Archivio dell'autore

:: Grazie ai lettori di Liberi di Scrivere!

14 ottobre 2024

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:: Elogio del quotidiano di Francesco Affatato

14 ottobre 2024
Hic et nunc -Immagine a cura di Vittorio, dall’Agenzia di comunicazione Imperfect. Tutti i diritti riservati.

Molto spesso, nella frenesia odierna, siamo portati a non calcolare i piccoli piaceri che le sensazioni ci offrono nel quotidiano procedere nella nostra vita, ad esempio, quando siamo sotto le coperte per riposare o dormire la nostra mente, non essendosi abituata al rilassamento, ci ricorda occasioni mancate, episodi sfortunati della giornata o, peggio, a sfortune che assillano il globo terrestre (fame, povertà, negligenza dei capi di governo, negligenza di capi vari) o piacéri che ormai abbiamo perso con l’accellerare dei tempi, lasciandoci il giusto tempo di capire se abbiamo completato la toeletta serale o abbiamo svolto le nostre mansioni.

Invece il letto può offrirci, nella sua spigolosa vetustà (3500 a.C. in poi) tra le sue coperte leggere estive o tra i caldi coltroni invernali nei quali ci avvolgiamo, piaceri che ormai, con la cella reale dei tempi, abbiamo ormai perso. Come abbiamo perso il piacere di viaggiare, il quale è diventato ormai impossibile per i costi, viste le disastrose condizioni dei mezzi pubblici e l’appena eccessivo costo di quelli privati e quasi nessun aiuto statale, e lo stato di alcune strade. 

Il paesaggio naturale (fatta qualche eccezione) è capace di lasciarci ancora a bocca aperta, se lo vediamo con occhi tranquilli e sereni e non con la fretta che caratterizza ogni spostamento che compiamo per lavoro o vacanza che sia.

Il quotidiano sta proprio laddove l’azione si ripete: lo svitare una penna, il passarsi la mano tra i capelli, l’allacciarsi le scarpe, mangiarsi un panino, lo svegliarsi la mattina e sentire l’odore di te aromatizzato alla vaniglia, lambire con i polpastrelli questo foglio (il testo è scritto in origine su cartaceo). Ed avvertire l’inchiostro nero che ha impresso la stampante sopra, solo una piccola parte di tutte quelle cose che facciamo senza pensare, avvertire, percepire, sentire la loro importanza; il cervello per mantenersi vivo e attivo ha bisogno di molti stimoli, di cui noi siamo da sempre alla ricerca (nelle emozioni forti o, peggio, nelle sostanze stimolanti (come caffè alcol fumo droghe pesanti e pesantissime, che molto spesso portano a conseguenze disastrose) che qualora abusate, ci distolgono  dal coltivare i valori che riteniamo essenziali per la nostra realizzazione.

Per raggiungere il piacere duraturo dovremmo essere ingenuamente sensibili, in pratica avvertire a mente serena l’ambiente che ci circonda ignorando dolore, sofferenza e tutto ciò che veniva considerato “male dell’anima” in modo tale da percepire ogni sfumatura delle modalità di approccio verso gli oggetti e provare piacere e soddisfazione da ciò. 

Questo, purtroppo non è consentito dei tempi che sono diventati troppo frenetici e che, per assurdo,  ci siamo imposti con il tempo e con l’invenzione degli orologi.

Per carità, il tempo è importante, ma siamo troppo spesso concentrati dal prima o dal dopo dei singoli momenti, attimi di rispetto al durante di questi, che costituisce la inverita la vera quotidianità del nostro placido vivere giornaliero.

Un “haiku (componimento giapponese di breve lunghezza:

Sua dolce linfa,

tu assapori foglia.

Sembra lumaca.

Epicureo wannabe, Frankliano in divenire, Francesco Affatato ha già pubblicato su LiberiDi Scrivere.com un altro testo, Scorrere,  ed una sorta di poesia (?), Fuori dagli schemi. Ha sensazione di essere multipotenziale, multiplo  di 12, e multiproteico alla ricerca di situazioni che lo assaporino per bene. Musicista, factotum,  casalingo e babysitter, laureato in Giurisprudenza e basta (!?). Si serve del congiuntivo, dell’ottativo e di tempi e modi di dire, fare, baciare, lettera e testamentocrea e produce idee since 1998 (lui è degli anni ‘90). Gianni Rodari, Nazìm Hîkmet, Roal Dahl, 

:: Nel modo in cui cadono le foglie di Simonetta Calosi (A Car Edizioni, 2024) a cura di Federica Belleri

13 ottobre 2024

Ho ricevuto dall’autrice il romanzo in omaggio e per me è stata una piacevole riscoperta, dopo i precedenti.

Riscoperta perché la mia città, Brescia, viene raccontata in maniera particolare.

Riscoperta, di nuovo, perché il protagonista dei libri di Simonetta è il commissario di polizia Pietro Orlandi, ritrovato con piacere dopo l’indagine precedente raccontata ne “Il mare all’incontrario”.

 Orlandi non è solo un commissario di stanza a Desenzano del Garda, è anche un uomo complicato, soggiogato dalla logica e dalle concretezza della vita. E  molto a disagio nel gestire le emozioni del presente e del suo sofferto passato. 

Ha un figlio adolescente che ha ritrovato da poco e una compagna restauratrice, Siria, dal quotidiano molto simile al suo. Lavoro, figlia liceale, le giornate da fare scorrere tra una corsa e un’altra ai piedi del Colle Cidneo di Brescia. La loro è una relazione da montagne russe …

Cosa ho trovato in questa storia? Una trama ben costruita, un paio di sotto trame da non sottovalutare, tanta ricchezza legata all’arte e alla complessità dei sentimenti. Ho trovato le vittime (sì , più di una)che hanno bisogno di giustizia, di una fine decorosa e di pace per riposare. E ancora le emozioni sprigionate dall’amore universale, che in alcuni casi divide e arriva all’odio.

Ho trovato la poesia, la musica e la bellezza di una Brescia autunnale, colorata ma umida, pulsante ma sonnacchiosa. Che bello ripercorrere le strade solcate dai personaggi, che bello rivedere il lago di Garda, che bello lasciarsi trasportare in Val di Ledro!

Insomma, una storia tutta da vivere, al di là del tono giallo.

Ve lo consiglio vivamente.

Buona lettura.

Simonetta Calosi: ha un’esperienza trentennale nel campo del restauro e dei beni culturali. L’amore per la scrittura l’ha portata a pubblicare due romanzi che da anni promuovo in librerie, biblioteche e fiere del libro, tra quest’ultime il Salone del libro di Torino.

:: Aurora di Marina Visentin (Laurana Editore 2024) a cura di Giulietta Iannone

12 ottobre 2024

Ma le ombre poi tornano. Tornano sempre. E diventa sempre più difficile far finta di non vederle.
Roberto continuava a dirle che l’amava, Gemma continuava a pensare che erano una coppia, nonostante tutto. Cercavano di passare del tempo insieme, ogni tanto a Milano, qualche volta in Val Cannobina, a turno, perché entrambi non volevano essere giudicati ingiusti.
Da un po’ avevano cominciato a essere infelici. Ma non avevano voglia di dirselo. Non ancora.

Sogni, incubi, ossessioni, fobie, di questo magma caotico e composito è fatto il noir Aurora di Marina Visentin edito da Laurana Editore nella collana Calibro 9, dedicata al giallo e al noir. Gemma ha un legame con Ofelia, il tragico personaggio shakespeariano morto annegato, a cui è dedicata una mostra nell’elegante galleria d’arte dove la protagonista lavora. Gemma ha un segreto, su cui ha costruito una vita perfetta, casa elegante nel cuore di Milano, lavoro prestigioso, fidanzato artista, ma di notte quando le difese si abbassano e il mondo onirico fa emergere il passato, ritornano ricordi, traumi insoluti.

Che cosa succede? Che diavolo sta succedendo? Qualcuno mi segue? Chi? Perché?
Qualcuno sa? Ha visto? Mi ha scoperto?
Davvero qualcuno può aver scoperto tutto?
No.
Non ha senso. Non ha alcun senso.

Tutto è in bilico, tutto scorre apparentemente in modo placido finchè un uomo entra nella vita di Gemma, prima chiede informazioni su di lei ai vicini e conoscenti, la pedina, la spia, la terrorizza, un uomo che si rivela essere un ex poliziotto, vittima anch’egli delle sue ossessioni. Gemma e Vittorio così si incontrano, per uno scambio di persona, si conoscono forse non così casualmente, e iniziano una relazione in un crescendo di angoscia e segreti taciuti che vogliono emergere.

La notte è una culla abitata dal vento, un incubo fatto di acqua scura. È la vita che si spegne, coscienza che sprofonda nell’incoscienza. Oblio e paura. Una bambina che affonda nell’oscurità. Piangendo.
Apro gli occhi. Vedo buio. Chiudo gli occhi. Non cambia nulla, vedo solo nero. Riapro gli occhi. C’è luce ora, un chiarore indistinto che avvolge ogni cosa come un bianco sudario.
È il bianco il colore della morte.

Riuscirà a salvarsi Gemma dalla spirale che sembra avvolgerla e trascinarla dove non vuole andare? Cosa nasconde il passato e soprattutto il minaccioso presente? Chi è Aurora, la piccola dolce Aurora che si chiamava come la principessa della Bella Addormentata? Queste sono le domande che scorrono nella mente del lettore mentre legge questo libro oscuro e inquietante, sorretto da una scrittura evocativa e onirica. Sarebbe piaciuto a Hitchcock per l’importanza dell’inconscio nella vita di una donna apparentemente forte e realizzata che nasconde le sue mille fragilità sotto una spessa scorza di razionalità e durezza e gravata da una minaccia esterna e interna. Una donna in pericolo che ci ricorda le tante donne in pericolo nella vita reale, dominate da meccanismi psicologici sempre uguali, la paura, il senso di colpa, l’incapacità di conquistarsi una reale autonomia, l’incapacità di costruirsi relazioni sentimentali sane, meccanismi che l’autrice indaga con sensibilità e acutezza.

Marina Visentin è nata a Novara, da oltre trent’anni vive e lavora a Milano. Giornalista e traduttrice, una laurea in filosofia e un passato da copy-writer, ha collaborato con varie testate scrivendo di cinema. Ha pubblicato saggi sulla storia del cinema, libri di filosofia (Filosofia – Finalmente ho capito!, Vallardi, 2007), romanzi gialli e noir (Biancaneve, Todaro Editore, 2010; La donna nella pioggia, Piemme, 2017; Cuore di rabbia, Sem, 2021, Gli occhi della notte, Sem, 2023), il divertissement filosofico Raffasofia (Libreria Pienogiorno, 2021).

:: Profili d’autore: Pierre Lemaitre

11 ottobre 2024

Forse uno dei più interessanti, e amati dai lettori, scrittori d’oltralpe, Pierre Lemaitre si inserisce nella corrente degli autori di polar di qualità capaci di dare anche un’occhiata alla società francese contemporanea sia da un punto di vista sociologico che introspettivo. Nato a Parigi nel 1951, Pierre Lemaitre è un autore fortunato, vincitore di diversi premi e tradotto all’estero. Uno dei pochi scrittori francesi che viva della sua scrittura. Faccio qualche titolo la trilogia letteraria dedicata al periodo tra le due guerre Ci rivediamo lassù (Au revoir là-haut, 2013), I colori dell’incendio (Couleurs de l’incendie, 2018), Lo specchio delle nostre miserie (Miroir de nos peines, 2020) e la serie polar dedicata al commissario Camille Verhœven, ma forse è L’abito da sposo (Robe de marié, 2009) il libro per cui è più conosciuto in Italia. Se non li avete letti recuperateli, meritano sicuramente. Per capirci nel 2013 vinse il Goncourt proprio per Ci rivediamo lassù, e fu il primo autore di romanzi polar a ottenere il prestigioso riconoscimento. Lemaitre conosce alla perfezione i meccanismi del poliziesco e li applica con una certa disinvoltura ispirandosi forse anche a molta letteratura statunitense di thriller e di noir, ma alla francese, con come sfondo la società francese, molto diversa da quella statunitense, che indaga anche nelle sue pieghe più sinistre. E poi non scrive solo polar, anzi Il Serpente Maiscolo ha annunciato è il suo ultimo polar, ma anche romanzi picareschi e saggistica, oltre a scrivere sceneggiature per il cinema. Insomma se non lo conoscete ancora ognuno dei suoi libri è un ottimo consiglio di lettura.

:: Un’intervista con Cristina Pasqua e Alessandro Pera autori di “Forbici”

11 ottobre 2024

QM sono le risposte a quattromani.

Benvenuti Cristina e Alessandro su Liberi di scrivere. Grazie di avere accettato questa intervista. Inizierei con le presentazioni. Ognuno si presenti.

Cristina Pasqua: sono un’editor freelance, una redattrice, una correttrice di bozze. Non mi viene facile dire che sono una autrice, visto che ho pubblicato solo due raccolte di racconti, Diciassette (Odradek Edizioni, 2001) e, a distanza di oltre vent’anni, Fughe (pièdimosca, 2023). Oltre all’uscita di forasacchi (pièdimosca | glossa, 2024), una raccolta di microtesti, ho partecipato alle antologie multiperso (pièdimosca | glossa, 2022) e L’ordine sostituito (déclic, 2024). Credo che per definirsi scrittrice sia necessario essere letta e io penso di essere arrivata solo a uno sparuto gruppo di persone, agli amici. Sono un’appassionata di arte contemporanea e di fotografia, un’amante di cani abbandonati, una lettrice onnivora, mi piace camminare e lavorare a maglia, non ho la patente, detesto stendere lavatrici e ancora di più ritirare e piegare i panni.

Alessandro Pera: lavoro come operatore impegnato in percorsi educativi rivolti ai minori delle periferie romane. Sono attivo con la cooperativa Diversamente nelle scuole e nel territorio, proponendo soprattutto interventi di didattica innovativa e narrazioni didattiche. Nel 1999 ho pubblicato con Odradek Edizioni la raccolta di racconti Afa, tra i finalisti del premio Strega 2000, e nel 2014 In tempo di guerra e altri racconti con Lorusso Editore.

Siete gli autori a quattro mani di un romanzo Forbici edito da Lorusso editore. Descrivetemi il libro in modo personale e originale.

Come è stata l’esperienza di scrivere a quattro mani? Come avete proceduto?

Forbici lo possiamo definire un poliziesco, c’è un commissario, ma l’indagine procede in modo molto particolare. Come avete intrecciato i vari avvenimenti del presente e del passato?

Chi ha avuto l’idea di base, il soggetto iniziale?

Cristina Pasqua: Due teste, quattro mani. Forbici è nato da una nostra conversazione, nel lontano febbraio 2014, in coda alla presentazione di In tempo di guerra (Lorusso editore, 2014), raccolta di racconti di Alessandro. Era da un po’ che non ci vedevamo, è stata l’occasione per ritrovarci e l’iniziodi una sfida: riuscire a scrivere un romanzo. Ai tempi, praticavamo solo la forma breve, – a parte il mio avventato tentativo di trasformare in romanzo Carlotta dei miracoli, racconto cinematografico segnalato al Premio Solinas 2002. Ci siamo detti che provare a scrivere un romanzo di genere a quattro mani sarebbe stato divertente. Io, proprio in quel periodo stavo leggendo autori di romanzi di genere ‘seriali’, che seppur originali e molto diversi tra loro per personaggi e ambientazione, presentavano un curioso humus comune. Francisco Gonzalez Ledesma e il suo ispettore Méndez con le tasche delle giacche sempre sformate dai libri, il commissario Kostas Charitos di Petros Markaris, con la sua passione per i lemmi del vocabolario associati ai casi del momento; Lemaitre con il suo minuscolo commissario Camille Veroheven, praticamente un nano, figlio di una pittrice assassinata, che fa schizzi degli indagati durante gli interrogatori, ma anche, seppure di sguincio; il giornalista d’inchiesta Mikael Blomkvist creato dalla penna di Stieg Larsson. La cosa che ritrovavo in autori così diversi era l’ottica larga, non solo un giallo, non solo il genere, ma anche un’ analisi del contesto, un’ambientazione molto caratterizzata – le vie, le strade, i locali –, un protagonista con una passione particolare, una vena di critica sociale, a volte un taglio di sapore politico – penso alla Grecia dei Colonnelli dove Kostas era un questurino, al personaggio di Zisis per Markaris; all’interdizione e all’alienazione dei suoi beni di Lisbeth Salander di Blomkvist, all’interessante respiro politico di Ledesma.

Roma si può dire, o meglio il quartiere di Montesacro, è un “personaggio” importante del romanzo. È tutto nato da un luogo? Siete entrambi di Roma?

Quali sono i vostri autori preferiti? Chi vi ha principalmente ispirato?

Cristina Pasqua: Shirley Jackson, Irvine Welsh, Borges, Cortázar e Italo Calvino per formazione, Dino Buzzati. Anche Philip Roth e Vladimir Nabokov. Toni Morrison. E fra gli italiani Calvino e Buzzati.

Alessandro Pera: Per il libro Forbici Ledesma, Markaris, Lemaitre che abbiamo citato prima.

Ci sono derivazioni cinematografiche? Film o telefilm che vi hanno dato ispirazione?

Avevate già scritto testi a quattro mani?

Immaginatevi che una casa di produzione cinematografica ne compri i diritti. Avete carta bianca. Chi immaginate potrebbe essere il regista e quali attori vedreste nelle parti principali?

Grazie della disponibilità, nel salutarvi mi piacerebbe sapere quali sono i vostri progetti futuri.

Alessandro Pera: Anche io ho un libro nel cassetto, chissà…

:: Note di lettura di Patrizia Baglione: “L’altra verità: Diario di una diversa” di Alda Merini

10 ottobre 2024

L’altra verità: Diario di una diversa” è una delle opere più significative di Alda Merini, pubblicata per la prima volta nel 1986. In questa raccolta, la poetessa affronta il tema della diversità e della marginalità, condividendo la sua personale esperienza all’interno di un manicomio. 

La raccolta è composta da poesie che riflettono la sua vita interiore e le sue lotte, ma anche momenti di bellezza e speranza. Merini utilizza un linguaggio evocativo e immagini potenti per descrivere la sua esperienza di isolamento, ma anche la sua ricerca di amore e connessione.

Avevo fame di cose vere, 

naturali, primordiali; 

avevo fame di amore. 

L’avrebbero mai capito 

gli altri? 

Uno dei temi centrali è il confronto tra la normalità e la follia, con Merini che esplora le sfumature di queste esperienze. La poetessa si fa portavoce di chi vive ai margini della società, invitando il lettore a riflettere sulla condizione umana e sulla necessità di accettare tutto ciò che è diverso. Quest’opera, non è solo un resoconto della sua vita, ma anche un manifesto di libertà e autenticità. 

:: Forbici di Cristina Pasqua e Alessandro Pera (Lorusso Editore 2024) a cura di Giulietta Iannone

8 ottobre 2024

Quattro casi diversi, con quattro assassini diversi, che non hanno nessun legame tra loro, tranne di essere in qualche modo collegati a Montesacro. E poi c’è il tempo che, insieme allo spazio, forma le nostre categorie trascendentali, dove iscriviamo la realtà. Sì, ha ragione Kant, il tempo è importante, molto importante, è una forma a priori della nostra sensibilità, e qui ne passa troppo.

Roma, quartiere Montesacro, due gocce di pioggia e la città si blocca, come se ci fosse colla sull’asfalto. Il commissario Marcello De Falchi viene chiamato a indagare sulla morte di Flavio Zani, noto commercialista, con il vizio del gioco, indebitato fino agli occhi, inizia così Forbici, romanzo a quattro mani scritto da Cristina Pasqua e Alessandro Pera, edito da Lorusso Editore. Schegge di storie che si compongono in un puzzle variegato, che nelle intenzioni vorrebbero essere un affresco di una città, vitale, pulsante, fatta di vite complicate e interconnesse, in cui molte vicende si svolgono in un quartiere, simbolo di Roma, la città eterna, labirintica, famelica, gorgone che mangia se stessa. Scorrono le pagine e ci chiediamo quale è il filo conduttore della vicenda, cosa collega la morte di Zani ad altre morti e avvenimenti sepolti nel passato. C’è uno schema? Ci sono legami o tutto è in balia del caso, e il tempo assorbe le vite di vittime e assassini. Ma Marcello De Falchi è un commissario è il suo lavoro seguire piste, intrecciare indizi, interrogare testimoni, cercare di capire, anche carpendo suggerimenti investigativi dai colleghi. Quando il caso Zani sembra a un punto morto ecco una connessione con un vecchio caso, di una decina di anni prima, una donna venne uccisa durante una rapina e Zani era il commercialista di un piccolo impero di famiglia, cinque supermercati tra Roma, Aprilia, Casalotti. E poi un nuovo delitto in entrambi i casi, né pistole o armi da taglio, solo il ricorso alla forza fisica: a mani nude strangolano Zani, la potenza di un bastone per sferrare il colpo e sfasciare il cranio a Collina. C’è qualcosa che stona… E seguiamo le indagini, le coincidenze, gli indizi, i depistaggi in questo labirintico poliziesco denso e pieno di suspense come nella migliore scuola del giallo, con Roma sullo sfondo, le vie, i locali, i bistrot, il cielo che grava su un’umanità dolente con i propri problemi, i propri amori, la propria vita. Scrittura compatta, scorrevole, pur nella complessità della trama, suspense ben dosata per spingerti a chiederti che succede, c’è un unica mente sotto queste morti, un piano, dei complici tutto sotto gli occhi delle telecamere di sorveglianza, dei casamenti di uffici di una livida Roma postindustriale. Da leggere.

Cristina Pasqua ha pubblicato Diciassette (Odradek Edizioni, 2001), Fughe (pièdimosca, 2023) e forasacchi (pièdimosca, 2024). È presente nelle antologie multiperso (pièdimosca edizioni, glossa, 2022) e L’ordine sostituito (déclic edizioni, 2024). cinque è primo classificato nella sezione romanzi inediti del Premio Zeno 2022. Editor freelance, vive e lavora a Roma.

Alessandro Pera ha pubblicato Afa (Odradek Edizioni, 1999), finalista al premio Strega 2000, e In tempo di guerra e altri racconti (Lorusso, 2014). I suoi racconti sono presenti nelle antologie In ordine pubblico (Fahrenheit 451, 2005), Fragole e sangue e La rossa primavera (Edizioni Clandestine, 2007), Per sempre ragazzo (Marco Tropea editore, 2011) e Fuoco! (Red Star Press, 2018). Operatore socioculturale in percorsi educativi rivolti ai minori delle periferie romane.

:: La maestra del vetro di Tracy Chevalier (Neri Pozza 2024) a cura di Patrizia Debicke

7 ottobre 2024

Venezia e le isole che la circondano sembrano vivere fuori dal tempo. Attraversata dai suoi canali, la città sull’acqua, saldamente ancorata su pali di legno piantati nella laguna, presenta la sua splendida immagine in virtù di una statica ed eccezionale statica che pare immutabile dai secoli. Pur se solcato oggi anche da barche a motore, il tempo che scorre Venezia si direbbe diverso, come aduso a un ritmo più lento di quello che scorre nel resto del mondo, quasi fosse imprigionato dalla sua bellezza e unicità.
Caratteristica e celebrata ricchezza di Venezia è l’intrinseco splendore del vetro di Murano, lavorato nell’ isola che le sta davanti, dove da secoli consumati artefici riescono a far scaturire le loro straordinarie creazioni da sabbia, aria e fuoco. Un’isola, Murano, che pare quasi sotto il dominio della magia in grado di imprigionare e assoggettare a vita intere famiglie di abili vetrai come i Rosso.
E Tracy Chevalier, travalicando le barriere del tempo, ci accompagna nel mondo che narra la loro fiabesca epopea attraverso la figura di Orsola Rosso alla quale per questo libro si è voluto regalare le quattrocentesche sembianze e volto botticelliani di Una giovane donna oggi conservato a Francoforte presso lo Städelsches Kunstinstitut.
E nel primo capitolo del romanzo infatti siamo a Murano nel 1486. Pieno Rinascimento, con Venezia la Città d’Acqua, che domina i mari e, approfittando della sua posizione, è diventata il fulcro commerciale dell’Europa e del mondo fino ad allora conosciuto.
Come non pensare che resterà sempre ricca e potente? E proprio nel 1486, di ritorno da una visita alla nonna inferma, Orsola Rosso di appena nove anni che è finita nel canale, spinta dal fratello maggiore su invito o meglio preciso ordine della madre entrerà timorosamente nel grande e famoso laboratorio di vetreria dei Barovier sia per asciugarsi approfittando del calore della grande fornace , ma anche per guardarsi intorno …
E non appena avrà superato il cancello e il cortile, il mondo davanti agli occhi della bambina che avanza camminando sulla brina di schegge di vetro sparsa per il pavimento si trasformerà in un inimmaginabile caleidoscopio di colori e forme meravigliose. I suoi occhi potranno ammirare splendidi calici, vasi e lampadari ma ciò che la colpirà di più, prima di essere scoperta e allontanata perentoriamente come spia, sarà la figura di Marietta Barovier, la figlia femmina della famiglia. Là nella fornace Maria, che non si è mai sposata ed è o almeno pare l’unica donna in grado di imporsi in un lavoro solo maschile ed è diventata una delle rarissime maestre in quell’arte, sta lavorando a una canna particolare e multicolore per fabbricare le perle di vetro Alle donne infatti non è concesso fare altro…
I Rosso pur non all’altezza dei Barovier sono una famiglia di bravi vetrai, in grado di mantenere la loro fornace sempre accesa e condurre il loro laboratorio secondo una rigida gerarchia di artigiani che rispondono al maestro e ben affermata tra i clienti stranieri. Per volere del padrone tuttavia nonostante le velleità del figlio maggiore Marco, sono concentrati solo su una produzione ridotta ma di altissimo livello.
Ma quando Orsola avrà diciassette anni, la morte incidentale e improvvisa di suo padre, anche per l’inesperienza e presunzione dell’erede e figlio maggiore, non in grado di far funzionare al meglio la bottega, ridurrà la famiglia quasi in povertà, proprio Maria Baruvier la donna che otto anni prima l’aveva cacciata dalla vetreria, deciderà di aiutarla e le proporrà di fare le perle di vetro spiegando: «Ci sono due modi per fare le perle: tagliare le canne di vetro e modellare i pezzi o lavorarle una per volta sulla fiamma. Metti il vetro in cima a un’asticella di metallo e lo fai fondere, per poi dargli la forma che vuoi. Io non sono molto brava in questo, ma ho una cugina che ti può insegnare. Si chiama Elena Barovier e abita dietro San Pietro Martire. Domani sera vai da lei e chiedile di mostrarti come si fa. Mi pare di ricordare che abbia un lume in più. Le dirò di prestartelo».
Sarebbe un lavoro che Orsola potrebbe fare in casa…
Lei, conquistata dalle squisita bellezza di quelle perle, vorrà farlo. E anche se teme che una manciata di perle non possa bastare a pagare i debiti della vetreria Rosso, accetterà il consiglio e s’impegnerà strenuamente per imparare. Innamorandosi presto di quel lavoro. Il suo colore preferito sarà quello della laguna, verde ma con i riflessi azzurri del cielo, ciò nondimeno piano piano le sue perle acquisteranno tutte le possibili forme e colori perché è brava, la porteranno a cercare di prendere in mano il destino della sua famiglia. E tuttavia, nonostante la sua capacità di trattare il vetro, non potrà fare altro che le perle, all’inizio di nascosto, al lume della cucina, e in seguito apertamente, ma sempre in lotta con le abitudini e i pregiudizi della sua epoca .
Costringendola persino a battersi per essere riconosciuta come una vera artigiana, che cerca disperatamente di sfidare le dominanti convenzioni sociali.
Attraverso i secoli, Orsola sarà testimone di Venezia costretta ad adattarsi ai cambiamenti, mentre i suoi amatori continueranno ad arrivare, pur diversi nel tempo. Nel frattempo la sua arte si perfezionerà, le sue realizzazioni diventeranno speciali, in grado di proporre gocce rosso sangue per il décolleté di Giuseppina Bonaparte e perle nere e oro per la marchesa Casati.
Le sue creazioni viaggiano in tutto il mondo mentre dal laboratorio dei Rosso escono sempre nuovi ricercati capolavori. La famiglia cresce mentre Orsola conserva il ricordo di un impossibile amore : rammentato solo dall’arrivo, anno dopo anno, dalla Boemia a Murano, addirittura per secoli di perfetti delfini di vetro.
Eh sì, perché percorre ben sette secoli, la storia de La maestra del vetro scritta da Tracy Chevalier e tradotta da Massimo Ortelio, secoli in cui il mondo attorno a loro cambia completamente.
La laguna invece è sempre là immobile dall’inizio della storia con il Canal Grande a non più di mezz’ora di gondola da Murano quando a Orsola pareva quasi un paese lontano ed esotico.
Lei, nonostante le tante difficoltà e i contrasti del mercato, è riuscita a mantenere alto il nome dei Rosso dimostrando come talento e determinazione possono far superare ogni ostacolo. Nel corso del tempo fino ai nostri giorni i Rosso vedranno trionfi creativi e drammatiche sconfitte , grandi successi e imprevedibili disastri , ma Orsola saprà sempre risollevarsi e andare avanti forte e indistruttibile come la Città d’Acqua. L’ equilibrio economico dell’arte vetraia stenta a varcare i secoli, costretto a subire le esigenze degli acquirentia esibire la vocazione di generazioni, semplificandola in piccoli gadget per i turisti. Un necessario adattarsi per andare avanti ma sempre senza rinunciare all’iniziativa e all’incanto della creatività.
Ma mentre gli anni volano, trasformandosi in secoli sulla terraferma, su Murano e nella laguna le persone invecchiano appena : vivono un’altra dimensione pare , diversa, fatata?
Può essere difficile rendersi conto del passare del tempo, magari talvolta può apparire anche a noi passare più in fretta piuttosto che ad altri ? E se in luoghi magici, speciali come Murano e Venezia gli orologi si muovessero molto più lentamente ? E se gli artigiani della Città d’Acqua e dell’Isola di Vetro invecchiassero in un altro modo rispetto al resto del mondo?

Tracy Chevalier è autrice di 11 romanzi, incluso il bestseller internazionale LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA, che ha venduto oltre 5 milioni di copie ed è stato trasformato in un film candidato all’Oscar con Scarlett Johansson e Colin Firth. Americana di nascita, britannica per geografia, vive tra Londra e il Dorset. Il suo ultimo romanzo è ambientato a Venezia e segue una famiglia di maestri vetrai nel corso di 5 secoli.

:: “Maria di Magdala. Peccatrice-discepola- apostola- mistica” di Rosanna Raffaelli Ghedina (Edizioni Segno 2024) a cura di Daniela Distefano

7 ottobre 2024

Maria di Magdala, con il suo carattere forte, passionale e impavido, all’ennesimo crollo sa guardarsi dentro e questa umiltà che si fa spazio nell’abbattere il più forte dei démoni che la possiedono, l’orgoglio, le permette l’ascolto della Parola. Non rinnega né distrugge tutte le componenti che avevano costruito le sue Tenebre, ma le volge al bene con la Fiducia in Dio, tenacemente spingendo la barca della sua vita verso l’Amore che salva. Ella ha saputo risorgere per sua volontà dal sepolcro del suo vizio, ha saputo strozzare Satana che la teneva schiava, e ha sfidato il mondo per il suo Salvatore. Per questo Gesù la sceglie perché Lo veda per prima, dopo Sua Madre, e le affida l’incarico di annunziare la Sua Risurrezione e la sua Ascensione, meritandosi così d’essere riconosciuta l’apostola degli apostoli. La grande redenta del Vangelo si impone con tutto il trasporto del suo appassionato temperamento, con l’impetuosità del suo carattere, con la virilità indomita del suo eroismo, svelando le tappe del suo Cammino a chi vuole cogliere il senso del percorso del ciclo teologico della Misericordia (penitenza e riconciliazione), utile anche per poter realizzare in noi l’eterno, sacro femminino. Il libro si rivolge quindi a tutti, non solo alle donne ma anche agli uomini. Con la legge dell’Amore, Maddalena trasforma l’eros, l’amore ripiegato su se stesso e sui propri piaceri e vizi, che l’aveva travolta nel buio della colpa, in àgape fraterna e poi in carità perfetta con l’aiuto e in comunione con Lui.

La grandezza di Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, soprannominata Maria di Magdala o Maria Maddalena si fa Esempio e Riconoscenza imperituri. Ogni innamorato del Dio-Amore vive e metabolizza il processo di trascendenza: da peccatore a discepolo, quando fa scendere fino nel profondo del proprio cuore la Parola, che agisce sull’anima privandola dell’orgoglio e promettendogli di acquisire umiltà, conoscenza di sé. Maria Madalena ha fronteggiato con coraggio e sottomissione anche le critiche degli stessi apostoli, le accuse dei farisei e dei romani. Ha veramente incarnato lo spirito eletto della comprensione e della speranza di tutti i peccatori del popolo cristiano.

Gesù Cristo, il Maestro e Verbo divino, l’Uomo-Dio che è puro Amore e Misericordia infinita, nella sua Bontà immensa ha sollevato così in alto il pentimento per la salvezza dell’umanità fino a elevarlo al grado più eccelso possibile. A questo fine Egli ha messo sotto i nostri occhi due grandi esempi, uno nell’antico Testamento e uno nel Nuovo Testamento, quali modelli perfetti della riabilitazione dal peccato causata dalla penitenza: re David e Maria di Magdala (modello dell’amore penitente, modello della “parte migliore”, la contemplazione che dona all’animo lo splendido manto della Grazia).

:: Nonnamatta e la caccia ai mostri di Moni Nilsson, Illustrazioni di: Anna Fiske (Gallucci Editore 2024)

5 ottobre 2024

Tra spedizioni notturne, trappole per mostri e portali segreti nella foresta, una nonna eccentrica e piena di risorse accompagna il suo nipotino in un’avventura scaccia paure.

Da quando a scuola ha sentito parlare di mostri, Frasse ha gli incubi e non riesce a dormire se non ha vicino il papà. È un bel problema: dovrà rinunciare al pigiama party a casa di Pollicione? Per fortuna è giovedì e a prenderlo a scuola verrà la sua formidabile nonna, che tutti chiamano Nonnamatta perché un nipotino che non riusciva a pronunciare il suo nome, Marta, lo ha storpiato così. Nonnamatta non è come gli altri della sua età: lei non parla di acciacchi, non ha paura di niente, è una fonte inesauribile di avventure spericolate e in più sa tutto di magia. Quando scopre della paura di Frasse, le viene subito un’idea: nonna e nipote preparano lo zaino e partono in treno per una spedizione nel bosco mostruoso. Per vedere se i mostri esistono davvero e nel caso affrontarli una volta per tutte. Frasse è spaventato a morte, ma anche emozionato: e se riuscissero a catturare un vero mostro? Comincia così un’impresa piena di sorprese più esilaranti che spaventose, fra veglie notturne, trappole per mostri, portali segreti, incontri inattesi – e la scoperta che niente, in fondo, è come sembra. Età consigliata: a partire da 6 anni.

Moni Nilsson è una delle più apprezzate autrici per l’infanzia svedesi, premiata con la Targa Nils Holgersson e membro dell’Accademia svedese dei libri per bambini. Si è affermata a livello internazionale con la serie dedicata a Tsatsiki.

Laura Cangemi Laureata in Lingue e Letterature Moderne all’Università Statale di Milano, dal 1987 svolge l’attività di traduttrice dallo svedese e dall’inglese. Tra gli autori svedesi che ha tradotto si annoverano Ulf Stark, Maria Gripe, Annika Thor, Åsa Lind, Henning Mankell, Per Olov Enquist, Mikael Niemi, Peter Englund, Katarina Mazetti, Ingmar Bergman, Klas Östergren. Collabora con le più importanti case editrici italiane e ha al suo attivo oltre duecento titoli. Nel 1999 ha ricevuto il Premio San Gerolamo per la traduzione (sezione letteratura per l’infanzia) e nel 2013 il Premio per la traduzione della Fondazione Natur & Kultur, assegnato dall’Accademia di Svezia. È inoltre interprete di conferenza grazie a un corso frequentato al Parlamento Europeo e coordinatrice dei servizi di interpretariato e traduzione del Festivaletteratura di Mantova, con cui collabora fin dalla prima edizione. Dal 2013 al 2016 ha coordinato e condotto un seminario di formazione per traduttori di letteratura svedese per ragazzi finanziato dallo Swedish Arts Council.

:: Personaggi precari edizione finale di Vanni Santoni (Voland 2024) a cura di Valentina Demelas

5 ottobre 2024

Teti, che ha una famiglia disfunzionale; Roberto, quello che non si accontenta; Annabella, molto golosa, dal temperamento allegro; Tosca, bellissima, che è sicura che le basti agghindarsi in modo bizzarro per essere considerata anche eccezionale; Peppe, che aspetta – non si sa se con apprensione o eccitazione – il prossimo coprifuoco; Orlando, il Maschio Alfa; Federico che ha il cuore spezzato e si deve ripigliare; Pietro, il finto pendolare che nasconde a tutti, da diciassette anni, di avere perso il suo prestigioso impiego da dirigente; Eric, che sente di avere incontrato la donna ideale, ma pensa anche che, probabilmente, sia un amore impossibile: ecco alcuni degli oltre quattrocento Personaggi precari che Vanni Santoni ci presenta in questo volume edito per i tipi di Voland. La quarta, aggiornata e definitiva raccolta di tanti antieroi di provincia, individui medi – così estremamente familiari – tante identità e personalità variegate, atipiche, in cui il lettore può addirittura riconoscere tratti comuni a parenti, colleghi, amici, vicini di casa, insegnanti e compagni di scuola incontrati nel tempo, ma anche e soprattutto parti di sé. I primi Personaggi precari, nati quasi vent’anni fa nel blog che Vanni Santoni curava sulla piattaforma “Splinder”, diedero il via a uno dei progetti letterari più longevi e celebrati della scena editoriale italiana.

L’autore ci racconta una precarietà esistenziale e psicologica, non meramente lavorativa o economica, non limitata al mondo dei giovani. Dall’adolescente al pensionato, osserviamo – a distanza – personaggi di ogni età, contesto ed estrazione sociale. Entriamo in contatto con loro tramite riflessioni, flusso di pensieri, descrizione fisica, scheda anagrafica, chat, brevissimi scambi di battute, debolezze, bugie bianche, piccole e grandi illuminazioni, frustrazioni, convinzioni, speranze, delusioni, tic che suscitano tenerezza, biasimo, a volte anche simpatia. Non lasciano mai indifferenti. Li vediamo indossare maschere che si sgretolano e armature bucate, tutti figli di una mentalità e di una società che stanno lentamente mutando. Un panorama umano in affanno, ma disperatamente autoconsapevole con cui l’autore ha portato la narrazione del precariato dalla mera cronaca alla struttura stessa del testo, dando vita a un vero e proprio universo di monadi stranite, ironiche, malinconiche e spietate.

Lo stile di Santoni è incisivo, attento, preciso e, poiché il “tempo” dei Personaggi precari è la contemporaneità, la scelta della prosa frammentaria, della micro-narrazione e dell’epigramma risulta perfetta, ideale. L’autore immortala ogni personaggio in un imprecisato “momento presente” che, inglobando l’attesa, forse infinita, di un cambiamento imminente, non lo definisce completamente, tuttavia lo qualifica – senza giudizio, ma senza scampo – come il frutto delle proprie scelte e del proprio vissuto.

Pagina dopo pagina, inevitabilmente, ci si sorprende a domandarsi cosa accadrebbe ai Personaggi precari se potessero – riuscissero – a liberarsi dalle gabbie mentali proprie e altrui. Se avessero modo di trovare una sorta di pacificazione, riconciliarsi con se stessi e con i fantasmi del proprio passato. Con alcuni si empatizza, di altri si sorride, altri ancora non li si vorrebbe come amici.

Numerosi personaggi sono inconsapevoli di essere “precari”. La scrittura brillante suggerisce evoluzione, non staticità. Il lettore è spettatore di una condizione emotiva ed esistenziale labile, forse obbligata; in molti casi – si immagina o si spera – certamente non definitiva.

Un libro appassionante, divertente, che si legge in poche ore e si presta a più riletture. Leggero, ma al contempo foriero di emozioni e interessanti, intelligenti e ironici spunti di riflessione.

Vanni Santoni (1978) ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008, Laterza 2019), Se fossi fuoco, arderei Firenze (Laterza 2011), la saga di Terra ignota (Mondadori 2013-17), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, candidato al Premio Strega), I fratelli Michelangelo (Mondadori 2019), La verità su tutto (Mondadori 2022, Premio Viareggio selezione della giuria) e Dilaga ovunque (Laterza 2023, Premio selezione Campiello), oltre al saggio La scrittura non si insegna (minimum fax 2020) e alla raccolta poetica Altre stanze (Le Lettere 2023). Scrive sul “Corriere della Sera”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio stampa Voland.