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:: La colonna di fuoco di Ken Follett (Mondadori 2017) a cura di Elena Romanello

1 febbraio 2018
La colonna di fuoco

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Ken Follett torna a Kingsbridge, la città inglese di cui ha seguito le varie fasi della sua Storia a partire dal Medio Evo con I pilastri della Terra e Mondo senza fine, raccontando stavolta il Cinque e Seicento inglese e non solo, tra guerre di religione, massacri, regni di sovrane rimaste nella Storia come Elisabetta I, vicende tragiche come quella di Maria Stuarda, fatti oggi quasi dimenticati ma fondamentali come la strage di San Bartolomeo e la congiura delle polveri.
Dal 1558, dove Maria la Sanguinaria sta stringendo l’Inghilterra in una morsa integralista, al 1620 si dipana un intreccio che si svolge tra Londra, Parigi, Ginevra, Anversa, Amsterdam, Hispaniola, Edimburgo, dietro a vari personaggi: il protagonista è Ned Willard, figlio di un ricco mercante protestante, che vorrebbe sposare Margery Fitzgerald, di cui è innamorato ricambiato, figlia invece del sindaco cattolico. Il clima di intolleranza impedisce ai due giovani di coronare il loro sogno, Margery va in moglie ad un uomo rozzo della sua stessa religione, mentre Ned si trasferisce a Londra, dove viene ingaggiato da sir William Cecil, il consigliere di Elisabetta Tudor, che diventerà di lì a non molto regina d’Inghilterra, per essere uno degli uomini chiave di uno dei primi servizi segreti della Storia.
Per cinquant’anni Ned si confronterà con fatti storici realmente accaduti, integralisti religiosi, persone che sognano solo, come lui, un mondo dove nessuno venga più perseguitato per il suo credo religioso, traditori insospettabili, congiure, passioni, morti, al centro di un affresco che coinvolgerà molti altri personaggi oltre a lui e Margery, reali e inventati, dal fratello Barney, avventuriero dei mari che ritroverà dopo anni il figlio avuto da un’affascinante donna di sangue misto all’infido Pierre, spia al soldo del duca di Guisa, da Sylvie, coraggiosa donna ugonotta e altro amore di Ned a Carlos, fuggito dalla Spagna dopo aver assistito agli orrori dell’Inquisizione e diventato un imprenditore nei Paesi Bassi.
Un romanzo lungo novecento pagine, in cui si racconta uno dei periodi più importanti nella costruzione dell’Europa di oggi, ricordando come alla fine nelle guerre di religione quello che rovina e pesa sono gli interessi dei tiranni e degli integralisti che vogliono imporre il loro potere su chi invece crede nella tolleranza e nel progresso sociale. Un discorso non certo lontano nel tempo, perché tra le righe si trovano tanti problemi dell’oggi, di un mondo in cui esistono ancora contrasti e persecuzioni religiose, per una storia che racconta comunque il desiderio di Ned e di altri personaggi di creare un mondo migliore, basato sulla libertà.
Tutto questo ovviamente è raccontato senza retorica, mescolando realtà e fantasia, ricordando fatti e questioni poco note, come lo sfruttamento dei neri dall’Africa in Europa e nelle Americhe, il coraggio di chi divulgava idee non ortodosse attraverso la stampa clandestina, la morsa dell’Inquisizione in Spagna contro ebrei e musulmani convertiti, la nascita di una nuova concezione della vita, del lavoro, dei sentimenti, dell’iniziativa individuale. Un ripasso di Storia che non annoia, un affresco che si dimostra una prova ulteriore di romanzo storico a tutto tondo, con il passato non come mero sfondo di vicende improbabili, ma come mondo vivo per ricordare da dove si viene e come e perché si è diventati in un certo modo.

Ken Follett è nato a Cardiff nel 1949 e vive a Londra con la moglie Barbara. Laureatosi in filosofia all’University College di Londra, ha lavorato come giornalista. Negli ultimi quarantatré anni ha pubblicato trentun romanzi, iniziando la sua carriera di scrittore nel 1978 con La cruna dell’Ago, a cui sono seguiti molti altri romanzi di genere giallo e spionistico. Per quello che riguarda il romanzo storico, non si possono non citare la trilogia “The Century” (La caduta dei giganti, L’inverno del mondo e I giorni dell’eternità), e la saga tra Medio Evo e rinascimento di Kingsbridge, composta da I pilastri della terra, Mondo senza fine e di cui La colonna di fuoco è il terzo capitolo.

Provenienza: acquisto personale del recensore.

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:: Sleeping beauties di Stephen King e Owen King (Sperling & Kupfer 2017) a cura di Elena Romanello

31 gennaio 2018
Sleeping Beauties cover Sperling

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Il nuovo romanzo di Stephen King è in realtà un lavoro a quattro mani con il figlio Owen, per raccontare una storia affascinante e tenebrosa, una fiaba dark al femminile, anzi femminista, che prende il largo da una cittadina del West Virginia, Dooling, dove sorge un carcere per donne condetenute che hanno commesso i reati più vari.
Un giorno una delle prigioniere comincia a parlare riguardo alla Regina nera e ha una crisi: il dottor Norcross, lo psichiatra della prigione le somministra un sedativo non dando peso alla cosa, mentre sua moglie, Lila, lo sceriffo di Dooling, sente questo come un presagio. Anche perché, alcune ore dopo, arriva una chiamata alla polizia, da parte di una ragazza sconvolta che ha visto una donna mai vista uccidere due suoi amici, una donna che si chiama Evie Black, intorno alle quali svolazzano strane falene e che non sembra umana. Man mano le donne non solo di Dooling cadono in un sonno profondo e vengono avvolte in un bozzolo, un qualcosa da cui è meglio non svegliarle.
I fan di Stephen King troveranno nel corso della storia echi di altri suoi romanzi, a cominciare da Under the dome e The Tommyknocker, con il tema della minaccia aliena, strana, devastante e a cui non si vuole dare un nome che irrompe nella vita quotidiana cambiando equilibri e sconvolgendo vite. Ma i toni sono diversi, sono quelli di una favola nera ma anche metafora della realtà degli Stati Uniti e non solo, con un richiamo alle fiabe partendo dall’inizio, C’era una volta a Dooling, microcosmo di un mondo più ampio.
Non è la prima volta che Stephen King si interessa all’universo femminile, visto che ha donato a lettori e lettrici figure indimenticabili come Carrie, Beverly, Dolores Claiborne, Rose Madder e anche la folle ma non certo sottovalutabile Annie Wilkies, solo per citarne alcune. In questa storia di una malattia che colpisce tutte le donne, gli autori parlano di molestie sessuali e sopraffazione, raccontando gli orrori con lo specchio deformato di donne che non sono più a disposizione degli uomini ma possono essere un qualcosa di molto diverso, anche di devastante.
Fiaba nera e denuncia sociale, orrore paranormale dietro a cui si nascondono gli orrori veri che esistono nella realtà di tutti i giorni: Sleeping beauties è tutto questo, non si sa quanto è farina del sacco del padre o del figlio, lo stile resta inconfondibile, e la storia, complessa e che non si riesce a lasciare, è un nuovo tassello nella produzione di un autore che ha saputo segnare la letteratura e la cultura non solo pop degli ultimi quattro decenni.
Da Sleeping Beauties verrà tratta una miniserie, forma narrativa che si è già dimostrata ottima per altre opere di Stephen King, prodotta dalla Anonymous Content, la stessa di True Detective e Mr. Robot. Chiaramente sarà interessante vederla, ma nell’attesa il libro è già capace di travolgere, appassionare e far riflettere.

Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie sono clamorosi bestseller che hanno venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. Accanto ai grandi film, innumerevoli gli adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. King, oggi seguitissimo anche sui social media, è stato insignito della National Medal of Arts dal presidente Barack Obama.

Owen Philip King, nato a Bangor nel 1977, è il figlio minore di Stephen King. Autore di due raccolte di racconti (la prima delle quali pubblicata da Frassinelli con il titolo Siamo tutti nella stessa barca) e di un romanzo, ha ricevuto diversi premi letterari per il suo lavoro. È sposato con la scrittrice Kelly Braffet.

Provenienza: acquisto personale del recensore.

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:: La battaglia delle tre corone di Kendare Blake (Newton compton 2017) a cura di Elena Romanello

25 gennaio 2018
La battaglia delle tre corone

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Da sempre sull’isola di Fennbirn, mondo dominato dalla magia e da altre forze mistiche, ogni generazione ha visto la nascita di tre gemelle eredi al trono, entrambe degne di succedere e diventare la prossima sovrana per gli anni a venire: ma solo una di loro tre diventerà regina e le altre dovranno perire.
Questa volta sono in lizza Mirabella, fiera maga degli elementi, che padroneggia in incantesimi spesso pericolosi, Katharine dominatrice dei veleni ai quali è immune, infatti vive in simbiosi con un temibile serpente corallo, e Arsinoe, maga complice delle forze della natura, capace di far sbocciare i fiori e ammansire le belve feroci.
Le tre ragazze sono cresciute separate, ma a partire dalla notte del loro sedicesimo compleanno dovranno affrontarsi per stabilire la supremazia tra di loro, ma forse stavolta le cose andranno in maniera diversa, o forse non si possono distruggere tradizioni di millenni.
Il fantasy propone da decenni storie scritte da donne con al centro personaggi femminili interessanti: del resto questo non è appannaggio solo delle scrittrici, basti pensare alle eroine e antagoniste al centro della saga del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin. La battaglia delle tre corone, storia di un mondo da fiaba dark non molto approfondito dall’autrice ma dotato di un certo fascino, si inserisce tra queste storie, raccontando un gioco di potere mortale che si ripete da secoli tra tre antieroine affascinanti e a cui ci si affeziona, tre Cersei Baratheon in versione adolescenziale tra le quali è difficile scegliere la propria preferita, per una storia che funziona senz’altro come autoconclusiva ma che è il primo capitolo di una nuova saga, tra giochi di potere, magie, inganni, morti, di cui l’autrice ha già pubblicato il secondo volume e di cui sono attesi almeno altri due libri.
Gli archetipi del fantastico della principessa in cerca della sua strada e non di un principe che la salvi e della regina potente e forse anche un po’ malvagia trovano ne La battaglia delle tre corone una nuova rilettura, molto affascinante e non scontata.

Kendare Blake, adottata all’età di sette mesi, arrivò nella cittadina di Cambridge, nel Minnesota, dalla Corea del Sud. Si è laureata negli USA e ha conseguito un master in Scrittura Creativa presso l’università di Middlesex, a Londra. La Newton Compton ha pubblicato Anna vestita di sangue, primo libro di un dittico di prossima trasposizione al cinema, e La battaglia delle tre corone. Il suo sito è http://www.kendareblake.com

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:: The Last Girl di Joe Hart (La Corte Editore 2017) a cura di Elena Romanello

23 gennaio 2018
The Last Girl

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In un futuro prossimo, una misteriosa epidemia ha ridotto il numero di donne sulla Terra ad un massimo di un migliaio. Per questo motivo le madri che hanno partorito bambine e le bambine vengono rinchiuse in centri scientifici dove sono in pratica prigioniere e dove all’età di ventun anni spariscono, ufficialmente perché restituite alle famiglie, in pratica non si sa.
Zoey è una di queste ragazze, non ha mai saputo niente della sua vera famiglia e non ha mai visto il mondo fuori, ma vuole scappare perché non è sicura di quello che potrà capitare dopo quella fatidica data e perché non si sente sicura, in quelle mura dove ci sono regole da prigione e dove nascono odi e rivalità tra le giovani private della libertà fisica e intellettuale.
Malgrado la fuga sembri impossibile, Zoey riuscirà a portarla a termine e si troverà in un mondo ostile, scoprendo però di essere cresciuta in mezzo a bugie enormi e tragiche, che hanno nascosto la verità. Incontrerà però anche delle persone diverse, che forse potranno essere la famiglia che non ha mai avuto, ma anche la speranza di una nuova vita, non più di prigionia e di limitazioni, ma di libertà.
Non è la prima volta che la fantascienza racconta di mondi futuri in cui i diritti delle donne sono ancora più violati che nella società di oggi: Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood ha immaginato una società in cui le poche donne fertili diventano schiave sessuali di uomini potenti e in cui le donne non hanno più nessun diritto in generale, mentre Solo per sempre tua di Louise O’Neill ha raccontato di un futuro in cui le donne sono clonate per essere belle, sexy e servizievoli verso gli uomini e non possono avere nessun sentimento di ribellione, pena la morte.
The last girl propone un mondo analogo, in cui è ancora la libertà delle donne a fare paura, libertà di scegliersi la propria vita e non essere sottomesse, metafora alla fine di una realtà in cui la questione resta cruciale, e non solo nei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, come dimostra anche l’attualità di oggi, tra banalizzazioni di molestie e stalking e negazione dei diritti fondamentali.
The last girl è il primo libro di una serie (infatti il finale è aperto) di cui presto uscirà anche un adattamento in graphic novel: ci starebbe bene anche un film, prima o poi.

Joe Hart, nativo del Minnesota, ha iniziato fin da bambino a scrivere storie thriller e di genere fantastico. Ha al suo attivo già undici libri, tra cui la serie di The last girl a cui sta lavorando. Quando non scrive ama leggere, guardare film con la sua famiglia e stare all’aperto.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Era il mio migliore amico – Gilly Macmillan (Newton Compton 2017) a cura di Elena Romanello

18 gennaio 2018
Era il mio migliore amico

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Una sera la città di Bristol viene sconvolta da un misterioso incidente: Noah Sadler, adolescente figlio di una ricca famiglia che da anni lotta contro un cancro che lo sta portando verso una morte prematura, cade in un canale e cade in coma irreversibile. Con lui c’era quello che tutti consideravano il suo migliore amico, Abdi Mahad, figlio di profughi somali ammesso in un’esclusiva scuola della città grazie a una borsa di studio: il ragazzo si chiude in un mutismo inspiegabile e non vuole raccontare quello che è successo né ai familiari né alla polizia, per poi sparire, mentre emergono particolari inquietanti dal passato suo e della sua famiglia, in una città in cui stanno prendendo sempre più piede i movimenti di estrema destra e xenofobi.
Gilly Macmillan compie un altro viaggio nell’animo umano, raccontando l’Inghilterra di oggi, partendo non dalla cosmopolita e tollerante Londra, ma da Bristol, una delle città in cui ha vinto in maniera più netta il sì alla Brexit, dove sono molto evidenti le contraddizioni del Regno Unito di oggi, tra paure del futuro, razzismi vecchi e nuovi, difficoltà di convivenza tra vecchie e nuove generazioni e tra vecchi e nuovi inglesi.
L’autrice parla del dramma dei profughi, di cui spesso si ignorano o si vogliono ignorare i percorsi tortuosi e violenti che hanno subìto prima di arrivare in un Paese, e in particolare dei figli di questi profughi, ragazzi e ragazze divisi tra due culture, che sognano l’integrazione ma che non vogliono perdere tutti i legami con un mondo a cui sentono di appartenere, e che spesso scoprono realtà sulle loro famiglie che possono distruggerli. Ragazzi e ragazze come Abdi, studente brillante ma che si sentiva oppresso dal possessivo Noah, che tramite lui si attaccava ad una vita che gli stava fuggendo di mano, e la sorella Sofia, che porta il velo ma studia per diventare ostetrica all’Università, con un progetto di vita che coniughi le sue radici musulmane con le idee di emancipazione della donna che sente sue.
Tra i vari fili narrativi, Gilly Macmillan ne tocca un altro molto importante, quello del lutto e dell’elaborazione del dolore, attraverso la storia dell’amicizia tra due ragazzi diversissimi all’apparenza ma con dietro entrambi una storia dolorosa, di emigrazione da un lato e di malattia dall’altro, che si sorreggono a vicenda prima di un distacco prevedibile ma tragico.
Un thriller quindi, interessante e intrigante, raccontato a più voci, dove molto non è come sembra, ma che parla anche dell’oggi, della realtà che si preferiscono ignorare, delle difficoltà dell’integrazione ma anche di quella, eterna, del crescere e trovare un posto nel mondo, sempre che uno ci riesca poi a diventare adulto.

Gilly Macmillan è cresciuta a Swindon e ha trascorso l’adolescenza nel Nord della California. Ha studiato Storia dell’arte alla Bristol University e poi al Courtauld Institute of Art di Londra. Ha lavorato al «Burlington Magazine» e alla Hayward Gallery prima di mettere su famiglia. Da allora vive a Bristol con il marito e i tre figli. Il suo romanzo d’esordio, 9 giorni, è stato un successo internazionale tradotto in 14 lingue. La Newton Compton ha pubblicato anche La ragazza perfetta e 9 giorni.

Liberi di scrivere intervista Gilly Macmillan: qui

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Antonella e Federica dell’ Ufficio stampa Newton Compton.

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:: Nell’ombra del faro – Luigi Schettini (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

17 gennaio 2018
Nell' ombra del faro

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Torna in libreria la prima indagine di Thomas Sermon, l’investigatore e coroner ideato da Luigi Schettini, poi autore di Qui giaccio e Arché, qui alle prese con la sua prima avventura, in giro per Europa e Nord Africa.
Tutto inizia nei pressi del faro di Plymouth, dove viene rirovato il corpo di una giovane donna incinta, all’apparenza senza problemi e con tanti progetti di vita non solo legati alla sua prossima maternità. La ragazza ha marchiata a fuoco sulla pelle una stella a cinque punte e vicino ha una filastrocca macabra che sembra presagire nuovi omicidi. Thomas Sermon, in crisi personale per la fine del suo matrimonio, si butta sulle tracce di un assassino senza volto, desideroso di portare avanti quella che sembra a prima vista una serie di morti accomunate solo da due fatti, quello di avvenire nei pressi di un faro e quello di riguardare persone prossime a diventare genitori.
Nella caccia di un colpevole inafferrabile e insospettabile, Thomas Sermon si muove dall’Inghilterra alla Spagna, dalla Tunisia all’Egitto, fino alla Norvegia, cercando di mettere insieme i pezzi di un progetto criminale e di arrivare prima dell’assassino, seguendo anche piste non sempre giuste.
Per fortuna può contare sull’aiuto dell’amico dell’Interpol Bernie Peters, in un mondo dove emergeranno bugie e inganni, antichi patti disattesi e nuove speranze di vita stroncate.
Un romanzo di esordio che è giusto rileggere o leggere per scoprire gli inizi di Sermon, alle prese con un caso intricato che coinvolge un pezzo di mondo, a cui si aggiungono man mano dei pezzi che stravolgono le indagini e aprono nuove strade. Il tutto con al centro uno dei luoghi forse più iconici, i fari, sentinelle che esistono ancora oggi e che da secoli hanno intorno a loro un’aura di mistero.
Un libro scritto da un autore allora giovanissimo, poi maturato molto bene, da lui stesso definito imperfetto, ma non per questo meno interessante, testimone dell’interesse di Luigi Schettini per il genere del thriller a tutto campo, tra psicologia e azione.

Luigi Schettini nasce a Roma nel 1989. Oltre ad essere un valente giallista, nella vita è insegnante/coreografo hip-hop e attore. Grande cultore del cinema di Dario Argento e della letteratura horror e legal thriller di Stephen King e Patricia Cornwell, scrive storie da sempre e all’età di 17 anni dà vita al suo primo romanzo.
Pubblica I delitti del faro nel 2008 e Giallo Zafferano nel 2011.
Nel 2015 esce il suo terzo romanzo thriller, Qui Giaccio, per conto di Golem Edizioni, impreziosito dalla prefazione di Asia Argento, opera che ha superato le selezioni per il programma Rai Masterpiece, dal quale è stato poi escluso poiché si richiedeva che l’autore fosse inedito. Lo stesso thriller ha ottenuto il Premio Speciale Emotion della Città di Cattolica, una menzione speciale al Premio Letterario Giallo Garda e si è classificato al primo posto su 114 partecipanti al concorso “Un Libro Per Il Cinema”.
A Dicembre 2016 esce Archè, sempre per Golem Edizioni”, accompagnato da un’illustre prefazione di Daria Nicolodi.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero.

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:: L’alba di Alwayr di Mariangela Cerrino (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

12 gennaio 2018
Mariangela Cerrino

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La Golem edizioni presenta un’incursione inedita di Mariangela Cerrino di nuovo nel genere fantastico, con L’alba di Alwayr, storia fantascientifica con forti venature fantasy. Si tratta del seguito de L’ultima terra oscura, vincitore del Premio Italia 1990, riproposto sempre da Golem in formato e-book: la vicenda è però godibile anche da sola e senza conoscere l’antefatto.
L’alba di Alwayr è ambientato in un pianeta in un futuro remoto o in un tempo alternativo, e racconta la storia di Bain lo Straniero, ormai adulto, giunto a Glysendia quando aveva solo dieci anni. Bain è stato considerato colui che portava la morte e per questo motivo è visto come un pericolo da Artes, la Macchina Guida che ha trasformato l’intero pianeta di Alwayr per obbedire agli ordini del suo nuovo simbionte, il Doma della stirpe dei Dolane.
Il Doma ha dato ad Alwayr la speranza di una vita migliore e Artes, che pure ha subito la situazione, scatena contro Reelve Bain una caccia per catturarlo e quel prezzo richiama gli Scorridori di ogni angolo del mondo.
Ma questo odio per un diverso risveglierà anche la curiosità e le paure di quelli che ancora vivono nelle zone meno controllate, perché Reelve Bain non porta solo la morte ma anche il desiderio di libertà da un sistema che sembra aver dato la felicità ma che in realtà ha distrutto prospettive e aspirazioni.
La letteratura di fantascienza ha da sempre speculato su possibili futuri e mondi, metaforici di tante nostre realtà e delle aspirazioni e contraddizioni dell’animo umano: L’alba di Alwayr si pone in questa strada, all’interno della produzione di una scrittrice che del fantastico ha raccontato varie sfumature, dal Medio Evo fiabesco ed eroico della quadrilogia dell’anno Mille alle origini di Roma attraverso il mondo magico degli Etruschi passando per l’epopea ecologista di Lisidranda.
L’autrice ha spaziato su altri generi, ma è sempre bello ritrovarla negli universi del fantastico, in un mondo come quello di Alwayr, dominato dalle macchine e dove forse la libertà anche di morire è l’ultima speranza per costruire nuovi orizzonti.

Mariangela Cerrino è nata a Torino, e abita nei suoi dintorni. Tra i suoi romanzi di fantascienza ricordiamo, fra gli altri, L’Ultima Terra Oscura (Nord, 1989) e Gli Eredi della Luce (Nord, 2001) poi riproposto come Cronache dell’Epoca Mu (Mondadori, 2008). Per quello che riguarda il fantasy, è autrice de Lisidranda (Armenia), della trilogia di romanzi sugli Etruschi (Longanesi 1991-1995) I Cieli Dimenticati, La Via degli Dei e La Porta sulla Notte e del Ciclo dell’anno Mille:Il Segno del Drago, Il Segreto dell’Alchimista, Il Custode dell’Arcobaleno e Il Calice Spezzato, uscita prima per Longanesi e poi per Susalibri. La Storia è tornata in una prospettiva più realistica nei suoi romanzi Il Margine dell’Alba, ambientato nella Francia e nel Piemonte del XVI secolo e incentrato sulle guerre di religione tra cattolici e valdesi (Alacran Edizioni, 2010), riproposto nel maggio 2017 da Golem Edizioni; Absedium (Rizzoli, 2012), che rievoca la guerra di Gallia dal punto di vista dei Celti. Nel 2015 ha fatto anche uscire il romanzo Il Ministero delle Ultime Ombre, per Timecrime Fanucci, un’escursione nella narrativa thriller.

Source: omaggio dell’ufficio stampa, si ringrazia Francesca Mogavero.

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:: Con le migliori intenzioni di Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

11 gennaio 2018
Con le migliori intenzioni

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Torna per Golem edizioni il duetto di signore in giallo composto da Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi, con un nuovo thriller, Con le migliori intenzioni, ambientato sulle colline affacciate sul golfo di Lerici.
Un paradiso per molti, finché non viene trovato il corpo orrendamente martoriato di una bambina, grazie alla segnalazione di una sua amichetta che è riuscita a fuggire. Purtroppo il caso non rimane isolato, perché dopo pochi giorni una nuova bambina perde la vita nella stessa maniera, e la pista della vendetta privata del primo caso perde piede di fronte a quella di un maniaco, magari insospettabile e convinto di avere una missione da portare a termine.
Il capitano dei carabiniere Niccolò Zani, amato dalle signore del posto per la sua avvenenza, si trova quindi un nuovo, difficile caso da gestire, in un’esistenza non certo facile, perché deve già investigare sulla tratta di alcune ragazze dall’Africa costrette a prostituirsi e deve occuparsi anche del suo matrimonio ormai fallito, ma non chiuso, con una donna con gravi problemi mentali, proprio quando potrebbe aver trovato la persona giusta con cui rifarsi una vita nella pittrice Tullia.
Ancora una volta il thriller si dimostra come il genere migliore per raccontare la contemporaneità, anche di un luogo considerato idilliaco e lontano dai problemi della grande città come l’entroterra delle Cinque Terre: ma si sa che ormai gli orrori non risparmiano nessun posto.
Le due autrici creano un nuovo eroe in cerca di più verità e giustizie, contro chi da un lato sfrutta ragazze giunte da lontano e contro un giustiziere pazzo che porta avanti un progetto folle di redenzione di vittime innocenti legato a fatti della sua infanzia, ma anche in cerca di una nuova possibilità di vita dopo tanta sofferenza personale e professionale.
Un thriller scorrevole, che si legge in fretta, ma che comunque sa appassionare da un lato per la ricerca della soluzione di una serie di crimini e sa far riflettere sull’oggi e la contemporaneità.

Maria Antonietta Macciocu È nata a Sassari e vive a Torino. Laureata in Storia del Teatro,ha pubblicato il libro di poesie Amore che non tocca (Mediando, 2010) e Petalie, romanzo popolare sardo-piemontese (Mediando, 2011), scritto con Donatella Moreschi e presentato al Salone del libro di Torino per i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia.

Donatella Moreschi È nata a Firenze e vive a Torino. Laureata in Lettere Classiche presso l’Università di Torino, ha lavorato per alcuni anni come redattrice per la casa editrice Stampatori e successivamente ha gestito come socia e proprietaria alcune librerie torinesi.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero dell’Ufficio stampa.

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:: Partagas di Gianluca D’Aquino (Eden Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

21 dicembre 2017

partagasSpesso si accusa il fantasy di essere svincolato dalla realtà: questo ovviamente non è vero, sono tanti i libri che dimostrano il contrario, ma per chi continuasse a perseverare in quest’idea si può consigliare la lettura di un titolo uscito per l’editore romano indipendente Eden Edizioni, Pàrtagas, dell’autore alessandrino Gianluca d’Aquino.
Con uno stile che ricorda molto quello di uno dei nuovi nomi del fantasy internazionale, Joe Abercrombie, Gianluca d’Aquino immerge in un universo parallelo molto simile al Medio Evo reale europeo, con al centro di tutto uno scontro tra regni, civiltà e religioni.
Il Pàrtagas del titolo è infatti un microcosmo suddiviso in nove regni, ognuno con le sue caratteristiche, a cui si aggiunge un decimo territorio, “le Terre di Nessuno”, abitato da popolazioni nomadi. Il romanzo racconta come i rapporti tra Paesi culture diversi tra di loro siano minati dai mutamenti nell’assetto politico di alcune di queste terre, dove sono giunti al potere persone immigrate dalle Terre di Nessuno, un luogo dove si pratica una religione particolare e diversa, la fede lisimaca, monoteista, totalitaria a tratti e che può quindi cambiare profondamente la società, gli equilibri, le abitudini.
Sullo sfondo di questo evento, metafora di come si espanse la religione musulmana dopo la predicazione di Maometto (ma non ci sono richiami reali), si intrecciano varie storie e vicende, senza buoni e cattivi assoluti, solo gente che si trova a dover vivere un momento storico particolare e non certo indolore.
Del resto il tema dello scontro tra culture e religioni è quanto mai attuale, e vederlo con lo specchio deformato del fantastico aiuta anche ad esorcizzarlo e forse pian piano a capirlo meglio, come accade da sempre con la buona letteratura fantasy e fantascientifica, che racconta la realtà in maniera all’apparenza irreale.
Non bisogna però pensare che Pàrtagas sia un noioso romanzo moraleggiante: ci sono avventure, ci sono intrighi, ci sono colpi di scena, con toni comunque mai troppo crudi, a differenza per esempio di un George R. R. Martin, tanto che è una lettura interessante per tutte le età, per chi cerca una storia curiosa e non già tanto letta con cui appassionarsi riconducibile al fantastico ma che faccia riflettere.
Da segnalare che il libro conta una bella prefazione del grande Sergio “Alan D.” Altieri, uno dei numi del fantastico che ci ha lasciati quest’anno, come sempre attento ai nuovi talenti in un genere in cui lui stesso ha dato molto.

Gianluca d’Aquino, alessandrino, classe 1978, è autore di romanzi, sceneggiature e racconti, alcuni dei quali apparsi nei Gialli Mondadori (Lettera dall’Eritrea, Il rumore del vento, La casa sul lago, La quintessenza, Il tempo delle risposte, Omicidio alla festa medievale) e nelle antologie e collane Delos Books (Quel che non è dato sapere, e la serie di Extinction e la novella Torino 1835, sul capoluogo sabaudo alle prese con il colera.

Source: inviato dall’ autore al recensore che ringraziamo.

:: Fantasy Cats di Paolo Barbieri (Lo Scarabeo 2017) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2017
fantasy cats

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I cultori e lettori del fantastico italiani e non solo conoscono lo stile e le immagini di Paolo Barbieri, illustratore di varie copertine di autori e autrici come Herbie Brennan, Licia Troisi, Sergej Luk’janenko, Ursula K. Le Guin, Robert E. Howard, Cornelia Funke, Robert Louis Stevenson, Umberto Eco, George R. R. Martin, Terry Brooks, nonché autore di libri illustrati con le sue creazioni, presenti anche in pubblicazioni come tarocchi, manuali di giochi di ruolo, videogiochi.
Per la casa editrice torinese Lo Scarabeo Paolo Barbieri propone Fantasy cats, tributo in chiave fantastica ad uno degli animali più amati ed emblematici, il gatto, icona di fiabe, leggende e miti dai tempi degli egizi. In parallelo Paolo Barbieri si è occupato di draghi, animali fantastici per antonomasia: i gatti esistono veramente, ma sono talmente circondati di storie e di immaginario da essere creature fantastiche, forse più dei draghi.
Con didascalie in italiano e in inglese Fantasy cats presenta immagini di gatti alati e gatti steampunk, gatti con streghe e gatti con fate, gatti in mondi esotici e gatti che si richiamano alla dea egizia Bastet, gatti in foreste e in regni fantastici, gatti da fiaba e gatti in luoghi quasi reali, gatti con draghi e gatti nello spazio. Tutte le sfumature dei gatti in altri universi, dove si muovono a loro agio, quasi uscendo dalle tavole di Paolo Barbieri, di cui sono presentati anche in diversi casi gli schizzi preparatori.
Un libro per gli amanti del fantastico e per gli amanti dei gatti, sui quali è bene raccontare come continuano a ispirare gli artisti con la loro presenza e la loro bellezza, soprattutto negli ambiti dell’immaginario. Il rapporto di gatti con i creativi del resto è antico e continua a perpetuarsi.
Fantasy cats è anche l’occasione per scoprire o riscoprire l’attività de Lo Scarabeo, casa editrice specializzata in tarocchi e libri illustrati, che al momento sta anche collaborando alla mostra sui tarocchi appunto del MEF, Museo Ettore Fico, di Torino.

Paolo Barbieri, mantovano, classe ’71, è l’artista di punta per le copertine di case editrici del calibro di Mondadori. Ha frequentato l’Istituto d’arte di Mantova e l’Accademia di Milano, ed è amato per la raffinata espressività e l’ormai acclamato talento; nel 2011 è stato il primo illustratore italiano a essere Artist Guest of Honor al Lucca Comics & Games, con una mostra antologica che l’ha visto protagonista nelle splendide sale del Palazzo Ducale della città. Partecipa regolarmente a molti eventi sui fumetti e sui libri in varie città italiane. Tra i suoi libri di illustrazioni ricordiamo Le creature del Mondo emerso (Mondadori 2008) sui personaggi dei libri di Licia Troisi, Le guerre del Mondo emerso: Guerrieri e creature (Mondadori, 2010), Favole degli dei (Mondadori, 2011), sulla mitologia, L’inferno di Dante (Mondadori 2012), Fiabe immortali (Mondadori, 2013), sulle fiabe classiche, Sogni (Lo Scarabeo, 2016), Zodiac (Lo Scarabeo, 2016), Draghi e altri animali (Mondadori, 2017) su un altro animale icona, immaginario stavolta.

Provenienza: acquisto personale del recensore.

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:: Addio a Blake B. Blink l’autrice di Zora Von Malice a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2017

oddoeroIl 9 dicembre scorso se ne è andata di colpo Carla Oddoero, nota con il nome d’arte di Blake B Blink: aveva solo 35 anni ed era diventata famosa con la saga di Zora von Malice, vampira che non ricorda niente del suo passato quando si risveglia in una villa della collina torinese ma che si trova a dover lottare per la sua vita e per svelare i misteri che la circondano.
Impiegata nel commercio nella sua Pinerolo, Blake aveva scoperto l’amore per la scrittura nel 2010, un amore alimentato da un grande interesse per il fantastico e il gotico in particolare, che divideva con l’amica Jo Rebel, autrice di Craving.
In un momento in cui andavano per la maggiore storie di vampiri luccicanti degne dei peggiori Harmony, Blake propose una storia di vampiri tosta, nera, divertente, con una protagonista interessante che conquistò subito gli appassionati, grazie anche alle atmosfere torinesi, che niente avevano da invidiare a città culto degli appassionati di gotico come Londra o New Orleans.
La serie di Zora, uscita per Golem edizioni, era diventata anzi di culto, grazie anche alla collaborazione con il musicista Madaski già collaboratore dei Subsonica. Tutti aspettavano il terzo capitolo di questa epopea, un capitolo che non arriverà mai e Zora sarà un’altra di quelle eroine mitiche, perse nell’ombra e con un finale aperto, mentre magari si gira per Torino con un tour nei luoghi della sua storia.
Nel 2016 Blake aveva scritto la favola Blue e la bambina senza cuore, storia di un cinghiale e di una bambina senza cuore, per parlare di diversità, di creare ricordi, di affetto. Quasi un testamento. Il libro aveva avuto un buon successo grazie anche ai disegni di Andrea Berlinghieri e era disponibile anche in inglese, oltre che in versione audiolibro.
A portarla via alla sua famiglia, al papà Luigi regista tra le altre cose dello spettacolo de La maschera di ferro, alla mamma Rita Curletti, alle sue due bambine, ai suoi amici e ai suoi appassionati è stata un’emorragia cerebrale, frutto di una malformazione congenita di cui nessuno nei suoi 35 anni si era mai accorto, una bomba ad orologeria che in una fredda mattina di dicembre ha stroncato una vita intensa ma troppo breve.
In questi frangenti il rischio di essere retorici è davvero forte, ma si può comunque dire che Zora vivrà nei cuori di tutti coloro che hanno amato le sue avventure, così come Blake, capace di far sognare e di far capire ancora una volta l’importanza di una vita vissuta fino in fondo, per dare il meglio in ogni istante concesso.

:: Guida al cinema fantasy di Walter Catalano, Andrea Lazzeretti e Gian Filippo Pizzo (Odoya 2017) a cura di Elena Romanello

13 dicembre 2017
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La Odoya edizioni propone un nuovo volume dedicato all’approfondimento tematico del fantastico con la Guida al cinema fantasy, opera dei tre esperti Walter Catalano, Andrea Lazzeretti e Gian Filippo Pizzo.
Negli ultimi vent’anni il fantasy al cinema ha avuto vari successi e anche qualche flop, non necessariamente di bassa qualità, diventando comunque un genere atteso e amato da più generazioni di appassionati soprattutto grazie ad alcuni titoli: il saggio Odoya indica come momento importante per l’affermazione di storie di magia e eroi nella Settima Arte gli anni Ottanta, quando uscirono due titoli ancora oggi godibilissimi, il barocco Excalibur di John Boorman ispirato alle leggende della tradizione arturiana e lo spassoso Conan il barbaro di John Milius, tratto dai racconti pulp dello sfortunato autore degli anni Trenta Robert E. Howard.
Gli autori però non trascurano tutti i film che, dal muto in poi, erano ascrivibili al genere fantasy, senza scordare anche il cinema d’animazione di Walt Disney, maestro a mescolare fiaba, magia e eroi, e Hayao Miyazaki, con le sue principesse sui generis da Nausicaa a Mononoke, per arrivare poi ovviamente alla storia recente, con due teste di ponte famosisissime e amatissime come la saga de Il signore degli anelli e quella di Harry Potter, entrambe di derivazione letteraria e entrambe grandi successi di pubblico e di critica. Parlare dell’attualità vuol dire anche non dimenticare le influenze tra cinema e videogiochi, con un film come Warcraft , che racconta con il filtro del fantastico il tema attualissimo dello scontro tra civiltà, e soprattutto raccontare le serie tv, da Xena a Game of thrones, che hanno aumentato la popolarità del genere trovando nuovi target di pubblico e diventando fenomeni di costume anche per i non afidionados.
Del resto, è da tempo che si sa che il fantasy non è certo solo storie per ragazzini piene di effetti speciali, anzi nelle sue storie, letterarie o su grande e piccolo schermo spesso si parla di tematiche profonde, come viaggi iniziatici per lottare contro il male ma soprattutto per trovare un equilibrio dentro se stessi oltre che metafore dell’attualità.
Ognuno, a seconda dell’età ha il suo film fantasy preferito, e la Guida al cinema fantasy li cita tutti o quasi, dalle Cronache di Narnia al cult Labyrinth, da Stardust a La storia infinita, da La corona di ferro a La storia fantastica, confermandosi come un libro di grande interesse per cultori e curiosi del genere fantastico. L’argomento, appassionante e divertente, viene trattato comunque, come è abitudine della Odoya, in maniera non nostalgica, anche perché si tratta di una storia ben lontana dall’essere conclusa e che puà far scoprire o riscoprire tante cose.

Walter Catalano collabora con varie pubblicazioni tra cui Carmilla, Robot e Urania, ed è attivo come curatore di antologie, tra le quali l’ultima è Nostra Signora degli Alieni in collaborazione con Gian Filippo Pizzo (Homo Scrivens 2017). Per Odoya è coautore della Guida alla letteratura horror (2014) e della Guida al cinema horror (2015).

Andrea Lazzeretti da circa vent’anni coordina la più longeva pubblicazione italiana sui giochi (di ruolo e non), Anonima Gidierre, e ha pubblicato Il cinema dei fumetti (Gremese 2007).

Gian Filippo Pizzo si occupa da oltre quarant’anni di letteratura e cinema fantastici con collaborazioni a quotidiani e varie riviste.
Per Odoya ha collaborato al volume Guida alla letteratura di fantascienza a cura di Carlo Bordoni (2013) e ha scritto la Guida al cinema di fantascienza assieme a Roberto Chiavini e Michele Tetro (2014) oltre alle citate Guida alla letteratura horror e Guida al cinema horror.

Source: acquisto personale del recensore.

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