Archive for the ‘Interviste’ Category

:: Parlando di libri con Tcheky Karyo, a cura di Giulietta Iannone

1 aprile 2021

A chi devi il tuo amore per i libri?

Sono cresciuto in un contesto familiare nel quale i libri erano piuttosto rari. L’educazione di mio padre, però, traspariva attraverso certi modi di dire Ā«Bisogna sapersene stare su una panchina con pane e formaggioĀ» Ā«Il faut que tu sois capable d’être sur un banc avec du pain et du fromageĀ» che ĆØ come dire che nella vita bisogna sapersi accontentare o Ā«Fare l’attore? Be’, meglio un uovo oggi…» Ā« Être acteur c’est comme un oiseau dans ta mainĀ» o ancora Ā«Non ĆØ grazie ai libri che imparerai a vivereĀ» Ā« ce n’est pas dans les livres que tu vas apprendre Ć  vivre Ā» ai quali lui ricorreva spesso; con la sua inclinazione inconsapevolmente filosofica, comunque, mio padre ha finito per passarmi il gusto per la lettura e per la riflessione.

J’ai grandis dans un environnement familial ou les livres Ć©taient plutĆ“t rares Ć  la maison. Mais mon pĆØre avait une faƧon de faire passer son Ć©ducation avec des phrases clĆ©s qu’il me ressortait souvent de maniĆØre insolite du genre Ā« Il faut que tu sois capable d’être sur un banc avec du pain et du fromage. Ā» ou Ā« Être acteur c’est comme un oiseau dans ta main Ā» ou bien Ā« ce n’est pas dans les livres que tu vas apprendre Ć  vivre Ā» et pourtant son talent de philosophe sans le savoir m’a donnĆ© le goĆ»t de la lecture et de la rĆ©flexion.

Che libri leggevi da ragazzo?

Ho scoperto presto che la letteratura ti permette di fare esperienze nuove. Il mio primo grande ricordo di lettore ĆØ legato a Ā«L’AdolescenteĀ» di Dostoevskij. Ne riemersi sconvolto, affascinato dalla storia di Arkadi Makarovitch Dolgoruki. La scrittura di Dostoevskij, cupa e romanzesca ad un tempo, mi rinfrancò; avevo l’impressione di non essere più solo, l’adolescente ero io. In seguito mi sono appassionato a Emile Zola. Ho amato questo giornalsita-scrittore che in ā€œGerminalā€ descriveva la vita quotidiana di una classe operaia con la quale m’identificavo. E poi Kafka, Pessoa, Cioran; autori che meritano di essere letti, quanta ironia traspare dai loro capolavori…

La lecture m’as appris que je pouvais aller voir lĆ -bas si j’y suis. Mon premier grand souvenir de lecteur, c’est Ā« l’Adolescent Ā» de DostoĆÆevski. J’en ressors bouleversĆ©, fascinĆ© par l’histoire de Arkadi Makarovitch Dolgorouki. L’écriture de DostoĆÆevski Ć  la fois sombre et romanesque me donnait des forces, j’avais l’impression de ne plus ĆŖtre seul, l’adolescent c’était moi. Ensuite, j’ai lu Emile Zola avec passion. J’ai aimĆ© ce journaliste Ć©crivain qui dĆ©crit dans Germinal, le quotidien des classes laborieuses auxquels je m’identifiais. Et puis Kafka, Pessoa, Cioran des auteurs qui gagnent Ć  ĆŖtre lus Ć  travers l’humour qu’ils laissent s’échapper de leurs œuvres gigantesques.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Michel Onfray ĆØ un intellettuale che scuote le coscienze senza indossare il guanto di velluto, ĆØ pragmatico, fattuale, dissacrante.  Mi trovo spesso d’accordo con il suo modo di interrogare il reale.  Bisogna rompere l’aura di sacralitĆ  degli oggetti, vagliarli, passarli al setaccio. CosƬ come Michel Onfray, leggo anche Alain Finkielkraut. Sono entrambi degli intellettuali contemporanei e contestatari, che dissentendo ci rendono un buon servizio. Ho appena finito il libro di  Jean-Claude CarriĆØre Ā« La vallĆ©e du nĆ©antĀ», che mi ha trascinato in una riflessione sulla morte gioiosa e piena di humour. Da poco, poi, ho finito Ā«I ricordi mi vengono incontroĀ» di Edgar Morin. Lui ĆØ un uomo la cui riflessione ĆØ stata davvero forgiata dall’impegno sul campo. Il mondo sensibile, la sensualitĆ , il pragmatismo che lo accompagnano alla ricerca di soluzioni concrete per l’organizzazione di una societĆ  più giusta… E, in mezzo a tutti i suoi incontri e alle collaborazioni con intellettuali e pensatori, la sua vita amorosa cosƬ piccante e generosa. Mi sento bene con Edgar Morin come con un vecchio amico.

Michel Onfray est un intellectuel qui secoue les esprits sans prendre de gants, il est pragmatique, factuel, il dĆ©sacralise. Je me sens souvent en accord avec sa faƧon de questionner le rĆ©el. Il faut arrĆŖter de sanctuariser les choses, il faut les interpeller, les fouiller. En fait je lis Michel Onfray de la mĆŖme maniĆØre que je lis Alain Finkielkraut ce sont des intellectuels vivants contradictoires, ils font du bien, ils ne sont pas consensuels. Je viens de lire le bouquin de Jean-Claude CarriĆØre Ā« La vallĆ©e du nĆ©ant Ā» qui m’a entrainĆ© dans une rĆ©flexion joyeuse et pleine d’humour sur la mort. Je viens Ć©galement de finir Ā« Les souvenirs viennent Ć  ma rencontre Ā» d’Edgar Morin. VoilĆ  un homme dont les engagements sur le terrain ont forgĆ© la pensĆ©e. Le monde sensible, la sensualitĆ©, le pragmatisme accompagnent ce chercheur qui tente de trouver des solutions concrĆØtes Ć  l’organisation juste des sociĆ©tĆ©s. Sa vie amoureuse au milieu de toutes ses collaborations et ses rencontres avec des gens qui pensent le monde est croustillante et gĆ©nĆ©reuse. Je me sens bien avec Edgar Morin.

Quali sono i tuoi libri del momento sul comodino?

Ā«Cani di pagliaĀ» del filosofo John Nicholas Gray, il quale analizza i nostri tempi alla luce della storia, dando il benservito ai preconcetti e alle trappole nelle quali cadiamo.  E Ā«Solo i bambini sanno amareĀ», del cantante e attore Bruno Cali, che torna con tenerezza alla sua infanzia; che bello, l’istinto di questo bambino che non si lascia prendere, che non si lascia sconfiggere dai grandi nemici, il nulla e il vuoto. ƈ un libro davvero commovente.

Ā«Straw DogsĀ» du philosophe essayiste John Nicholas Gray qui lui aussi analyse notre Ć©poque au regard de l’Histoire et met un grand coup de pieds dans les idĆ©es reƧues et les piĆØges dans lesquels on tombe. Et puis Ā« Seuls les enfants savent aimer Ā», Ć©crit par le chanteur acteur Bruno Cali. Il revient avec tendresse sur son enfance ; comme il est beau l’instinct de cet enfant qui ne laisse pas le nĆ©ant, le vide ennemi le saisir. J’ai trouvĆ© son livre poignant.

Traduzione dal francese di Fabrizio Fulio Bragoni. Testo scritto per il blog, giƠ apparso su Les Nouvelles LittƩraires.

Intervista a Rita Pilia per ā€œMedusa era una fanciulla. Poesie di metamorfosi e confiniā€ (Gilgamesh ed. 2020) A cura di Viviana Filippini

24 febbraio 2021

ā€œMedusa era una fanciulla.Ā  Poesie di metamorfosi e confiniā€ ĆØ la prima raccolta di poesie di Rita Pilia, edita da Gilgamesh. 150 componimenti che portano il lettore a viaggiare nelle emozioni dell’animo umano e dell’universo femminile. Quella di Rita Pilia ĆØ una poesia che indaga l’animo umano, lo analizza in modo garbato e intimo attraverso i versi nei quali l’autrice mette tutto il proprio sentire. Rita Pilia ĆØ laureata in Filologia Moderna e in Psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali, all’UniversitĆ  Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e ha conseguito un Dottorato di ricerca in Letteratura Italiana presso l’UniversitĆ  degli Studi di Siena. Attualmente ĆØ docente di Lettere presso l’I.I.S. “A. Lunardi” di Brescia. Lettura, scrittura e fotografia sono le sue passioni più grandi. Della raccolta e di come nasce la poesei ne abbiamo parlato con l’autrice.

Come ĆØ nata la tua passione per la poesia? Quando ero adolescente le poesie di Dante, Shakespeare, Prevert, Nazim Hikmet, Emily Dickinson mi incantavano. Ricopiavo sul diario i loro versi, cercavo me stessa e i miei sentimenti nelle loro parole. Non scrivevo nulla di mio. La poesia mi sembrava qualcosa di “troppo elevato”. Mi piaceva leggerla, ma non pensavo sarei stata mai all’altezza di comporre io stessa. Iniziai a scrivere solo una volta conclusa l’universitĆ , ma non erano vere poesie all’inizio: si trattava di racconti enigmatici, onirici, densi di immagini. In pochi anni divennero sempre più brevi, era come se la prosa volesse nascondersi e spezzarsi finchĆ© un giorno mi accorsi con sorpresa che quelle frasi forse potevano essere chiamate poesia. Si erano trasformate.
ā€œMedusa era una fanciulla.  Poesie di metamorfosi e confiniā€. Quale ĆØ il senso del titolo della tua prima raccolta? La prima parte del titolo si riferisce a un’antica versione del mito di Medusa, secondo cui la Gorgone – il mostro dai capelli di serpe in grado di pietrificare gli uomini con un unico terribile sguardo – era in origine una fanciulla bellissima, ingiustamente punita dalla dea della Ragione per il suo potere seduttivo e da quel momento in poi costretta a custodire tutte le emozioni dentro di sĆ©, a mutare la bellezza in orrore. Quando la spada di Perseo la colpisce a morte, il dolore uccide il mostro, ma libera la fanciulla; il suo sangue ritorna a sgorgare, feconda gli abissi e rinasce, rosso e fortem, nel vivo corallo in cui lentamente si muta. I miti di metamorfosi come questo mi affascinano da sempre per la pluralitĆ  di interpretazioni a cui si prestano. La stessa vita umana può essere intesa come una continua metamorfosi, la continua necessitĆ  di varcare nuovi confini per sopravvivere. “Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume”, diceva il filosofo Eraclito. Questa “instabilitĆ ” (nostra o della realtĆ  che ci circonda?) potrebbe spaventare, ma per me ĆØ stupore inesauribile, fonte di emozione e, dunque, di poesia.
Quali sono le fonti d’ispirazione per i tuoi versi? Le emozioni che la realtĆ  e le opere d’arte (la pittura simbolista innanzitutto; i Preraffaelliti e Klimt sono i miei artisti di riferimento) sono in grado di suscitare in me. Da empatica, spesso mi sento travolta da un eccesso di emotivitĆ . In quei momenti scrivo e vivo il processo creativo come un modo per fare ordine dentro di me. Alcune poesie sono nate in viaggio, ispirate da un panorama fuori dal finestrino, o nel dormiveglia, nel cuore della notte, nel tentativo di catturare un sogno prima di riaddormentarmi di nuovo e dimenticare tutto. Il desiderio di fermare un singolo istante, una specifica emozione, a volte mi fa percepire la poesia come una lotta contro il tempo. Del resto in epoca Barocca i miti di metamorfosi rappresentavano anche il tentativo di esorcizzare la paura dell’oblio.
Nella tua raccolta molte poesie hanno il nome di figure femminili della letteratura e della mitologia, che relazione c’ĆØ tra l’universo letterario e la realtĆ ? Il mito ĆØ un linguaggio potentissimo che permette di raccontare la realtĆ  e al tempo stesso di nasconderla. Proprio come la figura retorica della reticenza, il mito dice e non dice, spalancando le porte all’immaginazione. I miti mi consentono di narrare attimi di vita vissuta in maniera più enigmatica di quanto non accadrebbe se decidessi di narrarli in prosa. Le emozioni che i miti (e la letteratura) raccontano, convertendole in immagini, sono le stesse che proviamo tutti noi oggi: gioia, rabbia, dolore, rancore… Questo rende possibile l’immedesimazione. Io mi immedesimo nelle figure femminili di cui racconto la storia, comprendo le loro emozioni – capisco perchĆ© Francesca si innamorò di Paolo, per esempio (qui penso alla mia poesia “Canto V”) – e credo che ai lettori possa accadere lo stesso. Le emozioni sono un linguaggio universale che permette di valicare gli angusti confini spazio temporali della propria epoca, permette a una vita di fondersi in mille altre vite, (ri)scoprendo se stessa e esplorando nuove possibilitĆ .
Tra le poesie della raccolta ti ricordi quale ĆØ la prima  scritta e il momento in cui l’hai concepita? Nella raccolta tra le primissime ci sono senz’altro “Orfeo e Euridice” e “Orangerie”. Sono mie personali interpretazioni: la prima dell’omonimo mito, la seconda della novella di Boccaccio “Lisabetta da Messina”. Nel 2013 ero molto affascinata da questi testi e volevo attualizzarli, renderli più personali. Di Euridice ho messo in evidenza le paure, la diffidenza nei confronti di Orfeo, mentre nel caso di Lisabetta la mia versione ĆØ meno macabra rispetto all’originale: il vaso, infatti, non contiene la testa dell’amato, ma vecchie fotografie. In entrambi i casi, tuttavia, i ricordi permangono (crescono, si fanno pianta) con conseguenze nefaste sulla psiche. Si capisce che sono le prime anche dal punto di vista grafico: meno frantumate, conservano (soprattutto Euridice) alcuni tratti di prosa.
Il componimento al quale sei più affezionata e perchĆ©? Sicuramente “La strega”. Si tratta di un omaggio al romanzo di Vassalli, “La Chimera”, ma ĆØ molto di più: la sera in cui scrissi, quasi di getto, quei versi soffrivo molto perchĆ© un sogno in cui avevo creduto a lungo si era rivelato… una chimera appunto. E i desideri, quando restano irraggiungibili come le stelle fanno male: “desideri di vetro / da trafiggere i polsi”. Questo stato d’animo mi permise di immedesimarmi con Antonia, la “strega” del romanzo, fondere le mie emozioni con le sue, sentirmi meglio e piano piano, con il tempo, trovare nuove stelle, nuova luce. Un’altra poesia a me cara ĆØ “La colpa”. Grazie all’artista Mara Cantoni e all’editore Alberto Casiraghy nel 2016 era diventata un “pulcino elefante” in edizione limitata. Un’esperienza bellissima quella trascorsa a Osnago, a stampare a mano con i caratteri mobili e poi a cucire i singoli libretti. Ognuno era unico! Di questa poesia mi affascina il fatto che molti interpretino il “te” di “ƈ difficile perdonare agli altri /la colpa/ di non essere te” come un riferimento a se stessi, invece in quei versi io intendevo descrivere la rabbia impotente che si prova quando le persone che si hanno intorno sono potenzialmente perfette, ma hanno l’unica imperdonabile colpa di non essere quell’unico “te” dotato di valore, la persona ancora amata. Mi affascina scoprire come le stesse parole possano acquisire significati diversi a seconda dello stato d’animo di chi legge.
Colori, emozioni, elementi naturali, nomi, com’ĆØ il lavoro di  combinare le parole per creare emozioni in poesia? Nella maggior parte dei casi tutto ha origine da un’immagine. Io cerco di ricreare con le parole le emozioni che le immagini producono in me. Dal momento che tutto inizia di solito da una sensazione visiva, le mie poesie sono ricche di colori, le definirei pittoriche, a volte. La mia più grande gioia ĆØ vederle illustrate perchĆ© ĆØ come se fossero restituite alla loro dimensione originaria.
Ci racconti qualcosa sulla copertina del libro? La copertina ĆØ stata realizzata per me dall’artista Mara Cantoni ( www.maracantoni.com ), una cara amica con cui collaboro e che aveva giĆ  illustrato in precedenza alcune mie poesie. Lei ha visto nella fanciulla Medusa la Dea dei serpenti cretese ed ĆØ proprio alle statuette minoiche che la sua illustrazione si ispira. Il rosso del corallo si ĆØ trasferito nei capelli e nella collana che il personaggio indossa. I capelli ricci, il mio tratto distintivo, sono un omaggio a me e si trovano evocati in numerose poesie (“capelli di rovo”). L’idea di far continuare la chioma nel retro della copertina era un modo per valorizzarli. A volte penso che tanta fantasia poetica scaturisca proprio dai miei ricci… Forse sono un po’ come Sansone (anche se decisamente meno forzuta!)
Secondo te scrivere poesie ĆØ un atto che possono provare a fare tutti ? SƬ, tutti coloro che provano emozioni perchĆ© ĆØ di emozioni che la poesia si nutre. Alcuni riusciranno a esprimere questo mondo interiore con le parole (ĆØ il mio caso), altri con la pittura, altri ancora con ago e filo o con la danza… La poesia ha molte forme, ĆØ metamorfica essa stessa. Essenziale ĆØ imparare ad ascoltare e a ascoltarsi, soltanto dopo si potrĆ  tradurre la voce dell’anima in versi o in gesti. La poesia fa stare bene, trasforma il dolore in Bellezza. Tutti ne abbiamo bisogno, bisogna solo essere pronti ad accoglierla.

:: Un’intervista con Susanna Tamaro a cura di Giulietta Iannone

17 febbraio 2021

Benvenuta Susanna e grazie di avere accettato questa intervista. Inizierei con il chiederti di parlarci di te, della tua infanzia, dei tuoi studi.

ST Ho scritto un intero libro su di me, la mia infanzia e  di come ho scoperto di avere il talento della scrittura. Si intitola ‘Ogni angelo ĆØ tremendo’. Non so se ĆØ ancora in commercio. Comunque, riassumendo, ho avuto un’infanzia piuttosto difficile, priva di amore,  un rapporto con gli studi pessimo, mi sono trasferita poi da Trieste a  Roma dove a vent’anni mi sono diplomata in regia al Centro Sperimentale di Roma.  Prima di vivere dei miei libri,  ho fatto documentari sulla natura – che ĆØ la mia grande passione – per la Rai.

Che libri leggevi da ragazzina e poi crescendo quali sono diventati i tuoi scrittori preferiti?

ST Da bambina non amavo leggere. Capisco tutti i ragazzi che hanno difficoltĆ  nella lettura,  proprio per questo ho scritto  negli anni  libri per bambini  -Ā­ Cuore di ciccia, Il cerchio magico, Papirofobia, Tobia e l’angelo e Salta Bart! –   in cui penso non ci si annoi neanche un secondo. Il primo autore che ho letto e amato  da adolescente ĆØ stato Jack London.  Sono stati Il richiamo della foresta e Zanna bianca ad appassionarmi alla lettura: parlavano  di cani, altra mia grande passione. La scuola invece mi ha fatto odiare la letteratura. Ho ricominciato a leggere a 18 anni,  quando mi sono trasferita a Roma. Dovendo fare quattro ore di autobus al giorno per andare a CinecittĆ , ho letto moltissimo, iniziando dai grandi classici russi – Tolstoj, Dostoevskij, Cechov, Turgenev –  poi con quelli tedeschi – Thomas Mann, Kafka, Rilke –  i francesi – Stendhal, Balzac, Flaubert – e alla fine gli inglesi: Conrad e Dickens soprattutto, che amo particolarmente.

Come ĆØ nato in te l’amore per la scrittura? ƈ stato un percorso inevitabile e naturale o hai incontrato delle difficoltĆ ?

ST Scrivere ĆØ stato un percorso naturale, cominciato verso i 23 anni, mentre ĆØ stato molto poi difficile riuscire a trovare un editore. Ho impiegato dieci anni per  riuscire a pubblicare il primo libro.  

Hai esordito con il romanzo La testa fra le nuvole (1989). Come sono stati i tuoi primi passi nel mondo letterario italiano? C’è qualcuno che ti ha incoraggiato e particolarmente sostenuto che vuoi ringraziare?

ST La testa fra le nuvole ha vinto il ‘Premio Elsa Morante, Opera prima’, e sono grata a Cesare de Michelis della Marsilio, un vero editore di quelli che ormai non esistono più, che ha creduto in me e mi ha scoperta. Per il secondo, Per voce sola, devo invece ringraziare Federico Fellini che ha amato moltissimo il libro e ne ha parlato ai giornalisti, facendomi uscire dall’anonimato.

Poi il grande successo di Va dove ti porta il cuore. Ti ha in qualche modo cambiato? Hai trovato difficoltosa l’improvvisa notorietĆ ?

ST SƬ, l’ho trovata spaventosa. So che molti scrittori non desiderano altro, ma per me ĆØ stato un grande trauma perchĆØ  ho sempre amato vivere nella penombra e la dimensione pubblica mi turba e mi agita. Ma, non lo nego,  ĆØ stata anche una grande gioia perchĆ© mi ha permesso di entrare in comunicazione profonda con un grandissimo numero di lettori in tutto il mondo.

Ora vorrei dedicare la seconda parte di questa intervista al tuo ultimo romanzo ā€œUna grande storia d’amoreā€. Come ĆØ nato il progetto di scriverlo?

ST Era da tanti anni che volevo scrivere un romanzo che avesse per tema un amore che dura nel tempo. D’altronde la maggior parte dei grandi romanzi classici, da Anna Karenina, al Rosso il Nero, a Guerra e Pace,  a Jane Eyre,  prendono luce grazie alle contrastate storie d’amore che raccontano. Mi sembrava poi che, in questi tempi cosƬ confusi, ci fosse una sorta di imbarazzo di pudore a parlare dell’esistenza di un sentimento capace, nonostante le difficoltĆ  e gli ostacoli, di trasformarsi e durare nel tempo.  

Come si ĆØ sviluppata la scelta di scrivere una storia dal punto di vista di un lui, Andrea. Hai trovato difficile immedesimarti in una psicologia maschile?

ST Sono stata a lungo indecisa su quale punto di vista assumere e poi,  quando ho iniziato, mi ĆØ venuto spontaneo usare la voce maschile. L’ho fatto giĆ   in altri libri,  in Anima Mundi,  e in Per sempre e devo dire che mi viene  abbastanza naturale.

Il personaggio di lei, Edith lo consociamo attraverso gli occhi di lui, e tramite alcune lettere che scrive. Come hai costruito il suo personaggio?

ST L’ho costruito cercando di capire le sue passioni, le sue inquietudini, il mondo in cui era cresciuta, collegando i tanti tasselli di cui ĆØ fatta una vita.

Narri una profonda e vera storia d’amore tra un uomo e una donna che non potrebbero essere più diversi: lui serio, responsabile, ordinato; lei impulsiva, talentuosa, complicata. Gli opposti si attraggono come dice il detto?

ST Sicuramente. Gli opposti si attraggono e spesso fanno anche faville. Il bello della storia e della vita ĆØ proprio questo: che il destino spesso  ci mette accanto persone molto diverse, che ci fanno crescere e ci mantengono sentimentalmente vivaci.

Mi ha colpito molto il punto in cui narri la storia dei Re Magi, e del dono che Gesù gli fece per ricambiare l’oro, l’incenso e la mirra, dono di cui non capirono il valore e il significato. Pensi che nella vita le piccole e umili cose racchiudano tesori e molto spesso siamo troppo orgogliosi e ciechi per accorgercene?

ST Si, l’ho messo proprio per questo. Si tratta di un episodio narrato nel Milione di Marco Polo. I Magi si aspettavano qualcosa di prezioso da un re e vedendo una semplice pietra si sentono traditi e delusi. Ma quella pietra aveva il dono del fuoco eterno che, in qualche modo, ĆØ una metafora dell’amore.

Nel tuo romanzo oltre alla storia d’amore principale, narri una bellissima storia di paternitĆ  acquisita. L’amore di Andrea per Amy ĆØ fatto di scelte consapevoli, di crescita comune, come si sviluppa nella tua storia?

ST Questa era un’altra delle sfide da affrontare. Nella situazione attuale, ci si trova spesso davanti a forme non tradizionali di rapporti e, tra queste, il padre che non ĆØ il padre ĆØ una delle più frequenti. Mi sono sempre chiesta, e scrivendo ho cercato di rispondermi, che cosa sia veramente importante, che cosa caratterizzi davvero una figura paterna. Quando ho trovato il termine ziopapy ho trovato anche  la chiave d’accesso per comprendere.  Andrea accoglierĆ  Amy, con tutti i suoi problemi, quando lei si sentirĆ  pronta con l’affetto di una figura paterna capace di donarle stabilitĆ .

Ringraziandoti della disponibilitĆ , come ultima domanda ti chiederei quali sono i tuoi progetti futuri.  

ST Magari un libro di riflessioni su questi tempi. Mi piacerebbe poi scrivere un altro libro per bambini.

Ringraziamo Algisa Gargano e Vicki Satlow e iniviamo a visitare laccount ufficiale di Susanna Tamaro.

:: Un’intervista con Diana Johnstone

12 febbraio 2021

Bentornata Mrs. Johnstone su Liberi di Scrivere e grazie per aver accettato questa nuova intervista. L’era Trump si ĆØ conclusa con i disordini di Capitol Hill. Anche se non c’è stata una vera guerra civile, ĆØ anche dovuto al fatto che hanno isolato Trump e chiuso il suo accesso ai social network? Il loro potere ĆØ cosƬ grande adesso?

DJ. Vorrei iniziare dicendo questo. Dalla caduta di Richard Nixon, il ruolo di un presidente degli Stati Uniti ĆØ diventato fondamentalmente quello di un venditore che ottiene il sostegno pubblico per le politiche originate dal complesso militare-industriale, Wall Street e varie potenti lobby, tutte che mirano a promuovere l’egemonia globale degli Stati Uniti. L’elezione del tutto inaspettata di Donald Trump nel 2016 ĆØ stata un incidente sorprendente che i veri governanti degli Stati Uniti hanno stabilito che non dovesse mai più accadere. Durante la sua presidenza, i media mainstream hanno ritratto Trump come un mostro orribile. Per mobilitare la sinistra, i Democratici lo hanno accusato di tutti i crimini di Identity Politics – sessismo, razzismo, anti-LGBTQ – culminati nella presunta minaccia dei violenti Suprematisti bianchi di prendere il potere.
Il massiccio passaggio alle votazioni per corrispondenza per le elezioni del 2020, i ritardi e le stranezze in vari seggi elettorali erano destinati a destare sospetti, soprattutto quando l’establishment aveva chiaramente deciso in anticipo che Biden doveva vincere. I sospetti di frode di Trump sono stati apertamente interpretati dall’establishment come prova che fosse un aspirante ā€œdittatoreā€. Non avrebbe dovuto essere affatto sorprendente che i sostenitori di Trump abbiano preso d’assalto il Campidoglio il 6 gennaio per esprimere la loro indignazione per quella che credevano fosse un’elezione rubata. Le folle di invasori non avevano alcun piano, nessuna organizzazione e il principale atto di violenza ĆØ stata la fatale uccisione di una manifestante disarmata, una giovane madre e veterana dell’aeronautica. Denunciare questo evento confuso come una ā€œinsurrezioneā€ ha permesso alla leadership democratica di bollare Trump e i suoi sostenitori come nemici della repubblica e ā€œterroristi domesticiā€, un modo molto gradito per squalificarli politicamente.
I social media sono direttamente collegati allo stato di sicurezza. Dopo diversi anni passati a sviluppare un quasi monopolio della comunicazione interpersonale, FaceBook e Twitter sono in una posizione di forza per mettere a tacere chiunque scelgano. L’opinione dissidente viene sempre più messa a tacere, a cominciare dallo stesso ex presidente Trump.

Welcome back Mrs. Johnstone on Liberi di Scrivere and thank you for accepting this new interview. The Trump era ended with the Capitol Hill Riots. Even if there was no a real civil war, is it also due to the fact that they isolated Trump, and closed his access to social networks? Is their power so great now?

DJ. Let me start by saying this. Ever since the fall of Richard Nixon, the role of a U.S. President has basically become that of a sales person gaining public support for policies originating with the military-industrial complex, Wall Street and various powerful lobbies, all promoting US Global Hegemony. The totally unexpected election of Donald Trump in 2016 was an astonishing accident that the real rulers of the United States determined must never again be allowed to happen. Throughout his presidency, mainstream media portrayed Trump as a horrific monster. To mobilize the left, the Democrats accused him of all the Identity Politics crimes – sexism, racism, anti-LGBTQ – culminating in the alleged threat by violent White Supremacists to seize power.
The massive shift to mail-in ballots for the 2020 election, the delays and oddities in various polling stations, were bound to arouse suspicion, especially when the establishment had clearly decided in advance that Biden must win. Trump’s suspicions of fraud were loudly interpreted by the establishment as evidence that he was an aspiring ā€œdictatorā€. It should not have been one bit surprising that Trump supporters stormed the Capitol on January 6 to express their indignation at what they believed was a stolen election. The invading crowds had no plan, no organization, and the principal act of violence was the fatal shooting of an unarmed woman protester, a young mother and Air Force veteran. Denouncing this confused event as an ā€œinsurrectionā€ enabled the Democratic leadership to brand Trump and his supporters as enemies of the republic and ā€œdomestic terroristsā€, a very welcome way to disqualify them politically.
The social media are directly linked to the security state. After several years of developing a near monopoly of interpersonal communication, FaceBook and Twitter are in a position of force to silence whomever they choose. Dissident opinion is being increasingly silenced, starting with former President Trump himself.

Trump ĆØ uscito momentaneamente dal ring, metaforicamente, ma non il Trumpismo, che riflette il vero sentimento di molti americani (insomma, Trump non ha inventato nulla). Che ruolo giocherĆ  il Trumpismo, secondo lei, negli anni futuri?

DJ. Non sono sicura di cosa sia il trumpismo. Trump ha raccolto un seguito personale principalmente NON essendo come l’establishment politico. Il suo sostegno ĆØ più viscerale che programmatico. Non rispettava il codice vocale ā€œpoliticamente correttoā€. La sua opposizione all’immigrazione di massa gli ĆØ valsa la reputazione di razzista, ma sicuramente ha anche ottenuto sostegno. Il suo principale tema politico era combattere la delocalizzazione e favorire l’economia interna rispetto alla globalizzazione, ma non lo ha articolato chiaramente nĆ© ĆØ riuscito a realizzare un tale cambiamento in modo efficace. Inizialmente sembrava voler migliorare le relazioni con la Russia e persino la Corea del Nord, ma questi desideri sono stati sistematicamente sabotati. ƈ stato sviato verso il sostegno a tutto campo per Israele e l’estrema ostilitĆ  verso Cina, Iran e Venezuela.
Trump non ha mai avuto una chiara bussola politica. Non ha mai avuto nemmeno una squadra leale di aiutanti competenti ed ĆØ finito per essere circondato da nemici. Certamente, un’efficace opposizione all’establishment esistente ha bisogno di un leader molto più coerente di Trump. Un tale leader potrebbe essere migliore – o molto peggio, a seconda di quale direzione politica viene presa contro l’establishment.

Trump momentarily stepped out of the ring, metaphorically, but not Trumpism, which reflects the true feeling of many Americans (in short, Trump did not invent anything). What role will Trumpism play, in your opinion, in future years?

DJ. I’m not sure what Trumpism is. Trump gathered a personal following mainly by NOT being like the political establishment. His support is more visceral than programmatic. He didn’t respect the ā€œpolitically correctā€ speech code. His opposition to mass immigration earned him the reputation of racism, but surely also gained support. His main policy theme was to combat delocalization and favor the domestic economy over globalization, but he neither articulated this clearly nor managed to accomplish such a shift effectively. He initially appeared to want to improve relations with Russia and even North Korea, but these wishes were systematically sabotaged. He got sidetracked into all-out support for Israel and extreme hostility toward China, Iran and Venezuela.
Trump never had a clear policy compass. He never even had a loyal team of competent aides and ended up being surrounded by enemies. Certainly, an effective opposition to the existing establishment needs a much more coherent leader than Trump. Such a leader might be better – or much worse, depending on which policy direction is taken against the establishment.

Quindi Biden ĆØ il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Cattolico, bianco, democratico, forse anziano ma con una vicepresidente donna molto determinata. Kamala Harris ĆØ la vera sorpresa di queste elezioni? Pensi che sarĆ  in grado di esercitare un potere reale?

DJ. Non sorprende che la candidata alla vicepresidenza di Biden fosse una ā€œdonna di coloreā€. Ciò era necessario per accordarsi con la politica dell’identitĆ  del Partito Democratico. Kamala Harris ha ottenuto pochi voti alle primarie ed ĆØ stata ovviamente scelta dai leader del Partito per il suo aspetto e il suo conformismo. La sua personalitĆ  di procuratore dello Stato della California era autoritaria e il suo background indiano di casta superiore poteva essere considerato utile per sviluppare un’alleanza anti-cinese con l’India. Il team Biden-Harris ĆØ un puro anti-Trump: due ambiziosi politici di carriera su cui si può fare affidamento per perseguire l’agenda imperiale neoliberista.

So Biden is the new President of United States of America. Catholic, white, democratic, perhaps elderly but with a very determined female vice president. Is Kamala Harris the real surprise of this election? Do you think she will be able to exercise real power?

DJ. No surprise that Biden’s Vice Presidential candidate was a ā€œwoman of colorā€. This was required to accord with Democratic Party identity politics. Kamala Harris won few votes in the primaries and was obviously chosen by Party leaders for her looks and her conformism. Her personality as California State prosecutor was authoritarian and her upper caste Indian background might be considered useful for developing an anti-Chinese alliance with India. The Biden-Harris team is pure anti-Trump: two ambitious career politicians who can be relied on to pursue the neoliberal Imperial agenda.

Come ti sei sentita ascoltando il discorso di inaugurazione di Biden? Gli hai dato fiducia?

DJ. Confido che Biden sarĆ  cattivo come sembra: afferma aggressivamente l’eccezionalismo americano, riportando l’America come ā€œla forza trainante del bene nel mondoā€. Ciò significa bullizzare e punire altre nazioni per non essere abbastanza buone, perseguendo l’egemonia globale con tutti i mezzi possibili.
Biden ha parlato di promuovere l’unitĆ  nazionale, ma ha anche promesso di affrontare e sconfiggere ā€œrazzismo, nativismo, estremismo politico, supremazia bianca, terrorismo internoā€, che sono tutti termini che usa per denigrare l’opposizione come malvagia e persino criminale.
Ha promesso di ottenere la ā€œgiustizia razzialeā€. Nel vocabolario del Partito Democratico, il termine ha sostituito la giustizia sociale. Ma l’uno senza l’altro non ha senso.

How did you feel listening to Biden’s inauguration speech? Did you trust him?

DJ. I trust Biden to be just as bad as he sounds: aggressively asserting American exceptionalism, restoring America as ā€œthe leading force for good in the worldā€. This means bullying and punishing other nations for not being good enough, pursuing global hegemony by all means possible.
Biden spoke of promoting national unity, but he also promised to confront and defeat ā€œracism, nativism, political extremism, white supremacy, domestic terrorismā€, which are all terms he uses to disparage the opposition as wicked and even criminal.
He promised to achieve ā€œracial justiceā€. In the Democratic Party vocabulary, the term has replaced social justice. But one without the other does not make sense.

Sta per iniziare una nuova stagione di politica estera per l’America? Biden sarĆ  più intrusivo di Trump?

DJ. Questo ĆØ un ritorno alla politica estera di Obama, ma mentre Obama occasionalmente ha mostrato una certa moderazione nell’uso del potere militare (in Siria nel 2013), Biden non mostra tali tendenze. Biden ha costantemente sostenuto ogni guerra aggressiva degli Stati Uniti, dall’Iraq alla Siria. Era in prima linea tra coloro che chiedevano il bombardamento NATO della Serbia e l’imperdonabile distruzione della Libia. La sua ostilitĆ  ottusa nei confronti della Russia ĆØ rafforzata dal rapporto scandalosamente proficuo di suo figlio con l’Ucraina, uno scandalo che i media statunitensi hanno sistematicamente represso.

Is a new season of foreign policy beginning for America? Will Biden be more intrusive than Trump?

DJ. This is a return to the Obama foreign policy, but whereas Obama occasionally showed some restraint in use of military power (in Syria in 2013), Biden displays no such tendencies. Biden has consistently supported every aggressive US war, from Iraq to Syria. He was in the forefront of those calling for the NATO bombing of Serbia and the unpardonable destruction of Libya. His narrow-minded hostility to Russia is enforced by his son’s scandalously profitable relationship with Ukraine – a scandal that US media systematically repressed.

Pensi che ci sarĆ  un legame stretto o almeno privilegiato tra l’amministrazione Biden e il Vaticano?

DJ. Questa domanda mi sorprende. Se prendi in parola Papa Francesco, parla negativamente del capitalismo e della guerra, non esattamente dei valori morali dell’amministrazione Biden. Certamente l’ostentata pietĆ  cattolica di Biden non si estende a questioni sociali come l’aborto e non vedo il Vaticano condividere il suo entusiasmo per la transessualitĆ . Potrebbero esserci convergenze geopolitiche che non riesco a vedere. Ho avuto la tendenza a vedere il cattolicesimo di Biden come un segnale di virtù e un segno di origine etnica irlandese.

Do you think there will be a close or at least a privileged link between the Biden Administration and the Vatican?

DJ. This question surprises me. If you take Pope Francis at his word, he speaks negatively of capitalism and of war, not exactly the moral values of the Biden administration. Certainly Biden’s ostentatious Catholic piety does not extend to societal issues such as abortion and I don’t see the Vatican sharing his enthusiasm for trans-sexuality. There may be geopolitical convergences which I fail to see. I have tended to view Biden’s Catholicism as a virtue signal and mark of ethnic Irish origin.

Ciò che preoccupa ora ĆØ la Russia, con i suoi fenomeni di strada e l’arresto e la condanna di un oppositore di Putin, che sembra avere molto appoggio in Occidente. PerchĆ© pensi che sia tornato in Russia, se ha apertamente accusato Putin di essere l’istigatore del suo avvelenamento?

DJ. Siamo in un periodo di malcontento popolare in tutto il mondo e non c’è motivo per cui la Russia non dovrebbe avere la sua parte. La differenza ĆØ che gli Stati Uniti ei loro alleati della NATO sono attivamente coinvolti nel sostenere l’opposizione al presidente eletto della Russia, aggiungendo al contempo confusione accusando i russi di fare ciò che stanno facendo loro stessi. Non credo alla storia occidentale dell’avvelenamento di Alexei Navalny per il semplice motivo che la storia non ha senso, in molti modi. A mio avviso, questa ĆØ un’operazione di propaganda contro la leadership russa, e i noti legami di Navalny con Stati Uniti, Germania e Regno Unito indicano che sa cosa sta facendo come parte di questa operazione. Gli Stati Uniti vogliono apertamente sostituire Vladimir Putin con un altro Boris Eltsin, un leader debole che consentirebbe alle corporazioni occidentali di prendere il controllo delle risorse naturali della Russia e smantellare il suo potere militare. Navalny ĆØ stato condannato per alcune piccole truffe e non ĆØ stato punito eccessivamente, ma ĆØ un affare russo. Considerando il trattamento riservato a Julian Assange, l’ipocrisia delle potenze occidentali squalifica totalmente la loro tanto pubblicizzata preoccupazione per Navalny.

What is worrying now is Russia, with its street phenomena and the arrest and condemnation of an opponent of Putin, who seems to have a lot of support in the West. Why do you think he returned to Russia, if he openly accused Putin of being the instigator of his poisoning?

DJ. We are in a period of popular discontent all over the world, and no reason Russia should not have its share. The difference is that the United States and its NATO allies are actively involved in supporting opposition to Russia’s elected President, while adding to the confusion by accusing the Russians of doing what they are doing themselves. I do not believe the Western story of Alexei Navalny’s poisoning for the simple reason that the story makes no sense, in many ways. To my mind, this is a propaganda operation against the Russian leadership, and Navalny’s known links to the U.S., Germany and the UK indicate that he knows what he is doing as a part of this operation. The United States blatantly wants to replace Vladimir Putin with another Boris Yeltsin, a weak leader who would enable Western corporations to take control of Russia’s natural resources and dismantle its military power. Navalny has been convicted of some minor swindles and has not been excessively punished – but that is a Russian affair. Considering their treatment of Julian Assange, the hypocrisy of Western powers totally disqualifies their much-publicized concern for Navalny.

Russia e Unione Europea non troveranno mai un accordo? Ho letto che l’UE era interessata ai vaccini di Putin. Mi ero giĆ  posto questa domanda, ma alla luce dei nuovi sviluppi, come vede un post Putin?

DJ. Non vedo abbastanza avanti per un post-Putin. Non solo la Russia, ma il mondo ĆØ fortunato che al Cremlino ci sia un leader ragionevole, data tutta la pericolosa follia dell’Occidente. Con Putin e Lavrov a capo della politica estera russa, i leader statunitensi potrebbero costruire un mondo pacifico. Ma sono economicamente legati al loro complesso militare-industriale e psicologicamente legati al loro ā€œeccezionalismoā€ come ā€œfaro sulla collinaā€. E per questo, hanno bisogno di nemici. CosƬ trascinano con sĆ© i loro servili alleati europei nella fantasia di un’eterna egemonia globale euro-atlantica basata su ā€œvaloriā€ sempre più ridotti a vuoti slogan.
I russofobi strumentalizzano Navalny per cercare di sabotare il Nord Stream 2, cercando scuse moralistiche per antagonismi moralmente riprovevoli. Sarebbe un passo nella giusta direzione per l’UE rompere questa ostilitĆ  artificiale e cooperare con la Russia nella lotta al virus che sta sconvolgendo tutte le nostre vite.

Russia and the European Union will never find an agreement? I read that the EU was interested in Putin’s vaccines. I had already asked this question, but in light of the new developments, how do you see a post-Putin?

DJ. I do not see far enough ahead for a post-Putin. Not only Russia but the world is fortunate that there is a sensible leader in the Kremlin, given all the dangerous insanity in the West. With Putin and Lavrov in charge of Russian foreign policy, U.S. leaders could construct a peaceful world. But they are economically bound to their military-industrial complex and psychologically bound to their ā€œexceptionalismā€ as ā€œthe beacon on the hillā€. And for that, they need enemies. So they drag their subservient European allies along with them in the fantasy of eternal Euro-Atlantic global hegemony based on ā€œvaluesā€ that are increasingly reduced to empty slogans.
The Russophobes instrumentalize Navalny to try to sabotage the Nord Stream 2, seeking moralizing excuses for morally reprehensible antagonisms. It would be a step in the right direction for the EU to break from this artificial hostility and cooperate with Russia in combatting the virus that is disrupting all our lives.

Grazie per la disponibilità, speriamo di aver sensibilizzato i nostri lettori a questi problemi e di aver dato loro una visione più chiara. Come ultima domanda vorrei chiederti quali auspici desideri per il futuro?

DJ. Ho desiderato la stessa cosa per decenni: che gli europei guardassero il mondo da soli e si liberassero dall’occupazione militare statunitense e dall’infatuazione ideologica. Senza il supporto dei satelliti europei per le fantasie globali statunitensi, gli americani avrebbero la possibilitĆ  di sviluppare un atteggiamento realistico nei confronti del mondo.

Thanks for your availability, we hope to have made our readers aware of these issues and have given them a clearer vision. As a last question I would ask you what auspices do you wish for the future?

DJ. I’ve been wishing the same thing for decades: that Europeans would look at the world for themselves and liberate themselves from U.S. military occupation and ideological infatuation. Without the support of European satellites for U.S. global fantasies, Americans would have a chance of developing a realistic attitude toward the world.

Diana Johnstone, 8 February 2021

Quando vivere ĆØ “Tutta una questione di algoritmo” (BrĆØ Edizioni, 2020). Intervista a Luca Bovino a cura di Viviana Filippini

12 febbraio 2021

“Tutta una questione di algoritmo” ĆØ il romanzo di Luca Bovino edito da BrĆØ edizioni. Il protagonista – un avvocato- deve fare un immediato viaggio a Bologna per recuperare una somma. Lui parte, ma non sa che qule viaggio da Bari a Bologna gli cambierĆ  per sempre la vita e lo porterĆ  a mettere in discussione ogni aspetto del suo vissuto. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Come ĆØ nata l’idea del libro? L’idea ĆØ nata dalla volontĆ  di liberarmi di alcuni fantasmi che aleggiavano nella mia testa da diverso tempo.Ā  Ho iniziato dapprima ad immaginare l’episodio centrale del libro, dove il protagonista si trova nella libreria e si imbatte in un libro in cui c’ĆØ scritto qualcosa che lo lascia sbigottito. Dopo, a poco a poco, ho ricostruito un percorso per arrivare, e poi per uscire, da quella situazione. Però, in parte, quanto narrato ĆØ ispirato ad un fatto accadutomi davvero durante un viaggio di lavoro. Lo spunto per un canovaccio romanzesco ce l’avevo davanti ai miei occhi, dovevo soltanto camuffarlo, e rendere il vero verosimile, e il possibile impossibile.

Quanto c’è di lei nel personaggio protagonista? SƬ, c’è tantissimo di me. E forse ĆØ necessario che sia cosƬ. Ogni testo ĆØ idiosincratico, ipersoggettivo. La riprova, diceva Todorov, ĆØ che non potrai mai avere due racconti identici di uno stesso fatto. NĆ© due riassunti uguali di uno stesso testo, come sanno bene gli studenti, loro malgrado. Quindi, in ogni scritto c’è il DNA del suo autore, i suoi tic, le sue devianze, le sue ossessioni. Ad ogni modo, il racconto ha effettivamente un antecedente biografico. Una mattina mi trovai in una libreria, tanto lontano da casa, stanco e spossato da un viaggio di lavoro, e mi imbattei in un libro che aveva un contenuto che mi sembrava originale. Mi partƬ un What if. Provo a spiegarmi con un esempio. Nell’Odissea l’indovino Tiresia diede un oracolo ad Ulisse pieno di immagini assolutamente incomprensibili: c’è un remo, un ventilabro, un popolo che non conosce il sale, e tante altre cose misteriose. Erano delle evidenti allusioni, ma non si capiva bene a cosa. Ero molto deluso del fatto che nessun critico ne parlasse mai, e mi chiedevo perchĆ© l’autore l’avesse lasciata cosƬ vaga. Poi, per caso, in un racconto dell’Aleph di Jorge Luis Borges trovai la spiegazione che Omero aveva dimenticato di dare. Allora non ero stato l’unico a pensarci? Provai una sensazione di felicitĆ  indescrivibile e travolgente. Ecco, quel giorno, in quella libreria, vissi un’esperienza del genere, ma moltiplicata per mille. Più proseguivo nella lettura, più crescevano le mie aspettative, perchĆ© sembrava che lƬ ci fosse l’intero universo delle risposte su cui mi interrogavo da sempre. Fu piacevole quanto straniante: sentivo come se da un momento all’altro potessi trovarci qualcosa di straordinario, ma sapevo che era impossibile. C’era da ridere e da restare seri. Era questo il what if: se esistesse davvero un libro in grado di sconvolgere la vita al suo lettore, quale contenuto potrebbe avere? Ma prima ancora di trovare una risposta mi sono detto: se hai una storia, con un’idea impossibile e verosimile, allora hai un romanzo! Dovevo solo scriverlo. E in effetti, poi, qualcosa ĆØ successo. E sta ancora succedendo.

Il viaggio fisico da Bari a Bologna, può essere visto anche come un viaggio interiore compiuto dal protagonista per la riscoperta del proprio io profondo? Certo, ogni viaggio lo ĆØ. Il mio romanzo ĆØ certamente picaresco. In fondo, ĆØ il racconto di un viaggio, e di frodi, di spostamenti e di illusioni, di movimenti e di immobilismi. E questo tipo di racconto ha metodiche rimaste, più o meno, costanti sin dal Medio Evo. Gli spostamenti a cavallo ora si fanno in automobile o in aereo; non si cerca il Graal ma qualcosa di altrettanto ineffabile; non si combattono i draghi ma mostri ugualmente pericolosi. E poi, una volta in strada, si ha la stessa sensazione di smarrimento del cavaliere errante: la realtĆ  che si immaginava di trovare prima di partire – con i suoi principi, codici, riti, modi – sembra scomparsa.Ā  Ogni viaggio fisico ĆØ anche un viaggio morale, e c’è anche una ragione quantistica su questo. In Helgoland il fisico Carlo Rovelli racconta di come gli atomi restino alterati una volta in contatto con altri atomi, e lo stesso accade anche ai corpi che sono fatti di atomi. Quindi ogni nuova interazione provoca nuova informazione con la particolaritĆ  che ogni tentativo di volgere uno sguardo verso sĆ© stessi fa perdere parte dell’informazione acquisita in precedenza e ne fa acquisire nuova. Ed ĆØ singolare come questa lettura regga benissimo anche dal punto di vista morale. Non accumuliamo conoscenze, le cambiamo sempre. Per questo, ogni volta, ad ogni nuova esperienza ci sembra sempre di non riconoscere più sĆ© stessi. Il punto ĆØ che ogni fisico teorico, ogni scrittore, ogni uomo ha sempre lo stesso problema: cercando di scavare nell’impenetrabilitĆ  di quel ā€œio profondoā€ finisce per non avere argomenti per esprimerlo (altrimenti non sarebbe impenetrabile). E ricorre alle formule, al linguaggio, ai simboli. Ma tutti i simboli lasciano sempre nascosto l’elemento che rappresentano; e allora interagiscono, interfacciano, interloquiscono in sua vece, e lasciando nell’ombra, nel profondo, l’elemento cui alludono. Questa ĆØ la grande lezione, una delle tante, che mi ha provocato la lettura di Luhmann, un titano del nostro tempo, al quale devo molto pur avendo appreso pochissimo, e ricordandolo qui cerco di ripagare in parte questo debito.

Cosa intende per Algoritmo Esistenziale del quale il protagonista deve occuparsi? Un ā€œalgoritmo esistenzialeā€ per me ĆØ soltanto un ossimoro; il titolo che ho dato al libro ĆØ chiaramente un’antifrasi. E la cosa divertente ĆØ che nessun algoritmo potrĆ  mai riconoscerlo: l’ironia ĆØ sempre meta testuale; la prima volta che un computer avrĆ  istruzioni per ridere da solo il mondo finirĆ . In fondo la vita non ĆØ razionale. Non ci sarĆ  mai nessuna equazione, o teoria, a spiegarci come funziona davvero la natura. Sono arrivati ad ammetterlo anche i fisici, dopo aver scoperto (o forse inventato) la teoria dei quanti. Woody Allen disse una volta: se Dio esistesse dovrebbe spiegarmi molte cose; e in effetti ĆØ cosƬ. Però, diciamola tutta, non penso neanche che la realtĆ  sia narrativa; cioĆØ che esista una mano invisibile a distribuire premi e lieti finali. Mi piacciono i romanzi proprio perchĆ© sono romanzi. Ma non ci credo. La razionalitĆ  e la narrativitĆ  sono soltanto le proprietĆ  dei nostri emisferi cerebrali. Certo, guardiamo il mondo attraverso loro. Ma appartengono a noi, non al mondo. Ma c’è anche un’altra riflessione da fare. C’è stato un altro grande pensatore italiano, Emanuele Severino, che aveva ricordato come la cifra del nostro tempo sia la vittoria della tecnica. CioĆØ della capacitĆ  quasi irreversibile dei mezzi di diventare scopi. Il sistema sociale che oggi domina non ĆØ il capitalismo o la democrazia o altro, ma ĆØ la tecnica: la tendenza di qualsiasi sistema a predisporre mezzi che amplifichino altri mezzi che a loro volta amplifichino altri mezzi che dovrebbero in teoria raggiungere scopi, ma che questa continua amplificazione fa allontanare sempre più. Fino diventare degli scopi solo teorici. L’informatica, a pensarci bene, ha avuto questa evoluzione: i sistemi telematici sono costruiti per migliorare innanzitutto se stessi, e solo accidentalmente per migliorare il tenore di vita delle persone. Eppure era per quello che furono concepiti. Ma lo stesso vale per la politica, per l’economia, per il diritto. Ogni sistema riproduce innanzitutto gli elementi che riguardano se stesso, sono principalmente autopoietici (come ricordava sempre Luhmann) e forse autopoetici (come ricordava Baumann, a proposito della visione di Luhmann) e spostano sempre più al loro esterno i fini, sostituendo i mezzi con altri mezzi. La tecnica non ĆØ la serva, ma la padrona del nostro mondo. E la tecnica si esprime attraverso gli algoritmi.

Lei ĆØ avvocato come ĆØ stato scrivere un romanzo? ƈ stato un po’ come sentirsi allo stesso tempo il narcotrafficante e l’agente antidroga, per usare una felice battuta di David Foster Wallace. L’avvocato ha sempre il panico di essere frainteso, per questo si appoggia ai luoghi comuni del suo gergo: per non farsi scoprire. In fondo nel settore giuridico c’è giĆ  un testo (che ĆØ la legge) e c’è giĆ  un lettore ufficiale (che ĆØ il giudice). Quindi lui deve interpretare l’interpretazione, e cerca di farlo in punta di piedi, nel modo meno originale possibile, per non dare l’impressione di essere un usurpatore. Il linguaggio letterario, invece, ĆØ creativo; il testo non c’è: lo realizza lo scrittore, con la collaborazione del lettore. Scrittore e lettore sono un’associazione a delinquere finalizzata alla creazione di falsi. Umberto Eco l’aveva detto bene: tra quei due c’è un patto illecito: uno fa finta di scrivere la veritĆ , l’altro fa finta di crederci. E si divertono frodandosi a vicenda. I poeti sono strane creature, ogni volta che parlano ĆØ una truffa, cantava De AndrĆØ (che era sia poeta che musicista, e quindi doppiamente illecito). E poi la scrittura non ha vere e proprie regole: si possono usare licenze lessicali, abolire la sintassi, invertire sequenze temporali, alterare la logica. Tutto può andare bene per rendere un’immagine con le parole. Forse la vera incompatibilitĆ  la vedrei tra la poesia e la matematica, più che tra questa e la filosofia. Solo due persone nella storia dell’umanitĆ  hanno scritto opere matematiche in forma di poesia: Omar Khayyann e Giordano Bruno. Eccezioni irripetibili. Qui, la regola ĆØ che non ci sono regole: per questo le metafore vanno continuamente aggiornate. Ecco, se dovessi fare un paragone tra il linguaggio giuridico e quello letterario, direi che i loro discorsi hanno mire invertite, e retoriche speculari. Lo scrittore può anche giocare con i ragionamenti, ma vuole provocare un’emozione. Mentre l’avvocato potrĆ  anche giocare le emozioni, ma vuole provocare un ragionamento.

Tutta una questione di algoritmo”, può essere visto come un romanzo di formazione, dove il protagonista anche se adulto ĆØ chiamato a trovare un nuovo sĆ©? La domanda tocca un punto nevralgico. Ogni romanzo ĆØ la storia di una quiete infranta, che un protagonista dovrĆ  ripristinare. E se ci riesce, di solito, diventa un eroe. PerchĆ© grazie a lui la vicenda collettiva riconquista l’equilibrio che aveva perduto. Qualcuno ha detto che la vicenda collettiva ĆØ di solito circolare, mentre quella individuale ĆØ lineare. Il meccanismo era giĆ  stato studiato nei primi anni del Novecento da Propp nella sua Morfologia della fiaba, a proposito dei racconti popolari. Il protagonista elimina la minaccia del regno e diventa principe. Però non sempre gli va bene. Il cambio di status potrebbe anche diventare una pena. La riconquista del paradiso perduto talvolta esige il sacrificio di un messia. Gli studi di Propp si rivelarono un’autentica miniera d’oro. Cinquant’anni dopo gli strutturalisti francesi provarono ad applicare i suoi studi al romanzo, non sempre con risultati efficaci. Anche in Italia ci sono stati lavori importanti sul tema. Ricordo Gianni Rodari e la sua Grammatica della fantasia, secondo cui il romanzo sarebbe un’allegoria dell’adolescenza: dopo aver attraversato il bosco dell’infanzia, nessuno riesce a tornare bambino. E, in effetti, anche nel mio racconto, ad un certo punto, c’è un bosco e un bambino che lo attraversa tornandone cambiato. ƈ una citazione, neanche troppo velata, a questo compianto autore, che oggi avrebbe compiuto cento anni. Nell’ultimo capitolo di Se una notte di inverno un viaggiatore anche Italo Calvino si interrogava su un’altra intuizione del russo: tutti i romanzi potrebbero delle variazioni sul tema di un unico racconto primordiale? Chi può dirlo. Il romanzo ĆØ comunque una reazione simbolica all’ineluttabilitĆ  dell’entropia. E da questo punto di vista, forse, potrebbe essere formativo.

Se dovessero fare un film chi vedrebbe nella parte del protagonista? Domanda imbarazzante. Dovrebbe essere un soggetto riflessivo, ma anche impulsivo; intraprendente ma anche pigro; determinato ma anche indolente; moderatamente intellettuale però anche molto screanzato; energico ma anche nevrastenico. Non riesco a vedere un attore italiano che oggi riesca a dare voce a tutte queste contraddizioni. Certo, per caritĆ , oggi ci sono attori bravissimi in Italia, ma forse sono un po’ troppo caratterizzati (diciamo che ĆØ difficile trovare qualcuno che riesca a non fare sempre la stessa espressione col viso). Io vedrei bene un attore che riesca a trovarsi a suo agio in un’atmosfera iberica, piena di elementi grotteschi e stranianti, uno dei tanti che recitavano per i film di Bunuel, o per Kubrik. Però la domanda ĆØ anche cattivella, l’attore ĆØ la maschera che sceglie il regista in base a come lui legge il testo, in base alle tensioni e alle pertinenze che lui avrebbe individuato come essenziali nel racconto. Dire ad un regista quale attore dovrebbe scegliere ĆØ come dire ad un lettore il modo con cui dovrebbe leggere un romanzo. Un romanzo si legge proprio perchĆ© ha moltissimi livelli di fruizione e ognuno più scegliere quale gli aggradi. ƈ come portare un bambino ad un negozio di caramelle e poi scegliere al suo posto quali dovrĆ  mangiare. O scegliere al posto di un allenatore i giocatori che dovrebbe far scendere in campo. Certo, potrĆ  essere molto educativo, molto funzionale, molto pragmatico. Ma ĆØ la morte della poesia, della fantasia, del gioco. E forse ĆØ anche per questo che il cinema ĆØ attualmente in crisi, almeno quasi quanto la nostra nazionale: le scelte le fanno gli altri, e non ci si diverte più.

:: Un’intervista con Amalia Frontali & Rebecca Quasi, autrici di “Centro”

7 febbraio 2021

Benvenute su Liberi di scrivere, siete le vincitrici dell’undicesima edizione del Liberi di Scrivere Award, che negli anni mi ha sempre dato grandi soddisfazioni e fatto conoscere libri interessanti magari anche non molto noti. Il mio premio ĆØ nato per questo, per dare visibilitĆ  ad autori e autrici meritevoli, per cui sono felice che siate qui. Parlateci di voi, dei vostri studi, del vostro lavoro, della vostra infanzia.

R: Sono una signora di mezza etĆ , di vero lavoro faccio la maestra di scuola primaria e, durante la mia infanzia, ho avuto il privilegio di crescere con un nonno che ha fatto della narrazione il nostro principale sistema di comunicazione.

A: Ho la stessa etĆ  di Rebecca (ma mi rifiuto di dichiarare che sia mezza etĆ ), e ho avuto un’infanzia fantastica, immersa nei libri, visto che entrambi i miei genitori erano lettori fortissimi. Lavoro in ufficio, in ambito informatico, un lavoro con poca poesia, che però ha il gran pregio di non essere affatto noioso.

C’è da dire che comunque il vostro libro ā€œCentroā€ ĆØ anche stato finalista al Premio Letterario Amazon Storyteller. Raccontateci come ĆØ andata.

R: Quando abbiamo terminato ā€œCentroā€ casualmente erano aperte le candidature a Storyteller. ā€œChe facciamo, partecipiamo?ā€ ci siamo dette. PerchĆ© no? Lo abbiamo iscritto e non sappiamo bene com’è che ĆØ arrivato in finale.
E’ un romanzo che non appartiene, a mio parere, a una categoria precisa. l’accanimento nel definire ā€˜i sintomi’ dei vari generi e categorie mi lascia sempre molto perplessa. Mi piace pensare che ā€œCentroā€ sia piaciuto perchĆ© appunto ĆØ difficile collocarlo con precisione.

A: L’emozione prevalente nello scoprire che era arrivato in finale ĆØ stata lo stupore. E’ un romanzo particolare, non ci aspettavamo davvero che attirasse l’attenzione. L’esperienza Storyteller nel complesso ĆØ stata molto divertente.

ā€œCentroā€ ĆØ il primo libro che scrivete insieme? Come ĆØ nata questa collaborazione artistica?

R: A costo di sembrare ripetitiva, anche questo ĆØ accaduto per caso.
Ho amato moltissimo la saga epistolare che Amalia ha scritto a quattro mani con Amaryllis. La Saga della Sposa in 4 volumi, ha abitato la mia fantasia durante l’estate del 2019.
Quando Amalia mi ha proposto di scrivere qualcosa insieme, cosa che non avevo mai fatto, mi sono sentita lusingata ma anche impaurita, tuttavia, poichĆØ il nostro motto ĆØ ā€œvediamo come vieneā€, ho ritenuto di poter rischiare.

A: Be’ non proprio ā€œper casoā€. Dopo la lettura di ā€œDita come farfalleā€, uno dei romance regency di Rebecca, mi ero ripromessa di conoscere l’autrice, tanto lo avevo apprezzato (il che non ĆØ frequente, sono un po’ sofistica sulle ambientazioni nella reggenza). Amo scrivere a quattro mani, la considero un’esperienza stupenda di condivisione, cosƬ quando alla fine ci siamo conosciute (si scrive conoscere e si legge abbordare online) le ho proposto un tentativo. Per lei era un salto nel vuoto, ma ho scoperto che Rebecca ĆØ una che ha il coraggio di saltare.

ƈ un testo autoprodotto, vero? Avete ricevuto anche proposte editoriali tradizionali da editori? C’è qualcuno che volete ringraziare, che vi ha fatte incontrare?

R: Il libro ĆØ autoprodotto. Al momento non abbiamo ricevuto nessuna proposta da editori tradizionali. Il nostro incontro ĆØ avvenuto tramite i nostri libri, ci siamo lette a vicenda e ci siamo piaciute, prima come autrici e poi come persone.

A: Va detto che il self-publishing ĆØ uno strumento che entrambe amiamo molto. E’ perfetto per la scrittura amatoriale, perchĆ© consente di arrivare alla pubblicazione senza dover rendere conto a nessuno di tempi, modi, scelte. Questa ĆØ esattamente la filosofia con cui collaboriamo: divertirci senza nessun vincolo.

Avete ricevuto proposte di tradurlo in qualche lingua straniera? Avete progetti in merito?

R: Al momento non ci ĆØ stata fatta nessuna proposta per la traduzione del romanzo, devo dire che l’idea, però mi piacerebbe moltissimo, cosƬ come mi piacerebbe che diventasse un audiolibro.

A: Mi associo. A dire il vero mi piacerebbe anche moltissimo vederlo trasposto sullo schermo.

Di cosa parla il vostro libro? Quali sono i personaggi principali?

A: ā€œCentroā€ parla di due atleti, uno schermidore e un’arciera, che gareggiano alle Olimpiadi di Londra del 1908, dove si conoscono e si innamorano, con la consapevolezza che la loro avventura debba in breve tempo terminare con una separazione. Il destino li farĆ  rincontrare sei anni dopo, in una Vienna alle soglie della guerra, dove tutti i nodi verranno al pettine.

R: ā€œAccordiā€, il nostro nuovo romanzo, che uscirĆ  il mese prossimo, racconta la storia di un matrimonio aristocratico nell’alta nobiltĆ , contratto secondo le consuetudini dell’epoca ma che le circostanze e i ā€˜contraenti’ muteranno in una storia d’amore. I protagonisti di ā€œAccordiā€ sono personaggi secondari in ā€œCentroā€.

Come vi siete documentate nella stesura? Ci sono parti tratte dalla realtĆ ? Essendo un romanzo storico so che avete fatto molte ricerche, ma in alcuni punti avete come dire preso delle licenze poetiche, non ĆØ vero?

A: In molti punti, direi che ĆØ pieno di licenze. Abbiamo cercato di ricostruire più che altro le atmosfere della belle epoque, sospese su un mondo in equilibrio instabile fra la tradizione e la modernitĆ . Anche i personaggi incarnano questo contrasto, con il rispettivo vissuto. La parte storica legata alle Olimpiadi (che sono molto ben documentate anche online) ĆØ piuttosto fedele per quanto riguarda luoghi, tempi e modi, ma i personaggi storici li abbiamo ā€œpresi in prestitoā€ offrendo loro destini più clementi di quelli che la storia gli ha riservato. Anche per questo abbiamo inserito un paragrafo di note storiche e di scuse ai personaggi, per le libertĆ  che ci siamo concesse.
Per la cornice storica abbiamo più che altro giocato sui piccoli dettagli, per cercare di trasmettere in modo realistico l’ambientazione.
In che genere può essere collocato? Ne segue le regole principali, o ĆØ innovativo e un po’ si discosta?

R: Non credo che ā€œCentroā€ sia ligio alle regole di collocamento. E’ rosa, ma non rosa rosa. E’ storico ed ĆØ anche uno sport-romance. E’ sicuramente una storia d’amore e ha l’intento di mostrare come eventi che non possiamo controllare, influenzino la vita delle persone.

Che accoglienza avete avuto dalle lettrici e dai lettori? E dalle blogger e dalla stampa?

R: In generale l’accoglienza ĆØ stata positiva. Come ĆØ naturale qualcuno non ha apprezzato il romanzo, alcune critiche le ho trovate molto pertinenti e costruttive. Personalmente sono molto grata a ā€œCentroā€, scrivere con un’altra persona, avere un confronto continuo su trama, personaggi, dettagli e sfumature, l’ho trovato molto formativo. E’ assai diverso discutere di una storia ā€˜strada facendo’ rispetto ad avere un confronto finale con beta readers, editor e blogger.

A: Se parliamo di numeri, non ĆØ un romanzo che abbia scalato le classifiche, forse anche a causa della sua atipicitĆ , come si diceva. Ha però ricevuto diversi riscontri positivi, ottime critiche costruttive e soprattutto ci ha permesso di conoscerci, divertirci e far sbocciare un’amicizia, risultato che personalmente considero impagabile.

Quali sono i vostri autori preferiti? Che genere di libri amate di più leggere?

R: Leggo di tutto a parte l’horror. Tra i miei autori preferiti ci sono J. Austen, A. Trollope, E. Wharton, E. Von Arnim. Tra i contemporanei A. Tyler.

A: Sono piuttosto eclettica, l’unico tipo di romanzi che non leggo sono quelli sulle malattie e la disabilitĆ , tipo cancer books e ho qualche riserva sullo spionaggio. Tra i miei autori preferiti posso citare Austen, Wharton, Zweig, Durrenmatt. Più recenti McMaster, McEwan, Ng.

Infine, ringraziandovi della disponibilitĆ , l’ultima domanda. State lavorando a un nuovo romanzo? Quali sono i vostri programmi per il futuro?

R: Non abbiamo materialmente iniziato nulla di nuovo, ma abbiamo diverse idee in cantiere. Senz’altro completeremo la serie ā€œBelle Epoqueā€ con un terzo romanzo che narrerĆ  le vicende di Ernest, comparso in ā€œCentroā€.

A: L’unica certezza ĆØ che non abbiamo nessuna intenzione di interrompere la collaborazione, ci siamo divertite troppo.

:: Un’intervista con John Woods autore di Lady Chevy, a cura di Fabio Orrico

5 febbraio 2021

Ho trovato impressionante leggere Lady Chevy due settimane dopo gli incidenti di Capitol Hill. Cosa ne pensi di quello che ĆØ successo?

Grazie. Penso che LADY CHEVY sia un romanzo importante per il nostro momento attuale negli Stati Uniti. In molti modi, aiuta a illustrare come siamo arrivati ​​a questo punto.
Sono profondamente addolorato per l’assalto al nostro Campidoglio, ma non sono affatto sorpreso. Durante l’era Bush/Cheney, sono diventato un pessimista apolitico. Ho lasciato andare molti miti americani. Per anni ho sentito che siamo una nazione in crisi sociale, economica, ambientale e politica. Le nostre istituzioni si sono guadagnate la nostra sfiducia. La pandemia ha acuito tutte queste tensioni, ha rivelato la terribile fragilitĆ  del nostro sistema. Nonostante le differenze, credo che molti americani di ogni provenienza stiano soffrendo e condividiamo la stessa paura di un futuro incerto. Ma la rabbia che divide sembra essere l’emozione dominante e infestante. I legami civili si stanno erodendo. L’empatia sta morendo. Venendo dall’Appalachian Ohio, ĆØ mia percezione che Trump abbia attinto a un sottoinsieme di questo dolore e paura, abbia manipolato questa rabbia e poi l’abbia usata come arma contro i valori democratici. L’attacco al nostro Campidoglio incarna questo.
Cerco di essere fiducioso, ma rimango sopraffatto dalla paura per il futuro dell’America.

I found it impressive to read Lady Chevy two weeks after the Capitol Hill incidents. What do you think about what happened?

Thank you. I feel LADY CHEVY is a relevant novel for our current moment in The United States. In many ways, it helps illustrate how we reached this point.
I am deeply saddened by the assault on our Capitol, but I am not at all surprised. During the Bush / Cheney era, I became an apolitical pessimist. I let go of many American myths. For years, I have felt we are a nation in social, economic, environmental, and political crisis. Our institutions have earned our distrust. The pandemic has heightened all of these tensions, revealed the dire fragility of our system. Despite any differences, I believe many Americans of all backgrounds are hurting, and we share the same fear of an uncertain future. But divisive anger seems to be the dominant, festering emotion. Civil bonds are becoming untethered. Empathy is dying. Coming from Appalachian Ohio, it is my perception that Trump tapped into a subset of this pain and fear, manipulated this anger, and then weaponized it against democratic values. The attack on our Capitol epitomizes this.
I try to be hopeful, but I remain overcome with dread for America’s future.

Vedi Tom, lo zio di Amy, irrompere in Campidoglio, insieme agli altri rivoltosi? Avrebbe interpretato l’azione come il segnale di qualcosa che sta per iniziare o avrebbe prevalso il suo estremo individualismo?

Penso che Tom sosterrebbe i sentimenti dei rivoltosi, ma mi ĆØ difficile immaginarlo lƬ, mentre prende parte a un caotico tentativo di prendere il potere per conto di Trump. Mi piace sperare che la bontĆ  in lui possa prevalere e che non si farebbe mai coinvolgere nella violenza politica. Ma temo anche che se persone come Tom si coordinassero seriamente con forze di polizia e militari che la pensano allo stesso modo, i risultati avrebbero un successo disastroso. Penso che Tom interpreterebbe quanto accaduto al Campidoglio come un atto di nazionalismo bianco, e lo vedrebbe come un’ulteriore prova che l’esperimento democratico americano sta fallendo. Indipendentemente dalla sua partecipazione, avrebbe visto l’attacco al Campidoglio come un segno di ulteriori violenze a venire. Come dice ad Amy, “Questo impero sta crollando”.

Do you see Tom, Amy’s uncle, breaking into the Capitol, along with the other rioters? Would he have interpreted the action as the signal of something that is about to begin or would his extreme individualism prevail?

I think Tom would support the sentiments of the rioters, but I have a hard time picturing him there, taking part in a chaotic attempt to seize power on Trump’s behalf. I like to hope the goodness in him would prevail, and he would never engage in political violence. But I also fear that if people like Tom were to seriously coordinate with like-minded police and military forces, the results would be disastrously successful. I think Tom would interpret what happened at the Capitol as an act of white nationalism, and he would see it as further proof that America’s democratic experiment is failing. Regardless of his participation, he would see the attack on the Capitol as a sign of more violence to come. As he tells Amy, ā€œThis empire is collapsing.ā€

Consideri il tuo romanzo un noir? Mi sembra che si discosti molto velocemente dal genere, utilizzando alcuni codici linguistici ma in funzione di una definizione più precisa dei personaggi.

Penso che la mia scrittura sia difficile da classificare, al di fuori del termine poco chiaro “narrativa letteraria”. Ma mi piace lavorare all’interno delle forme del genere, sovvertendo aspettative e tropi confortevoli. Per me, LADY CHEVY esiste all’incrocio tra i generi Noir e Horror.

Do you consider your novel a noir? It seems to me that it diverges very quickly from the genre, using some linguistic codes but in function of a more precise definition of the characters.

I think my writing is difficult to categorize, outside the unclear term ā€œLiterary Fiction.ā€ But I enjoy working within the forms of genre, while subverting comfortable expectations and tropes. For me, LADY CHEVY exists at the intersection of the Noir and Horror genres.

Ho trovato straordinario il capitolo verso la fine in cui Amy fa jogging ed elenca lo spargimento di sangue della contea. Una piccola, martellante poesia in prosa all’interno del romanzo. Sei anche un lettore di poesie?

Grazie. Questo ĆØ anche uno dei miei capitoli preferiti. Amo la poesia. Come lettore, spesso non faccio distinzione tra prosa e poesia. Le forme sono, ovviamente, diverse, ma il mio apprezzamento per la lingua ĆØ lo stesso. Apprezzo il potere del linguaggio di creare immagini belle e orribili, sentimenti astratti, ritmi misteriosi e simboli subliminali. Per me, la buona prosa ĆØ poesia.

I found extraordinary the chapter near the end in which Amy jogs and lists the bloodshed of the county. A small, pounding prose poem within the novel. Are you also a poetry reader?

Thank you. That is one of my favorite chapters as well. I love poetry. As a reader, I often make no distinction between prose and poetry. The forms are, of course, different, but my appreciation for the language is the same. I value the power of language to create beautiful and horrific images, abstract feelings, mysterious rhythms, and subliminal symbols. For me, good prose is poetry.

È stato difficile gestire la voce in prima persona di una ragazza di 18 anni? Il risultato mi è sembrato molto naturale e coeso.

C’erano aspetti che erano impegnativi e ho cercato di farli bene, ma non ho trovato difficoltĆ . La voce di Amy mi ĆØ sembrata molto naturale. La mia narrativa coinvolge molti personaggi e narratori diversi, uomini, donne e bambini. La prima persona ĆØ una cosa speciale. Prima di scrivere in prima persona, una voce deve venire da me, e poi devo abitare lo spazio mentale e il linguaggio di quella voce distinta. Può sembrare strano, ma ĆØ vero. Ascolto le voci. Queste voci, ovviamente, sono influenzate da persone che conosco. E le donne nella mia vita sono sempre state forti. E sono sempre state forti alle loro condizioni, senza aderire a nessuna convenzione sociale di questo o quello. Sono i loro sĆ© autentici e non si scusano. Sono sopravvissute.

Was it difficult to manage the first person voice of an 18-year-old girl? The result seemed to me highly natural and cohesive.

There were aspects that were challenging, and I strived to get them right, but I did not find it difficult. Amy’s voice felt very natural to me. My fiction involves many different characters and narrators, men and women and children. First person is a special thing. Before writing in first person, a voice must come to me, and then I must inhabit the mental space and language of that distinct voice. That may sound odd, but it’s true. I listen to the voices. These voices, of course, are influenced by people I know. And the women in my life have always been strong. And they have always been strong on their own terms, without adhering to any societal conventions of this or that. They are their own authentic selves and make no apologies. They are survivors.

Il tuo modo di costruire i personaggi ĆØ molto convincente: permetti loro di essere contraddittori e quindi più autentici. Amy ĆØ l’esempio perfetto. Vorrei sapere quanto – se non del tutto – pensi abbia sentito l’influenza di Tom e Hastings, i suoi padri surrogati, nelle sue scelte più estreme.

Mi piacciono i personaggi complessi e interessanti, tormentati da incongruenze. Penso che le ideologie e i sistemi di credenze posseggano le persone e corrompano le loro vere identitĆ . In un ambiente tossico, le orribili visioni del mondo possono diventare attraenti e responsabilizzanti. Per molti versi LADY CHEVY parla del potere insidioso di queste influenze. Questa ĆØ la dinamica tra Tom e Amy. La loro relazione ĆØ una forma insolita di influenza, perchĆ© non sono sicuro nemmeno che la trasmissione stia avvenendo. Amy non ĆØ razzista, ma ĆØ negativamente influenzato dall’idea di Tom che ā€œla forza ĆØ dirittoā€. Tom alla fine arriva a capirlo. Ma ĆØ troppo tardi.
Hastings ĆØ perso di fronte a queste forze e credo che alla fine influenzi molto Amy.

Your way of building the characters is very convincing: you allow them to be contradictory and therefore more authentic. Amy is the perfect example. I would like to know on how much – if at all – you think she felt the influence of Tom and Hastings, her surrogate fathers, in her more extreme choices.

I enjoy complex and interesting characters, tormented with incongruities. I think ideologies and belief systems possess people and corrupt their true identities. In a toxic environment, horrific worldviews can become attractive and empowering. In many ways LADY CHEVY is about the insidious power of these influences. This is the dynamic between Tom and Amy. Their relationship is an unusual form of influence, because I am not certain either knows transmission is happening. Amy is not a racist, but she is negatively affected by Tom’s greater ā€œmight makes rightā€ ethos. Tom eventually comes to understand this. But it is too late.
Hastings has lost himself to these forces, and I feel he influences Amy greatly in the end.

Quanto è importante il paesaggio (e più in generale i luoghi) nella tua narrazione? Anche se non ti soffermi sulle descrizioni, infatti, riesci a trasmettere molto bene la fisionomia delle ambientazioni.

Catturare il tono di un paesaggio o di un’ambientazione ĆØ molto importante per me. Credo fermamente nel potere che l’ambiente esercita sull’individuo. La creazione di un’atmosfera determina una narrazione. Per quanto riguarda le descrizioni, voglio sempre fornire dettagli sensuali senza essere troppo specifici e concreti, in modo che il lettore possa immaginare le proprie scene. Anche questo ĆØ molto importante per me, quell’intimo legame tra il linguaggio e l’immaginazione e il modo in cui i lettori diventano partecipanti attivi nella creazione di mondi. ƈ una cosa bellissima, ed ĆØ il potere distinto della lettura che le arti visive non possono replicare.

How important is the landscape (and more generally the locations) in your narrative? Even if you do not dwell on descriptions, in fact, you manage to convey the physiognomy of the settings very well.

Capturing the tone of a landscape or setting is very important to me. I strongly believe in the power environment has over the individual. The creation of an atmosphere determines a narrative. As for descriptions, I always want to provide sensuous details without being too specific and concrete, so the reader can envision their own images. This is also very important to me, that intimate link between language and the imagination, and how readers become active participants in the creation of worlds. It’s a beautiful thing, and it is the distinct power of reading that the visual arts cannot replicate.

Che rapporto hai con le serie televisive? Te lo chiedo perchĆ© molti giovani autori sembrano esserne un po ‘ossessionati, spesso esagerando, dal mio punto di vista, con colpi di scena e cliffhanger. In Lady Chevy, l’uso del twist ĆØ frugale e quindi potente, non volto a sorprendere ma piuttosto a rappresentare un’ideologia, un’irrazionalitĆ  sottostante della vita, una natura imponderabile del mondo.

Mi piacciono alcune serie televisive, ma ĆØ difficile trovare quelle che mi lasciano veramente soddisfatto. Mi piacciono i colpi di scena e gli stravaganti, ma devono essere fatti bene, guadagnati, radicati nel carattere autentico piuttosto che nella trama fabbricata.
Volevo che i colpi di scena in LADY CHEVY fossero rari, ma colpissero forte, essere più inquietante che sorprendente. ƈ cosƬ che un’opera d’arte risuona con me; crea un’impressione inquietante e misteriosa. Questo ĆØ difficile da trovare in televisione, perchĆ© il mezzo spesso sembra richiedere una risoluzione univoca. E questo potrebbe essere ciò che la maggior parte del pubblico desidera. Ma questo va contro le mie intuizioni e interessi.
Mi piace la frase “la natura imponderabile del mondo” e sono felice che tu l’abbia intuito nel racconto.

What relationship do you have with television series? I ask you because many young authors seem to be a little obsessed with it, often exaggerating, from my point of view, with twists and cliffhangers. In Lady Chevy, the use of the twist is frugal and therefore powerful, not aimed at surprising but rather at representing an ideology, an underlying irrationality of life, an imponderable nature of the world.

I enjoy some television series, but it is hard to find ones that leave me truly satisfied. I do enjoy twists and cliffhangers, but they must be done well, earned, rooted in authentic character rather than manufactured plot.
I wanted the twists in LADY CHEVY to be sparse, but to hit hard, be more disturbing than surprising. This is how a work of art resonates with me; it creates an unsettling and mysterious impression. This is difficult to find in television, because the medium often seems to demand unambiguous resolution. And this may be what most audiences want. But this goes against my intuitions and interests.
I enjoy the phrase ā€œimponderable nature of the world,ā€ and I’m happy you sensed this in the narrative.

Vorrei che dicessi qualcosa su Nonno Shoemaker. Ho avuto l’impressione che, raccontandolo in modo impressionistico e studiatamente incompleto, finisse per incarnare il cuore dell’oscuritĆ  del romanzo, la sua scatola nera.

Apprezzo molto questa osservazione. La presenza violenta di Barton Shoemaker mette in ombra la famiglia di Amy, in particolare sua madre. ƈ l’influenza più oscura nella vita di Amy. E la visione del mondo che incarna, infesta e corrompe la cittĆ  stessa.

I would like you to say something about Grandpa Shoemaker. I had the impression that, by telling about him in an impressionistic and studiously incomplete way, he ended up embodying the novel’s heart of darkness, its black box.

I really appreciate this observation. Barton Shoemaker’s violent presence overshadows Amy’s family, particularly her mom. He is the darkest influence in Amy’s life. And the worldview he embodies haunts and corrupts the town itself.

Infine, vorrei che ci dicessi qualcosa sui tuoi gusti letterari, scrittori e libri che ami.

Sono un figlio letterario dell’orrore. Senza un’attrazione iniziale per le storie dell’orrore, dubito che sarei un avido lettore o scrittore. Stephen King, Anne Rice e Edgar Allan Poe furono le mie prime influenze. Il signore delle mosche di William Golding ĆØ stato un punto di svolta per me; ha fuso l’orrore con la realtĆ  e rimane il romanzo più formativo della mia vita. E cosƬ, mentre i miei gusti si allargavano alla narrativa letteraria, sono sempre stato attratto dalle opere più oscure. Apprezzo l’arte che ĆØ disposta ad andare in luoghi molto oscuri per raccontare le storie tragiche che devono essere raccontate e gestisce quel contenuto in modo responsabile e significativo. Alcuni dei miei autori preferiti provengono dalla tradizione “The Southern Gothic”: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash e Tom Franklin, seguiti dagli autori dell’Ohio Toni Morrison e Donald Ray Pollock. Amo anche le opere di Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck e Raymond Carver.
Come scrittore, sento la maggiore affinitĆ  con Cormac McCarthy e Sylvia Plath. Penso che stiamo scrivendo da posti simili. Hanno sbloccato il potere del linguaggio in me, mi hanno aiutato a scoprire la mia voce.

Finally, I’d like you to tell us something about your literary tastes, writers and books you love.

I am a literary child of Horror. Without an early attraction to Horror stories, I doubt I would be an avid reader, or writer. Stephen King, Anne Rice, and Edgar Allan Poe were my earliest influences. William Golding’s Lord of the Flies was a turning point for me; it fused horror with reality, and it remains the most formative novel in my life. And so, as my tastes broadened into Literary Fiction, I was always drawn to the darker works. I appreciate art that is willing to go to very dark places to tell the tragic stories that need to be told, and handles that content in a responsible, meaningful way. Some of my favorite authors come from ā€œThe Southern Gothicā€ tradition: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash, and Tom Franklin, followed by Ohio authors Toni Morrison and Donald Ray Pollock. I also love the works of Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck, and Raymond Carver.
As a writer, I feel the strongest kinship with Cormac McCarthy and Sylvia Plath. I think we are writing from similar places. They unlocked the power of language in me, helped me discover my own voice.

Traduzione a cura di Davide Mana.

:: Review Party: Venezia Enigma di Alex Connor (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

3 febbraio 2021

Venezia, XVI secolo. Dopo un disperato tentativo fallito di assassinare il suo aguzzino, Marco Gianetti fugge con la sua amante, Tita Boldini. Angosciato dai crimini che pesano sulla sua coscienza, in cerca di redenzione si ĆØ rivolto all’enigmatico olandese Nathaniel der Witt. Ma der Witt brama vendetta: ĆØ giunto a Venezia per indagare su una serie di brutali omicidi che hanno sconvolto la cittĆ ; omicidi legati ai famigerati Lupi di Venezia, ai quali non perdona l’assassinio di sua figlia. Con il suo nuovo alleato, sotto la minaccia dello spietato Pietro Aretino, der Witt inizia la sua ricerca. Mentre a uno a uno i Lupi cominciano a essere scoperti, Marco Gianetti crede di aver trovato finalmente la pace. Ma la vita di qualcuno che gli ĆØ molto vicino potrebbe essere in grave pericolo e una spia un tempo fedele ad Aretino, Adamo Baptista, minaccia di svelare i segreti di Marco: la Serenissima ĆØ sempre più un luogo sinistro e la sete di sangue dei Lupi di Venezia non ĆØ ancora placata… 

Se amate i thriller a tinte forti ambientati nel mondo dell’arte certamente conoscerete Alex Connor, la scrittrice e artista inglese molto amata anche qui da noi, da alcuni ritenuta la Dan Brown donna, sebbene sia caratterizzata da uno stile molto particolare e personale che forse si discosta dal Re del romanzo avventuroso-esoterico. Il suo stile ĆØ infatti sensuale, immaginifico, sanguigno, a tratti selvaggio come il passato che fa rivivere nei suoi romanzi.  Poi indaga sulle luci e sulle ombre del passato della nostra penisola, che ama molto.

Ama l’Italia, la sua storia e il suo patrimonio artistico e li valorizza nei suoi romanzi più di molti italiani, in un certo senso. Grande ĆØ la sua sensibilitĆ  nel descrivere la bellezza e il fascino di un mondo perduto, ai più sconosciuto. Sebbene non ne nasconda affatto le miserie e le abiezioni soprattutto dei ricchi e dei potenti, e degli uomini e le donne al loro servizio.

In Venezia Enigma ci porta in una Venezia macchiata da una scia di sangue, molti delitti vengono commessi da dei misteriosi assassini denominati I lupi di Venezia, di cui nessuno conosce l’identitĆ .

Bakita faticava a comprendere. Ā«Ma qual ĆØ l’obiettivo di questi Lupi? Vogliono soltanto uccidere?Ā»
Ā«E chi lo saĀ», rispose Caterina. Ā«Potere, sangue, concupiscenza, il totale controllo sulla vita e la morte? Venezia ĆØ famosa per offrire ogni genere di piacere e depravazione. Forse questi massacri sono soltanto l’ennesima aberrazione in una cittĆ  giĆ  abbastanza dissolutaĀ»

E poi c’ĆØ lui Pietro Aretino un villain all’ennesima potenza, come in ogni thriller che si rispetti, emblema del male che può nascondersi anche dietro un uomo di ingegno, e forse per questo ancora più letale. A lui si contrappongono Marco Gianetti, capo di una delle famiglie più ricche della cittĆ , uomo tormentato e in cerca di redenzione, alleato dell’ enigmatico olandese Nathaniel der Witt, nella cittĆ  lagunare per maturare la sua vendetta. Strana coppia di eroi che troveranno la chiave di questo mistero? A voi toccherĆ  scoprirlo leggendo il libro che vi garantisco non vi darĆ  il tempo di annoiarvi.

Una storia di vendetta, potere, sangue in uno scenario sfarzoso in cui la corruzione convive con il lusso e lo splendore di un mondo in bilico tra Occidente e Oriente, crocevia di commerci, idee, e passioni.

Traduzione di Tessa Bernardi.

Per l’occasione ho voluto anche farle un paio di domande, e lei come sempre molto diponibile ha risposto.

Vorrei sapere come ĆØ nata la genesi di Venezia Enigma, il terzo libro della collana “I lupi di Venezia”.

ƈ stata una serie molto complicata con molti personaggi – e mi mancano moltissimo! Volevo scrivere del passato e dell’arte, ma volevo anche esplorare l’omicidio nella storia dell’arte; la bruttezza della brutalitĆ , sullo sfondo della cittĆ  più bella della terra. L’idea di The Wolves of Venice era quella di incorporare alcuni personaggi della vita reale – Pietro Aretino, Tintoretto e Tiziano – in una immaginaria serie di eventi straordinari. Volevo anche intrecciare le loro vite con sconosciuti, tutti con le loro diverse ragioni per essere a Venezia. Quindi, dopo aver costruito la mia storia attorno all’antieroe Marco Gianetti, ho riunito tutti i personaggi in Venezia Enigma rendendo ognuno di loro un possibile sospetto. I lupi quando saranno rivelati dovrebbero essere una rivelazione!

Venezia ĆØ una cittĆ  d’arte, insieme a Firenze forse la più bella d’Italia e del mondo. Com’era nel XVI secolo?

La Venezia del XVI secolo era straordinaria, ammirata dal mondo. Non c’era nessun altro posto come la cittĆ  lagunare e intorno a lei nacque una leggenda. I visitatori hanno trovato la disposizione delle piazze e delle strade, dei canali ad incastro e della Laguna, una meraviglia del mondo. Un trionfo di ingegnositĆ  e invenzione. La maestositĆ  di San Marco e la gloria dell’architettura sullo sfondo dell’Adriatico in continua evoluzione erano un contrasto diretto con le strade intensamente trafficate di Roma e Firenze. E poichĆ© Venezia era cosƬ spettacolare ha attirato le persone più spettacolari, cortigiane, attori, musicisti, banchieri, gioiellieri – e un centinaio di altri mestieri da ogni angolo del mondo. I mercanti venivano perchĆ© sapevano che la popolazione diversificata significava un mercato pronto e che la nobiltĆ  esigente ed esigente desiderava essere viziata con le spezie, i tessuti, i mobili e i gioielli d’argento più insoliti e costosi. Venezia ĆØ stata anche fortunata ad avere molti geni, Tiziano, Tintoretto e Veronese, oltre a molti villaines. Nel XVI la cittĆ  era bellissima, ma poteva anche essere pericolosa. I vicoli e i canali che erano cosƬ affascinanti alla luce del giorno ospitavano prostitute e borseggiatori di notte, e c’erano molti casi di ladri che si spacciavano per preti per derubare viaggiatori incauti e persino rapire bambini. Dove c’era grande ricchezza, c’era grande malvagitĆ  e la contraffazione era un fiorente commercio, molti dipinti e incisioni venivano esportate in altri paesi d’Europa via mare. Eppure gli stessi grandi velieri che portavano il lusso portavano anche parassiti, e con la seta e le spezie venne la peste … La Venezia del XVI secolo era un luogo eccitante, pieno di opportunitĆ , talento e morte.

Descrivi un mondo di spie, segreti, inganni e vendette. Un mix ideale per un thriller, non credi?

Il migliore! Le spie affascinano il lettore e lo respingono allo stesso tempo. Ammiriamo la loro abilitĆ  e astuzia, ma detestiamo l’ipocrisia con cui sopravvivono. Ci rendiamo conto che se spiano gli altri, ci spiano. Come con i segreti, oh, il potere dei segreti e di coloro che li custodiscono ĆØ intrigante. Non ĆØ un caso che Pietro Aretino abbia accumulato una fortuna ricattando, tenendo nel palmo della mano due Re, oltre a tanti nobili che manipolava come un burattinaio. ƈ sopravvissuto a due tentativi di omicidio eppure ha continuato con le sue estorsioni. Ovviamente il brivido del ricatto era un piacere troppo ricco per resistere. Ci vuole un certo carattere per essere una spia o un ricattatore, un distacco dalla morale degli altri, ma questo ĆØ ciò che li rende cosƬ avvincenti. La vendetta, ovviamente, ĆØ qualcosa con cui ci identifichiamo tutti. A quale persona sulla terra non ĆØ stato mentito, non ĆØ stata ingannata, derubata, minacciata o ingannata? Fa parte della vita e tutti noi desideriamo – di solito solo fugacemente – di poter esigere vendetta e la nostra forma di giustizia. I personaggi de I LUPI DI VENEZIA si vendicano e cosƬ facendo permettono al lettore di provare un brivido surrogato. Un cattivo serve come terapia! Ci permette di esplorare l’immoralitĆ  tra le copertine sicure di un libro.

Come ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti futuri

Sto scrivendo il primo libro di una nuova trilogia sul tema dei Borgia. Tuttavia non sto seguendo le orme che hanno fatto la TV o altri libri, sto invece setacciando la veritĆ  dalla finzione e sto scoprendo un’enfasi diversa. Ci ĆØ stato detto dell’immortalitĆ  dei Borgia, dell’incesto, degli omicidi, ma quanto di questo sono semplici calunnie dei loro rivali? Molti dei quali eguagliavano i Borgia nella loro spietatezza. No, questo non ĆØ un tentativo di edulcorare la famiglia, ma ĆØ un modo per suggerire che la minaccia era grande sia dall’interno che dall’esterno. E ovviamente sto scrivendo dei pittori entrati in contatto con i Borgia. Pinturicchio, e più tardi Leonardo da Vinci – un inaspettato guerrafondaio. Ci sono molti dettagli e molti fatti veri. Guerra e amore. Odio e aviditĆ . SarĆ  brutale, sensuale, inquietante e, farĆ  riflettere.

ALEX CONNOR  ƈ autrice di thriller e romanzi storici ambientati nel mondo dell’arte. Lei stessa ĆØ un’artista e vive in Inghilterra. Cospirazione Caravaggio, uscito per la Newton Compton nel 2016, ĆØ diventato un bestseller ai primi posti delle classifiche italiane. Con Il dipinto maledetto ha vinto il Premio Roma per la Narrativa Straniera. La Newton Compton ha pubblicato la sua trilogia su Caravaggio, composta da Caravaggio enigma, Maledizione Caravaggio ed EreditĆ  Caravaggio; Goya enigma; Tempesta maledetta; I Lupi di Venezia; I cospiratori di Venezia e Venezia enigma. Per saperne di più: www.alexandra-connor.co.uk

Intervista a Paolo Venturini per ā€œMichele Dancelli, l’asso di fioriā€, Compagnia della stampa Massetti Rodella (2020) A cura di Viviana Filippini

25 gennaio 2021

ā€œMichele Dancelli, l’asso di fioriā€Ā ĆØ il libro del giornalista Paolo Venturini con protagonista il ciclista bresciano Michele Dancelli attivo dal 1963 al 1974 nel mondo del ciclismo con 54 successi, tra i quali la Milano-San Remo del 1970 con una fuga in solitaria di 70 chilometri. Il libro edito da Compagnia della Stampa Massetti Rodella, grazie alle fotografie e ai testi di Venturini ripercorre le imprese sportivi di Dancelli e, allo stesso tempo, lo racconta dal punto di vista umano e emotivo, dando al lettore un ritratto completo di Dancelli sportivo e uomo. Ne abbiamo parlato con l’autore. Prefazione Ernesto Colnago.

Paolo ben trovato a Liberi di scrivere, perchĆ© hai scelto di scrivere un libro sul ciclista Dancelli? L’idea ĆØ nata a fine 2019 dal momento che nel 2020 si celebravano i 50 anni dalla vittoria alla Milano Sanremo di Michele Dancelli al termine di un’impresa epica che fotografa in pieno il carattere di attaccante e ribelle di Michele Dancelli. La vittoria alla Sanremo ĆØ il successo più prestigioso nella carriera del ciclista bresciano. ma non l’unico. Purtroppo la sua immagine ĆØ legata a quell’impresa e quasi tutti gli appassionati lo ricordano solo per questo. CosƬ ho pensato di rendergli omaggio raccontando la sua figura affinchĆ© non fosse dimenticato. In fondo si dice che i libri donino l’eternitĆ . A parte questo non volevo emulare altri che hanno scritto in passato sul campione di Castenedolo ed ho pensato di legare la sua figura al momento storico, ovvero la fine degli anni ā€˜60 per contestualizzarlo e farlo diventare a suo modo un figlio del suo tempo, ovvero un corridore e un uomo ribelle alle convenzioni, istintivo e rivoluzionario nel modo di interpretare la corsa senza eccessivi tatticismi, ma con tanta creativitĆ . Tant’è che il titolo originale dell’opera doveva essere ā€œIl Ribelleā€, poi…

ā€œL’asso di fioriā€ del titolo che cosa rappresenta? Quando stavo raccogliendo il materiale per la pubblicazione del libro ho scoperto che la vittoria alla Milano Sanremo di Dancelli funge da ispirazione a Ernesto Colnago, oggi ambasciatore del made in Italy per quanto riguarda le bici da corsa e profondo innovatore tecnico (introdusse per primo il telaio in carbonio e i freni a disco), per la creazione del suo logo famoso in tutto il mondo, l’asso di fiori. Ma pochi sanno che quel simbolo nacque proprio in seguito alla vittoria di Michele a Sanremo. Colnago all’epoca, il 19 marzo del 1970, ĆØ il meccanico di Dancelli, lo segue in ammiraglia con la bici in spalla durante la sua fuga e gioisce con lui per la vittoria. Al ritorno entusiasta da Sanremo, la sera si ferma a cenare in un ristorante di Laigueglia dove incontra Bruno Raschi, storica firma della Gazzetta dello sport intento a scrivere per il giornale sportivo dell’impresa di Dancelli. Confidandosi con il giornalista, Colnago gli rivela che sta cercando un nuovo logo per la produzione delle sue biciclette e vorrebbe fare qualcosa in ricordo di quella straordinaria giornata. Raschi gli suggerisce l’asso di Fiori, perchĆ© l’asso ĆØ lui Colnago, re della bici, ma ĆØ anche Dancelli, il fuoriclasse e i fiori che ricordano la Riviera dove si ĆØ celebrata l’impresa. Da lƬ inizia una storia imprenditoriale tutta nuova e di grande soddisfazione per Colnago. In senso più esteso però l’asso di fiori rappresenta anche una carta vincente, proprio come Dancelli, capace se vuole ed ha fortuna, di qualsiasi impresa.

Come è stato ricostruire la vita del ciclista bresciano? Naturalmente alla base ci sono stati una serie di colloqui interviste nelle quali ho sollecitato alcune risposte e ho chiesto di raccontarmi qualche aneddoto. Per fortuna Dancelli è stato molto lucido e alcuni episodi li ricordava perfettamente, come fosse ieri, regalandomi anche alcune chicche. Poi però ho dovuto fare un grande lavoro di ricerca per ricostruire gli avvenimenti sportivi e non solo di quel periodo per arricchire il racconto che non vuole essere una semplice biografia.

Quale ĆØ l’aspetto che più ti ha colpito di Dancelli sportivo e di Dancelli uomo? Innanzitutto la sua carica umana, correva per passione ma anche per mangiare, la bici era per lui un mezzo di riscatto sociale da una condizione iniziale di povero muratore orfano. Eppure una delle prime cose che mi ha detto ĆØ che vincere in fondo gli dispiaceva per chi veniva battuto, soprattutto se batteva non campioni per i quali una vittoria in più poteva fare la differenza. Poi nella vita privata ĆØ stato uomo di grandi passioni, ha vissuto a tratti intensamente, ha commesso errori, ma mai senza intenzionalitĆ  o peggio cattiveria.

Come definiresti la pedalata del ciclista nativo di Castenedolo (Brescia)? In gergo tecnico si dice rotonda e pulita quando un ciclista sa esprimere a pieno le sue potenzialitĆ  tecniche. Il problema di Dancelli non erano le gambe, finchĆ© non ha patito infortuni, fisicamente era fra i migliori corridori della sua epoca ricca peraltro di grandissimi campioni (Anquetil, Merckx, Gimondi, Motta solo per citarne alcuni); bensƬ la testa. PerchĆØ quando si abbassava la bandiera di una gara equivaleva per lui al drappo rosso per un toro nell’arena e si scatenava. Ma come il toro, per la sua prematura irruenza, spesso veniva infilzato dagli avversari.

Michele Dancelli ha partecipato alla stesura del libro? Che impressione ha avuto nel momento in cui si è ritrovato protagonista di una biografia? Senza il suo consenso questo libro non avrebbe visto la luce. Ho dovuto corteggiarlo per qualche mese affinché accettasse di fare il libro e sottoporsi alle domande. Avevano già scritto qualche biografia su di lui, ma le precedenti non avevano mai scavato nella sua vita privata e da lì è nata la sua ritrosia. Poi quando ha letto le prime pagine del libro, allora è stato molto contento, direi lusingato.

Quanto ĆØ stato sofferto l’abbandono del ciclismo per Dancelli?

Più di quanto non si creda. Oggi buona parte dei corridori di livello che non vogliono abbandonare l’ambiente si ricicla come direttore sportivo o manager, ai suoi tempi non c’era questa possibilitĆ . Ha fatto il possibile per restare nell’ambiente e la nostalgia per la competizione l’ha portato ad affrontare per qualche tempo le gare amatoriali della domenica.

Un’ultima domanda Paolo. Questo ĆØ il tuo primo libro, come ĆØ stato scriverlo? Stai giĆ  pensando a qualcosa d’altro? ƈ stato impegnativo perchĆ© ho dovuto conciliare il lavoro di redazione con questo. Spesso mi sono trovato a scrivere di notte. Ma alla fine ĆØ stato talmente eccitante che quando iniziavo a scrivere un capitolo andavo avanti senza sosta fino alle 6 del mattino. Mi ha particolarmente appassionato il lavoro di ricerca storica e la costruzione della storia stessa. Penso sia quello che ho sempre voluto fare nella vita e forse non ho avuto mai il coraggio, l’occasione o la giusta ispirazione per fare. E’ stato talmente eccitante e di soddisfazione la realizzazione del libro (anche se penso che avrei potuto fare meglio, col senno di poi) che ho giĆ  in cantiere altri lavori. Due libri in particolare dovrebbero vedere la luce entro fine anno, uno ancora in argomento ciclistico e un altro dedicato ad un tema completamente diverso. Entrambe saranno biografie romanzate. Di più non posso rivelare. Grazie.

:: Un’intervista con Luigi Bonanate a cura di Giulietta Iannone

23 gennaio 2021

Benvenuto professor Bonanate, e grazie di aver accettato questo nuovo invito. Non potevo che non discutere con lei dei fatti accaduti in America in queste ultime convulse settimane. Il suo saggio Il destino americano, merita una nuova ristampa con nuovi capitoli, non crede?

Grazie per il rinnovato invito. Rispondendo a questa prima domanda, avverto subito che la mia posizione di fronte ai recenti eventi che potrebbero, in effetti, giustificare una ristampa del mio piccolo libro di due anni fa, ĆØ relativamente ā€œfreddaā€, anche se plaudo incondizionatamente alla svolta istituzionale statunitense. Per dirla un po’ bruscamente: a me interessava dimostrare la principale linea di continuitĆ  della storia della politica estera americana, che ho sempre trovato aggressiva, superba e arrogante.
Aggiungo che se ho apprezzato la cerimonia dell’insediamento, sono rimasto ancora più colpito dall’assalto a Capitol Hill di pochi giorni prima: non tanto, o non soltanto, per la gravitĆ  simbolica del gesto (che ha anche mostrato che l’invulnerabilitĆ  totale non appartiene a nessuno), ma per la sua – peso le parole – stupiditĆ . La volgare e insensata pagliacciata di travestirsi da sciamani o di posare i piedi sulla scrivania di Nancy Pelosi va al di lĆ  del vecchie storie dei dittatori da operetta dell’Africa di una volta: ci dice piuttosto quanto grave sia il degrado della societĆ  politica del nostro tempo. Tra Usa ed Europa ci sono molte differenze culturali, ma i risvolti politici sono sostanzialmente simili.
Il mio libro guardava al passato, piuttosto, cercando di far emergere quanto le novitĆ  apparenti di oggi siano invece perfettamente coerenti con il passato americano. E questa ĆØ la cosa che mi preoccupa.

Gli scontri di Capitol Hill hanno segnato una transizione di potere affatto facile ma non violenta come si pensava, tuttavia si ĆØ vista infranta una sorta di sacralitĆ  di quel tempio laico che ĆØ il Campidoglio. Come ĆØ stato possibile? Washington non era blindata? Gli sono sfuggite un po’ le cose di mano?

Credo si sia trattato, ad un tempo, di ingenuitĆ  e infiltrazioni: chi pensava a un semplice spirito goliardico; chi, che lo spirito di una cerimonia cosƬ importante non potesse venire svilito da ā€œquattroā€ sciagurati qualsiasi; chi pensava a un puro e semplice sberleffo senza significato (ed ĆØ successo il contrario); chi davvero rifiutava di accettare la sconfitta di Trump. C’era anche un bel po’ di poliziotti ā€œdeviatiā€, dello stesso tipo di quelli che uccisero George Floyd nel maggio dell’anno scorso. Una brutta pagina, insomma, ma del tutto allineata con il cattivo gusto che Trump aveva seminato per 4 anni. Non ĆØ tutta colpa sua, ma ĆØ stato capace di rappresentare il lato peggiore dell’America.

AvrĆ  senz’altro ascoltato in diretta l’emozionante discorso di ieri di insediamento di Biden, a caldo cosa ha provato ascoltandolo, cosa ha pensato?

Credo che la cerimonia del giuramento abbia offerto una prova (positiva) di de-sacralizzazione del potere politico, che (anche se la Dichiarazione del 1776 lo proclamava) ha abbattuto la religiositĆ  di cui il giuramento ĆØ elemento centrale, per farla diventare una manifestazione dell’ortodossia costituzionalistica. Chi ha vinto le elezioni va al governo, lo farĆ  con impegno e passione, senza invocare nĆ© santi nĆ© eroi! Un neo-eletto può commuoversi per l’immensitĆ  del cammino che ha saputo compiere, ma dubito che si senta sereno e privo di preoccupazioni.
Una volta ā€œde-sacralizzataā€ o laicizzata, la politica estera potrĆ  essere guardata con maggiore distacco, evitando che gli Usa si impiccino, di tanto in tanto, di questioni che non li riguardano direttamente. Altrimenti detto, gli Usa devono smettere di pensarsi al di sopra di ogni possibile classificazione: ĆØ vero che sono lo stato più importante al mondo, ma hanno la stessa natura e gli stessi diritti-e-doveri di tutti gli altri stati.

Paragonandolo a quello di quattro anni fa di Trump, con quel ipernazionalista ā€œgli Americani per prima cosaā€, da non americana ho avvertito in quello di Biden una maggiore consapevolezza nell’investitura (divina) di paladini del mondo libero. Ha provato la stessa cosa anche lei? Avremo una politica estera americana più espansiva con la nuova amministrazione?

La mia (aprioristica) sensazione ĆØ che Biden si occuperĆ  molto più di politica interna che di politica internazionale, per il semplice fatto che i problemi immediati sono la salute, il lavoro, l’immigrazione, la povertĆ . Oggi come oggi, la politica internazionale viaggia su altri binari (e per fortuna, a scartamento ridotto), e Biden potrebbe approfittarne per smussare alcuni, almeno, degli angoli che Trump aveva invece acuminato.
La democrazia Usa ĆØ sotto schiaffo da molti di vista: dal monopolio dell’informazione e della manipolazione, dai social che hanno inventato, la cui influenza sulla societĆ  americana, che ĆØ normalmente meno smaliziata di quella europea (gli altissimi livelli scientifici non garantiscono nulla, da questo punto di vista) ĆØ immensa. La questione ecologica ĆØ gravissima e diventa ogni giorno più difficile risolverla o contenerla. La sanitĆ : non ĆØ solo questione di covid ma anche di sicurezza sociale, di sanitĆ  meno costosa e aggressiva verso chi vi deve ricorrere. La povertĆ : e pensare che soltanto L. Johnson (chi ricorda ancora il successore di J. Kennedy alla Casa Bianca?) lanciò un vero e proprio piano di lotta alla povertĆ  (che naturalmente fallƬ).

Quando Biden ha detto che la democrazia è una fragile cosa (che sottolineava tutta la nobiltà nel difenderla), penso il punto più alto del suo discorso, assieme al momento di silenzio per le vittime del Covid, ho pensato ai versi Some, too fragile for winter winds di Emily Dickinson, immagino che il testo del discorso sia stato scritto per evocare emozioni e sentimenti oltre che pensieri razionali. Pensa che anche fuori dai confini americani abbiano avvertito tutto ciò? Inoltre la politica come spettacolo, con la sua coreografia, i suoi riti, le sue tradizioni è un fatto rilevante nella storia americana. Il potere ha bisogno anche di questo per darsi legittimità?

In generale il mio sogno ĆØ che la politica venga vissuta evitando eccessi emozionali e retorici. Alla qualitĆ  del discorso politico si ĆØ sostituita l’immagine dei leader: so che ĆØ soltanto una delle tante battaglie perse che a una persona della mia etĆ  ĆØ toccato di subire. Ma non so come ci si possa ā€œvaccinareā€ dalla retorica e dal personalismo. Temo enormemente la politica come spettacolo, che contribuisce alla perdita di razionalitĆ  e di ragionevolezza.

Trump ĆØ momentaneamente sceso dal ring, metaforicamente, ma non il trumpismo, che rispecchia il vero sentire di molti americani, (insomma Trump non ha inventato nulla). Che ruolo avrĆ  il trumpismo, secondo lei, negli anni futuri?

Vorrei che Trump e il trumpismo siano stati soltanto una malattia o un brutto sogno, senza tuttavia perdere la consapevolezza dei rischi che sono sempre dietro la porta. Per essere chiari: un mondo gestito di personaggi come Trump, Putin, Bolsonaro, Orban, Erdogan e, perchĆ© no, Salvini mi spingerebbe a fuggire a Tahiti o alle Galapagos dove probabilmente non arrivano nĆ© giornali nĆ© emissioni televisive – e i cellulari? Proibiti!

Una cosa che mi ha colpito, non mi ricordo se detta da un giornalista, ĆØ che mentre Kennedy doveva rassicurare che il suo essere cattolico non l’avrebbe fatto agire agli ordini del Vaticano, (ricordiamo che Biden ĆØ il secondo presidente americano cattolico della storia), Biden al contrario avrĆ  rapporti più facili con Papa Francesco che non con il clero americano. Cosa ne pensa?

Stupisco ancora che in politica si facciano riferimenti teologico-religiosi. Ha superato quella fase persino un Papa, possibile che non ci riusciamo tutti noi? La fede (o la sua assenza) ĆØ un fatto individuale, privato e intimo: non esiste motivo che giustifichi una decisione religiosamente ispirata di contro a una realmente democratica. Per fortuna, Biden ha usato molto meno del solito la carta religiosa e c’è da sperare che continui a farlo. Le religioni vanno rispettate e chi crede a una di esse ha tutto il diritto di seguirle. Chi non crede a nessuna ha il dovere di lasciare a chiunque la libertĆ  di professare la propria. Ma in politica nessuno può anteporre la religione alla democrazia.

Biden, secondo lei, ascolterĆ  i ā€œconsigliā€ di Kissinger? E la sua idea ben precisa dell’importanza di intessere rapporti diplomatici stabili e duraturi con questi paesi. Insomma uno scontro diretto non conviene a nessuno, si fronteggeranno sempre e solo sul campo economico e sulla questione dei diritti umani?

Per quanto poi riguarda i consigli di Kissinger, suggerirei a chiunque ne ricevesse da lui di non ascoltarli o quanto meno di dimenticarli subito, se non addirittura di fare il contrario!

Russia e Cina stanno a guardare, dal suo punto di vista di osservatore imparziale, si sa noi italiani siamo in una piccola provincia ai confini dell’Impero, che tipo di rapporti intesseranno con l’amministrazione Biden? Il nuovo presidente cercherĆ  più il compromesso o lo scontro?

La teoria democratica consapevolmente vissuta e applicata ci indica una serie di soluzioni procedurali e non sostanziali che potrebbero aiutarci in ogni caso: più ancora che far cantare Lady Gaga, Jennifer Lopez e recitare poesie dalla futura Presidentessa del 2036 Amanda Gorman, cerchiamo di far agire la democrazia, che ĆØ – per natura – pacifica.

Grazie della sua disponibilitĆ , come ultima domanda le chiedo di cosa si sta occupando adesso. Progetti futuri.

Più che dire che cosa sto facendo – lavoro a un tentativo di ricostruzione teoretica dei principi di analisi della ricerca politologico-internazionalistica – vorrei, in conclusione, ribadire il concetto-chiave del libro da cui siamo partiti: gli Stati Uniti hanno sempre (dal XIX secolo) avuto una politica estera coerente e orientata alla dominazione internazionale.
In particolare, dopo il grandioso (e democratico) apporto alla vittoria nella seconda guerra mondiale, gli Usa ripresero la linea storica della loro politica estera. Lo spauracchio dell’avanzata comunista nel mondo li spinse a intervenire a gamba tesa nella guerra di Corea; piegò ai suoi voleri (finanziari) l’America latina; si inventò una guerra in Vietnam che le costò 58.000 vittime (a parte ovviamente la mortalitĆ  locale); collaborò al colpo di stato di Pinochet in Cile; e poi c’è tutta la storia mediorientale nella quale le posizioni assunte annullarono sovente i passi avanti fatti dalla diplomazia internazionale; e infine e più recentemente l’Afghanistan, l’attacco all’Iraq, la maldestra partecipazione alla guerra in Siria, gli omicidi mirati, eccetera…
Non c’è altro stato che come gli Usa da 150 anni in poi abbia fatto politiche estere cosƬ spregiudicate. La loro continuità– ormai due secoli – ĆØ l’indicatore più suggestivo ed evocativo della natura di questo Paese: grande ma non sempre il migliore.
Gli Stati Uniti sono un grande paese, ma sono un paese come gli altri, con pregi e difetti; alcune cose le fanno benissimo, altre meno bene. La societĆ  americana ĆØ meno spigolosa e agitata di quanto possa essere quella di un qualunque stato europeo, ma la loro distanza dalla politica fa sƬ che la loro attenzione per la politica estera sia molto bassa. Questa lascia, per un verso, ai suoi governi notevole libertĆ  d’azione, e dall’altro non contribuisce alla consapevolezza che la societĆ  deve possedere di come va il mondo e di quale sia il posto del proprio paese.

:: Un’intervista con Barbara Panetta a cura di Giulietta Iannone

20 gennaio 2021

Benvenuta Barbara, come prima domanda ti chiederei di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro, della tua famiglia.

Amo viaggiare e conoscere altre culture. I miei studi sono prettamente linguistici. Vivo con la mia famiglia a Londra, e le mie figlie sono cresciute trilingue. Prima che loro nascessero, lavoravo nel marketing internazionale, ora mi dedico alla scrittura.

Che tipo di capacità si sviluppano nelle persone che parlano contemporaneamente due o più lingue, magari apprese nella primissima infanzia?

Apprendere una lingua da piccoli ĆØ un processo spontaneo e naturale. Invece se si impara da grandi diventa un vero e proprio studio. Conoscere una o più lingue straniere significa aprire la propria mente in tutti i sensi, anche ad altre culture. Ricordo che, in un corso di linguistica, l’insegnante descrisse l’interno del cervello di chi conosce più lingue come un fuoco d’artificio, pieno di stimoli.

L’interesse per la psicoanalisi ti ha portata a dedicarti alla scrittura, ĆØ vero? Sei più freudiana o junghiana?

A livello culturale, il mio interesse per la psicologia e la psicanalisi ha influenzato senz’altro il mio modo di scrivere, con riferimento ai simbolismi e ai parallelismi quindi anche alla psicologia analitica. Diciamo che Freud e Jung sono due letture diverse della psicopatologia che mi hanno sempre molto affascinato.

Sei autrice di un libro illustrato per bambini dal titolo La Promessa di Chloe, in versione bilingue italiana e inglese. Come ĆØ nato il tuo interesse per la narrativa per l’infanzia?

Quando le miei figlie erano piccole, dedicavo tanto tempo alla lettura di storie per bambini e il più delle volte erano libri illustrati in inglese che traducevo per loro in italiano, per farle crescere bilingue. Alcune storie le inventavo, e una di queste ĆØ La Promessa di Chloe che, a suo tempo, non aveva un titolo. Alle mie figlie la storia era piaciuta molto, tanto da condividerla con le loro amichette e con le maestre dell’asilo, che mi chiesero in prestito il libro per leggerlo in classe, ma non era ancora un libro, era appunto, solo una storia inventata. Forse quella ĆØ stata una motivazione.

Come ĆØ nata la creazione e la storia del tuo libro, La Promessa di Chloe?

Ero in giardino, osservavo delle formichine lavorare duramente. Ho pensato: che bello sarebbe se potessero prendersi una pausa! Poi ho associato questo pensiero ai bimbi di oggi che crescono in un mondo competitivo e di corsa e, secondo me, dovrebbero essere più spensierati e più bambini. Così è nata la storia di Chloe e dei suoi fratellini.
La creazione del libro ĆØ nata invece dall’esigenza di aiutare i bambini bisognosi. Ho deciso di pubblicare la versione cartacea di La Promessa di Chloe durante il periodo del primo Lockdown e destinare il ricavato delle vendite a un’associazione di beneficienza britannica che supporta bambini molto malati, la Momentum Children’s Charity. Questo libro ĆØ anche il mio contributo a tutti i bambini del mondo. Per questo esiste un video libro gratuito sul canale YouTube di Ant Chloe con i sottotitoli in diverse lingue in modo che tutti i bambini possano vederlo.

Anche gli acquarelli sono tuoi?

I disegni sono miei, ho illustrato il libro ad acquarello, senza troppi interventi digitali, usando una prospettiva elementare e alla portata dei bambini per favorire una comunicazione immediata tra i piccoli e il mondo degli adulti. La scelta dell’acquarello non ĆØ casuale, l’acquarello riproduce dei colori tenui e piacevoli per i bambini.

Che storia racconta questo libro? C’è una morale sottesa?

Come dicevo prima, in un’era molto competitiva, dove si fa a gara per primeggiare, ho ritenuto di grande importanza trasmettere sia il valore della disciplina sia quello del rispetto e in un mondo che ci corre dietro e non si ferma mai, l’importanza di una pausa, quindi di un momento di riflessione ĆØ fondamentale. Mantenere una promessa e rispettare un impegno sono valori molto importanti che ogni bambino dovrebbe acquisire nella propria educazione. La morale di questa storia ĆØ stata studiata insieme alla psicologa infantile Dottoressa Giovanna Campolo, per assicurarmi che fosse idonea per i bambini.

I bambini imparano a leggere e scrivere in inglese sui libri come il tuo. Che sensazione ti dĆ  questa consapevolezza?

Bellissima! L’iniziativa ĆØ partita dall’Istituto Comprensivo Alvaro Gebbione di Reggio Calabria e poi si ĆØ estesa ad altre scuole. Vorrei proporlo anche alle scuole di altre cittĆ  in Italia.

I testi bilingue facilitano anche l’apprendimento dell’inglese, nelle scuole inglesi sono giustamente valorizzati?

Assolutamente. Soprattutto se la traduzione del testo ĆØ interlineare e accompagnata da un audio per ascoltare la pronuncia originale, come nel caso del mio libro. Come dicevo, sul canale YouTube di Ant Chloe si trova il video libro con sottotitoli in diverse lingue incluso italiano. La voce narrante ĆØ di Ben Shephard, un presentatore inglese molto noto scelto per la sua perfetta intonazione e pronuncia impeccabile.

Che responsabilitĆ  ha un autore di libri per l’infanzia? ƈ necessaria una preparazione specifica? Si possono commettere errori?

Uno scrittore che decide di scrivere per un pubblico infantile certamente affronta problematiche diverse da quelle di un autore che scrive romanzi. Il linguaggio per i bambini deve essere semplice e con parole chiavi, le illustrazioni devono parlare prima ancora del testo che deve essere fedele alla pagina illustrata. I contenuti devono trasmettere una morale profonda e dei valori importanti e al contempo devono divertire. Credo siano proprio questi gli ostacoli che un autore e un illustratore incontrano e che devono superare. Errare ĆØ umano ma senz’altro bisogna stare attenti e usare un forte senso di responsabilitĆ  e sensibilitĆ  prima ancora di una preparazione specifica.

Il musicista Alessandro Viale ha composto una musica per Chloe, ci vuoi parlare della colonna sonora? ƈ un’opera dunque multimediale: immagini, suoni, parole si uniscono per trasmettere un messaggio educativo ai giovani lettori, giusto?

Sono molte le arti raccolte in questo progetto educativo. La musica ha un valore importante soprattutto per un bambino che impara una lingua straniera. La realizzazione della musica ĆØ stata studiata per aiutare il bambino a memorizzare le frasi in inglese, oltre a essere un ascolto piacevole.
Questo ĆØ stato un processo lungo e impegnativo.

La Promessa di Chloe è il primo di una serie. Il secondo episodio arriverà a breve. Puoi dirci di più?

Il secondo uscirĆ  a marzo, prima in versione inglese e poi in altre lingue, italiano compreso. La protagonista sarĆ  sempre la formichina Chloe. Per rimanere aggiornati la cosa pmigliore ĆØ iscriversi al canale YouTube di Ant Chloe. Oltre al nuovo arrivo, ci saranno diverse sorprese!

Grazie della disponibilitĆ , come ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro?

Ho tanti progetti in corso di realizzazione, ma di questi tempi, ĆØ meglio non pianificare troppo. Grazie a voi per l’opportunitĆ .

:: Un’intervista con Mario Biondi a cura di Giulietta Iannone

18 gennaio 2021

Benvenuto Mario su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Ho molto amato l’Ulisse come anche Gente di Dublino e Ritratto di un artista da giovane, mi sono arresa solo con Finnegans Wake, per cui non ho potuto perdere questa sua nuova traduzione. Dopo quella del fiorentino Giulio de Angelis, da me amatissima, che uscƬ nel 1960, molto letteraria e forse ā€œinfedeleā€ ma capace di farne un vero page turner, esistono le traduzioni  di Enrico Terrinoni (con Carlo Bigazzi) uscita per i tipi di Newton Compton nel 2012, e quella di Gianni Celati, apparsa nel 2013 per Einaudi. Più un’altra ā€œmaledettaā€ se vogliamo dire di Bona Flecchia che uscƬ nel 1995 per la Shakespeare and Company, ma venne ritirata quasi subito dal mercato per questioni legali di diritto d’autore. Ha consultato queste traduzioni mentre lavorava alla sua, o ha preferito non farsi influenzare? Come ha progettato il suo lavoro?

Io l’Ulisse ho sempre cercato di leggerlo in inglese. Come del resto faccio per tutti i testi in quella lingua, sia da tradurre, sia da recensire, commentare eccetera. Ho un passato più che trentennale di recensore e lettore di lingua inglese per diversi editori. Se leggessi i testi giĆ  tradotti, che traduttore sarei? Assoluto e totale rispetto per le altre traduzioni, ma io volevo fare la mia, ed ero giĆ  abbastanza occupato a leggere l’originale, che ĆØ notoriamente un testo di una certa complicazione. Come ho progettato il lavoro? Ho aspettato anzitutto di essere convinto della mia adeguatezza in quanto traduttore, e poi che la legislazione sul diritto d’autore rendesse possibile pubblicare una nuova traduzione — fino al 2011 non lo era —, dopo di che mi sono messo concretamente all’opera.

La sua nuova traduzione integrale, basata sull’edizione ā€œ1922ā€ degli Oxford World Classics, viene dunque ad arricchire quell’apparato interpretativo in lingua italiana che ha fatto luce su quell’iceberg di giochi di parole, doppi sensi, allusioni che ĆØ il testo joyciano. Cosa ha fatto scattare nella sua mente il desiderio di iniziare questa, forse anche temeraria, impresa?

Lo spiego nella mia prefazione, che ho intitolato ā€œProlegomeniā€ e configurato in modo da richiamare scherzosamente uno dei maestri riconosciuti di Joyce, Sterne, con il suo Tristram Shandy gentiluomo. Sono arrivato all’Ulisse prima ancora che fosse pubblicato in italiano, tra il 1959 e il 1960, attraverso le poesie di Dylan Thomas (una vera passione), seguite dal Ritratto dell’artista da cucciolo (da giovane cane, traduco io) dello stesso Thomas, che mi ha automaticamente portato al Ritratto dell’artista da giovane (uomo) di Joyce e poi all’Ulisse. Ho cominciato allora a pensare che prima o poi avrei provato a tradurlo, ma c’è voluto il tempo necessario. Come si dice: ā€œCon il tempo e con la paglia maturano le nespoleā€.

L’Ulisse si svolge nel giugno del 1904 e narra lo scorrere della vita di un uomo Leopold Bloom, di sua moglie Molly e del figlio ā€˜acquisito’ Stephen in una Dublino labirinto di inizio secolo scorso. Ogni capitolo ha la particolaritĆ  di seguire uno specifico genere narrativo e questa forse ĆØ la difficoltĆ  maggiore e la sperimentazione più estrema. Conoscere l’Odissea aiuta?

L’Ulisse si svolge in un solo giorno, quello che poi ĆØ diventato il famoso ā€œBloom’s dayā€, il 16 giugno del 1904. Anche se mi sono permesso di far notare che in realtĆ  si tratta di due giorni: la vicenda dura dal mattino del 16 all’alba del 17, ben dopo la mezzanotte. Nel contorto immaginario di Bloom, Stephen Dedalus non ĆØ un ā€œfiglio acquisitoā€ ma caso mai un ā€œfiglio acquisendoā€. E Bloom ĆØ a sua volta per Stephen una confusa sorta di ā€œpadre acquisendoā€, o perlomeno un suo ā€œdoppioā€ adultoā€. Ma a conti fatti il meccanismo non scatta, Stephen se ne va abbastanza infastidito: quello che sta davvero cercando non ĆØ un sostituto del suo complicato padre vero, ma se stesso, e l’idea che Bloom possa rappresentare un suo ā€œdoppio adultoā€ si rivela inconsistente. Per quanto riguarda Bloom, personalmente lo vedo tirare un gran respiro di sollievo. Tutto sommato quella veramente dispiaciuta ĆØ Molly, che nelle sue pasticciate proiezioni sentimental-erotiche giĆ  vedeva in Stephen un possibile amante giovane. Sempre nei ā€œProlegomeniā€ spiego che trovo molto labili i collegamenti tra l’Ulisse di Joyce e quello di Omero. Non ne ho tenuto nessun conto.

ƈ riuscito a trovare il segreto della lingua joyciana? Capace di interessare e catturare il lettore contemporaneo e soprattutto quel lettore che inizia la lettura dell’Ulisse con le migliori intenzioni e si arrende vuoi per la mole, vuoi per la complessitĆ  oggettiva del testo?

Ogni autore ha il suo ā€œsegreto della linguaā€, e dovere del traduttore ĆØ proprio cercare di individuarlo e presentarlo al lettore. Io ho cercato di farlo, e per il mio orecchio credo di esserci riuscito. Sta poi al lettore, con il SUO orecchio, giudicare se questo ĆØ avvenuto o meno. Un lettore di lingua italiana che vive ad Aosta o Bolzano ha lo stesso ā€œorecchioā€ linguistico di uno che vive a Venezia, a Bari, a Palermo?

Si può leggere l’Ulisse per dovere, perchĆ© non si può non farlo, perchĆ© ĆØ un testo fondamentale e rivoluzionario, o lo si può leggere come se fosse un libro qualunque, per il semplice piacere di leggere, ma ogni lettore ricostruirĆ  nella sua mente un castello narrativo che sarĆ  unico, irripetibile, assolutamente personale. Potrete amarlo o odiarlo, comprenderlo o fraintenderlo, abbandonarlo nelle prime pagine e non uscire mai dalla torre sulla spiaggia, comunque andrĆ , ne sarĆ  valsa la pena. Lo pensa anche lei?

Tanto per cominciare si può se non altro affrontarlo, ciascuno in base alle sue coordinate culturali e di gusto. Dopo di che, sempre in base a quelle coordinate, si può terminarlo o piantarlo in asso. Io ho più volte suggerito la possibilitĆ  di leggerlo ā€œa tappeā€, anche non continuative. Nel senso che ci sono parti che davvero sembrano gridare a gran voce ā€œNON LEGGERMI! NON LEGGERMI!ā€. Si può tranquillamente saltarle, come quando guardando il dvd di un film che ā€œsembraā€ noioso si può usare con maggiore o minore generositĆ  il tasto di scorrimento veloce. ƈ proprio quello che Joyce voleva: che sia il testo a suggerire — a imporre — di tornare indietro e leggere con  attenzione le parti saltate, che a quel punto si chiariranno in tutta la loro importanza. Soltanto allora si può cominciare a giudicarlo e a parlarne: a lettura avvenuta, anche con salti. C’è fin troppa gente che si spolmona a parlare dell’Ulisse senza essere mai andata oltre il titolo.

L’Ulisse fu accolto come un romanzo sperimentale, una vera e propria decostruzione del romanzo tradizionale, un atto di fede nella modernitĆ , nella psicanalisi, nel futuro. ƈ attuale ancora oggi? Cosa può trasmettere all’uomo del 2021?

L’Ulisse ĆØ stato accolto come tutto e come il contrario di tutto da parte di legioni di lettori-lettori, lettori-parziali e non-lettori. La psicoanalisi ce l’hanno ficcata dentro loro. Joyce aveva una singolare disistima degli psicoanalisti, in particolare di Jung. Secondo me l’Ulisse ha segnato il limite estremo del grande romanzo moderno. Sperimentale, senza dubbio, ma nell’ambito di quel genere. Più oltre viene Finnegans Wake, che temo non si sappia ancora bene che cosa (e se) abbia segnato e/o iniziato. L’Ulisse ĆØ un grandissimo libro, e ha senso discutere dell’attualitĆ  di un grande libro? Si può domandarsi se siano attuali, che so, l’Iliade, la Divina Commedia, Robinson Crusoe, PapĆ  Goriot, Guerra e pace? La stessa Bibbia? Qualche tempo fa un tale che percepisce lo stipendio di direttore editoriale di un’importante casa editrice mi ha spiegato tutto compunto che non poteva pubblicare un mio romanzo perchĆ© gli aveva ricordato Quo vadis, mentre lui aveva bisogno di ROBETTA FACILE, da vendere. Robetta facile? ƈ un modo per definire l’ ā€œattualitĆ ā€?

In cosa secondo lei Joyce fu davvero rivoluzionario? E soprattutto ĆØ davvero necessario scardinare e smontare pezzo pezzo tutto quello che ĆØ stato fatto in passato per essere una voce autentica?

Joyce con l’Ulisse non ha scardinato e smontato proprio un bel niente. Ha caso mai messo in fila e cercato di illustrare al meglio quelli che secondo lui erano stati gli stilemi della letteratura in lingua inglese, dai remoti post-latini ai suoi quasi contemporanei. Finnegans Wake ĆØ tutta un’altra storia, ma non rientra nel nostro argomento.

Il monologo finale di Molly poi merita una lettura a parte, è un piccolo capolavoro nel capolavoro. Come è stato entrare nella mente femminile? È stata la parte più difficile da tradurre?

Nella mente femminile non sono dovuto entrare io, ci ĆØ entrato Joyce. E in maniera molto brillante, pare, se ĆØ vero che a sostenerlo più strenuamente sono state proprio le donne, da Sylvia Beach a Harriet Shaw Weaver eccetera. Persino Santa Nora Barnacle, maritata (tanto tardi!) Joyce. E zia Josephine Murray. Non so se il monologo sia stata la parte più difficile, a parte l’assenza di punteggiatura e i finti strafalcioni da individuare. Ma no, non lo ĆØ stata. Ben più difficile l’episodio della maternitĆ .

Grazie del suo tempo, invitiamo i lettori a leggere il ā€œsuoā€ Ulisse, edito per La Nave di Teseo, traduzione ricca di note esplicative nel testo (non in un libro a parte), e concludendo, come ĆØ da tradizione del mio blog, le chiedo: quali sono i suoi progetti per il futuro?

Progetti? A 82 anni? Uhm…