Archive for the ‘Interviste’ Category

:: Qualche domanda agli autori della graphic novel “Marathon” (Newton Comics 2017)

7 novembre 2017

Ai nostri lettori più fedeli non sarà di certo sfuggito il post di Elena Romanello che segnalava l’uscita delle prime due graphic novel che la casa editrice Newton Compton ha dato alle stampe, tratte dai suoi bestseller più famosi. A noi l’idea è piaciuta particolarmente e abbiamo pensato oltre che a recensirli, nei prossimi giorni, anche a fare alcune domande agli autori dei romanzi da cui hanno tratto i soggetti e ai disgenatori, per confrontare stili e filosofia.

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Oggi iniziamo con Marathon – La battaglia che cambiò la storia, una splendida graphic novel in bianco e nero con copertina a colori tratta dal romanzo storico omonimo, uscito nel 2014, di Andrea Frediani, adattata da Lucio Perrimezzi (Tunué, Noise Press, Passenger Press) per la sceneggiatura e Massimiliano Veltri (Marvel Comics, Gazzetta dello sport, Titan Comics) per le illustrazioni.

Maratona 490 a.C., il primo assalto dell’impero persiano alla Grecia
480 a.C. La flotta greca attende con ansia di conoscere l’esito della battaglia che si combatte alle Termopili, tra gli uomini del gran re Serse e i 300 eroi guidati da Leonida. Su una delle navi, Eschilo, in servizio come oplita, riceve la visita di una donna misteriosa, che gli racconta la sua personale versione della battaglia di Maratona, alla quale lo stesso poeta aveva partecipato dieci anni prima. I ricordi dei due interlocutori si intrecciano per ricostruire le verità mai raccontate del primo combattimento campale tra Greci e Persiani. Prende vita così il racconto di una delle battaglie più importanti della storia, e soprattutto di quel che accadde subito dopo, quando gli araldi corsero ad Atene per comunicare la vittoria greca prima che i sostenitori dei Persiani aprissero le porte agli invasori. Narrato in tempo reale, Marathon è la potente e incalzante cronaca di una battaglia e di una corsa: una corsa in cui i tre protagonisti mettono in gioco la loro amicizia e la loro stessa vita, per disputarsi l’amore di una donna, ma anche per scoprire i limiti delle proprie ambizioni, in una sfida che cresce d’intensità fino al sorprendente epilogo.

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Curiosi di saperne di più dagli autori? Abbiamo fatto tre domande a testa a Andrea Frediani e al disegnatore Massimiliano Veltri. Eccole!

Tre domande a Andrea Frediani

Benvenuto Andrea, dovrei dire bentornato, ricordo di averti intervistato per il mio blog nel 2012. Cosa è cambiato da allora?

Sebbene abbia continuato a pubblicare saggi, se pur più raramente che in passato, nell’ultimo quinquennio mi sono concentrato più sui romanzi, definendo progressivamente le tre categorie narrative in cui intendo cimentarmi oggi come in futuro: 1) i romanzi storici tout court, “polpettoni” di grande respiro che costituiscono anche l’affresco di un’epoca, con un forte inquadramento storico, personaggi in parte reali e uno sviluppo cronologico molto ampio; ne sono un esempio le saghe “Gli invincibili” e “Roma Caput Mundi”, che dipingono un’epoca ben precisa attraverso le storie dei protagonisti e delle loro dinastie; 2) i romanzi d’avventura, di cui è un esempio l’ultimo, “Missione Impossibile”, così come il “Marathon” da cui è stato tratto il graphic novel, dove la vicenda ha una certa unità di tempo e di luogo, i personaggi sono spesso inventati, il ritmo è serrato e il contesto storico solo uno sfondo davanti al quale agiscono i protagonisti; 3) i thriller storici, come “Il custode dei 99 manoscritti” e il romanzo che sto scrivendo attualmente, in cui prendo spunto da un fatto storico poco documentato per sviluppare una vicenda in tempo reale di intrighi, omicidi e misteri, sempre con cadenze molto rapide. Ma più di ogni altra cosa è cambiato il fatto che, nel frattempo, io sono diventato un grande appassionato di serie TV e questo mi sta aiutando tantissimo nel costruire storie avvincenti e nel rendere i miei romanzi sempre più pieni di colpi di scena.

Chiedo anche a te come hai accolto l’idea di trasformare il tuo romanzo Marathon- Una battaglia che ha cambiato la storia in graphic novel?

Mi è stato chiesto dall’editore quale dei miei tanti romanzi avrei visto meglio trasformato in fumetto e ho risposto senza esitare “Marathon”! (Ma non avevo ancora scritto “Missione impossibile”, che avrei preso in considerazione). E non perché lo consideri il migliore, tutt’altro. semplicemente, per ritmo e tematica me lo figuravo molto efficace su tavola, anche se avevo un po’ paura che il montaggio parallelo tra battaglia e corsa rischiasse di risultare poco chiaro nelle vignette. Ma devo dire che gli autori sono stati fantastici e lo hanno reso come meglio non si poteva. Quando l’ho letto mi sono commosso; credo di aver provato la stessa emozione che prova uno scrittore quando vede il proprio libro trasposto in film…

A che pubblico pensi possa interessare. Come ti immagini i lettori che lo leggeranno?

Non sono sicuro di poter rispondere a questa domanda. Immagino che lo compreranno coloro che hanno apprezzato il romanzo, innanzitutto. E poi, coloro che amano i fumetti storici; mi risulta che in Francia siano tantissimi, in Italia un po’ meno. Ma soprattutto, spero che lo comprino i ragazzi affascinati dalla vicenda dei tre amici che competono per l’onore e per l’amore di una donna, e dalla resa spettacolare dei disegni di una delle battaglie più celebri della storia.

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Tre domande a Massimiliano Veltri

Trasformare un romanzo storico in una graphic novel non deve essere semplice. Quali sono stati i tuoi maestri di riferimento, a che disegnatori ti sei ispirato?

No, non lo è stato… un pò per la mole di lavoro, significativa, specie se rapportata ai tempi non lunghissimi di lavoro, un pò per la natura stessa del prodotto che, essendo appunto l’adattamento di un romanzo storico, ha richiesto molta attenzione nella riproduzione di tutto quello che avesse una dimensione storica effettiva come ad esempio costumi, mezzi di trasporto e ambientazioni.
Per quanto riguarda gli autori di riferimento, ne ho diversi… diciamo che, per esempio, sulla mia scrivania c’è sempre qualcosa di Sean Murphy, per la potenza e la ricchezza delle composizioni, Tommy Lee Edwards, per la spontaneità delle soluzioni grafiche e Sergio Toppi per la sua eleganza… ma ce ne sono davvero tanti altri che amo e studio di continuo… Ovviamente, in questo caso specifico, date le tematiche, ho dato un occhio anche a 300 di Frank Miller.

Mi ha colpito molto la bellezza del bianco e nero, i volti, la stilizzazione dei corpi. Ritieni che sia più difficile attirare l’attenzione dei lettori così che con immagini a colori?

Innanzitutto grazie per il tuo apprezzamento… per quanto riguarda il resto, ti dico che le due cose lavorano in modo sinergico, per cui, il colore, ove presente, sicuramente aiuta il disegno nel suggestionare gli occhi del lettore. E’ altrettanto vero però, che il tipo di disegno cambia anche in base alla presenza o assenza del colore, per cui, se stai lavorando su delle tavole che sai resteranno in bianco e nero, adatti delle soluzioni grafiche e dei bilanciamenti fra chiaro e scuro che comunque possano rendere accattivante la tavola già al primo colpo d’occhio.

Quale parte del tuo lavoro hai trovato più difficile? Ti ha richiesto più lavoro e ricerca di soluzioni anche insolite? Raccontaci un aneddoto della lavorazione.

Credo che le cose più impegnative siano state il lavoro di ricerca e la gestione di scene collettive frequenti, anche all’interno della stessa tavola, che comunque non appesantissero la lettura. Per quanto riguarda l’adozione di soluzioni insolite invece, è stata una delle cose più divertenti. Non avendo limiti compositivi, ho potuto giocare liberamente con la sceneggiatura di Lucio Perrimezzi adottando dei layout e delle soluzioni grafiche che potessero semplificare la lettura e al contempo renderla più accattivante.
In tal senso ti dico che il dialogo con Lucio è stato costante e che credo mi abbia mandato diverse “maledezioni”.

:: Un’ intervista con Alessandro Sola a cura di Elena Romanello

30 ottobre 2017

il regno di NUNAR - COPERTINA...La giovane ma già attiva casa editrice Pathos edizioni di Torino propone già un buon numero di titoli, tra cui spicca Nel regno di Nunar dell’autore locale Alessandro Sola, una variante interessante sul genere sempre amato del fantasy.

Abbiamo incontrato Alessandro Sola durante un’affollatissima presentazione alla libreria Feltrinelli del Lingotto di Torino ed è stato molto interessante sentire cosa ha raccontato sul suo libro e su se stesso.

Da quanto tempo scrivi?

Ho iniziato a scrivere nel 2011, durante i turni di notte in ambulanza per la Croce Rossa, poi grazie a Pathos edizioni ho potuto vedere il mio libro pubblicato e presentato all’ultimo Salone del libro di Torino.

Perché hai cominciato a scrivere?

Un mio collega di lavoro mi ha detto che avevo tanta fantasia e che sarebbe stato bello che cominciassi a scrivere qualcosa. Io amo molto scrivere di notte, il buio mi ispira molto.

Come mai hai scritto un fantasy?

Perché credo che sognare altri mondi sia una cosa fantastica, noi releghiamo i sogni alla notte, ma ogni momento è giusto per sognare. Nel regno di Nunar nasce dalla mia voglia di fantasticare, raccontando i miei sogni e quindi una parte di me.

Quali autori fantasy e non preferisci?

Adoro il genere thriller e uno dei miei autori preferiti è Ian Mamook, che ambienta le sue storie nell’inedito scenario della Mongolia. Di fantastico mi sento di segnalare un libro poco noto di un maestro come Stephen King, Gli occhi del drago, una storia d’avventura e di creature fantastiche, da lui pensata per la figlia, che non l’ha mai apprezzata e che ho trovato bellissima.

A che pubblico ti rivolgi?

Non penso di scrivere per bambini, anche se il mio libro risulta essere molto amato per le letture serali dei genitori ai figli. Ho voluto scrivere una storia divertente, frizzante, appassionante e per tutti. Molti miei fan sono adolescenti dai 13-14 anni in poi.

Chi è il tuo personaggio preferito?

Re Rospo, mi piace il suo rapporto con la figlia, ci ho messo dentro qualcosa di mio, visto che sono papà di una bambina e presto ne arriverà un’altra.

Perché piacciono le atmosfere fantasy?

Perché è più facile sognare in un mondo di castelli e principesse che in un mondo di altro tipo, soprattutto per costruire mondi fantastici.

Consiglieresti il libro se non fosse tuo?

Sì, perché parla di amicizia, amore, ma anche della capacità di saper cogliere l’attimo per fare le cose: ogni giorno è giusto per fare quello che è giusto voler fare e che ci si sente di fare.

I tuoi prossimi progetti?

Andare avanti con la saga di Nunar, ci sarà senz’altro un seguito su cui sto lavorando per il prossimo Salone del libro e forse anche un terzo capitolo, con anche nuove generazioni di personaggi. Poi un giorno o l’altro scriverò un thriller ambientato qui a Torino.

:: Un’ intervista con Graziella Ferrara – blogger di Libri e librai

23 ottobre 2017

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Benvenuta Graziella, su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo con le presentazioni. Raccontaci qualcosa di te, dei tuoi studi, delle tue letture.

Ciao e grazie per avermi dedicato uno spazio sul tuo blog, grazie a quest’ intervista.
Generalmente non amo parlare di me, ma chi segue il mio blog, non sa praticamente nulla, visto che lì sono Ella con una passione per i libri e per la fotografia.
Sono Graziella, sono una ragazza timida, di poche parole e con il naso tra le pagine di un libro quando mi è possibile. Insieme all’ amore per i libri, nato solo alcuni anni fa, adoro preparare dolci ho frequentando un Istituto Professionale Statale per i Servizi alberghieri e la ristorazione, dove mi sono diplomata in “ Accoglienza turistica “, ma ahimè, in seconda – quando hai la possibilità di scegliere la tua qualifica per il terzo anno, invece di intraprendere la mia vera passione, ho scelto questo l’ accoglienza turistica -, ma dopo il diploma mi sono resa conto che non era questa la mia vera strada.
Dopo il diploma quinquennale ho intrapreso la carriera Università, ma interrotta dopo un anno, quando ho capito che il campo da me scelto non mi entusiasmava.
Tra qualche mese ritornerò a studiare per un corso con rilascio di diploma per diventare pasticcera.

Come è nato il tuo amore per i libri?

Il mio amore per i libri, nasce solamente un paio di anni fa, durante gli anni della scuola e dell’ Università mi sono approcciata a vari generi, classici, narrativa etc, da quel momento leggo tutto ciò che mi piace, m’incuriosisce.
Mi piace leggere, troppo, ma non è possibile farlo 24h su 24h, dico spesso che ci vorrebbero giornate da più ore, per fortuna che c’è il caffè a darmi l’ energia per poter leggere la notte, quando non crollo per la stanchezza.

Quali generi leggi principalmente?

Romance e narrativa italiana/ straniera.

Come è nata l’idea di aprire un blog letterario? Da quanto sei online?

Il blog è online dal Gennaio 2016.
Il blog nasce in un momento di stallo nella mia vita, quando le giornate non passavano mai e il tempo non mi era amico, al contrario, da qui l’ idea di aprire un blog letterario.
Ammetto che ai primi mesi era molto semplice, avevo trovato un ritmo per il blog, ma durante il periodo estivo i ritmi cambiano perché lavoro, ma nei mesi invernali ho più tempo per leggere e per il blog.

Quali sono i blog letterari non solo che ami leggere di più, o leggi più spesso?

Ci sono vari blog che seguo, come Atelier dei libri, Crazy for romance per citarne alcuni…
Altri nati nel mio medesimo periodo, altri veterani, altri ancora più giovani del mio blog, altri ancora che sono messi in stand by dai propri proprietari. Da ogni blog cerco qualcosa di differente, le rubriche curiose e simpatiche, di altre ancora mi piacciono i contenuti, generi opposto a quelli trattati nel mio blog.

Tracciaci un tuo primo bilancio, cosa vorresti migliorasse, cosa è bello così come è?

Un primo bilancio per il blog è : la passione non è mai mancata, certamente ho ancora parecchia strada dinanzi a me, la voglia di crescere e d’ imparare altre cose su questo “ mondo “.
Per il blog mi piacerebbe migliorare il mio rapporto con i lettori, dedicandogli una rubrica tutta per loro, vorrei migliorare il mio modo di scrivere, mentre la cosa più bella cosi com’è la voglia di imparare sempre di più.
Per la mia vita, ho tante cose da imparare e tante cose da voler fare.

Leggi libri anche in lingua straniera?

Leggo anche in lingua ma sono molto lenta durante la lettura, impiego anche dieci giorni per terminare un libro, leggo quando mi è possibile, ovvero la notte, prima di cadere tra le braccia di Morfeo XD!

Quale autore, o autrice sogni di incontrare a una presentazione, a un incontro coi blogger?

Bella domanda.
Ho vari autori che mi piacerebbe incontrare a una presentazione, tra cui Nicholas Sparks o Diego Galdino, un autore che ho scoperto solamente questo anno, mentre il primo l’ho scoperto anni fa, grazie al suo romanzo “ I passi dell’ amore “.
Accanto a questi autori, mi piacerebbe incontrare Amy Harmon e Colleen Hoover, entrambe sono le mie autrici preferite nei loro generi.

Hai rapporti di collaborazione con altre blogger? Che progetti ci sono?

No, al momento non ho rapporti di collaborazione con altre blogger, ma un giorno mi piacerebbe molto.

Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.

Sicuramente, ci sarà il blog, ormai è parte della mia vita reale, è un hobby , l’ho faccio con dedizione e passione, fino a quando ci sarà quest’ ultima il blog resterà online.
Per il blog avrei molti progetti, vorrei incrementare le recensioni e aggiungere molti altri progetti che ho in mente.
Ho in corso una storia da terminare ma non vedrà mai la luce, è più una mia “ sfida personale “ riuscirla a terminarla, come ho detto in precedenza nei prossimi mesi ritornerò a studiare e mi piacerebbe aprire poi una mia pasticceria più avanti.
Insomma di progetti e buoni propositi in quantità, la pazienza c’è e incrociamo le dita per il futuro.

Grazie ancora per l’ intervista =)!

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:: Nasce la collana Z a cura di Nicola Vacca per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

18 ottobre 2017

lampi di veritàNasce per i tipi de I Quaderni del Bardo Edizioni‘ di Stefano Donno la collana Z a cura di Nicola Vacca, poeta e critico letterario pugliese, non che collaboratore di Liberi di scrivere e autore a sua volta di un blog molto seguito e autorevole Zona di disagio.

La prima pubblicazione selezionata e proposta da Nicola Vacca, che vedrà la luce nella prima metà di novembre 2017 nella collana Z è quella di Donato Di Poce, nativo di Sora e milanese di adozione, dal titolo “Lampi di Verità” con la prefazione del filosofo Alessandro Vergari.

Noi volendo saperne di più abbiamo chiesto direttamente a Nicola Vacca maggiori dettagli. Ecco le sue risposte.

Sei il curatore della collana Z per i tipi de ‘I Quaderni del Bardo Edizioni’ di Stefano Donno. Come è nato il progetto?

Il progetto nasce di comune accordo con Stefano, che da anni dirige una bella casa editrice. Ho accettato di collaborare con lui che l’editore lo sa fare davvero. Cura nei dettagli i libri e soprattutto gli autori. Poi è arrivata Z (che prende il nome dal mio blog Zona di disagio). Una collana di poesia che curerò nel rispetto della linea editoriale de i Quaderni del Bardo. Selezione accurata dei testi e massima attenzione nella scelta degli autori. Insomma cercheremo di fare editoria e letteratura di alto livello.

Cosa deve racchiudere il tipo di poesia che proporrai e selezionerai per questa collana?

La poesia a cui guardo è quella onesta, per dirla con Umberto Saba. Nella selezione guarderò agli autori che sanno proporre visioni e che non scrivono per parlarsi addosso. La poesia del Noi e non dell’ego. Quello che mi interessa è pubblicare poeti che sanno scavare nelle parole e soprattutto non si nascondono mai dietro quello che scrivono. Una poesia che sta dalla parte della Parola e non delle chiacchiere autoreferenziali.

Pensi che i già magri lettori, perlomeno italiani, leggano ancora poesia? Cosa proporresti per avvicinare le persone alla poesia?

La poesia nel nostro paese è poco letta. In molti casi non ha un mercato, anche se ci sono piccole realtà che pubblicano poesia di qualità. Z. sarà una collana che avvicinerà i lettori alla poesia. Sceglierò, o cercherò di scegliere, poeti che prima di tutto nelle loro opere hanno deciso di non tradire mai i lettori e se stessi. Insomma, una scommessa controcorrente in un mercato editoriale in cui anche nel settore della poesia esistono le solite compagnie di giro che funzionano come una lobby. Z. sarà una collana di poesia meritocratica. Questo è il fiore all’occhiello della mia creatura e dell’intera casa editrice.

:: Un’ intervista con Claudio di Biagio autore di Si stava meglio (Rai Eri 2017) a cura di Greta Cherubini

17 ottobre 2017

copertinaHo letto il primo libro di Claudio di Biagio (regista, sceneggiatore, youtuber e speaker radiofonico, n.d.r).

“Si stava meglio”. “Quando si stava peggio”, si direbbe con un certo automatismo del pensiero, a completamento di un detto popolare ormai diventato un mantra. E invece no. La frase resta a metà e diventa il punto di partenza per un viaggio nel tempo e nello spazio. Ad ogni lettore è dato di trarre liberamente le proprie conclusioni alla fine del percorso. Ciò che si deduce dal racconto è che la storia in fondo è sempre la stessa, eppure cambia continuamente: cambia in base a chi la racconta, in base a chi l’ascolta e in base al tempo in cui viene raccontata.
Ho chiesto a Claudio di Biagio di rispondere ad alcune domande per il blog.

(Lo intervisto all’ora di pranzo, me lo immagino intento a gustarsi un bel piatto di pasta “alla zozzona” della mitica nonna Lea. Mi risponde in modo aperto e cordiale, un po’ meravigliato del consenso che sta ricevendo).

Ciao Claudio, ho letto con interesse il tuo libro. Ti faccio i miei complimenti, so che “Si stava meglio” è già in ristampa. Nell’epoca degli smartphone, pare che i giovani abbiano ancora voglia di fermarsi ad ascoltare le storie dei nonni … cosa pensi di questo successo?

Sì, da qualche giorno siamo in ristampa. Ma non parlerei di successo, piuttosto di un interesse molto alto. Credo che il segreto consista nel fatto che questo libro parli di memoria. Sono storie che vengono dal passato, racconti di cose che non conosciamo e che inevitabilmente suscitano interesse. Questi meccanismi funzionano e funzioneranno sempre. Il mio merito semmai è quello di aver reso “visive” queste storie e quindi più accattivanti per il pubblico.

Credo emerga un certo relativismo nel tuo viaggio con nonna Lea, inteso come l’impossibilità di raggiungere una verità oggettiva e assoluta. Eppure si percepisce ugualmente da parte tua lo sforzo di capire, di conoscere, di custodire la memoria e di trarre insegnamento dall’esperienza. Qual è la morale del libro? In assenza di risposte certe, pensi che la volontà di capire sia già di per sé un valore assoluto?

Assolutamente, era proprio questa la lettura che volevo dare. Nel libro non cerco di dare risposte definitive, cerco di invogliare il lettore ad andare alla ricerca di risposte. Il titolo significa proprio questo. Il detto popolare recita “Si stava meglio quando si stava peggio”. Io ho cercato di scardinare questa filastrocca, di non dare più nulla per scontato. Mi sono chiesto: Ma davvero si stava meglio quando si stava peggio? E perché? Ogni lettore alla fine è libero di dare la propria personale risposta a questa domanda.

Hai scelto come guida del tuo viaggio tua nonna Lea e altrettanto “maturi” sono i personaggi che hai intervistato in cerca di risposte. Perché secondo te il dialogo con i nostri nonni è più semplice di quello con i nostri genitori? Cosa accomuna queste due generazioni apparentemente così distanti?

Probabilmente il fatto che entrambe siano in crisi. Mi ha molto colpito una frase pronunciata da Giorgio Michetti quando ho avuto modo di intervistarlo. Ha detto “Noi assistiamo alla partita fuori dal campo”. Ed effettivamente è così. I nonni e i nipoti possono solo guardare il gioco da lontano, per diversi motivi, chi perché ormai troppo anziano e chi perché non ancora pronto. La partita è dei padri. Sono loro ad occupare il campo da gioco. Credo sia questo ad accomunare due generazioni apparentemente così distanti. Il fatto di osservare senza poter intervenire direttamente sulla realtà.

Il tuo è uno stile che punta alla frase breve, all’evocazione di un’immagine o di un suono in grado di suscitare un’emozione immediata nel lettore, di risvegliarne una sensazione o un ricordo. Quale importanza ha avuto la tua esperienza a contatto con il pubblico nell’affrontare la scrittura?

Molta, il web vuole che tu abbia un tuo linguaggio e che sappia intrattenere il pubblico. Ecco perché ho scelto di non dilungarmi in digressioni inutili e di essere piuttosto di impatto, di dare un’immagine visiva di quello che stavo raccontando. H cercato di riportare questi racconti soprattutto filtrandoli con un occhio da regista. Poi ovviamente c’è anche il momento per le pause lunghe.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Continuerai la strada della narrativa?

Di progetti ce ne sono tanti. Prima di tutto un film. Mi piacerebbe molto portare sullo schermo “Si stava meglio”. Per quanto riguarda la narrativa, scrivendo questo libro mi sono reso conto che mi piace scrivere. Ho già una storia un mente, chissà che non diventi presto un altro libro.

In bocca al lupo!

:: Un’ intervista con Chiara Rametta – blogger di Living among the books

16 ottobre 2017

chiaraBenvenuta Chiara, su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo con le presentazioni. Sei giovanissima, parlaci di te, dei tuoi studi, della tua infanzia. Vivi davvero a Parigi?

Ciao cara, innanzitutto ti ringrazio per avermi ospitata, sono onorata. Ho 17 anni e frequento l’ultimo anno di liceo delle scienze umane. Ho scelto questo indirizzo poiché mi ha sempre affascinato studiare la mente umane e scoprire il perché di determinati comportamenti. Ammetto che io e la matematica non andiamo d’accordo, quindi son contenta che il mio indirizzo abbracci più discipline umanistiche e scientifiche! La mia infanzia è stata nella norma, credo. Ma posso dirti per certo che ero una bambina felice. All’asilo ho legato solo con un’amichetta e soffrivo quando non si presentava, non riuscivo proprio ad allargare la mia cerchia di conoscenze, ero timida. Alle elementari ero capitata in una bella classe. Poi sai, i bambini qualche volta possono essere cattivi, mi è capitato di essere presa in giro, ma ammetto che anche io non ho avuto comportamenti esemplari con le mie amichette di allora. Sono cose che ti segnano.
Non chiedermi come sia saltata fuori la storia di Parigi ahah. No, abito vicino Siracusa

Come è nato il tuo amore per i libri?

Ho sempre amato la lettura, merito anche di mio papà che è riuscito a trasmettermi questa sua grande passione. Scrivevo poesie, mi piaceva cimentarmi con l’interpretazione dei testi, a scuola e prendevo parte a qualsiasi recita. Credo non ci sia stato un momento esatto in cui mi sono approcciata alla lettura, ha sempre fatto parte di me. Però ricordo che, alle medie, la lettura di “Alice e i giorni della droga” mi ha fatto avvicinare a un tipo di lettura più profonda e impegnativa.

Come è nata l’idea di aprire un blog letterario? Da quanto sei online?

Sono online da un anno e devo dire che sono soddisfatta del traguardo raggiunto! Come ti ho confidato scrivo per diletto, ad Agosto 216 mi capita per caso, sulla sezione esplora di instagram, il romanzo di Ginevra Tomas. Per fartela breve le scrivo, scambiamo due chiacchiere sul suo libro e sulla mia storia. Compro il suo romanzo e lo divoro in nemmeno due giorni. Così le mando un e-mail, scrivendo brevemente quelle che erano le mie considerazioni. Lei si commuove e mi consiglia di aprire un blog. Io non ci avevo mai pensato prima di allora… nonostante sia molto tecnologica. Mi da i nomi di alcune bookstagram cosicché potessero darmi una mano e da lì è iniziato tutto!

Quali generi leggi principalmente?

Urban fantasy e Young Adults.

Come sono i tuoi rapporti con gli editori? Hai già avviato delle collaborazioni? Con quale editore ti piacerebbe collaborare?

Una collaborazione che mi piacerebbe avviare è quella con Piemme. Ho collaborato con Garzanti, Newton, Mondadori ragazzi, Kimerik, Salani, Abeditore. Ma soprattutto sono gli autori, emergenti e non, a spedirmi i loro romanzi.

Ti occupi di libri e ma hai anche una rubrica su make up e beauty. Sei una fashion blogger? O vorresti diventarlo?

La parola fashion blogger mi mette a disagio ahahah, ho aperto questa rubrica, devo ancora approfondire meglio questo mondo, aprire delle collaborazioni. Mi piace parlare di benessere e make-up, più che altro sono delle confidenze amicali le mie. Ma questa tua domanda mi ha fatto venire una voglia matta di approfondire meglio questa rubrica che, ultimamente, ho trascurato.

Leggi libri anche in lingua straniera?

Ho letto “A series of unfortunate events” purtroppo l’inglese lo studio solo a scuola, vorrei intraprendere dei corsi per perfezionarlo ancora di più ed essere in grado di cimentarmi in letture più complesse.

Quale è il libro più bello che hai letto, e quale è il tuo autore preferito?

Per ora il mio libro preferito è “Il ritratto di Dorian Grey” amo Oscar Wilde e penso che sia questo l’argomento che porterò alla maturità (se troverò argomenti sul Blog, sceglierò quello). Il discorso sull’estetismo e decadentismo mi affascina.

Hai rapporti di collaborazione con altre blogger? Che progetti ci sono?

Si, mi piace conoscere, anche se virtualmente, le mie “colleghe”. Al momento c’è in cantiere un progetto dedicato alla lettura per i bambini nelle scuola, una rubrica mensile sui preferiti e una video intervista a un autore Garzanti.

Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.

Dopo il liceo mi piacerebbe frequentare l’università di giornalismo ed editoria. Lavorare in una casa editrice sarebbe un sogno. Sono del parere che bisogna trovare un lavoro solido e sicuro, ma bisogna anche inseguire le proprie passioni, altrimenti quel lavoro diventerebbe una tortura. Amo scrivere, ho già abbozzato due storie. Il mio sogno più grande è pubblicarle e farmi conoscere, dimostrando che anche io valgo, dando una risposta a chi non ha creduto in me. Purtroppo, vedendo l’andazzo editoriale, è davvero difficile emergere. Ma ho questo sogno e voglio realizzarlo, quindi ce la metterò tutta. Infine vorrei ringraziarti per le tue domande, interessanti e anche personali e ti faccio un in bocca al lupo per il tuo splendido blog!

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:: Spaghetti Fantasy: zappe & sganassoni a Stranimondi 2017

13 ottobre 2017

zappa e spadaA Stranimondi verrà presentata domani alle 15, 30 l’antologia a cura di Mauro Longo, in questo momento in viaggio da Tenerife per Milano, Zappa & spada – Spaghetti fantasy. Con Lorenzo Fantoni, Luca Mazza, Michele LaughingFist Gonnella, Jari Lanzoni, Federica Leonardi, Mala Spina, Davide Mana, Mauro Longo, Nerdheim, Diegozilla.

Tutto su Zappa e Spada nel Blog di Mauro Longo: www.CaponataMeccanica.com

Se volete dare un’ occhiata al libro: sito dell’ editore.

Ho fatto qualche domanda ad alcuni della simpatica marmaglia. Ecco le risposte di Davide Mana, Mala Spina e Mauro Longo. (Posto in ordine di arrivo).

Davide Mana

Ciao Davide. Allora inizio col farti una domanda facile facile: come se la passa il  fantastico in Italia?

Credo che il fantastico in Italia si trovi in un momento di svolta: cresce l’interesse, cresce l’offerta. Mai come oggi ci sono state tante diverse esperienze, e tante voci diverse.
Come sempre, le opportunità sono accompagnate da rischi – primo fra tutti quello di un divorzio fra stimolo intellettuale e intrattenimento, i due elementi che da sempre caratterizzano la buona letteratura d’immaginazione. Spesso pare che il mercato si stia polarizzando in due schieramenti, uno che si vergogna disperatamente di divertirsi e uno che aborre qualunque cosa abbia la parvenza di un’idea seria.
Perché il fantastico nel nostro paese prosperi sarà necessario tenere uniti la mente e il cuore del genere. E sfuggire alla facile tentazione di ingozzare il pubblico con “la solita roba”.
E noi ci si prova.
Come dicevano i cinesi, viviamo in tempi interessanti.

Parlaci del tuo racconto Spaghetti Fantasy italico. Come si intitola?

La mia storia si intitola “Tre Diavoli in Fausto” ed è una storia di teatranti sgangherati alle prese con qualcosa di più grande di loro. L’idea è spudoratamente rubata a un saggio del 1630, scritto da un puritano inglese, sui mali che il teatro diffonde fra la brava gente. In un ardito esperimento, mi picco anche di essere stato il primo al mondo a incrociare la Pistola di Chekhov con il Gatto di Schrodinger, presentando nella mia storia il Gatto di Chekhov. Il mio amico Mauro Longo mi ha garantito che un giorno scriverà  una storia in cui compaia la Pistola di Schrodinger.
Spero che il pubblico si divertirà  a leggere il mio racconto quanto io mi sono divertito a scriverlo.
O come diceva quel tale, ho sofferto per la mia arte, ora tocca a voi.

Lo Spaghetti Fantasy avrà  lo stesso successo anche all’estero dello Spaghetti Western?

Chi può dirlo? Certo sarebbe bello, e noi nei nostri sogni più selvaggi proviamo anche a sperarci un po’. In effetti, lo spaghetti western venne capito e apprezzato di più all’estero che non in Italia, per cui chissà, potrebbe capitare anche a noi.
Ma in realtà  credo che nessuna delle storie in Zappa & Spada sia stata scritta col desiderio di trasformare il genere, o di fare qualche strana rivoluzione: volevamo semplicemente raccontare delle buone storie, quella era la direttiva principale.
Ma se non altro, si tratta di qualcosa di diverso dal solito, e il pubblico del fantastico dovrebbe apprezzare la novità. O no?

Mauro Longo

Sei il curatore dell’antologia Zappa e spada. Come è nato il progetto?

Ciao Giulietta, l’idea nasce da un brainstorming durato settimane tra me, Davide Mana e Samuel Marolla. Samuel cercava qualche buon progetto per realizzare un’antologia di racconti a tema, come le altre – splendide – della casa editrice che dirige, Acheron Books. A poco a poco è venuta fuori questa trovata… dopotutto siamo tutti e tre appassionati di fantasy, di buona fantasia eroica e di fantastico declinato “all’italiana”. Mettere assieme Brancaleone e Kata Kumbas, Attila Flagello di Dio e l’Orlando Furioso, Il Mestiere delle Armi e il Cuntu de li cunti è forse un azzardo, ma noi pensiamo che possa funzionare.

Sei ottimista o pessimista sul futuro del fantasy in Italia?

Per mia inclinazione personale sono un ottimista e una persona assertiva. Il fantasy è un genere immortale, abbiamo bei titoli, bravi autori, case editrici che si danno da fare e una messe (piccola? grande?) di lettori. Se si trovano le formule giuste e non si cede alle flagellazioni, al culto dell’ “età dell’oro che non tornerà più” e al “maiunagioia”, si può realizzare di tutto.

Perché non c’è un tuo racconto nell’antologia?

Mi piace scrivere racconti e adoro il fantasy. Mi sarebbe piaciuto molto essere nell’antologia e avevo anche già preparato un racconto adeguato, ma poi, riflettendoci meglio, ho pensato di ritagliarmi solamente il ruolo di curatore e coordinatore. In questo modo ho lasciato più spazio nella raccolta per i concorrenti del concorso legato all’antologia e per gli autori che abbiamo contattato a parte. Magari in futuro, nell’edizione deluxe del venticinquennale, inseriremo il mio racconto nella raccolta e finalmente tutti potrete leggerlo! Ci vediamo tra venticinque anni.

Mala Spina

Tu e Federica siete le uniche donne della combriccola di autori Zappa E Spada. Portate una voce femminile al genere. Dicci di più.

A dire la verità, non so se ho aggiunto alcunché di femminile con il mio racconto. Francamente ne dubito perché ho contribuito con una storia che vira sulla commedia grottesca, alla maniera de “L’armata Brancaleone”.

Come è nato il tuo racconto? Come si intitola?

L’oro dell’Uomo nero” è nato da un’idea piuttosto semplice: Gaglioffi contro Mostri. Così sono venuti fuori i tre membri della banda scalcagnata che si appresta a fare il colpo della vita e rubare alcuni crocifissi benedetti d’oro massiccio. Secco, il protagonista, non è spuntato fuori subito e all’inizio avrebbe dovuto essere una spalla, poi però mi ci sentivo così bene nei suoi panni che l’ho promosso a “conduttore”. Quando ha preso in mano le redini della storia, tutto è filato liscio e ha mantenuto il suo tono burlesco fino alla fine.

Pensi che i lettori apprezzeranno questo tentativo di coniugare lo spaghetti western (di cui è chiaro omaggio) al fantasy?

E chi lo sa? Per certe previsioni ci vorrebbe la sfera di cristallo. Spero che i lettori siano incuriositi da questa strana commistione di generi e vogliano scoprire un fantasy un po’ diverso, non tanto per l’ambientazione italiana ma per il tipo di storie marrane di Zappa e Spada.

:: Intervista a Leonardo Patrignani a cura di Lucrezia Romussi

13 ottobre 2017

time dealLeonardo Patrignani, autore tradotto in inglese, francese, spagnolo, tedesco, polacco, serbo, turco, grazie alla saga Multiversum merita il prestigioso premio “Book of the Year” per due anni consecutivi, mentre nel 2015 gli viene attribuito il riconoscimento ‘’Best Book for Christmas’’. I suoi libri sono stati distribuiti in 24 Paesi. Durante il 3º Incontro Internazionale di Letteratura Fantastica, tenutosi presso l’Auditorio Borges della Biblioteca Nacional de Buenos Aires ha rappresentato magistralmente l’Italia. Leonardo Patrignani, in occasione, dell’uscita del suo ultimo capolavoro ‘’ Time deal’’ (DeAgostini) che come sostiene Licia Troisi è “Un romanzo che tiene incollati alla pagina” e come annuncia Glenn Cooper è ‘’ una lettura imperdibile’’ ha gentilmente risposto alle domande che seguono.

Ha un passato da musicista, c’è qualcosa in comune tra scrivere un libro e cantare una canzone?

Nel mio caso c’è molto in comune perché, ai tempi, non solo cantavo i brani della mia band, ma ne ero anche l’autore. Quindi partiva tutto dal processo creativo, anche perché i primi due dischi del mio gruppo erano dei “concept album”, vere e proprie storie che si dipanavano traccia dopo traccia.
Nella sua vita si è anche dedicato alla recitazione e al doppiaggio di famosi video games, queste esperienze le sono state utili per diventare uno scrittore affermato?
Direi di no. Queste attività hanno di certo arricchito la mia esperienza, ma fanno parte di un mondo lontano da quello dell’editoria.

La saga ‘’Multiversum’’, è stata distribuita in 24 paesi dove ha preso l’ispirazione per scrivere i tre capolavori?

Dalla realtà che mi circonda e dalla continua domanda che faccio a me stesso di fronte a ogni genere di bivio: “e se avessi preso la strada opposta?”

leonardo patrignani

Nel 2015 è uscito ‘’There’’ un libro che le ha dato parecchie soddisfazioni come la possibilità di rappresentare l’Italia al terzo incontro internazionale di letteratura fantastica a Buenos Aires com’è stata quest’esperienza? Inoltre, prossimamente dello stesso libro sarà presentato un adattamento cinematografico cosa si aspetta da questa nuova avventura?

There è senza dubbio il romanzo a cui tengo di più, per la vicenda umana che racconta e per le domande esistenziali che covano sotto la superficie dell’intreccio narrativo. Non so che cosa accadrà a livello cinematografico, non mi occupo in prima persona del progetto e ho solo venduto un’opzione sui diritti cinema tramite il mio agente, dunque rimango in attesa senza volare troppo con la fantasia. Se la cosa andrà avanti, ne riparleremo con piacere.

Quest’anno ha appassionato i lettori con il suo nuovo romanzo ‘’Time deal’’ potrebbe, per favore, descriverlo brevemente?

In una frase: siamo sicuri che vivere per sempre sia quello che vogliamo dalla nostra esistenza? Non è detto, e nonostante i progressi della medicina e della ricerca in termini di nanotecnologie, chi avesse tra le mani un potere simile, domani, potrebbe farne il peggiore degli usi. E trasformare il miracolo in condanna. Questo accade ad Aurora, un’isola del Pacifico che ospita ancora la vita a seguito di una catastrofe nucleare. In questa metropoli soffocata dall’inquinamento seguiremo le vicende di alcuni ragazzi sulle cui spalle graverà il peso del futuro dei loro concittadini.

Se si trovasse nelle condizioni dei protagonisti di ‘’Time deal’’ come si comporterebbe?

Prenderei tutte le informazioni del caso, come faccio al giorno d’oggi in materia di medicina, prima di farmi un’opinione. Tendenzialmente, comunque, sono per la scienza. Certo, bisogna sempre stare attenti al rovescio della medaglia, che in questo frangente mi ha fornito lo spunto per una distopia vera e propria.

Consiglierebbe ‘’Time Deal’’ ai ragazzi?

Certamente. Il romanzo è inserito nella collana Young Adult di DeA, e i ragazzi sono il target principale del libro, anche se – per via delle tematiche universali – ho sicuramente anche tanti lettori adulti in prima fila. Cerco sempre di immaginare storie per tutti, che non siano ghettizzate in un solo settore. Col rischio, a volte, di mandare in crisi i librai. Ma ti lascio con un interrogativo: se oggi venisse pubblicato per la prima volta Stephen King, un romanzo come IT in che settore finirebbe? Ragazzi o adulti? Io dico: entrambi. Non a caso, il Re è da sempre il modello a cui mi ispiro, ed è un autore “incatalogabile”.
Ringrazio infinitamente Leonardo Patrignani, che con sincerità e disponibilità ha risposto a ogni quesito, l’Italia intera dovrebbe essere fiera di scrittori come lui che con capacità, passione e competenza diffondono la letteratura nazionale nel mondo.

:: Un’ intervista con Loredana Lipperini

3 ottobre 2017

Lipperini-cover-DEFBenvenuta Loredana su Liberi di Scrivere e grazie per avere accettato questa intervista. Presentati ai nostri lettori. Raccontaci un particolare della tua infanzia a cui tieni particolarmente.

Sono una donna che legge e che parla di quel che ha letto, e sono una donna che scrive. Se devo retrocedere fino al momento in cui è nato tutto questo, incrocio i miei cinque anni, un libro ricevuto in regalo, e la parola “treno” che di colpo si associa nella mia mente a una locomotiva col pennacchio di fumo. E’ cominciata così.

Giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica, una vita tra i libri, sempre occupata a leggerli o a scriverli, o a parlarne coi lettori o i tuoi radioascoltatori. Come è nato il tuo amore per i libri?

Quando ho capito che nei libri avrei potuto fare tutte le esperienze che desideravo, e vedere luoghi sconosciuti, e dare un nome alle mie emozioni. C’è un passo meraviglioso di Proust, in Dalla parte di Swann, che dice, parlando dei singhiozzi di solitudine del bambino che è stato, che quei singhiozzi non sono mai scomparsi: “ è soltanto perché la vita si è fatta più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore delle città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera”. Un libro, credo, riesce a farti ascoltare quel che sembrava tacere, sia che tu lo legga, sia che tu lo scriva.

La poesia di Fortini che ami di più.

Tutte. E, parlando di prosa, la sua ultima lettera, spietata e ammonitrice verso chi stava già contribuendo alla fine di un mondo. Era il 1994.

Parliamo adesso del tuo nuovo libro L’arrivo di Saturno, edito da Bompiani. Graziella De Palo è esistita davvero, era una giornalista d’inchiesta, come si direbbe oggi, scomparsa a Beirut il 2 settembre 1980, assieme al giornalista Italo Toni. Che ricordo hai di questa donna coraggiosa? Filtrato dai tuoi ricordi personali e da ciò che emerso da giornali e telegiornali, e voci degli amici.

Quel che ricordo è quanto ho scritto nel romanzo: ho inteso restituire l’amica e la ragazza, non semplicemente il “caso”. E spiegare come sia stato possibile che una giovane donna di 24 anni si sia volontariamente infilata in un groviglio di tenebra: perché credeva nella verità, e credeva che quella verità si potesse raccontare.

Conosco il caso di Ilaria Alpi, mentre non conoscevo la storia di Graziella, forse perché ero troppo giovane quando è scomparsa o per una sorta di amnesia collettiva. Come è nata in te l’esigenza di narrare la sua storia, filtrata dalle esigenze di un libro di narrativa, non di un documentario?

Volevo scrivere un romanzo, non una non fiction novel, o un saggio, o un memoir. I saggi ci sono già, e vengono, come spesso avviene, dimenticati. Il desiderio o se credi l’ambizione, è quello di restituire una maggior durata, un tempo più lungo, alla memoria.

Pensi che ci siano ancora ragazze motivate, idealiste come lei al giorno d’oggi o era il periodo, e l’entusiasmo e l’idealismo di allora ormai stanno scomparendo?

Certo che ci sono. Bisogna solo saperle vedere.

C’è ormai molta aggressività su Internet, sui social, soprattutto rivolta contro le donne. Da cosa pensi sia dovuto? Da una contingenza generale, da una frustrazione diffusa, dall’ impunità di colpire chi tollera e non reagisce? Come cerchi di fermare questa follia collettiva?

Dalla rabbia, dal rancore, dall’impotenza. E dall’idea che non esista più una comunità, ma si sia soli. Non si tratta di fare leggi speciali per Internet: si tratta di ricreare una cultura, che era esattamente quello che presagiva Fortini in quell’ultima lettera. Io faccio quel che posso: ovvero, cerco di motivare quello che scrivo sui social, di non cedere alle semplificazioni, di non partecipare ai flame.

Tornando ai libri, quest’estate mi ha detto che stavi leggendo Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. Quali libri hai adesso sul comodino?

Atti umani” di Han Kang.

Quali sono i tuoi maestri letterari? Quegli scrittori che ti hanno dato e insegnato di più sulla scrittura, sulla letteratura, sulla vita?

Uno, soprattutto: Stephen King. Mi ha insegnato la bellezza della storie e l’importanza dello sguardo sui mondi piccoli, che nascondono squarci verso l’universo intero.

Ti avevo promesso poche domande, questa è l’ultima. Parlaci dei tuoi progetti letterari futuri? Stai scrivendo un nuovo libro o hai in programma di iniziarne uno a breve?      

Lo sto scrivendo. Con calma. Con tutto il tempo che richiederà.

:: Un’ intervista con Ella Gai – blogger di Ella Gai

25 settembre 2017

ella gaiBenvenuta Ella, su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo con le presentazioni. Parlaci di te. Dei tuoi studi, del tuo lavoro, della tua vita lontana dal blog.

Grazie per questa intervista.
Da dove iniziare… Mi chiamo Ella Gai, uno pseudonimo insito nel mio nome, che mi ha subito conquistata. Ho “inventato” questo nome diversi anni fa prima di autopubblicarmi, e da allora non mi ha più lasciato. Sono laureata in cinema e ho una specializzazione in tecniche digitali, sempre inerente al campo dei multimedia. Ovviamente sono una appassionata di cinema. Amo tutti i film, un po’ meno quelli horror, ma anche quelli fanno parte del mondo del cinema, ahimé! Inutile dire che questo tipo di laurea mi ha dato l’opportunità di poter lavorare con alcune produzioni cinematografiche, realizzando delle sceneggiature, che, però, sono firmate con il mio nome completo e quindi non come Ella Gai. Da poco meno di 24 ore ho superato un altro anno di vita. Non dirò quanti anni ho, perché ho stabilito che dopo i trenta, non l’avrei più detto. ^_^ Quando non lavoro, o scrivo, viaggio, se posso. Negli ultimi anni mi è capitata l’occasione di andare all’estero più di un paio di volte l’anno, grazie a un gruppo di amici formidabili. Adoro vedere posti nuovi, scoprire usanze a me lontane, inspirare l’odore di cibo dei posti che visito, e immergermi nella cultura di questi paesi. Fino ad oggi ho visto molto poco, ma non vedo l’ora di preparare la valigia e partire per una nuova metà. Se potessi vivrei nei gate di tutti gli aeroporti del mondo.

Come è nata l’idea di aprire un blog letterario? Sei tu la fondatrice di Ella Gai?

Sì, il blog è il mio. In realtà lo avevo aperto per parlare solo dei miei romanzi, eccop erché porta il mio nome, ma dopo circa un anno, mi sono resa conto che io sono una persona con dei tempi lunghissimi nella scrittura di romanzi; perciò avere questo spazio aperto senza però aggiornarlo mi dispiaceva moltissimo. Così ho deciso di iniziare a parlare dei libri che leggevo, esprimendo sempre il mio pensiero con la massima onestà ed educazione. Una delle mie regole, ancora tutt’ora vigenti, è quella di non lasciare mai voti ai romanzi, come di consueto fanno i blog letterari. Questa regola oggi l’ho imposta anche alle mie collaboratrici. Credo che un conto sia dare il proprio parere, un conto sia dare un voto che influenzerebbe il lettore. Sono dell’idea che se un libro a noi del blog non piace, non vuole dire che non possa piacere al lettore, così come il contrario. Per i primi tempi ho aggiornato il blog quando ne avevo il tempo, poi ho chiesto a un mia lettrice, diventata prima amica e poi collaboratrice se le andava di leggere qualche romanzo e darmi la sua opinione. E così… piano piano sono arrivate le altre collaborazioni. Ci tengo a dire, che tutte le persone che collaborano con me, hanno massima visibilità sul mio sito e ogni loro recensione porta il loro nome, come è giusto che sia.

E’ un blog collettivo, multiautore. Da quanto siete online?

Sì, è un blog multiautore, ma solo per le recensioni ai romanzi. In realtà sto cercando collaborazioni anche per altri tipi di post, ma è molto più difficile di quello che può sembrare. Non tutte sono disposte a scrivere, molte preferiscono solo leggere.

Come è nato il tuo amore per i libri?

Ho iniziato a leggere perché spronata dalla scuola, ma solo quando mi sono diplomata mi sono avvicinata alla lettura in modo diverso. Ho iniziato a scegliere da me i libri, catturata dalle trame e dalle copertine, ovviamente, e poi, dalle librerie che mi tenevano ostaggio per ore. ^_^ Se dipendesse da me, vivrei a metà tra i gate degli aeroporti e le librerie di tutto il mondo. Mi lascio incantare dall’odore della carta e dalle mille immagini che vedo.

Quali generi leggi principalmente?

Romance, Thriller, qualche volta, e spesso i classici. Ma questi ultimi solo quando ne ho proprio una voglia disperata. Ultimamente mi sto avvicinando a un nuovo sottogenere del romance, che è il dark, e devo dire che mi sta piacendo molto. E’ un genere però, che non è per tutti i palati.

Ti occupi di libri e Life style. Come è nata l’idea di abbinare le due cose?

L’idea di parlare di lifie style è nata perché spesso sul mio profilo facebook, carico foto di vestiti, luoghi, oggetti strani che vedo. Così un giorno mi sono detta: “e se ne parlassi sul blog?” In questo modo darei a tutte le persone di poter vedere gli scatti strani che realizzo e non solo agli amici di facebook. Così ho iniziato… Una cosa di cui vado fiera è parlare del mondo curvy. Io sono una ragazza dal fisico mediterraneo, quindi parlare di qualcosa che mi è molto familiare mi rende felice. Spesso le ragazze curvy non sanno cosa indossare e come indossarlo, soprattutto le teeangers, che vivono la loro esperienza curvy, più come un disagio che una particolarità. Io ci sono passata quindi so cosa vuol dire. Ci tengo a precisare che per curvy io intendo tutte le ragazze che hanno dei chili in più e non la classica bona con il fisico a Clessidra.

Parlaci del progetto legato al blog. E’ solo un hobby o vorresti che diventasse qualcosa di più?

Mi piacerebbe che diventasse “qualcosa di più”. Di sicuro, non potrò parlare di tutto, anche se mi piacerebbe che fosse così, ma credo che parlare delle cose che si conoscono più da vicino sia la scelta migliore. Quindi per il momento mi fermo a libri: life style e cinema.

Cosa hai pensato quando ti ho proposto questa intervista?

Che bello! Rilasciare questa intervista che parla di me, ma soprattutto del mio blog mi ha reso e mi rende molto felice.

Ascolti musica mentre leggi?

Quando leggo no. Preferisco il silenzio, mentre quando scrivo sì. Sia che si tratti di post per il blog, che per me stessa o il mio lavoro. E’ come se la musica mi estraniasse dal mondo e mi permettesse di ascoltare le mie parole. Questo pensiero nasce forse dal fatto che sono mancina, e come saprai, i mancini quando scrivono non leggono ciò che scrivono, perché la mano copre le parole. E se ci fai caso, balbettano con la bocca le parole che stanno scrivendo. La musica, mi aiuta a restare concentrata, mi aiuta a ripetere le parole che scrivo, perché altrimenti perderei il filo del discorso.

Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.

Idee per il blog? Un’infinita. Peccato solo per il tempo che è sempre molto limitato. Vorrei incrementare le mie video recensioni ai film e telefilm che pubblico sul mio canale youtube, vorrei andare più spesso al cinema per poter poi parlarne nel blog, e vorrei altri mille cose, ma so che saranno irraggiungibili. Nel mio futuro ci sarà forse un nuovo libro con la Newton Compton e poi altri romanzi che mi piacerebbe scrivere. Tutto quello che verrà grazie al blog sarà sicuramente bello.
Grazie mille per questa intervista.

I suoi social:

Blog: http://www.ellagai.com
Facebook: https://www.facebook.com/ellagaiautrice
Twitter: https://twitter.com/ellagai
Istagram: @ellagaiautrice

:: Corso di letteratura femminile a Brescia – docente: Viviana Filippini

19 settembre 2017

centro san clementeIl Centro Linguistico e Culturale San Clemente, che ogni anno organizza oltre 250 corsi su misura per privati e aziende, quest’anno ha in programma un Corso di letteratura femminile, tenuto da una docente speciale, la nostra Viviana Filippini, giornalista e operatrice culturale che i nostri lettori conoscono ormai da anni, sempre distintasi per bravura e serietà. Il corso si terrà dal 10 ottobre 2017 al 28 novembre 2017,  a Brescia in Via Cremona 99. Il martedì dalle 18,30 alle 20. In tutto 12 ore per un costo contenuto di 185 €.

Il corso verterà sull’analisi della vita e delle opere di alcune delle scrittrici più significative della letteratura del Nocecento e non solo. Un libro a lezione.  Tra le scrittrici: Sibilla Aleramo, Iréne Nèmirovsky, le sorelle Bronte, Dacia Maraini, Laura Morante, Sof’ja Tolstaja, Matilde Serao, Selma Lagerlof.

Una serata di presentazione gratuita del corso sarà tenuta dalla docente Viviana Filippini in data 3 ottobre 2017 alle ore 18.30, sempre presso la sede di Via Cremona 99 a Brescia.

Ma noi, curiosi, ne abbiamo voluto sapere di più per cui abbiamo chiesto maggiori informazioni direttamente a Viviana. Ecco cosa ci ha detto:

Come è nata l’idea, il progetto per questo corso?

Il corso dedicato alla Letteratura al femminile è nato dall’amore per la lettura e dal fatto che spesso nel corso della Storia, certe attività erano ritenute esclusivamente  maschili. Era difficile nei secoli scorsi accettare il fatto che una donna potesse fare la pittrice, la scrittrice, il medico, la musicista, la regista e tanto altro. Con il passare dei secoli, molti ostacoli furono abbattuti, ma ancora nel XX secolo certe scrittrici incontrarono ancora difficoltà nel farsi accettare per quello che facevano. Nel corso delle lezioni cercherò di far conoscere e riscoprire alcune donne che fecero dello scrivere il mestiere di una vita. Alcune di loro saranno Sibilla Aleramo, Iréne Nèmirovsky, Dacia Maraini, Elsa Morante, Sof’ja Tolstaja, Selma Lagerlof, Toni Morrison, Ella Maillart o Annemarie Schwarzenbach. Alcune sono note, altre magari un po’ meno, ma molto attive nella scrittura. inoltre tengo a ricordare che tutto sarà possibile grazie alla collaborazione che c’è con il Centro Linguistico Culturale San Clemente di Brescia, dove il corso si svolgerà, e dove ho già avuto modo di tenere un corso dedicato alla città di Brescia, tra Storia e arte.

Come ti sei preparata per le lezioni?

Leggendo e scegliendo i libri delle autrici che saranno protagoniste delle lezioni, il tutto cercando di individuare elementi che legano, come un sottile filo, le autrici le une alle altre. Ogni serata sarà un incontro e un confronto tra autrici che hanno qualcosa in comune e no. Ho cercato donne scrittrici che possono essere messe in relazione tra loro perché, per esempio, si sono occupate di mettere nel libro il conflitto giovani adulti, o hanno preso in considerazione le condizioni dei neri d’America, oppure hanno convissuto con la malattia mentale, o hanno fatto del viaggio, della scrittura e della fotografia il principale strumento per documentare e raccontare la realtà. Temi che potrebbero sembrare lontani nel tempo ma, che in realtà sono ancora molto attuali.

Come è strutturato il corso e che materiale devono procurarsi gli allievi?

Il corso sarà caratterizzato da una lezione di presentazione gratuita che si terrà a Brescia, presso il Centro Linguistico Culturale San Clemente. In quell’incontro racconterò ai presenti la struttura del corso che partirà il 10 ottobre, per 8 martedì, fino al 28 novembre. In ogni lezione le protagoniste saranno due, a volte tre, autrici donne. Tengo a precisare che non sarà necessario aver letto i libri raccontati, anzi quelli saranno un po’ la sorpresa, perché l’intento del cammino in questi romanzi è quello di fare una sorta di storytelling dei alcuni romanzi per stuzzicare la curiosità dei partecipanti, spingendoli, spero, alla lettura del romanzo che presenterò alla lezione e degli altri che caratterizzano la produzione letteraria delle scrittrici. I partecipanti potranno prendere appunti se lo riterranno opportuno e poi, potranno proseguire la scoperta delle scrittrici e come donne che spesso hanno lottato per affermarsi come tali.

Se volete iscrivervi, (si può fare direttamente online) o chiedere maggiori informazioni, potete farlo a questo link: qui.

:: Un’ intervista con Riccardo Esposito – Web writer freelance e blogger di My Social Web

15 settembre 2017
riccardo esposito

Photo Credits Davide Esposito

D: Ciao Riccardo, benvenuto su Liberi di scrivere e grazie per aver accettato questa intervista.
Iniziamo con le presentazioni, nell’ambiente dei web writer e dei copywriter sei una celebrità, ma per chi ancora non ti conoscesse, presentati, parlaci di te, è vero che vivi a Capri?

R: Ciao! Allora, mi chiamo Riccardo Esposito e sono un web writer. Ovvero una persona con un obiettivo semplice: scrivere. O meglio, scrivere nel miglior modo possibile. Ho lavorato in agenzie stampa e in web agency, poi ho deciso di aprire partita IVA e propormi come freelance. Prima ancora ho frequentato la facoltà di scienze della comunicazione a Roma, dove ho collaborato con la cattedra di Antropologia e Comunicazione Mediata dal Computer. Qui è nata la mia passione per la scrittura. E per la relazione con le persone che si trovano dall’altro lato del monitor.

D: Ti ho conosciuto, perlomeno virtualmente, leggendo il tuo blog My Social Web, ricco di spunti sia per i professionisti che per coloro che da blogger amatoriali, per hobby insomma, vogliono diventare professionisti. Come hai iniziato tu, quando hai capito che questo mondo faceva davvero per te?

R: Come ho già detto, nel corso degli anni universitari è nata la mia passione per la scrittura e per il blogging. In realtà c’è stato un episodio interessante che racconto sempre per capire e far capire l’importanza della specializzazione nel mondo della scrittura.
Frequentavo ancora la facoltà, quando un professore chiese di portare un lavoro scritto per integrare l’esame orale. Una sorta di tesina, un articolo scientifico. Io ero fiducioso, avevo fatto un buon lavoro. Almeno dal punto di vista dei contenuti. Ma il professore rimandò indietro il lavoro. Non perché scarso dal punto di vista dei contenuti ma illeggibile.
Era un muro di parole, giustificato, senza grassetto e spazi. Un’impresa leggere quelle pagine, e giustamente il professore ha valutato il concetto di qualità prendendo in considerazione anche l’esperienza utente. Ho chiesto spiegazioni, ho avuto informazioni sulle quali lavorare. E oggi eccomi qua, a ringraziare l’università italiana per avermi dato una traccia da seguire.

D: La gavetta si deve fare sempre in qualsiasi lavoro. Indicativamente, quanto dovrebbe durare?

R: Non esiste una fine, ma una consapevolezza. Adesso sai fare questo lavoro fino a un certo punto e puoi proporti come un professionista. In realtà la gavetta esiste sempre, cambia solo il livello ambito. Appena esci dall’università puoi muovere i primi passi, poi diventi un bravo professionista del tuo settore, poi inizi a fare formazione. Quindi devi imparare a muoverti in questo settore e fai la gavetta per diventare un bravo formatore. Non si finisce ma, solo se usi tutto questo percorso per migliorare.

D: La scrittura per il web ha regole ferree e peculiari, che ogni blogger professionista deve conoscere. Quali sono (perlomeno le principali) e quale è la più disattesa?

R: La buona scrittura online deve puntare alla semplicità. La regola principale coincide con quella più maltrattata: scrivere per farsi capire. Molti professionisti vedono la scrittura online come un esercizio, come un modo per gonfiare le pagine con testo più o meno utile. E si perde di vista l’obiettivo ultimo: comunicare. Sfruttando però il dono della sintesi, la capacità di raggiungere – con il minor sforzo possibile – l’obiettivo. Ovvero informare e/o emozionare, in base agli obiettivi.

D: Sei anche un docente e formatore, tieni corsi e offri consulenze a chi vuole migliorarsi e crescere. Come ti si può raggiungere? Ci sono moduli anche per le blogger più giovani, ma interessate al professionismo?

R: Ti confido un segreto: ho trovato la soluzione. La formazione costa, nel senso che un professionista deve far pagare al cliente una certa somma per trasferire le conoscenze. Conoscenze maturate, oggi, in 10 anni di esperienza sul campo. Però sto pensando a un corso di blogging video da vendere a un prezzo accessibile, soprattutto per chi inizia a lavorare in questo settore. In ogni caso la soluzione migliore è sempre quella di avere il professionista faccia a faccia, al proprio fianco: mysocialweb.it/corso-di-blogging

D: Cosa ne pensi del blogging prettamente letterario. Ci sono qualcosa come 300 (forse di più) piccoli blog, perlopiù amatoriali, tenuti in prevalenza da ragazze, ma ci sono anche ragazzi. Li leggi? Quali, perlomeno per modalità, apprezzi di più?

R: Non seguo questo genere ma posso solo dire questo: ben venga la scrittura sul blog. A prescindere dall’argomento, per me è decisivo fare in modo che un appassionato di letteratura usi il blog per scambiare idee e informazioni.

D: Sei autore di due manuali disponibili anche negli store online: Fare blogging: Il mio metodo per scrivere contenuti vincenti e Etno blogging per tribù digitali trasforma il tuo pubblico in una community: Sfrutta blog e social per diventare un punto di riferimento, ce ne vuoi parlare?

R: Sono due libri che si completano. Il primo (Fare Blogging) spiega cosa fare prima di pubblicare un progetto. Racconta come sfruttare al meglio il piano editoriale. Mentre il secondo (Etno Blogging) sottolinea l’importanza della community: trasformare il pubblico in una tribù, un insieme coeso e attento alle tue pubblicazioni. Ma soprattutto fedele. Sulla scrittura online non ho scritto niente di tecnico e specifico, ma non serve: ci sono i manuali di Luisa Carrada che svolgono al meglio questo lavoro.

D: La professione di blogger per molto tempo, almeno in Italia, non è stata presa sul serio. Oggi, grazie anche a persone serie come te, le cose stanno cambiando e sono cambiate. Dire di essere un blogger non ti classifica più come un ragazzo poco cresciuto che smanetta sul computer. I blogger vengono presi sul serio, vengono assunti dalle grandi aziende per curare i loro portali, blogger freelance lavorano in modo indipendente o per agenzie con contratti di tutto rispetto. In soli 10 anni insomma tutto è cambiato. Quale pensi sarà il futuro?

R: Continua specializzazione. Fin quando Google premierà i contenuti di qualità ci sarà sempre bisogno dei blogger. Prima bastava saper scrivere, oggi devi conoscere le tecniche del SEO copywriting, le dinamiche che si nascondono dietro ai social e le soluzioni per lavorare al meglio con l’email marketing.
Domani l’attenzione sarà per la creazione di contenuti diversi: già oggi l’attenzione sui video è alta, magari un giorno ogni blogger dovrà essere anche SEO expert o video maker. Non so, sto ipotizzando ma il futuro lo vedo proteso verso l’ampliamento delle conoscenze.

D: Avrei mille altre domande da farti, ma non voglio approfittare del tuo tempo. Per cui ti ringrazio e ti auguro di conseguire i traguardi professionali che ti sei prefissato.

R: Grazie. Un altro consiglio: non lasciare che siano gli altri a gestire la tua vita professionale. Trattati con rispetto, ammettere i propri sbagli è giusto ma non puoi continuare a considerare te stesso come l’ultima ruota del carro. Studia, impara e poi porta avanti i tuoi diritti.