:: I pesci non hanno gambe, Jón Kalman Stefánsson, (Iperborea, 2015), a cura di Viviana Filippini

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I pesci non hanno gambe e questo lo sappiamo tutti, ma la stessa frase è il titolo del libro dello scrittore Jón Kalman Stefánsson, pubblicato in Italia da Iperborea. Nelle pagine del romanzo emerge tutto il fascino delle grandi terre islandesi e del mondo della cittadina di Keflavik, dove si sviluppa la trama narrativa, in un equilibrato gioco alternato di passato e presente. La voce narrante (un amico del protagonista) ci porta dentro alla storia che ha al centro Ari, un poeta di vocazione diventato, nel corso degli anni, un editore di fama internazionale. Non si capisce cosa o chi abbia scosso nel profondo l’animo di Ari, ma lui ad un certo punto scapperà in Danimarca, abbandonando la moglie e i figli. Qui riceverà una lettera del padre, le cui parole potrebbe portare Ari a tornare nella terra nera di Keflavik. Dalle vicende di questo singolo uomo prende il via un viaggio a ritroso nel tempo che condurrà il lettore a scoprire, da un lato, la storia familiare di Ari e, dall’altro, ad avere un quadro sul mondo islandese nel corso dei secoli. Come Ari, anche sua nonna Margrét, un secolo prima di lui, abbandonò il Canada e tornò a Keflavik, sposando l’uomo che aveva scelto fin dalla sua prima infanzia ma, poco dopo il matrimonio, la donna si accorse che la sua vita sarebbe stata caratterizzata da una profonda solitudine, perché il marito pescatore l’avrebbe lasciata spesso sola per lavorare. Da questo piccolo cosmo si tratteggia una Keflavik dove gli abitanti del passato – e anche quelli del presente- vivevano principalmente di pesca. Nel villaggio, diventato cittadina, ogni giorno è uguale a se stesso, chi non esce in mare a pescare, lavora nelle industrie che puliscono e fanno essiccare il pesce mettendolo su appositi tralicci, seguendo un ciclo continuo che rende la vita monotona e ripetitiva. L’unico elemento che portò a Kelfavik un momento di spumeggiante vitalità, ma anche molti dubbi e perplessità, fu l’arrivo degli americani che, in mezzo a quelle dure rocce di basalto, costruirono un aeroporto, un fatto che a noi potrebbe sembrare cosa da poco, ma che per la cittadina segnò un vero cambiamento. Ari e i suoi amici entrarono in contatto con realtà, mode usi e costumi del tutto nuovi. Coca-cola, caramelle gommose, cibi in scatola, jeans e musica, come quella dei Pink Floyd e Beatles, divennero dei veri e proprio oggetti da collezione, per i quali i giovani del paese erano pronti a tutto per averli, pure a mettersi nei guai. Tutto questo accade in un mondo affascinante e allo stesso tempo brullo, dove chi legge ha la sensazione di essere vicino, emotivamente e fisicamente, ai personaggi protagonisti. I pesci non hanno gambe è il primo capitolo di una saga che ha al cuore dell’intreccio Ari, la sua famiglia e il territorio islandese caratterizzato dal quel senso di deserta solitudine che, al posto di tranquillizzare, inquieta gli animi di chi vi è nato e vissuto. Onnipresente è il mare, quella massa blu che a volte dona e a volte toglie, nella quale i pesci, che non hanno le gambe, nuotano seguendo o opponendosi alle correnti delle acque. Ne I pesci non hanno gambe di Stefánsson il protagonista non è solo, ma è circondato da più voci, che creano un vero e proprio coro di storie, testimonianze, sentimenti, paure,emozioni e desideri di riscatto umano che spingono tutti i personaggi, proprio come i pesci del titolo, ad affrontare – spesso controcorrente – le insidie che la vita riserva. Traduzione Silvia Cosimini.

Jón Kalman Stefánsson (Reykjavík, 1963), ex professore e bibliotecario, è passato alla narrativa dopo tre raccolte poetiche. I suoi romanzi sono stati nominati più volte al Premio del Consiglio Nordico e pubblicati dalle più importanti case editrici europee. Luce d’estate ed è subito notte ha ricevuto nel 2005 il Premio Islandese per la Letteratura. Paradiso e inferno, primo volume della sua trilogia, è stato definito il miglior romanzo islandese degli ultimi anni.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Iperborea.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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