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:: Guida alla letteratura fantastica, a cura di Claudio Asciuti, (Odoya, 2016) a cura di Elena Romanello

19 novembre 2016
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La casa editrice Odoya sta dedicando vari volumi ad aspetti del fantastico, seguendo l’esempio di iniziative analoghe all’estero: tra gli altri spicca la poderosa Guida alla letteratura fantastica, un lavoro a più mani supervisionato da Claudio Asciuti.
Il libro esamina il fantastico, o meglio quello che va sotto il nome di fantasy con un approccio non cronologico ma tematico, incrociando narrativa alta e popolare, senza dimenticare cinema, fumetti, serie tv, per raccontare una storia che dura da millenni e che non può essere certo esaurita in poche battute o come storielle per ragazzini, per come è presente sotto tutte le latitudini e per le storie a cui ha dato vita.
Un libro in cui ci si immerge volentieri, da leggere pagina per pagina o anche saltando da una parte all’altra, seguendo i propri percorsi di interesse personale, un po’ come avveniva per chi era ragazzo negli anni Ottanta con la monumentale antologia per le superiori Il materiale e l’immaginario, a cui questa guida si ispira in maniera che non sembra casuale ma che la rende quindi ancora più interessante, colta e da scoprire.
La fantasia non ha limiti, scriveva Michael Ende ne La storia infinita e nelle pagine del libro si scoprono mille suggestioni, tra esseri non umani, partendo da come erano visti nell’antichità, dove sono nati tutti gli archetipi del fantastico che seguiamo ancora oggi, viaggi iniziatici, storie di formazione, regni in guerra, cavalieri, eroi, animali fantastici, oggetti magici,il tutto mescolato in un insieme da cui diventa difficile stare lontani, sia se si è appassionati e curiosi.
Dentro c’è tutto e il contrario di tutto, Omero, Virgilio, Ariosto, Tasso, ma anche Martin, Tolkien, Conan il barbaro, Lovecraft, Terry Brooks, i fumetti di Wonder Woman e di Fables, perché tutto questo è fantastico, e il fatto che alla fine si continuino a rivisitare all’infinito archetipi di millenni la dice lunga su come certe cose siano insite nell’animo umano.
Il libro è arricchito da una copertina ricca di strilli sugli argomenti trattati all’interno (solo una piccola parte) e da varie immagini, con copertine, illustrazioni anche d’epoca, quadri, incisioni, locandine, per avere un’idea ancora più ampia di quanto il fantastico è presente ovunque.
Guida alla letteratura fantastica è un libro da avere per gli appassionati di fantasy, ma anche per chi è curioso e vuole saperne di più su un genere che ormai non è più solo una moda, o se è tale dura da un po’ troppi secoli. Un libro tra l’altro da consigliare a nostalgici e fan di lungo corso, ma anche ai neofiti, a chi ha scoperto il fantasy grazie ad Harry Potter e a Il signore degli anelli. Un libro da divorare o gustare a piccoli morsi, in cui si ritrovano vecchi amici e amiche, se ne scoprono di nuovi e magari si capisce che il fantasy affascinava già quando da ragazzini si leggevano a scuola le peripezie di Ulisse contro Polifemo o di Astolfo sull’ippogrifo per ritrovare il senno di Orlando.

Claudio Asciuti è nato nel 1956 e vive a lavora a Genova come insegnante. Si occupa da decenni di fantastico, ha pubblicato varie opere come La valle dell’eclissi nella collana Urania della Mondadori e Dolce autunno a Morutri per Tabula Fati e ha collaborato alla Guida alla letteratura di fantascienza uscito per Odoya. Il libro ha poi i contributi di Claudio Amerigo, Adalberto Cersosimo, Davide Costa, Andrea del Ponte, Paolo di Francesco, Oskar Felix Drago, Domenico Gallo, Giacomo Gustolisi, Franco Piccinini.

Provenienza: acquisto personale.

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:: Solo per sempre tua, Louise O’Neill (Il Castoro, 2016) a cura di Elena Romanello

19 novembre 2016
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La Hot Spot, nuova linea dell’editrice Castoro che propone romanzi per adolescenti, presenta Solo per sempre tua, distopia fantascientifica con cui l’irlandese Louise O’Neill si è posta alla ribalta internazionale.
In un futuro post catastrofe, solo suggerita ma che ha comportato una riduzione delle terre asciutte, le donne vengono clonate in laboratorio e educate ad essere belle, sexy, gentili, socievoli e sottomesse all’uomo. In maniera naturale è possibile solo avere figli maschi, e il ruolo di queste ragazze, cresciute in specie di collegi, è quello o di diventare le mogli di uomini più o meno potenti, o le loro prostitute o di essere sterilizzate e rapate a zero e trasformate nelle insegnanti di questa genia di creature da laboratorio. C’è poi un altro destino, terribile, di cui non si parla mai e che tocca chi disubbidisce alle regole, innamorandosi, manifestando desideri omosessuali o un suo comportamento autonomo.
freida e isabel, i cui nomi sono volutamente scritti con la minuscola per ribadire il loro essere oggetti, sono ragazze all’ultimo anno prima della celebrazione che stabilirà il loro destino, in quella che era l’Europa, amiche in un microcosmo di invidie e critiche ai chili di troppo, ai difetti caratteriali e fisici. Due personaggi che potrebbero essere cloni delle altre ma non solo, che in un mondo senza pietà e senza spazio per loro cercano di avere dei sentimenti, dei sogni, delle aspirazioni, costi quello che costi.
La distopia è tornata molto di moda nella fantascienza, soprattutto in quella rivolta agli adolescenti, per motivi legati anche al mondo in cui ci troviamo, ma spesso sono stati privilegiati storie d’azione, basti pensare ad Hunger Games. Qui il racconto è interiore, in un universo del futuro che ha negato ogni diritto alle donne e ne ha fatto meri oggetti in relazione all’uomo e la ribellione di freida e isabel sarà per questo motivo ancora più dura e tragica di quella di Katniss, in un mondo in cui nessuno vuole che niente cambi.
Si possono vedere tra le righe echi dei romanzi di Margaret Atwood, soprattutto de Il racconto dell’ancella, che descriveva un microcosmo molto simile, ma anche di Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro per l’analogo mondo senza speranza, e nei capitoli di L’atlante delle nuvole di David Mitchell sulle ragazze clone nella Corea del futuro, che hanno molto in comune con freida e le sue sorelle di sventura.
Però Solo per sempre tua possiede una grande forza narrativa e evocativa, una carica di critica femminista a stereotipi presenti nella nostra società: non esistono certi le fabbriche di cloni, ma gli imperativi di essere bella, desiderabile, sottomessa, accomodante, pronta al sacrificio ci sono eccome ancora oggi, ribaditi anche da alcuni romanzetti rivolti alle ragazze a cui questo libro offre un ottimo antidoto. Presto Solo per sempre tua diventerà un film, ma intanto il libro è da leggere, a qualsiasi età, soprattutto se si è donne, in una società in cui prosperano femminicidi e vergognose campagne che mettono a pagamento i contraccettivi.

Louise O’Neill è nata a Cork, in Irlanda. Ha studiato Letteratura inglese al Trinity College di Dublino e ha lavorato negli Stati Uniti al mensile di moda «Elle». Mentre si trovava a New York, ha partecipato come assistente stylist a molte importanti campagne. Attualmente lavora come giornalista freelance per una serie di giornali e riviste irlandesi, occupandosi di questioni femministe, ma anche di moda e cultura pop.

Provenienza: dono dell’editore, si ringrazia Paola Malgrati dell’ufficio stampa.

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:: Daphne, Tatiana de Rosnay, (Neri Pozza, 2016), a cura di Viviana Filippini

18 novembre 2016
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Il bambino che ha il destino di essere scrittore è aperto a tutti i venti”.

Daphne è l’appassionante biografia su Daphne du Maurier, scritta da Tatiana de Rosnay, pubblicata da Neri Pozza. L’autrice inizia a raccontare dal suo presente, nel maggio del 2013, quando si trova davanti a Myfair, un luogo molto importante, in quanto nell’imponente sobria casa che le sta davanti, il 13 maggio del 1907 nacque Daphne du Maurier, figlia di Gerald (attore di teatro) e di Mariel Beaumont. Da qui partono diversi flashback grazie ai quali il lettore è trascinato nella Londra di inizio del ‘900, a Parigi e in Cornovaglia, per scoprire che Daphne, non solo è figlia di uno dei più importanti attori del periodo, ma lei ha radici francesi, in quanto suo nonno Kiki (Geroge du Maurier) fu un famoso romanziere e pittore vissuto in Francia nell’Ottocento. Daphne è una biografia che si legge come un romanzo, perché la de Rosnay ripercorre non solo la dimensione della vita letteraria della du Maurirer, ma si addentra nella sua dimensione più intima, privata, con il fine di dimostrarci quanto il vissuto personale di Daphne sia stato per lei una importante fonte di ispirazione.  Tra le diverse persone che ebbero una certa influenza nella vita di Daphne di certo ci fu il padre Gerald. Un uomo per il quale la protagonista dimostrò sempre una forma di venerazione, tanto è vero che per Daphne i momenti passati con il papà a Cannon Hall (loro residenza) furono importanti attimi di affetto padre figlia, ma anche di introduzione alle gioie e ai dolori della vita per la piccola futura scrittrice. L’altra persona molto importante fu Fernande Yvon, la sua istitutrice francese. Daphne, ad un certo punto della sua vita, deciderà di andare in Francia per conoscere meglio le proprie origini e sarà proprio a Fernande che farà leggere i suoi scritti. Tra le righe si percepisce che l’affetto di Daphne per la sua istitutrice è un sentimento che va ben oltre l’amicizia e la protagonista vive nel costante terrore che questa sua passione venga percepita, non tanto dalla Yvon, ma da chi le gravita attorno. In questa situazione ci si accorge che a prevalere è la parte maschile dell’io di Daphne, quella metà più passionale che lei poi, mise a tacere quando trovò nuova stabilità emotiva affettiva con Frederick Browning, suo fidanzato, marito e padre dei loro tre figli (due femmine e un maschio). La biografia scritta dalla de Rosnay è un viaggio avventuroso nell’esistenza di una donna forte e indipendente, che ha dimostrato di saper andare avanti da sola a crescere i figli, quando il marito militare finì a lavorare per la Regina d’Inghilterra. Daphne soffrì poco di questa separazione, perché fu in questa ritrovata solitudine e nella pace della Cornovaglia (Menabilly fu il suo locus amenus), dove c’erano i figli a farle da compagnia, che la scrittrice ebbe come forza motrice del vivere la scrittura. Lo scrivere è la linfa vitale della du Maurier, un’eredità ricevuta in dono dal nonno Kiki direi, che le permise di sfornare best seller, di successo letterario e cinematografico (suoi sono i testi dai quali Hitchcock trasse Rebecca la prima moglie e l’inquietante Gli Ucceli). Daphne di Tatiana del Rosnay è un ritratto deciso e limpido di Daphne du Maurier, una donna che ha sempre vissuto dimostrando di essere libera e autonoma e che, allo stesso tempo, ha amato ed è stata riamata dalle persone, dalla vita e dalla scrittura. Traduzione Alberto Folin.

Tatiana de Rosnay è nata nel 1961 a Neuillysur-Seine, Tatiana de Rosnay è di origine inglese, francese e russa. Laureata in letteratura inglese presso l’università di East Anglia, a Norwich, dal 1992 ha pubblicato otto romanzi, tra cui La chiave di SaraSegreti di famiglia, Daphne. Collabora con la rivista Elle. Vive a Parigi con il marito e i due figli.

Suorce: ufficio stampa Neri Pozza. Grazie a Daniela Pagani.

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:: L’uomo che inseguiva i desideri, Patrick Phaedra, (Garzanti, 2016) a cura di Elena Romanello

17 novembre 2016
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Arthur Pepper ha perso da ormai un anno l’adorata moglie Miriam e decide di riordinare le sue cose, anche per svariare un po’ le sue giornate monotone e tristi. Tra gli altri oggetti trova un braccialetto che lo lascia perplesso visto che Miriam non portava gioielli, di fattura preziosa, con numerosi ciondoli a forma di tigre, fiore, elefante, libro e altri piccoli oggetti, ognuno che sembra simboleggiare qualcosa.
Su uno di questi è inciso un numero di telefono, dell’India, e Arthur non può fare a meno di chiamarlo, iniziando un viaggio che lo porterà lontano dal paesino inglese in cui si è chiuso, tra lo stupore dei figli e della vicina Bernadette, a scoprire il passato di una moglie che è stata governante in India, artista, modella tra Londra, Parigi e Goa.
Non è il primo libro che parla della cosiddetta terza età, che ha tra gli altri inconvenienti il veder morire affetti e amori, ma L’uomo che inseguiva i desideri si distingue innanzitutto per l’ottimo espediente narrativo di far partire il tutto da un oggetto simbolico, nascosto da anni in un cassetto ma capace di raccontare la storia di una vita, aspetti di una persona amata che non si conoscevano e che non rovineranno comunque il ricordo e l’amore che Arthur ha per sua moglie, tra situazioni commoventi e momenti veramente da rotolare dalle risate, telefonate intercontinentali e incontri ravvicinati con tigri domestiche ma pronte a tirare fuori un po’ di ferocia repressa. Del resto, spesso si sottovaluta l’importanza degli oggetti come evocatori di situazioni e storie del passato, anche se lo stesso Proust aveva già visto questo: con altri toni anche questa è una ricerca del tempo perduto, di un tempo mai conosciuto di una persona amata, e forse per questo ancora più affascinante.
Il tema dell’elaborazione del lutto è centrale nel libro, ma la cosa interessante è che non è raccontato in termini pietisti e tristi, ma come una ricerca, un inno alla vita e al reinventarsi, un invito a godere di nuove possibilità e inizi a qualsiasi età, in barba agli stereotipi sugli anziani e all’impossibilità di poter cambiare la propria vita. In fondo scoprire che persona era Miriam diventa una nuova ragione di vita per Arthur.
Una storia anche che rilegge l’archetipo del viaggio come strumento di conoscenza degli altri, in questo caso Miriam così diversa da giovane dalla donna che poi è invecchiata con Arthur, ma anche di riscoperta di se stessi da parte di un anziano abitudinario, abituato da anni a fare sempre le stesse cose, che parte alla fine verso l’ignoto, con non certo la predisposizione a viaggiare, con peripezie in jeans, sandali e zaietto.
Un libro per tutte le età, comunque, che vuole ricordare che là fuori c’è sempre una possibilità nuova per incominciare di nuovo, che mette insieme la provincia inglese di oggi con ricordi della Swinging London degli anni Sessanta, ormai cinquant’anni fa, e della Parigi artistica, senza cadere in stereotipi ma ricordando momenti lontani vissuti da giovani che volevano cambiare il mondo con il rock e la minigonna e che oggi sono gli anziani che si vedono in giro.

Phaedra Patrick ha lavorato come artista del vetro, come organizzatrice di festival cinematografici e come responsabile della comunicazione. Vive a Saddleworth, nel Nord dell’Inghilterra, con il marito e il figlio. L’uomo che inseguiva i desideri è il suo primo romanzo.

Source: inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Bianca dell’ Ufficio Stampa Garzanti.

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:: Ricordami che devo ammazzarti, Tommaso Galligani (Galassia arte, 2013) a cura di Micol Borzatta

17 novembre 2016

ricAppennino tosco-emiliano. Un uomo, a bordo della sua Panda, sta scappando per i boschi allontanandosi dalla città. Ha paura ed è terrorizzato, il mondo sembra arrivato all’Apocalisse, ovunque dilaga la pazzia e sete di sangue. Nessuno sa spiegarsi come mai sia successo, quale sia la causa scatenante, ognuno ha una sua teoria, ma la verità non la conosce nessuno. L’importante è sopravvivere. Ed è proprio quello che fa il protagonista, anche se sa che scappando si ritroverà da solo e la solitudine porta alla pazzia.
Sulla strada però incontra altri personaggi, ognuno di loro ha una vita travagliata alle spalle fatta di sacrifici, rinunce e compromessi, e per questo ognuno di loro ha una storia da raccontare, mantenendo così vivo il ricordo del mondo normale. E racconto dopo racconto il nostro protagonista riuscirà ad andare avanti e scappare da tutto.
Un romanzo non molto lungo ma abbastanza particolare, già dalla tipologia di stesura che assomiglia molto di più a una raccolta di racconti più che a un romanzo vero e proprio.
Come scelta stilistica Galligani, per il suo romanzo d’esordio, ha scelto di evitare qualsiasi tipo di descrizione, partendo dal narratore. La voce narrante è infatti il protagonista, ma non comunica mai nulla di sé. Anche la gente incontrata o i paesaggi sono poco descritti, lasciando così molta libertà al lettore per immaginarsi l’atmosfera di catastrofe.
Nonostante la carenza delle descrizioni, il romanzo è molto ben scritto e si legge con molto piacere, incontro dopo incontro, racconto dopo racconto, vita dopo vita.

Tommaso Galligani nasce nel 1979.
Dopo essersi laureato in Giurisprudenza con una tesi in Storia del diritto penale, ha preso un master in Giornalismo.
Attualmente vive a Firenze dove scrive per l’Ansa.
Ricordami che devo ammazzarti è il suo romanzo d’esordio.

Source: ebook inviato dall’ autore.

:: Victoriana. Maschere e miti, demoni e dèi del mondo vittoriano, Franco Pezzini, (Odoya, 2016) a cura di Elena Romanello

16 novembre 2016
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I generi letterari così come li conosciamo oggi sono nati in un momento preciso, insieme a molti personaggi ormai di culto dell’immaginario: l’Inghilterra vittoriana del XIX secolo, dove nacque tra le altre cose l’editoria di consumo, rimasta abbastanza simile fino ad oggi.
Nelle proposte di Odoya dedicate ai generi intorno al fantastico trova spazio Victoriana Maschere e miti, demoni e dei del mondo vittoriano, un tuffo in quel mondo ancora ben presente oggi scritto da Franco Pezzini.
L’autore non è nuovo a questo genere di opere letterarie, visto che ha raccontato in lungo e in largo l’immaginario dei vampiri, codificato proprio nell’Ottocento: qui si mira più in alto, raccontando tutto un mondo tra realtà e fantasia dove trovano spazio letteratura, arte, politica, scienza, esoterismo e tutta l’influenza e le riletture che poi oggi continuano ad esserci.
Del resto, nell’era vittoriana sono nati personaggi ancora oggi amati, letti, visti sotto varie forme, come Alice di Lewis Carroll, che ha vissuto mille vite da allora, Sherlock Holmes, che continua ad essere protagonista al cinema, nei fumetti e in tv, ovviamente Dracula e gli altri vampiri, la conturbante Carmilla, il dottor Jekyll e Mister Hyde, Tess dei d’Ubervilles, i protagonisti di Charles Dickens, Jane Eyre. Ma l’Ottocento è anche l’epoca delle lotte sindacali e dei diritti dei lavoratori messi al centro da Marx ed Engels, dei fattacci di cronaca nera come quello celeberrimo di Jack lo squartatore, delle teorie dell’evoluzione di Darwin, del satanismo organizzato di Aleister Crowley, dei pittori preraffaelliti che raccontarono una società ma rilessero anche leggende e fiabe e esaltarono la sensualità di donne che ancora oggi affascinano dai loro quadri.
L’Ottocento non ha mai lasciato il nostro tempo e oggi continua a vivere, non solo con le ristampe di romanzi e saggi, ma con film e sceneggiati ispirati ai classici ma anche con riletture contemporanee come la celebre serie tv Penny dreadful, con mostre e eventi in tema, con mode come lo steampunk che rilegge la fantascienza in una prospettiva vittoriana. Un libro quindi ricco di suggestioni, dove è difficile non trovare qualcosa a cui ci si è appassionati in questi anni, un classico, una visita ad un museo, una suggestione vista in un film o in un fumetto.
Victoriana è un saggio agile e raffinato, per chi nel corso degli anni è rimasto affascinato da un universo così lontano e così vicino a noi, ma anche per chi è curioso e vuole scoprire cosa si nasconde dietro alle atmosfere spaventose e suggestive di Penny dreadful o scanzonate dei film di Sherlock Holmes o dietro alla filosofia dei sempre più numerosi eventi steampunk. Il libro è incentrato sull’Inghilterra, ma ci sono riferimenti anche ad altri Paesi, come alla figura di Dumas, che ideò una serie di archetipi di eroi come Robin Hood che sono durati fino ad oggi o Salgari che scrisse di protofantascienza, distopie del futuro e vampiri e non solo di pirati e corsari.
Il libro è arricchito da un buon apparato iconografico, sin dalla copertina, con riproduzioni di quadri, copertine, immagini ma anche fotogrammi di film e serie tv, dai classici horror della Hammer ad Alice in wonderland di Tim Burton, che hanno riproposto negli anni un mondo che volenti o nolenti fa parte di noi.

Franco Pezzini vive e lavora prevalentemente a Torino, dove si occupa dei rapporti tra cinema, letteratura e antropologia, ma anche di mito, religione e fantastico. Collabora a svariati giornali on line e cartacei, è animatore della Libera Università dell’Immaginario ed è autore tra gli altri di Le vampire con Arianna Conti, The dark screen il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo e Peter & Chris I dioscuri della notte con Angelica Tintori.

Provenienza: invio della casa editrice, si ringrazia Paola Papetti dell’ufficio stampa.

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:: Il giorno, Elie Wiesel, (Guanda, 2011) a cura di Daniela Distefano

16 novembre 2016
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Elie Wiesel non c’è più, i media ne hanno comunicato il decesso lo scorso luglio. Aveva 87 anni e la Morte vissuta per gran parte del suo cammino.
L’umanità perde un testimone della sopravvivenza umana, l’amore di Dio un suo soldato involontario.
Dopo la liberazione dal Nazismo, gli intellettuali che avevano sperimentato i campi di concentramento risalirono dagli abissi dell’incancellabile per dare prova dei fatti realmente accaduti, un percorso doloroso rivivere per l’umanità
ciò che neanche la mente più diabolica aveva mai concepito.
Questo romanzo, questo piccolo opuscolo è un racconto di come sia difficile stare al passo col Tempo quando si capovolge totalmente: il nero diventa bianco, il Male si tramuta in Bene e tu non sai se adeguarti o rimembrare per tutta la vita quella tortura perpetua che il mondo ti ha inflitto:

Ci sentiamo colpevoli di essere in vita, di mangiare pane a volontà, di portare d’inverno delle calze calde. Chi è stato là, ha portato con sé un po’ della follia dell’umanità. Un giorno o l’altro essa riaffiorerà.

Protagonista di queste parole è un uomo che viene investito in mezzo alla folla di una New York estiva e accaldata: Mentre chiunque – nelle sue condizioni – lotterebbe con tutte le forze per vivere, lui rimane inerte, pronto a raggiungere in Cielo i familiari morti nei lager.

Mi sentii solo, abbandonato. In fondo a me stesso scoprii un rimpianto: quello di non essere morto.

Mutilato dell’anima, neanche l’amore di Kathleen, affascinante e fragile donna che lo ama con la sua imperfetta volontà, riesce a fargli assaporare i frutti dell’albero esistenziale.

Così va il mondo : la vergogna non tormenta il boia ma le sue vittime.
La grande vergogna di essere stati scelti dal destino.

<< A quale scopo Dio ha creato l’uomo?>>. Capisco che l’uomo abbia bisogno di Dio. Ma a Dio cosa può dare l’uomo?

Non abbiamo risposte a questi tormenti sacrosanti, l’uomo di questo romanzo è un essere azzoppato nello spirito, può solo fingere di amare, con le dita tocca un cuore per sempre più congelato.
Elie Wiesel è riuscito a commuovere senza scadere nel patetico, a pettinare i nostri sentimenti lucidandoli con la Verità e la Speranza che germoglia nonostante le brutture di un paesaggio troppo arido, troppo vasto, troppo contaminato con l’odio e la crudeltà.

Elie Wiesel (premio Nobel per la Pace nel 1986) è nato nel 1928, da famiglia ebraica, nella regione dei Carpazi. Ha vissuto l’esperienza disumana di Auschwitz e di Buchenwald.
Emigrato in Francia nel 1945, vi ha esercitato la professione di giornalista,
poi negli anni Cinquanta si è trasferito negli Stati Uniti.
Fra le sue opere, tutte scritte in francese, ricordiamo: La notte (1958), dove ha raccontato l’orrore dell’Olocausto.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Brian dell’Ufficio Stampa “Guanda”.

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:: “Mandami un racconto” ritorna

16 novembre 2016

keep-calm-and-scrivi-un-raccontoAmo i racconti, i racconti brevi soprattutto, e dalla piccola esperienza passata su questo blog ho visto che li amano anche i miei lettori, per cui ho deciso di riaprire la rubrica Mandami un racconto. Presto aprirò la pagina dedicata con tutte le info in merito. Le regole sono pressapoco come la scorsa edizione. Non tutti i racconti verranno pubblicati, sceglierò i più significativi, fungerò insomma da primo filtro. Non agirò da editor, per cui pubblicherò i racconti così come me li mandate. Resteranno online per tutto il tempo che voi autorizzerete. Insomma se seguite il blog vi ricorderete come abbiamo fatto la scorsa volta. Liberi seppure non è seguito da tantissimi lettori, ha un bacino fisso di gente che legge, che un proprio gusto, e compra libri. Insomma è una piccola vetrina che può trasformarsi in una piccola palestra letteraria. Spero, anzi invito, i lettori a commentare i racconti, a dire come la pensano. Assicuro libertà di parola a tutti, nel rispetto sempre delle più elementari regole di buona educazione.  Buona lettura a tutti!

Potete trovare regole e indicazioni a questa pagina:

Mandami un racconto

:: Fango – Una distopia in pochi atti di Luca Palumbo (Lorusso Editore, 2016) a cura di Giulia Gabrielli

16 novembre 2016
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Matteo Furst e Gino Pilàr sono due operatori del centro di accoglienza per i rifugiati politici, Sakine è una degli ospiti del centro, rifugiata curda; Nanà e Romero sono due ragazzi, lavoratori precari e squattrinati; Dago e Molise sono due amici che si ritrovano allo stesso bar ogni sera. Cosa hanno in comune?
Tutti sono, o sono stati, dei dissidenti, esponenti della sinistra romana: chi più, chi meno, tutti hanno partecipato a qualche protesta, lottato per qualcosa che li ha portati a pestare i piedi a qualcuno di potente. E tutti avvertono negli ultimi tempi un senso di isolamento: i movimenti si sono sfaldati, ovunque sembra aleggiare un senso di depressione e rassegnazione apparentemente immotivata. Sono pochi, sempre più divisi, non hanno più contatti coi compagni e sono stanchi, in balia degli eventi.

Le loro storie si intrecciano in una Roma a noi quasi contemporanea, “duemila e qualche cosa” è l’unica indicazione che abbiamo; mentre i luoghi sono quelli familiari a chi conosca Roma Est: Torpignattara, il Pigneto, via Marranella, l’ex Snia…
Da giorni sulla città si abbatte un temporale incessante e il fango, elemento qui sì concreto e naturale, ma anche fortemente simbolico, invade le strade, completamente abbandonate dall’amministrazione e dai cittadini che, terrorizzati, si chiudono nelle loro case per sfuggire ai rastrellamenti degli uomini del Sindaco.
Il nuovo Sindaco di Roma, un nemico che non si rivela mai, senza volto se non negli incubi e nelle allucinazioni di Matteo, si è messo in moto contro di loro e contro tutti gli emarginati e i dissidenti, gli immigrati, gli irregolari, i gay, i comunisti, i pazzi. Contro tutti gli indesiderati nella nuova Roma città stato.

 «Tutto così in fretta, tutto così inaspettato, grottesco. La distopia non era più un’invenzione. E il mondo intorno non esisteva. Nanà aveva la sensazione che esistesse soltanto quella parte di Roma, sotto assedio, pronta a essere drasticamente rivoltata come un calzino. E niente più. Né il mondo circostante, né il resto dell’umanità. Forse nemmeno il mare.»

La zona della città in cui si svolge tutto diventa come un’isola, come una “zattera di pietra” – che è il titolo di un capitolo ma anche un omaggio all’omonimo libro di José Saramago – staccatasi dal continente e alla deriva, anzi, più che pietra qui ci sono solo terra e  fango. Quest’isola è un ghetto separato dal resto di Roma con presidii e posti di blocco, in cui far confluire e poi sparire tutti gli indesiderati.
I “buoni” sono tutti rassegnati, vinti, senza speranza, braccati, cacciati dalle loro case e annegati nel mare di fango che sta sommergendo la città; ma anche i “cattivi”, per lo meno quelli che come l’ispettore Castracane e la donna magrissima in motocicletta si mostrano di persona, non hanno una reale forma di malvagità, sono altrettanto disperati o disillusi o disgustati della loro vita, con la differenza che hanno deciso di schierarsi con il potere per avere qualcosa in cambio. Sono dei disperati che fanno quanto gli viene ordinato solo per la promessa di una ricompensa futura, della “vita migliore”, lontano da Roma.
Il Sindaco invisibile, i reparti di uomini incappucciati che affiancano la polizia nelle azioni più spietate, persino il vecchio e abietto “palazzinaro” legato al passato di alcuni dei protagonisti: tutti loro invece restano senza volto, senza un nome o senza mai apparire sulla scena, se non nei discordi dei loro sottoposti. Sono loro qui l’incarnazione di un potere malvagio, vendicativo e più grande del singolo individuo che lo esercita, come si addice ad una buona distopia.

Luca Palumbo è nato a Napoli nel 1979, redattore di Laspro – Rivista di letteratura, Arti & Mestieri, ha già pubblicato una raccolta di racconti, Il pianista nano, per 0111 edizioni nel 2009, e il romanzo Un maledetto freddo cane, Lorusso 2012. Con Fango è al suo secondo romanzo, che dovrebbe essere il primo di una trilogia dedicata alla Roma città-stato.

Source: gentilmente inviato dall’ufficio stampa dell’editore per la recensione.

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:: Blogtour – 22/11/63, Stephen King– ultima tappa – Focus Sadie Dunhill a cura di Giulietta Iannone

14 novembre 2016

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Eccoci arrivati all’ ultima tappa del magico blogtour dedicato a 22/11/63 di Stephen King, edito da Sperling & Kupfer e tradotto da Wu Ming1 (pseudonimo di Roberto Bui).  Dopo tappe bellissime, dedicate a un libro senz’altro significativo del Re, la mia si occuperà di approfondire il personaggio di Sadie Dunhill, la bella bibliotecaria di cui il protagonista del romanzo si innamorerà, ricambiato. Sarà una storia d’amore destinata al lieto fine? Bene, continuate a leggere se volete scoprirlo. Prometto niente spoiler, almeno non troppi.

֎ La trama ֎

Jake Epping è un tranquillo professore di Lisbon Falls, Maine, e il suo posto preferito per fare quattro chiacchiere è la tavola calda di Al. Che ha un segreto: la dispensa nasconde un varco temporale, e conduce al 1958. Per Jake è una rivelazione sconvolgente, eppure l’incredulità non gli impedisce di farsi coinvolgere nella missione che ossessiona il suo amico da tempo.
Se mai hai voluto cambiare veramente le cose, Jake, questa è la tua occasione: ferma Oswald quel 22 novembre 1963. Salverai Kennedy. Salverai suo fratello Bob, e Martin Luther King; bloccherai le rivolte razziali. E forse eviterai anche la guerra in Vietnam. Basta che passi per la «buca del coniglio», sul retro della tavola calda. Non importa quante volte l’attraverserai: uscirai sempre sul piazzale di una fabbrica tessile di Lisbon Falls, ore 11.58 del 9 settembre 1958. E non importa quanto a lungo resti in quel passato: al ritorno, nel tuo presente saranno trascorsi due minuti.
Comincia così la nuova esistenza di Jake, nei panni di George Amberson, nel mondo di Elvis Presley, James Dean, del twist e del fumo di sigaretta che avvolge tutto. Un mondo nel quale Jake è destinato a conoscere l’amore e a sovvertire tutte le regole del tempo. Fino a cambiare il corso della storia.
22.11.63 è il romanzo da cui è tratta l’omonima serie TV con James Franco, prodotta da J.J. Abrams.

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֎ Focus Sadie Dunhill ֎

Ecco a voi Sadie Dunhill, (qui nella foto interpretata dalla brava e bella Sarah Gadon), la protagonista femminile del romanzo, la donna di cui Jake Epping/George Amberson si innamorerà perdutamente. Sadie Dunhill è una tipica donna anni ’50, bibliotecaria della Denholm Consolidated High School nella piccola cittadina di Jodie, in Texas. Moglie separata di un tipaccio violento e incontrollato, con gravi problemi psichici, John Clayton, che la spinge a lasciare definitivamente Savannah, in Georgia, per appunto il Texas.
Pressappoco a metà romanzo Jake si trasferisce a Jody (popolazione 1280 abitanti). Qui inizierà a insegnare inglese nel liceo locale, facendo amicizia con Miss Mimi Corcoran, la precedente bibliotecaria.
La prima volta che sentiamo parlare di Sadie Dunhill è a casa di Jake. Siamo a neanche a metà giugno del 1961. Miss Mimi Corcoran è passata con la scusa di parlare del suo romanzo, Il posto degli omicidi, che le ha dato in lettura e intanto le spiega i suoi problemi di salute e che il 21 luglio avrebbe sposato Deke Simmons, il preside della scuola. Lo invita al ricevimento e annunciandogli il suo pensionamento parla della nuova bibliotecaria che la sostituirà:

“Malata o in salute, quanrant’anni sono abbastanza. E’ tempo che arrivino mani più giovani, occhi più giovani e una mente più giovane. Su mia raccomandazione, Deke ha assunto una donna giovane e ben qualificata, che viene dalla Georgia. Si chiama Sadie Clayton. Sarà al ricevimento, non conoscerà assolutamente nessuno e mi aspetto che tu sia gentile con lei”.

Miss Mimi sapendolo scapolo e sapendo che Sadie nel prossimo futuro desidera riassumere il cognome da nubile Dunhill, dopo aver espletato le formalità legali, insomma organizza per i due un appuntamento.

Se si parla di amore a prima vista, io sono d’accordo coi Beatles: credo accada di continuo. Ma per me e Sadie non fu così, anche se al primo incontro la strinsi forte, con tanto di mano destra sul seno sinistro. Per questo credo di essere d’accordo anche con Mickey e Sylvia quando cantano: “L’amore è strano”.

Il primo incontro:
siamo al ricevimento in giardino del matrimonio di Mimi.

“George? Vieni ti presento una persona”.
Mi girai. Mimi scendeva verso di me tenendo per mano una donna. La prima cosa che mi colpiì di Sadie (la prima cosa che colpiva chiunque, su questo ho pochi dubbi) fu la sua altezza. Portava scarpe senza tacchi, come quasi tutte le donne a quella festa, visto che sapevano di dover passare il pomeriggio e la sera gironzolando sull’erba, ma quella era una donna che probabilmente non portava tacchi dal giorno delle sue nozze, e forse persino in quell’occasione aveva scelto un abito che nascondesse l’ennesimo paio di scarpe basse, scelte per non sovrastare lo sposo davanti all’altare. di sicuro era sopra il metro e ottanta.

Non fu amore a prima vista, ma quel primo incontro fu uno di quelli che i ricordano, e possiamo dire che gli cadde letteralmente fra le braccia:

Sadie era bella in una maniera non artefatta, da genuina ragazza americana sono-come-tu-mi-vedi. Ed era anche qualcos’altro: quel giorno pensai che si trattasse solo della tipica goffaggine delle persone troppo alte. Più tardi scoprii che non era goffa per niente. Anzi il contrario.

Fisicamente sappiamo che è bella, bionda, con gli occhi azzurri, un bel sorriso, alta un metro e ottanta, facile agli incidenti. Non diventano subito amanti, ma amici, parlando di tutto dai libri ai Kennedy, al nascente movimento per i diritti civili, all’integrazione. La brutta esperienza con il marito non la incoraggia a intraprendere relazioni romantiche.
Comunque Sadie inizia ad essere attratta da Jake e bisogna aspettare il ballo del Sadie Hawkins Day, gestito dal Club Attività Sociali, perché Sadie e Jack ballino per la prima volta insieme, e per la prima volta si bacino.

Spensi il motore (della sua Sunliner, siamo nel vialetto di casa di Sadie) e la guardai. Adesso dirà: Grazie per avermi dato una mano!, oppure. “Grazie per la bella serata”, e finirà qui. Ma lei non disse niente del genere. Non disse proprio nulla. Mi guardò e basta. I capelli erano sciolti sulle spalle. Sotto la maglia, i primi bottoni della camicia Oxford da uomo erano aperti. Gli orecchini brillavano. Poi fummo insieme, prima toccandoci, poi stringendoci forte. Poi ci baciammo, ma fu più di questo.

E si può dire che nonostante la sua esperienza matrimoniale è con Jake che Sadie scopre il piacere dell’ amore. Come moltissime brave ragazze della classe media cresciute negli anni Quaranta e Cinquanta, Sadie non sapeva nulla di sesso. E questo è uno dei motivi per cui ci mise quattro anni a lasciare il marito e le sue perverse ossessioni.
La relazione tra Sadie e Jake sembra funzionare, anche se la donna inizia a farsi domande sul suo passato e sulle strane affermazioni che Jake fa ogni tanto (tipo canticchiare canzoni dei Rolling Stones), ma è la ricomparsa di Johnny Clayton a mettere tutto in forse non solo il loro futuro assieme, ma anche la stessa missione di Jake di salvare Kennedy e cambiare la storia. Ma la storia migliora se cambiata? E soprattutto ne vale la pena? Scoprirete tutto leggendo questo magnifico libro.

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֎ Tutte le tappe ֎

08/11 QUESTIONE DI LIBRI – Recensione
09/11 UN LETTORE E’ UN GRAN SOGNATORE – Autore
10/11 LA LETTRICE DISTRATTA – Ambientazione
11/11 LEGGENDO VIAGGIANDODifferenze libro/serie TV
12/11 VIAGGIATRICE PIGRA – Focus su Jake/George
13/11 RACHEL SANDMAN AUTHOR – Focus su Lee Oswald
14/11 LIBERI DI SCRIVERE – Focus su Sadie

֎ Il giveaway ֎

Per festeggiare il 5° anno dalla pubblicazione sarà possibile per voi lettori vincere una copia cartacea del libro. Basta cliccare il seguente link e troverete tutte le indicazioni:

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Source: acquisto personale.

:: I Medici, una dinastia al potere, Matteo Strukul (Newton Compton, 2016) a cura di Federica Belleri

14 novembre 2016
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Primo romanzo che apre la trilogia dedicata alla dinastia dei Medici. Matteo Strukul percorre la loro storia dal 1426 al 1453. Lo fa con professionalità, attenzione e approfondimento, passando attraverso l’invenzione, quando serve. Non è facile recensire un romanzo come questo, perché è davvero denso di avvenimenti, dalla prima all’ultima pagina. Arte, bellezza e magnificenza impregnano le frasi. Penso ad esempio alla cupola del Brunelleschi, commissionata da Cosimo de Medici, opera di straordinaria architettura che completa Santa Maria del Fiore a Firenze. Penso agli abiti sontuosi e alle feste organizzate per intellettuali e filosofi, appositamente create per stringere accordi e osservare il nemico.
L’autore ci racconta di Giovanni de Medici, uomo dalle origini popolari che non ha mai dimenticato, poco incline allo sfarzo e alla mondanità,  cosa che non gli ha mai permesso di conquistarsi le simpatie degli altri nobili, nonostante abbia creato un impero finanziario; personalità che senza dubbio lascia il segno. Di Piccarda, sua moglie, che spicca per determinazione e lealtà,  un punto fermo per tutta la famiglia. Di Cosimo, uomo d’arte e di lettere, forte ma riflessivo. Di Lorenzo, che si occupa degli affari di famiglia, istintivo e passionale.
Da qui si parte. Si discute di leggi, si combatte fra sangue e polvere, armati di picche e spade e rivestiti da armature finemente cesellate. Meglio staccare una testa dal corpo o giocare d’astuzia utilizzando la corruzione? Ci si avvicina alla peste, tra cadaveri, fogne putride e predatori senz’anima. Si lotta attraverso i dubbi, l’ambizione e gli oppositori di una vita. Si passa poi al carcere, percependo l’angoscia, l’umiliazione e la privazione. L’attesa di un verdetto sulla pubblica piazza lacera in due la folla e terrorizza l’accusato.
Strukul ci mette a disposizione la storia di importanti alleanze per rinnovare la pace e di un Concilio per unire Roma a Bisanzio. Ci parla di morte, di dolore, di sesso e di coraggio. Di come due personaggi particolari, un uomo e una donna, hanno vissuto la giovinezza intrisa di sofferenza, covando rancore e disagio emotivo. Entrambi utilizzano le armi che hanno a disposizione per difendersi e soggiogare la volontà degli altri …
Esilio, tormento, intrigo. Lussuria, violenza, ira. Riavvicinamenti e separazioni. L’eterna guerra fra nemici potenti. La forza e la fragilità delle donne presenti in questo romanzo. La volontà di ristabilire gli equilibri e di mantenere la famiglia al primo posto nella scala delle priorità.  La fierezza dei cavalieri e l’onore di battersi per il proprio padrone. La vendetta, bramata in modo quasi ossessivo, che non perde mai consistenza. La paura del futuro per una città come Firenze, ricca e bisognosa di una guida sicura.
Trent’anni di storia raccontati con metodo e accessibili a tutti. Intriganti, feriti ma orgogliosi. Ritmo che si mantiene costante durante tutta la lettura. Personalità dei protagonisti curata e precisa. Ottimo romanzo. Assolutamente consigliato.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

Source: acquisto personale.

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:: L’imperfetta, di Carmela Scotti (Garzanti, 2016), a cura di Irma Loredana Galgano

11 novembre 2016
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Carmela Scotti perde il padre e, per riuscire a gestire l’immenso dolore, inizia a pensare ai modi per affrontarlo. Nasce così un personaggio, Catena Dolce, e intorno a lei una storia che diventerà L’imperfetta edito da Garzanti e finalista al Premio Calvino.
Il romanzo della Scotti è di forte impatto emotivo. Fin dalle prime battute la sua scrittura letteralmente rapisce chi sta leggendo.
L’imperfetta non è un libro autobiografico e Catena non è Carmela Scotti, ma il racconto del dolore, quello vero che proviene dal profondo delle viscere, beh quello è autentico senza ombra di dubbio. E anche la Sicilia raccontata nel testo poteva essere solo frutto di chi a fondo la conosce e l’ha studiata.
La storia è ambientata sul finire dell’Ottocento, in un piccolo paese «conficcato come un chiodo arrugginito nel cuore della Sicilia». La Scotti riporta ne L’imperfetta tutto il bagaglio di tradizioni, superstizioni, usanze… che appartengono alla sua Sicilia ma che facilmente possono ritrovarsi in qualsiasi altro sito italiano, lungo la dorsale appenninica e non solo. Risulta molto interessante l’esposizione delle erbe mediche e delle loro proprietà ma ciò che realmente colpisce il lettore e lo trafigge come un colpo ben assestato di roncola è la realizzazione che in fondo il mondo, anche se oggi è molto differente da quello descritto dall’autrice, non cambierà mai veramente.
A risultare imperfetta è la società col suo trito di pregiudizi omologazione cattiveria e violenza. Il mondo appartiene agli uomini e le donne, purtroppo, imparano presto quanto per loro è più difficile vivere e sopravvivere. Allora come oggi.
Catena è una ragazzina «nata da una radice di dolore», a cui non sembra di diventare più grande nonostante il tempo che passa in quanto non è «mai davvero stata bambina». Una giovane donna che non si piega al dolore, alla sofferenza, alla violenza, alla punizione… la sua forza e le sue conoscenza fanno paura e allora non riuscendo ad ammansirla la additano come pazza e diventa una strega, una mavara. Al rogo venivano messe all’epoca quelle come lei, condannate dalla società e dalla Chiesa.
Il prete non si fa scrupoli però a rivolgersi a lei in cerca di un filtro d’amore da somministrare alla bambina che gli è stata data e che non lo vuole. Catena vendica la bambina e per tutti è lei la sola colpevole. Omologazione convenzioni e ipocrisia spesso si rivelano mali più deleteri dei crimini perché alla fine colpiscono sempre gli stessi, gli ultimi e gli indifesi.
L’imperfetta di Carmela Scotti è un libro straordinario che racconta una storia tanto inquietante quanto interessante utilizzando un registro narrativo che sembra provenire dalle viscere di chi scrive e raggiunge senza difficoltà quelle di chi legge.

Carmela Scotti: Scrittrice italiana. Nata in Sicilia. Diplomata in pittura e fotografia all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Ha vissuto a Palermo Roma e Milano facendo i mestieri più diversi. Attualmente risiede in Brianza. L’imperfetta è il suo primo romanzo, finalista al Premio Calvino.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Bianca dell’ Ufficio Stampa Garzanti.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.