia è ancora forte. Gli anni delle medie sono anni difficili, si passa dall’infanzia all’adolescenza e degli adulti non si ha grande stima nè fiducia, un coetaneo a volte può fare miracoli e per me Anna è stata una guida. Anni dopo studiando la storia mi sono trovata a studiare anche il periodo storico in cui visse e ad analizzare gli errori e gli orrori delle idologie, nel senso di idolatrie.  Grazie ad Anna non ho mai pensato che un popolo come quello tedesco avesse in sè il germe della follia, tutti gli esseri umani sono vittime degli stessi mali e se mi chiedessero se provo odio per i grandi dittatori della storia direi in tutta sincerità di no. L’odio non mi appartiene, nè la vendetta, ho poca memoria per certe cose ma ricordo le cose belle, questo sì, ricordo quello che basta ad essere felici in questo mondo dove la felicità è un lusso tropppo raro. Se avete figli adolescenti, consigliategli di leggere il Diario di Anna Frank credo sarà per loro un grande sostegno anche nella loro vita di adulti.