Posts Tagged ‘Federica Belleri’

:: La cura dell’acqua salata di Antonella Ossorio (Neri Pozza 2018) a cura di Federica Belleri

26 febbraio 2018
La cura dell'acqua salata

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La seconda tragica guerra è finita e a Napoli ci sono gli americani. La famiglia Romeo è composta da argentieri da generazioni, ma dalla ricchezza è passata alla povertà. Vivono nella stessa casa ultracentenaria, con lo stesso portone che li ha sempre protetti da ladri e intrusi. Portone che oggi non ha quasi più nulla da tenere da conto. Lo sanno bene Caterina e Franco, i loro figli Spina e Enzo, lo zio Eugenio e il nonno Ferdinando. Sanno che in tavola c’è poco, e quel poco dev’essere spartito. Spina sta sbocciando nella prima giovinezza, Enzo ha solo otto anni ma ne osserva incuriosito la trasformazione. Franco trascina la sua gamba poliomielitica e Caterina si è irruvidita dagli eventi e dagli affetti mancati. Lo zio Eugenio scrive le sue memorie di guerra e il nonno vive nel suo mondo perduto.
La vera storia di questa famiglia inizia nel 1766, a causa di un prezioso oggetto, un ciondolo meraviglioso e unico, un sapo gallego. Un elemento decorativo bellissimo che spesso le donne in Galizia usavano indossare. Ma la storia dei Romeo è legata anche alla marusìa, all’inquietudine del mare, alla solitudine, all’ansia e all’angoscia. Da cosa è provocata?
Un sapo, splendido e luminoso, in grado di stravolgere la vita di chi lo possiede, tramandato per generazioni, da custodire con attenzione e gelosia. In grado di provocare allucinazioni e visioni, di far percepire profumi e odori mai sentiti, di far ritrovare nei volti di perfetti sconosciuti qualcosa di familiare.
Un sapo gallego, che provoca tristezza e strane sensazioni. Che conduce il sonno ristoratore verso incubi terribili. Un gioiello che pulsa, sembra avere vita. Che costringe ad abbandonare le certezze e a cedere alle superstizioni.
Porta forse sventura?
È solenne la sua presenza, non si può evitare di ammirarlo almeno una volta al giorno, o di portarlo sulla pelle, a costo di sentirsi bruciare le viscere. È malvagio e insolente, decide la sorte, esige rispetto.
La cura dell’acqua salata, in grado di alleviare la sofferenza e il dolore. Le lacrime, che sfogano lasciando sollievo a chi si è bagnato il viso. Il desiderio di fuggire, attraversando il mare. La marusìa che ritorna e porta tristezza. Le colpe da espiare e la curiosità di un bambino, depositario di una grossa responsabilità.
La cura dell’acqua salata, un cerchio che si chiude, un destino che si compie attraverso l’affetto, l’amore e la passione. Una famiglia, quella dei Romeo, dal sapore antico. Una Napoli speciale, raccontata attraverso i quartieri, la gente, le tradizioni e le credenze popolari e la paura di perdersi o commettere peccato.
E il mare, il vento, la potenza delle onde a fare da sfondo a questo romanzo. Tutto è reale e immaginario. Tutto è vero e verosimile.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Antonella Ossorio è autrice di libri di narrativa per bambini e ragazzi pubblicati da Einaudi, Rizzoli, Giunti, Electa e altre Case Editrici. Nel 2014 è uscito per i Coralli Einaudi il suo romanzo La mammana (Premio Società Lucchese dei Lettori 2015).

Source libro: libro inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio Stampa Neri Pozza.

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:: Il tempo dentro di noi di Stefano Galardini (Edizioni Convalle 2017) a cura di Federica Belleri

20 febbraio 2018
Il tempo dentro di noi

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Primo romanzo per Stefano Galardini. Un esordio intenso e intimo, due vite unite da una solida amicizia. Quella fra Lidia e Luca, che si conoscono fin dalla scuola superiore. Diversi, puri, con mille e più domande sul futuro. La passione per i Nirvana li accomuna. Settant’anni di vita, vissuti fra alti e bassi, durante i quali stima e affetto sono cresciuti paralleli, senza cedere mai. Amici quasi dipendenti l’uno dall’altro. Amici pronti a dirsi tutto, in qualsiasi occasione. I tormenti e le inquietudini legate all’adolescenza si accavallano a momenti di assoluto silenzio, da conservare con cura. La lontananza dovuta alle scelte lavorative non basta a distanziarli, si riuniscono presto, come se non si fossero mai lasciati. Luca e Lidia sono l’uno lo specchio dell’altro, si completano e si proteggono, anche da se stessi. Si deve sempre essere sinceri con chi si vuole bene o a volte è meglio mentire?
Questo è solo uno dei tanti interrogativi che ci si pone leggendo questo libro. Perché la vita scorre troppo in fretta, le scelte si pagano, nel bene o nel male. Le certezze posso sfuggire, per lasciare il posto al vuoto totale, in pochi istanti.
Gli amori passano, l’amicizia resta. Le responsabilità pesano, e l’insoddisfazione aumenta.
Il tempo dentro di noi, una storia meravigliosa che richiede un’attenta lettura. L’introspezione impregna ogni pagina e immedesimarsi è indispensabile. L’affetto combatte il dolore, la paura, l’ansia. I ricordi devono essere tramandati, i rimpianti, lasciati da parte. Bisogna scrivere, per combattere la solitudine.
Buona lettura.

Stefano Galardini vive tra Genova e Monza. Condivide casa con Niky, gatto da un occhio solo. Sul suo comodino ci sono 90 libri in attesa di essere letti, ma continua comunque imperterrito a comprarne. Ama la musica, meglio se in vinile, a scelta tra rock e rock, con brevi puntate sul blues. Nella vita di ogni giorno si occupa delle persone, lavorando come Operatore Socio Sanitario nel sociale. Ha 32 anni e Il tempo dentro di noi è il suo romanzo d’esordio.

Source: libro inviato dall’autore al recensore.

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:: Giallo all’ombra del vulcano di Letizia Triches (Newton Compton 2018) a cura di Federica Belleri

12 febbraio 2018
Giallo all'ombra del vulcano

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Torna Letizia Triches con un nuovo giallo che vede ancora una volta protagonista il restauratore fiorentino Giuliano Neri. Questa indagine lo porta in Sicilia, nella provincia di Catania, per il ripristino di alcuni affreschi del ‘700 in un’antica tenuta agricola. La villa che li ospita è a Cala Bruna, un luogo affascinante tra la campagna e il mare. Proprio lì, ai piedi di una scogliera, scomposto sulle rocce scure, viene ritrovato il corpo di Rachele De Vita. Archeologa, scomparsa qualche giorno prima e figlia di un facoltoso e sprezzante avvocato dell’aristocrazia catanese. Neri rimane incastrato nella vicenda, tra un restauro e l’altro. Incontra la dottoressa Elena Serra, magistrato, donna dalla bellezza discreta e fragile ma molto preparata e determinata.
Una morte inspiegabile, quella di Rachele, che porta la Serra e Neri a collaborare con costanza. Il loro lavoro sembra scorrere in apparente simbiosi anche se faticano a contenere il magnetismo che li attrae.
Siamo nei primi anni ’90 ma Elena Serra scopre ben presto quanto questa vicenda abbia radici lontane, che la portano a scavare terreni argillosi, ricchi e unici. Catania verrà studiata sopra e sotto, la sua storia appassionerà lei e il restauratore. L’azzurro del mare si unirà al rosso della lava, tradizioni e ambizioni entreranno in conflitto. Le promesse non verranno mantenute, generando rancore e odio. I sogni si schianteranno al suolo, perché in fondo i sogni sono “ragazzate” e la cultura non si trova nei libri o nell’arte. L’amore sarà tradito e le amicizie coltivate da tempo riveleranno quanto di più crudele si possa immaginare.
Mantenere le apparenze, senza rivelare il proprio obiettivo. Speculare per non perdere la luce. Arricchirsi, anche a costo di risultare volgari…
Giallo all’ombra del vulcano è un giallo classico, curato nei particolari. Catania risplende sotto sfumature calde. L’arte e la mitologia si intrecciano all’indagine perché il passato non deve essere dimenticato. Indizi e sospetti vengono inseriti nella trama a piccole dosi, con maestria, tatto e precisione. La musica è la colonna sonora portante di questo romanzo. Musica italiana, scelta con cura e passione. Il tutto racchiuso in un libro davvero particolare, interessante, catalizzatore.
Giallo all’ombra del vulcano. Perché mentire è un’arte, ma mentire a se stessi demolisce ciò che si è costruito.
Ottima lettura, che consiglio.

Letizia Triches è nata e vive a Roma. Docente e storica dell’arte, ha pubblicato numerosi saggi sulle riviste «Prometeo» e «Cahiers d’art». Autrice di vari racconti e romanzi di genere giallo-noir, ha vinto la prima edizione del Premio Chiara, sezione inediti, ed è stata semifinalista al Premio Scerbanenco. La Newton Compton ha pubblicato Il giallo di Ponte Vecchio, Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori, I delitti della laguna e Giallo all’ombra del vulcano, che hanno tutti come protagonista il restauratore fiorentino Giuliano Neri.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Si ringrazia l’ufficio stampa Newton Compton.

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:: Viola deve sapere di Stefania Lucci (Alter Ego Edizioni 2017) a cura di Federica Belleri

26 gennaio 2018
viola deve sapere

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Prima opera di Stefania Lucci, ex professore universitario di Medicina. Un esordio dai toni del thriller, che non manca di introspezione.
L’autrice ci porta nel mondo di Viola Gallo, mondo estremamente confuso. Viola si sveglia dopo circa un mese di coma, e non ha ricordi. Lo psichiatra Raniero Ranieri la supporta con sedute personalizzate utili al recupero della memoria. Ma di che memoria si tratta? Cosa le è accaduto prima del periodo di coma? Viola alterna momenti di serenità ad altri di rabbia e frustrazione. Una condizione assolutamente normale, le dicono. Non è così però, quando si mettono di mezzo i sentimenti … Piergiorgio Pichler, funzionario di polizia, dice di amarla e di essere il suo compagno. Deve credergli e fidarsi? Deve imparare a volergli bene o già lo fa inconsciamente? Viola scopre di avere una famiglia, presente al momento del suo risveglio, ma lei non riconosce nessuno. Le parlano tutti di un’inchiesta che la riguarda ma la sua mente è resettata. Non è in grado di capire il dolore e la gioia, fatica a provare empatia. È sempre stata così o quanto le è accaduto l’ha cambiata per sempre? Anche l’appartamento in cui vive le sembra troppo asettico e impersonale. Si deve fidare di chi la circonda o no?
Viola affronta un percorso difficile e doloroso, combattuta fra la curiosità e la paura di sapere. In bilico fra presente e passato, fra momenti di devastante fragilità e piccoli sprazzi di luce. Viola arriva persino a provare vergogna man mano alcuni ricordi riaffiorano in superficie, si sente a disagio anche con lo psichiatra. È convinta che qualcuno stia distruggendo la sua vita, pezzo dopo pezzo …
“Viola deve sapere” affronta la rielaborazione del dolore attraverso una storia semplice ma intensa. La vicenda si svolge principalmente a Roma. I personaggi principali sono protagonisti in ogni paragrafo, dedicato a ciascuno di loro, che si racconta in prima persona. Il dialogo e il ritmo sono scanditi proprio attraverso i diversi punti di vista degli interessati. La scrittura è precisa e coinvolge al punto giusto. Sono presenti alcuni termini medici certamente legati alla professione dell’autrice, utilissimi per capire Viola e la sua perdita di memoria.
Ottimo esordio a mio avviso. Buona lettura.

Stefania Lucci è nata a Roma nel 1951. Professore universitario di Medicina, una volta in pensione si è dedicata alla sua prima passione: la scrittura. Viola deve sapere è il suo esordio nella narrativa.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

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:: La notte della rabbia di Roberto Riccardi (Einaudi 2017) a cura di Federica Belleri

17 gennaio 2018
La notte della rabbia

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Roma, inizi degli anni ’70. Il professor Claudio Marcelli viene sequestrato. L’operazione viene subito rivendicata dalle Sap, Squadre d’Azione Proletaria. Il professore aveva da poco proposto una riforma della legge penale, ed era candidato come Ministro dell’Interno. Elemento scomodo per i terroristi. Moglie e figlia, presto informate, iniziano a vivere nell’incertezza e nella paura. Il colonnello dell’Arma Leone Ascoli è impegnato da tempo a combattere le Sap in ogni modo, la lotta al terrorismo per lui è al pari di una questione personale. Il sequestro del professore è un ricatto allo Stato, di questo ne è sicuro.
Si effettuano i primi rilievi, i giornalisti sono affamati di notizie e Roma continua a vivere come se nulla fosse accaduto. Il costo della vita è aumentato e la disoccupazione ha l’aspetto di una piaga infetta.
Ascoli è preoccupato e pensieroso. Riflette su come organizzare al meglio i suoi uomini, e ogni tanto si lascia manipolare da ricordi dolorosi e dal vuoto lasciato dalla moglie, scomparsa troppo presto. È un essere umano, come tanti. Ha un vissuto e un presente faticoso da portare avanti. Ha un codice personale relativo ai prigionieri che rispetta in modo scrupoloso: anche il peggior delinquente ha una dignità, e deve essere trattato bene. Il colonnello Ascoli è spesso taciturno. Lo sa bene l’appuntato Berardi suo fidato autista e amico singolare, in grado di strappargli sempre un sorriso. Alcuni illustri personaggi lo circondano in questa indagine. Tra questi spicca il giudice Tramontano, archivio storico umano con la maggior quantità di informazioni sulle bande criminali. Un amico stimato, dalla stazza imponente, amante della buona cucina. All’interno di quest’indagine compare la Stasi e l’Intelligence della Germania Occidentale. Il terrorismo ha radici particolari e troppe sono le persone interessate a spiare, prima di essere spiate. Tra amicizie vecchie e nuove Leone Ascoli osserva piccoli particolari, che possono fare la differenza. Protegge una testimone che ha bisogno di lui. Scopre le vere intenzioni delle Sap e precipita in un vortice che lo riporta indietro nel tempo. Non ha scelta, deve affrontare di nuovo un oscuro periodo.
I movimenti studenteschi avanzano. Si siglano accordi per non soccombere. E lentamente il cerchio si chiude attorno agli ideali politici offuscati dall’amore. Attorno ad un gruppo all’apparenza unito ma composto in realtà da individui egoisti ed insicuri. Una morsa di angoscia e di terrore si stringe attorno alle famiglie dei carabinieri, che vivono questa e mille altre indagini sulla propria pelle.
La notte della rabbia è un noir che definisce come il male sembri possedere l’essere umano, senza appartenere a un genere specifico o a un colore politico.
La notte della rabbia è un’erba infestante che si insinua e cresce a dismisura, alimentata dalla vita stessa.
La notte della rabbia costringe i protagonisti a guardarsi in faccia, con le armi puntate sui rispettivi volti.
La scrittura precisa e densa di avvenimenti porta il lettore a confrontarsi con i temibili Anni di Piombo. Il romanzo ha un ritmo equilibrato dalla prima all’ultima pagina, e scava nell’animo dei personaggi al punto giusto, senza invadere.
Ottima lettura.

Roberto Riccardi (Bari, 1966) è colonnello dei carabinieri. Ha esordito nel noir con Legame di sangue (Giallo Mondadori, 2009), cui hanno fatto seguito I condannati (Mondadori, 2012), Undercover (e/o, 2012), Venga pure la fine (e/o, 2013) e La firma del puparo (e/o, 2015). È anche autore di libri sulla Shoah: Sono stato un numero (Giuntina, 2009; premio Acqui Storia), La foto sulla spiaggia (Giuntina, 2012) e, insieme a Giulia Spizzichino, La farfalla impazzita (Giuntina, 2013). Per Einaudi ha pubblicato La notte della rabbia (2017).

Source: acquisto del recensore.

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:: Memorie di un giovane medico di Michail Bulgakov (Marcos Y Marcos 2017) a cura di Federica Belleri

11 gennaio 2018
Memorie di un giovane medico

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“Io non ho colpa” pensavo, ostinato e tormentato. “Ho una laurea, ho quindici cinque. Avevo avvisato, fin da quando ero nella grande città, che volevo fare l’aiuto medicoNo. Avevo sorriso e avevano detto ‘Si ambienterà’. Eccoti il ‘si ambienterà’. E se mi portano un’ernia? Mi spieghi come mi ci ambiento? E, soprattutto, come si sentirà quello che ha l’ernia sotto le mie mani? Si abituerà all’altro mondo? (qui avevo sentito un brivido alla colonna vertebrale)…”

Per la casa editrice Marcos Y Marcos, Paolo Nori cura e traduce questa piccola antologia di racconti. Sono memorie di Michail Bulgakov nato a Kiev nel 1891 e morto a Mosca nel 1940. Otto racconti ambientati nei primi anni del ‘900 nei dintorni di Mosca. Un giovane medico viene convocato nella periferia sperduta e deve prendere servizio. Ha solo ventitré anni, e tutti lo scambiano per uno studente. Non ha esperienza e per esercitare deve imparare a prendere confidenza con strumenti chirurgici e medicine a lui sconosciuti. Il tutto è condito dalla diffidenza e dall’ignoranza del popolo contadino e dal clima freddo e ostile. Con i suoi manuali da consultare seguirà l’istinto e la coscienza, senza pretendere di fare miracoli. Sarà aiutato in ospedale da un infermiere e due ostetriche, che formeranno con lui una squadra originale. Fra alti e bassi il suo bilancio sarà tutto sommato positivo, anche se con enormi difficoltà. Riscoprirà il piacere delle abitudini e di quattro chiacchiere attorno alla stufa.
Michail Bulgakov, scrittore per caso. Una carriera letteraria durata dieci anni, molti dei quali trascorsi durante il governo Stalin che si mostrava contrario ai suoi scritti.
Buona lettura.

Michail Bulgakov, nato a Kiev nel 1891 e morto a Mosca nel 1940, ha scritto molte cose memorabili, come queste Memorie di un giovane medico (delle quali il critico Vladimir Lakšin ha detto: “Il Bulgakov giovanile è incantevole, irresistibile, è un autore al quale il tempo non ha tolto niente del suo fascino”), o come Il Maestro e Margherita, che quasi tutti conoscono, e altre cose venute così così, come un’opera teatrale che si chiama I figli del Mullah, che Bulgakov ha scritto con Boris Robertovicˇ Boheme, e come l’han fatto lo racconta lo stesso Bulgakov: “L’abbiamo scritta in sette giorni e mezzo, impiegando mezza giornata di più che per la creazione del mondo. Nonostante ciò, ci è riuscita ancora peggio del mondo. Posso dire soltanto che se un giorno ci sarà un concorso per il lavoro teatrale più stupido, insulso e impudente, il nostro otterrà il primo premio”. Bulgakov, qualche anno dopo, nel 1930, scriverà a Iosif Stalin: “Passando in rassegna i miei ritagli di giornale, ho constatato di aver ricevuto dalla stampa sovietica, nei dieci anni della mia attività letteraria, 301 recensioni, di cui 3 favorevoli e 298 ostili e ingiuriose”.

Paolo Nori è nato a Parma, abita a Casalecchio di Reno e ha scritto un mucchio di libri, tra romanzi, fiabe e discorsi. Gli piace leggere ad alta voce, raccontare varie cose sul suo blog (www.paolonori.it), su alcuni giornali e qualche volta in televisione. Con Marcos y Marcos ha pubblicato o ripubblicato: La meravigliosa utilità del filo a piombo, Disastri di Daniil Charms, da lui curato e tradotto, Si chiama Francesca, questo romanzo, Grandi ustionati – anche in versione AudioMarcos – La banda del formaggio, Si sente?Siamo buoni se siamo buoni, La piccola Battaglia portatileManuale pratico di giornalismo disinformato, Tre matti di Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj, Tre giusti di Nikolàj Leskóv, Spinoza, Undici treni, Un eroe dei nostri tempi di Michail Lermontov, da lui curato e tradotto, Sei città, un albo illustrato con la collaborazione di Tim Kostin, Memorie di un giovane medico di Michail Bulgakov, da lui curato e tradotto. Ha inoltre curato l’antologia sui confini Ma il mondo non era di tutti?

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Marta Domizi dell’ Ufficio Stampa.

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:: Autismo – Pensieri e Parole a cura di Federica Belleri (Historica edizioni 2017)

24 dicembre 2017
autismo

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L’autismo non è una malattia, è una condizione. La sindrome dello spettro autistico ha una vasta gamma di sintomi e di gravità, per cui mai come in questo caso un bambino autistico è da considerare un caso a sé, come sono singoli e unici tutti i bambini. Un bambino autistico ha una diversa percezione della realtà, un diverso modo di comunicare, di interagire con gli altri, e proprio per questo implica impegno, nel cercare di capire il suo mondo sia da parte dei genitori, degli educatori dei medici che l’hanno in cura. Questo si impara leggendo AutismoPensieri e Parole, a cura di Federica Belleri edito da Historica Edizioni. Un percorso fatto di parole in cui genitori, fratelli, amici parlano della loro esperienza a contatto con bambini con questa sindrome. C’è rabbia, dolore, speranza, coraggio, ottimismo, tanti sentimenti che delineano un percorso che inizia con la diagnosi, (per tutti i genitori il momento più traumatico) e prosegue con la cura e il supporto che questi bambini necessitano, che può portare a veri miglioramenti anche se non alla vera e propria guarigione. L’origine della sindrome, la sua evoluzione, la sua diffusione (sembra che ci sia un incremento di questo dato) sono tutti temi dibattuti e complessi, che non prescindono mai dall’ affetto che questi bambini speciali suscitano, e ascoltando le voci di questi genitori, educatori, fratelli si ha un’ idea più veritiera di cosa l’autismo sia e di come si faccia a combatterlo. C’è molta indifferenza per questo tema tra i cosiddetti “sani” e “normali”. Se il problema non ti tocca da vicino insomma è difficile che si voglia approfondire il tema, quando invece per la sua portata sociale, e per la possibilità di poter o dovere interagire con persone autistiche ci dovrebbe portare tutti a volere sapere di cosa si tratta. Anche essere normali è una condizione, quando cosa sia la normalità nessuno lo sa veramente. Questo libro, con coraggio, porta queste voci, voci di genitori, fratelli, amici normali nelle nostre vite, ci fa riflettere, ci fa interrogare su quanta attenzione sensibilità necessitino alcuni bambini. Nulla di più, ma credo sia già tanto. Il volume è impreziosito dai disegni di Niccolò Pizzorno. Segnalo che i diritti d’autore sul venduto saranno devoluti al Centro Francesco Faroni di Brescia. Per effettuare una donazione libera: fo.b.a.p. onlus via michelangelo, 405 – 25124 brescia banco di brescia, ag.17 di via masaccio, 29 – brescia abi: 03500 cab: 11217 iban: it38p0311111217000000009000 causale: donazione centro francesco faroni.

Federica Belleri, è nata a Brescia nel 1970. Diplomata perito aziendale. Due figli. Appassionata lettrice, divoratrice di gialli, noir e thriller. I libri, per lei, non hanno età. Quando ne apre uno lo sradica, cercando le sfumature e i sottintesi. Il suo block notes  è colorato e fitto di appunti. Scrive per diversi blog letterari, tra i quali Sugarpulp di Matteo Strukul.  Ha scritto alcuni racconti, due dei quali sono stati pubblicati sull’antologia Racconti Bresciani (I II III edizione), edita da Historica Edizioni. Entrata da pochi anni in questo mondo bellissimo, ha già al suo attivo alcune presentazioni di autori, che lei ama incontrare per condividere emozioni e parole.

Source: pdf inviato dall’autrice.

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:: Non ti faccio niente di Paola Barbato (Piemme 2017) a cura di Federica Belleri

22 dicembre 2017
non ti faccio niente

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Gli anni ’80-’90 sono stati sconvolti da misteriosi rapimenti di bambini, tra i sei e gli otto anni. Bambini presi, fatti giocare, divertire. Bambini con vestiti nuovi e un sorriso meraviglioso stampato in viso, quando venivano riportati a casa dopo tre giorni. Bambini trascurati dalle loro famiglie, quasi sempre soli, a giocare per strada. Alcuni avevano dei lividi sul corpo, altri erano sporchi. Lui li avvicinava, loro si fidavano. Lui li coccolava e li faceva sentire importanti, nessuna violenza subita. Lui voleva solo fare del bene.
Anno 2015. Il papà di Greta va a prenderla all’asilo, ma in quell’asilo la bimba non è mai entrata. Il suo corpicino pulito e ricomposto in maniera ordinata verrà ritrovato sulla scrivania d’ufficio del padre.
Chi è Greta, chi è il responsabile della sua morte?
Il thriller di Paola Barbato segue lo scorrere del tempo. Segue un’indagine dimenticata che forse sta tornando a galla con prepotenza. Qualcuno rapiva i bambini e lasciava sul luogo del prelievo una paperella di gomma. Qualcuno rapisce i bambini, li uccide e lascia sul luogo del prelievo una paperella di gomma. Perché?
Questa storia scatena angoscia e immediata empatia. Chi si preoccupava all’epoca dei bambini soli era questo rapitore mai identificato. Chi se ne preoccupa ora lo fa per un motivo diverso, o forse identico. È la stessa persona?
La vicenda vede coinvolte un’ispettrice e la sua vice, assorbite dai loro opposti caratteri, difficili da amalgamare, e un commissario in pensione che si era occupato dei casi precedenti. A loro si unisce un gruppo di bambini in un certo senso mai cresciuti, che ostacola le indagini e crea confusione, anche se con buone intenzioni. Nel frattempo spariscono altri bambini, e vengono assassinati. Non sembrano esserci collegamenti fra passato e presente, o forse sembrano essercene troppi. Cosa sta succedendo?
Non ti faccio niente è una storia lunga decenni, attraversata da paura e angoscia, dal desiderio di salvarsi scappando. È la condivisione di un’esperienza traumatica ma positiva, condivisa per poter accedere a un pass verso una vita migliore. È l’osservazione rassegnata del dolore di genitori che perdono i loro figli e che vengono catapultati nel loro passato personale. È la resa dei conti verso le proprie ossessioni e manie, verso il disagio e la solitudine. Perché non ci si può mai fidare di nessuno e si deve sempre rimanere sospesi nella paura.
Lettura assolutamente coinvolgente, ottima la scrittura e la trama. Non sono previsti sconti o bonus per il lettore che si avvicina a questa storia. Tutto è molto chiaro e diretto, anche la morte. Buona lettura.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Un pacco inatteso di Sam Stoner (Kubera Edizioni 2017) a cura di Federica Belleri

14 dicembre 2017

pacco inattesoUn pacco inatteso attende di essere aperto dal lettore. Contiene quattro racconti ironici, concreti, irriverenti. Sam Stoner utilizza il linguaggio che appartiene alla sceneggiatura, alla scrittura di un’epoca passata, alle parole del nostro vicino di casa. Gioca con i personaggi proposti, mettendoli a nudo, nel vero senso della parola. Il suo è un pacco che non contiene moralismi o false illusioni. Si scopre man mano, attraverso il vincolo del matrimonio, che non esiste più. Attraverso le bugie e i sotterfugi creati per cornificare il partner. Attraverso gli sguardi e la carica erotica. Umorismo senza regole, istinto allo stato brado. Tutti sono in discussione, anche nella conoscenza di sé. Il piacere e il peccato vengono sviscerati a dovere, pure di fronte alla morte. I vizi e le virtù sono protagoniste. Il superfluo viene scacciato, per lasciare spazio alla cruda realtà. Si ride e si scuote la testa in un no, in contemporanea. Divertitevi e aprite questo pacco. Vi sorprenderà. Buona lettura.

Source: libro inviato dall’autore al recensore.

:: Ballando nel buio di Roberto Costantini (Marsilio 2017) a cura di Federica Belleri

6 dicembre 2017
Ballando nel buio

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Torna Roberto Costantini con una nuova storia che vede protagonista Michele Balistreri. Due sono i piani temporali utilizzati dall’autore, come sempre accade nei suoi romanzi. Dal 1974 al 1986. Dodici anni che lo hanno visto ritornare a Roma da Tripoli, dopo l’arrivo in Libia del colonnello Gheddafi. Dodici anni durante i quali ha vissuto le ribellioni e i pestaggi ai “rossi”, le stragi dell’Italicus e di Piazza della Loggia. Anni nei quali insegnava arti marziali in una palestra e dove fare i soldi era l’unico modo per essere liberi. Ora Michele è commissario alla Omicidi e si confronta con il progresso tecnologico e l’arrivo dei primi pc, che lui chiama i “mostri”. Non ha dimestichezza con questi aggeggi e ne è quasi spaventato. È arrabbiato Michele, per ciò che ha vissuto in passato, per l’amore che non ha mai dimenticato e per il suo modo di chiudersi nei confronti degli altri. L’indagine che gli affidano è pericolosa e lo coinvolge nel profondo. Sarà in grado di gestirla? Balistreri non è più un ragazzo, ora è un uomo. È stato istruito in un certo modo, e sa come difendersi. Quando però inizia a scavare nel torbido dell’inchiesta, capisce di non poterla affidare a nessun altro, perché lui ne diventerà protagonista assoluto. Non ci saranno più bottiglie molotov da lanciare, ma dossier e fotografie scattate e segretate. Ci saranno bugie così ben costruite da ingannare tutti. Ci sarà la sua dannatissima rabbia, che tornerà con prepotenza, con forza … Non sarà più il tempo di lavare via le offese con il sangue, ma di individuare il colpevole che ha ucciso i suoi amici. E l’amicizia, conta ancora qualcosa? O è solo disperazione nascosta da falsi sorrisi?
Ballando nel buio ripercorre un’epoca, fra Nietzsche e citazioni musicali. È un’indagine che divora, per non essere divorata. È una lotta fra Servizi Segreti, legalità, politica, mafia e terrorismo. È l’amore ricevuto in maniera sbagliata che porta all’odio puro, senza possibilità di riscatto. È la capacità di Balistreri di affrontare la realtà chiudendo un occhio di fronte alla verità. Perché fa male, perché non si può cambiare.
Assolutamente consigliato. Ottima lettura.

Suorce: libro del recensore.

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:: Alibi di ferro di Tami Hoag (Newton Compton 2017) a cura di Federica Belleri

28 novembre 2017

alibi di ferroMinneapolis, novembre. Il Crematore sceglie le sue vittime, le cosparge di liquido infiammabile e le brucia. Il suo piacere mentre le osserva morire è immenso. Il suo godimento mentre le ascolta urlare nell’orrore della morte, non ha prezzo. Kate Conlan, avvocato. Bellissima quarantaduenne con un passato nell’Fbi al Centro Nazionale Analisi Crimini Violenti. John Quinn, profiler dell’Fbi. Preparato, attento, affascinante. I due si conoscono molto bene, hanno avuto una relazione in passato e i loro sentimenti sono in sospeso. L’indagine che seguiranno insieme sarà difficile e solcata da piste oscure. Il Crematore ha scelto Jillian, figlia di un famoso miliardario. Di lei nessuna traccia. Solo scene del crimine allucinanti, che provocano nausea e senso di oppressione. Solo il faccia a faccia tra i bravi investigatori e quelli ingolfati nel sistema politico americano. I piani alti insistono per convocare una prima conferenza stampa. Pretendono un identikit del presunto serial killer. Compare una giovane testimone, da proteggere … Un mix letale di azioni e reazioni scatenerà istinto di sopravvivenza e voglia di fermare l’assassino. Quinn è determinato, osserva, valuta e inizia a tracciare un possibile profilo del Crematore. Non è facile, perché potrebbe essere chiunque. L’indagine si trasforma in un testa a testa fra Kate, John e il killer. Tutti controllano tutti, o almeno cercano di farlo. Tutti hanno bisogno di sicurezza, per scacciare i demoni che li soffocano. Tutti soffrono, per quello che hanno vissuto e che non li abbandona mai, nemmeno nei sogni. Si scava nel privato delle vittime, si affrontano le famiglie che reggono un peso enorme sul cuore. Si racconta il silenzio del dolore, rinchiuso in contenitori ermetici. Si parla di amore malato, distorto, colpevole.
Alibi di ferro. Perfetto guscio protettivo per persone insospettabili. Una sfera di cristallo destinata a frantumarsi per mostrare una verità allucinante e perversa, insostenibile, stravolta. Tutto è fuori dagli schemi. Tutto.
Ottimo thriller. Buona lettura.

Tami Hoag vive in Florida ed è autrice di decine di bestseller. I suoi romanzi sono tradotti in più di 30 Paesi e hanno venduto 40 milioni di copie in tutto il mondo. Con la Newton Compton ha pubblicato La ragazza N°9, Indizio N°1Vittima senza nome e Alibi di ferro. Per saperne di più: www.tamihoag.com

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: Le vite parallele – Un nuovo inizio per il commissario Casabona di Antonio Fusco (Giunti 2017) a cura di Federica Belleri

22 novembre 2017

le vite paralleleQuarto romanzo per Antonio Fusco. Torna l’amato protagonista seriale dei suoi precedenti libri, il commissario Tommaso Casabona. A Valdenza, sulle colline toscane, l’inverno non risparmia temperature rigide e il cielo minaccia neve. Casabona ha una domanda di trasferimento ad altro incarico da inviare. Sua moglie Francesca è malata e lui vuole starle vicino. I figli Alessandro e Chiara stanno crescendo e sono consapevoli di dover dare una mano ai genitori. Il commissario rimane in bilico nella sua decisione di lasciare il lavoro quando Martina scompare. Ha solo tre anni ed è bellissima. La preoccupazione si impossessa di Tommaso e sente di doverla cercare. Il suo letto è rimasto vuoto e i genitori sono angosciati. Questo capitolo della serie ci porta a conoscere i personaggi in modo sfaccettato e complesso. Si fa carico della sofferenza provata quando si è travolti da un destino inaspettato. Scava nel privato portando alla luce i dubbi e le certezze di un’indagine delicata. Nel frattempo della bambina, nessuna traccia. Sembra svanita nel nulla. Valdenza viene travolta da tv e giornalisti, che Casabona cerca di tenere a bada come può. Ci sono sospetti e sospettati, ma tutto appare troppo semplice.
Sullo sfondo l’autore ci parla del mondo della droga, del disagio. Sottolinea l’impegno delle forze dell’ordine nello svolgimento del proprio lavoro, nonostante gli scarsi mezzi a disposizione e il tempo maledetto che sembra non bastare mai. Affronta la scalata verso la soluzione del caso attraversando spezzoni di vita quotidiana che hanno il sapore dei ricordi e della malinconia. La ricerca di Martina impone una procedura specifica, nel rispetto suo e di chi le vuole bene. Quanto conta la paura di non trovarla? Quanto possono essere utili le voci di paese? Quanto si può dire all’opinione pubblica, evitando di scaraventare una famiglia nella fossa dei leoni?
Coscienza, verità e bugie. Perquisizioni e interrogatori. Esperienza e intuito.
Scrittura precisa, equilibrata e corretta, in grado di seminare indizi al momento giusto. Ma nulla è come sembra …
Buona lettura.

Antonio Fusco, nato nel 1964 a Napoli, è funzionario nella Polizia di Stato e criminologo forense. Dal 2000 si occupa di indagini di polizia giudiziaria in Toscana. Nel 2017 Giunti ha raccolto in un volume unico le prime tre indagini della fortunata serie di Casabona.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Marilou dell’Ufficio Stampa “Giunti”.