Con L’invasione delle tenebre ci troviamo a concludere il nostro viaggio negli inferi iniziato un anno fa con Dannati.
Infatti il secondo viaggio di Emily e John che abbiamo seguito in La porta delle tenebre per andare a salvare la sorella e i nipoti di lei e le altre persone che erano state trasportate, ha causato danni veramente rilevanti in tutto il paese, infatti si sono aperti dei nodi in tutto il territorio britannico che hanno aperto porte interdimensionali trasportando interi quartieri e un’intera classe di un college all’inferno, e ripopolandoli con esseri infernali, mostruosi e feroci.
All’assemblea dei maggiori ministri e competenti scienziati la prima soluzione che viene proposta è quella di spegnere il macchinario e chiudere del tutto il progetto avvalendosi della scusante che la perdita di pochi è meglio della perdita del territorio intero. Il primo ministro della difesa però è il padre di uno dei ragazzi e non vuole assolutamente rinunciare al figlio, e pur dando la colpa interamente al MAAC e in particolare per essere tornati una seconda volta in quel posto disgustoso causando così anomalie peggiori, li sollecita a sbrigarsi a iniziare una spedizione di recupero e a trovare una soluzione.
E una soluzione effettivamente c’è, e per assurdo che possa essere è proprio all’inferno: si tratta del defunto Paul Loomis, ex direttore del MAAC che si è suicidato dopo aver ammazzato la moglie e l’amante di lei anni prima.
Inizia così un nuovo viaggio tra le lande infernali cercando di sopravvivere il più a lungo possibile, con la speranza nei loro cuori che sia l’ultimo viaggio e la soluzione definitiva del problema.
Un romanzo spettacolare, ancora meglio delle aspettative scaturite dalla lettura dei due romanzi precedenti.
Ritroviamo lo stile inconfondibile di Cooper con le sue descrizioni minuziose che oltre a essere riferite alle ambientazioni create magistralmente, che trasmettono tutta l’inquietudine e il terrore al lettore come se si trovasse davvero all’inferno, le ritroviamo anche riguardanti ai personaggi, trasmettendoci le loro paure, le loro insicurezze, il loro terrore rendendoli concreti e tastabili fino ad arrivare all’animo del lettore che si ritrova al centro di un vortice di emozioni che lo catturano per tutta la durata del libro.
Atmosfere ancora più terrificanti che ci colpiscono direttamente perché oltre a interessare l’inferno, a cui ci siamo abituati negli altri due libri, stavolta riguardano anche il nostro mondo, infatti troviamo una Londra totalmente distrutta da sembrare una città fantasma, assediata dai Dannati che sono tornati nel nostro mondo e che si divertono ad andare in giro a mangiare persone, distruggere tutto e creare il caos più assoluto.
Un capitolo terrificante, nel senso più positivo del termine e relativo all’atmosfera, che chiude perfettamente una trilogia che ha saputo conquistare il mondo editoriale.
Glenn Cooper nasce a White Plains nel 1952. Scrittore, medico, archeologo, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore. Ha iniziato la sua carriera letteraria negli anni novanta, usandola come metodo per portare equilibrio nella sua vita. Nel 2009 pubblica La biblioteca dei morti, il suo primo libro, che ha avuto un successo enorme portandolo a scrivere i successivi seguiti. Divenuto famoso per essere uno scrittore molto amichevole con i suoi fan risponde direttamente ai suoi messaggi su Facebook e Twitter pur scrivendo per più di dieci mesi all’anno sette giorni su sette. Nel 2012 riceve la cittadinanza onoraria della città di Solofra in Campania.
Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Barbara e Laura dell’Ufficio Stampa Nord.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.




Non è facile scrivere questa recensione. Più che per una difficoltà oggettiva, (il libro è lungo quasi 800 pagine, è di per sè complesso, e l’ho letto in lingua originale, per cui alcune parti è molto probabile che non le abbia comprese perfettamente), non è facile perchè Lontano di Jean-Christophe Grangé l’ho finito di leggere ieri poche ore prima che la televisone mi comunicasse i fatti terroristici di cui Parigi è stata vittima. Mi dispiace funestare questa recensione con questa premessa ma è giusto che sappiate lo spirito con cui la scrivo. La televisione parla di guerra, altri morti, altra sofferenza e parlare di libri è la mia forma di resistenza. Ho ricevuto Lontano dall’editore francese Albin Michel, non è ancora uscito in Italia, penso uscirà sempre per Garzanti la prossima primavera, probabilmente in questo momento stesso c’è un traduttore al lavoro su queste pagine. Lontano è un thriller che prevede un seguito, non tutte le parti saranno chiarite, ci sarà una seconda parte che uscirà presumibilmente in Francia questa primavera. In tutto qualcosa come 1600 pagine, l’opera più ambiziosa e complessa di Grangé. Non sono un recensore imparziale, da I fiumi di porpora ho seguito questo autore anomalo con grande interesse. Amo il suo stile, il suo toccare temi seri inserendoli in trame ricche di suspense, colpi di scena e un tocco di fantascienza, e fantapolitica, con uno sguardo al sociale frutto del suo passato di giornalista. Lui sì che ha molto viaggiato e visto molte parti del mondo, anche difficili, terreni di guerra, di scontri economici. Grangé è uno che sa, e è uno che sa scrivere le cose in modo che la gente abbia voglia di leggerle. Pensiamo all’ Africa, ai danni del colonialismo, al razzismo, alle lotte finanziarie per l’accaparramento delle materie prime. Materie da studiarsi all’università direte voi. Nei suoi romanzi invece chiunque può confrontarsi con queste tematiche anche se l’autore continua a sostenere che scrive romanzi di evasione, per intrattenere i suoi lettori non educarli. Lontano resta un thriller non è un saggio socioeconomico, ha soluzioni narrative atte a creare suspense, inserisce rivelazioni drammatiche, cambi di prosepettiva e derive scientifiche che appunto potremmo definire fantascienza. Pensiamo all’eugenica di I fiumi di porpora, o agli studi sul cervello e sulla memoria de L’impero dei lupi. Un fondo di verità scientifica su una struttura narrativa fatta di pura fiction. Questo è lo stile di Grangé. Lontano ha per protagonista un clan familiare, i Morvan. E lo sviluppo dei personaggi del partriarca Gregoire e dei figli Erwan, Loic e Gaelle è il punto di forza del romanzo, la parte dove si vede l’autore ha profuso più cure. Gregoire Morvan è un uomo di Stato, un uomo che conosce i retroscena di una Repubblica piena di luci e di ombre. Un uomo che ha sempre svolto il lavoro sporco per una sua idea di onestà e coerenza. Erwan il maggiore è quello che più gli somiglia ma ha altre idee, fa parte di un’ altra generazione. Loic e Gaelle sono i due figli più fragili, più tormentati, più problematici con le loro storie di droga lui e prostituzione lei. Una famiglia insomma problematica, che sì rappresenta i buoni ma non è priva di ombre, soprattutto Gregoire Morvan. La storia prende il via partendo da un’ indagine. Un giovane pilota viene ucciso per un apparente caso di nonnismo durante un’ esercitazione in Bretagna, nei dintorni di Brest, paese d’origine della famiglia Morvan. Erwan è certo che ci sia invece in azione un serial killer, misteriosamente legato a un’altro serial killer di cui si occupò suo padre quanrant’anni prima, l’Homme-clou. Padre e figlio dovranno allearsi per fare luce su questa faccenda che unirà Francia e Africa, pratiche tribali, e strani esperimenti medici. Un colpo di scena finale ci accompagnerà verso la seconda parte, in cui forse, avremo tutte le risposte. Forse. Avviso che ci sono alcune parti molto crude e cruente. Non per tutti.































