Posts Tagged ‘Elena Romanello’

:: Due chiacchiere con Jeffery Deaver, a cura di Elena Romanello

30 Maggio 2016

deverJeffery Deaver, uno dei maestri del thriller, è stato in Italia, al Salone del libro di Torino a presentare il suo ultimo romanzo Il bacio d’acciaio e Verona dove è stato insignito del premio letterario Ilcorsaronero.
A Torino il suo incontro è stato molto affollato, da un pubblico di tutte le età, che da anni segue le avventure di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, in Il bacio d’acciaio impegnati in una nuova indagine che li riavvicina dopo un periodo in cui ognuno è andato per la sua strada.
Lincoln Rhyme è un eroe anomalo, un poliziotto geniale e disabile, che usa come arma non la forza fisica ma il suo cervello: Tutti abbiamo visto i film d’azione, con attori come Tom Cruise che affrontano lotte corpo a corpo con l’antagonista di turno, riuscendo poi ad uscirne con un colpo segreto di kickboxing o un’arma che esce al momento giusto. Ma io volevo fin dall’inizio fare qualcosa di nuovo, proporre un altro tipo di personaggio e stupire i miei lettori, perché credo che questo sia il nostro compito di autori, ha ricordato Jeffery Deaver di fronte ai suoi fan a Torino.
Non si può dire che non ci sia riuscito, e la sua forza è stata anche quella di parlare del dolore in una storia d’intrattenimento, oltre a quello di non mettere mai nel suo libro scene gratuite di violenza e di sangue. Il mio modello non è uno scrittore ma un regista, e cioè Alfred Hitchcock, che non metteva mai scene crude nei suoi film ma puntava tutto sulla suspense. Ritengo che comunque i miei libri possano essere letti in tanti modi, io parlo di dolore ma alla fine c’è anche speranza nelle mie storie, ha continuato Jeffery.
Stavolta Lincoln e Amelia, con l’aiuto di Juliet, la nuova protetta di lui che condivide anche lei una condizione di disabilità, devono investigare su un serial killer che sabota oggetti di uso quotidiano per uccidere le persone, con qualche richiamo, come ha fatto notare a Torino Donato Carrisi, che era insieme a Deaver all’incontro, alla vicenda italiana di Unabomber. L’idea per questo mio romanzo risale a mie esperienze di anni fa, quando facevo l’avvocato e mi occupavo di cause e responsabilità delle aziende produttrici, con di fronte i movimenti dei consumatori, ha ricordato Jeffery, che presenta nelle pagine del suo libro una caccia all’uomo cieca, verso un attentatore che non si capisce se sia in lotta contro il consumismo o se abbia altri moventi.
Su una cosa Deaver è certo: non ucciderà mai Lincoln e Amelia: Non sono George R.R. Martin con le sue morti improvvise, magari posso pensare di eliminare il personaggio secondario e carino che di colpo diventa importante ma loro due ci saranno sempre.
Jeffery Deaver è autore di trentanove romanzi e sessanta racconti e ha le idee chiare sulla scrittura e su cosa sono gli artisti: Io penso che ci sarà sempre che scrive storie e ci saranno sempre libri. Rembrandt, Mozart e Shakespeare sono stati all’epoca degli artisti che lavoravano su commissione, faticando per rispettare le scadenze, ma non per questo le loro opere sono brutte e scadenti, anzi. Vorrei anche citare qualcuno di più recente per quello che ha creato, l’amico Giorgio Faletti, che non posso non ricordare venendo qui a Torino.
Insomma, Jeffery Deaver è uno di quegli autori che sa coinvolgere e emozionare, non solo nei suoi libri ma anche di persona.

:: Ombre lunghe, Festival letterario e non solo al Mufant di Torino, a cura di Elena Romanello

26 Maggio 2016

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Il 28 e il 29 maggio il Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza, di Torino in via Reiss Romoli 49bis, festeggia la nascita dell’associazione Club via Diodati con una serie di eventi in cui la narrativa, disegnata e non, ha un ruolo predominante.
La Festa delle Ombre Lunghe, che nasce anche per ricordare i duecento anni del fantastico moderno da quell’incontro a Villa Diodati appunto da cui nacquero Il vampiro di Polidori e Frankenstein di Mary Shelley.
Si parte sabato 28, al Blah Blah di via Po 21, dove si parlerà di fumetto e cinema, a partire dalle 16. Fino alle 19 saranno di scena sceneggiatori e disegnatori di celebri fumetti Bonelli e non come Dylan Dog, Paranoyd Boyd, Brandon, Morgan Lost, Tex, Cassidy, HellNoir, Mani Nude, John Doe, Dyd, Saturno contro la Terra, Pimpa, La Linea. Sono annunciati i nomi di Andrea Cavaletto, Claudio Chiaverotti, Giancarlo Marzano e Pasquale Ruju e i disegnatori Studio Arancia Crew, Paolo Armitano, Emanuele Baccinelli Davide Furnò Mauro Gariglio Renato Riccio.
A seguire dalle 19 alle 21 aperitivo con dj set e dalle 21 alle 23 cinema con animazione e videomaking indipendente e poi ancora musica dal vivo.
Domenica invece ci si trasferisce al Mufant in via Reiss Romoli 49 bis, con la presentazione del progetto Io alieno legata alla mostra Pulp, che raccoglie riviste letterarie angloamericane dagli anni Venti agli anni Sessanta, in cui debuttarono autori e autrici di fantascienza, fantasy, horror.
Dalle 15 e 45 in poi, spazio a vari autori e autrici del fantastico, con la presenza di Danilo Arona Cristiana Astori Anna Berra Massimo Citi e Silvia Treves Alessandro Defilippi Davide Mana Sara Marconi Tommaso Percivale Scrittore Claudia Salvatori e Massimo Soumaré, che guideranno gli ospiti in visita per il museo.
La giornata sarà completata dall’inaugurazione della mostra L’altra faccia della Barbie, a cura di Carla Visconti, con oltre duecento versioni gotiche, fantasy e fantascientifiche della celebre bambola e dalle 19 in poi dalla proiezioni di estratti dei film di Jesus Franco.

:: Un caffè con Robespierre, Adriana Assini (Scrittura & Scritture, 2016) a cura di Elena Romanello

12 Maggio 2016
Robespierre

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Dopo aver viaggiato in altre epoche, Adriana Assini sceglie per la sua nuova fatica uno dei periodi storici più interessanti e ultimamente poco praticati, e cioè la Rivoluzione francese, nel periodo del Terrore intorno al 1793, momento culminante di uccisioni che costò la vita ad aristocratici e oppositori, ma anche a semplici sospettati o a chi non era particolarmente entusiasta dell’andazzo.
Un caffè con Robespierre mette a confronto un dramma privato con il dramma collettivo della Rivoluzione: Bertrand e Manon sono una coppia che per anni è stata fedelmente al servizio dell’Ancien Regime, lui come cuoco e lei come modista con tra le sue clienti la stessa Maria Antonietta. I nuovi tempi rivoluzionari li dividono irrimediabilmente: lui resta fedele, rischiando anche personalmente, ai vecchi padroni e al vecchio ordine, mentre Manon è attratta dalle nuove idee di giustizia e libertà, tanto da cominciare a frequentare il salotto di Robespierre, che abita a due passi da casa sua e di cui assistirà ai trionfi e poi alla caduta.
Ci sono stati negli anni tanti romanzi sulla Rivoluzione francese e sui suoi protagonisti, con toni altalenanti dalla storiella sentimentale con quell’evento sullo sfondo alla vicenda più impegnata e complessa. Il libro di Adriana Assini è senz’altro più vicino alla seconda tipologia di romanzi, una storia non banale che racconta temi importanti come il rapporto tra pubblico e privato, il ruolo della donna in un’epoca in cui cambiò molto anche se non come si sperava, l’impatto che ha sulla vita dei singoli il corso della Storia, soprattutto quando ci sono cambiamenti radicali che mettono in discussione ordini stabiliti da decenni.
Una storia per gli amanti del romanzo storico, non tanto d’azione ma soprattutto meditativi, con particolare interesse per il ruolo della donna: Manon, così come il marito, è un personaggio inventato ma ispirato a Rose Bertin, sarta e modista di Maria Antonietta, che poi a differenza di lei preferì scappare all’estero così come la sua ritrattista ufficiale Madame Vigée Lebrun.

Adriana Assini vive e lavora a Roma ed è sia pittrice che scrittrice. Per Scrittura & Scritture ha pubblicato vari romanzi storici come Le rose di Cordova, Un sorso di arsenico, Il mercante di zucchero e La riva verde.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Vincenza dell’Ufficio Stampa Scrittura & Scritture.

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:: La gemella silenziosa, S.K. Tremayne (Garzanti, 2015) a cura di Elena Romanello

11 Maggio 2016
10-3+Settembre

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Dopo un terribile lutto che ha colpito lei e la sua famiglia, Sarah si è trasferita nell’isola di Skye, in Scozia, lontana da chi potrebbe sapere e dire, e spesso si sofferma a guardare la sua bambina sopravvissuta, Kirstie, così simile alla gemellina morta, Lydia.
Ma un giorno, in attesa del marito e isolata sull’isola da una tempesta, Sarah si sente dire da Kirstie che in realtà lei è Lydia e che è Kirstie a essere morta: questo sarà l’inizio di un viaggio alla ricerca di una verità che sconvolgerà e distrugggerà ogni certezza, sopratuttto quando man mano verranno fuori le circostanze della morte della piccola.
Un thriller con qualche eco paranormale, un dramma familiare, una variazione sul tema del doppio: nelle pagine di questo romanzo c’è tutto questo, senza scopiazzature di storie precedenti e costruendo una storia che avvince fin dalla prima pagina, con vari livelli di lettura, coesistenti tra di loro e che si sciolgono solo nel finale, con un nuovo cambio di prospettiva e di voce narrante.
Già sentito ma funzionale alla trama il tema del cambio di luogo come inizio di tutto ma anche come scelta per avere nuove opportunità, e l’Isola di Skye, persa nell’estremo nord della Scozia, è anche lei coprotagonista della vicenda e diventa man mano un essere vivente capace di influenzare la storia. Anche il tema dei gemelli non è nuovo ma è sempre efficace, con la sua dose di inquietudine inevitabile che porta con sé, amplificata da una vicenda con tante piste e colpi di scena, ma comunque con richiami alla realtà della vita con due gemelli o gemelle identici.
Certo, La gemella silenziosa può essere letto come un thriller con una punta di paranormale (spiegato alla fine), visto che alla base c’è una ricerca della verità, verità dietro le parole di una bambina che forse ha solo troppa fantasia e sente comunque un dolore grande, ma anche verità di come si sono svolti davvero i fatti legati ad una morte, verso una conclusione non scontata, non rassicurante e non accomodante, con chi indaga, Sarah, che vedrà confuso alla fine il suo ruolo.
Il dramma familiare ha il suo peso, con tutto quello che si nasconde e non si dice, anche di fronte a tragedie, senza patetismi e tristezze, per la storia di anime ferite e distrutte in una vicenda in cui nessuno uscirà vincitore.
La gemella silenziosa ha quindi diversi elementi interessanti dentro di sé e piacerà a chi a ma i misteri, non solo quelli su cui indagano le forze dell’ordine, ma quelli nascosti nelle vite delle persone, che emergono complici situazioni e luoghi particolari, suggestivi e terribili come la remota Isola di Skye, ancora in Europa nominalmente ma sul confine di un mondo tra realtà e fantasia, dove si può scoprire la verità e non uscirne indenni.

K. Tremayne è nato nel Devon, vive a Londra con le sue due figlie e scrive regolarmente su giornali e riviste internazionali. La gemella silenziosa ha riscosso grande successo di critica e pubblico in tutto il mondo.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo l’ufficio stampa Garzanti.

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:: L’edizione 2016 del Salone Internazionale del Libro di Torino, a cura di Elena Romanello

29 aprile 2016

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Ormai è ufficiale: dal 12 al 16 maggio torna al Lingotto l’edizione 2016 del Salone del libro, la più importante fiera libraria italiana e una delle più importanti a livello europeo, dopo mesi di illazioni e con la doccia fredda che questo sarà l’ultimo anno con il Padiglione 5, che è stato venduto all’8 Gallery e verrà destinato ad altri usi rispetto a quelli culturali dell’evento.
Ma occorre pensare al momento contingente: tornano tutti gli editori e gli spazi già confermati, e la prima novità riguarda il Paese ospite, non più un Paese in senso lato, ma un insieme di culture, quelle del mondo arabo, lacerate tra desiderio di modernità e democrazia e rigurgiti integralisti e totalitari. Tra gli ospiti di queste culture in espansione ci sono il direttore del Museo del Bardo Moncef Ben Moussa, lo scrittore ormai di casa al Salone Tahar Ben Jelloun, la saggista egiziana Ahdaf Soueif, la docente di studi arabi May Telmissany, gli autori di fumetti Magdy El Shafee e Muhammad Shennawi, ma anche riflessioni sull’Islam con Franco Cardini, Maurizio Molinari e Lilli Gruber.
Gli ospiti internazionali non si esauriscono qui: ci sono anche il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, sempre da un Paese di cultura islamica, l’Iran, Antoine Leris, che ha commosso il mondo con il suo Non avrete il mio odio sulla strage del Bataclan in cui ha perso la moglie, la giapponese Marie Kondo con la sua arte del mettere in ordine, Michael Cunningham, Muriel Barbéry, Amitav Ghosh, Jeffrey Deaver e Clara Sanchéz.
Ma anche i nomi italiani sono interessanti, ci sono habitué e nuovi arrivi, con Claudio Magris, Erri de Luca, Romana Petri, Antonio Scurati, Roberto Saviano, Walter Veltroni, Chiara Gamberale, Dacia Maraini, Massimo Gramellini, Simonetta Agnello Hornby, Paola Mastrocola, Corrado Augias, Massimo Carlotto, Mariapia Veladiano. La Regione ospite d’onore è la Puglia, con appuntamenti con Checco Zalone, sul centenario della nascita di Aldo Moro e sul nuovo MATA, il Museo archeologico di Taranto, che racconta l’epoca irripetibile della Magna Grecia.
Non manca il Bookstock Village, ancora nel quinto padiglione e purtroppo per l’ultimo anno: si parlerà di migrazioni, realtà virtuale, bullismo, ma anche del centenario della nascita di Road Dahl, con molti ospiti, con nomi quali l’immancabile Licia Troisi, ma anche Fabio Geda, Michela Marzano, Samanta Cristoforetti, Sergio Staino, Silver, Zerocalcare, Leo Ortolani, il direttore del Museo Egizio Christian Greco e Karim Franceschi, l’unico italiano che ha combattuto con i curdi contro l’Isis per liberare Kobane.
Il programma completo, con anche gli eventi del Salone Off, che interessa tutta Torino e vari Comuni della Città metropolitana, è nel sito http://www.salonelibro.it

:: Hyperversum Next, Cecilia Randall (Giunti, 2016) a cura di Elena Romanello

21 aprile 2016
Hyperversum Next cover

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Vent’anni dopo i fatti narrati nella trilogia Hyperversum, videogioco di ruolo medievale che può catapultare i partecipanti nella realtà dell’epoca, Alexandra detta Alex, figlia dell’adesso scienziato Daniel, è costretta in casa a riparare ad un voto di fisica, materia che lei detesta visto che da sempre è affascinata invece dalla Storia e dai secoli passati, scopre un misterioso codice miniato medievale e un videgioco che la affascina. Si troverà anche lei catapultata in quel mondo che aveva inghiottito suo padre e i suoi amici, scoprendo la verità sulla vita dell’amato zio Ian, affrontando avventure e correndo pericoli, ma trovando forse qualcosa di nuovo e di bello nella sua vita nella persona di Marc, un ragazzo così lontano da lei nel tempo ma non per il suo cuore.
Il fantastico rivolto ad un pubblico di ragazzi e ragazze soffre in questi anni di intrecci spesso melensi e poco incisivi: non è questo il caso della saga di Hyperversum, opera di un’autrice italianissima a dispetto del nome, che mescola il mondo dei videogiochi e dei giochi di ruolo con il tema dei viaggi nel tempo, che risale ad autori come Wells e che qui viene riletto in una prospettiva legata a strumenti moderni come il videogioco.
Leggibile anche separato dai precedenti romanzi, comunque godibilissimi, e nato come idea iniziale prima dei seguiti del primo della serie, Hyperversum Next conquista sin dalla prima pagina, presentando un’eroina che non è dotato di superpoteri e che si trova a dover affrontare un’avventura suo malgrado a cui non era preparata.
Certo, un romanzo di genere fantastico, ma anche un romanzo storico, visto che l’autrice ricostruisce in maniera minuziosa i fatti del Medio Evo francese, mescolando un po’ di fantasia negli eventi d’epoca a eventi reali, un po’ come ha fatto Diana Gabaldon nella serie La straniera, ma la nostra Randall comunque si perde meno per strada, e dopo aver raccontato le avventure di una generazione precedente prende in esame nuovi personaggi più giovani e nuove storie, e chissà se tutto finirà così, anche se forse Hyperversum si fermerà e non girerà più.
Per questi motivi, pur rivolgendosi ad un pubblico di adolescenti, Hyperversum next, e i libri predecedenti, risultano essere interessanti anche se si è fuori target, e si ricordano magari i primi videogiochi o le partite di giochi di ruolo anni Ottanta, quando si sperava magari da qualche parte nel proprio cuore che qualcosa diventasse reale.

Cecilia Randall è di Modena e adora i romanzi e il cinema d’avventura in tutte le accezioni possibili, dal fantasy al mistery e alla fantascienza, ma anche fumetti e cartoni animati, l’archeologia, la storia e i giochi di ruolo. Da queste sue passioni è nata la saga di Hyperversum, grandissimo successo formata da Hyperversum I, Hyperversum II – Il Falco e il Leone e Hyperversum III – Il Cavaliere del Tempo. Dopo aver pubblicato con Mondadori Gens Arcana, romanzo fantastico ambientato nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, e Millennio di fuoco, un dittico composto dai due volumi Seija e Raivo, Cecilia è tornata al mondo di Hyperversum con questo nuovo titolo, godibile anche non conoscendo gli altri.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore.

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:: Non dire, Massimo Nepote Andrè (Golem, 2016) a cura di Elena Romanello

19 aprile 2016
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Il thriller esoterico è stato lanciato alcuni anni fa da titoli come Il codice da Vinci di Dan Brown e continua ad avere i suoi stimatori, anche se spesso sono storie che ripercorrono schemi già triti e ritriti, senza particolare originalità, giocando su quei due o tre elementi noti.
Non è questo il caso di Non dire, opera del torinese Massimo Nepote André, ambientato tra un Medio Evo misterioso in Val di Susa, in un luogo oggi conosciuto come Salbertrand (e si scoprirà la storia vera legata alle origini del suo nome) e la Torino contemporanea, dove si intrecciano alcuni personaggi, un ricercatore americano, una giovane studiosa canadese, un archeologo dilettante, una ragazza torinese e un religioso poco ortodosso, impegnati nella ricerca di una pergamena che ha dentro di sé un potere occulto, capace di distruggere il genere umano, anche perché sta attirando un’antica organizzazione che non ha certo buone intenzioni, come nella migliore tradizione del genere.
L’autore costruisce un intreccio in cui restituisce luoghi che gli sono cari, a cominciare proprio da Torino e dalla Val di Susa, con echi di molto immaginario archetipo, anche reincarnato in varie storie contemporanee, tra romanzi, film e telefilm, ma comunque riletti con freschezza e originalità. Ci sono enigmi, ci sono i Templari, ci sono misteri sepolti nel passato ma che fanno ancora paura, ci sono luoghi ricchi di storia ufficiale non e chi abita in zona potrà scoprire un altro volto di posti che crede di conoscere.
Un libro che si fa leggere, anzi divorare, con tante sottotrame che arrivano fino ad una conclusione che può anche essere letta come non definitiva, mescolando fantasia, e l’autore ne ha tanta e comunque non è mai banale, e spunti reali, perché tra le righe ci sono enigmi, misteri e questioni che non sono mera invenzione, ma nascono da fatti remoti ma che fanno parte della Storia del Piemonte e non solo.
Non dire piacerà agli appassionati di thriller esoterici in cerca di qualcosa di un po’ meno dozzinale ed è la prova che anche in Italia, terra di misteri, enigmi, storie millenarie e crocevia di tradizioni, si possono raccontare storie avvincenti e intriganti. Del resto, Torino e la Val di Susa non hanno niente da invidiare, come patrimonio tra fantasia e realtà, ad altri angoli del mondo.

Massimo Nepote Andrè è nato a Torino nel 1951. Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, vive da sempre nella sua città natale. Ha svolto il suo percorso professionale nel campo industriale occupandosi di progettazione, logistica e organizzazione. Dall’inizio degli anni ottanta segue e coordina l’introduzione delle nuove tecnologie curandone gli aspetti tecnici e i risvolti umani. Successivamente si occupa di simulazioni virtuali nel campo della meccanica, del design e dei beni culturali. Appassionato di fotografia, scienza e natura. Parla francese, inglese e spagnolo. Ha visitato l’Africa Orientale negli anni sessanta portandosi il ricordo delle tribù dei territori del nord del Kenia nel cuore.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore.

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:: Storia del pinguino che tornò a nuotare di Tom Michell, (Garzanti, 2016) a cura di Elena Romanello

15 aprile 2016
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Recentemente ha commosso il mondo la storia del pinguino che torna ogni anno in Sud America a trovare e salutare l’uomo che l’ha salvato dal petrolio che lo stava uccidendo, riconoscendolo tra tanti anche a distanza di tempo, mostrando intelligenza e capacità di relazionarsi, oltre che veri e propri sentimenti non certo bestiali.
Storie così non sono così rare, e Tom Michell, oggi un tranquillo docente inglese ma in gioventù insegnante in Argentina e in giro per l’America latina nei turbolenti anni Settanta, racconta una vicenda simile, che gli è successa appunto allora e l’ha segnato per sempre.
Durante una vacanza in Uruguay, poco prima di tornare a Buenos Aires dove insegna, Tom trova sulla spiaggia una colonia di pinguini ricoperti di petrolio, senza vita, tranne uno che ancora si muove. Tom sente scattare qualcosa in lui e decide di aiutarlo, portandolo in albergo e ripulendolo, con molta fatica iniziale perché il pinguino è spaventato, ma poi sembra capire. Ma quando fa per rilasciarlo in mare, il pinguino, a cui ha dato il nome di Juan Salvador dalla versione spagnola de Il gabbiano Jonathan Livingstone non ci sta e inizia a seguirlo. Diventerà per un bel po’ di tempo il nuovo ospite del collegio dove insegna Tom, creando amicizie, diventando un punto di riferimento per tutti coloro che gravitano intorno alla scuola, in particolare per un ragazzo terrorizzato dall’acqua, con cui forse troverà il coraggio di riprendere a nuotare.
Una favola vera, esilarante e struggente, che ripercorre l’eterno tema dell’amicizia tra gli esseri umani e gli altri esseri viventi che condividono con noi lo spazio su questo pianeta, con stavolta come interlocutore il pinguino, un animale per molti lontano ma che in certe terre è una presenza fissa anche se a rischio per problemi ambientali. Una storia animalista e ecologista, ma non solo, anche una vicenda on the road, in Paesi per cui l’autore ha una nostalgia enorme, anche se ci ha vissuto in epoche di dittature e colpi di stato, e che ricorda nel loro incanto così diverso dalla campagna inglese e non solo, per la loro gente, per il calore umano e animale che ha trovato e che a distanza di anni sono rimasti tra i suoi ricordi più belli.
L’autore ha voluto dopo anni raccontare alla sua famiglia questa incredibile avventura, emblema di libertà, spensieratezza, giovinezza e un po’ di sana incoscienza, prima editando in proprio il libro, e poi diventando un caso editoriale. Una storia per tutte le età, non retorica ma ricca di insegnamenti e spunti, sul passato ma senza inutili nostalgie, arricchita da alcune bellissime illustrazioni di Juan Salvador fatte dall’autore stesso presente il modello o ricordandolo.

Tom Michell, docente di inglese, ha deciso di narrare per la sua famiglia la storia della sua amicizia con Juan Salvador, e l’ha stampata in proprio. Non immaginava certo che sarebbe diventata uno dei più importanti casi editoriali dell’anno. Ora pubblicato dalla casa editrice Penguin, La storia del pinguino che tornò a nuotare è stato venduto in 20 paesi del mondo.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Garzanti.

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:: Mia amata Yuriko, Antonietta Pastore (Einaudi, 2016) a cura di Elena Romanello

14 aprile 2016
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Antonietta Pastore, traduttrice dal giapponese e cultrice del Paese del Sol Levante, dove ha vissuto e lavorato per molti anni, racconta tra realtà e fantasia un suo incontro all’inizio degli anni Ottanta, quello con la zia del suo marito giapponese di allora.
Mia amata Yuriko, più una novella che un romanzo ma capace comunque di colpire, è sospeso tra il presente degli anni Ottanta (con una postilla oggi, dopo che l’autrice ha cambiato vita e interrotto i rapporti con l’ex coniuge e la sua famiglia, ormai tutta scomparsa, soprattutto per quello che riguarda le vecchie generazioni) e il passato tra anni Trenta e Quaranta, per una storia sullo sfondo di uno dei fatti più tragici della Storia del Novecento, il lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki e le sue conseguenze sulla popolazione civile.
Yuriko, figlia di una famiglia contadina dell’isola di Etajima, dove c’è l’Accademia navale in cui studia una generazione che verrà quasi tutta distrutta dalla guerra, attratta dalla modernità più che dalla tradizione, si innamora di Yoshi, discendente di una stirpe di samurai, costretto dai suoi genitori a intraprendere la carriera militare anche se preferirebbe dedicarsi a poesia e letteratura. La guerra e la mobilitazione generale delle truppe fanno sì che comunque le due famiglie acconsentano alle nozze dei due, poi Yoshi parte per il Pacifico, dove per mesi non dà più sue notizie.
Il 6 agosto del 1945 Yuriko prende il traghetto da Etajima alla vicina Hiroshima per andare alle Poste centrali in cerca di notizie, ma l’esplosione atomica, che solo tempo dopo verrà capita in tutta la sua gravità, distruggerà per sempre la sua vita senza ucciderla ma minandone la salute.
Mia amata Yuriko non è il primo libro che tratta della tragedia delle due bombe atomiche sul Giappone, ma si distingue perché parte comunque da una storia reale e racconta soprattutto gli effetti che Hiroshima e Nagasaki ebbero sulla vita della popolazione civile, i vinti sempre e comunque di ogni guerra, a qualunque nazione appartengano. Le giovani donne come Yuriko, che pure sopravvissero all’esplosione portandone conseguenze più o meno gravi sulla salute, furono vittime di una discriminazione in un Paese allora molto tradizionalista che vedeva matrimonio e maternità come uniche strade possibili per le ragazze, isolate e costrette alla solitudine, spesso con divorzi, come una sorta di untrici che avrebbero rovinato le stirpi future. Un dramma di cui ancora oggi in Giappone si parla poco e che Antonietta Pastore ha sentito raccontare da una diretta testimone, alla quale regala un possibile ultimo lieto fine, un’ultima compensazione.
Una storia tra invenzione e realtà che fa riflettere, per chi ama il Paese del Sol Levante e non solo.

Antonietta Pastore ha studiato Pedagogia a Ginevra, come allieva di Jean Piaget, e alla Sorbona di Parigi. Ha vissuto sedici anni in Giappone dove è stata visiting professor all’Università di Lingue Straniere di Osaka. Ha tradotto numerosi autori giapponesi tra i quali ricordiamo Abe, Ikezawa, Inoue, Murakami.
Con Einaudi ha pubblicato Nel Giappone delle donne (2004), Leggero il passo sui tatami (2010) e Mia amata Yuriko (2016).

Source: prestito dalla Biblioteca Arduino di Moncalieri.

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Nota: leggi un estratto qui.

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Elena Romanello racconta “Storia del Fantasy”

13 aprile 2016
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Chi segue le mie recensioni su Liberi di scrivere e altrove si sarà accorto che ho un interesse costante per la letteratura di genere fantastico, fantasy in particolare. Al fantasy come genere ho dedicato il mio ultimo libro, non il primo che scrivo ma senz’altro il più impegnativo, come mole di lavoro e ricerche, uscito presso Anguana che mi aveva già pubblicato l’urban fantasy Le eredi di Bastet e il saggio Il mondo di Lady Oscar.
Un lavoro impegnativo, certo, anche perché il fantasy non è solo un fenomeno recente, ma sono decenni che è presente nelle nostre librerie e non solo, e comunque i suoi antenati sono qualcosa di molto remoto, la fiaba e il poema epico, i cui temi sono tornati e continuano a tornare fino ad oggi nelle storie contemporanee.
D’altro canto, parlare di fantasy non vuol dire solo trattare della letteratura del genere, campo peraltro amplissimo: non si possono ignorare le incarnazioni fantastiche in altri media, come il cinema, il fumetto, i cartoni animati, le serie televisive, gli illustratori, i giochi di ruolo, la musica, e il fandom ad esso legato, con gli eventi in tema, il cosplay e altro ancora.
Molto di questo è recente, ma per molte cose bisogna risalire indietro, e comunque oggi sono talmente tante le suggestioni fantasy presenti che diventa difficile districarsi e senz’altro qualcosa non l’ho citato e l’ho lasciato indietro.
Insomma, è stato un bel viaggio nella fantasia, ma molto impegnativo e intricato, tra autori e autrici che conoscevo, come Tolkien, Marion Zimmer Bradley, Michael Ende, Terry Brooks, J. K. Rowling, George R.R. Martin, e nuove scoperte, tra cui Brandon Sanderson, Terry Goodkind, C. J. Cherryh, Luca Airale e tanti altri. Senza contare poi i film, dove trovano spazio capolavori e pellicole imbarazzanti (ma il più bello è forse l’italiano La corona di ferro di Alessandro Blasetti, dove ci sono tutti gli archetipi che oggi troviamo in Game of thrones e in Tolkien) e tutto il resto, fumetti e cinema d’animazione in testa, tra conferme come i classici della Disney e le opere di Miyazaki e scoperte come il nostrano La compagnia della forca e il nonno di tutti gli anime La leggenda del serpente bianco.
Ad un certo punto ho dovuto chiudere, ma senz’altro tornerò altre volte, per altri lavori, su personaggi, autori, tematiche, storie che ho raccontato nel mio libro, dal viaggio di Ulisse nell’Odissea, mille volte imitato, agli intrighi del mondo senza pietà di Game of thrones.

Elena Romanello Torinese, classe 1968, si è laureata in lettere moderne con il professor Marziano Guglielminetti e si è poi specializzata in giornalismo e biblioteconomia. Collabora con svariati giornali on line e cartacei, oltre che con Liberidiscrivere, scrivendo in particolare di cultura, dalle recensioni di libri alla segnalazione di eventi. Inoltre presta la sua opera presso le Biblioteche civiche torinesi, il Mufant Museo della fantascienza di Torino dove sta allestendo una biblioteca in tema, lo Spazio donna della Cascina Roccafranca e il Centro di documentazione del Circolo culturale Maurice. Ha pubblicato tre saggi sugli anime giapponesi, rispettivamente su Candy Candy, Capitan Harlock e Sailormoon, per la casa editrice Iacobelli, i due romanzi fantasy Le eredi di Bastet (Anguana) e L’immortalità della sirena (Teke), una Guida alle librerie indipendenti di Torino, il saggio Il mondo di Lady Oscar per Anguana di nuovo e Buffy e Angel il senso della vita secondo cacciatrici e vampiri di prossima uscita per Solfanelli.

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:: Due libri per il bicentenario di Charlotte Brontë, a cura di Elena Romanello

7 aprile 2016

Duecento anni fa nasceva Charlotte Brontë, una delle più popolari autrici inglesi di sempre, icona romantica ma anche femminista, creatrice, con Jane Eyre, di uno dei più interessanti personaggi femminili della letteratura, fuori da ogni schema e stereotipo e antesignana di ruoli nuovi per la donna nell’immaginario e anche nella società.
A Charlotte Bronte Fazi editore dedica due nuove pubblicazioni, che vanno ad aggiungersi già alla sua proposta di due suoi classici meno noti come Villette e Shirley.
broLa casa editrice propone in italiano l’ottima biografia contemporanea di Lyndall Gordon, elogiata dalla critica britannica e vincitrice del Cheltenham Prize for Literature. Nelle pagine del libro, l’autrice dà un ritratto di Charlotte Bronte molto lontano dall’immagine patetica che ha dominato per troppo tempo, presentandola come una donna passionale, moderna, ironica, anticonformista, protofemminista, che vive nella sua vita due grandi passioni non solo platoniche e poi un breve e felice matrimonio. Un personaggio molto diverso dalle due tragiche sorelle Anne e Charlotte, morte prematuramente senza essersi spostate dal nativo Yorkshire, che viaggiò e mise molto di suo nei suoi romanzi, dove si parla anche di tematiche sociali e di condizione della donna.
cover7Oltre a questa nuova biografia, Fazi propone anche il primo romanzo di Charlotte Brontë, pubblicato in realtà postumo e bollato all’epoca come troppo realistico: Il professore. Nelle pagine del libro, l’autrice si mette nei panni di un protagonista maschile, William Crimsworth, che decide di lasciare le campagne inglesi che non gli propongono grandi prospettive se non lavori non in linea con il suo titolo di studio, per andare a vivere a Bruxelles, dove visse anche Charlotte, dove può fare l’insegnante e dove si innamora di una delle sue allieve, povera e con idee femministe. Un libro da riscoprire, molto attuale tra l’altro, visto che parla di fuga dei cervelli e di soddisfazione delle proprie aspirazioni.
Insomma, un’ottima occasione per scoprire il mondo di un’autrice che ha aperto le porte del mondo della cultura e della scrittura alle donne, e che ancora oggi, a duecento anni dalla sua nascita, sa essere appassionante e attuale.

:: I giorni dell’amore e della guerra, di Carla Maria Russo (Piemme edizioni, 2016) a cura di Elena Romanello

6 aprile 2016
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Dopo La bastarda degli Sforza Carla Maria Russo torna a occuparsi di Caterina Sforza, in un secondo e conclusivo volume, I giorni dell’amore e della guerra, che racconta gli anni della maturità e della vecchiaia di quella che è stata una delle figure femminili più interessanti e rappresentative del Rinascimento italiano.
Certo, perché Caterina Sforza non è una cortigiana indomita alle prese con avventure improbabili come andava di moda nel romanzo storico per fortuna qualche anno fa, ma una donna reale, in una situazione di giochi di potere tra Papato e principati, in un’epoca di violenza ma fondamentale per la cultura della nostra penisola.
Il primo romanzo, La bastarda degli Sforza, raccontava in maniera più intimista e personale gli anni dell’infanzia e della giovinezza di Caterina, tra matrimoni imposti e intrighi. Qui la storia diventa più collettiva, Caterina continua a lottare per i suoi figli, per un amore che finalmente trova e contro le mire innanzitutto dei Borgia, in un affresco realistico e appassionante del periodo storico tra Quattro e Cinquecento. Il primo romanzo era quindi il ritratto di un’eroina reale ma talmente interessante da essere romanzesca, il secondo invece traccia la storia di un’epoca, che non fu certo clemente con lei ma che le permise alla lunga di trovare un suo equilibrio almeno per gli ultimi anni della sua vita.
Carla Maria Russo racconta anche questa volta una storia reale al femminile nella Storia italiana, coniugando rigore storico, tutto quello che è raccontato è reale, tra prosa e richiamo a documenti veri, e passione per il romanzesco, in un altro libro da non perdere se si ama il genere, su una figura di cui forse non si parla mai abbastanza.
Anche perché Caterina, vedova tra gli intrighi dei Borgia e di Ludovico il Moro, pronta a trovare l’amore con un umile stalliere Giacomo Feo e a difendere il suo dominio su Imola e Forlì, amica di Leonardo da Vinci, è un personaggio che non si dimentica, vivo e reale a distanza di secoli, per chi magari oggi vive o visita da turista i luoghi della sua vicenda umana.
Alla fine, la si lascia con rimpianto, confidando nel fatto che Carla Maria Russo proporrà presto qualche altra eroina storica degna di lei, magari facendo scoprire un’altra vicenda reale rimasta nascosta.

Carla Maria Russo vive e lavora a Milano, e da anni è appassionata di ricerca storica. Le biblioteche dove effettua questo suo lavoro sono diventate la sua seconda casa. Ha pubblicato presso Piemme vari romanzi storica, come La sposa normanna, storia di Costanza d’Altavilla, Il Cavaliere del Giglio, su quel Farinata degli Uberti cantato da Dante, La regina irriverente, sulla leggendaria Eleonora d’Aquitania, L’amante del doge, ritratto della Venezia settecentesca, Lola nascerà a diciott’anni, un affresco della Milano sotto la Resistenza, e alcuni libri di storia per bambini presso il Battello a Vapore.

Source: dono privato ricevuto dal recensore.

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