:: Non dire, Massimo Nepote Andrè (Golem, 2016) a cura di Elena Romanello

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Il thriller esoterico è stato lanciato alcuni anni fa da titoli come Il codice da Vinci di Dan Brown e continua ad avere i suoi stimatori, anche se spesso sono storie che ripercorrono schemi già triti e ritriti, senza particolare originalità, giocando su quei due o tre elementi noti.
Non è questo il caso di Non dire, opera del torinese Massimo Nepote André, ambientato tra un Medio Evo misterioso in Val di Susa, in un luogo oggi conosciuto come Salbertrand (e si scoprirà la storia vera legata alle origini del suo nome) e la Torino contemporanea, dove si intrecciano alcuni personaggi, un ricercatore americano, una giovane studiosa canadese, un archeologo dilettante, una ragazza torinese e un religioso poco ortodosso, impegnati nella ricerca di una pergamena che ha dentro di sé un potere occulto, capace di distruggere il genere umano, anche perché sta attirando un’antica organizzazione che non ha certo buone intenzioni, come nella migliore tradizione del genere.
L’autore costruisce un intreccio in cui restituisce luoghi che gli sono cari, a cominciare proprio da Torino e dalla Val di Susa, con echi di molto immaginario archetipo, anche reincarnato in varie storie contemporanee, tra romanzi, film e telefilm, ma comunque riletti con freschezza e originalità. Ci sono enigmi, ci sono i Templari, ci sono misteri sepolti nel passato ma che fanno ancora paura, ci sono luoghi ricchi di storia ufficiale non e chi abita in zona potrà scoprire un altro volto di posti che crede di conoscere.
Un libro che si fa leggere, anzi divorare, con tante sottotrame che arrivano fino ad una conclusione che può anche essere letta come non definitiva, mescolando fantasia, e l’autore ne ha tanta e comunque non è mai banale, e spunti reali, perché tra le righe ci sono enigmi, misteri e questioni che non sono mera invenzione, ma nascono da fatti remoti ma che fanno parte della Storia del Piemonte e non solo.
Non dire piacerà agli appassionati di thriller esoterici in cerca di qualcosa di un po’ meno dozzinale ed è la prova che anche in Italia, terra di misteri, enigmi, storie millenarie e crocevia di tradizioni, si possono raccontare storie avvincenti e intriganti. Del resto, Torino e la Val di Susa non hanno niente da invidiare, come patrimonio tra fantasia e realtà, ad altri angoli del mondo.

Massimo Nepote Andrè è nato a Torino nel 1951. Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, vive da sempre nella sua città natale. Ha svolto il suo percorso professionale nel campo industriale occupandosi di progettazione, logistica e organizzazione. Dall’inizio degli anni ottanta segue e coordina l’introduzione delle nuove tecnologie curandone gli aspetti tecnici e i risvolti umani. Successivamente si occupa di simulazioni virtuali nel campo della meccanica, del design e dei beni culturali. Appassionato di fotografia, scienza e natura. Parla francese, inglese e spagnolo. Ha visitato l’Africa Orientale negli anni sessanta portandosi il ricordo delle tribù dei territori del nord del Kenia nel cuore.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

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