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Il silenzio delle ragazze di Pat Barker (Einaudi, 2019) a cura di Elena Romanello

4 dicembre 2019

978880624102HIGL’antichità classica, con in particolare la guerra di Troia, scontro di civiltà e per il dominio tra Grecia e Medio Oriente, oltre che annientamento di un mondo, continua ad ispirare la letteratura contemporanea, con storie che spesso hanno esaltato il lato fantastico.
Il silenzio delle ragazze di Pat Barker, studiosa della guerra dal punto di vista sociale e antropologico, soprattutto dei suoi effetti sulla popolazione civile, invece affronta l’argomento da un punto di vista storico, raccontando la storia di una figura rimasta per secoli sullo sfondo delle vicende narrate nell’Iliade: la schiava Briseide. Non mancano riferimenti alla presenza degli dei, ma sono pochi e non determinanti nella trama.
Briseide faceva parte della famiglia reale di Lirnesso, una delle città fedeli a Troia, e quando la sua terra viene espugnata dagli Achei viene catturata con le altre donne e bambine, assistendo prima all’omicidio degli uomini della sua famiglia e di tutti gli uomini, bambini compresi, anche nel ventre delle mamme, e al suicidio della cugina Arianna.
Briseide diventa un trofeo per Achille, la sua concubina, schiava, infermiera, sempre a sua disposizione, ma non dimentica e assiste agli splendori ma anche alle miserie di un eroe che ha scelto fama perpetua ma vita breve anziché di vivere una vita lunga e oscura.
Briseide non è sola, ci sono le sue concittadine, ma anche donne di altre città, e con le altre donne assiste alle varie fasi della guerra di Troia, alla morte di Patroclo, al massacro di Ettore da parte di Achille, alla visita di Priamo, alla capitolazione della città e ad altri eventi meno noti che rivivono tramite le sue parole.
Una vita di privazioni e miserie, la loro, ma forse ci sarà un barlume di speranza un giorno anche per lei, con una conclusione per un personaggio di cui effettivamente non si sapeva più nulla dopo poche righe nei poemi omerici.
Un romanzo interessante e appassionante, a tratti crudo, che rievoca fatti molto più vicini a noi, spesso passati sugli schermi televisivi come una sorta di finzione rapida, dalla guerra nella ex Jugoslavia a quella in Siria, capace di parlare dal punto di vista delle donne e in generale di tutti gli emarginati e i reietti, e anche di ridimensionare personaggi considerati troppo a lungo eroi quando eroi non lo erano, nemmeno nell’epoca dei poemi di Omero.
Purtroppo l’edizione italiana non ha ripreso la bellissima copertina dell’edizione inglese, ma ha comunque un suo perché anche l’immagine usata.
Il silenzio delle ragazze è un libro per i cultori della classicità ma anche per chi vuole comparare passato e presente e ricordare che ogni epoca ha avuto e ha i suoi drammi e le sue ingiustizie.

Pat Barker è nata a Thornaby-on-Tees nel 1943 e vive a Durham. Ha insegnato Storia e si è occupata per anni del tema della guerra. Tra gli altri, è autrice della celebre trilogia di romanzi Rigenerazione (Il Melangolo 1997) incentrata sulla Prima guerra mondiale e vincitrice del Man Booker Prize 1995. Il silenzio delle ragazze sarà presto un film e uno spettacolo teatrale.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche dello SBAM Piemonte.

Timeless Diego e i Ranger del Vastatlantico di Armand Baltazar (Il Castoro, 2019) a cura di Elena Romanello

28 novembre 2019

1540558492_Timeless_coverArmand Baltazar, già concept artist e disegnatore per varie case di produzione, oltre che grande protagonista di una delle mostre di punta dell’ultimo Lucca Comics & Games, svela anche in italiano il suo nuovo volto di scrittore, con quello che è il primo romanzo di una nuova saga, Timeless, dal titolo Diego e i Ranger del Vastatlantico.
In un mondo del futuro, la distruzione è arrivata con una Collisione Temporale, che ha cambiato la Terra, i continenti si sono rimodellati e i mari uniti nel Vastatlantico, un unico grande oceano, ma non è bastato. Il tempo di tutte le epoche si è frantumato, i dinosauri vivono sulla Terra, insieme a civiltà considerate perdute, e sulle acque navigano robot e battelli a vapore. Non esistono più passato, presente e futuro, esiste Timeless.
Diego Ribera ha 13 anni e vive a New Chicago, da cui parte per ritrovare suo padre, capo ingegnere della città, che viene rapito dal gruppo di ribelli Aeternum, che vogliono creare una seconda Collisione per ripristinare l’ordine del tempo e dello spazio. Insieme a Diego ci saranno il suo amico inseparabile Petey, Paige una ragazza nera del popolo del vapore e la bionda Lucy che arriva da un’epoca vittoriana alternativa. Insieme, vivranno avventure incredibili, tra sommergibili, androidi, giganteschi dinosauri, legionari romani e mille altri imprevisti.
Il romanzo, incalzante e capace di superare gli steccati tra i vari filoni della fantascienza, vede il testo alternato da preziose e bellissime tavole a colori, che raccontano la storia, un po’ come avveniva nei vecchi libri illustrati per ragazzi. Tutto è stato ovviamente realizzato dall’autore, sia la parte scritta che quella per immagini.
Timeless è un libro per ragazzi di ogni età, che omaggia Jules Verne e Miyazaki, che ricorda a tratti cult come I Goonies, Il mistero della pietra azzurra La storia infinita: un romanzo per avvicinare i bambini di oggi all’amore per la lettura, ma una storia che non sfigura in mano di chi è cresciuto con storie di avventure fantastiche, che è sempre bello ritrovare, anche e soprattutto in libreria.
Armand Baltazar ha lavorato tanto al cinema, e con questo libro il cerchio si chiude, visto che Ridley Scott produrrà un film tratto da questo cartone animato su carta, da questo romanzo illustrato che finisce con un finale aperto e che dovrebbe avere, presto si spera, dei seguiti, almeno diventare una trilogia.

Armand Baltazar, nato nel 1967 a Chicago, è stato Artist & Senior Designer per Dreamworks, Walt Disney e Pixar. Per anni ha lavorato a film d’animazione celeberrimi come Il Principe d’EgittoCars 2Spirit–Cavallo selvaggioGiù per il tuboSinbad–La leggenda dei sette mari e A Christmas Carol. In seguito, ha lasciato la Pixar per dedicarsi alla creazione diTimeless, un progetto editoriale che diventerà una trilogia, e a cui ora si dedica a tempo pieno.  Sarà in Italia con Diego, suo figlio, che ha ispirato il protagonista di Timeless.

Provenienza: libro del recensore.

Il principe e la sarta di Jen Wang (Bao Publishing, 2019) a cura di Elena Romanello

27 novembre 2019

unnamedTutti conoscono le storie di principi azzurri, e forse hanno anche un po’ stufato, alla lunga, visto che sono sempre uguali e vagamente sessiste. Per questo motivo non si può non accogliere con curiosità e gioia la graphic novel controcorrente Il principe e la sarta, capace di andare oltre a stereotipi e luoghi comuni in una maniera insolita e fresca.
In una Belle Epoque fuori dal tempo il principe del Belgio Sebastian non ama la vita che altri hanno scelto per lui, promessa sposa compresa: lui ha altri sogni, tipo diventare uno stilista di abiti bellissimi femminili, che per primo vuole indossare. Per questo motivo assume Frances, una giovane sarta, perché realizzi per lui questi modelli, che vuole indossare in gran segreto e in occasioni non ufficiali, anche perché lo scandalo sarebbe troppo forte.
Una fiaba insolita, realizzata con uno stile tra manga e fumetto occidentale, che tratta con ironia e leggerezza ma non con superficialità e banalità le tematiche cosiddette gender, che tanto scalpore continuano a suscitare negli ambienti più retrivi e che non capiscono la loro vera portata e il loro vero significato.
Sebastian stravolge ogni regola sui principi ed è davvero simpatico, Frances sembra uscita da un romanzo di formazione ottocentesco ma rivela un piglio da eroina moderna: entrambi raccontano come non debbano esistere stereotipi, ruoli vietati, luoghi comuni e come ognuno/a debba essere libero di costruire una propria identità, da cui dipende la propria felicità.
Un fumetto per tutte le età: dallo stile di disegno potrebbe sembrare per i più giovani, a cui comunque è anche rivolto, ma alla fine ci sono spunti su cui riflettere per tutti e tutte, sia se si conoscono da tempo i fumetti in cui si sono trattate queste tematiche, sia per chi è nuovo sia nel giro del fumetto che in quello di capire come sia importante accettarsi perché gli altri ti accettino.
Il principe e la sarta è una fiaba sulla diversità, sulla bellezza di scoprire nuove strade, sul come si può vivere davvero felici e contenti, partendo da se stessi, con cui ci si diverte e ci si commuove.

Jen Wang è una sceneggiatrice, fumettista e illustratrice di origini asiatiche naturalizzata americana. È conosciuta principalmente per essere co-fondatrice e organizzatrice del festival di fumetti di Los Angeles “Comic Arts LA”. Tra i suoi lavori, i disegni per Adventure Time e i suoi graphic novel Koko Be Good, In Real Life e Il principe e la sarta, pubblicato in Italia da BAO Publishing.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il caso del collare dei Savoia di Annamaria Bonavoglia (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

27 novembre 2019

casocollareLa collana Fiaschette di Buendia Books si arricchisce di un nuovo titolo, una novella intrigante di un nome noto ai cultori del thriller e della fantascienza, Annamaria Bonavoglia, che ne Il caso del collare dei Savoia porta i suoi lettori nella grigia, cupa e nebbiosa Torino del 1892.
Nelle strade della città sabauda, da non molto non più capitale d’Italia, si consumano delitti efferati, che non sembrano legati alla comunque alta criminalità, che si concentra in particolare nel Casermone, in pieno Quadrilatero romano, un palazzo immenso pieno di sotterranei che si immergono nelle viscere della terra, bordelli, osterie e sbandati, in cui la polizia ha paura di entrare e dove si mormora e si sa che in tanti non sono usciti vivi.
Sulle tracce dell’assassino, che si dimostrerà ben diverso e più inquietante di chi si pensava che fosse, si metterà un misterioso inglese dal passato indefinito che vive da qualche tempo a Torino, il solitario Siger, che si troverà a dover risolvere un mistero che ha a che fare con un segreto legato ad un collare prezioso dei Savoia che risale al Medio Evo.
Annamaria Bonavoglia omaggia in queste pagine uno dei personaggi più amati e iconici dell’immaginario letterario di tutti i tempi, Sherlock Holmes: nel 1892 l’investigatore creato da Conan Doyle era stato dato per morto l’anno prima in Svizzera, salvo poi tornare nel 1894 quando il suo autore si rese conto che aveva perso una miniera d’oro e che non riusciva più ad ottenere lo stesso successo con altre opere.
In questi tre anni Sherlock Holmes avrebbe vissuto sotto mentite spoglie in vari Paesi, tra cui l’Italia, ed ecco che qui si inserisce questa sua avventura inedita e appassionante, con una spolverata di paranormale basata su una tradizione comunque esistente, quella del collare di Amedeo di Savoia e dell’ordine di cavalieri ad esso legato.
La grande protagonista di questa novella è però Torino, città d’adozione dell’autrice, raccontata in una veste insolita, attraverso cose poco note ai più, come le chiese che esistono davvero sotto il Duomo, o il famigerato Casermone, che fece paura per secoli e che fu distrutto all’inizio del Novecento. Al suo posto sorge oggi il palazzo dell’ENEL in via Stampatori, vicino ai giardini La Marmora.
Il caso del collare dei Savoia è una storia per tutti coloro che amano Sherlock Holmes, sia attraverso le storie originali che le riletture che si sono succedute negli anni, come il serial cult Sherlock, ma anche per chi conosce, abita o comunque ama Torino con i suoi misteri e la sua storia vicina o lontana.

Annamaria Bonavoglia ha nel cuore due città, Taranto, dov’è nata, e Torino, dove vive e lavora. Ha scritto due romanzi, pubblicato racconti di genere giallo e fantascientifico, sul Giallo Mondadori e su Urania.
Non ama molto parlare di sé, un po’ perché non si ricorda proprio tutto quello che ha scritto (sta invecchiando, anche se non lo ammetterebbe mai) e un po’ perché preferisce che siano i suoi scritti a parlare per lei.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

La trilogia di Nevernight di Jay Kristoff (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

24 novembre 2019

E’ uscita tutta insieme l’attesa trilogia di Nevernight scritta dall’autore australiano Jay Kristoff, già autore della saga di fantascienza di The Illuminae Files, ma che nel mondo degli intrighi di Illuminotte ha ottenuto uno dei suoi migliori risultati, costruendo un mondo fantasy evocativo e spietato, che piacerà ai fan di Martin ma anche alle nuove generazioni, in cerca di storie inedite tutte da scoprire.
Certo, i tre libri Mai dimenticare, I grandi giochi Alba oscura, possono sembrare a prima vista titoli young adult, ma non lo sono: lo stile è nuovo, diretto, alterna flash back in corsivo al momento presente in carattere normale, ci sono scelte stilistiche nella disposizione del testo a sottolineare i momenti di maggiore pathos e suspense, ma i contenuti sono decisamente adulti, in un microcosmo fantasy in città che ricordano, per volere dell’autore, Venezia e Roma nel Rinascimento.
Più che di young adult, c’è chi ha parlato per The Nevernight Chronicles di New Adult, con un intreccio in cui abbondano, ma senza mai essere gratuite e stonare, scene splatter, di sesso, esecuzioni e dove su tutto fin dall’inizio aleggia che non ci sarà un lieto fine per personaggi a cui comunque ci si affeziona, pur con tutti i loro difetti.
La vicenda presenta una nuova figura femminile forte e politicamente scorretta, Mia Corvere, una specie di Arya Stark più cattiva, figlia di un rivoluzionario che vede massacrare la sua famiglia a soli dieci anni e si trova ad avere come unica compagnia quello che forse è il fantasma magico del suo gatto. Negli anni Mia vive una vita in fuga, in cui il suo unico potere è quello di parlare con le ombre dei morti e per questo arriva alla porta di un assassino in pensione, diventando l’apprendista del gruppo di sicari la Chiesa rossa, che hanno giurato morte agli stessi potenti che hanno distrutto la vita di Mia. La ragazza batte tutti gli apprendisti e entra nel gruppo ristretto delle  Lame della Lady of the Blessed Murder, ma questo sarà solo l’inizio di una serie di avventure, agnizioni, pericoli, da cui non ci sarà quasi sicuramente via d’uscita.
Una trilogia appassionante, capace di saltare tra passato e presente per ricordare che ciascuno anche nel mondo reale è l’insieme di queste due dimensioni, evocativa di un universo spietato ma che non può non affascinare e agli appassionati verranno in mente altre opere, oltre a quelle di Martin, tipo la serie de La spada della verità e il manga Berserk di Kentaro Miura.
Mia, personaggio politicamente scorretto, spietato, a cui tocca una storia d’amore controcorrente che piacerà a chi lotta per il riconoscimento di ogni tipo d’amore, sa comunque conquistare, in una nuova versione, contro corrente e contro anche stereotipi e luoghi comuni, di archetipi sempre eterni, come la ricerca di sé, di un senso da dare alla vita, di affetti e di voler essere qualcosa di più che un mero numero in una città brulicante di assassini e potenti.
Da segnalare anche il bel progetto grafico, realizzato da Cherie Chapman con le immagini di Kerby Rosanes, evocativo e originale.

Jay Kristoff è l’autore delle serie pluripremiate The Illuminae Files, Aurora Cycle e Nevernight.
Ha vinto cinque Aurealis Awards e un ABIA, è stato finalista ai premi David Gemmell Morningstar e Legend ed è attualmente pubblicato in oltre 25 paesi (ma nella maggior parte di questi non ha mai messo piede). È esterrefatto da tutto ciò, tanto quanto voi. È alto più di due metri e gli mancano circa 13.030 giorni da vivere. Dimora a Melbourne con la moglie, agente segreto e assassina esperta di kung fu, e il Jack Russell più pigro del mondo. Non crede nel lieto fine.

Provenienza: primo volume dono dell’Ufficio stampa, che ringraziamo, secondo e terzo volume presi in prestito nelle Biblioteche del Circuito SBAM della provincia di Torino.

Circe di Madeline Miller (Sonzogno, 2019) a cura di Elena Romanello

24 novembre 2019

4540034Dopo aver raccontato la vicenda d’amore e di guerra di Achille e Patroclo ne La canzone di Achille, Madeline Miller torna sulla mitologia greca, argomento capace di offrire in fondo da millenni tutti i canovacci possibili alla base di ogni storia moderna, a cominciare da quelle di genere fantastico, raccontando questa volta la storia della maga Circe.
Circe è per tutti la maga dell’Odissea, che trasformava i compagni di Odisseo o Ulisse in maiali e che diventò la sua amante, consigliandolo su alcuni accorgimenti da seguire prima di tornare a casa, guidandolo anche verso il mondo dei morti, ma è anche molto altro, prima e dopo gli eventi che tutti conoscono da sempre.
Circe è la figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma fin da bambina non si sente una dea, si sente più vicina agli esseri umani con i quali i suoi parenti giocano come con marionette, distruggendoli a loro piacere: sua sorella è Pasifae, la futura moglie adulterina di Minosse e madre del Minotauro, il suo primo amore è Glauco e, per gelosia verso la ninfa Scilla, Circe lancia una maledizione su quest’ultima trasformandola in un mostro marino: questo sarà il suo più grande rimorso  e cercherà di rimediare per tutta la vita, scoprendo poi che non è stata solo colpa sua, anche se per questo è stata esiliata sull’isola di Eea, dove è diventata esperta di magie, erbe, trasformazioni e incantesimi.
Attraverso Circe si rivivono le storie di Dedalo, suo grande amore infelice, e il figlio Icaro, si incontra Medea, sua parente vendicativa pronta a distruggere tutto e tutti, si ricordano le imprese di Teseo e Giasone, fino all’incontro con Odisseo, che cambia la vita della maga rendendola madre, un altro motivo di ribellione contro gli dei, Atena in particolare, che vorrebbe far morire il piccolo Telegono perché su di lui c’è una profezia che si avvererà, anche se in maniera diversa da come si pensava.
Circe è una maga, ma è anche una donna a cui l’immortalità sta stretta, che si ribella cercando una sua strada, scegliendo alla fine il mondo dei mortali, in una conclusione inedita in cui si capovolgono antichi miti legati a personaggi non poi così eroici perché provati da anni di guerre e morte e si scopre l’umanità e la capacità di fare famiglia con Penelope, e Telemaco, in un destino che alla fine è scelto dalla protagonista, contro tutto e tutti, in nome di quell’umanità che lei ama e di cui vuole fare parte, a costo di invecchiare e morire.
Come accadeva già ne La canzone di Achille anche qui si riscoprono storie eterne in una luce nuova, basata comunque su vari fonti, da Ovidio a Omero passando per Euripide e Virgilio per citare alcuni nomi, per ricostruire la storia di una ribelle, di una maga, di un archetipo di donna capace di appassionare e commuovere.

Madeline Miller è nata a Boston, ha un dottorato in lettere classiche alla Brown University e ha insegnato drammaturgia e adattamento teatrale dei testi antichi a Yale. Attualmente vive a Narberth, Pennsylvania, con il marito e due figli. Il suo primo romanzo, La canzone di Achille (Sonzogno 2013), è stato un successo internazionale, ha vinto l’Orange Prize ed è stato tradotto in venticinque lingue. Pubblicato negli Stati Uniti e nel Regno Unito nel 2018, Circe ha scalato le classifiche dei libri più venduti del New York Times e del Sunday Times ed è stato “libro dell’anno” per le principali riviste letterarie americane.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche dello SBAM.

L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón (Oscar Draghi, 2019) a cura di Elena Romanello

22 novembre 2019

978880471906HIG-333x480A quindici anni dalla prima edizione italiana di quello che è ancora oggi uno dei romanzi, spagnoli e non, più amati di sempre, arriva per Oscar Draghi una nuova edizione de L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón, con una nuova prefazione dell’autore, reduce da altri successi con i capitoli successivi del libro, e sopratutto con una bella cornice iconografica in tema con la storia narrata.
Le pagine di quest’edizione celebrativa sono infatti illustrate dalle suggestive fotografie di Francesc Catalá-Roca, artista della macchina fotografica catalano riscoperto di recente dopo decenni di oblio, che ritrasse la Barcellona del dopoguerra, in immagini evocative che si sposano perfettamente con la storia narrata da  Carlos Ruiz Zafón.
Ci sono città reali che diventano luoghi dell’anima anche per chi non le ha ancora visitate, o acquisiscono nuova vita grazie ai libri, e quello che ha fatto su Barcellona L’ombra del vento, un romanzo intriso di realismo magico ma che ha fatto fare i conti ad un Paese con un passato tra i più oscuri e troppo in fretta rimosso è uno di questi.
La storia e le foto portano nella Barcellona del 1945, dove vivono il giovane Daniel e suo padre, proprietario di una libreria di volumi usati: il ragazzo non ricorda più il volto della madre, una delle tante vittime della guerra civile per il colera non curabile per i tagli alle medicine, e il padre lo porta al Cimitero dei libri dimenticati, una gigantesca biblioteca dove vengono conservati libri sottratti all’oblio. Daniel deve scegliere un libro da adottare per tutta la vita ed è conquistato da L’ombra del vento dello sconosciuto autore Julián Carax. Daniel ama talmente quel libro che cerca le altre opere dello stesso autore, ma scopre che quel libro che ha in mano potrebbe essere l’unico ancora esistente dello scrittore, anche perché sulle tracce di quei libri c’è un uomo misterioso e mostruoso, che cerca i libri di Carax per bruciarli, che si fa chiamare Laín Coubert, personaggio presente anche nei libri dello scrittore, dove rappresenta il Diavolo in persona.
Daniel non si fa scoraggiare e ricostruisce, in una Barcellona ferita dalla guerra civile e dalla dittatura franchista, dove piove sempre e dove non ci sono certo le atmosfere estive e calde che si associano alla capitale catalana, tutta la vicenda dello scrittore, tra follie, amori, tragedie, amicizie, fino a scoprire il segreto di Carax.
Un’occasione per rileggere e riamare il libro, se lo si è già fatto, con un tocco di atmosfera in più grazie alle foto, o di scoprire quello che è ormai un classico contemporaneo, un libro che porta in un viaggio fantastico e macabro per parlare di crescita, morte, rinascita, rielaborazione del lutto, memoria e saper andare avanti malgrado tutto.

Carlos Ruiz Zafón (Barcellona, 1964) ha raggiunto il successo nel 2002 con L’ombra del vento, l’inizio della saga del Cimitero dei Libri Dimenticati. Le sue opere sono tradotte in più di 40 lingue.

Provenienza: libro del recensore.

Fuoco e sangue di George R. R. Martin (Oscar Draghi, 2019) a cura di Elena Romanello

21 novembre 2019

978880471678HIG-333x480In attesa degli ultimi due volumi della saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, che gli appassionati di tutto il mondo aspettando spasmodicamente da anni e che continuano ad essere rinviati dall’autore, un’attesa ancora più desiderata da quando la conclusione della serie TV non ha soddisfatto le aspettative, anche se alcune cose dovrebbero tornare nei libri, arriva nella collana Oscar Draghi la nuova edizione del libro che dovrebbe ispirare il prequel annunciato da HBO.
Fuoco e sangue, presentato in una nuova veste con i disegni di Doug Wheatley che mancavano nell’edizione italiana precedente, racconta infatti l’antefatto della storia che tutti gli appassionati conoscono, la storia della carismatica e folle famiglia Targaryen secoli prima della madre dei Draghi Daenerys, attraverso una serie di storie che ricostruiscono una vicenda complessa, affascinante e cruda.
Secoli prima degli eventi de Il Trono di Spade, casa Targaryen, l’unica famiglia di signori dei draghi sopravvissuta al disastro di Valyria provocato da eruzioni vulcaniche e maremoti, si stabilì a Roccia del Drago, sotto la guida di Aegon il conquistatore, creatore del Trono che tante guerre scatenerà fino alla fine, ambito da tutti e nello stesso tempo una maledizione per tutti.
Nelle pagine del libro rivivono poi le altre generazioni di Targaryen, fino alla guerra civile che quasi distrusse la loro dinastia, con la ricostruzione di eventi solo accennati prima come la Danza dei Draghi, la devastazione di Valyria, i crimini di Maegor detto il Crudele, ma anche il ricordo di Westeros quando era piena di draghi, prima che venissero creduti estinti.
Certo, forse sarebbe meglio poter leggere gli ultimi capitoli delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ma anche Fuoco e Sangue, una storia inventata rigorosa come la Storia vera, paragonata da qualcuno a saggi su eventi reali come Declino e caduta dell’Impero romano di Gibbon, è un libro di grande interesse, scritto con lo stile di un erudito maestro della Cittadella, con una metaletteratura che immerge quindi in un universo fantasy come se parlassero i diretti protagonisti.
Chi segue i romanzi di Martin ha già letto qua e là qualcosa di questa storia, in particolare nel volumone Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco, ma qui ha la possibilità di scoprire tutta la vicenda con il suo arazzo di morte, sangue, fuoco e distruzione. In attesa a questo punto del prequel, le cui riprese dovrebbero cominciare presto ma su cui finora c’è il silenzio più assoluto.

George R.R. Martin (Bayonne, New Jersey, 1948) è l’autore delle celebri “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Sceneggiatore per il cinema e la televisione, ha pubblicato racconti e romanzi di fantascienza, vincendo numerosi premi, tra cui l’Hugo, il Nebula, il Bram Stoker e il Locus. Mondadori ha pubblicato tutti i libri delle “Cronache” compreso il recente prequel Il Cavaliere dei Sette Regni (2014) e La Principessa e la Regina (contenuto in La Principessa e la Regina e altre storie di donne pericolose, antologia curata da Martin stesso assieme a Gardner Dozois, 2015), e il volume Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco: la storia ufficiale di Westeros e del Trono di Spade (2014, con Linda Antonsson e Elio M. García Jr.), le raccolte di racconti Le Torri di Cenere (2007) e I re di sabbia (2008), il romanzo Il Pianeta dei Venti (2012, con Lisa Tuttle), i due volumi di racconti I Canti del Sogno (2015) e la serie di romanzi a mosaico da lui coordinata Wild Cards.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche civiche torinesi.

Il diario della mia scomparsa di Hideo Azuma (J-pop, 2019) a cura di Elena Romanello

17 novembre 2019

Shissou_nikki-coverHideo Azuma, recentemente scomparso, è stato uno degli autori di manga più amati tra gli anni Settanta e Ottanta, ideatore di icone come Nanà Super Girl e soprattutto l’irresistibile Pollon, trasposti anche in animazione. In tempi più recenti raccontò invece un episodio della sua vita reale, quando nel 1989, stressato dai ritmi di lavoro e dalla mancanza di ispirazione, oltre che con problemi di alcolismo, mollò moglie, amici, lavoro e contatti, scegliendo volontariamente di fare una vita da senza fissa dimora, dormendo all’aperto, spesso sotto la pioggia, raccogliendo cibo e soldi di fortuna e svolgendo a tratti lavoretti saltuari.
Il diario della mia scomparsa racconta questo periodo, a cui l’autore tornò poi per un certo periodo dopo aver ripreso a lavorare come mangaka: lo stile è buffo come è solito, anche quando parla di vagabondaggio, di interrogatori della polizia, di lavori saltuari come operaio, di ubriachezza, di fatica per trovare da mangiare, di ricoveri in ospedale.
In Giappone i senza fissa dimora esistono ma vengono ignorati più ancora che in Occidente e sono considerati un tabù e una vergogna: nei manga si può parlare liberamente di sesso in tutte le sue sfumature, anche quelle più scabrose e scomode, ma non del ritrovarsi a vivere per strada, e lo dimostra anche lo scalpore che suscitò qualche anno fa il bel film d’animazione Tokyo Godfathers.
Hideo Azuma aveva un buon lavoro e una famiglia, ma il disagio esistenziale, aggravato dai suoi problemi di alcolismo e depressione, anche questi argomenti di cui si parla a fatica e come una vergogna nel Paese del Sol levante, lo spinse a fare una scelta comunque non isolata in Giappone, Paese dove si può sparire molto facilmente per la mancanza di un’anagrafe centralizzata.
Il diario della mia scomparsa non vuole essere un’opera militante e di critica sociale, ma solo raccontare un’avventura di vita che può succedere, quella di una persona che poi in fondo è stata anche fortunata a trovare qualcuno che l’ha aiutata, perché Hideo Azuma era comunque famoso e noto anche per esempio anche ai poliziotti che lo trovarono, stupendosi, per strada. I toni sono ironici, ma c’è da riflettere sui meccanismi spietati delle nostre società verso chi rimane indietro e anche sul male di vivere che si insinua in molte persone e con cui diventa difficile convivere.
Il volume è completato da un’intervista all’autore, serena, pacata ma efficace, in cui Hideo Azuma riflette sul concetto di normalità e come sia spesso oggetto di fraintendimenti.
Il diario della mia scomparsa è un manga interessante per chiunque abbia amato questo autore che purtroppo ci ha lasciati, ma è anche un modo per riflettere, in maniera magari insolita, su problemi e tematiche attuali e su cui anche qui da noi non ci si interroga abbastanza.

Hideo Ozuma (1950-2019) è diventato famoso con i manga conosciuto in Italia per essere l’autore dei manga Pollon e Nanako SOS. I suoi lavori sono apparsi in varie riviste giapponesi, quali Weekly Shōnen Champion e ha realizzato anche storie hentai e di fantascienza, oltre che umoristiche, come  Futari to Gonin (Due ragazzi e cinque vicine di casa), Yakekuso tenshi (Un angelo disperato), Parallel kyoshitsu (La pazza aula parallela), Methyl-Metaphysik, Fujôri Nikki (Diario assurdo) che nel 1979 vinse il premio Seiun come miglior manga di fantascienza.
Nella seconda metà degli anni ottanta e negli anni novanta, dopo aver iniziato ad avere seri problemi di alcolismo, è scomparso due volte per periodi di diversi mesi fino a più di un anno, abbandonando i suoi lavori e la famiglia, facendo una vita da senzatetto, e ha tentato almeno una volta il suicidio. Dopo aver ripreso in mano la sua vita ed essere passato attraverso un trattamento di riabilitazione per alcolisti ha disegnato questa storia in una delle sue opere più premiate, Il Diario della mia Scomparsa. Azuma è deceduto a 69 anni il 13 ottobre 2019 a causa di un cancro all’esofago, la famiglia ha svolto funzioni private e la notizia della morte è stata diffusa solo alcuni giorni dopo.

Provenienza: libro del recensore.

Costruire il festival Loving the Alien al Mufant di Torino a cura di Elena Romanello

17 novembre 2019

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Il Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza di Torino in via Reiss Romoli 49 bis organizza dal 5 al 7 giugno del prossimo anno il festival Loving the Alien, un evento dentro e fuori i locali per parlare di fantascienza, fantasy, horror declinati tra letteratura, fumetti, cinema, serie TV, giochi, videogiochi e cosplay.
Il festival Loving the Alien dovrebbe diventare un evento annuale e l’argomento dell’edizione 2020 sarà l’alieno e l’altrove, partendo da due argomenti al centro dell’attività del Mufant e del loro partner principale, la cooperativa Altra Mente, attiva nell’aiuto di soggetti con problemi di disagio mentale: inclusione sociale e rigenerazione urbana delle periferie.
Per raccogliere i fondi per le prime spese logistiche del festival è stata lanciata una campagna di crowfunding sulla piattaforma Kickstarter, che scade il 10 dicembre: sono previsti dei premi diversi secondo quanto si dona, come un segnalibro a tema UFO, delle cartoline di protofantascienza, un astuccio, uno zaino, un gioco memory, una stampa del copertinista di Urania Franco Brambilla, avere il proprio nome su una delle statue del Parco del fantastico o proporre e erigere una statua propria, ma anche avere già assicurato lo stand come editore, scrittore, fumettista. Le donazioni possono essere fatte come singolo ma anche come associazione o azienda.
Il programma del festival Loving the Alien è ancora in via di definizione, ma si sa già che ci saranno mostre, presentazioni di libri, sessioni di illustrazioni dal vivo, performance teatrali, e che interverranno scrittori, fumettisti, giornalisti, editori, cosplayer, gamer. Si parlerà di tanti argomenti, due dei più importanti saranno la fantascienza cinese e i videogame legati al fantasy, e in parallelo ci sarà una mostra sulle due icone di manga e anime Sailor Moon e Goldrake, i due protagonisti di un combattuto confronto per decidere che statua mettere nel Parco del fantastico. Ha vinto la combattente che veste alla marinaretta.
Quasi tutti ad argomento letterario i workshop previsti: si parlerà degli archetipi della narrativa gotica con Franco Pezzini, uno dei massimi esperti italiani sull’argomento, Franco Brambilla racconterà come si realizza una copertina di Urania, lo sceneggiatore Bonelli Andrea Cavaletto parlerà di fumetti seriali e non di genere fantastico, lo scrittore Dario Tonani illustrerà come ha progettato la sua saga di Mondo9 e Massimiliano Supporta, fondatore del TOHorror Film Fest, spiegherà come si realizza un festival cinematografico in tema.
In occasione dei tre giorni di Loving the Alien arriveranno tutte le statue che animeranno il Parco del Fantastico nel piazzale antistante il Museo, che sarà intitolato nei mesi prossimi all’esperto di fantastico Riccardo Valla. Oltre alle già esistenti Creatura di Frankenstein con i tratti di Boris Karloff, il Lupo Mannaro americano a Londra e Capitan Harlock inaugurata in onore di Leiji Matsumoto, ci saranno anche Sailor Moon appunto, Alien, ET e il drago cinese Fucanglong.
Per ulteriori informazioni e aggiornamenti sul modo di fare donazioni e sulla costruzione del programma visitare il sito del Mufant www.mufant.it

Sissi. Imperatrice, ribelle, donna di Giorgia Marras (Diabolo edizioni, 2019) a cura di Elena Romanello

13 novembre 2019

sissi-diabolo-670x946Ci sono personaggi storici affascinanti e interessanti che però non vengono conosciuti come meriterebbero: uno di questi è senz’altro l’imperatrice Elisabetta d’Austria, che malgrado le due ottime biografie uscite nel secolo scorso e ancora oggi pubblicate di Brigitte Hamann e Joan Haslip e l’immagine sua emersa dal film Ludwig di Luchino Visconti, continua ad essere ricordata tramite i tre filmetti in stile fotoromanzo realizzati negli anni Cinquanta con la allora giovanissima Romy Schneider (che li odiò per tutta la vita) e che continuano a passare in TV periodicamente.
Per questo motivo non si può che essere felici per la nuova versione, stavolta in graphic novel, fatta della vita di Sissi da Giorgia Marras per Diabolo edizioni, un volume prezioso, realizzato tutto in toni seppiati, per ricordare le prime foto in cui fu ritratta  proprio l’infelice ma affascinante imperatrice, una delle prime sovrane ad essere sia ritratta come si usava fino a quel momento sia fotografata.
Questa Sissi, imperatrice, ribelle e donna, rivive in queste pagine nelle sue disavventure non certo da fotoromanzo, dal matrimonio per capriccio di Francesco Giuseppe agli anni della vecchiaia e alla morte assassinata da un anarchico che voleva colpire qualcuno di regale, attraverso i suoi lutti, le sue poche gioie, i suoi figli, a cominciare dall’infelice Rodolfo che avrebbe voluto diventare naturalista e morirà suicida a Mayerling,  le sue passioni, le sue inquietudini, come la sua ossessione per la bellezza, in un mondo che stava cambiando.
Giorgia Marras inserisce infatti la vita di Sissi nella Storia dell’Ottocento, non dimenticando eventi come la questione ungherese o il Risorgimento italiano, in cui gli austriaci erano gli oppressori, anche se se oggi la cosa è stata dimenticata e anche gli italiani applaudono sulle note della Marcia di Radetzy di Strauss.  Il libro è completato da una serie di schede dei personaggi apparsi nella graphic novel, con la loro storia e cosa è successo loro dopo, per avere un quadro chiaro di un personaggio affascinante e raccontato in maniera realistica e di un periodo storico in cui è nata la modernità in cui viviamo ancora oggi.
Sissi. Imperatrice, ribelle, donna è una romanzo a fumetti, o meglio una biografia a fumetti per chiunque voglia scoprire o riscoprire una storia reale, iniziata come una fiaba e finita in tragedia, di una donna senz’altro in anticipo sui suoi tempi e sempre fuori posto, nella sua ricerca di una felicità impossibile.

Giorgia Marras, genovese, classe 1988, illustratrice e fumettista, ha studiato all’Accademia delle Belle Arti di Genova e all’Università di Parigi 8. Ha vissuto presso l’Atelierhaus Salzamt di Linz (Austria), e poi presso la Maison des Auteurs di Angoulême, dove vive tutt’ora.
La sua prima graphic novel, Munch before Munch ha raccontato la giovinezza del pittore Edward Munch ed è stata tradotta in Francia e Spagna. Sissi è uscito in francese, tedesco e italiano ed è in uscita in spagnolo.

Provenienza: libro del recensore.

La sirena e Mrs Hancock di Imogen Hermes Gowar (Einaudi, 2019) a cura di Elena Romanello

12 novembre 2019

51D3AZONiCLSiamo nell’Inghilterra dominata da re Giorgio III, anno di grazia 1785, e Jonah Hancock, un mercante britannico di una famiglia di mercanti, decisamente quasi vecchio in un’epoca in cui lo eri a 45 anni, con un cranio spelacchiato e non certo l’avvenenza dalla sua parte, riceve un giorno in regalo una sirena.
O meglio: quella che viene definita una sirena è un corpo mummificato di un non meglio identificato essere marino per cui ha perso una nave, anche se a rassicurarlo che sia un buon affare c’è il capitano Jones, responsabile della vendita.
D’altro canto forse la famosa sirena potrebbe forse anche diventare un affare, visto che Mrs Chappell, la tenutaria di un bordello di lusso, chiede a Hancock se le affitta quella ragazza insolita per incuriosire i clienti tra un incontro e l’altro con ragazze in carne ed ossa.
E proprio nel bordello Jonah incontra e si perde dietro agli occhi di Angelica Neal, una sirena in carne ed ossa,  decisamente migliore di quella mummificata, già modella di un pittore, bellissima ma poco propensa a cedere al nuovo ammiratore.
Infatti la ragazza promette a Mr Hancock che cederà alle sue avances solo le procurerà una sirena tutta per lei e il povero Jonah andrà in cerca di qualcosa che può garantirgli non un soddisfacimento momentaneo ma il sogno di un amore, in un viaggio tra mari e terre ma anche negli abissi del cuore umano.
Non è la prima volta che la Londra dei secoli passati, non meno affascinante di quella odierna anche se magari più oscura, diventa protagonista delle pagine di un romanzo, raccontata tra splendori e miserie, in ambienti e personaggi che ricordano un altro famoso romanzo, ambientato qualche decennio dopo, Il petalo cremisi e il bianco.  Questa volta si viene catapultati in un Settecento già dominato dall’Illuminismo, ma in cui misteri e leggende metropolitane (come oggi del resto) hanno la loro presa, raccontando un incontro e un amore impossibili ma che forse potranno concretizzarsi.
La sirena, creatura misteriosa e sfuggente, diventa metafora di un confronto e incontro tra due solitudini, tra vecchiaia e gioventù, in una storia godibile, scritta con lo stile dei grandi romanzi settecenteschi inglesi, romanzo storico e commedia di costume con un pizzico di realismo magico che non guasta.  Un libro per chiunque ami le storie del passato trattate con sensibilità moderna, perché la ricerca della felicità e il fare i conti con una perdita e una mancanza, un qualcosa di concreto e non di astratto, è qualcosa che tocca tutti, ancora oggi, in questo mondo così lontano almeno all’apparenza dai vicoli e bordelli della Londra di oltre duecento anni fa.

Imogen Hermes Gowar ha studiato archeologia, antropologia e storia dell’arte prima di lavorare nel mondo dei musei. Ha iniziato a scrivere narrativa ispirata dagli artefatti con cui è entrata in contatto durante le sue esperienze di conservatrice. Nel 2013 ha vinto il Malcolm Bradbury Memorial Scholarship, grazie al quale ha potuto frequentare un master in scrittura creativa presso la University of East Anglia. Per Einaudi ha pubblicato La sirena e Mrs Hancock (2019), finalista al Mslexia Competition per il primo romanzo, entrato nella shortlist del Deborah Rogers Foundation Writers’ Award e nel 2018 finalista del Women’s Prize for Fiction.

Provenienza: libro del recensore.