:: Un’ intervista con Claudio di Biagio autore di Si stava meglio (Rai Eri 2017) a cura di Greta Cherubini

copertinaHo letto il primo libro di Claudio di Biagio (regista, sceneggiatore, youtuber e speaker radiofonico, n.d.r).

“Si stava meglio”. “Quando si stava peggio”, si direbbe con un certo automatismo del pensiero, a completamento di un detto popolare ormai diventato un mantra. E invece no. La frase resta a metà e diventa il punto di partenza per un viaggio nel tempo e nello spazio. Ad ogni lettore è dato di trarre liberamente le proprie conclusioni alla fine del percorso. Ciò che si deduce dal racconto è che la storia in fondo è sempre la stessa, eppure cambia continuamente: cambia in base a chi la racconta, in base a chi l’ascolta e in base al tempo in cui viene raccontata.
Ho chiesto a Claudio di Biagio di rispondere ad alcune domande per il blog.

(Lo intervisto all’ora di pranzo, me lo immagino intento a gustarsi un bel piatto di pasta “alla zozzona” della mitica nonna Lea. Mi risponde in modo aperto e cordiale, un po’ meravigliato del consenso che sta ricevendo).

Ciao Claudio, ho letto con interesse il tuo libro. Ti faccio i miei complimenti, so che “Si stava meglio” è già in ristampa. Nell’epoca degli smartphone, pare che i giovani abbiano ancora voglia di fermarsi ad ascoltare le storie dei nonni … cosa pensi di questo successo?

Sì, da qualche giorno siamo in ristampa. Ma non parlerei di successo, piuttosto di un interesse molto alto. Credo che il segreto consista nel fatto che questo libro parli di memoria. Sono storie che vengono dal passato, racconti di cose che non conosciamo e che inevitabilmente suscitano interesse. Questi meccanismi funzionano e funzioneranno sempre. Il mio merito semmai è quello di aver reso “visive” queste storie e quindi più accattivanti per il pubblico.

Credo emerga un certo relativismo nel tuo viaggio con nonna Lea, inteso come l’impossibilità di raggiungere una verità oggettiva e assoluta. Eppure si percepisce ugualmente da parte tua lo sforzo di capire, di conoscere, di custodire la memoria e di trarre insegnamento dall’esperienza. Qual è la morale del libro? In assenza di risposte certe, pensi che la volontà di capire sia già di per sé un valore assoluto?

Assolutamente, era proprio questa la lettura che volevo dare. Nel libro non cerco di dare risposte definitive, cerco di invogliare il lettore ad andare alla ricerca di risposte. Il titolo significa proprio questo. Il detto popolare recita “Si stava meglio quando si stava peggio”. Io ho cercato di scardinare questa filastrocca, di non dare più nulla per scontato. Mi sono chiesto: Ma davvero si stava meglio quando si stava peggio? E perché? Ogni lettore alla fine è libero di dare la propria personale risposta a questa domanda.

Hai scelto come guida del tuo viaggio tua nonna Lea e altrettanto “maturi” sono i personaggi che hai intervistato in cerca di risposte. Perché secondo te il dialogo con i nostri nonni è più semplice di quello con i nostri genitori? Cosa accomuna queste due generazioni apparentemente così distanti?

Probabilmente il fatto che entrambe siano in crisi. Mi ha molto colpito una frase pronunciata da Giorgio Michetti quando ho avuto modo di intervistarlo. Ha detto “Noi assistiamo alla partita fuori dal campo”. Ed effettivamente è così. I nonni e i nipoti possono solo guardare il gioco da lontano, per diversi motivi, chi perché ormai troppo anziano e chi perché non ancora pronto. La partita è dei padri. Sono loro ad occupare il campo da gioco. Credo sia questo ad accomunare due generazioni apparentemente così distanti. Il fatto di osservare senza poter intervenire direttamente sulla realtà.

Il tuo è uno stile che punta alla frase breve, all’evocazione di un’immagine o di un suono in grado di suscitare un’emozione immediata nel lettore, di risvegliarne una sensazione o un ricordo. Quale importanza ha avuto la tua esperienza a contatto con il pubblico nell’affrontare la scrittura?

Molta, il web vuole che tu abbia un tuo linguaggio e che sappia intrattenere il pubblico. Ecco perché ho scelto di non dilungarmi in digressioni inutili e di essere piuttosto di impatto, di dare un’immagine visiva di quello che stavo raccontando. H cercato di riportare questi racconti soprattutto filtrandoli con un occhio da regista. Poi ovviamente c’è anche il momento per le pause lunghe.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Continuerai la strada della narrativa?

Di progetti ce ne sono tanti. Prima di tutto un film. Mi piacerebbe molto portare sullo schermo “Si stava meglio”. Per quanto riguarda la narrativa, scrivendo questo libro mi sono reso conto che mi piace scrivere. Ho già una storia un mente, chissà che non diventi presto un altro libro.

In bocca al lupo!

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